La Fondazione Marisa Bellisario arriva in Toscana

On. lella Golfo

La Fondazione Marisa Bellisario arriva in Toscana

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Donatella Cinelli Colombini, portabandiera dell’enologia al femminile al Casato Prime Donne di Montalcino, è andata a rappresentare il mondo del vino  alla riunione della Fondazione Marisa Bellisario l’8 luglio a Firenze

 

On. lella Golfo

On. lella Golfo

Un’ottantina di imprenditrici, manager e professoresse universitarie, si sono riunite con lo scopo di creare un network di donne toscane da collegare alle reti femminili della Fondazione Bellisario già esistenti nel resto d’Italia.  Ne fanno parte circa 1000 associate e 5.000 sostenitrici.
Marisa Bellisario è stata la prima importante manager donna italiana, morta prematuramente nel 1988. Per ricordarla Lella Golfo istituì un premio, giunto quest’anno alla 23° edizione, poi una fondazione e infine un seminario “ Donne economia e potere” da lei stessa definito un << pensatoio internazionale>>.  Le tre iniziative hanno lo scopo di accrescere la presenza femminile ai vertici della società e dell’economia. Agiscono su vari fronti e su vari scenari, dal sostegno ai Paesi in via di sviluppo, alle azioni di lobbying, alle iniziative culturali e di sensibilizzazione a mezzo stampa.
La dinamica Presidente della Fondazione Bellisario, Lella Golfo ha fatto di più: alla sua prima esperienza

Rosa Maria Di Giorgi Comune di Firenze

Rosa Maria Di Giorgi Comune di Firenze

alla Camera dei Deputati ha fatto approvare, la settimana scorsa, una legge che imporrà la presenza del 20% di donne nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa e delle imprese con partecipazione pubblica.  Un’autentica rivoluzione di importanza enorme. Attualmente, fra i 2.815 consiglieri delle grandi imprese private ci sono solo 169 donne. Per effetto della nuova legge sulle quote rosa,  a partire da settembre 2012, entreranno nelle stanze dei bottoni delle maggiori aziende pubbliche e private  4.562 donne.
Il gentil sesso non ha ancora sfondato il tetto di cristallo che le impedisce di salire ai piani superiori ma certo ci sta facendo delle crepe.
A tale proposito è bene fare un piccolo approfondimento. La maggiore ragione addotta per spiegare lo squilibrio fra i generi all’interno dei consigli di amministrazione è la mancanza di donne con requisiti necessari. In realtà, se andiamo a vedere la situazione toscana, troviamo fra le donne occupate, il 26% di  laureate contro il 14% di uomini. E’ quindi probabile che la supposta mancanza di qualificazione non sia poi così vera.

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