Lo chef Jamie Oliver in tribunale per fallimento

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Lo chef Jamie Oliver in tribunale per fallimento

Jamie Oliver lo chef idealista, salutista e innamorato dell’Italia, il divo TV dei fornelli fra i più pagati al mondo sull’orlo della bancarotta

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Di Donatella Cinelli Colombini

Mi è sempre piaciuto per il suo aspetto anticonformista e scanzonato ma anche per la sua battaglia in favore dell’alimentazione sana dei bambini junk food = Junk kids, che tradotto in italiano significa cibi spazzatura uguale bambini spazzatura. Grazie a lui molte scuole in UK e in USA hanno migliorato le mense. Una battaglia di cui è stato portavoce anche al Salone del Gusto di qualche anno fa.

JAMIE OLIVER DA SECONDO CUOCO PIU’ PAGATO DEL MONDO AL FALLIMENTO

Al culmine del successo aveva 40 ristoranti in Gran Bretagna e quasi altrettanti in giro per il mondo. E’ arrivato ad essere il secondo chef più pagato del mondo … Poi,  soprattutto in UK, le cose hanno cominciato ad andare male e sono cresciuti i debiti stimati dal Sun, all’inizio del 2018, in oltre 70 milioni di Sterline.

Jamie Oliver ha provato a rifinanziare la società con 3 milioni di sterline dal suo patrimonio personale, ma non è bastato, così come non è bastata la chiusura di alcune sedi della catena Jamie’s Italian.

Jamie Oliver

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Ora arriva la domanda di insolvenza – che corrisponde al nostro “portare i libri in tribunale”-  che riguarda 23 ristoranti dove lavoravano 1.300 persone sotto le insegne Jamie’s Italian, Barbecoa e Fifteen.  Un disastro che segue il fallimento di altre catene britanniche come Carluccio’s, Prezzo, Giraffe e Ed’s Easy Diner. Secondo The Drinks Business quello di Jamie Oliver non è da ricondurre alla Brexit, come ha dichiarato il celebre chef, quanto piuttosto a un cambio di gusto degli inglesi che si orientano sui locali di consumi esperienziali invece che sui ristoranti classici.

LO CHEF IDEALISTA INNAMORATO DELL’ITALIA

Nelle interviste rilasciate Jamie Oliver è apparso sconvolto e sconsolato. <<Abbiamo lanciato Jamie’s Italian con l’intenzione di cambiare la ristorazione in Inghilterra, con ingredienti di qualità superiore, grazie a un team straordinario che ha condiviso la mia passione per l’ottimo cibo>> ha detto al Gambero Rosso mostrandosi dispiaciutissimo e quasi incapace di accettare la realtà. Un sentimento condivisibile rispetto a qualcuno che si è sempre battuto per l’educazione alimentare, il benessere degli animali di allevamento, la sostenibilità legata al cibo.  Il guaio è che forse Jamie non aveva abbastanza talento imprenditoriale per gestire un impero come quello che aveva costruito.

Anche in questo momento di eclissi voglio ricordarlo come il simpaticissimo folletto dei fornelli, che si mostrava davanti alle telecamere con un aspetto completamente diverso dagli chef supponenti in divisa bianca: Jamie vestiva una camicia a quadretti tutta strapazzata, aveva i capelli struffati, la faccia di chi si è appena svegliato dopo una notte di bagordi … e poi iniziava a cucinare, muovendosi velocissimo, mentre parlava e strizzava l’occhio ai telespettatori facendo sembrare semplice la preparazione dei piatti anche più elaborati.

Coraggio Jamie Oliver, domani è un altro giorno.

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