Made in Italy terzo marchio del mondo dopo Coca Cola e Visa

made in Italy falso

Made in Italy terzo marchio del mondo dopo Coca Cola e Visa

Potrebbe essere un autentico locomotore per vino, olio, salumi, formaggi … se non ci fossero cinque volte tanto di prodotti taroccati italian sounding

made in Italy falso

italian suonding falsi salumi made in Italy

Dalle mozzarelle ai salumi, dalle olive al prosciutto la presenza di etichette con la bandiera tricolore, all’estero, è quasi un segnale di falsificazione: sembra italiano ma non lo è. Ecco che gran parte degli sforzi delle nostre imprese per qualificare la produzione, innovarla, renderla più salubre e conosciuta finiscono per arricchire chi produce falso made in Italy in Paesi dove i costi di produzione e le garanzie sono inferiori alle nostre.
Ma che rabbia! Ha ragione Oscar FarinettiEataly quando dice che basterebbe un servizio legale capace di contrastare energicamente l’italian sounding all’estero per fare del nostro Paese il più ricco del mondo. Infatti nonostante la concorrenza dei falsari, nel primo trimestre del 2013 l’export agroalimentare ha segnato un + 12% di tutto rispetto.
Un numero crescente di imprese, associazioni e confederazioni agricole chiede al Governo un servizio efficace di tutela

asiago falso

asiago falso

del Made in Italy. Sarebbe davvero un’azione capace di mettere le ali alle imprese italiane dell’agroalimentare .
Ora che i tagli alla spesa pubblica hanno ridotto l’attività di molti uffici con il risultato di avere dipendenti in esubero perché non impiegarli in USA, Germania, Russia … e in Italia per rilevare e denunciare chi vende come italiani prodotti che italiani non sono. Se, come è molto probabile avvenga, le Provincie verranno soppresse e i piccoli comuni accorpati, quello dei dipendenti pubblici in eccesso diventerà un serio problema. Escludendo l’ipotesi di licenziarli voglio sperare che non vengano utilizzati, come è successo nell’ultimo anno in Toscana, nei controlli e nell’allungamento delle pratiche autorizzative aggravando la già precaria situazione delle imprese. Molto meglio invece creare servizi utili al rilancio economico come la lotta alla microcriminalità e la tutela del brand nazionale.
Il made in Italy rappresenta uno stile di vita, è un simbolo dell’alta qualità e buon gusto italiano, offre un’esperienza edonistica ed estetica che piace in tutto il mondo. Tutelarlo è il primo passo per rilanciare davvero l’agricoltura e l’export.

parmesan

parmesan

D’altra parte se il valore di un marchio può essere misurato in base al suo fatturato di un anno, possiamo ipotizzare che, solo per il settore agroalimentare, vale 31 miliardi pari all’export 2012. Non difenderlo è da stupidi. Nessuna ditta privata lascerebbe impunemente circolare le imitazioni dei suoi prodotti soprattutto se questo avvenisse alla luce del sole nelle normali reti commerciali. Allora perché il Governo lascia che i supermercati statunitensi siano pieni di prodotti italiani falsi?
Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini