Senarum Vinea nasce l’archeologia del gusto

Siena-Castelpugna-Franco Ceccuzzi Sindaco a sinistra Carlo Cambi

Senarum Vinea nasce l’archeologia del gusto

A Siena il censimento dei vigneti urbani rivela un pezzo di storia e diventa un libro curato dalle Città del Vino 

Siena-Castelpugna-Franco Ceccuzzi Sindaco a sinistra Carlo Cambi

Siena-Castelpugna-Franco Ceccuzzi Sindaco a sinistra Carlo Cambi

Il progetto Senarum Vinea nasce qualche anno fa all’interno dell’Università di  Siena con uno spiegamento di forze poderoso: botanica e ampelografia, genetica e biologia molecolare, archeologia, storia, storia dell’arte, informatica, museologia. Dall’esterno,  un sostegno decisivo arriva dall’associazione Città del Vino presieduta da  Gianpaolo Pioli e forte delle numerose pubblicazioni precedenti curate dal Professor Attilio Scienza e sul paesaggio del vino.

L’indagine parte dalle fonti storiche e prosegue con sopralluoghi che consentono di trovare numerosi vigneti urbani e tracciarne una mappa. Il passo successivo è l’identificazione dei vitigni presenti in questi vigneti: varietà sconosciute e locali minori: Gorgottesco, Tenerone, Salamanna, Occhio di pernice, Prugnolo gentile, Procanico, Sangiovese piccolo precoce.   Ecco che da un’indagine apparentemente solo storica esce fuori la possibilità di salvare dall’estinzione delle varietà ormai rare. Da qui l’idea di creare un vitarium all’ Orto dè Pecci ( un angolo di medioevao sotto il Palazzo Pubblico nel cuore di Siena) e un vigneto in un’azienda custode, Castel di Pugna, una splendida proprietà sulle colline di Siena che organizza anche il convegno di presentazione.  I vigneti sono affidati nelle mani di un agronomo super esperto Valerio Zorzi.

Il progetto non si ferma infatti al museo a cielo aperto.  Appare realizzabile un trekking naturalistico – storico- sportivo fra

Siena-Castelpugna-nuova cantina

Siena-Castelpugna-nuova cantina

le diverse vigne urbane scaricabile su smartphone tramite un QRcode. Più complicata, ma suggestiva,  la prospettiva di produrre un vino autenticamente senese, con vitigni locali rari e un’area di produzione limitata al comune. Non sempre infatti il carattere autoctono  coincide con la vocazione dei vitigni alla produzione di grandi vini. Il Tenerone ad esempio ha acini grossi con un rapporto buccia polpa decisamente sfavorevole ed è rappresentativo di una viticultura antica e povera dove la quantità contava molto più della qualità. Tuttavia poter “assaggiare” un pezzo di storia senese è qualcosa di eccezionale che vale comunque la pena di sperimentare e proporre ai turisti.

Come ha infatti sottolineato il Prof Andrea Ciacci è possibile ipotizzare una “archelogia del gusto” cioè la produzione di “sapori storici” autenticamente e esclusivamente senesi.

prosciutto di cinta

prosciutto di cinta

Un concetto che si sposa con la proposta turistica del “solo li”  un concetto su cui Carlo Cambi, moderatore del Convegno e grande esperto di turismo enogastronomico, ha costruito un’autentica filosofia di marketing. Da queste idee magistralmente sintetizzate da Cambi nasce in me un’idea: perchè non allearsi con ristoratori e enotecari affinchè offrano ai turisti un’esperienza di archeologia del gusto costituita da un assaggio del vino di Siena bevuto in coppe di terracotta di stile medioevale fatte dai ceramisti senesi e insieme un tagliere in legno con prosciutto di cinta senese e pane da grano della val’Orcia macinato a pietra e fatto al modo contadino?  Fa troppo Disneyland? Proprio no, dovrebbe  essere tutto autentico!

visto per voi da Donatella Cinelli Colombini 

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