Tassa di scopo. Ma davvero siamo sicuri di fare un piacere al turismo italiano?

Donatella Cinelli Colombini

Tassa di scopo. Ma davvero siamo sicuri di fare un piacere al turismo italiano?

I comuni con le casse vuote cercano soldi dai turisti. Dal punto di vista delle amministrazioni locali la tassa di scopo o di soggiorno è un modo per ripagare le spese sostenute dalle città per aumentare la propria attrattività; concerti, mostre, decoro urbano, promozione ed altro, tutto ciò che serve a far tornare chi è già venuto e a trasformare l’esperienza di viaggio in qualcosa di unico e emozionante.

Donatella Cinelli Colombini

Donatella Cinelli Colombini

I comuni hanno ragione nel lamentare la mancanza di risorse e, mentre i cittadini hanno sempre più bisogno di aiuto, rimane da vedere se la tassa di scopo sia la via giusta per finanziare case di riposo, asili nido, assistenza domiciliare, trasporto pubblico e altri servizi. Ci sono infatti da considerare due aspetti. In primo luogo la tassa andrebbe a gravare solo sulle strutture ricettive e non sugli altri comparti afferenti al turismo come ristoranti, guide turistiche, agenzie di trasporti e simili. Colpirebbe gli alberghi e non i turisti perché i prezzi delle camere sono stati decisi da mesi e sono già pubblicati nei cataloghi dei tour operator e nei siti Web. Va considerato, a questo proposito, come gli alberghi italiani siano alle prese con un autentico crollo dei ricavi collegato allo sviluppo di Internet e soprattutto dei potentissimi network di prenotazione online come (Expedia o Trip Advisor) che arrivano a chiedere commissioni del 30% sul listino e li costringono a competere sui prezzi in una corsa costante al ribasso. I 33.000 alberghi italiani, per la quasi totalità piccoli e a conduzione familiare, non hanno la forza di costruire alternative come fanno le catene alberghiere straniere e reagiscono riducendo il personale, i servizi e gli investimenti.

Continuando di questo passo avremo presto una ricettività degna del terzo mondo. Se non bastassero i voli aerei insufficienti, i treni ad alta velocità insufficienti, le autostrade insufficienti e i servizi pubblici urbani insufficineti… a ostacolare l’arrivo dei turisti e a scoraggiarli sarà poi la qualità degli alberghi. In questa situazione la tassa di soggiorno sembra voler accelerare il declino del turismo italiano che ha tante cause ma purtroppo tragici effetti visto che il settore ha in Italia oltre un milione di addetti e due e mezzo nell’indotto. Il turismo è l’unica industria su cui l’Italia può scommettere per il suo futuro, l’unica prospettiva occupazionale e reddituale con qualche probabilità di tenuta sulla concorrenza estera.

Parlo di probabilità perché il grande patrimonio artistico, l’offerta enogastronomica e la bellezza del territorio potrebbero non bastare di fronte a una concorrenza estera che mette in campo sistemi organizzati sempre più sbalorditivi, nuovi e ben comunicati. L’Italia é una squadra di campioni senza uno schema di gioco che perde con avversari più deboli ma meglio organizzati. La tassa di scopo rischia di far scoraggiare anche quelli che ancora giocano per vincere.

A tutto questo voglio aggiungere una seconda considerazione: siamo sicuri che la tassa di scopo renda? Gli alberghi che chiuderanno o manderanno una parte dei dipendenti in cassa integrazione, il mancato apporto di denaro dei turisti che andranno in Spagna o in Tunisia, alla fine ci costeranno più della tassa? In una città d’arte come Roma la spesa giornaliera media dei turisti supera i 100 Euro, questo significa che se la tassa di scopo innescherà una turbativa e i pernottamenti caleranno del 2% – cosa tutt’altro che improbabile – ecco che i 50 milioni di Euro che il Comune spera di intascare andranno in fumo perché in città arriveranno comunque 50 milioni di Euro in meno. Se poi la tassa verrà adottata da un comune meno famoso, meno unico e senza un aeroporto internazionale come Roma, la probabilità del tracollo economico e occupazionale innescato dal calo del turismo diventa molto più probabile.

Io ho detto la mia sulla tassa di scopo evidenziando grossi dubbi sulla sua utilità ma vorrei sentire cosa ne pensate voi.

Donatella Cinelli Colombini