Vini naturali e il vino diventa sempre più punk

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Vini naturali e il vino diventa sempre più punk

Ecco i vini raw e i vini naturali fatti quasi senza tecnica e chimica. E’ solo moda? Dal monito di Daniele Cernilli al cantante produttore punk rock

Sui-vini-naturali-Daniele-Marina-Cernilli

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Di Donatella Cinelli Colombini, DOC Orcia, Cenerentola, Fattoria del Colle

La moda green in versione wine marketing fa nascere i nomi più strani: vini sostenibili, vini naturali, vini liberi, raw wines (vini grezzi) … ma in realtà nessuno di questi nomi corrisponde a un regolamento e a un marchio riconosciuto per legge. Quindi si prestano a fraintendimenti oppure, nel caso di malintenzionati, a veri e propri imbrogli ai danni dei consumatori che pensano di bere qualcosa di assolutamente salutare e invece hanno nel bicchiere un cocktail di vino e agro-chimica.
Per non parlare della qualità del vino. La nuova sensibilità ambientalista sembra chiedere di considerare caratteristiche certi difetti, soprattutto aromatici, presenti in gran parte dei vini fatti “come natura crea”. Un’opinione contro cui si è recentemente scagliato Daniele Cernilli. << C’è un’affermazione che non è proprio smentibile, ed è che la Natura non fa vino>> ha detto il grandissimo DoctorWine invitando chi dichiara di produrre vini naturali a ottenere

Vini-naturali-Bendan-Tracey-Domaine Le Clocher-Sainte-Anne-Loire

Vini-naturali-Bendan-Tracey-Domaine Le Clocher-Sainte-Anne-Loire

regole riconosciute per legge perché le buone intenzioni dei singoli non sono controllabili e <<men che meno con degli slogan che sanno di marketing che strizzano l’occhio a ideologie neopagane intese in modo talvolta molto settario e antiscientifico>>.
Per entrare in questo mondo ho “seguito” Barù che ha realizzato, per Munchies, un video intitolato Natural punk wines nell’enoteca Champagne Socialist << nel cuore gay del quartiere di Porta Venezia>> a Milano. Vende 400 etichette di <<vino naturale o meglio vivo, con zero solfiti aggiunti, prodotto, come ci assicurano, da vignaioli indipendenti, italiani ed europei>>. La dizione raw wines (vini grezzi) o vini vivi fatti da chi non usa << né tecniche, né prodotti di sintesi (no additivi chimici, no lieviti, né rettifica di zuccheri o di acidità), sia in vigna che in cantina>> introduce un’altra categoria al già confuso ambito del naturalismo enologico.

Vini-naturali-Bendan-Tracey-Domaine Le Clocher-Sainte-Anne-Loire

Vini-naturali-Bendan-Tracey-Domaine Le Clocher-Sainte-Anne-Loire

Si tratta dei vini dei così detti produttori disobbedienti che, in forza del concetto “più vigna e meno enologia” rifiutano audacemente ogni tecnologia di cantina.
I due titolari del Champagne Socialist Longhin e Davide Martelli, arrivano dalla comunicazione della moda e sono cacciatori di tendenze convinti che << il consumatore/cliente abituato alle novità, come quello milanese, vuole essere sorpreso, a volte anche essere inconsciamente preso un po’ in giro. E quindi, vai di storytelling e di vini onesti>>. C’è insomma molto marketing e un’ironia decisamente graffiante in tutto quello che viene proposto: dal nome Champagne Socialist che fa << provocazione, guerrilla marketing e sinistra del caviale>> ai bicchieri con la A di anarchia. I prezzi vanno dai 3.50 Euro per il vino alla spina, rosso o bianco, a bottiglie da 500 Euro.

Champagne-socialist-Milano-vini-naturali

Champagne-socialist-Milano-vini-naturali

In questo clima da sfottò sovraesposti anche i vini raw sembrano più prodotti di moda che il risultato di scelte etiche. Alcuni nomi: Gabrio e Giotto Bini di Serragghia, Marco Buratti di La Farnea, Gian Marco Antonuzi di Le Coste, Frank Kornelissen di Kornelissen, Massimo Marchiori di Partida Creus.
Ma torniamo al video di Barù e al suo incontro con Bendan Tracey ex musicista punk rock californiano ed ora produttore nel Domaine Le Clocher a Sainte Anne Loire in Francia. I nomi dei vini sono tutto un programma “ Capitalism rouge” “Rue de la soif” (via della sete) “Pour une Poigne De Bouteilles” per un pugno di bottiglie in omaggio a Sergio Leone.
Bendan chiede <<hai annusato il vino? … Ha un odore di ridotto terribile>> e poi continua spiegando che chi è passato ai vini naturali non torna più indietro a quelli tradizionali che gli appaiono tutti uguali. Il suo parallelo con l’attività di musicista colpisce << nel movimento punk rock a nessuno interessava che avessi la tecnica giusta per suonare interessava solo che tu avessi energia, sincerità e onestà>>. Ed ecco che Barù nota la connessione fa il punk rock e il vino naturale. Insomma la sorpresa e l’emozione vince sull’eleganza, l’armonia, la finezza del vino. Alla fine usando la voce sguaiata di Bendan Tracey come metro di paragone possiamo aspettarci dei vini rudi e difettosi.
Ma è un’autentica rivoluzione oppure solo moda?

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