MONTALCINO: CONTEMPORANEI E TRADIZIONALISTI A CONFRONTO
PARTE DA DOCTOR WINE DI DANIELE CERNILLI UNA RIFLESSIONE SULI STILI DEL BRUNELLO ESSI ESISTONO REALMENTE MA NON DEVONO TRASFORMARSI IN CLASSIFICA QUALITATIVA...
PARTE DA DOCTOR WINE DI DANIELE CERNILLI UNA RIFLESSIONE SULI STILI DEL BRUNELLO ESSI ESISTONO REALMENTE MA NON DEVONO TRASFORMARSI IN CLASSIFICA QUALITATIVA...
ESCE LA CLASSIFICA DI ANNA DI MARTINO SULLE MAGGIORI CANTINE ITALIANE E SCOPRIAMO UN BARATRO FRA I BIG DEL VINO CHE GUADAGNANO E LE PICCOLE SEMPRE PIÙ IN DIFFICOLTÀ

Anna di Martino autrice della Classifica delle cantine BIG italiane con Donatella Cinelli Colombini
di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino
Un divario che fa eco all’articolo di Daniele Cernilli “ Il brutto di essere piccoli nel vino”. Ovviamente non è sempre vero, ci sono le eccezioni come la grande cooperativa marchigiana Moncaro (615 soci, 1200 ettari di vigneto cui 120 di proprietà, oltre 30 milioni di fatturato) che è fallita trascinando nei guai moltissime altre imprese della stessa regione. Ci sono piccoli eccellenti che salgono ai vertici delle classifiche internazionali come Argiano, Casanova di Neri e Marroneto a Montalcino creando business internazionali e floridi. Va considerato inoltre che brand collettivi come quello del Brunello agevolano parecchio.
Ma nella generalità dei casi grande significa anche utili grandi e piccolo equivale a difficoltà ad andare avanti.
I dati di Anna di Martino parlano chiaro, le 115 grandi cantine italiane detengono da sole << il 63% del giro d’affari totale, pari a 14,5 miliardi nel 2024, secondo stime dell’Osservatorio italiano vini. Un peso specifico importante anche per l’export (65,2% del totale esportazioni) e per il mercato domestico, dove il campione si aggiudica il 60,2% del totale>>.
92/100 AL BRUNELLO PRIME DONNE NELLA GUIDA ESSENZIALE AI VINI D’ITALIA DI DANIELE CERNILLI DOCTOR WINE CON ANCHE UNA STELLA ALLE CANTINE DI DONATELLA CINELLI COLOMBINI

Daniele Cernilli innovatori del vino italiano
Di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination
Conosco Daniele Cernilli da quasi quarant’anni, quando lui era un giovane professore di filosofia con la passione per l’assaggio del vino e la missione di innalzare la qualità delle cantine italiane costringendole a confrontarsi fra loro e con il resto del mondo.
Ci stimiamo a vicenda e ci vogliamo bene. Non posso dimenticare le sue parole di conforto dopo la morte di mio marito Carlo.
Tuttavia le nostre sensibilità per il vino divergono: Cernilli predilige i wine makers protagonisti come Carlo Ferrini io credo nella natura protagonista assoluta. Un distinguo che porta a esiti diversi soprattutto nello stile. Infatti chi, come me, coglie l’uva prima che la sua maturazione ammorbidisca la buccia, produce vini più eleganti ma meno potenti rispetto a chi aspetta. Ma io sono convinta che questa scelta mantenga nel vino una maggiore impronta del terroir e dell’annata per cui intendo andare avanti su questa strada: meno potenza e più territorialità perché il vino deve raccontare e sorprendere non essere sempre uguale.
Sono grata da Daniele Cernilli di aver inserito la mia cantina nella Guida Essenziale dei Vini d’Italia 2025 assegnandole anche una stella. E’ una gioia e un onore.
BENVENUTO BRUNELLO PRESENTA L’ANNATA 2020 E LA RISERVA 2019 A MONTALCINO E POI A LONDRA INAUGURANDO UN NUOVO MODO PER VALUTARE LE VENDEMMIE
Di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination
Torna Benvenuto Brunello, l’evento che, nel 1992, dette il via al fenomeno delle anteprime, gli eventi che presentano a stampa, trade e appassionati la nuova annata dei vini.
Benvenuto Brunello fece da apripista con un successo impressionate e poi ha continuato, anno dopo anno, persino durante il Covid, a mettere in passerella le cantine e le bottiglie di Montalcino.

Violante Gardini Cinelli Colombini a Benvenuto Brunello 2024
Quest’anno l’evento era diviso in due parti dalla giornata clou di sabato 16 novembre. I primi due giorni riservati alla stampa e gli ultimi due al trade e agli appassionati. I primi erano a invito mentre gli ultimi erano a pagamento con i produttori a spiegare le loro bottiglie. Una formula simile a quella degli anni scorsi salvo le cene nelle aziende e le masterclass guidate da Daniele Cernilli, Andrea Lonardi MW e Francesco Saverio Russo.
La vera novità è stata il nuovo metodo di valutazione dell’annata che sostituisce le stelle ma con dei descrittori definiti da un gruppo di Master of Wine guidati da Gabriele Gorelli. Quest’anno la valutazione riguardava la vendemmia 2020 al suo ingresso sul mercato a cui erano state attribuite 5 stelle dalla commissione tecnica pochi mesi dopo la raccolta. E’ un sollievo constatare che non si erano sbagliati, il vino è stato giudicato eccellente. Gli aggettivi scelti dai Master of Wine per il Brunello 2020 sono: <<accattivante, brillante, succulenta>>.
Nella piastrella dedicata all’ultima vendemmia, firmata dal regista Ferzan Ozpetek, mancano quindi le stelle, e tutto sommato mi dispiace, anche perché la mattonella è firmata da una stella del cinema.
ALCUNE INIZIATIVE HANNO AVUTO UN IMPATTO RILEVANTISSIMO SULLA STORIA DEL VINO ITALIANO: FORMAZIONE, STAMPA SPECIALIZZATA, GUIDE, FIERE E SOMMELIER
di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

Accademia-Italiana-della-vite-e-del-vino-Presidente-Onorario-Antonio-Calò
Questo gruppo di 5 innovatori riunisce in forma molto, molto, molto riassunta delle iniziative che hanno determinato radicali cambiamenti nel modo di produrre, commercializzare, consumare il vino italiano. Nell’insieme mostrano un processo virtuoso verso l’innalzamento qualitativo e il passaggio dalla vendita del vino sfuso alla commercializzazione di bottiglia con il proprio marchio. Un processo che ha fatto crescere produttori e consumatori e che ha avuto un’accelerata alla fine del Novecento con il fiorire di nuove iniziative per poi consolidarsi nella forma attuale.
Con il post numero 10 di questa serie siamo arrivati a 50 profili. Per andare avanti ho bisogno delle vostre idee e dei vostri suggerimenti e li aspetto a donatella@cinellicolombini.it.
Mi scuso per tutti quelli che avrebbero meritato di essere citati e invece non sono ricordati in questo testo ma non potevo allungare oltre questa scheda che è già molto prolissa.
La formazione ha giocato un ruolo determinante nella qualificazione del vino italiano partendo dalle scuole enologiche di Conegliano (1876), Avellino (1879) e Alba (1881), con a fianco le associazioni enofile e le cattedre ambulanti.
Un’offerta formativa che si è propagata in tutta Italia, nel corso del Novecento, allungandosi poi nelle università.
ATTILIO SCIENZA, GIUSEPPE LIBERATORE, OSCAR FARINETTI, FEDE E TINTO, DANIELE CERNILLI 5 PERSONAGGI CHE HANNO RIVOLUZIONATO LA CULTURA ITALIANA DEL VINO
di Donatella Cinelli Colombini #winedestination
Mi sono accorta di essere troppo prolissa e torno alle sette righe, dei primi profili di questa rassegna di innovatori del vino italiano. Questa volta ho scelto 5 personaggi non produttori che hanno dato una svolta alla percezione del vino da parte dell’opinione pubblica o del sistema normativo.
Desidero ribadire ancora una volta la richiesta a mandarmi suggerimenti e consigli. Vorrei arrivare a 100 profili ma non conosco tutti gli uomini e le donne che hanno rivoluzionato il vino italiano e quindi ho bisogno del vostro aiuto. Non c’è una graduatoria, le persone descritte sono scelte con estrema libertà e sono tutte meritevoli. Anzi ho lasciato indietro alcuni nomi eccellenti per essere sicura che, andando avanti,

Attilio Scienza fra gli innovatori del vino italiano
il livello fosse sempre uguale.
Ha reso popolare la figura dell’agronomo. Attilio Scienza è stato il primo studioso di vigneti e viti a uscire dall’ambito accademico per diventare una celebrità conosciuta anche dal trade e dagli appassionati. 32 testi e 380 pubblicazioni scientifiche, un numero impressionate di premi. Ha insegnato viticultura all’Università di Milano e presieduto l’Istituto di San Michele all’Adige.
C’E’ CHI CHIEDE LA ZONAZIONE PERCHE’ VEDE TROPPA DIVERSITA’ NEL SANGIOVESE DELLA STESSA DENOMINAZIONE E CHI PENSA CHE IL SANGIOVESE SIA UGUALE IN TUTTE LE DENOMINAZIONI

Sangiovese Donatella Cinelli Colombini
Di Donatella Cinelli Colombini
Seguo Daniele Cernilli in un ragionamento sul Sangiovese che lui inizia con la sua consueta ironia pungente <<si parla tanto di territorio di zone, di sottozone, di vigne e altri concetti del genere ma poi si leggono tanti articoli e giudizi che riguardano il vitigno o, ancora peggio, la personale interpretazione di quel vitigno, che viene trasposta in ogni territorio in una modalità autoreferenziale che rasenta il ridicolo>>.
Il ragionamento del mio amico Daniele sul Sangiovese parte da un paradosso: la presenza contemporanea di due estremi. Da un lato l’esaltazione del piccolo e diverso con la richiesta, dei giornalisti, di dividere le denominazioni in tante zone delimitate, oppure il bisogno di distinguersi che porta molti produttori al “famolo strano”. Dall’altra la difficoltà dei consumatori a capire anche le macro differenziazioni di un vitigno come il Sangiovese che ha 108 cloni e assume caratteri specifici in ogni terroir.
Il premio si chiama Winemakers’ Winemaker, cioè Enologo degli Enologi 2022 e lo ha vinto Jean Louis Chave, il re dell’Hermitage nella valle del Rodano

Wine-Spectator-Jean-Louis-Chave
di Donatella Cinelli Colombini
Chi è il miglior enologo 2022 vincitore del premio assegnato dai Master of Wine? E’ francese ma ha studiato enologia in USA prima all’Università del Connecticut e poi a UC Davis in California – e produce nella collina dell’Hermitage della Valle del Rodano.
Jean-Louis Chave ha ricevuto il premio “Winemakers’ Winemaker 2022” durante ProWein il 16 maggio. Iscrive il suo nome in una lista di vincitori prestigiosa che comprende Peter Sisseck (2011), Peter Gago (2012), Paul Draper (2013), Anne-Claude Leflaive (2014), Egon Müller (2015), Alvaro Palacios (2016), Eben Sadie (2017), Jean-Claude Berrouet (2018) e Angelo Gaja (2019).
Il premio, istituito dai Master of Wine nel 2011, ha avuto una sosta di due anni causata dal Covid. Celebra chi ottiene risultati eccezionali in ambito enologico. Il vincitore viene scelto da una giuria di wine makers che comprende i Master of Wine produttori e i vincitori delle passate edizioni.
Mi attirerò molte critiche ma voglio raccontarvi i critici del vino come li vede una produttrice che li ha conosciuti tutti da Veronelli in poi

Critici-del-vino-Daniele Cernilli e Donatella Cinelli Colombini
di Donatella Cinelli Colombini
Sono wine critics molto competenti ma anche molto legati alla loro passata esperienza. Fino a qualche anno fa erano la stragrande maggioranza. <<Come faccio a scrivere che questo Sassicaia non mi convince? Nella migliore delle ipotesi passerei per uno che cerca di farsi notare, ma gli atri colleghi direbbero che non so assaggiare. Meglio mettere 98/100. Andiamo sul sicuro>>.
Ovviamente ho scritto il nome del più prestigioso e reputato rosso della Toscana perché l’esempio fosse chiaro e spiegasse perché i rossi Château Margaux oppure Lafite-Rothschild sono sempre giudicati al TOP. Noi normali produttori ci chiediamo <<possibile che quelli abbiano solo buone vendemmie?>>

Wine-Influencer-Wine-Gini-
C’è tuttavia un particolare da evidenziare: l’attesa del piacere, cioè di assaggiare qualcosa di molto buono, fa produrre al cervello serotonina e accresce l’effettiva percezione del piacere. Questo aiuta i vini di grande reputazione.
Perché questo non succeda, bisogna che l’assaggio sia bendato. Vi ricordate come è nato il mito di Sassicaia? In un assaggio bendato a Londra nel 1978 quando, nella sorpresa generale, vinse superando i migliori 33 bordolesi. E’ così che funziona!
Per la maggior parte delle persone, il gusto si evolve seguendo le abitudini alimentari, la civiltà del proprio tempo …. ma c’è chi resta bloccato sugli stereotipi con cui si è formato. Ecco che la maggior parte dei consumatori mangia meno salato, meno grasso, più etnico (locale della propria zona o di altri continenti) ……. rispetto a vent’anni fa e quindi vuole anche vini meno legnosi, meno potenti, meno …. rispetto a vent’anni fa.
Ma c’è chi invece ha conosciuto il Barolo, il Brunello, l’Amarone …. con certi caratteri ed ha un profilo immutabile in testa. Il grande Barolo, Brunello, Amarone deve essere così. Anche se a parole dice di preferire l’eleganza, la freschezza …. nei fatti premia la potenza. Ecco perché la forbice del giudizio di una parte dei critici si allarga progressivamente rispetto a quella dei consumatori esperti, soprattutto se giovani. Questi ultimi vengono accusati di preferire vini banali e non saper apprezzare l’eccellenza. In realtà fanno parte di due mondi culturali diversi: il primo veste sempre Ermenegildo Zegna e il secondo Cavalli o Dolce e Gabbana.
Veronelli, Cernilli, Buonassisi, D’Agata, O’Keefe come intellettuali provenienti da altri ambiti culturali fanno cambiare la produzione e il consumo del vino

Daniele Cernilli e Donatella Cinelli Colombini
di Donatella Cinelli Colombini
In genere le contaminazioni aprono la mente, fanno guardare le cose da altri punti di vista e mettono in crisi le convinzioni consolidate, insomma spingono in avanti la fantasia e la ragione.
Anche nel vino avviene la stessa cosa. Sono essenziali l’agronomo l’enologo ma non bastano perché il vino è cultura, cioè esprime la civiltà umana che lo produce e con essa si evolve nel corso del tempo.
Per questo le voci “fuori dal coro” fanno fare autentici salti in avanti al concetto complessivo di enologia. Pensate a filosofi come Luigi Veronelli e, in anni più recenti, Daniele Cernilli. Due giganti che hanno rivoluzionato il modo di produrre e soprattutto di bere. Oppure pensate a medici come Ian D’Agata, italo canadese che ha seguito la sua passione per il vino invece di una promettente carriera accademica a Harvard. Ian ha una mente enciclopedica e un modo di elaborare informazioni complesse che gli viene dall’esperienza di ricerca e diagnosi. Tornando indietro nel tempo, il più eclettico di tutti: Vincenzo Buonassisi. Noi lo conosciamo come enogastronomo e giornalista ma se andate a cercare gli autori del brano “Mi va di cantare” interpretato al Festival di Sanremo del 1968, ci trovate il suo nome.
Le uve bianche autoctone italiane sono più adatte a trasformarsi in vini da affinamento che da pronta beva e a usare le fecce sottili a somiglianza dello Chablis

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di Donatella Cinelli Colombini – Fattoria del Colle
Ci sono tre concetti che nella mia testolina da vignaiola ronzano come api sul miele: nel prossimo futuro bianchi, rosati e bollicine avranno un progressivo successo, nelle terre adatte ai vini rossi è possibile fare grandi bianchi ma non il contrario, gli autoctoni bianchi italiani sono più adatti a trasformarsi in vini da affinamento che da pronta beva.

Vini-da-invecchiamento-soave-degustazione
Tre concetti che stanno accrescendo in me l’interesse per i bianchi invecchiati.
Adoro la Vernaccia di San Gimignano affinata per anni, quella di Montenidoli, ad esempio. Ampelio Bucci mi ha fatto sognare con una verticale di Villa Bucci Riserva 2013, 2008, 2005, 1997 vintages colletions. Così come trovo intrigante il Grechetto dell’Umbria di Paolo Montioni con il suo complicato processo produttivo che scatena suggestioni minerali.
Per questo l’articolo del Corriere vinicolo sui bianchi da invecchiamento ha attratto la mia curiosità e, nell’invitarvi a leggerlo, vi propongo alcuni concetti su cui riflettere. << L’Italia degli autoctoni bianchi si presterebbe molto di più a fare vini da affinamento che non da pronto consumo>> questo perché il patrimonio degli antichi vitigni del nostro Paese comprende molte varietà con bassi pH ed elevate acidità, condizioni che equivalgono a una naturale propensione a produrre vini capaci di durare nel tempo.
Il Premio Nazionale Galvanina assegnato a Pesaro a Daniele Cernilli,Cristina Bowerman, Damijan Podversic e Donatella Cinelli Colombini

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Di Donatella Cinelli Colombini
Pesaro, salone nobile di Palazzo Mazzolari, il Premio nazionale Galvanina si svolge all’interno del Festival della Cucina Italiana e delle celebrazioni dei 150 anni dalla morte di Gioacchino Rossimi (nato nel palazzo di fronte a quello della premiazione), il personaggio centrale dell’anno della cultura italiana del cibo. Gli organizzatori del Premio sono Madia Travel-food rivista diretta da Elsa Mazzolini e Rino Mini presidente dell’acqua Galvanina.
Nelle passate edizioni il Premio è stato assegnato a Gualtiero Marchesi, Tonino Guerra, Vittorio Sgarbi, Alessandro Regoli, Anna Scafuri, Andrea Scanzi, Gioacchino Bonsignore, Bruno Gambacorta …..tanti personaggi di spicco della cultura, il giornalismo, del vino, della cucina e del cuore cioè i portatori di contenuti etici. E’

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appunto per questi che vengo premiata insieme alle Donne del Vino. Vado molto fiera del riconoscimento pubblico attribuito all’associazione che presiedo e che svolge un’opera assidua: raccolte fondi in favore dei pastori terremotati e dei grandi ustionati dell’Africa, corsi sulla “sicurezza a tavola”- disostruzione del soffocamento da cibo, accoglienza di produttrici provenienti da Paesi in via di sviluppo come il Perù, oppure azioni locali in favore dei centri antiviolenza e del volontariato. Le Donne del Vino hanno un cuore grande e una capacità di mobilitazione che commuove.
Insieme a me sono stati premiati personaggi di primo piano del panorama enogastronomico nazionale, come Daniele Cernilli uno dei padri delle guide dei vini italiani che ha insistito sul giornalismo come pratica di servizio lontana dal narcisismo di chi assaggia e giudica i vini esibendo la propria bravura. Ecco che a Elsa Mazzolini che gli presentava la coppa in vetro di Murano donata ai vincitori e <<utile per i fiori e per raffreddare lo Champagne>>. Ma Daniele, con encomiabile antisnobismao ribatteva << anche il Verdicchio>>.
Ecco i vini raw e i vini naturali fatti quasi senza tecnica e chimica. E’ solo moda? Dal monito di Daniele Cernilli al cantante produttore punk rock

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Di Donatella Cinelli Colombini, DOC Orcia, Cenerentola, Fattoria del Colle
La moda green in versione wine marketing fa nascere i nomi più strani: vini sostenibili, vini naturali, vini liberi, raw wines (vini grezzi) … ma in realtà nessuno di questi nomi corrisponde a un regolamento e a un marchio riconosciuto per legge. Quindi si prestano a fraintendimenti oppure, nel caso di malintenzionati, a veri e propri imbrogli ai danni dei consumatori che pensano di bere qualcosa di assolutamente salutare e invece hanno nel bicchiere un cocktail di vino e agro-chimica.
Per non parlare della qualità del vino. La nuova sensibilità ambientalista sembra chiedere di considerare caratteristiche certi difetti, soprattutto aromatici, presenti in gran parte dei vini fatti “come natura crea”. Un’opinione contro cui si è recentemente scagliato Daniele Cernilli. << C’è un’affermazione che non è proprio smentibile, ed è che la Natura non fa vino>> ha detto il grandissimo DoctorWine invitando chi dichiara di produrre vini naturali a ottenere

Vini-naturali-Bendan-Tracey-Domaine Le Clocher-Sainte-Anne-Loire
regole riconosciute per legge perché le buone intenzioni dei singoli non sono controllabili e <<men che meno con degli slogan che sanno di marketing che strizzano l’occhio a ideologie neopagane intese in modo talvolta molto settario e antiscientifico>>.
Per entrare in questo mondo ho “seguito” Barù che ha realizzato, per Munchies, un video intitolato Natural punk wines nell’enoteca Champagne Socialist << nel cuore gay del quartiere di Porta Venezia>> a Milano. Vende 400 etichette di <<vino naturale o meglio vivo, con zero solfiti aggiunti, prodotto, come ci assicurano, da vignaioli indipendenti, italiani ed europei>>. La dizione raw wines (vini grezzi) o vini vivi fatti da chi non usa << né tecniche, né prodotti di sintesi (no additivi chimici, no lieviti, né rettifica di zuccheri o di acidità), sia in vigna che in cantina>> introduce un’altra categoria al già confuso ambito del naturalismo enologico.
C’è una differenza fra le Olimpiadi e i concorsi mondiali del vino: alle Olimpiadi partecipano tutti i veri big mentre ai concorsi del vino no
Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Ho cominciato a riflettere su questo argomento, davvero spinoso, dopo aver letto un articolo di Rebecca Gibb di “Wine searcher” una giornalista che si sta rivelando fra le menti più feconde e intelligenti della stampa specializzata. La sua riflessione prende origine dai risultati del Concorso “Chardonnay du monde” che, nelle prime posizioni, ha vini di South Africa, Australia, Svizzera, Canada …. Ma un solo nome della Borgogna cioè della zona con la maggiore reputazione. La Gibb ha quindi cercato di capire il motivo di una simile sorprendete situazione ed ha notato che i 826 chardonnay
concorrenti costituiscono solo il 4,4% delle 18,678 etichette di Chardonnay censite da Wine Searcher e dunque riguardano una quota infinitesimale della produzione mondiale. Il peggio è che fra i concorrenti mancano i grandi nomi che generalmente disertano concorsi “globali” come l’International Wine Challenge, l’International Wine and Spirit Competition e il Decanter World Wine Awards. Cosa potrebbero ricavarne? Niente, anzi metterebbero solo a rischio il loro mito.
Il suo sito si chiama wineblogroll e contiene la rassegna stampa, degustazioni, luoghi e personaggi nel vino basati sulla condivisione e sulla passione
Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Francesco Saverio Russo, Saverio come lo chiamano gli amici, è marchigiano ma vive in toscana dove lavora come organizzatore di eventi e consulente di web marketing, anche se, ammette, << passo gran parte delle mie giornate a gestire siti, blogs e profili social>>. Insomma è proprio il tipo che servirebbe in molte aziende del vino per raccontarsi meglio agli appassionati e ai futuri importatori. E’ insomma un wine blog master giovane, abbastanza fuori dagli schemi, poco attratto dal business del vino e realmente calamitato dai produttori appassionati e dallo storytelling.
<< Sentitevi, quindi, liberi di entrare “a casa mia” come foste degli Amici e non dei semplici ospiti…sbirciate, osservate, curiosate e, perché no…commentate e criticate se lo riterrete opportuno, ma non dimenticate mai di prendere ogni mia parola come frutto delle mie individuali emozioni e non come un dogma>>
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