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IL CASINO DEL VINO ITALIANO – WINE CASINO GAME

IMPARARE IL VINO GIOCANDO CON IL WINE CASINO GAME PROPOSTO DA MILANO WINE AFFAIT OPPURE CON VIN VEGAS CHE LA SOCIETA’ FRANCESE CINEREA OFFRE ANCHE COME TEAM BUILDING

Cinéréa-Casino-du-vin

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di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

“Il gioco è una cosa seria” dicono i cultori del gamification cioè di una didattica leggera che punta a insegnare in modo divertente, poco ansiogeno e adatto a materie, come il vino, che sono fra i piaceri della vita.

 

IL VINO DIVENTA UN GIOCO CON ROULETTE E PUNTATE

Il primo a organizzare un vero business sull’intrattenimento didattico legato al vino è la società francese Cinéréa che lavora in tutto il mondo da oltre vent’anni e con clienti di statura internazionale come la banca BNP Paribas, la multinazionale del capello L’Oréal, l’assicurazione Axa ….

IDENTITA’ DIDATTICA E GAMING PER CREARE PROPOSTE UNICHE 14

Gli edifici dell’azienda o il profilo dei titolari talvolta permettono di costruire esperienze enoturistiche davvero straordinarie ma è possibile usare anche altro

 

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di Donatella Cinelli Colombini

C’è chi può proporre luoghi del vino strabilianti: le Cantine Florio oppure il Castello di Brolio sono indubbiamente delle super star dell’enoturismo, ma anche le biciclette di Paolo Bianchini che ha rinunciato alle gare per produrre Brunello e riceve campioni di ciclismo raccogliendo i loro cimeli, oppure le istallazioni di arte contemporanea che fanno capolino fra le bottiglie di Franciacorta di Cà del Bosco  …. Vanno altrettanto bene.

Tutte le cantine e tutti i wine makers hanno qualcosa di unico da valorizzare.

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Anche la didattica enologica ha la sua importanza perché una fetta di visitatori arriva proprio per scoprire una denominazione o un vitigno. Le proposte variano dai corsi veri e propri che richiedono ottimi docenti, all’apprendimento giocoso come quello proposto dalla società francese Cinéréa.

 

WINE GAMING, GIOCANDO SI IMPARA

Si tratta di esperienze che avranno una crescente importanza, richiedono un alto livello di professionalità e attrezzature ma possono essere sviluppate anche in forma di team building.

La tecnologia è di aiuto nella didattica divertente – gaming. Vengono usati impianti elettronici come i tavoli touch screen che premiano chi risponde esattamente alle domande sul vino. Si tratta di proposte particolarmente gradite ai giovani visitatori e capaci di trasmettere loro i primi elementi dell’affascinante universo del vino.

Ancora la tecnologia può agevolare la visita nei vigneti per chi non può camminare o preferisce andarci in segway come da Argiolas. Rimanendo a parlare della celebre cantina sarda, l’homepage del suo sito propone un gioco educativo sull’abbinamento cibo-vino.

 

INNOVAZIONE E DIGITALE NELLE CANTINE TURISTICHE 3

L’ accelerazione impressa dalla pandemia all’uso del digitale ha fatto scoprire al vino italiano quanto fosse pericolosamente indietro sui competitori esteri

 

Turismo del vino e digitale

Turismo del vino e digitale

di Donatella Cinelli Colombini

La pandemia ha enormemente aumentato l’uso del digitale e il vino italiano ha scoperto improvvisamente che l’arretramento rispetto alle cantine australiane, californiane e persino cinesi, nell’uso dei mezzi elettronici, era un enorme problema. Sarebbe servito avere una mailing list di clienti privati, un wine club già attivo, un sito con migliaia di accessi giornalieri in modo che l’e-commerce vendesse molte bottiglie …. Ma quante cantine li avevano? E come rimediare a queste carenze in un momento in cui il turismo, soprattutto estero, era in piena crisi?
Anche su questi argomenti i campanelli d’allarme suonavano da anni ma nessuno li ascoltava e solo le difficoltà commerciali causate dall’epidemia hanno aperto le orecchie dei produttori facendo fare investimenti sull’innovazione che, in un momento difficile, sono risultati anche più onerosi.

 

MAILING LIST DEI CLIENTI PRIVATI

Turismo del vino e digitale

Turismo del vino e digitale

Il caso più eclatante è la raccolta dei nomi dei visitatori con le schede di liberatoria per la privacy. Ricordo di averlo suggerito già nel mio primo manuale sul turismo del vino, nel lontano 2003, ma recentemente ho ascoltato un divertente webinar di WineMeridian, in cui la mancanza della mailing list dei clienti privati diventava fonte di dileggio data la generalità del problema <<non ce l’ha nessuno>> ho sentito dire a Lavinia Furlani. Eppure era evidente a tutti che l’enoturista soddisfatto fosse un cliente molto fidelizzabile e fosse molto meno costoso trasformarlo in un acquirente fedele piuttosto che cercarne uno nuovo. Così come era sotto gli occhi di tutti l’esempio delle altissime percentuali di vendita diretta delle cantine californiane dove i visitatori-compratori vengono censiti e profilati per proporre loro le nuove annate del vino e gli appuntamenti esclusivi. Database costruiti negli anni, che consentono ai produttori a stelle e strisce di vendere direttamente gran parte della produzione.
Esempi da imitare che, tuttavia solo ora vengono imitati.
La tecnologia viene ora percepita come uno strumento indispensabile per il turismo e il business del vino: indicizzarsi, georeferenziarsi, dialogare con il clienti, diversificare la propria immagine sono diventati dei must per tutte le cantine italiane.

 

E se il vino diventa divertente?

Forse i cultori del vino diranno che l’oenoludisme è una banalizzazione del nettare di bacco e che il vino è cultura … ma il nuovo approccio divertente piace

 

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Di Donatella Cinelli Colombini
Si chiama Cinéréa, parola che in italiano suona un pochino lugubre, ma deriva dalla “botrytis cinerea” cioè la muffa nobile che crea capolavori come il Sauternes. La società Cinéréa è nata più di 20 anni fa in Anjou, per opera di Arnaud Houlès e oggi ha un portafoglio di 1.000 eventi, 18 proposte di animazione e clienti del calibro di IBM, AirFrance, Bayer, Porsche, Mercedes Benz, Sony ….. insomma giocando giocando è diventata una star!

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Come spesso accade, questo nuovo modo di presentare il vino è stato divulgato in Italia da WineNews ed è un approccio a cui conviene prestare attenzione. Infatti se c’è un’accusa che gli addetti al marketing fanno al vino è di avere una proposta troppo vecchia e noiosa, insomma poco adatta ai giovani.
Quindi tappiamo le orecchie alle proteste dei tradizionalisti vecchio stile e andiamo a vedere cosa fa Cinéréa.

                                                                       
Cinelli Colombini
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