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ADDIO MICHELE CHIARLO

UN SALUTO GRATO A UN GRANDISSIMO PRODUTTORE E A UN GRANDISSIMO UOMO: MICHELE CHIARLO UN PIEMONTESE DAL CUORE GRANDE

Michele Chiarlo

Michele Chiarlo

Nel modo del vino, i produttori si incontrano nelle fiere, nei grandi eventi dove è praticamente impossibile scambiare più di qualche parola. Conosci tutti ma, in realtà, non sai neanche se ti sono simpatici.  Con Michele Chiarlo il rapporto era di questo tipo finché, il comune amico Abraham Said di Gozo – Malta che è anche il nostro importatore, ci ha offerto l’opportunità di trascorrere delle intere giornate insieme piacevolmente, per partecipare ai suoi eventi. In quelle occasioni la conoscenza fugace con Michele Chiarlo si è trasformata in amicizia. Ma è stato durante un convegno OICCE a Canelli ospiti di un’altra comune amica, Giusi Mainardi che ho scoperto l’enorme apporto di Michele Chiarlo al vino italiano. A lui si deve l’introduzione nel nostro Paese della corretta gestione della fase post fermentativa del vino e l’affermazione del vitigno Barbera. Più di recente Michele ha avuto un ruolo determinante nel rinnovamento del vino piemontese e soprattutto dell’affermazione del Nizza così come nella proposta di un turismo del vino di alto livello e di alto valore culturale.

Barolo, Chianti … come difendere i marchi del vino

E’ possibile difendere il marchio dei grandi vini italiani oppure dobbiamo rassegnarci a scippi come lo Champagne made in USA? La parola agli esperti

Come-difendere-i-marchi-dei-vini-Pierstefano- Berta

Come-difendere-i-marchi-dei-vini-Pierstefano- Berta

Di Donatella Cinelli Colombini, cantine, agriturismo in Toscana

Le immagini del pranzo di insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca con il brindisi di Champagne Korbel’s Special Inaugural Cuvée della California, hanno fatto agitare non poco i produttori Francesi. <<E’ legale>> dicono i tecnici <<Korbel usa la parola Champagne da prima del 2006 e quindi può continuare a scriverla sulle etichette>>. Sarà anche legale ma è sicuramente di estremo cattivo gusto!
Questo è un esempio di quanto sia difficile difendere i marchi delle denominazioni fuori dai confini europei. Se i francesi , con la forza di un governo che ha sempre considerato i vini come un patrimonio nazionale quasi sacro, sono riusciti a attuare una politica difensiva efficace, noi italiani dobbiamo ricorrere al “fai da te”. Bisogna ricordare che le denominazioni sono protette in Europa ma fuori dell’UE il loro valore legale è praticamente inesistente e questo innesca problemi enormi. Ecco la necessità di un manuale come “ Il vino e i marchi ” (Edizioni OICCE, pp. 320, 25€) di Maria Cristina Baldini e Pierstefano Berta che è stato recentemente presentato a Roma alla Camera dei Deputati.

Il vino e i marchi, di Maria Cristina Baldini e Pierstefano Berta

Il vino e i marchi, di Maria Cristina Baldini e Pierstefano Berta

Il libro è destinato soprattutto alle cantine e fornisce spiegazioni e esempi reali a cui fare riferimento per difendere il proprio marchio. Nella parte dedicata ai brand delle denominazioni, evidenzia la necessità di usare due binari paralleli la tutela “pubblicistica” della denominazione e quella “privatistica” attraverso la registrazione del marchio collettivo. Un percorso complicato ma con seri vantaggi. Basta ricordare i famigerati wine kit venduti via internet con le istruzioni per produrre vino in casa. Per risolvere problemi del genere avere un marchio registrato è indispensabile, così come è indispensabile per contrastare l’uso improprio del nome del vino in altri generi merceologici, dalle scarpe, alla pasticceria.

La banda suona per me a Canelli “Vino e territorio”

Canelli, 23 settembre, premio “Vino e territorio” 2016 organizzato da OICCE assegnato al Maestro Ugo Nespolo e a me

Vino-e-territorio-OICCE-Canelli

Vino-e-territorio-OICCE-Canelli

Di Donatella Cinelli Colombini
Vigneti di Moscato a perdita d’occhio, siamo a Canelli dove, nel 1865 Carlo Gancia inventò lo spumante italiano metodo classico. Fa impressione entrare di notte nello stabilimento Gancia, con la sua facciata primi Novecento e le strutture che raccontano la storia dell’enologia italiana. Oggi il proprietario è il banchiere russo Roustam Tariko qui rappresentato dall’Avvocato Alessandro Picchi, presidente della Gancia. Picchi ha già riportato in utile l’azienda e intende ridargli il prestigio di un tempo anche

Gancia-Premio-Vino-e-territorio-2016

Gancia-Premio-Vino-e-territorio-2016

grazie a piccole serie di bottiglie eccezionali. E’ triste constatare che per rilanciare il brand Gancia ci voglia un proprietario straniero ma pare proprio che sia così. l’Avvocato Picchi e sua moglie hanno una casa a Trequanda, vicinissimo alla Fattoria del Colle e quindi conto di ricevere notizie sulla futura rinascita dell’azienda leader dell’Asti.
Il premio Vino e territorio è organizzato nel cortile della Gancia e ha il carattere di un concerto con brani di musica classica e leggera suonati dalla Banda Città di Asti.

Immagine e immaginario nel turismo del vino

Ecco perché, quanto, dove e come il turismo del vino -virtuale e reale- influenza la percezione di valore del vino,il suo apprezzamento e le sue vendite

Marsala Cantine Florio bottaia1

Marsala Cantine Florio bottaia1

Di Donatella Cinelli Colombini per OICCE
Due terzi del valore percepito del vino non è vino. Prezzo, posizionamento commerciale, packaging, storia, luoghi, pubblicazioni, personaggi …. Ognuno di questi elementi comporta una percezione di valore. In questa sede ci soffermeremo sui vigneti, la cantina, la zona dove nasce il vino e le persone che lo fanno nascere. Vedremo come il territorio di origine può, se ben usato, accrescere l’appeal e la fidelizzazione verso la denominazione o il singolo produttore. Il turismo del vino è lo strumento di questo processo ed è uno strumento potente. Il primo elemento da capire è la dimensione di questo strumento.
Dal 2012 i viaggiatori mondiali hanno superato il miliardo e crescono al ritmo del 4% all’anno. In Italia, nel 2013, gli arrivi di viaggiatori dall’estero sono stati 46 milioni, finalmente il nostro turismo ha ripreso a crescere anche se con un modesto 1,9%. Il turismo del vino aumenta più velocemente (intorno al 3% all’anno) ma meno uniformemente. I 5-6 milioni di visitatori che ogni anno vanno nelle zone di produzione enologica generano un business stimabile in 3 miliardi di Euro fra fatturato diretto e indotto; per un Euro pagato in cantina, l’enoturista ne spende altri 4 nella stessa zona.

La qualità del vino che non si beve

Gli elementi immateriali del vino valgono quasi 2/3 del valore percepito delle bottiglie e sono storia, territorio, packaging, brand, fama, mercato, prezzo

Canelli OICCE I valori immateriali

Bersanetti, Gallo, Mainardi, CinelliColombini, Macchi, Baldini

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Siamo all’Enoteca Regionale di Canelli ospiti di OICCE. Qui, dove la densità dei vigneti è forse la più alta in Italia e le cantine Gancia e Riccadonna sono parte del centro storico del paese, è difficile dire che, nel vino, l’immaginario supera il reale. Eppure è vero. Il valore percepito di una bottiglia va molto oltre la qualità del liquido che c’è dentro. Un esempio eclatante è il Lafite del 1787 di Thomas Jefferson venduto per 156.000 $. La qualità del vino all’interno non è così importante <<ma la storia della bottiglia si>> dice Giusi Mainardi che insegna proprio storia del vino all’Università di Torino.
La storia dunque, ma non solo. Il territorio del vino che diventa protagonista con il turismo -e qui entro in campo io- oppure diventa unico come i terrazzamenti della viticultura eroica che Gianluca Macchi del Cervim ci racconta. Poi c’è la qualità raccontata, la comunicazione sul vino che Fabio Gallo dell’AIS guarda con occhio critico << ce n’è così tanta che il vino rischia di morire di troppa comunicazione>>.

Le donne rivoluzionano il mercato USA del vino e non solo

In Usa 51 milioni di donne scelgono il vino al ristorante. Meglio Malbec, Pinot Noir e Champagne piuttosto che Cabernet Sauvignon e Chardonnay

consumi di vino al femminile

consumi di vino al femminile

E’ iniziata la rivoluzione femminile nel vino. Lo sanno bene i ristoratori che, in 3 anni, hanno visto crescere i consumi di alcoolici da parte delle donne del 14%. Anche chi vende vino se n’è accorto ed ha notato che fra i giovani sono proprio le ragazze quelle più interessate e appassionate (da WineNews). Domineranno incontrastate la scena futura.
Che il 64% dei consumatori di vino USA siano donne e acquistino l’80% delle bottiglie (da OICCE), sono fatti che non possono passare inosservati … eppure le cantine continuano a produrre pensando a clienti uomini e fanno azioni di comunicazione dirette a un target maschile. Evidentemente le abitudini sono dure a cambiare!
Attenzione perché i gusti delle donne sono diversi da quelli dei maschi! Per il gentil sesso conta molto l’eleganza e la vivacità della confezione, le donne sono attratte dalle etichette che si indirizzano esplicitamente a loro. Sono determinanti la ricchezza aromatica del vino e l’assenza di note amare. Ecco che Pinot Noir, bollicine e Malbec sono preferiti a Chardonnay e Cabernet.
I punteggi sulle riviste cult che fin ora hanno indirizzato i consumi, non le influenzano.

New trend: vino, donne, scarpe e charity

Seducente e sorprendente è il nuovo mondo del vino al femminile: vini in borsetta, associazioni di ragazze assetate, offerte di personal shopper e molto altro

Vernissage vino in borsetta

Vernissage vino in borsetta

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Negli Stati Uniti il 64% dei consumatori di vino sono donne e l’80% del vino venduto in supermercato è acquistato da persone di sesso femminile. Allora perché i produttori di vino continuano a pensarlo per clienti maschi? Visto che il reddito medio delle donne, tradizionalmente inferiore a quello degli uomini, sta crescendo più velocemente di quello maschile, presto lo eguaglierà e questo condurrà a un aumento della capacità di spesa femminile e del potere contrattuale in famiglia e sul lavoro. Siamo dunque di fronte a un nuovo protagonismo femminile che nel vino esordisce in modo sorprendente.
Eccole a voi i new trends in un interessantissimo articolo di OICCE. Il primo caso è quello più intrigante. Linea “Vernissage” il vino è in contenitori dal design elegante e rivoluzionario. Quasi un gioco spiegato con la frase “bag in bag” cioè borsette colorate che contengono Cabernet, Chardonnay, e rosè francesi e sono proposti dall’importatore svedese Oenoforos.

I valori immateriali del vino

Il Convegno all'Enoteca Regionale di Canelli, il 10 maggio alle 15,30, indagherà su ciò che accresce la percezione di qualità delle bottiglie [caption id="attachment_12451" align="alignleft" width="150" caption="Canelli 10 maggio Convegno"][/caption] Cosa rende affascinate, attraente, prestigiosa una bottiglia di vino? Perché un consumatore è disposto ad acquistarla anche a prezzi molto alti? Quanto sono importanti e quali sono i valori immateriali che determinano l’apprezzamento e il successo di un vino? Quanto valgono il brand, la denominazione, il territorio, la storia, il packaging, la rete commerciale, il prezzo, la comunicazione, le aste, i consumatori eccellenti? ...

                                                                       
Cinelli Colombini
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