La parola più importante per il vino oggi è “autoctono”

Matt Kramer Wine Spectator

La parola più importante per il vino oggi è “autoctono”

Indigenous cioè identitario-autoctono ecco l’elemento chiave del vino secondo Matt Kramer editorialista del Wine Spectator

Matt Kramer Wine Spectator

Matt Kramer Wine Spectator

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini   Dal 1985 Kramer scrive regolarmente nella rivista del vino più influente del mondo ed ha una capacità di analisi e una conoscenza dell’enologia straordinaria. Ascoltare le sue opinioni è quindi un must per chi vuole capire dove “soffia il vento” del vino. Nel suo articolo del 30 giugno scorso ha esordito con questa frase <<Pensate che attualmente la parola più importante per il vino sia “naturale”? Oppure “autentico”. O meglio ancora “commerciale”. Nessuna di queste. La parola più importante per il vino oggi è “autoctono” (indigenous).>> Con la sua consueta chiarezza, Kramer spiega che tutto ciò che avviene in vigna e in cantina è importante ma non è fondamentale quanto i 3 elementi chiave: microclima, terreno e vitigno. Per quanto il produttore cerchi di caratterizzare il suo Cabernet Sauvignon, esso resta pur sempre un Cabernet Sauvignon. Ma cos’è il carattere identitario o indigeno come lo chiama Kramer?

Sono i vitigni che hanno assunto caratteri specifici per essere stati coltivati

Foglia Tonda vitigno toscano

Foglia Tonda vitigno toscano Donatella Cinelli Colombini

per secoli e secoli in uno stesso posto <<i vini da vitigni autoctoni hanno un’integrità che viene dal tempo e dalla tradizione locale che precede il potere pervasivo e la penetrazione del mercato dei brand globalizzati. Resistere non è futile>> Per spiegarsi, Kramer usa soprattutto la Sicilia <<Sono Carricante, Grillo, Insolia, Ansonica e Catarratto>> i migliori vini non lo Chardonnay. <<Sono Nero d’Avola, Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Perricone fra i rossi, non i brillanti Merlot, Cabernet e Syrah>> … << sono tutti vini di successo? Naturalmente no. E’ un paniere misto, come c’è da aspettarsi da qualcosa di davvero rivoluzionario. Ma l’originalità è sorprendente e necessaria>> Evidentemente l’Europa ha un netto primato nei vitigni autoctoni ma anche il Malbec di provenienza francese, dopo un secolo di coltivazione in Argentina ha acquistato caratteri specifici che lo rendono autoctono come il Semillon dell’Hunter Valley in Australia introdotto in quella zona nel 1830. Secondo i più diffusi concetti della viticoltura una regione calda non sarebbe adatta a un Semillon invece questo vitigno si è adattato nell’Hunter Valley e produce vini neanche troppo alcolici e decisamente buoni. Insomma alla fine il giudizio di Kramer è lapidario. Il mercato è inondato da vini ben fatti ma nulla è più prezioso dei vini autoctoni perché << alla fine non li puoi riprodurre>>. Per noi produttori di Brunello (Sangiovese in purezza) e per me che ho recuperato il vitigno Foglia Tonda del Sud della Toscana, questa è musica!