Quando un menù mi manda in bestia
Liste chilometriche, ingredienti fuori stagione, nomi misteriosi tipo “pasta a modo mio”, descrizioni esageratamente dettagliate
Di Donatella Cinelli Colombini
<< Le carte interminabili e senza un carattere distintivo hanno fatto il loro tempo>> dice Claudio Nobbio nella sua intervista a “Ristoranti”. Secondo lui è meglio << far bene poche cose e concentrarsi sulle ricette del territorio >>. Come dargli torto? Eppure pochi seguono queste indicazioni.
Dissapore, uno dei blog più letti e apprezzati, elenca le frasi più odiose scritte nei menù e fa precedere l’articolo da questa massima <<Tempo fa un amico mi ha detto: “Per capire come sarà un ristorante devi controllare due cose: il menu e il bagno; e se il bagno fa schifo ma il menu è scritto a mano mangiaci lo stesso”. Ecco, io da quel momento mi affido a questa massima, che è più degna di TripAdvisor (non a caso finito nel mirino dell’Antitrust)>>.
Non condivido appieno, per me la pulizia del bagno è un indizio importante della pulizia di tutto il locale, ma in linea di massima concordo con l’aspirazione all’autenticità e alla semplicità.
Vediamo allora cosa fa scattare il malumore nel momento in cui si apre il menù del ristorante 1)L’elenco sterminato dei piatti quando è evidente che la cucina è piccola il personale è poco per cui è chiaro che
la maggior parte delle pietanze sono surgelate oppure cucinate una settimana fa e poi riscaldate e raffreddate, riscaldate e raffreddate dunque ti faranno venire il mal di pancia
2) I piatti noiosi prevedibili, senza un pizzico di ricerca o di inventiva. Insomma io adoro gli spaghetti al pesto ma se vuoi che li ordini devi metterci del pecorino o del basilico particolare. Non dovrebbe essere difficile visto che ce ne sono 60 varietà!
3) Nomi che non vogliono dire niente come “sugo a modo nostro” e sembrano fatti apposta perché il cliente chieda una spiegazione al cameriere. Allora perché non scrivere qualcosa di più preciso oppure devo supporre che siano avanzi e la ricetta cambi tutti i giorni?
4) Dissapore mette il segno rosso su frasi del tipo: pesce fresco, verdura fresca dell’orto …. evidenziando come dare del pesce andato a male e della verdura fradicia sarebbe pure illegale. Verissimo ma a me indicazioni del genere disturbano solo quando sono false e il pesce fresco non è della pescata del giorno prima così come la
verdura dell’orto viene dall’Olanda. Io ho l’orto accanto al ristorante della Fattoria del Colle e l’insalata fresca dell’orto la scrivo bella grossa nel menù.
5) Sono invece d’accordissimo con Dissapore nel dare bacchettate agli aspiranti stellati che “rivisitano” la cucina locale con ingredienti diversi e elaborazioni complicatissime finché i piatti non raccontano più il territorio ma solo il virtuosismo dello chef. La cucina tradizionale o è tradizionale o non è. Evidentemente si evolve, come ogni aspetto del vivere, ma fino a un certo punto.
6) Odio i piatti eccentrici tipo la cottura sotto vuoto dentro la lavastoviglie oppure gli ingredienti come lo struzzo allevato in Chianti. Povere bestie chi sa che freddo hanno in Chianti!
7) Odio i piatti con ingredienti imprevedibili. Chi come me ha molte allergie alimentari ha bisogno di sapere la composizione dei piatti anche se trovo ridicolo chi descrive preparazioni e ingredienti nei minimi dettagli per almeno tre righe. C’è una bella differenza fra l’aiutare il cliente nella scelta del piatto e darsi delle arie.
Sono troppo cattiva? Dovreste vedermi quando apro il menù e vedo qualcuna di queste frasi!










