DOVE I DAZI CRESCONO L’EXPORT SCENDE

San Paolo Brasile l'export di vino è gravato da altissimi dazi

DOVE I DAZI CRESCONO L’EXPORT SCENDE

I DAZI NON SONO TUTTI UGUALI, SE RIGUARDANO PRODOTTI NECESSARI FANNO PIU’ MALE AL PAESE CHE IMPORTA MENTRE PER VINO E MODA DANNEGGIANO SOPRATTUTTO CHI ESPORTA

Russia un export di vino ostacolato dai dazi Donatella Cinelli Colombini a Mosca con i sommelier

Russia un export di vino ostacolato dai dazi Donatella Cinelli Colombini a Mosca con i sommelier

Di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle, Casato Prime Donne

I dazi sono tasse applicate sulle merci che attraversano i confini. Hanno due obiettivi principali: proteggono le imprese nazionali dalla concorrenza estera creano entrate fiscali.

COSA SONO I DAZI

Generalmente è l’importatore che paga i dazi delle merci che compra all’estero ma spesso viene chiesto al produttore di condividerne almeno una percentuale della spesa.
La situazione è diversa a seconda del tipo di merce: quando il dazio riguarda prodotti essenziali o materie prime difficilmente reperibili in altre zone allo stesso prezzo, come le uova o le componenti elettroniche cinesi, chi importa è costretto a pagare il dazio e poi deve riversarlo nel prezzo al consumatore finale oppure rinunciare a una parte del proprio guadagno. Entrambe le soluzioni danneggiano la popolazione del Paese che impone i dazi.
E’ diverso per i generi voluttuari come il vino o la moda, specialmente nei periodi di consumi calanti come avviene adesso con il vino e i capi griffati. In questo caso i produttori dei Paesi colpiti dai dazi, se vogliono mantenere la loro presenza nel mercato, sono costretti a incamerare gran parte della tassa perdendo tutti o parte dei loro guadagni.
Questo è esattamente quello che spera Trump rispetto alle importazioni di moda e vini europei. Far pagare alle aziende europee la sua tassa pur di vendere nel mercato più grande del mondo.

Ma c’è ci sono due altri effetti negativi per il Paese che impone i dazi: la catena commerciale dei prodotti tassati potrebbe risentirne negativamente. Per il vino essa genera 4 volte il valore iniziale ed è composta solo da imprese locali. Inoltre il protezionismo cioè la protezione creata artificialmente imponendo dazi che accrescono il prezzo delle produzioni estere, spinge quelle nazionali all’inefficienza, meno ricerca, meno innovazione, meno tecnologia meno produttività…. Perché la concorrenza mondiale è un incentivo a migliorare qualità e costi di produzione. Vedremo se le tasse di Trump sul vino favoriranno le cantine statunitensi e gli investimenti esteri in USA.

Generalmente la politica tariffaria si associa alla politica monetaria in modo da riequilibrare la bilancia commerciale. In certi casi, tuttavia, come in Cina negli ultimi 40 anni il governo ha preferito stampare moneta e svalutare per produrre merci molto competitive da esportare. Una politica che ha trasformato la Cina nella “fabbrica del mondo”.

A quanto si può vedere l’imposizione dei dazi di Trump ha creato il maggiore choc all’economia americana dal 1971 quando Nixon cancellò gli accordi economici di Bretton Woods che avevano  regolato le transazioni nel dopoguerra e l’inflazione esplose impoverendo i cittadini. Questo mostra quanto sia difficile toccare gli accordi commerciali e quanta cautela richieda ogni decisione per non ricevere più danni che vantaggi dall’imposizione dei dazi. Forse Trump si sta rimangiando la sua decisione e tutto tornerà come prima. Almeno lo spero.

I DAZI FANNO MALE AI CITTADINI E DANNO POCHI VANTAGGI AGLI STATI

Esistono vari tipi di dazi

 Dazi doganali: come quelli decisi da Trump sono applicati sul valore delle merci importate. L’idea è di incentivare il consumo di prodotti nazionali e gli investimenti sulla loro produzione.
 Dazi fiscali: hanno uno scopo è di aumentare le entrate nelle casse dello stato.
 Dazi ritorsivi: la coì detta “guerra dei dazi” vengono introdotti in risposta a misure tariffarie adottate da altri Paesi
 Dazi antidumping: mirano a contrastare pratiche commerciali sleali
Il calcolo del dazio è fatto in modo diversi a seconda delle merci.

 Ad valorem: come percentuale sul valore del bene importato. Quelli imposti dal Presidente Trump sono di questo tipo.
 Specifico: un importo fisso per unità di prodotto (ad esempio, per tonnellata di grano importata).
 Misto: una combinazione delle due precedenti modalità.

I PAESI DOVE I DAZI SONO ALTI

Un articolo di Marzio Taccetti pubblicato nel Gamberorosso disegna la mappa dei Paesi con i dazi più alti. Noterete che i dazi danneggiano l’export italiano solo in alcuni mercati come Russia e Brasile mentre in altri casi non creano grossi problemi alle cantine italiane.
Dazi sopra il 10% sull’export enoico diretto in USA sarebbe invece un serio problema.

RUSSIA DAZI SUL VINO UE DEL 20%

Nel 2023, la Russia ha aumentato dal 12,5% al 20% il dazio sui vini provenienti da Paesi considerati “ostili” — principalmente Ue, Usa e Regno Unito. Una misura presa in risposta alle sanzioni occidentali. Ne hanno beneficato i vini provenienti dalle nazioni “amiche” che avevano dazi nulli o molto piccoli, come Cile, Armenia e Sudafrica.

BRASILE IL PAESE CHE TASSA LE TASSE

Ancora più alte le tasse in Brasile che sono del 27% sul vino importato. Il guaio è che le ulteriori imposte, federali e locali, gravano su prezzo tasse incluse generando un effetto a cascata che fa diventare carissimo qualunque vino. Speriamo negli accordi Mercosul per abbattere queste tasse.

MAROCCO E VIETNAM

Il Marocco ha una tariffa del 49% sui vini importati con alcune agevolazioni per i membri dell’Unione Europea.
In Vietnam il dazio del 50% è stato progressivamente ridotto e diventerà zero entro il 2027.

INDONESIA E INDIA

L’Indonesia applica un dazio sul vino del 90% a cui si aggiungono accise e Iva per arrivare a prezzi astronomici.
L’India ha un dazio del 150% ma sta negoziando con l’UE per ridurli.

IRAQ, MALESIA ED EGITTO

Arriviamo al top dei dazi: 200%, in Iraq 250% in Malesia, 1800% in Egitto. In questo Paese i dazi sullo spumante salgono al 3.000% ma il settore turistico ha una riduzione del dazio e paga “solo“ il 300%.



                                                                       
Cinelli Colombini
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