Gestire male la ripartenza è peggio dell’epidemia

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Gestire male la ripartenza è peggio dell’epidemia

Camere per turisti da sanificare come quelle ospedaliere, costi di gestione dei ristoranti tripli degli incassi …. La ripartenza dopo il covid è difficile

di Donatella Cinelli Colombini

Ripartenza-addetti-al-turismo-Istituto alberghiero Artusi

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Le difficoltà maggiori sono nelle strutture ricettive e di ristorazione. Dopo il covid la produzione in fabbrica oppure in ufficio è ricominciata anche se con forti riduzioni nei fatturati, nel numero degli addetti e negli orari …. Anche le attività commerciali stanno facendo passi avanti ….

RIPARTENZA: SERVE UNA CABINA DI REGIA NAZIONALE PER IL TURISMO

Il settore più colpito è sicuramente il turismo che da solo vale il 16% del PIL e contiene oltre 2,5 milioni di addetti.
Varrebbe la pena creare una cabina di regia sul turismo che affianchi il Consiglio dei Ministri nelle sue decisioni. Non esiste un ministero, che è stato soppresso dal referendum del 1993 e nello sterminato organo tecnico istituito per consigliare il Presidente Conte mancano esperti di turismo. Invece, ora più che mai, servirebbe un regista unico che indirizzi la politica nazionale e coordini gli assessorati regionali del turismo e dell’agricoltura visto che agriturismo e enoturismo fanno capo alle istituzioni rurali.

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La prima necessità è dunque l’unità di intenti.
Poi ci vuole velocità di decisione e di intervento.

SALVARE ALBERGHI E STRUTTURE RICETTIVE CON LE PROSPETTIVE DI LAVORO DEI LORO DIPENDENTI

Bisogna evitare che gli alberghi con l’acqua alla gola diventino facili prede per i network criminali pieni di soldi, come mafia e camorra, oltre che, di investitori asiatici a caccia di affari nell’ultralusso.
La riluttanza del Governo a sostenere finanziariamente le imprese e, all’opposto, la propensione a puntare sull’assistenza potrebbe avere effetti disastrosi. Lasciare collassare le imprese turistiche trasformerebbe un problema congiunturale legato al covid in un problema strutturale di dimensioni enormi. Costa meno salvare le imprese ora, anche con liquidità a fondo perduto, che creare posti di lavoro in sostituzione di quelli perduti. Avete presente quello che è successo con Alitalia e quanto è costato? Nel caso della ricettività turistica la dimensione è molto più grande.

IL TURISMO ITALIANO NON BASTA PER SOPPERIRE ALLA MANCANZA DI QUELLO ESTERO

Cala la propensione a fare vacanze, secondo IPSOS (rilevamento 7-10 aprile 2020) gli italiani intenzionati ad effettuare vacanze estive sono il 41% (era il 55% a febbraio) mentre il 37% è indeciso e il 22% ha rinunciato definitivamente. L’unico dato per noi positivo che la quota di quelli intenzionati a rimanere nel nostro Paese è cresciuta di 12 punti percentuali fino al 67%.
Poco per compensare l’assenza di 59 milioni di visitatori stranieri. Sono loro infatti il vero motore dell’economia turistica italiana: alberghi, agriturismi, ristoranti, negozi ….

ALBERGHI E AGRITURISMI: I COSTI DI UNA SANIFICAZIONE IMPOSSIBILE

L’Italia ha circa 5 milioni di posti letto turistici con una leggera prevalenza nelle strutture extralberghiere. Oggi viene richiesta una sanificazione di questi ambienti che somiglia a quella di una camera di ospedale. Il problema è che gli ospedali sono progettati per essere sanificati con mobili in metallo di forma molto semplice, pareti lavabili …. Non sono ambienti pieni di mobili antichi, tappezzerie e suppellettili come un appartamento agrituristico ricavato in ambienti storici. C’è poi il problema dei cuscini del letto che appaiono le cose più pericolose e vanno sanificati come quelli dei reparti di malattie infettive oppure sostituiti. Alla fine il costo dell’igienizzazione supera quello del pernottamento e, anche per non rovinare gli arredi, è preferibile sospendere l’utilizzo delle camere per tre giorni fra un cliente in modo che il virus muoia prima dell’arrivo del nuovo turista. Una modalità di soggiorno che abbassa ancora gli indici di occupazione delle camere e impone dei soggiorni più lunghi di quelli ante covid. Anche nella migliore delle ipotesi le strutture ricettive dovranno tagliare ferocemente il personale per abbattere i costi di gestione. Secondo il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca nelle strutture ricettive sta avvenendo un vero e proprio tracollo. <<Ad aprile, nel comparto ricettivo sono andati persi circa 106 mila posti di lavoro stagionali. Se si guarda all’intero settore turismo, i posti di lavoro stagionali a rischio per l’estate 2020 sono quasi 500mila>>.

LA RISTORAZIONE POCHI COPERTI E MOLTI COSTI

Per i locali per ristorazione le prospettive sono altrettanto nere: <<30 miliardi di perdite rischio di chiusura per 50.000 imprese e la perdita di 300mila posti di lavoro>> è la previsione del presidente FIPE Lino Stoppani  << con la beffa di dover pagare il suolo pubblico stando forzatamente chiusi e la tassa sui rifiuti virtuali visto che i rifiuti non sono stati prodotti>>. Una richiesta d’aiuto urgente da parte di un settore da 85 miliardi di fatturato annuo e 1.200.000 occupati che poggiano la loro capacità di sopravvivenza sul lavoro quotidiano e sul turismo. <<Come facciamo? >> è la domanda che si fanno gli imprenditori di fronte alla prospettiva di incassare <<20mila Euro quando si va a pareggio con 120.000>> come ha detto il mio amico Aldo Cursano Vicepresidente Nazionale FIPE.

MA IL VINO COMPRATO DAI RISTORANTI VERRA’ PAGATO?

La crisi del turismo ha una coda lunga che arriva fino ai fornitori di bar, pub e ristoranti, osterie, pizzerie … Mi riferisco, ad esempio, alle cantine e agli importatori delle cantine italiane che non hanno ancora incassato il vino fornito a questi locali in epoca pre-covid. Un problema ben evidenziato per quanto riguarda l’UK ma che rispecchia la situazione italiana <<perché, in alcuni casi, queste imprese potrebbero aver già deciso di chiudere definitivamente>> con effetti disastrosi: il licenziamento dei dipendenti e gli insoluti alle cantine e agli altri fornitori che avevano dato loro le merci.

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