Il turismo del vino ama la tecnologia?

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Il turismo del vino ama la tecnologia?

Il turismo del vino fra tradizione e ambienti virtuali. Per rinnovare e diversificare l’offerta ci vuole più tecnologia o più conservazione?

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Di Donatella Cinelli Colombini

E’ giusto mantenere le cantine come dei “piccoli mondi antichi” dove il turista trova il ricordo dei nonni oppure è meglio introdurre touch screen, ambienti digitali, realtà aumentata ….

RAPPORTO SULL’INNOVAZIONE TECNOLOGICA NEL TURISMO ENOGASTRONOMICO

Nel recente interessantissimo Rapporto sull’innovazione tecnologica nel turismo enogastronomico Roberta Garibaldi ci pone davanti a questo dubbio a cui lei da una risposta positiva proponendo l’innovazione come strumento per ottenere più coinvolgimento e interesse da parte dei visitatori.

I MUSEI, LE MOSTRE E L’INNOVAZIONE TECNOLOGICA

In molti musei aziendali dedicati all’agroalimentare c’è un ampio uso della tecnologia. In quello Lavazza, ad esempio, ci sono tazzine

Vernaccia Wine Experience

Vernaccia Wine Experience

multimediali, oppure in Olanda l’Heineken Experience fa vivere ai turisti l’esperienza della birra per cui vengono scossi, spruzzati d’acque e esposti al calore. Anche nella Cité du Vin a Bordeaux è possibile percorrere la storia del vino con una sequenza di piccoli teatrini digitali mentre al MAVV- Museo dell’arte, del vino e della vite della Reggia di Portici ci sono videogiochi sulle fasi della vinificazione con un sommelier “virtuale” che giudica alla fine. Persino nel piccolo museo della Vernaccia di San Gimignano è la tecnologia a creare emozione, creando personaggi virtuali e visita degli ambienti di produzione con visione a 360°.

LA TECNOLOGIA NELLE CANTINE TURISTICHE

Nelle cantine straniere – soprattutto in Sud America – c’è un ampio utilizzo della tecnologia nel racconto del vino con ambienti immersivi, tavoli multi-touch, esperienze partecipate come giochi elettronici… è anche vero che queste proposte sono tipiche di aziende di ultima

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generazione, per cui creano emozione e coinvolgimento in ambienti che altrimenti non riuscirebbero a trasmettere altro che la propria bellezza architettonica. Si tratta quindi di una necessità contingente piuttosto che la risposta alle esigenze di un turista nativo digitale che accetta il coinvolgimento solo attraverso i mezzi elettronici. Si tratta dei cyber – relational addiction – visitatori che, almeno fin ora sono in numero marginale rispetto ai 14 milioni di turisti delle cantina italiane.

Tuttavia l’utilizzo della tecnologia permette di offrire ai wine lovers l’esperienza didattica. Ad esempio può portare i visitatori nella vendemmia anche in piena estate, con ologrammi e immagini della raccolta dell’uva e della vinificazione, compresi il rumore e il profumo del mosto.
I nuovi strumenti di comunicazione aiutano a raccontare aspetti specifici di ogni singola azienda contrastando la tendenza all’omologazione che purtroppo sta diventando un problema delle cantine turistiche italiane. Ecco che impianti sonori, luci, proiezioni, possono consentire una divertente drammatizzazione della storia aziendale.
C’è poi un ampio mondo di esperienzialità come a JCB Tasting Salon di Yountville in California dove ci sono tavoli digitali multi-touch in grado di identificare il vino semplicemente appoggiandovi il bicchiere e poi fornisce informazioni video e immagini su quello che il consumatore sta bevendo.. La cantina Bodegas Ramòn di Bilbao, in Spagna, propone la “Experiencia Oculus” con visori per la realtà virtuale. Nella cantina Colli della Murgia in Puglia, c’è un sommelier virtuale di nome Franco che risponde a domande sulle produzioni vitivinicole, sull’azienda e sul territorio. Masi ha recentemente vinto un premio per il tino della Tenuta Ca Nova in cui i turisti vivono l’esperienza della fermentazione del vino con immagini, rumori e profumi.

I PRO E I CONTRO DELL’INNOVAZIONE NELL’OFFERTA ENOTURISTICA

<<Le nuove tecnologie, dalla realtà virtuale e aumentata agli ologrammi, ai tavoli multimediali, possono facilitare la relazione coi turisti, prima, durante e dopo l’esperienza>> ha detto Roberta Garibaldi, spiegando che non sono solo i millennials ad essere attratti da queste nuove proposte.
In effetti una grossa fetta delle nuove proposte culturali, dalle mostre agli allestimenti dei musei fa uso della tecnologia per spiegare e coinvolgere. Sono anzi gli ambienti immersivi quelli che piacciono di più, battendo in capacità attrattiva persino i capolavori originali.
In questa logica l’introduzione di proposte multimediali nelle cantine pare più che opportuna: rimane da capire se favorirà la diversificazione dell’offerta oppure produrrà, come temo, una maggiore omologazione. Ma soprattutto mi chiedo se non convenga puntare in direzione opposta credendo fino in fondo sul valore degli antichi mestieri e della manualità, coinvolgendo i visitatori in quel mondo di tradizioni, piante, animali di cui le campagne sono gelosi custodi. Un mondo che pare lontanissimo da quello frenetico fatto di schermi, tastiere e connessioni in cui è immersa l’umanità e che forse ha solo bisogno di essere raccontato e mostrato meglio nella sua totale autenticità.

wine-destination

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