Manager nel vino non si nasce, ma si diventa

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Manager nel vino non si nasce, ma si diventa

Apprezzare i collaboratori, condividere con loro gli obiettivi, dare la carica, delegare, aggiornare le competenze .. la lezione di Paolo Ruggeri

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Di Donatella Cinelli Colombini

La distanza fra quello che dovrebbe essere fatto nelle aziende e quello che invece avviene è enorme, specialmente nelle imprese del vino. Il settore enologico è quello con più imprese verticali -dalla vigna all’export- fra tutti i settori agricoli ma, benché ci siano oltre 35.000 aziende “professionali” rimane un ambito povero di competenze manageriali. Per questo le carenze presenti in moltissime imprese di altri comparti economici, sono ancora più visibili e accentuate nel mondo del vino causando dinamiche devastanti nelle cantine e nelle denominazioni.
Io leggo spesso manuali di management, di marketing, di tecnica di gestione … Non mi scoraggio neppure quando, a causa della mia abissale somaraggine in matematica, capisco solo vagamente i contenuti: imparo sempre. Ma a volte, incappo in manuali che mi aprono davvero gli occhi come I nuovi condottieri, di Paolo A. Ruggeri (Engage pp 160 € 28). Leggetelo e capirete tanto, ma proprio tanto, del mondo produttivo che vi circonda.

POCHE GRANDI E MOLTE PICCOLE CANTINE  MA POCHISSIMI MANAGER DEL VINO

Il vino italiano è composto da 310.000 imprese con vigna con una media di 2 ettari ciascuna. Tuttavia i 13 miliardi di business che scaturiscono dal vino sono concentrati nelle aziende più grandi: le 105 cantine con fatturato superiore ai 10 milioni di Euro (2 miliardi di bottiglie ) detengono il 46,5% dell’intero giro d’affari e il 62% dell’export. Nel 2018 il vino italiano ha accresciuto il suo business del 2,3% mentre le grandi cantine trottavano al ritmo del 6,2%. Questi dati, tratti dall’analisi di Anna Di Martino, servono a evidenziare come la maggior parte delle aziende italiane soffrano di nanismo ma forse anche di deficit nel management.

PAOLO RUGGERI  E I NUOVI CONDOTTIERI

I nuovi condottieri, manager del vino-si-diventa

I nuovi condottieri, manager del vino-si-diventa

L’utilissimo manuale di Paolo Ruggeri mette in evidenza i segreti del bravo -titolare d’azienda e manager, primo fra tutti quello di gratificare i dipendenti riconoscendo i loro meriti, motivarli condividendo con loro gli obiettivi ed anche i successi.

Quanti nel mondo del vino lo fanno?

Quasi nessuno. Chi viene da famiglie contadine è più abituato al bastone che alla carota e applica la stessa tecnica anche da “fattore” o da “proprietario”. Persino i laureati in agraria mancano di una vera formazione alla leadership perché negli atenei dove hanno studiato insegnano estimo, industrie agrarie, coltivazioni arboree …. ma non management.

LO STUDIO E L’AGGIORNAMENTO CHE SERVE AI MANAGER

Il bello, per noi del vino, viene dal capitolo intitolato “Qualità personali del leader” dove la crescita aziendale viene messa in diretta correlazione con le competenze del capo che devono costantemente crescere con l’espandersi dell’attività che dirige. Invece quanti studiano per trasformarsi da colui che vende in quello che guida la forza vendita e poi in chi disegna i piani marketing e definisce gli obiettivi?

Nessuno o quasi.

Wine2wine, conferenza delle Donne del Vino

Wine2wine, conferenza delle Donne del Vino

La cosa peggiore è l’effetto trascinamento della denominazione di successo che crea l’illusione di essere artefici invece che beneficiari del risultato positivo della propria cantina. Nella mia esperienza ho incontrato decine di produttori convinti di essere dei fenomeni ma pochissimi autentici leader. Anzi il più delle volte questi ultimi sono i più modesti, quelli che parlano bene degli altri e poco di sè stessi.

I MANAGER DEL VINO CHE CREDONO DI SAPERE TUTTO

Basta andare a Wine2wine, il workshop di wine business organizzato ogni dicembre dalla vulcanica Stevie Kim, nei locali di VeronaFiere a Verona, per rendersi conto che i giovani produttori delle denominazioni più importanti non ci sono. Magari sono presenti alcuni  giovani direttori di consorzi, qualche addetto al commerciale che vuole crescere, qualche produttore di zone meno famose, gli eredi delle cantine più grandi  … ma mancano  quasi tutti i giovani che dirigeranno le piccole cantine più famose.
Loro non hanno bisogno di imparare? Oppure pensano di sapere tutto?

PUNTARE SUL TALENTO E COLTIVARLO E’ IL SOLO MODO PER FAR CRESCERE LE IMPRESE E I TERRITORI DEL VINO

Purtroppo questo atteggiamento  ha dei riflessi anche sui consorzi che dovrebbero condurre le denominazioni sulle nuove vie verso il futuro. Molto spesso sono poco innovativi e fanno salti in avanti solo quando sono guidati da direttori come Gianpietro Comolli in Franciacorta, Giuseppe Liberatore nel Chianti Classico o presidenti come Matteo Ascheri nel Barolo (ce ne sono tanti altri ma non posso citarli tutti) che sono manager con competenza, leadership e senso etico del bene comune.
A mio avviso diffidare di chi ha talento  mandando avanti solo i gregari è la vera tragedia dell’Italia e potrebbe mettere a rischio anche il vino italiano.
Spero di avervi convinti, se siete un titolari o manager oppure  volete diventarlo, comprate il manuale di Paolo Ruggeri, leggetelo e mettetelo in pratica: vi aiuterà a vincere e a salire molto in alto!

wine-destination

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