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ANNA DI MARTINO E I 27 BIG DEL VINO ITALIANO

SONO LE 14 CANTINE CHE FATTURANO OLTRE I 200 MILIONI E LE 27 CHE SUPERANO I 100 MILIONI DI EURO DI BUSINESS PARI AL 41% DI TUTTO GIRO D’AFFARI ENOICO ITALIANO

Anna Di Martino Classifica delle cantine con oltre 100 milioni di fatturato

Anna Di Martino Classifica delle cantine con oltre 100 milioni di fatturato

di Donatella Cinelli Colombini, winedestinations, Fattoria del Colle, Casato Prime Donne

Come ogni anno il Corriere della Sera pubblica l’analisi di Anna di Martino sui grandi gruppi enologici italiani. Sono solo 27 ma da soli rappresentano il 41% del fatturato 2024 del mercato vitivinicolo italiano e il 47,5% dell’export rispettivamente con 14,5 miliardi e 8,1 miliardi. Detto così le altre 35.000 cantine italiane sembrano nanette nel Paese di giganti ma in realtà in Italia la concentrazione produttiva del vino è molto inferiore che nel resto del mondo.

Come sempre il gruppo delle cantine con oltre 100 milioni di fatturato è guidato da CIV cioè Cantine riunite + Gruppo Italiano Vini con i suoi 468 milioni di business e 197 milioni di bottiglie. Un’alleanza che vede GIV con il maggior fatturato e minori bottiglie e le Riunite con 135 milioni di pezzi dal prezzo medio inferiore a 2€. Sono proprio loro a spostare la prospettiva su questo ristretto numero di grandi aziende che complessivamente vendono circa 2,2 milioni di bottiglie.

2024 ANNO IN CUI LA CRESCITA DELLE GRANDI CANTINE ITALIANE SI E’ FERMATA

Il 2024 è stato un anno molto complicato anche per i grandi gruppi che sono reduci da un lungo periodo di crescita e di ottimi margini. Gli scorsi 12 mesi hanno scontato una crisi nazionale dei consumi, una situazione internazionale incerta e economicamente poco florida …. Il risultato è che 9 aziende delle 27 grandi chiudono il bilancio con un segno meno nei fatturati: Iwb, Herita Marzotto wines estates, Gruppo Lunelli, Schenk italian wineries e gruppo Ruffino, oltre alle cooperative: Caviro, Cavit, Mezzacorona e Cadis 1898. Altri 5 gruppi hanno fatto lo stesso business dell’anno prima la coop Cantine Riunite e Vignaioli veneti friulani e le private Fratelli Martini, Marchesi Frescobaldi e Villa Sandi. Ci sono anche 13 cantine che hanno continuato a crescere. La situazione delle grandi imprese del vino è dunque solidissima ma la loro corsa in avanti pare rallentare.

COOP DEL VINO SONO IN CRISI O IN SALUTE?

LEGGO SU WINE SEARCHER UN ARTICOLO PREOCCUPANTE SULLE DUE COOPERATIVE DEL VINO IN CRISI – MONCARO E CANTINE EUROPA- MA I DATI NAZIONALI MOSTRANO UNA SITUAZIONE BUONA

Assessore Antonini con le Donne del Vino

Assessore Antonini con le Donne del Vino

Di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

Durante il mio viaggio nelle Marche con le Donne del Vino, nel giugno scorso, la parola Moncaro veniva fuori come un incubo ricorrente. La crisi della principale cooperativa, quella che produce un quarto di tutto il Verdicchio è davvero un incubo per il vino marchigiano.
Per fortuna ci sono persone che possono dare un valido aiuto. Michele Bernetti, Presidente dell’Istituto marchigiano di tutela dei vini è bravissimo, corretto e coraggioso. Lo conosco da sempre e lo ammiro da sempre come uno degli uomini del vino più capaci, altruisti e equilibrati. Parla poco, ascolta molto e sa sempre quello che dice.

MONCARO E IL VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI

Ho conosciuto l’Assessore Regionale all’Agricoltura Andrea Maria Antonini, che mi ha fatto un’ottima impressione. E’ una persona intelligente e responsabile, credo farà il possibile per limitare i danni. Certo il problema è grosso perché i 25 milioni di Euro di debiti delle Terre Cortesi-Moncaro sono tanti.

NELLE MARCHE CON LE DONNE DEL VINO

AMICIZIA, GRANDISSIMI VINI BIANCHI, LUOGHI FAMOSI, ALCUNI FAMOSISSIMI E TUTTI DIVERSI, UNA GASTRONOMIA FORMIDABILE: QUESTE SONO LE MARCHE DELLE DONNE DEL VINO

Donne del vino nelle Marche degustazione di vini bianchi a lungo invecchiamento

Donne del vino nelle Marche degustazione di vini bianchi a lungo invecchiamento

Di Donatella Cinelli Colombini #winedestination 

Marche “la regione da amare” accoglie le Donne del Vino a braccia aperte con una spettacolare convention progettata nei minimi dettagli della delegata Daniela Sorana con l’amorevole cura di Nazzarena Ceci, l’entusiasmo di Stefania Palazzesi e di 35 socie entusiaste e generose. Esperienza favolosa! Brava alla Presidente Daniela Mastroberardino per aver sostenuto il progetto.
Un momento per di amicizia e affetto con tante persone che hanno una parte importante nel mio cuore. Io Marzia Morganti e Anna Di Martino arriviamo dalla Toscana in auto e l’avventura comincia.

Chi è Lamberto Frescobaldi Presidente UIV

Eletto all’unanimità, guiderà l’Unione Italiana Vini per i prossimi 3 anni. Il Marchese fiorentino, capo di una delle più prestigiose griffe del vino italiano

 

LambertoFrescobaldi-GuidoFolonari,-SilvanaBallotta

LambertoFrescobaldi-GuidoFolonari,-SilvanaBallotta

di Donatella Cinelli Colombini

A prima vista sembra un lord inglese ma se parla viene fuori l’accento americano perché ha studiato a Davis in California, l’università più famosa del mondo per il wine business dove ha mandato anche suo figlio. L’aspetto anglofilo è abbastanza comune a tutta l’aristocrazia fiorentina che, anche nell’abbigliamento, sembra sempre reduce da un soggiorno al castello di Balmoral in Scozia. Ma pochi hanno l’orgoglio di dire, come i genitori di Lamberto, di essere stati invitati al matrimonio di William e Kate – e non sedendo in fondo all’abbazia di Abbazia di Westminster ma nelle prime file, fra quelli che hanno solo sangue blu nelle vene.

 

FRESCOBALDI NOBILI, BANCHIERI, VIGNAIOLI FIORENTINI

In effetti Lamberto ha 30 generazioni di Frescobaldi alle spalle con una storia familiare di banchieri e vignaioli. La produzione di vino fu iniziata nel Trecento da Berto Frescobaldi che lasciò ai figli terre e vigneti.

Gigantismo in cantina: meno imprese e più dimensione

In Francia le aziende con vigneto hanno 19 ettari ciascuna e in Italia poco più di 2, ma le grandi cantine si uniscono e diventano più grandi. Opportunità o minaccia?

 

TorreVento-cantine-sempre-più-grandi-in-Italia

TorreVento-cantine-sempre-più-grandi-in-Italia

di Donatella Cinelli Colombini

Negli ultimi 10 anni le aziende del vino francesi sono calate di 11.000 unità e ora sono 59.000.
Un processo diffuso di fusione e acquisizione che riguarda anche i vigneti e non solo le cantine come in Italia. La zona più toccata sembra Bordeaux dove, dopo il 2010, sono sparite 3.100 imprese.

NON SI TRATTA DI UN PROCESSO CIRCOSCRITTO AL VINO

Tutto il settore agricolo francese presenta la stessa dinamica: ovini e caprini -20.000 bovini da carne -15.000 e così tutti i comparti escluso gli orti per un totale di 100.000 aziende in meno in soli dieci anni. Sono sparite le imprese piccole o piccolissime dove, al momento della successione, gli eredi non hanno visto una prospettiva di lavoro e guadagno per cui hanno preferito vendere.
In conseguenza di ciò, la dimensione aziendale agricola media, in Francia, è cresciuta a 69 ettari coltivati.
Nelle imprese con vigneto, nel 2010, c’erano mediamente 3 ettari di vigne e oggi ce ne sono 19. La dimensione è aumentata ancora di più nella zona di Bordeaux dove è passata da 9 a 37 ettari di vigneto.

Cuvage-Mondodelvino

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COSA STA SUCCEDENDO NELLE CANTINE ITALIANE

Andiamo adesso a vedere la situazione in Italia scoprendo di qualcosa di completamente diverso. Secondo Ismea, le cantine vinificatrici sono 47.500 e le aziende agricole con vigneto 310.000 con una superficie media di 2,1 ettari ciascuna. I dati 2018 e 2020 mostrano un’estrema stabilità. Tuttavia la concentrazione produttiva è in atto anche nel nostro Paese. Abbiamo un aumento di taglia da parte dei gruppi di vinificatori e imbottigliatori che erano già grandi.

<<E’ il caso per esempio dell’Italian Wine Brands (quotato all’Aim) che ha appena definito l’acquisto di Enoitalia. Ed è il caso di Botter e Mondodelvino che sono confluiti in un nuovo polo vinicolo con forti ambizioni sotto l’egida di Clessidra>> scrive Anna Di Martino nella sua classifica 2020. 

Le cantine che rendono di più hanno la corona

Le cantine più redditizie sono blasonate: i marchesi toscani Incisa (Sassicaia), Antinori e Frescobaldi. Moltissime delle grandi aziende del vino sono miniere d’oro

Anna Di Martino

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Di Donatella Cinelli Colombini

Il 2020 sarà ricordato come un anno difficile per le cantine italiane, specialmente per quelle piccole e medie che vendevano la maggior parte del loro vino nei ristoranti e nelle enoteche del nostro Paese. Queste imprese hanno visto dimezzarsi il loro giro d’affari pagando quasi per intero il prezzo economico della pandemia.
Nel totale il giro d’affari del vino è calato di 3 miliardi pari al 24% del 2019. Una frenata che ha riguardato soprattutto il mercato nazionale mentre l’export ha segnato solo un 2,4% in meno rispetto allo scorso anno.

CLASSIFICA DELLE GRANDI CANTINE DI ANNA DI MARTINO

I dati arrivano, come sempre dall’accuratissima indagine di Anna Di Martino sulle principali cantine italiane e, in generale, sullo scenario del wine business. Va ricordato che i 106 big del vino, di cui si occupa la mia amica Anna, detengono il 61,8% del fatturato enoico complessivo e il 62% dell’export.
Il loro decremento di fatturato è stato solo del 3,2% e questo fa ben capire la batosta subita delle piccole imprese su cui si è concentrata la stragrande maggioranza dei 3miliardi di vino invenduto 2020.

Colossi del vino italiano ora sono tre 

Italian Wine Brands acquisisce Enoitalia e nasce un colosso da 400 milioni di Euro, il Fondo Clessidra unisce Botter e Mondodelvino per un totale di  350 milioni 

Cuvage-Mondodelvino

Cuvage-Mondodelvino

di Donatella Cinelli Colombini 

GIV-Cantine Riunite non è più il solo grande gruppo italiano anche se resta il primo della lista con oltre seicento milioni di business annuo.  La riunione di Botter e Mondodelvino in una sola impresa all’interno del fondo Clessidra crea un altro colosso. E’ ancora più grande quello che Italian Wine Brands ha formato acquisendo Enoitalia per 150 milioni di euro. Si tratta di un’impresa privata del vino da oltre 400 milioni di euro di fatturato, annuo.

LE 100 GRANDI CANTINE FANNO DA SOLE META’ DEL BUSINESS ENOLOGICO ITALIANO

Piccolo, purtroppo, nel vino è sempre meno bello. Durante la pandemia le 100 grandi cantine italiane hanno fatto utili mentre quelle di ridotte dimensioni, anche se bravissime, hanno sofferto.

Londra_Stefano-Ricagno-riceve-il-premio-per-Cuvage

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Come giustamente sottolinea Anna Di Martino nel suo report annuale sulle grandi imprese enologiche del nostro Paese, le 100 più grandi, fanno da sole metà del giro d’affari di tutte le 35.000 cantine italiane e oltre il 60% dell’export totale.

Questo significa che le piccole sono davvero piccole e nella stragrande maggioranza dei casi molto piccole.

L’operazione del Fondo Clessidra che ha acquisito la maggioranza di Mondodelvino unendola a Botter e formando un gruppo da 350 milioni di fatturato annuo, così come la creazione del nuovo gruppo formato da Italian Wine Brands e Enoitalia, Gruppo Pizzolo (Ebitda di Euro 42,7 milioni nel 2020)  dice anche un’altra cosa: puntare su chi ha pochi vigneti è più remunerativo.

Il vino è un affare di famiglia?

Gioie e dolori delle cantine di famiglia. Appartenere a una dinastia del vino offre maggiori prospettive di immagine e di durata nel tempo sempre che non si litighi. Vediamo se il vino è un affare di famiglia

La Vendemmia 2015 Montenapoleone, Buffo, Lunelli, Boscaini, Soldati, Nonino, Antinori

Lucia Buffo intervista Lunelli, Boscaini, Soldati, Nonino, Antinori

di Donatella Cinelli Colombini

Mi casca l’occhio su un articolo di Wine Searcher, il super portale neozelandese che pubblica i prezzi dei vini di tutto il mondo nelle migliori rivendite di tutto il mondo, insieme a articoli sempre interessantissimi. Il titolo è “Family Wine affair a Risky Business” ed è scritto da Margaret Rand.

FAMIGLIE DEL VINO STORIE DI NOBILTA’ E LITIGI

Io sono parte di una wine family, i miei vigneti sono sulla terra dei miei antenati almeno dalla fine del Cinquecento,  e quindi la cosa mi riguarda. Leggendo il pezzo della Rand si capisce che

AIV-visita in Toscana Antinori nel Chianti Classico, Maurizio-Zanella-Angelo-Gaja-Piero-Antinori-Donatella-CinelliColombini

Gaja e Antinori a capo di due celebri famiglie del vino. Qui il vino è un affare di famiglia

la mia è una situazione privilegiata che ingenera un maggior apprezzamento del brand e del vino. Tuttavia il proverbio “parenti serpenti” si adatta alla lettera a moltissime dinastie del vino particolarmente conflittuali. Gli esempi nell’articolo sono espliciti e iniziano con i miei lontani parenti Biondi Santi, continuano con gli Alvarez di Vega Sicilia, per arrivare ai Mondavi dove Robert ha raccontato gli scontri, anche fisici, in un libro autobiografico.

LE ASSOCIAZIONI DELLE FAMIGLIE DEL VINO

Proprio la difficoltà nel creare coesione fra i membri dei casati storici del vino e il bisogno di consigliarsi a vicenda, li ha spinti a unirsi in sodalizi come la Primum Familiae Vini nato 25 anni fa e composto dal vero Gotha dell’enologia mondiale: Marchesi Antinori, Baron Philippe de Rothschild, Joseph Drouhin, Egon Müller Scharzhof, Famille Hugel, Champagne Pol Roger, Famille Perrin, the Symington Family Estates, Tenuta San Guido, Familia Torres, Vega Sicilia and Clarence Dillon. Ovviamente non è l’unico sodalizio, esistono aggregati con scopi eminentemente commerciali oppure legati da obiettivi comuni come le Famiglie dell’Amarone che si sono opposte al Consorzio della Valpolicella.

Manager nel vino non si nasce, ma si diventa

Apprezzare i collaboratori, condividere con loro gli obiettivi, dare la carica, delegare, aggiornare le competenze .. la lezione di Paolo Ruggeri

Paolo-Ruggeri-docente-consulente sulla-tecnica-di-leadership-e-di-management

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Di Donatella Cinelli Colombini

La distanza fra quello che dovrebbe essere fatto nelle aziende e quello che invece avviene è enorme, specialmente nelle imprese del vino. Il settore enologico è quello con più imprese verticali -dalla vigna all’export- fra tutti i settori agricoli ma, benché ci siano oltre 35.000 aziende “professionali” rimane un ambito povero di competenze manageriali. Per questo le carenze presenti in moltissime imprese di altri comparti economici, sono ancora più visibili e accentuate nel mondo del vino causando dinamiche devastanti nelle cantine e nelle denominazioni.
Io leggo spesso manuali di management, di marketing, di tecnica di gestione … Non mi scoraggio neppure quando, a causa della mia abissale somaraggine in matematica, capisco solo vagamente i contenuti: imparo sempre. Ma a volte, incappo in manuali che mi aprono davvero gli occhi come I nuovi condottieri, di Paolo A. Ruggeri (Engage pp 160 € 28). Leggetelo e capirete tanto, ma proprio tanto, del mondo produttivo che vi circonda.

POCHE GRANDI E MOLTE PICCOLE CANTINE  MA POCHISSIMI MANAGER DEL VINO

Il vino italiano è composto da 310.000 imprese con vigna con una media di 2 ettari ciascuna. Tuttavia i 13 miliardi di business che scaturiscono dal vino sono concentrati nelle aziende più grandi: le 105 cantine con fatturato superiore ai 10 milioni di Euro (2 miliardi di bottiglie ) detengono il 46,5% dell’intero giro d’affari e il 62% dell’export. Nel 2018 il vino italiano ha accresciuto il suo business del 2,3% mentre le grandi cantine trottavano al ritmo del 6,2%. Questi dati, tratti dall’analisi di Anna Di Martino, servono a evidenziare come la maggior parte delle aziende italiane soffrano di nanismo ma forse anche di deficit nel management.

PAOLO RUGGERI  E I NUOVI CONDOTTIERI

I nuovi condottieri, manager del vino-si-diventa

I nuovi condottieri, manager del vino-si-diventa

L’utilissimo manuale di Paolo Ruggeri mette in evidenza i segreti del bravo -titolare d’azienda e manager, primo fra tutti quello di gratificare i dipendenti riconoscendo i loro meriti, motivarli condividendo con loro gli obiettivi ed anche i successi.

Quanti nel mondo del vino lo fanno?

Quasi nessuno. Chi viene da famiglie contadine è più abituato al bastone che alla carota e applica la stessa tecnica anche da “fattore” o da “proprietario”. Persino i laureati in agraria mancano di una vera formazione alla leadership perché negli atenei dove hanno studiato insegnano estimo, industrie agrarie, coltivazioni arboree …. ma non management.

LO STUDIO E L’AGGIORNAMENTO CHE SERVE AI MANAGER

Il bello, per noi del vino, viene dal capitolo intitolato “Qualità personali del leader” dove la crescita aziendale viene messa in diretta correlazione con le competenze del capo che devono costantemente crescere con l’espandersi dell’attività che dirige. Invece quanti studiano per trasformarsi da colui che vende in quello che guida la forza vendita e poi in chi disegna i piani marketing e definisce gli obiettivi?

Nessuno o quasi.

Le più grandi cantine italiane 2018

Le  più grandi cantine italiane per fatturato, crescita, export, superficie dei vigneti, profitti … secondo la classifica della super esperta Anna Di Martino

Anna Di Martino

Anna Di Martino-le -più-grandi-cantine-italiane-2018

Di Donatella Cinelli Colombini  

Anna Di Martino, super esperta di vino e economia, ci regala anche quest’anno l’analisi delle grandi cantine italiane. E’ pubblicata dal Corriere della Sera ma nel sito di Anna viene illustrata più nel dettaglio.
Le cantine con business sopra i 100 milioni di Euro fanno da sole un terzo dell’intero giro d’affari del vino italiano (10,6 miliardi). Sono solo 21 ma da sole fatturano 3.745 milioni. Rispetto al 2017 entrano in questo club esclusivo le Aziende Lunelli -Cantine Ferrari e Vi.Vo. del Prosecco mentre Contri Spumanti  e Villa Sandi di Polegato stanno per arrivare a conferma del momento felice delle bollicine italiane.
Se allarghiamo lo sguardo all’intera compagine di 105 cantine analizzate da Anna Di Martino notiamo che, tutte insieme, producono 2 miliardi di bottiglie e raggiungono 6,5 miliardi di fatturato, cioè il 56% dell’intero giro d’affari del vino italiano. Rispetto al 2017 hanno accresciuto del 2% il loro peso a riprova di un processo di concentrazione che, sebbene inferiore a quello degli altri Paesi, tuttavia è in atto anche in Italia.

Tenuta San Guido Sassicaia winery

Tenuta-San-Guido-centina-più-profittevole-fra-le-grandi-cantine-italiane

Essere grandi aiuta, infatti mentre l’intero comparto del vino cresceva, nel 2018,  del 2,3% le grandi cantine mettevano a segno un +6,29% del loro business.

LECANTINE PIU’ GRANDI PER FATTURATO

Cantine Riunite e GIV Gruppo Italiano Vini                           615milioni di Euro
Caviro                                                                                              338milioni di Euro
Fratelli Martini                                                                              220milioni di Euro
Marchesi Antinori                                                                         213milioni di Euro

Le cantine che guadagnano di più in Italia

Sassicaia, Antinori e Frescobaldi i toscani vincono nel rapporto fra fatturato e profitti. La classifica di Anna Di Martino sulle cantine che guadagnano di più

Tenuta San Guido Incisa della Rocchetta, Sassicaia

Tenuta San Guido Incisa della Rocchetta, Sassicaia

Di Donatella Cinelli Colombini

Le più grandi sono GIV-Cantine Riunite con 547 milioni di fatturato per 208 milioni di bottiglie. Seguono Caviro (226mil.ni) e Zonin (160 mil.ni), ognuna con grandi utili, anzi apparentemente tutta le 110 cantine guadagnano. Ma la parola magica di questa classifica non è il volume d’affari quanto piuttosto la redditività cioè la sigla Editba che vuol dire utili prima delle tasse e degli oneri finanziari. Dall’analisi sulle 110 più grandi cantine italiane, che Anna Di Martino ha pubblicato sul Corriere della Sera, si nota che i profitti arrivano più dalla qualità che dalla quantità. Svettano Tenuta San Guido di Incisa della Rocchetta, Frescobaldi e Antinori, cioè tre antichi e nobili casati toscani alla testa di brand enologi che producono eccellenze di fama

Antinori fra le cantine che guadagnano di più in Italia

Antinori fra le cantine che guadagnano di più in Italia

mondiale: Sassicaia, Masseto, Tignanello …. Oltre alle percentuali sono le cifre dei profitti che fanno sgranare gli occhi e sbiancare d’invidia: 81 milioni di Euro per Piero Antinori, 32 per i Frescobaldi, 15 per San Guido. Ma è la mitica cantina del Sassicaia la vera miniera d’oro con uno sbalorditivo rapporto del 54,8% fra il fatturato e l’utile operativo lordo. Che spettacolo! Il Marchese Incisa ottiene il suo volume d’affari di 28 milioni di Euro con sole 1,2 milioni di bottiglie. Bravissimo!

Cerchi un piccolo re? Produce vino

Un’indagine mostra come il vino italiano sia una costellazioni di dinastie che possiedono oltre la metà delle cantine italiane più grandi e remunerative

Antinori

Antinori

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

La copertina del Wine Spectator con l’Antinori family è quasi l’immagine di questa affermazione, ma qui di seguito ci sono le prove scientifiche. L’Osservatorio AUB sulle Aziende Familiari italiane che fa riferimento a UniCredit, Università Bocconi e Camera di Commercio di Milano,  fotografa le 175 cantine italiane con oltre i 10 milioni di fatturato scoprendo che oltre la metà del totale è a conduzione familiare. C’è di più, tre su quattro, sono ancora guidate dal pater familias cioè da un leader individuale. Il 76% di queste cantine è addirittura controllata da

Lunelli spumanti Ferrari

Lunelli spumanti Ferrari

una sola famiglia. Ma c’è un grosso tallone d’Achille in quello che sembra una costellazione di piccoli regni dinastici: il 26% di questi re ha oltre 70 anni. Un profilo decisamente geriatrico rispetto agli altri settori economici dove tale quota è del 18%.

Una situazione che ricorda quella della dinastia britannica e la frase che l’erede della Regna Vittoria, Edoardo che disse all’Arcivescovo di Cantebury <<Sono felice di avere un Padre eterno. Ma una madre eterna!>>

Il cielo del Brunello con le stelle di Sandra Savaglio

E’pieno di stelle il premio Casato Prime Donne 2014: Sandra Savaglio, Daniele Cernilli, Ian D’Agata, Anna Di MartinoAndrea Rontini

Sandra Savaglio con il vino Cenerentola

Sandra Savaglio con il vino Cenerentola

14 settembre 2014 Montalcino Premio Casato Prime Donne in edizione stellare: le stelle dell’astrofisica Sandra Savaglio, la luna fotografata da Andrea Rontini e le tre star del giornalismo enologico Anna Di Martino, Daniele Cernilli, Ian D’Agata e “Vita” la vignaiola che guarda il sole di Piero Sbarluzzi.

Il Premio che, da sedici anni, trasforma Montalcino in un palcoscenico per le grandi donne, quelle che cambiano il profilo femminile, propone quest’anno un esempio positivo al mondo della ricerca: Sandra Savaglio l’astrofisica che ha deciso di tornare all’Università della Calabria a Cosenza dopo 23 anni di lavoro con i maggiori telescopi stranieri e dopo essere diventata l’icona della fuga di cervelli. Infatti, nel 2004 il settimanale “Times” la mise in prima pagina con il titolo “How Europe lost its science stars”.
La giuria del Premio Casato Prime Donne composta da Francesca Cinelli Colombini (presidente), Rosy Bindi, Anselma Dell’Olio, Anna Pesenti, Stefania Rossini, Anna Scafuri e Daniela Viglione, ha dunque puntato in alto, su personalità di grandissimo livello, con una decisione pienamente condivisa dalla cantina Casato Prime Donne, la prima in Italia con un organico interamente in rosa, che organizza il premio.

Le super cantine in Italia e nel mondo

La cantina italiana con più fatturato è la Giv – Cantine Riunite, ma è la Cavit quella che esporta di più e la più remunerativa è Sassicaia

Tanuta San Guido

Sassicaia Tenuta San Guido

Vinitaly è il momento delle classifiche del vino e le due più importanti sono di Mediobanca e di Anna Di Martino per “Il Mondo”. Molte conferme e qualche sorpresa: scopriamo che le grandi cantine italiane crescono i loro fatturati nonostante la crisi in un comparto vino più in salute del resto dell’economia italiana, grazie all’export decisamente brillante. Fra le 15 aziende enologiche con maggiore percentuale di esportazione nel mondo, 4 sono italiane: Cavit al secondo posto assoluto, Antinori, Giv- Cantine Riunite e Caviro. Non si tratta di un’impresa eroica vista la dimensione enorme dei maggiori gruppi mondiali. La più grande, la statunitense Costelletion, ha un fatturato di 2.051.000.000$ cioè quattro volte la maggiore delle italiane che è la Giv-Cantine riunite.

                                                                       
Cinelli Colombini
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