ANGELUS LA SAGA INFINITA

Chateau Angelus campanile

ANGELUS LA SAGA INFINITA

CHÂTEAU ANGÉLUS; DOPO LA VERTENZA SULLA CLASSIFICAZIONE CHE LO NOMINAVA PREMIER GRAND CRU CLASSÉ ‘A’, ARRIVANO LE LITI FAMILIARI E L’AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA

Chateau-Angelus- degustazione di Luciano Pignataro 1

Chateau-Angelus- degustazione di Luciano Pignataro 1

Di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne Montalcino, Fattoria del Colle Trequanda

Apparentemente la famiglia de Boüard, titolare di Château Angélus passa più tempo in tribunale che in cantina. Infatti le notizie che la riguardano sono più spesso polemiche e vertenze legali che apprezzamenti dei suoi meravigliosi vini. Ora leggo che è in amministrazione controllata a causa dei conflitti interni alla proprietà.
Ma che disastro e che tristezza.

 

RICAPITOLIAMO LA STORIA DALLA VERTENZA SULLA PROMOZIONE A PREMIER GRAND CRU CLASSÉ ‘A’

Come è ben noto le cantine di Bordeaux sono classificate dal 1855 secondo una piramide. Periodicamente questa graduatoria viene rivista ma le revisioni del 2006 e del 2012 hanno suscitato aspre vertenze legali. Al centro della contesa Château Angélus che aveva ricevuto l’ambitissimo ruolo di Grand Cru Classé, Premier Grand Cru Classé e Premier Grand Cru Classé ‘A’. Angelus veniva accusato di aver scalato illegittimamente la classifica grazie alla presenza di uno dei suoi titolari, l’enologo Hubert de Boüard nell’INAO – Institut national de l’origine et de la qualité – che redigeva la classifica. Per questa accusa il tribunale aveva multato Hubert de Boüard e poco dopo Angelus aveva deciso di uscire dal sistema di classificazione ufficiale di Saint-Émilion. Una decisione che segue quella di altri due noti Châteaux bordolesi: Cheval Blanc e Ausone, il cui ritiro aveva fatto notizia nel luglio 2021.
E’ evidente l’insofferenza di molti celebri cantine per una gabbia normativa basata su criteri diversi da quelli di terroir, qualità del vino e storia a cui sentono di ispirarsi. Loro non si sentono più rispecchiati dalla classifica del 1855 ma il commercio internazionale dei fine wines la prende ancora come un Vangelo inossidabile a ogni attacco.

CHÂTEAU ANGÉLUS IN AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA DECISA DAL TRIBUNALE

Dopo la vicenda sulla classificazione del 1855 Hubert de Boüard de Laforest e sua figlia Stéphanie de Boüard-Rivoal arrivano sui giornali internazionali per le liti familiari che hanno portato Château Angélus a ricevere dal Tribunale Commerciale di Libourne un amministratore giudiziario provvisorio per il consiglio di amministrazione della tenuta. Si tratta di Sylvain Hustaix che nei prossimi 12 mesi guiderà Angelus e avrà il compito di far incontrare i rami della famiglia azionisti della tenuta al fine di definire una governance duratura. << A quanto pare, l’ex proprietario e noto enologo consulente Hubert de Boüard de Laforest (la cui gestione è attualmente affidata alla figlia Stéphanie de Boüard-Rivoal)>> spiega WineSearcher << non vede di buon occhio i cugini del ramo Grenié de Boüard e Kellerson della famiglia>>.
Questo conflitto continua, con alti e bassi, da 40 anni come ha riferito il sempre informatissimo Vinosphere.com
Nonostante diversi tentativi di conciliazione i dissapori familiari non si sono ricomposti anzi sono arrivati al culmine all’inizio di quest’anno quando la famiglia proprietaria non è riuscita a nominare il Consiglio di Amministrazione e il Consiglio di Sorveglianza. Data questa situazione di stallo, il tribunale è intervenuto.

Le speculazioni del mercato e dei concorrenti non si sono fatte attendere e questo ha costretto l’azienda a una dichiarazione sulla propria stabilità produttiva e patrimoniale.
Vista dall’esterno si tratta di una situazione senza sbocco ed è tristissimo, perché i vini di Château Angélus sono meravigliosi e il racconto della degustazione di Luciano Pignataro fa venire l’acquolina in bocca.
Cicerone diceva <<una pace ingiusta è meglio di una guerra giusta>> e io la penso allo stesso modo. Ho visto dissolversi aziende, progetti, addirittura comunità produttive a causa delle liti. Quando il concetto di bene comune viene meno c’è una sola cosa da fare: vendere.



                                                                       
Cinelli Colombini
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