Luigi Veronelli Tag

PER CAPIRE IL VINO BISOGNA ASSAGGIARLO CON CALMA

BASTA GUARDARE, ANNUSARE E POI METTERE IN BOCCA UN SOLO SORSO DA SPUTARE PER GIUDICARE UN VINO? QUANTO E’ IMPORTANTE BERE IL VINO CHE SI ASSAGGIA?

Per capire interamente un vino bisogna berlo oppure basta metterlo in bocca e sputarlo

Per capire interamente un vino bisogna berlo oppure basta metterlo in bocca e sputarlo

Di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne, Fattoria del Colle 

In effetti anche le mie enologhe assaggiano senza inghiottire quando devono controllare decine e decine di botti in un solo giorno. Tuttavia anche loro, quando arrivano vicini al vino definitivo, rallentano le degustazioni e bevono. Questo perché, per essere sicuri della propria valutazione bisogna dedicare più di un sorso e più di pochi minuti, allo stesso vino, e soprattutto deglutirlo.
Occorre ricordare che gli enologi cercano i difetti mentre i sommelier, i critici e i consumatori cercano nel calice soprattutto i pregi. E nella ricerca del piacere la fretta è sempre controproducente.
Altro elemento da considerare è il carattere gastronomico di certi vini che nascono per accompagnate il cibo per cui assaggiarle da soli può sfalsare il giudizio. Le bottiglie italiane sono quasi tutte così e infatti i clienti le consumano durante i pasti. Questo le penalizza nelle degustazioni in serie soprattutto se si tratta di assaggi bendati. Sono stata giurata in un concorso enologico internazionale in Canada e ricordo benissimo come la mia commissione desse punteggi più bassi ai vini con personalità distintiva, cioè penalizzasse quei fuori classe che escono dal coro e piacciono ai wine lovers proprio per quello. Ottenevano punteggi alti i vini classici e potenti.
Per questo è giusto chiedersi se l’assaggio seriale è ancora capace di individuare le eccellenze e a questo argomento è dedicato un articolo di WineNews con le interviste al critico Jacky Rigaux, al produttore Roberto Conterno autore del leggendario Barolo Monfortino Riserva e agli agronomi Lydia e Claude Bourguignon.

La cultura fa bene al vino

Veronelli, Cernilli, Buonassisi, D’Agata, O’Keefe come intellettuali provenienti da altri ambiti culturali fanno cambiare la produzione e il consumo del vino

 

Daniele Cernilli e Donatella Cinelli Colombini

Daniele Cernilli e Donatella Cinelli Colombini

di Donatella Cinelli Colombini

In genere le contaminazioni aprono la mente, fanno guardare le cose da altri punti di vista e mettono in crisi le convinzioni consolidate, insomma spingono in avanti la fantasia e la ragione.
Anche nel vino avviene la stessa cosa. Sono essenziali l’agronomo l’enologo ma non bastano perché il vino è cultura, cioè esprime la civiltà umana che lo produce e con essa si evolve nel corso del tempo.

 

I FILOSOFI VERONELLI E CERNILLI, IL MEDICO D’AGATA E IL SUPER ECLETTICO BUONASSISI

Per questo le voci “fuori dal coro” fanno fare autentici salti in avanti al concetto complessivo di enologia. Pensate a filosofi come Luigi Veronelli e, in anni più recenti, Daniele Cernilli. Due giganti che hanno rivoluzionato il modo di produrre e soprattutto di bere. Oppure pensate a medici come Ian D’Agata, italo canadese che ha seguito la sua passione per il vino invece di una promettente carriera accademica a Harvard. Ian ha una mente enciclopedica e un modo di elaborare informazioni complesse che gli viene dall’esperienza di ricerca e diagnosi. Tornando indietro nel tempo, il più eclettico di tutti: Vincenzo Buonassisi. Noi lo conosciamo come enogastronomo e giornalista ma se andate a cercare gli autori del brano “Mi va di cantare” interpretato al Festival di Sanremo del 1968, ci trovate il suo nome.

 

Musica e vino l’unione dei sensi che aumenta il piacere

Comincia con da Bellavista in Franciacorta il primo vero studio sull’assonanza di brani musicali a specifici vini e ora facciamolo insieme sul Brunello

Bellavista Franciacorta e musica

Bellavista Franciacorta e musica

Di Donatella Cinelli Colombini
Jazz & wine, MelodiadelVino, EnoArmonie, Bacco&Bach, Suoni di Vini … concerti e festival si susseguono nelle cantine … e dintorni come “7 note in 7 notti” serie di appuntamenti musicali-enologici, a Siena nelle splendida cornice della sala del

Cantine Aperte 2013 Bonella

Cantine Aperte 2013 Bonella

Concistoro del Palazzo Pubblico che l’11 dicembre ha visto impegnati i produttori dell’Orcia Doc insieme all’ensemble allievi dell’Istituto “Rinaldo Franci” sul tema “I fatti e i detti memorabili di Domenico Beccafumi” riferito agli affreschi della volta della sala. L’argomento vino-musica è dunque tutt’altro che nuovo ma è invece inedita la proposta di scegliere esattamente i brani musicali più capaci di rispecchiare le sensazioni di specifici vini. Comincia Vittorio Moretti con i suoi spumanti Bellavista e l’aiuto di un violoncellista di fama mondiale: Mario Brunello. L’obiettivo è di una completa assonanza che aumenti l’intensità del piacere e la comprensione di entrambe le espressioni artistiche: il vino e la musica.

Le Donne del Vino, Pinchiorri e Veronelli

Nel Relais Santa Croce sopra la loro enoteca  Giorgio e Annie Pinchiorri  parlano di Luigi Veronelli con le Donne del vino, Nichi Stefi e Gian Arturo Rota

Nichi Stefi Gian Arturo Rota Giorgio e Annie Pinchiorri

Nichi Stefi Gian Arturo Rota Giorgio e Annie Pinchiorri

C’è sempre da scoprire qualcosa su Gino Veronelli come il suo ruolo nella nascita del ristorante Pinchiorri. C’era un’enoteca che serviva anche qualcosa da mangiare ma la vera cucina fu realizzata quando Veronelli pubblicò una guida e premiò i Pinchiorri con il massimo punteggio il SOLE che significava “l’optimum per i valori di cucina e cantina”. Fu l’incoraggiamento che serviva ai Pinchiorri per accettare la sfida di aprire il ristorante senza tuttavia cambiare il nome che rimase Enoteca Pinchiorri. Nel racconto di Nichi Stefi e Gian Arturo Rota, autori del bellissimo libro ”Luigi Veronelli  la vita è troppo corta per bere vini cattivi“(Giunti e Slow Food editore pp 316 € 16,50) esce fuori con forza il ruolo di talent scout di Gino e l’ incessante ricerca di libertà che lo portò fino ad esiti di provocazione estrema. Il suo testo sul Marchese de Sade fu infatti l’ultimo libro bruciato sul rogo in Italia.
La presentazione del volume su Veronelli, organizzata da Diana Lenzi delegata delle Donne del Vino della Toscana, ha richiamato un folto pubblico fra cui la Presidente nazionale Elena Martuscello e Christiane Perato per moltissimi anni compagna di Veronelli.

                                                                       
Cinelli Colombini
Privacy Overview

Questo sito web utilizza i cookie per offrirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie vengono memorizzate nel tuo browser e svolgono funzioni come riconoscerti quando torni sul nostro sito web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito ritieni più interessanti e utili.