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Non è tutto lusso quello che sembra lusso ….. negli alcolici

Aumentare la percezione della qualità e non la qualità intrinseca, ecco la nuova tendenza delle bevande di alto prezzo, soprattutto per i super alcolici

Hine Cognac bottle

Hine Cognac bottle

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello

La chiamano “premiumisation” ed è la nuova tendenza delle bevande alcoliche con i marchi che cercano di migliorare la loro immagine senza accrescere la qualità, per alzare i prezzi e quindi i profitti evitando di investire in ricerca e sofisticate attrezzature produttive.
E’ questo l’argomento di un interessantissimo articolo di Drinks Business con l’intervista al CEO della maison di Cognac Hine, Francois le Grelle. Una distilleria che vende prodotti di altissima gamma come un Cognac in bottiglie di cristallo Baccarat che costano 5.250 sterline l’una e sono considerate la massima espressione del talento di Thomas Hine nella distillazione.
Di fronte a queste espressioni di qualità estrema, dentro e fuori la bottiglia, Francois de Grelle si indigna quando vede delle mistificazioni cioè prodotti mediocri che sembrano, ma solo sembrano, di alto livello e finiscono per confondere il consumatore offuscano l’immagine anche delle bottiglie davvero pregiate.

Francois le Grelle

Francois le Grelle

In realtà il mercato del lusso è in piena corsa e i consumatori più danarosi ed esigenti sono alla costante ricerca di cose esclusive con materie prime impeccabili e qualità senza compromessi. Acquisti che siano anche degli investimenti da tenere in cantine simili a casseforti.
Purtroppo, il caso del super falsario Rudy Kurniawan dimostra che gran parte dei clienti delle bottiglie più costose ed esclusive non sono intenditori ma solo persone desiderose di esibire la loro ricchezza oppure di speculare sull’aumento di valore.

Il mito dei Domaine de la Romanée-Conti si tinge di giallo

Passeggiando fra i miti ed i climat dei Domaine de la Romanée-Conti e della Borgogna fra tentativi di avvelenamento, amanti di re e prezzi da capogiro
Di Ignazio Anglani

Romanée Conti Albert de Villaine

Romanée Conti Albert de Villaine

I proprietari di Romanée-Conti Aubert de Villaine e Henry-Frédéric Roch, ad inizio 2010, ricevono in un cilindro la mappa dei vigneti dei Domaine e la richiesta di un milione di Euro per non avvelenarli. Inizialmente non danno peso alla cosa. A metà gennaio ricevono una seconda lettera, uguale alla prima, con l’indicazione di due viti avvelenate.

Iniziano le indagini e si scopre che il colpevole della truffa è un pregiudicato, Jacques Soltys, che in carcere, aveva elaborato questo piano. Per fortuna viene arrestato prima di metterlo in atto, ma purtroppo si suicida in carcere. Dalla vicenda è nato un articolo su Vanity Fair e un libro “Shadows in the Vineyard” di Maximillian Potter appena uscito.

Romanée Conti ha un passato lungo e suggestivo, in cui ci sono episodi mitici e non solo criminali. Le legioni romane portarono le viti in Borgogna, furono poi i monaci della Abbazia di San Vivant, dal 900, che divisero i vigneti in climat, fra cui il Cros des Cloux di 1,8 ettari, che nel 1631 mutò il suo nome in Romanée per la discendenza romana.

Condannato Kurniawan il più grande falsario del vino

Rudy Kurniawan era uno degli esperti più stimati e ammirati finché non è stato scoperto a fabbricare Pétrus, Romanée Conti e soprattutto bottiglie mai prodotte

Kurniawan le bottiglie false al processo

Kurniawan le bottiglie false al processo

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Che fosse bravo non c’è il minimo dubbio, infatti le sue bottiglie false non erano mai state scoperte tanto somigliavano, nell’aspetto esterno e nel sapore, a quelle originali. La truffa è emersa solo quando ha esagerato “producendo” vini falsi di vendemmie mai prodotte come i Clos St. Denis di Ponsot 1945 – 1971 mentre questo vino inizia dal 1982. Oppure 6 bottiglie di  Bonnes Domaine Georges Roumier del 1023 cioè un anno prima che fosse messo in bottiglia per la prima volta. Solo da questo affare Ruby aveva intascato 95.000$.
Senza questi inciampi il miliardario americano, nato a Jakarta in Indonesiana nel 1976, Ruby Kurniwan, bello, brillante, raffinato … sarebbe andato avanti per anni. In effetti questo personaggio è tutto un bluff, persino il nome. Quello vero è Zhen Wang Huang. Era arrivato in USA nel 1998 con un visa student ma già nel 2000 cominciava a comprare vini francesi carissimi per 1 milione di Dollari arrivando poi fino a 10 milioni di transazioni in una sola asta. Per Rudy Kurniawan i guai cominciarono nell’aprile del 2007 quando mise all’asta, a Los Angeles, alcune magnum di 1982 Château Le Pin. La prestigiosa casa d’aste Cristie’s stampò il catalogo e lo diffuse. Fu a quel punto che ricevette una telefonata dalla Francia, i  Le Pin titolari dalla cantina  gridavano furiosi<<queste bottiglie sono false>>.

Mercato delle bottiglie autentiche (vuote) e dei vini falsi

Questo è un vero e proprio appello: non aiutate i falsari … le bottiglie vuote importanti vanno conservate o distrutte non vendute su eBay

Lafite bottiglia vuota in vendita su eBay

Lafite bottiglia vuota in vendita su eBay

Di Ignazio Anglani
In questo blog abbiamo parlato di grandi bottiglie contraffatte e del falsario internazionale Rudy Kurniawan, ma vi siete mai chiesti da dove nasce il mercato dei vini falsi?
Eliminando i casi dei grandi imbroglioni con tanto di laboratorio, c’è un mercato di bottiglie di altissimo valore a prezzi che insospettiscono.
Acquistando bottiglie, specialmente in rete, è bene stare molto attenti che i venditori siano ben quotati e che non abbiano feedback negativi, ma spesso questo non basta.
Riconoscere un vino falso può essere molto difficile perché, salvo il liquido, spesso il resto è autentico.
Se cerchiamo su Google e soprattutto su eBay scopriremo un grosso mercato di bottiglie vuote con etichette intatte. Le prime che ho trovato sono uno Chateau Lafite Rothschild 1988 a 50€ e un Grands Echezeaux di Romanée Conti 2001 al prezzo di 35€. Entrambe venivano descritte “con etichette in perfette condizioni”. Se invece andiamo a vedere le quotazioni medie delle stesse bottiglie piene su Wine Searcher le troveremo rispettivamente a 500 e 800€.
Capite bene che se qualche male intenzionato ha voglia di fare business ha vita veramente facile. Per fortuna i tappi sono più difficili da trovare, ma cercando ci sono anche quelli.
Ecco dunque il nostro falsario con la bottiglia perfettamente etichettata che la riempie con un vino dello stesso uvaggio e poi la chiude con un tappo serigrafato. Il grande intenditore che, dopo l’acquisto, decidesse di aprirla penserà ad un vino non in perfette condizioni ma non a una truffa.

                                                                       
Cinelli Colombini
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