Barolo, Alto Adige e Supertuscan ecco chi amano le guide
L’analisi delle guide dei vini rivela che i super esperti del vino concentrano la loro attenzione su meno della metà delle denominazioni
Di Donatella Cinelli Colombini
L’autunno, per il vino italiano, è anche l’epoca delle guide: bicchieri, grappoli, stelle che manifestano l’apprezzamento delle numerosissime guide italiane. Siamo il solo Paese ad averne così tante: otto forse dieci. Dietro ciascuna di esse c’è un piccolo esercito di assaggiatori che, per mesi, si sottopongono a un ritmo forsennato di degustazioni, 50-80 vini al giorno scrivendo note di valutazione su tutti. Un tour de force che alla fine va in stampa prima di Natale.
La rivista Civiltà del Bere ha fatto un’analisi complessiva su queste pubblicazioni esaminando specificamente quelle uscite lo scorso anno ed ha scoperto come Barolo DOCG, Alto Adige DOC e Toscana IGT portano a casa la maggior parte dei premi nelle guide enologiche italiane, sono dunque le più amate dalla critica. La riflessione parte dalle DOC minori quelle su cui, nei mesi scorsi si è accesa una vasta discussione. Vengono infatti accusate di essere troppe e di ingenerare, all’estero, una gran confusione fra i consumatori. L’analisi di Civiltà del bere mira dunque a capire se le guide fungono da talent scout, sostengono questi territori minori e
vi trovano dei reali valori qualitativi. In realtà non è così, su 330 DOC esistenti al momento dell’uscita delle guide, solo 139 risultano citate almeno in uno di questi repertori. In altre parole 191 denominazioni non vengono prese minimamente in considerazione.
L’esame delle IGT rivela più o meno la stessa cosa : su 118 esistenti, le guide ne considerano 45. Qui la Toscana fa da padrone con i Supertuscan 129 premiati della tipologia Toscana IGT e 11 della tipologia Maremma.
Elena Cuccia, che ha analizzato le guide per Civiltà del bere, ha notato un altro elemento interessante, i vini più acquistati dai consumatori italiani non risultato apprezzati in egual misura dalla critica. I Supertuscan sono una dimostrazione evidente di questo fenomeno con i loro crescenti problemi commerciali, specialmente all’estero.
Il Barolo con 180 vini premiato è sicuramente la DOCG più apprezzata dalle guide. Il distacco con le sue dirette
competitrici è nettissimo. Il Brunello ha solo 73 vini premiati cioè meno della metà del “fratellone” piemontese, il Barbaresco 56 e il Chianti Classico 45. Una proporzione che non trova riscontro nel mercato e lascia abbastanza perplessi, soprattutto visto il cammino intrapreso dalla due DOCG toscane verso tipologie più eleganti, vicine a un sentimento contemporaneo, che in tutti i settori della civiltà umana – cinema, moda … e ovviamente vino – privilegia l’espressività, la tipicità, la diversità.









