COSA SONO I LOW-NAT E PERCHÉ MI PIACCIONO
NON SOLO I VINI CON BASSA GRADAZIONE NATURALE MI PIACCIONO MA NE HO GIÀ UNO È IL ROSATO IGT ROSA DI TETTO. I VINO LOW-NAT SONO MENO PROCESSATI E PIÙ BUONI

Low Nat Rosa di Tetto, IGT Toscana di Sangiovese Fattoria del Colle Donatella Cinelli Colombini
di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Casato Prime Donne Montalcino, Fattoria del Colle Trequanda
Un bellissimo articolo di Gianluca Atzeni su Trebicchieri spiega il motivo del grande entusiasmo verso i LOW-NAT, una tipologia che ha più o meno la gradazione della birra ma è assolutamente vino. Un entusiasmo che ha portato a modificare il disciplinare di produzione denominazioni come Orvieto, Pinot Grigio delle Venezie, Prosecco e Garda.
I LOW NAT METTONO D’ACCORDO TUTTI
Il punto è che le temperature crescono e i bisogni dei consumatori cambiano. Meno consumo complessivo ma anche meno consumo quotidiano domestico e più bevute fuori casa in occasioni sociali. Insieme a questo c’è anche una maggiore attenzione al salutismo e al giro vita.
Alla fine i vini di alta qualità, assolutamente tradizionali e legati al territorio di origine ma allo stesso tempo più freschi, bevibili e meno alcolici diventano le risposte vincenti. Un’alternativa rivolta a chi è salutista, non vuole ingrassare e, fin ora guardava a bevande no-low alcool che partono da vini di bassa qualità e li sottopongono a dealcolizzazione quindi li processano pesantemente.
Pinot Grigio Doc Delle Venezie, Prosecco Doc, Garda, Orvieto sono i primi consorzi a muoversi verso vini a bassa gradazione naturale puntando su freschezza, alta qualità e sostenibilità produttiva. Del resto benessere e moderazione sono tendenze fortissime fra i consumatori.
10% DI ALCOL NATURALE L’OBBIETTIVO DI ORVIETO 9% QUELLO DEL GARDA
Riccardo Cotarella super enologo a capo del comitato scientifico dell’Orvieto è, come sempre, il più deciso e punta al 10% di alcol in vini estremamente piacevoli e freschi. Un’innovazione che parte dalla vigna, è costruita su solide basi tecniche e scientifiche. Va anche detto che l’Orvieto ha un timbro minerale e una sapidità che aiuta queste scelte.
Nel Garda puntano a 9% d’alcol. Questa denominazione usa principalmente il vitigno autoctono Garganega.
PINOT GRIGIO DELLE VENEZIE E PROSECCO MIRANO AGLI 8-9% D’ALCOL
Il Consorzio del Pinto grigio delle Venezie sta riscrivendo il disciplinare per ridurre il grado alcolico del Pinot Grigio fino a 8-9°
Gradazione a cui pensa anche il Prosecco per una versione light collocabile fra il brut e il dry. Si chiamerà Unica.
LA DEALCOLIZZAZIONE PARZIALE E IL LIEVITI MANGIA ALCOL
Fin qui abbiamo parlato di vini naturalmente meno alcolici ma la riduzione dell’alcol può essere fatta anche con un procedimento di osmosi inversa cioè di delocazione. Secondo gli esperti dei vini piemontesi che hanno seguito la sperimentazione su Cortese, Barbera e Brachetto, limitando il processo alla sottrazione di un paio di gradi, non danneggia il vino. Ma si tratta comunque di un processo invasivo.
Altro tentativo è quello dell’Università di Perugia che sta effettuando la selezione di lieviti territoriali capaci di contenere la gradazione alcolica. Simile il progetto Immonda promosso da Assovini Sicilia sul Nero d’Avola. L’Università di Milano ha sperimentato lieviti capaci di mangiarsi due gradi d’alcol.
I VINI A BASSA GRADAZIONE SONO UN PO’ OVUNQUE
I vini low-nat fra 11,5 e 8,5% di alcol nascono ovunque in Italia e fra loro c’è il mio IGT Toscana Rosato “Rosa di tetto” con poco più di 11 % di alcol. Un vino da Sangiovese che rimanda alle antiche tradizioni toscane del vin ruspo, colorito e ricco di sapore ma fresco e facile da bere. Si tratta di un vino da pasto da bere freddo e accompagnare ad antipasti, salumi, formaggi freschi, minestre, carni bianche o pesce.





