Ian D’Agata il super- degustatore friendly
Competentissimo, poliglotta, eclettico e generoso … è il primo di una nuova generazione di wine writer capaci di conciliare localismo e internazionalità
Di Donatella Cinelli Colombini
Ho incontrato la prima volta Ian D’Agata a Vinitaly durante una cena del Comitato Grandi Cru che poi lo premiò come miglior giovane giornalista. In quegli anni ero l’assessore al turismo a Siena e passavo le giornate sepolta dalle scartoffie. Di quel giovane, seduto al mio tavolo, sapevo solo il nome mentre tutti gli altri produttori lo conoscevano bene. Per me era una situazione nuova. Cavolo, pensai, ma che mi succede? Reagii seguendo le notizie di Ian nella stampa specializzata. Ne ho trovate una quantità enorme perché D’Agata scrive per l’International Wine Cellar (IWC) di Stephen Tanzer, la rivista inglese Decanter, il quotidiano francese “Figaro” e per un’infinità di testate importanti. E non basta, insegna anche alla New York University.
E’ il paladino dei vitigni autoctoni, anche minori, su cui sta scrivendo un’opera
monumentale, a Montalcino è fra i sostenitori della zonazione del Brunello. Ha una conoscenza impressionante dei vini italiani e di Bordeaux dove ha visitato migliaia di cantine per farsi un’idea diretta di ogni singolo terroir e ogni singolo produttore. Anche in questo è diverso dalla maggior parte dei giornalisti.
<<Incredibile>> pensai <<E’ un pezzo da novanta e non se la tira per niente, parla poco, incoraggia tutti, è gentile, sorride ….>> atteggiamenti anomali in un mondo del giornalismo specializzato dove l’aggressività sembra una gara al rialzo.
E’un leader riconosciuto e stimato ma se gli mandi un e-mail ti risponde e se lo chiami al telefono anche … insomma è un superesperto friendly.
Negli ultimi anni i rapporti con Ian si sono intensificati. È venuto al Casato prime Donne di Montalcino per assaggiare dalle botti e mi ha coinvolto in Wine2wine il symposium organizzato da Vinitaly il 3-4 dicembre prossimi a Verona (mi raccomando venite numerosi!).
Lui e Stevie Kim sono gli strateghi di Vinitaly International per cui creano messaggi e strategie di divulgazione del vino italiano all’estero. Nuove chiavi come Vinitaly Academy che trasformerà i wine lovers in ambasciatori e expert del vino italiano. Oppure i seminari che porteranno un piccolo gruppo di vini in giro per il mondo a raccontare l’enologia nazionale. E’ qui che viene fuori la cultura eclettica e la creatività di Ian: progetti ambiziosi innovativi e a tratti rivoluzionari.
Ad aprile, durante la cena delle Donne del Vino, era visibilmente affaticato <<non riesco più a recuperare il ritmo del
sonno, troppi aerei, troppi fusi >> mi disse, ma lo vidi entusiasta della nuova sfida in cui si cimentava per Vinitaly. Ci siamo incontrati di nuovo a Montalcino dove il Consorzio del Brunello lo ha premiato nel quadro del Casato Prime Donne. Era meno stanco e ancora più entusiasta dei nuovi progetti. Mi ha anche invitato <<quando tu e Violante siete a Roma sarete mie ospiti a pranzo, approfittane perché sono il solo giornalista che invita invece di farsi invitare >> mi ha detto sorridendo e non scherzava, lui è proprio l’unico.










