Giovani e alcol: dalla ricerca della felicità all’abuso

Alcol e giovani

Giovani e alcol: dalla ricerca della felicità all’abuso

 “Alcol e giovani” a cura di Augusto Marinelli (Franco Angeli pp. 172 € 23)  utilissimo per capire i giovani e non solo i loro eccessi

Alcol e giovani

Alcol e giovani

Ho conosciuto Augusto Marinelli vent’anni fa.  Augusto era Assessore all’agricoltura alla Provincia di Firenze ed io il Presidente del Movimento del turismo del vino. Lui – napoletano e professore universitario- portava nella politica toscana il coraggio per nuove sfide e insieme facemmo nascere alla Rufina la prima Strada del vino di nuova generazione cioè costruita per le cantine aperte al pubblico. Poi lui diventò Magnifico Rettore dell’Università di Firenze e io Assessore al comune di Siena. Non siamo più riusciti a collaborare benché ci leghi una simpatia e una stima reciproche. Augusto mi ha persino conferito il Salomone d’Oro in occasione degli 80 anni dell’ateneo fiorentino.

Veniamo al libro “Alcol e giovani”. E’ forse il più interessante e stimolante studio pubblicato sull’argomento. Nella

Augusto Marinelli

Augusto Marinelli

prefazione Augusto Marinelli riassume le dimensioni del problema anticipando l’analisi pubblicata alla fine e condotta su un campione di 200 persone.

Decessi e patologie collegabili all’abuso d’alcol hanno un costo stimabile nel 3,5% del pil nazionale. Una cifra enorme che mette la prevenzione al primo posto fra gli obiettivi della salvaguardia della salute. A questo si aggiungono le lacrime e le sofferenze di troppa gente.

Leggendo vengono fuori le cause e le dinamiche del problema con chiarezza agghiacciante. Un disagio giovanile diffuso e innescato dalla ricerca del benessere individuale che induce comportamenti di consumo sbagliati e spesso collegati al bisogno di condividere e di integrarsi nel gruppo.

Chianti Rufina - Castello di Nipozzano

Chianti Rufina - Castello di Nipozzano

La ricerca del rischio – lo sballo, la guida in stato di ebrezza, l’alcol come ponte verso la droga – è un modo di ribellarsi al proprio fallimento ma anche e forse soprattutto una scarsa percezione della reale pericolosità di tale comportamento. A questo si aggiunge l’allontanamento progressivo dalla società degli adulti e il disprezzo reciproco che danneggia i giovani almeno quanto la generazione precedente.

Insomma un quadro disastroso e, visti gli indici di disoccupazione giovanile, di difficilissima soluzione. Da escludere ogni strategia proibizionista, che rischia di avere effetti opposti, mentre più promettenti appaiono processi inclusivi di empowerment che, partano dai giovani stessi, facciano loro conoscere i rischi indotti dall’abuso.

Di certo la dimensione del binge drinking e dei comportamenti deviati impone a tutti e soprattutto a noi produttori,  il dovere di porre estrema attenzione al modo con cui si parla, si mostra e soprattutto si  pubblicizza il vino.

letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

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