QUADRO ATTUALE E TENDENZE DELL’ENOTURISMO IN ITALIA (1)

Enoturismo in Italia - Toscana - Montalcino- Casato Prime Donne

QUADRO ATTUALE E TENDENZE DELL’ENOTURISMO IN ITALIA (1)

CONTRIBUTO DI DONATELLA CINELLI COLOMBINI AL CONVEGNO OICCE “ENOTURISMO: LINEE GUIDA E STRATEGIE PER UN’ACCOGLIENZA DI SUCCESSO” TENUTOSI AD IL 14 MAGGIO 2026

turismo del vino Toscana Montalcino CasatoPrimeDonne

turismo del vino in Italia Toscana Montalcino CasatoPrimeDonne

di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino 

La relazione “Quadro attuale e tendenze dell’enoturismo in Italia”al convegno OICCE  partiva dalla domanda <<perché improvvisamente tutta l’Italia del vino cerca di sviluppare l’enoturismo?>> La risposta è facile: da anni i consumi italiani di vino si stanno comprimendo. Le cantine italiane sopperivano a questo problema cercando di innalzare la qualità ed esportare di più. Un export che puntava soprattutto su Paesi grandi e che stavano scoprendo il vino italiano come gli Stati Uniti. Poi sono successe due cose quasi contemporaneamente, lo stile di consumo è cambiato privilegiando bollicine e bianchi ma penalizzando i rossi corposi. Inoltre l’export ha frenato bruscamente.

PERCHE’ LE CANTINE ITALIANE ORA HANNO BISOGNO DELL’ENOTURISMO

I dai diffusi da OIV – Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino parlano di un calo degli scambi mondiali di 95 milioni di ettolitri in un solo anno a fronte di un consumo mondiale che scende del 2,7% dal 2024 al 2025.

In questa situazione occorre trovare canali e mercati nuovi come l’enoturismo. Infatti l’enorme comparto dei viaggi è l’unico settore economico maturo che continua a crescere. Al suo interno, il segmento del turismo del vino è stimato in un + 13% all’anno per cui fra dieci anni il business enoturistico supererà quello enologico. E’ vero che questo settore non riguarda solo le cantine ma anche pernottamenti, pasti, trasporti, servizi, shopping … Tuttavia le cantine devono iniziare a guardare al turismo del vino come a un asse fondamentale del loro business.

Attualmente l’enoturismo italiano ha un giro d’affari stimato in 3,1 miliardi di euro e una crescita del 9% all’anno. Per capire il significato di questi numeri e i possibili percorsi di crescita è bene ricordare che nel mondo esistono due modelli diversi di enoturismo.

I DUE MODELLI DEL TURISMO DEL VINO NEL MONDO

Quello praticato in USA, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa è basato sulle degustazioni e la vendita di vino in cantina e attraverso wine club dove gli acquirenti sono prevalentemente ex visitatori. Poi c’è il modello europeo che ha come punto centrale l’offerta di esperienze a pagamento come degustazioni guidate, pic nic nella vigna, trekking, scuole di cucina …. Ad esso si associa la vendita del vino che tuttavia rimane la fonte principale di introito enoturistico. Le cantine del primo tipo hanno circa 4.000 visitatori l’anno mentre le nostre 1000.

La differenza diventa palpabile guardando la tipologia di acquirenti: in USA 2 bottiglie su 3 sono acquistate dai turisti, in Francia 1 su 5 mentre in Italia 1 su 10.

Nomisma -Wine Monitor stimano che il 21% del fatturato delle nostre cantine dipenda dai turisti. Un dato che varia dal 35 al 10% via via che cresce la dimensione aziendale e varia anche a seconda delle regioni. Attualmente Piemonte e Toscana sono le aree dove l’attività enoturistica ha assunto dimensioni maggiori all’interno del business aziendale (25%) seguite dalla Sicilia in piena ascesa (20%) e poi da Veneto e Lombardia (15%).

Altro elemento che fa salire i fatturati legati al turismo sono la ristorazione e l’offerta di pernottamento che, purtroppo, al momento riguardano una quota marginale di imprese del vino italiano.

L’unico motivo di soddisfazione sul modello enoturistico europeo è il suo maggiore apprezzamento da arte dei giovani. Rispetto alla Generazione Z potrebbe funzionare da antidoto contro il disinteresse verso il vino.

I MOTIVI DELLA SUPERIORITA’ DELL’OFFERTA ENOTURISTICA ITALIANA

Un elemento che va sempre ricordato è il potenziale del turismo del vino italiano che è superiore a ogni altro nel mondo. I motivi sono 4:

VARIETA’ DELLE CANTINE abbiamo cantine in trulli, castelli medioevali, ville palladiane, con vista sui templi greci, nelle grotte archeologiche … oltre ai capolavori moderni degli archistar. All’estero la maggior parte delle cantine sono in capannoni industriali moderni.

500 VITIGNI AUTOCTONI non tutti possono dare origine a grandi vini ma sono tutti delle risorse turistiche specialmente quelli rari. Nessun’altra nazione nel mondo ha un uguale ricchezza di tipologie

UNA GASTRONOMIA TIPICA CHE VARIA IN OGNI VILLAGGIO assaggiare una ricetta tradizionale fatta dalla nonna insieme al vino della stessa zona è un’esperienza indimenticabile per un turista una chiave per capire la storia e la specificità del luogo.

I TITOLARI PRESENTI A RICEVERE I VISITATORI NELLA MAGGIOR PARTE DELLE CANTINE tre anni fa l’indagine Nomisma -Wine Meridian sulle cantine del Movimento Turismo del vino e delle Donne del Vino diceva che il 39% di esse percepiva come proprio carattere distintivo quello di essere un’impresa familiare. Ma in realtà fra le 20-25.000 cantine italiane accessibili dal pubblico la stragrande maggioranza è gestita dai titolari in prima persona e offre ai turisti l’opportunità di incontrarli.



                                                                       
Cinelli Colombini
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