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VALUTAZIONI DEI VINI: PARALLELO TRA CRITICI E APPASSIONATI

UNO STUDIO RIGUARDANTE I VINI DI BORDEAUX DI 16 ANNI MOSTRA IL PARALLELISMO FRA LA VALUTAZIONE EN PRIMEUR DEI CRITICI E QUELLA DEGLI APPASSIONATI SUL VINO FINITO

I punteggi dei critici all'en primeur e quelli dei consumatori sul vino finito coincidono

I punteggi dei critici all’en primeur e quelli dei consumatori sul vino finito coincidono

Di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination, #orciadoc

Mi sono sempre chiesta se fosse possibile valutare un vino a cinque mesi dalla vendemmia e quindi se i punteggi espressi dai super esperti e i prezzi pagati dai buyer al momento dell’en primeur di Bordeaux fossero affidabili. Ho sempre avuto paura a comprare in anticipo di due anni rispetto alla data del rilascio nel mercato, ma ora ho capito che sbagliavo.

I PUNTEGGI DEI CRITICI E DEGLI APPASSIONATI COINCIDONO

La conferma della corrispondenza fra la valutazione en primeur (febbraio dopo la vendemmia) e quella del vino finito arriva da uno studio intitolato “Crowdsourcing the assessment of wine quality: Vivino ratings, professional critics, and the weather”, e pubblicato sul “Journal of Wine Economics”. Gli autori sono 5 studiosi dell’Università di Monaco, della Danimarca Meridionale e della California: Orestis Kopsacheilis, Pantelis Pipergias, KarthiKeya Kaushik, Stefan M. Herzog, Bahador Bahrami, Ophelia Deroy.

IL VINO E’ FEMMINILE O MASCHILE?

I TERMINI DESCRITTORI DI UN VINO POSSONO DARGLI UN PROFILO FEMMINILE O MASCHILE E QUESTO HA UN SIGNIFICATO QUALITATIVO E SUL POTENZIALE DI INVECCHIAMENTO

Vinitaly-2022-Degustazione donne del vino Vinitaly 2016

I descrittori femminili del vino e il loro significato in termini di qualità e longevità

Di Donatella Cinelli Colombini e Claudia Gabrielli 

Un gruppo imponente di università svizzere e francesi hanno effettuato uno studio sui termini descrittori del vino a cui è possibile dare un connotato di genere. In sintesi, lo studio rivela che i vini descritti in termini più femminili ricevono valutazioni simili e vendono a prezzi simili a quelli delle loro controparti descritti come più maschili, ma sono percepiti come aventi un potenziale di invecchiamento molto più limitato.
Il gruppo dei ricercatori comprende Philippe Masset, Lohyd Terrier and Florine Livat EHL Hospitality Business School, HES -SO University of Applied Sciences and Arts Western Switzerland, Lausanne, Switzerland and KEDGE Business School Talence France e l’esito dello studio è pubblicato dal Journal of Wine Economics con il titolo Can a wine be feminine? Gendered wine descriptors and quality, price, and aging potential. Qui sono riassunti i contenuti maggiori ma, l’articolo originale è molto più ricco e dettagliato.

PREZZO E FAMA INFLUENZANO IL GIUDIZIO DEL VINO DEGLI ESPERTI

UNO STUDIO DELLA HOSPITALITY BUSINESS SCHOOL DI LOSANNA DIMOSTRA CHE I CRITICI SONO PIU’ INFLUENZATI DA PREZZO E FAMA DEL VINO RISPETTO AI NORMALI CONSUMATORI

Philippe Masset EHL Hospitality Business School

Philippe Masset EHL Hospitality Business School

di Donatella Cinelli Colombini #winedestination 

Negli ultimi vent’anni gli studi sui fattori che influenzano l’assaggio si sono moltiplicati e in Italia hanno avuto per protagonista Vincenzo Russo professore di Neuromarketing alla IULM di Milano. La questione non riguarda solo i consumatori, che hanno tutto il diritto di lasciarsi suggestionare dalla fama e dal prezzo della bottiglia che comprano sentendola più buona in base alle aspettative che hanno. L’analisi degli studiosi svizzeri Philippe Masset e Steffen Raub EHL Hospitality Business School, HES-SO, HES-SO, University of Applied Sciences and Arts Western Switzerland, la celeberrima École hôtelière di Losanna, va a indagare l’effetto che i preconcetti hanno sugli esperti di vino. La questione sembra di poca importanza ma in realtà non è così perché i giudizi espressi dai più autorevoli esperti (Wine Spectator e Wine Advocate-Robert Parker per primi) influenzano enormemente il mercato mondiale. 

Se i ricchi sono pochi il consumo dei vini cari cresce

Maggiori sono le disuguaglianze sociali più cresce l’importazione di vini di lusso e Champagne insieme alla vendita dei più costosi status symbol

Esiste una correlazione fra vini di lusso e diseguaglianze sociali

Esiste una correlazione fra vini di lusso e disuguaglianze sociali

di Donatella Cinelli Colombini

Essere ricchi in un Paese povero spinge a marcare le diseguaglianze sociali ed economiche con uno stile di vita lussuoso che comprende anche vini molto costosi. E’ una circostanza che le cantine orientate sulla produzione di bottiglie premium conoscono bene. Basta guardare cosa comprano i turisti brasiliani quando arrivano in cantina con le macchine con autista, oppure le importazioni di mercati come Cina o Russia che si polarizzano su vini molto cari o estremamente a buon mercato. All’opposto la Scandinavia, dove c’è un’alta mobilità sociale e le punte di ricchezza sono stemperate dalle tasse mentre la maggioranza delle popolazione è benestante. In Paesi come Svezia o Norvegia il grande buyer costituito dal monopolio ha un’attenzione spasmodica al rapporto qualità prezzo in modo da importare vini eccellenti alla portata di tutti.

 

diseguaglianza sociale e importazione di vini di lusso

disuguaglianza sociale e importazione di vini di lusso

L’IMPORTAZIONE DI VINI CARI CRESCE CON LE DISEGUAGLIANZE SOCIALI

Ecco che due economisti tedeschi Britta Niklas e Elkhan Richard Sadik-Zada hanno pubblicato sul Journal of Wine Economics un articolo riassumendo gli esiti della loro ricerca sullo shopping di vino di lusso in relazione alle diseguaglianze sociali. Ovviamente il vino è solo uno degli status symbol acquistati dalle upper class ma serve ai due ricercatori per tracciare alcuni comportamenti. L’indagine ha riguardato 12 Paesi nel periodo 1871 e 2018 (Argentina, Australia, Canada, Cina, Danimarca, Germania, Francia , Giappone, Olanda, Svezia, UK, USA) e un secondo pannel costituito da 66 nazioni nel periodo 1995-2017. Da notare come lo studio riguardi i vini importati cioè le bottiglie che, specialmente nel passato, erano più esclusive e costituivano dei veri emblemi di ricchezza e di distinzione.

Vino e formaggio da millenni è l’abbinamento che piace

Impariamo a usare il formaggio per aumentare l’apprezzamento del vino. Le evidenze scientifiche coincidono con gli abbinamenti per contrapposizione e assonanza

 

Vino e formaggio Valtellina formaggio Bitto

Vino e formaggio Valtellina formaggio Bitto

Di Donatella Cinelli Colombini

Le “istruzioni per l’uso” nell’accoppiata vino e formaggio arrivano dopo le scoperte del Centre de Sciences du Gout et de l’alimentation di Digione e sono pubblicate in Journal of Wine Economics da Mara V. Galmarini, Lucie Dufau, Anne Loiseau, Michel Visalli & Pascal Schlich.

I cinque studiosi hanno codificato le sensazioni prodotte su 60 persone da tre vini- uno bianco, Pouilly Loché e due rossi Maranges e Beaujolais – da soli oppure abbinanti a tre formaggi (Comté, Époisses, Chaource).
Sorvolando l’elaborazione scientifica dei 14 descrittori che ha comportato una montagna di dati e tabelle, arriviamo a alcuni punti fermi.

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Vino e formaggio Pecorino-e-Vino-Orcia

Partiamo dai tre formaggi: il Chaource non aveva praticamente alcun TDL cioè non suscitava percezioni precise mentre nel sapore Comté è stato rilevato un sentore di fungo che piaceva e nell’Epoisses una sensazione salata non troppo apprezzata.
Nei vini solo i rossi suscitavano reazioni negative nelle 60 persone del campione: amari, acidi e astringenti. Piacevano invece il fruttato, il piccante e i richiami al legno.

Aiuti europei al vino e invidia internazionale

700€ a ettaro e 0,15€ a litro di vino a questo ammontano gli aiuti UE che il resto del mondo guarda con invidia senza considerare la contropartita

Aiuti-europei-al-vino-sostegno-all'export

Aiuti-europei-al-vino-sostegno-all’export

Di Donatella Cinelli Colombini

E’ noto che all’estero gli aiuti europei al vino e all’agricoltura sono guardati con sospetto, come una specie di turbativa della concorrenza non troppo corretta. E il vino è uno dei prodotti sul banco degli imputati.

Qualche anno fa, per poter esportare, tutte le cantina furono costrette a mandare in Cina le dichiarazioni sui contributi che avevano ricevuto. La cosa si sgonfiò quando l’Europa accettò la commercializzazione dei pannelli solari cinesi.
L’ultimo episodio di questa caccia alle streghe è l’articolo “How Much Government Assistance Do European Wine Producers Receive?”pubblicato sul Journal of Wine Economics da Kym Anderson della School of Economics dell’Università di Adelaide e di Hans G. Jensen dell’Institute of Food and Resource Economics dell’Università di Copenaghen.
I due accademici arrivano a stimare gli aiuti europei in una media di 700€ a ettaro e 0,15€ a litro di vino cioè a un tasso nominale di circa il 20% dei costi.

Aiuti-europei-al-vini-export-in-Brasile

Aiuti-europei-al-vini-export-in-Brasile

Una cifra enorme di 2,341 miliardi l’anno di cui la Francia da sola riceve un circa un terzo del totale (830 milioni di Euro), Italia e Spagna circa un quinto ciascuna (rispettivamente 570 e 405 milioni di Euro) mentre tutti gli altri Paesi sono sotto i cento milioni di Euro.
Se andiamo a vedere dentro questi totali ci accorgiamo che vigneti con più contributi a ettaro sono austriaci. Essi ricevono 2.400 € cioè più del doppio di tutti gli altri. A seguito di questa erogazione iniziale anche il contributo a ettolitro di vino prodotto è superiore in Austria rispetto a ogni altra nazione europea: 370€. In questa graduatoria troviamo al secondo posto la Slovacchia con 255€, poi Slovenia, Repubblica Ceca, Portogallo, Francia e Bulgaria tutte sopra la media europea di 145€ mentre noi siamo sotto con 140€

Più il vino è caro meno è sicura la sua gradazione alcolica

C’è una diffusa abitudine a scrivere sull’etichetta una percentuale d’alcool leggermente falsa ma vicina a quella ideale dei vini di alta qualità

Cile Vigneti

Cile Vigneti

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

I più sinceri i portoghesi quelli che barano di più sono i cileni per i rossi e i canadesi per i bianchi.
La cosa sorprendente è che l’imbroglio riguarda quasi solo i vini in vendita sopra i 40 Dollari. Ma andiamo per ordine; la notizia ha avuto una diffusione mondiale grazie a Wine Searcher ma arriva dal Journal of Wine Economics che ha pubblicato uno studio su 91.000 analisi di laboratorio effettuate dal LCBO Liquor Control Board of Ontario cioè il

Malbec Argentina

Malbec Argentina

monopolio statale per la vendita degli alcolici in Ontario. Sono stati esclusi dall’analisi i vini dolci e i Riesling. Il LCBO analizza tutti i vini che distribuisce e nel corso di 18 anni ha raccolto una banca dati senza eguali nel mondo che ha permesso a Julian Alston, Kate Fuller, James Lapsley, George Soleas e Kabir Tumber, di arrivare a scoperte davvero sorprendenti.

Perchè la classificazione del 1855 per il Bordeaux non è più valida

Gary M. Thompson e Stephen A. Mutkoski  della School of Hotel Administration Cornell University NY, hanno esaminato i punteggi ottenuti dai vini degli Chateaux bordolesi della celebre classifica del 1855 e hanno scoperto che il 64,6% di loro dovrebbe salire o scendere rispetto alla gerarchia ottocentesca ( Reconsidering the 1855 Bordeaux Classification of the Médoc and Graves using Wine Rathings from 1970 -2005, in “Journal of Wine Economics” VI,2011, n°1, pp 15- 36)

Wine Economics

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di Donatella Cinelli Colombini 
L’analisi ha riguardato 3133 giudizi sui vini delle vendemmie dal 1970 al 2005 espressi dai più quotati degustatori statunitensi: Robert Parker “The Wine Advocate”, Stephen Tanzer  “International Wine Cellar” e “Wine Spectator”.

I vini presi in esame provengono dai 61 chateaux che nel 1855, in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi furono considerati i migliori di Bordeaux. Vennero divisi in  5 tipologie sulla base della reputazione e del prezzo. Nessuna variazione è stata apportata in seguito ad eccezione dell’aggiunta di Mouton Rothschild. 

                                                                       
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