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La donna sommelier deve vestire la gonna

L’episodio avvenuto nei giorni scorsi a Nicole, Sommelier nippo americana, che vive nelle Marche e riguarda l’obbligo di indossare la gonna per <<motivi estetici>>

 

Nicole-sommelier-fotografa

Nicole-sommelier-fotografa

di Donatella Cinelli Colombini

L’episodio è grottesco. Non è grave come un abuso e tanto meno come un femminicidio, ma rivela quanto l’Italia sia ancora lontana da un vero rispetto nei confronti delle donne.

La giovane Sommelier Nicole vive nelle Marche ma è di origine asiatica ed è nata negli Stati Uniti. Nelle storie del suo account Instagram c’è il racconto completo di quello che le è successo. Nella documentazione del suo corso da Sommelier aveva letto che <<quando ufficialmente impegnati nell’ambito di eventi o iniziative>>, i sommelier donne dovevano indossare la gonna. La cosa le era sembrata strana.  <<Perché?>> ha chiesto Nicole scrivendo alla segreteria nazionale della sua organizzazione. La risposta ribadisce che la decisione sul dress code è del Consiglio di Amministrazione e sembra voler chiudere la questione con un “non può essere messa in discussione”. Invece la nostra giovane insiste mettendo in evidenza come <<obbligare le donne a vestire la gonna sia una decisione sessista e datata>> visto che i pantaloni sono altrettanto eleganti ma più comodi. La risposta della sede centrale è netta <<se non vuoi indossare la gonna la soluzione è semplice: puoi risolvere il problema rinunciando agli eventi a cui partecipiamo>>. Come dire: “o la fai finita oppure non hai accesso alle attività retribuite”.

 

Gli influencer del vino da tenere d’occhio

Chi vuole creare il sui wine blog e chi vuole essere sempre informato sulle novità del mondo del vino: ecco i Top Wine Influencer

wine-influencer-Jancis_Robinson

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Di Donatella Cinelli Colombini

La lista arriva da Sommelier Choice Award e quindi esprime il punto di vista dei sommelier, cioè di un’utenza internet molto, molto esigente e di lingua inglese.  Io ho riassunto alcuni concetti ma vi invito a consultare l’articolo originario per avere tutte le informazioni.

Gli influencer hanno un’importanza crescente, creano tendenza, orientano le scelte dei consumatori, specialmente dei consumatori giovani. Il loro target è meno elitario di quello dei grandi guru, i super assaggiatori del Wine Spectator, Robert Parker e simili.

Julien Miquel

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Parlano un linguaggio più semplice e non strettamente legato alla qualità contenuta nelle bottiglie. Nel mondo dei wine critics, gli infuencer sono guardati con grande sospetto e a volte con esplicita condanna soprattutto perché i canali social non hanno gli stessi codici etici del giornalismo e infatti pullulano di fake news e “incompetenti virali”. Anche il grande Luciano Ferraro si è espresso con termini molto duri contro gli influencer durante il forum dei giovani del vino organizzato durante la Milano Wine Week 2019.  In realtà quasi in cima alla classifica doveva esserci anche il suo Divini blog che fa davvero tendenza.

I WINE INFLUENCER PIU’ FORTI DEL MONDO

Che piacciano o non piacciano, i wine influencer ci sono e la loro capacità di orientare il mercato è sempre più forte. Quindi è bene saper chi sono quelli più forti.

THE WINE WANKERS

Australiani di Sidney viaggiano in tutto il mondo per conoscere i territori del vino e per raccontarli. Il loro stile è molto discorsivo e spiritoso. Anche il nome dice molto infatti i “wine wankers” sono quelli che si danno arie e ostentano la propria competenza facendo sentire gli altri inferiori, tutto il contrario di Conrad e Drew, i proprietari del blog.

Vino e web: gioie e dolori delle cantine on line (2)

Maximilian Girardi, Marilena Barbera sono i produttori più bravi in Internet. Consigli e metodi per aumentare la visibilità  delle cantine on line

Maximilian-Girardi-cantine-on-line

Maximilian-Girardi-cantine-on-line

Di Donatella Cinelli Colombini

Ancora su Instagram: nella classifica dei 10 maggiori influencer mondiali del vino 2018 pubblicata da worldinfluencer.gq troviamo quattro italiani Maximilian Girardi, Simone giovane Roveda, Saverio Russo ed Emanuele Trono. Fra loro Girardi – 53mila followers- è un produttore vitivinicolo romagnolo.

SITO WEB DELLA CANTINA

Avere un buon sito e attrarre su di esso una crescente attenzione è complicato e costoso. La parola complicato nasce dalla difficoltà di trovare agenzie competenti, problema diffuso non solo nelle zone di campagna. A volte persino gli studi con clienti importanti, possono rivelarsi deludenti e realizzare siti pieni di errori. Fra i tecnici con cui ho lavorato tre dei quattro più competenti lavorano all’estero, molte agenzie non hanno le necessarie competenze informatiche e quasi nessuna è in grado di sviluppare una comunicazione social efficace. Per questo ho sempre preferito farla in azienda, impiegando ore di lavoro ogni giorno e con risultati più artigianali ma sicuramente più coinvolgenti e capaci di introdurre nella nostra vita e passione per il vino.

Marilena-Barbera-cantine-on-line

Marilena-Barbera-cantine-on-line

Le problematiche non devono impedire alle cantine di presentarsi bene on line. Non esserci è mortale, soprattutto nei periodi economicamente difficili e soprattutto nel business turistico. Le statistiche evidenziano come siano proprio le aziende senza una presenza attiva su Internet quelle che hanno subito maggiormente gli effetti della crisi economica.

IL BLOG DELLA CANTINA TURISTICA. L’ESEMPIO DI MARILENA BARBERA

Fra le attività di comunicazione più importanti delle cantine ci sono il blog e la newsletter. Il blog richiede un impegno assiduo e viene spesso delegato a consulenti esterni. In realtà, se diventa una testimonianza diretta delle esperienze e delle opinioni del produttore può ottenere riscontri straordinari in termini di visibilità ed engagement, come è avvenuto alla produttrice siciliana Marilena Barbera che compare in alcune classifiche, fra i wine blogger più influenti del mondo.

Social network il passaparola del vino virtuale

Blog, news letter, social network, portali di recensioni, local search, ota: le tante forme del passaparola del vino on line che crea immagine e fatturati

Passaparola-del-vino-virtuale-Cantine-Barbera

Passaparola-del-vino-virtuale-Cantine-Barbera

Di Donatella Cinelli Colombini

Il passaparola del vino virtuale è il maggior strumento di crescita del turismo del vino. Fino al 2013 era la catena umana bocca-orecchio, oggi è l’azione virale che avviene in internet fra i wine lovers che pubblicano le immagini della loro visita e commentano l’esperienza, i wine blogger che scrivono post che poi vengono condivisi …. Un processo che va gestito e alimentato creandosi una community e dialogandoci costantemente.
Uno degli strumenti più efficaci a questo scopo è la redazione di una news letter da mandare via internet ogni 15 giorni (sempre lo stesso giorno e nello stesso orario) alle persone che hanno visitato la cantina oppure hanno preso contatto attraverso il sito. Contiene le offerte riservate ai clienti fedeli (eventi, confezioni di vini in anteprima …) i prossimi appuntamenti e le news. Il cliente diventa un amico – follower e viene continuamente aggiornato su cosa succede in azienda, diventando partecipe della sua vita quotidiana. La news letter serve a commercializzare corsi, degustazioni, shopping … presso una clientela particolarmente attenta e fidelizzata.

Passaparola-del-vino-virtuale-Marketing-&-tourism-conference

Passaparola-del-vino-virtuale-Wine-Marketing-&-tourism-conference

Ovviamente la “madre” delle notizie è il blog oppure la sezione news del sito. Molte cantine hanno un blog ma solo Marilena Barbera, delle cantine siciliane Barbera, è riuscita a entrare ai primi posti classifiche internazionali riservata ai wine blogger. Ciascun produttore ha il suo stile . C’è chi, come me, scrive su tutto ciò che la incuriosisce, anche al di fuori dell’azienda, e chi si limita rigorosamente a parlare dei suoi vini e delle proprie proposte enoturistiche. Tutte le tecniche sono giuste se portano visibilità e clienti.

Wine web got talent = il vino social cerca talenti

E’ possibile valutare l’importanza dei wine blog in base a parametri interni al web invece che dal numero dei lettori o dalla capacità di orientare il mercato 

Jancis Robinson

Jancis Robinson

Di Donatella Cinelli Colombini Brunello Casato Prime Donne

2° PARTE

Si tratta di giudizi basati sulla capacità di coinvolgimento delle community del vino. Vengono contate le interazioni che rendono virali i messaggi e creano ingaggi attraverso Facebook, Twitter, Istagram … con condivisioni e commenti.

Si tratta di sofisticate tecniche di comunicazione che vengono sviluppate dai blogger più “tecnici” e più capaci di taggare e mettere hashtag in modo efficace. Questo significa che i contenuti non sono l’unica cosa che

MarilenaBarbera

MarilenaBarbera

conta in internet, è molto importante, anzi determinate l’uso di una tecnica corretta.
Klout Score‘ misura appunto più di 400 segnali provenienti da 8 differenti social network e la sua classifica dei maggior wine blogger ribalta quella del Wine Web Power Index. Primo posto per Jancis Robinson segue Tim Atkin, la prima degli italiani è Marilena Barbera.
Il criterio di valutazione di The Wine Hub autore di Klout Score si basa sull’utilità dei contenuti, il numero di condivisioni e interazioni che ha suscitato nella comunità del vino. Il numero dei follower viene tenuto in minore considerazione.

Vino vino delle mie brame, qual è il tappo migliore del reame?

Una costante delle discussioni del mondo del vino è la spinosa questione del tappo, tra sostenitori del sughero e dello screw cap.

Letto per voi da Bonella Ciacci

tappo di sughero vs. tappo a vite

tappo di sughero vs. tappo a vite

Seguendo Marilena Barbera (@marilenabarbera) e il produttore proprietario di Cascina Garitina, Gianluca Morino (@gianlucamorino) su Twitter, leggo alcuni giorni fa di un’interessante ma accesa discussione che si è scatenata sul social network per via di un articolo di Slow Food dove si riportano le idee di Robert Parker. Il celebre e stimato esperto di vino del Wine Advocate sostiene che entro il 2015 il tappo di sughero sarà in minoranza sul mercato mondiale.

Da queste poche parole, quasi lapidarie per il povero tappo tradizionale, si scatena una guerra a colpi di posizioni forti, sostenute da una parte da chi protende per abbracciare le nuove tecnologie, come lo screw cap, che garantiscono l’eliminazione di rischi come l’ossidazione, e dall’altra chi invece difende tradizione, gestualità, poesia e “rischi naturali da mettere in conto”. L’articolo di Slow Food, che ha anche un programma per sostenere la produzione del sughero, si schiera nettamente dalla parte del tappo tradizionale, riportando i dati di uno studio dall’Associazione portoghese del Sughero (Apcor): l’85%  dei 2001 intervistati vede nel tappo di sughero simbolo di alta qualità e prestigio. Idea comune e anche condivisibile, visto che i più grandi vini del mondo (da un Brunello Biondi Santi ad un Pétrus, sono rigorosamente tappati in sughero), ma il punto è forse un altro. Per sostenere strenuamente questa immagine, non stiamo perdendo di vista la qualità e la preservazione del vino?