Terredora e Montefredane: vini, incontri e avventure in Irpinia
Fusilli fatti a mano, Taurasi inebriante, tanti amici, antichi paesi, troppo cemento e pochi segnali stradali. Cronaca del viaggio avventuroso al Wine Fredane
Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Io e mio marito Carlo Gardini arriviamo in Irpinia nel primo pomeriggio. La prima tappa è da Daniela Mastroberardino a Terredora. La presenza del fratello Lucio, da poco scomparso, è quasi tangibile fra i grandi tini in acciaio e nella bariccaia dove le Seguin Moreau sono allineate a doppia fila. Il sorriso di Daniela è il simbolo del suo coraggio, ora gira il mondo da sola e non ha mollato un giorno neanche con il Movimento turismo del vino di cui è presidente. C’è davvero da ammirarla.
Percorso fra i vigneti che salgono su colline ripide e molto alte, dove il cemento armato del dopo terremoto ha fatto benefici economici e danni paesaggistici decisamente grandi. Colpisce la mancanza di segnalazioni stradali e le strade molto strette e piene di curve a gomito. Incrementare il turismo e soprattutto il turismo del vino in queste condizioni mi sembra davvero difficile
Montefredane, sede del Wine Fredane – laboratorio Doc, ci accoglie con un diluvio che per fortuna finisce in un’ora. La conferenza è in una ex chiesa restaurata con cura. Ci sono gli strepitosi studenti del corso in Wine business dell’Università di Salerno con in testa Marco Trasente che è la vera anima del festival. Due di loro mi regalano il vino “Galeotto” prodotto dai detenuti del carcere di Sant’Angelo dei Lombardi. Bravi ragazzi oltre capacità professionali avete anche un gran cuore.Montefredane è un paese medioevale in cima a un’altissima collina, dove i fusilli sono fatti a mano e vengono conditi
con un ragù a base di carne di maiale e vitello. La zona ha una gastronomia strepitosa come dimostrano le leccornie proposte negli stand gastronomici, all’interno del Castello dei Caracciolo, che domina il paese. Sorprendentemente però a Montefredane non c’è un ristorante.
Il convegno, ben condotto dal giornalista Annibale Discepolo è pieno di stimoli interessanti. Accanto a me siede Enzo Di Pietro che è quasi una leggenda della ristorazione locale come Raffaele Troisi di Vadiaperti il cultore della tipicità ad ogni costo.
La relazione di Giuseppe Festa direttore del Master in Wine business dell’Università di Salerno apre nuovi orizzonti su cui un po’ tutti concordano: fare sistema e organizzarsi con offerte integrate di territorio….. insomma basta con i tentativi in ordine sparso! Ora che c’è un Ministro dell’Agricoltura – Nunzia de Girolamo – di Benevento, l’obiettivo potrebbe essere raggiunto. Lo dice persino il mio amico Teobaldo Acone che di solito è supercritico!
Il dopo convegno è avventuroso. Ci perdiamo nelle stradine finendo in un sentiero chiuso da una frana. Visto che anche il satellitare ci tradisce entra in campo Daniela Mastroberardino che letteralmente ci salva portandoci (alle 11 di sera) a cena in un ottimo ristorante di Avellino e all’una di notte in un albergo di amici suoi.
Grazie allo strepitoso Taurasi Campore (potente, vellutato, morbido e complesso) di Terradora e alla gentilezza di Daniela la serata, che poteva essere tragica, si trasforma in modo estremamente piacevole.











