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MOET CHANDON IL SUPER BRAND DELLO CHAMPAGNE

1.150 ETTARI DI VIGNETI, 28 KM DI GALLERIE SOTTERRANEE, 60 MILIONI DI BOTTIGLIE E IL PRIMATO COME BRAND DEL VINO PIU’ CONOSCIUTO NEL MONDO. E’MOET CHANDON

vero Moët Chandon

Moët Chandon maggior brand del vino del mondo

Di Donatella Cinelli Colombini #winedestination 

Chi non conosce Moët & Chandon? Insieme a Dom Perignon è il primo nome che viene in mente pensando allo Champagne, se consideriamo che i due marchi sono una cosa sola immaginiamoci la forza di questo brand.

Si trova ad Épernay ed è una delle maison più grandi e più antiche. Fu fondata nel 1743 da Claude Moët ma è stato il nipote Jean-Remy Moët a portarla al successo internazionale. Ha superato i turbolenti periodi della rivoluzione e delle guerre napoleoniche, la crisi della fillossera per la quale fu trovato il rimedio proprio in Champagne …
Nel 1927 acquisì il marchio Dom Perignon padre delle bollicine francesi e nel 1971 Moët & Chandon si fuse con Hennessy Cognac e con Louis Vuitton, per diventare, nel 1987 LVMH -Louis-Vuitton-Moët-Hennessy- la più grande multinazionale del lusso.
Oggi il gruppo possiede numerosi altri celebri brand del vino come Krug, Ruinart e Veuve Clicquot nello Champagne, Château Cheval Blanc a Bordeaux e Cloudy Bay in Nuova Zelanda e Cape Mentelle nell’Australia occidentale. Nel corso degli anni Moët & Chandon è cresciuta fuori dello Champagne continuando a produrre bollicine con l’etichetta Chandon in California , Argentina , Brasile, Australia e più recentemente in vigneti di India e Cina.

DRY OPPURE BRUT SAI LA DIFFERENZA?

Spesso i nomi scritti sulle bottiglie di Spumante o di Champagne ci mettono in difficoltà.  Brut nature, Pas Dosé, Extra brut,Brut, Saten, Dry, Extra Dry …

 

 

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preparazione per la sboccatura- spumante-brut-metodo-classico-Fattoria-del-colle-Toscana

Di Donatella Cinelli Colombini #Wine Destination

Il magazin Wein.plus e il portale italiano mezzocalice.it ci aiutano a capire i nomi che distinguono il sapore dello Spumante e dello Champagne. Tutto dipende dal residuo zuccherino presente nel liquido cioè dal “ liqueur d’expédition anche detto “sciroppo di dosaggio” che viene aggiunto dopo la sboccatura cioè la rimozione del tappo a corona, per il metodo classico, oppure dopo la filtrazione per il metodo Charmat. Prima di ritappare la bottiglia con il caratteristico tappo a funghetto si aggiunge un liquido segretissimo e diverso in ogni cantina. E’ il dosaggio a base di vino e zucchero di canna che caratterizza la maison e lo trasforma in un vino secco o dolce.

Ibridi resistenti o viti OGM modificate dal genome editing

Come rendere sostenibile la viticultura? Ibridi resistenti e Genome editing sono le risposte della ricerca guardate con sospetto da vignaioli e consumatori

 

Ibridi_resistenti_campi-sperimentali

Ibridi_resistenti_campi-sperimentali

di Donatella Cinelli Colombini

Oggi il clima mette i viticultori davanti a due problemi: ridurre ciò che surriscalda il pianeta, quindi bisogna limitare i fitofarmaci e l’uso dei trattori. Insieme produrre eccellenze enologiche nonostante l’innalzamento delle temperature e il calo delle piogge.
Una delle prime risposte al problema di rendere più ecologica la coltura della vite è stata l’introduzione di ibridi resistenti ad oidio e peronospora.
Il consenso sugli ibridi è arrivato dalla Comunità Europea che ha approvato in Parlamento e in Consiglio il Regolamento 2021/2117. Con la nuova normativa i vini con “denominazione di origine” possono essere ottenuti “da varietà di viti appartenenti alla specie Vitis vinifera o da un incrocio tra la specie Vitis vinifera e altre specie del genere Vitis”. Quindi è ora possibile modificare i disciplinari e introdurre gli ibridi fra i vitigni ammessi.

 

GLI IBRIDI RESISTENTI CONQUISTANO LA FRANCIA: BORDEAUX

La famosa classificazione di Bordeaux del 1855 coincide con l’inizio del riscaldamento del pianeta (il periodo freddo chiamato piccola glaciazione va dal 1300 al 1850) che, negli ultimi 25 anni, per effetto delle attività umane, ha avuto un’autentica impennata. Ma la classificazione è ancora valida, anzi sembra difficilissimo cambiarla anche se la “vocazione” alla vite dei terreni è evidentemente cambiata.
Come fare?

L’alto prezzo fa crescere le vendite del vino

L’argomento è intrigante: il futuro è dei vini cari. Tutto parte da un’indagine IWSR sul mercato enoico post covid commentata su WineMeridian da Emanuele Fiorio

 

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Di Donatella Cinelli Colombini

I cambiamenti in atto sono tanti e spesso collegati col web e con la generazione che quasi ci vive dentro. La mia amica Michela Moro mi raccontava, qualche giorno fa, del mercato delle opere d’arte digitali “non fungibili token” NFT, cioè non riproducibili. Hanno una clientela di millennials amanti dei videogiochi, con buone e talvolta grandi disponibilità di denaro, ma poca o nessuna esperienza di arte.

 

L’ALTO PREZZO COME INCENTIVO ALL’ACQUISTO

Tutto sommato quello che li attrae è il prezzo alto e la possibilità di speculazione. Si tratta più o meno dello stesso pubblico che sta investendo in bottiglie superpremium e fa gonfiare i fatturati delle aste enoiche.
Percorriamo insieme a WineMeridian l’indagine IWSR. Il lockdown ha avuto due effetti immediati: il risparmio privato e il maggior apprezzamento per il consumo domestico delle bottiglie importanti. L’accumulo dei soldi nei conti correnti dei consumatori è arrivato al 27,4% in Francia e al 33% in USA. E’ più che probabile che i winelovers adoprino i loro tesoretti godendosi bottiglie premium e superpremium che precedentemente avrebbero fatto fatica a ordinare, specialmente al ristorante.

 

I VINI COSTOSI VERRANNO CONSUMATI A CASA

Vini-più-cari-del-mondo-Domaine-de-la-Romanée-Conti

Vini-più-cari-del-mondo-Domaine-de-la-Romanée-Conti

Il covid potrebbe lasciare degli effetti permanenti sugli stili di consumo del vino: più bottiglie molto costose aperte fra le mura domestiche magari invitando gli amici e per consumare cene prelibate grazie al delivery dei ristoranti che è enormemente cresciuto ovunque. Va comunque detto che la gente ha una gran voglia di uscire, ballare, ascoltare musica, cenare al ristorante, viaggiare…inoltre la ristorazione ha sempre avuto un ruolo importante nella divulgazione dei brand del vino, per cui le cantine devono scommettere su un ritorno alla normalità e sostenere i grandi chef e i locali che fanno tendenza anche se la loro ripresa sarà più faticosa del previsto.

 

I MERCATI DEI VINI PREMIUM E ULTRAPREMIUM NEL DOPO COVID

E’ prevedibile che il rimbalzo nelle vendite dei vini costosi avverrà soprattutto nei Paesi “vaccinati” e dove i governi hanno sostenuto l’economia con più forza. Ma anche dove il covid continua a fare strage di vite umane e di imprese – penso a Brasile o Russia. Tuttavia anche qui, chi ha tanti soldi <<potrebbe avvicinarsi ai prodotti di fascia molto alta ad un ritmo ancora più rapido di prima>> ha detto Hermoso di IWSR.

VINI PREMIUM VITTIME DEL CORONAVIRUS

Il coronavirus cambia il mercato del vino che ora tende all’austerità e poi si polarizzerà fra il primo prezzo e l’ultra caro, i premium in mezzo rischiano

 

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Vini premium e coronavirus – le diverse reazioni delle cantine e l’uso dei wine club

Di Donatella Cinelli Colombini

Tutte le cantine dei grandi vini, ovunque nel mondo, soffrono per l’epidemia coronavirus insieme ai ristoranti che erano il loro principale canale di vendita. Meno colpiti i vini di fascia più bassa destinati soprattutto alla vendita in supermercato e al consumo domestico.
Un vero collasso per le bollicine con lo Champagne che segna un meno 75% nei primi mesi della crisi dopo un 2019 da record con 4 miliardi di fatturato.

 

PRIMA REAZIONE AL CORONAVIRUS E’ L’AUSTERITA’

Coronavirus-Bordeaux

Coronavirus – Bordeaux

Kathleen Willcox in un lunghissimo articolo di Wine Searcher, che vi invito a leggere, intervista produttori di tutto il mondo ottenendo più o meno le stesse risposte ovunque: i vini da 10 Dollari si vendono ma quelli premium sono in enorme difficoltà. Secondo il Bureau of Labor Statistics, il settore del tempo libero e dell’ospitalità negli Stati Uniti ha perso 7,7 milioni di posti di lavoro in aprile.
Le tendenze del settore fashion e lusso possono dare qualche indicazione su quello che potrebbe avvenire anche nel comparto vino premium. Apparentemente ora c’è una forte virata dei consumi verso l’austerità e l’utilizzo di ciò che i clienti già possiedono senza fare nuovi acquisti. <<J. Crew in bancarotta, la settimana della moda cancellata, Christian Dior, Burberry, Christian Siriano e Ralph Lauren che sformano maschere e dispositivi di protezione individuale al posto dell’alta moda>>.
La ricerca di Kathleen Willcox punta su cosa sta succedendo ora e cosa potrebbe avvenire più avanti. Il primo quesito è capire come conciliare l’immagine <<inaccessibilmente aspirazionale>> dei super brand del vino con un mercato che chiede quasi solo “vino di medio livello” senza svendere, perdere reputazione o andare in bancarotta.

 

Il vino, la fortuna e la scaramanzia

Esistono dei vini che portano fortuna o almeno dei comportamenti scaramantici riguardanti il vino? Si ci sono e non solo in Italia

 

Vino-la-fortuna-e-la-scaramanzia-cena augurale-in-cantina

Vino-la-fortuna-e-la-scaramanzia-cena augurale-in-cantina-Fattoria-del-Colle

Di Donatella Cinelli Colombini

Il vino, la fortuna e la scaramanzia. La cosa certa, quella che tutti conoscono, è l’esistenza di comportamenti anti iella che riguardano il vino: soprattutto, porta male, versare il vino con la mano sinistra “alla traditora” come fece Giuda nell’ultima cena. In certe regioni meridionali è considerato persino offensivo.
Anche versare il vino con la mano rivolta verso il basso è sconveniente. Il connotato negativo di questo gesto nasce tanti secoli fa quando, nelle corti, i sicari uccidevano con il veleno nascosto dentro l’anello. Allora facevano cadere la polvere assassina nel bicchiere girando verso il basso la mano che versava il vino.
Ci sono invece gesti che portano fortuna come quello di rovesciare qualche goccia di vino, durante un brindisi augurale, intingerci le dita e toccarsi dietro le orecchie. E’ un rito che dovrebbe far diventare ricchi.

Agriturismo-Toscana-Fattoria-del-Colle-panorami e Brunello

Agriturismo-Toscana-Fattoria-del-Colle-panorami e Brunello

Ma le tradizioni che legano il vino alla fortuna non sono solo italiane: in Spagna è tradizione (dal 1909) mangiare 12 chicchi d’uva gli ultimi 12 secondi dell’anno, uno dietro l’altro in modo da cominciare il nuovo millesimo con la bocca piena d’uva. Questo dovrebbe portare prosperità nei 12 mesi successivi, se non si rimane strozzati subito. Un altro rito propiziatorio legato al capodanno arriva dalla Germania. Allo scadere della mezzanotte bisognerebbe essere travestiti, mangiare dolcetti a forma di maiale di marzapane rosa e bere Feuerzangenbowle, una bevanda fatta di vino rosso, spezie, bucce d’arancia e rum.

 Charles Heidsieck – Champagne Charlie un uomo da leggenda

E’ un mito dello Champagne e infatti Charles fondatore delle maison Piper Heidsieck è diventato protagonista di un libro e poi di un film

Charles Heidsieck Champagne

Charles Heidsieck Champagne

Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne 

Figlio di un commerciante di Champagne che andava in Russia a vendere le sue bottiglie con uno stallone bianco,  Charles Heidsieck nacque nel 1822  e a soli ventinove anni fondò la sua cantina Heidsieck & Co Monopole puntando su un mercato praticamente vergine: gli stati Uniti.  Il giovane produttore francese va in America nel 1852 con un enorme successo e poi ritorna con azioni di comunicazione, banchetti ed eventi sempre più grandi finchè anche l’alta società di

Charles Heidsieck Champagne

Charles Heidsieck Champagne

New York comincia a comprare le sue bollicine. Riceve anche un soprannome Champagne Charlie tale è grande la sua popolarità. Ma nel 1861 la sua compagna e lui stesso si trovano coinvolti nella guerra civile americana. Un’avventura rocambolesca che vede  Charles Heidsieck viaggiare di nascosto fra gli stati in guerra cercando di ottenere il pagamento dei suoi vini e finendo invece per venire imprigionato due volte come spia.  Un disastro umano e professionale che lo porta alla bancarotta. Ma qui inizia una seconda avventura, questa volta a lieto fine. L’agente americano di Charles Heidsieck, che per primo aveva dato inizio al disastro con le sue incaute vendite, aveva un fratello che per riscattare i misfatti del congiunto, dona a Champagne Charlie dei terreni in Colorado. Ebbene si tratta degli appezzamenti  su cui sorgerà la città di Denver, una delle più grandi e ricche del Nord America. Ed è proprio la vendita di queste terre che fornisce a  Charles Heidsieck le risorse per tornare a Reims, riaprire la sua maison e portarla al successo.

Da Veuve Clicquot il primo Champagne per cocktail

Ecco lo Champagne per i giovani: Veuve-Rich gusto più dolce, bottiglia argento elegantissima, va servito con ghiaccio e frutta. E’ un anti Prosecco di lusso?

Veuve Rich

Veuve Rich

Di Donatella Cinelli Colombini Brunello Casato Prime Donne

Mamma mia che rivoluzione! E non poteva venire che dalla vedova. Se c’è una maison di Champagne che non ha paura di osare è proprio questa: la storia di Veuve Clicquot è un azzardo fino dall’inizio, quando Barbe Nicole Clicquot Ponsardin all’età di 27 anni sostituì il marito suicida a capo della cantina. Nel 1814 contrabbandò in

Veuve rich con frutta

Veuve rich con frutta

Russia 10.000 bottiglie di Champagne, nonostante l’embargo di Napoleone, trasformando la corte zarista nel suo più fedele e assetato cliente. Ha introdotto tecniche che hanno rivoluzionato lo Champagne, come il disgorgement che permette di rimuovere i lieviti rendendo limpido il vino, così come la pratica del sabrage, cioè la stappatura mediante un colpo di spada, inizia sulle bottiglie donate agli ussari dal Barbe Nicole Clicquot.

Oggi Veuve Clicquot fa parte del gruppo LVMH la multinazionale del lusso. In tempi recenti Veuve Clicquot è stata oggetto di una specie di scherzo da parte di un’agenzia pubblicitaria russa: “Shhh…ampagne” pasticche effervescenti che messe in acqua si sarebbero trasformate in Champagne. Splendide foto e un sacco di gente che ci ha creduto nonostante la storia inverosimile.

Il luogo più mitico dello Champagne apre le porte

La buona notizia è che l’Abbazia Hautvillers, dove per 47 anni visse Dom Pérignon, apre al pubblico. Quella cattiva è che visita e degustazione costano 600€ 

l’Abbazia Hautvillers

l’Abbazia Hautvillers

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Per chi, come me, è una sostenitrice del turismo del vino si tratta di una grande vittoria. Un altro dei luoghi più inaccessibili apre le sue porte ai visitatori. Dopo Angelo Gaja che ha iniziato a accogliere wine lovers per charity raccogliendo in un anno 80.000€ da dare in beneficenza; ora apre le porte l’Abbazia d’Hautvillers vicino a Épernay e in questo caso il biglietto d’ingresso è davvero costoso: 600€ a persona. E’ il luogo più famoso dello Champagne. Oltre alla vista dei luoghi in cui visse Dom Perignon il prezzo include una degustazione di sei vini fra cui Plénitude 2005,

Dom-Perignon

Dom-Perignon

1998 e 1982. Da notare che quest’ultima bottiglia costa 1338$ più le tasse per cui Wine Searcher ha scritto un commento divertente<< si tratta del modo più conveniente di assaggiare questo vino>>. E pare che gli assaggi siano molto abbondanti.
Hautvillers è un luogo storico e di grande suggestione. L’Abbazia benedettina fu fondata nel 650 e divenne ricca grazie ai pellegrini che vi si recavano per venerare il corpo di Sant’Elena. Fu grazie alle donazioni dei fedeli che poté comprare i vigneti, ma quando Dom Pierre Perignon, intorno al 1670, vi assunse il ruolo di celliere, erano in uno stato di grande abbandono.

Perrier-Jouët quelli che trasformarono brutal in brut

Facciamo una piccola pazzia: beviamoci un Perrier-Jouët Belle Epoque Blanc de Blancs 2002 e gustiamo un mito sensuale e senza tempo

Perrier-Jouët Belle Epoque Blanc de Blancs 2

Perrier-Jouët Belle Epoque Blanc de Blancs 2

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Io e mio marito Carlo Gardini amiamo pasteggiare con le bollicine. Tutti i pretesti sono buoni: il caldo d’estate, i tartufi in autunno ( la fattoria del Colle ha 5 riserve tartufigene), il bisogno di variare dopo l’assaggio di tanti vini rossi. Il Perrier Jouet non è fra i miei preferiti perché io detesto il liberty e la bottiglia di questo Champagne mi è sempre sembrata orrenda. Ma ho scoperto che il contenuto non è niente male, anzi devo ammettere che mi affascina profondamente.
Per questo l’articolo di Caroline Henry su Wine Searcher mi ha attratto subito: Le 10 cose che ogni wine lovers dovrebbe sapere su Perrier-Jouët.
Alcune di queste dieci sembrano fiabe. Prima di tutto la storia: Pierre Nicolas Perrier e Rose Adelaïde (Adèle) Jouët si sposano nel 1810. Lui vende tappi e lei ha 19 anni ed è figlia di un produttore di Calvados. Un anno dopo fondano la loro cantina Perrier-Jouët e tre anni dopo comprano il grande edificio dove si trova, ancora oggi, la direzione aziendale.

Billecart Salmon per le serate rosè con amici wine lover

Tra gli amanti dello Champagne, chi non conosce il Billecart Salmon rosè? E’ fra i migliori prima di arrivare alle bottiglie di nicchia dal prezzo elevatissimo

 

Billecart Salmon

Billecart Salmon

Visto per voi da Carlo Gardini  Cinellicolombini partner

Billecart Salmon è uno Champagne rosè che ti accompagna con piacere senza dover aspettare le grandi occasioni. Ne ho infatti aperto una bottiglia recentemente per servirlo come aperitivo ad alcuni amici in una delle ultime calde giornate di questo strano autunno dove ancora possiamo sognare di essere in estate, una situazione completamente diversa da quando, nel passato Dicembre, lo stesso champagne lo bevemmo in un rifugio a oltre 2000 metri.

Champagne rosè

Champagne rosè

Eravamo in Francia, ad Isola 2000, per una degustazione di vini italiani e francesi e l’organizzatore dell’evento ci invitò tutti, alla fine della manifestazione, ad una cena in un ristorante sulle piste da sci…..da raggiungere con un gatto delle nevi ………20 persone stipate in un trattore che risaliva lentamente le piste immerse nel buio in un silenzio impressionante….Ed all’arrivo un grande camino con un fuoco potente e un aperitivo a base di Billecart Salmon rosè …..un momento di piacere intenso se non fosse stato accompagnato dal canto “non troppo professionale” proprio della persona che rappresentava quello stesso champagne …….insomma, la stessa Maison  ci dava il piacere di bere un vino veramente straordinario ma ci costringeva a soffrire per delle melodie non proprio da serata di apertura della Scala.

Veuve-Clicquot la vedova che ha inventato lo Champagne

Pensate che lo Champagne sia stato inventato d DomPerignon? Sbagliato! Leggete la storia della vedova più famosa del mondo Barbe Nicole Clicquot Ponsardin 

Barbe Nicole Clicquot Ponsardin 1

Barbe-Nicole-Clicquot-Ponsardin-Champagne

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Molte donne produttrici di vino hanno trasformato il dolore in coraggio trovando, nel ricordo del marito morto, la forza di imprese grandiose: pensate Cinzia Merli Campolmi, delle Macchiole a Bolgheri oppure a Barbara Banke della Jackson Family Wines JFW entrambe hanno trasformato le aziende in star dell’enologia internazionale.

Ma Barbe Nicole Clicquot Ponsardin è una leggenda e non ha eguali. E’la trasgressione in persona …. nel senso buono s’intende! Una donna rivoluzionaria con una storia che sembra una favola nel maschilista e sessista Ottocento.

C’era una volta …. Barbe Nicole figlia del ricco barone Ponsardin divenuto sindaco di Rheims grazie all’appoggio di Napoleone che aveva ospitato nel suo albergo insieme alla moglie Josephine.

I migliori produttori lasceranno la vigna ai loro figli?

Il ricambio generazionale rischia di cambiare la popolazione delle migliori regioni del vino costringendo i vignaioli a vendere come avviene in Champagne

Giovani viticultori dello Champagne

Giovani viticultori dello Champagne

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Il ricambio generazionale era protagonista a Bordeaux qualche anno fa mentre ora è diventato il maggiore problema dello Champagne dove l’età media dei vigneron è molto elevata. Ecco che Pascal Férat president del Syndicat Général des Vignerons de Champagne ha lanciato un grido di allarme attraverso la rivista inglese “Decanter” . Dalle sue parole la consapevolezza di quanto siano importanti i piccoli e piccolissimi viticultori per l’identità di questo prestigioso territorio. Circa la metà dei 15.000 vignaioli coltiva meno di due ettari e una parte di loro sta arrivando all’età della pensione ma non riesce a trasferire ai figli la proprietà perché << il prezzo della successione è diventato così caro che molti vedono nella vendita la sola soluzione>>.

Il 2014 del vino secondo Robert Parker del Wine Advocate

Il più celebre critico del vino del mondo elenca le tendenze dei consumi 2014, con molte indicazioni prevedibili e qualche sorpresa

RobertParker

RobertParker

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Vi suggerisco di leggere anche Intravino dove troverete dei divertentissimi commenti alle opinioni di Robert Parker. Qui mi limito a riassumere le previsioni del padre del “Wine Advocate” con una sola nota introduttiva: è evidente la stanchezza di Parker per tutto quello che è super esclusivo, troppo caro, di dubbia correttezza … insomma il guru del vino USA pone molta più attenzione alla semplicità e al prezzo.

  • Successo di Prosecco italiano e Cava spagnolo rosicchieranno una parte del mercato dello Champagne
  • I chioschi del cibo da strada messicano, asiatico e fusion venderanno anche vino 
  • Avranno molto successo i locali tipo trattoria dove servono cose buone ma convenienti e consentono ai clienti di portare il vino da casa
  • I vini 2012 dell’Est e della costa Atlantica domineranno i mercati grazie all’ottima qualità di questo millesimo

Cinque Champagne e qualche sorpresa per una cena Gourmet

Cena dello Champagne per i Gourmet di Siena al Convito di Curina con lezione di Andrea De Agostini appena ammesso nell’Ordre des Coteaux de Chamagne

Andrea De Agostini cena dello Champagne per i Gourmet

Andrea De Agostini cena dello Champagne per i Gourmet

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini
E’ lui che spiega ai Gourmet di Siena, guidati da Alessandro Bonelli, la storia, il vocabolario e gli abbinamenti dello Champagne durante una cena dal menù particolarmente raffinato. Ecco l’antipasto: baccalà mantecato con purè di ceci ,mousse di raviggiolo e bottarga di Orbetello in foglia di zucchini.
Prima e principale raccomandazione di Andrea De Agostini è quella di non fermarsi ai marchi più grandi ma cercate fra i piccoli produttori nelle petit maison che esprimono meglio il territorio. Solo così è possibile districarsi fra 300 milioni di bottiglie di Champagne che nascono su suoli molto diversi e in zone anche distanti. I vigneti che producono le bollicine più famose del mondo sono divisi in tre categorie: 17 Grand Cru, 41 Premier Cru e 261 i Sanz cru. Già questo è un indizio di complessità ma in bello viene dopo …
La lezione di De Agostini ci da qualche delusione: fino alla metà dell’Ottocento lo Champagne era dolce e veniva bevuto in coppa. Le prime bollicine secche arrivano nel 1870 circa. E noi che immaginavamo cenette romantiche in castelli da fiaba fra principi azzurri e cenerentole ….