WineSearcher Tag

La truffa dei falsi investimenti a Bordeaux

500.000 Sterline truffate a 13 vecchietti che volevano aumentare i loro risparmi comprando vino. Usare il vino come bene da investimento non si fa così!

Truffa-dei-falsi-invstimenti-in-vini-pregiati

Truffa-dei-falsi-invstimenti-in-vini-pregiati

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne

Thomas Hole 31 anni di Londra e Ryan Fraser di 25 anni dell’Essex sono stati condannati rispettivamente a quattro anni e mezzo e a 3 anno e 4 mesi di reclusione. I due compari avevano creato la società Premier vino Investment Limited, che prometteva investimenti in vini pregiati soprattutto Bordeaux sulla base della notizia, ormai notissima, che il valore delle bottiglie pregiate cresce molto di più di ogni altra forma di investimento. Per questo Hole e Fraser avvicinavano delle persone benestanti di età avanzata e li convincevano a versare i loro fondi in un conto bancario chiedendo loro di non ritirarli prima che il valore fosse aumentato, cioè prima di alcuni anni. Per superare i sospetti della banca, che vedeva arrivare cifre consistenti sul conto i due compari

Truffa-dei-falsi-invstimenti-in-vini-pregiati

Truffa-dei-falsi-invstimenti-in-vini-pregiati

creano una nuova società con un nome quasi identico al primo “Premier Vini Investment Limited” e la sostituiscono nel 2012 con un classico gioco di scatole cinesi.
Intanto Thomas Hole e Ryan Fraser fanno la bella vita: viaggi costosi all’estero, week end in Spa di lusso, vestiti su misura in sartoria, pasti in ristoranti stellati…. Ma gli unici vini che comprano sono quelli che si bevono, non fanno la prevista raccolta di bottiglie pregiate nel caveau della banca. La fine della storia è ovviamente in carcere ma per una truffa che viene scoperta e punta quante ce ne sono che la passano franca?

La battaglia dei corsi per super assaggiatori

Master of Wine e Master Sommelier corsi da super esperti a confronto mentre si apre la polemica sull’utilità di studiare il vino invece di berlo

Master of wine, corsi per super assaggiatori

Master of wine, corsi per super assaggiatori

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Leggo nel profilo Facebook di Stevie Kim la vulcanica coreana di Vinitaly Intrenational << l’altro giorno a Vinexpohk un critico molto noto ha commentato sul fatto che WSET (in senso educativo) non era importante per Cina, era molto più importante a bere il vino che parlarci che studiarci>> Una affermazione che dalla fiera di Hong Kong ha fatto il giro del mondo aprendo grandi polemiche.
Infatti se è vero che ascoltare la musica è più importante che leggere i critici musicali, tuttavia studiare e soprattutto imparare a suonare sono gli unici modi per capire più a fondo i brani musicali. Esattamente come avviene per il vino. Tuttavia l’opinione che arriva da Vinexpo HK deve far riflettere soprattutto alla luce del nuovo protagonismo dei

Stevie Kim Vinitaly International

Stevie Kim Vinitaly International

consumatori che esprimono i loro giudizi su CellarTracker, Vivino e altri portali sempre più influenti nel mercato. Giudizi che, un crescente numero di consumatori giovani, giudica più attendibili perché meno influenzati dei wine critics dal potere dei grandi brand cioè da inviti, investimenti pubblicitari ecc. Una democrazia apparente e anzi forse mendace, infatti una ricerca del 2014 pubblicata su WineEconomics ( “In vino veritas? Social influence on ‘private’ wine evaluations at a wine social networking site” (Omer Gokcekus School of Diplomacy and International Relations, Seton Hall University, USA, Miles Hewstone Department of Experimental Psychology, University of Oxford, UK, Huseyin Cakal Department of Psychology, University of Exeter, UK) ha dimostrato che sono i primi giudizi a influenzare quelli successivi e che i grandi critici cioè Parker/Wine Advocate, Wine Spectator e simili hanno un’influenza determinante sui giudizi scritti dai consumatori on line. 

Supermercato e vino: opportunità o minaccia per le cantine

Come scegliere il vino al supermercato? Quanto spazio hanno le piccole cantine? Infine il binomio supermercato e vino vale anche per le bottiglie di qualità?

Brunello-a-Firenze-supermercato-e-vino

Brunello-a-Firenze-supermercato-e-vino

Di Donatella Cinelli Colombini Brunello Casato Prime Donne

Un articolo di Wine Searcher di tempo fa ,riporta l’attenzione su supermercati e vino e mi spinge a una piccola ricognizione sul canale di vendita che, secondo Mediobanca distribuisce il 46% del vino in Italia. Faremo quindi una piccola analisi per poi porci la domanda: quali vini sono venduti in GDO e soprattutto come fare un buon shopping?
Con la crescita di importanza del vino in GDO sono più che raddoppiate le etichette, rispetto a 25 anni fa, toccando le 3.600 referenze. Un aumento che coincide con il contemporaneo calo del settore HORECA- alberghi, ristorazione e catering (15% del totale) ma soprattutto con la crisi delle enoteche-wine bar che scendono al livello più basso di sempre (7%). Va invece sottolineato un rinnovato interesse per gli acquisti in cantina che riguardano il 10% del vino venduto ma salgono al 15% considerando solo le bottiglie pregiate.

vendita-vino-in-cantina-Casato-Prime-Donne-Montalcino

vendita-vino-in-cantina-Casato-Prime-Donne-Montalcino

E’ proprio sui vini di qualità che vorrei soffermare la mia attenzione. Le bottiglie sopra i 25€ che nei supermercati sono più difficili da vendere (3%) vengono commercializzate soprattutto nei ristoranti (41%), in seconda battuta nelle enoteche ma in modo crescente nelle cantine stesse (17%).
Le denominazioni più vendute nei supermercati italiani sono Chianti, Lambrusco, Vermentino e Prosecco quest’ultimo con un deciso aumento che corrisponde al suo successo planetario.
Ed eccoci al secondo punto: quali vini arrivano sugli scaffali del supermercato? Liza B. Zimmerman ci racconta in WineSearcher, di essere cresciuta a New York dove è proibito vendere vini insieme ai prodotti alimentari e quando si è trasferita in California, dove invece i supermercati hanno anche il reparto vino, pensava che questa situazione fosse molto favorevole, invece … ha lavorato per un piccolo importatore accorgendosi che la grande distribuzione è un segmento adatto solo ai colossi.

Il filtro ULLO e i solfiti del vino vanno via

Quello dei solfiti è uno dei tormentoni recenti: esistono naturalmente nel vino e poi vengono aggiunti ma un giovane chimico inventa come toglierli

 

download (2)Di Donatella Cinelli Colombini

E’ un piccolo cono sul mercato dal luglio 2015, che può essere usato una sola volta. L’inventore è James Kornacki, un neolaureato e dottorando di ricerca in chimica organica presso la Northwestern University dell’Illinois. Pomposamente battezzato ULLO, il progetto startup con la semplice missione di riportare il vino al suo stato naturale. Funziona come i filtri per l’acqua da bere che si usano in casa, usando una resina a scambio ionico. Ovviamente non tutti gli ioni negativi vengono catturati da ULLO ma solo quelli dei solfiti.

 

UlloSolfiti

Ullo Solfiti

L’INVENZIONE DI ULLO

Sembra l’uovo di Colombo, facile da usare, rispettoso degli altri caratteri del vino … ULLO è talmente ovvio da far sorgere il dubbio <<ma com’è che nessuno ci ha pensato prima?>>. Il modo d’uso è semplicissimo: basta prendere il filtro a forma di cono metterlo su un decanter, versarvi il vino e i solfiti aggiunti rimarranno intrappolati nelle maglie della sua rete.

Prepariamoci a mangiare gli insetti e ad abbinarli col vino

Cavallette, locuste, larve, coleotteri stanno per arrivare nei nostri piatti ma c’è già chi a Vinopolis-Londra prova ad abbinarli con vini soprattutto bianchi

Pechino via delle bancherelle

Pechino via delle bancherelle

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Quando mia figlia Violante mi disse che avrebbe cenato al mercatino delle bancarelle nella vecchia Pechino ero preoccupata; poi, quando mi mandò le foto degli spiedini di cavallette fritte ne rimasi sconvolta.
Mangiare gli insetti è qualcosa di sconvolgente per noi italiani. Che io sappia l’unico cibo a base di vermi del nostro Paese è il Casu della Sardegna, un pecorino con le larve della mosca casearia che mangiano la pasta interna del formaggio trasformandola in qualcosa di pastoso. Dopo tre mesi di stagionatura, secondo alcuni, è particolarmente ricercato anche se ha un odore e un sapore molto pungenti.

MANGIARE INSETTI E’ SANO E SOSTENIBILE

bancherelle notturne con scarafaggi e cavallette grigliati

bancherelle notturne con scarafaggi e cavallette grigliati

Gli italiani sono dunque poco abituati a mangiare insetti. Anzi direi che li schifano proprio. Eppure la probabilità di trovarseli nel piatto aumenta e anzi sta diventando una moda. Persino la FAO sostiene questo tipo di alimentazione proponendola come salutare e ecosostenibile, inoltre riguarderebbe 1.900 specie commestibili. Al recente Salone del Gusto hanno parlato di insetti come del cibo del futuro e poi c’è il ristorante numero 1 nel mondo il Noma di Copenaghen che ha nel menù Live ants with crème fraîche o il Garum di cavallette. Da leccarsi i baffi direi!
Pare che le formiche siano dolci e assomiglino a noccioline, le cimici richiamerebbero la mela, mentre alcune larve di falena sarebbero piccanti. Quelle più consumate sono le locuste che hanno un sapore neutro e vengono fritte…. E pensare che San Giovanni Battista nel deserto che si ciba di locuste mi è sempre sembrato quello che per la fame mangia qualunque schifezza!

Quello che dovreste sapere su Robert Mondavi

Il coraggio delle grandi sfide e la difficoltà di gestire il successo in famiglia. L’ascesa e il declino della cantina che ha segnato il Novecento

Robert-Mondavi-

Robert-Mondavi-

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

La maggior parte delle note di seguito provengono da un bellissimo articolo di WineSearcher che vi invito a leggere con attenzione perché vi commuoverà e vi farà riflettere.
E’ il ritratto di uno dei più grandi produttori di vino di tutti i tempi, una persona che ha cambiato il destino enologico di un’nazione intera: Robert Mondavi.
Non l’ho mai conosciuto ma ho incontrato il figlio Michael che mi è stato presentato da Ferdinando Frescobaldi. Ricordo una persona garbatissima che mi stupì per la sua piccola statura.

Violante con la magnum di Opus One

Violante con la magnum di Opus One

Forse anche Robert Mondavi, era di costituzione minuta, ma come produttore era un gigante. Un esempio per tutti specialmente per chi dice: non ho i soldi per….. non ho più l’età per …..
C’era una volta una famiglia marchigiana emigrata in Minnesota dove, nel 1908 nasce un bambino a cui viene imposto il nome di Robert Gerald. Il padre Cesare va poi a vivere in California dove compra la Charles Krug Winery dove lavorano i figli Robert e il più piccolo Peter.
Nel 1966 i due fratelli litigano al punto di prendersi a cazzotti e Robert se ne va sbattendo la porta. Robert Mondavi ha 53 anni, è senza un soldo e senza lavoro. Da questa crisi comincia la sua fortuna. “The up side of down” come sostiene Megan Mc Ardle, editorialista di Bloomberg View, secondo la quale lo sviluppo e l’innovazione nascono dalle sconfitte.
Da questo punto partono le 10 cose di Robert Mondavi che, secondo WineSearcher, tutti i produttori dovrebbero sapere

Sei un pecorone o un indipendente quando giudichi il vino?

Da uno studio dell’American Association of Wine Economists intitolato “In vino veritas” risulta che siamo pecore

gregge-di-pecore

gregge-di-pecore

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

La questione non è da poco nell’epoca della democratizzazione dei giudizi sul vino. Infatti una parte dei consumatori crede che il web e soprattutto portali come Cellar Tracker, dove tutti possono scrivere il loro giudizio, abbiano apportato una rivoluzione togliendo autorevolezza ai grandi esperti e dando più voce al consumatore finale. Insomma portando una ventata di obiettività e di rinnovamento.

Forse non è proprio così anzi un interessantissimo articolo di “Wine economics” del maggio 2014 intitolato “In vino veritas? Social influence on ‘private’ wine evaluations at a wine social networking site” (Omer Gokcekus School of Diplomacy and International Relations, Seton Hall University, USA, Miles Hewstone Department of Experimental Psychology, University of Oxford, UK, Huseyin Cakal Department of Psychology, University of Exeter, UK) ci mostra come i giudizi di CellarTracker siano estremamente conformisti.  In altre parole le valutazioni dipendono ancora, in larga misura, dai grandi wine critics, ma soprattutto dai primi giudizi pubblicati, per cui, paradossalmente, le probabilità che siano “manovrati” è cresciuta.

Quali sono i vini italiani più cari

Barolo Collina Rionda di Bruno Giacosa, Amarone Classico riserva di Giuseppe Quintarelli e Masseto ecco le bottiglie italiane più costose

Giacosa Collina Rionda, Barolo (etichetta scura)

Giacosa Collina Rionda, Barolo (etichetta scura)

Di Donatella Cinelli Colombini
E’ la classifica in cui tutti i produttori italiani vorrebbero vedere le loro bottiglie, quella che trasforma l’apprezzamento dei critici e del mercato in prezzi e fatturati aziendali, insomma nel premio economico di tante fatiche, rischi e passione che stanno dietro a ogni goccia di vino.
La lista arriva da Intravino che consiglia agli italiani di spendere in grandi bottiglie nostrane gli aumenti di stipendio promessi da Renzi. Forse i soldi non basterebbero ma certamente rendere felici quelli che decidessero per questa scelta. Si tratta infatti di bottiglie strepitose, forse anche migliori di vini esteri dal prezzo inabbordabile. Tutto parte dai dati di Winesearcher il portale che pesca i prezzi delle bottiglie da un data base di 44.439 negozi di tutto il mondo. La classifica dei vini italiani più cari è basata sul loro prezzo medio su diverse annate e sono senza tasse (la nostra IVA).
Ecco dunque la lista delle bottiglie italiane sfavillanti

I 10 Champagne più cari del mondo

“The Drinks Business” la rivista on line delle classifiche più sorprendenti, mette in fila gli Champagne più esclusivi e costosi

 

Champagne Goût de Diamants

Champagne Goût de Diamants

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

 

<<Lo Champagne è da tempo sinonimo di qualità e opulenza, ma si è anche costruito una solida fama nel lusso>> dice la presentazione della classifica sottolineando come ci siano collezionisti entusiasti e molto ricchi pronti a sborsare cifre enormi per bottiglie rare. Ecco che molte Maison de Champagne producono per loro serie limitate di magnum o jeroboams e ci sono bottiglie da 750 Cl con prezzi da capogiro.

 

TOP 10

 

L’oggetto di questa classifica dello Champagne dei nababbi sono le serie limitate di bottiglie con prezzi tratti dal principale motore di ricerca WineSearcher.com

 

Al 10° posto troviamo Moët & Chandon Bi Centenary Cuvée Dry Imperial 1943 a sole 832 Steriline prodotto in 1943 bottiglie per celebrare i 200 anni dalla fondazione.

posto per Krug Brut David Sugar Engraved ‘Quail Design in Flowering Tree’ – 1,080 Sterline, piccola serie di bottiglie serigrafate.

8° posto: ancora un Moet & Chandon Dom Perignon by Karl Lagerfeld – £1,169 serie limitata disegnata dallo stilista Karl Lagerfeld che ha firmato i modelli di Fendi ed ora è il direttore

creativo di Chanel.

7° posto per Krug Private Cuvée – £1,189 della multinazionale del lusso LVHM.

                                                                       
Cinelli Colombini
Privacy Overview

Questo sito web utilizza i cookie per offrirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie vengono memorizzate nel tuo browser e svolgono funzioni come riconoscerti quando torni sul nostro sito web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito ritieni più interessanti e utili.