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Turismo del vino ucciso dal covid

La crisi del turismo mondiale blocca un business da 1.300 miliardi svuotando aerei, alberghi, ristoranti, agenzie viaggi e cantine che perdono i migliori clienti

 

Donatella Cinelli Colombini esperta di turismo del vino

Donatella Cinelli Colombini esperta di turismo del vino ideatrice Cantine Aperte

Donatella Cinelli Colombini, ideatrice della giornata Cantine aperte e prima promotrice del turismo del vino in Italia fa il punto sugli effetti del covid nelle cantine che, passata la fase 1 dell’epidemia avranno molta difficoltà a ripartire  con il turismo, perdendo business e posti di lavoro.

Il turismo è la vittima economica principale dell’epidemia covid: un miliardo e quattrocento milioni di viaggiatori l’anno con un business mondiale intorno a 1.300 miliardi bloccato dalla paura. Paura di salire in aereo dove potrebbero esserci dei passeggeri contagiosi oppure di andare in alberghi o ristoranti dove il viaggiatore precedente, forse malato di covid, potrebbe aver starnutito su coperte o cestini del pane…. La reclusione in casa ha aumentato la percezione di pericolo rispetto a tutto quello che sta fuori delle mura domestiche per cui le vacanze, più che momenti di evasione, appaiono come esperienze ansiogene con il coronavirus sempre in agguato.

TURISMO VACANZE E CORONAVIRUS

Turismo del vino ucciso dal covid

Turismo del vino ucciso dal covid

Meglio evitare? Una prospettiva che la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha espresso con la frase <<non prenotare le vacanze della prossima estate>> e che il Presidente dell’Istituto Superiore della Sanità Silvio Brusaferro ha ripreso il 17 aprile <<è presto per pensare alle vacanze>>.

In questo disastroso 2020 ogni Paese cercherà di tenere i cittadini nei propri confini nazionali e probabilmente anche gli Italiani faranno viaggi di prossimità. Per questo le destinazioni turistiche dove i viaggiatori sono prevalentemente italiani saranno meno colpite rispetto a regioni, come la Toscana, dove gli arrivi dall’estero hanno percentuali molto alte e fra loro gli Statunitensi sono numerosi (9% degli arrivi totali). Qui si sta delineando un autentico tracollo. Non dimentichiamo che il turismo estero vale oltre 40 miliardi per l’Italia.

Addio a Pier Luigi Tolaini e Siro Maccioni

Due capitani coraggiosi che da giovani hanno lasciato Lucca per diventare leader in Canada e negli Stati Uniti Pier Luigi Tolaini e Siro Maccioni

Pier-Luigi-Tolaini

Pier-Luigi-Tolaini

Di Donatella Cinelli Colombini

Un addio pieno di gratitudine per questi due uomini che hanno dato lustro all’Italia nel mondo. Due personaggi molto diversi accomunati dalla zona di origine – Lucca – e dalla morte: il 19 aprile per Pier Luigi Tolaini e il 20 aprile per Siro Maccioni.

PER LUIGI TOLAINI

Ho conosciuto Tolaini attraverso la figlia Lia Tolaini Banville. Ero intimorita da quest’uomo partito dalla Garfagnana con il solo biglietto di andata verso l’America e capace di costruire da niente, a Winnipeg in Canada una delle maggiori impresedi trasporti  e logistica del Nord America,  la TransX. Era pragmatico, con una mente veloce e un’estrema

Siro-Maccioni-con-gli-chef-de-Le-Cirque

Siro-Maccioni-con-gli-chef-de-Le-Cirque

determinazione nel fare. Quando ho dovuto discutere con lui, pur sapendo di essere nel giusto, non sono riuscita a tenergli testa, perché aveva una personalità fortissima. Ho visto lo stesso tratto in tutti i grandi imprenditori che ho incontrato. Hanno quasi un’energia che cattura gli altri.

I LUCCHESI NEL MONDO

I lucchesi hanno una caratteristica diversa dagli altri toscani che fanno fatica a lasciare la loro terra di origine. L’avevano capito i Medici che mandavano i lucchesi nelle sedi estere della loro banca: ricordate il Ritratto dei coniugi Arnolfini (Jan van Eyck 1434)? Per capire la forza dei lucchesi nel mondo bisogna andare alla processione del Volto Santo il 13 settembre quando la città è interamente illuminata a candele e dietro al Crocifisso sfilano tutte le parrocchie e i comuni del lucchese e poi i lucchesi nel mondo con i labari dove si legge Sidney, Toronto, San Paolo ….
Pier Luigi Tolaini e Siro Maccioni erano fra questi lucchesi di cui la Toscana e l’Italia andava fiera.

Preparando la ripartenza dopo il coronavirus

Semplicità, sobrietà, autenticità e socialità: ecco le parole chiave del dopo coronavirus secondo Vincenzo Russo. Perché questa epidemia ci cambierà per sempre

 

 I consumi dopo il coronavirus

Donatella Cinelli Colombini con Vincenzo Russo – I consumi dopo il coronavirus

di Donatella Cinelli Colombini

Sicuramente avremo le tasche più vuote ma forse riscopriremo i valori importanti, gli affetti veri e le cose che desideriamo sinceramente. Quasi come dopo una guerra, quando i superstiti si scoprono diversi, ma anche più forti e più solidali. Ovviamente questo presuppone una ripartenza, perché <<se dovesse continuare questa emergenza sarebbe la recessione economica più grave della storia dell’umanità>> dice Russo, quindi dobbiamo mettercela tutta e scommettere sul futuro.

 

VINCENZO RUSSO E LE PAROLE CHIAVE PER LA RIPARTENZA

Cronache di Gusto ci porta l’opinione di Vincenzo Russo, professore alla IULM di Milano e principale esperto italiano di neuromarketing.
Russo parte dall’analisi di Giampaolo Fabris all’indomani della crisi economica del 2008 (“La società post-crescita. Consumi e Stili di vita” 2010) quando il boom del consumismo, con la ricerca degli abiti griffati, del lusso, dell’effimero e dell’eccesso, che aveva caratterizzato la fine del Novecento, perse la sua attrattività.
Uno choc simile a quello del coronavirus che, secondo Vincenzo Russo, cambierà i comportamenti dei consumatori <<andranno a cercare la semplicità, la sobrietà e l’autenticità. Penso ai prodotti biologici, naturali, fatti in casa, fatti bene, del territorio, insomma tutte cose che garantiscono autenticità del territorio e che saranno di grandissimo interesse>>.

 

I gattopardi del vino

Gattopardi: cambiare per rimanere gli stessi. Questa è la domanda che si pongono tutti i produttori di vino del mondo di fronte al nuovo clima

 

Gattopardi del vino: cambiare per rimanere gli stessi

Gattopardi del vino: cambiare per rimanere gli stessi- Gattopardo di Tommasi di Lampedusa

di Donatella Cinelli Colombini

E’ evidente che il clima ha prodotto dei grandi cambiamenti nei vigneti. In certe situazioni ha migliorato le performance dei terroir dando la possibilità di produrre vini di altissima qualità dove prima la vite non veniva neanche coltivata, basta pensare agli sparkling inglesi per capirlo.

 

I VANTAGGI E I PROBLEMI DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Per i territori già noti, il cambiamento climatico pone interrogativi e novità. A Montalcino ha moltiplicato le buone e ottime vendemmie. Ha beneficiato le zone più fredde, come quella Nord Ovest del Casato Prime Donne, ma impone a tutti una seria riflessione soprattutto sul modo di piantare, coltivare e raccogliere le vigne.
E’ rischioso cambiare i metodi che hanno portato un vino al successo. Ma conservarli, in presenza di un cambiamento come l’innalzamento delle temperature, è ancora più rischioso e allora applichiamo la celebre frase del Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa … «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». … In altre parole perché tutto rimanga com’è bisogna adattarsi ai cambiamenti diventare gattopardi del vino e solo in questo modo verranno conservate le posizioni di privilegio che sono state raggiunte in anni e anni di lavoro e di successo.

Gattopardi del vino

Gattopardi del vino- nelle vigne cambiare per rimanere gli stessi

 

I GATTOPARDI DEL VINO: CAMBIARE PER RIMANERE GLI STESSI

C’è un elemento guida: l’ascolto e il rispetto della natura.
Qui non parlo dell’impianto dei vigneti (porta innesti e cloni, scelta dei suoli, preparazione del terreno per l’impianto ….) e nemmeno della coltivazione del terreno. Mi limito a una sola nota: serve più terreno per ogni vite. Continuare a piantare oltre 5.000 ceppi all’ettaro equivale a non capire che piove meno e in modo monsonico per cui le viti soffrono la sete più di prima.
Ecco la mia ricetta per la coltivazione delle viti di Sangiovese: trasformarsi da cacciatori di sole a protettori dal sole. In altre parole bisogna imparare a usare le foglie in modo completamente diverso.

Ansonica storia di una contraffazione

Attilio Scienza racconta del vino greco di Chio contraffatto in Toscana 2.500 anni fa e ora riprodotto tenendo l’uva Ansonica in mare e il vino in anfora

Antonio Arrighi Attilio Scienza Ansolia

Antonio Arrighi Attilio Scienza Ansonica prodotta come il vino di chio 2500 anni fa

Di Donatella Cinelli Colombini

La storia è bellissima ed è un autentico giallo, io ho avuto la fortuna di ascoltarla da un affabulatore scienziato senza eguali, il Professor Attilio Scienza. Tutto inizia circa nel VII secolo avanti Cristo nell’isola greca di Chio dove producevano un vino destinato all’esportazione in anfora. A quell’epoca tutto il vino da spedire era dolce alcolico ma quello di Chio riuscì a sbaragliare la concorrenza con un sistema di produzione segretissimo e capace di salvaguardare gli aromi ma soprattutto con la prima vera azione di marketing della storia.
Prima di mettere ad appassire i grappoli la popolazione di Chio li immergeva nel mare dentro delle ceste. Questo procedimento privava la superficie dell’uva della pruina consentendo un successivo più veloce appassimento. Il vino alla fine risultava più aromatico e questo era molto apprezzato nei banchetti più ricchi. Plinio racconta che Cesare offrì vino di Chio nel banchetto che celebrava il suo terzo consolato.

VINO DI CHIO PRIMO ESEMPIO DI MARKETING NELLA STORIA DEL VINO: LE ANFORE DI PRASSITELE

appassimento ansonica

Azienda Arrighi appassimento ansonica

Ma il colpo di genio è l’azione di marketing escogitata dai greci. I produttori di Chio chiedono al più grande artista vivente, l’ateniese Prassitele (prima metà del IV secolo a C. ), di disegnare le anfore per il loro vino. Inventano anche un logo, una piccola sfinge stampigliata nelle anfore e simile a quella delle loro monete. Prassitele è conosciutissimo, anche i romani copiano le sue statue, è insomma una star fra chi ha soldi e potere. Mettere un vino in un’anfora disegnata da lui è un segno di distinzione e di importanza. Un vero colpo di genio anche perché la forma del contenitore è diversa e facilmente distinguibile per il collo corto e la forma angolata.
Ovviamente i produttori di Chio sbaragliano la concorrenza. La rotta principale di esportazione via mare va verso Marsiglia e poi risale l’Europa via terra e via fiumi. Gli archeologi hanno ricostruito le rotte commerciali del vino di Chio trovando un numero di anfore enorme e nettamente sproporzionato rispetto alla capacità produttiva della piccola e poco fertile isola greca. Per questo hanno cominciato a pensare che ci fossero in giro dei falsari, cioè del vino di Chio contraffatto. Venivano rinvenute anfore di colore più rossastro di quelle originali e analizzando l’argilla l’ipotesi della truffa veniva confermata. Le vere anfore di Chio hanno un impasto ricco di cadmio mentre le false no.
Comincia da qui la ricerca dei falsari.

Perché compare una casa in Italia?

Cosa spinge i milionari esteri a comprare casa in Italia? Fa status? I valori immobiliari cresceranno? E’ bellissimo con panorami, storia e stile di vita?

 

Comprare casa in Italia

Comprare casa in Italia le indicazioni di Knight Frank

di Donatella Cinelli Colombini

 

Sono tanti i motivi per compare una villa in Italia dice il rapporto 2019 di Knight Frank curato da Mediobanca.

 

QUALI SONO LE NUOVE TENDENZE  DI CHI COMPRA UNA CASA IN ITALIA

 

La prima è quella di preferire la città alla campagna come mostra il crescente interesse per Lucca, Firenze, Venezia …

Comprare casa in Italia Villa Poggio Torselli

Comprare casa in Italia Villa Poggio Torselli

La città offre il vantaggio della prossimità ai marchi conosciuti, la maggior facilità della ristrutturazione e persino … cosa non irrilevante, la maggiore vita sociale con persone anglofone.

 

AVERE UNA CASA DI LUSSO E IL COMFORT DELL’HOTEL 5 STELLE

Mark Harvey propone anche un’altra interpretazione: il rapporto con gli hotels di lusso per la ristrutturazione e la gestione della casa <<The service and maintenance provided by leading hospitality brands underpins the value, appeal and convenience of city living>>. Una formula nuova che evidentemente piace molto e trova un esempio in Palazzo Portinari-Salviati nel pieno centro storico di Firenze dove ci sono monolocali da 650mila Euro e attici da 8 milioni con vista sulla cupola di Brunelleschi.
Beatrice Portinari era la donna amata da Dante spiega Bill Thomson, Chairman della rete italiana di Knight Frank, per sottolineare che l’acquirente di questi alloggi gestiti da un albergo 5 stelle, avrà il piacere di trovare una casa in perfetto ordine ma anche l’orgoglio di vivere nella storia più nobile e colta. Esclusività portata al massimo livello insieme a servizi da grande albergo come una portineria, la palestra e ovviamente il ristorante.

 

IGT il vino democratico della Toscana

I Supertuscan cioè gli IGT di Toscana sono soprattutto rossi (75%) e volano nei mercati esteri (+127% dal 2007). L’enoturismo è il primo segmento di crescita futura

 

IGT Toscana presentazione Anteprime di Toscana 2020

IGT Toscana presentazione Anteprime di Toscana 2020

Di Donatella Cinelli Colombini

<<Vino democratico>> lo ha definito Lamberto Frescobaldi durante la conferenza stampa di presentazione dell’IGT Toscana il primo giorno delle Anteprime a Firenze. Un “democratico” che ha due riferimenti: il prezzo che va da pochi Euro a multipli di mille con le espressioni più prestigiose tipo Sassicaia e Tignanello. Poi c’è l’aspetto più anarchico per cui non ci sono le maglie strette dei disciplinari e ogni enologo o produttore ha la libertà di seguire la vocazionalità dei terreni <<sull’argilla blu non possiamo piantare Sangiovese ma possiamo produrre del meraviglioso Merlot>>, ha detto il Marchese Frescobaldi facendo esplicito riferimento al suo meraviglioso Masseto.

 

 

 

 

 

 

 

 

IGT TOSCANA ROSSO, DESTINATO ALL’ESTERO,  PERCEPITO COME MOLTO BUONO

IGT e vino Toscano incrementi export dal 2007 al 2027

IGT e vino Toscano incrementi export dal 2007 al 2027

I dati sull’IGT Toscana arrivano da Wine Monitor di Nomisma e sono preceduti dai commenti del presidente del Consorzio  IGT Cesare Cecchi << volumi e business superiore a quanto ci aspettassimo e oltre i seicentomila Euro>>.
La Toscana è una regione di vini rossi (87% del totale), la quarta in Italia per volume totale e la prima nel rapporto fra rossi e altre tipologie. La strategia che negli anni ha puntato sulle caratteristiche dei terreni e sull’alta qualità ha ottenuto il riconoscimento dei wine lovers. Infatti il consumatore italiano ritiene che Toscana (19%) Piemonte (15%) e Puglia (8%) siano le regioni dove il vino rosso è più buono.
La Toscana (16%) è la terza regione per valore del vino esportato superata da Veneto (36%) e Piemonte (17%). Negli ultimi 10 anni ha fatto un enorme passo avanti nei marcanti oltre confine crescendo del 76% (978 milioni di Euro). Va notato che nello stesso periodo i vini non DOP hanno avuto un incremento ancora maggiore segnando un +127% dal 2007 e toccando i 436 milioni di Euro.
L’IGT Toscana è dunque rosso per il 74% e destinato al 69% ai mercati stranieri. La torta con le destinazioni delle bottiglie vede al primo posto gli USA (30%) seguiti da Germania (21%) Europa (11%) e Canada (11%). A conferma di questo dato posso dire che il mio IGT – Super tuscan Il Drago e le 8 colombe va all’estero per oltre la metà e in azienda è bevuto e consumato soprattutto da wine lovers stranieri

#ledonnedelvinoconvoi e project Ganbei  

Project Ganbei dagli amici del vino italiano in Cina ai nostri ospedali. #ledonnedelvinoconvoi turismo del vino virtuale per i winelovers imprigionati in casa

#donnedelvinoconvoi Donne del Vino di tutto il mondo legate dalla solidarietà

#donnedelvinoconvoi Donne del Vino di tutto il mondo legate dalla solidarietà

Turismo del vino virtuale per viaggiare con la fantasia in attesa di poterlo fare veramente. Ecco cosa propongono le 900 Donne del Vino di tutte le regioni italiane che stanno inondando la rete internet con le immagini delle loro cantine e dei loro vigneti. Tanti video di meno di un minuto, collegati dall’hashtag ledonnedelvinoconvoi che vogliono incoraggiare a resistere chi è chiuso in casa durante l’epidemia di coronavirus.
Video che trasmettono passione per il proprio lavoro ma soprattutto il coraggio di donne dallo spirito combattivo che non hanno intenzione di piegarsi alle difficoltà create dall’epidemia. Testimonianze, vere, dirette, di vita vissuta, fatte in modo artigianale dalle stesse protagoniste che parlano in prima persone e forse per questo emozionano.

#LEDONNEDELVINOCONVOI VIDEO PER FARE TURISMO DEL VINO VIRTUALE MENTRE SI E’ CHIUSI IN CASA

Project Ganbei donazioni degli amici del vino cinesi per comprare materiali sanitari per gli ospedali italiani

Project Ganbei donazioni degli amici del vino cinesi per gli ospedali italiani

Propongono una “fuga” virtuale nel mondo del vino ai winelovers che normalmente, con la primavera, arrivavano nelle cantine, nelle enoteche, nei ristoranti con l’intenzione di scoprire grandi bottiglie … e invece quest’anno devono stare in casa. Un appuntamento rimandato dicono le Donne del Vino con sguardo fiducioso verso il futuro << Non mollate e state a casa, siamo con voi e vi aspettiamo presto!>>

PROJECT GANBEI LA SOLIDARIETA’ DEL VINO SENZA CONFINI

Il Project Ganbei sta raccogliendo fondi per acquistare materiale sanitario in Cina sotto la supervisione di un team medico. Le attrezzature sanitarie arriveranno in Italia prima possibile attraverso i canali dell’Ambasciata. Intanto l’appello è alla “solidarietà del mondo del vino” importatori, ristoratori, Asia Pacific area managers, brokers, press e consumers cinesi … cinesi ma ovviamente anche italiani.

Se i ricchi sono pochi il consumo dei vini cari cresce

Maggiori sono le disuguaglianze sociali più cresce l’importazione di vini di lusso e Champagne insieme alla vendita dei più costosi status symbol

Esiste una correlazione fra vini di lusso e diseguaglianze sociali

Esiste una correlazione fra vini di lusso e disuguaglianze sociali

di Donatella Cinelli Colombini

Essere ricchi in un Paese povero spinge a marcare le diseguaglianze sociali ed economiche con uno stile di vita lussuoso che comprende anche vini molto costosi. E’ una circostanza che le cantine orientate sulla produzione di bottiglie premium conoscono bene. Basta guardare cosa comprano i turisti brasiliani quando arrivano in cantina con le macchine con autista, oppure le importazioni di mercati come Cina o Russia che si polarizzano su vini molto cari o estremamente a buon mercato. All’opposto la Scandinavia, dove c’è un’alta mobilità sociale e le punte di ricchezza sono stemperate dalle tasse mentre la maggioranza delle popolazione è benestante. In Paesi come Svezia o Norvegia il grande buyer costituito dal monopolio ha un’attenzione spasmodica al rapporto qualità prezzo in modo da importare vini eccellenti alla portata di tutti.

 

diseguaglianza sociale e importazione di vini di lusso

disuguaglianza sociale e importazione di vini di lusso

L’IMPORTAZIONE DI VINI CARI CRESCE CON LE DISEGUAGLIANZE SOCIALI

Ecco che due economisti tedeschi Britta Niklas e Elkhan Richard Sadik-Zada hanno pubblicato sul Journal of Wine Economics un articolo riassumendo gli esiti della loro ricerca sullo shopping di vino di lusso in relazione alle diseguaglianze sociali. Ovviamente il vino è solo uno degli status symbol acquistati dalle upper class ma serve ai due ricercatori per tracciare alcuni comportamenti. L’indagine ha riguardato 12 Paesi nel periodo 1871 e 2018 (Argentina, Australia, Canada, Cina, Danimarca, Germania, Francia , Giappone, Olanda, Svezia, UK, USA) e un secondo pannel costituito da 66 nazioni nel periodo 1995-2017. Da notare come lo studio riguardi i vini importati cioè le bottiglie che, specialmente nel passato, erano più esclusive e costituivano dei veri emblemi di ricchezza e di distinzione.

Gli inglesi, il coronavirus e i pub

Prima l’incredulità di fronte ai rischi del coronavirus in arrivo in Gran Bretagna e  poi la reazione di chi vuole andare al pub come il padre di Boris Johnson

Di Donatella Cinelli Colombini

Principe Carlo a Firenze con Donatella Cinelli colombini

Principe Carlo a Firenze con Donatella Cinelli Colombini

La prima strategia del premier UK Boris Johnson era quella di lasciar circolare il virus fino ad avere una “immunità di gregge” come consigliato da Chris Whitty, epidemiologo e consigliere medico del governo e da Sir Patrick Vallance, consigliere scientifico.

DALL’IMMUNITA’ DI GREGGE AI CONSIGLI DI BORIS JOHNSON PER CONTENERE IL CORONAVIRUS

Si prefigurava uno scenario apocalittico con mezzo milione di morti. Il 16 marzo il governo del Regno Unito ha fatto una mezza marcia indietro dando qualche consiglio per evitare i contagi. Ma le reazioni lasciano capire che il problema coronavirus era largamente sottostimato.

Donatella Cinelli Colombini a Londra con Carlo

Donatella Cinelli Colombini a Londra con Carlo

Poche ore dopo che il Premier Boris Johnson aveva raccomandato agli inglesi le misure di “allontanamento sociale” suo padre Stanley ha avuto uno scambio di opinioni con Phillip Schofield durante un programma televisivo “This Morning” <<Ovviamente andrò in un pub se devo andare in un pub>> ha detto il padre del Primo Ministro. E Schofield, fra l’imbarazzato e il sorpreso, ha risposto <<Ma tuo figlio ti ha appena detto di non farlo>>.  Johnson non ha mollato << He said we should avoid going to pubs, but if I had to go to a pub, I’d go to a pub>> ha detto che dovremmo evitare di andare nei pub, ma se dovessi andare in un pub, andrei in un pub. A quel punto l’altra conduttrice è entrata nella discussione << Perché dovresti andarci?>> e lui <<Beh, perché le persone che gestiscono pub hanno bisogno di clienti, non vogliono che il pub sia vuoto- questa è la mia linea>>.

Dall’apocalisse in Lombardia alla Cina che riparte

La testimonianza di Roberta Archetti da Brescia e di Alessandro Mugnano di Interprocom da Shenzhen ci mostrano due facce del coronavirus: la tragedia e la rinascita

Toscana-Fattoria del Colle Roberta Archetti e friends

Toscana-Fattoria del Colle Roberta Archetti e friends

di Donatella Cinelli Colombini

Roberta Archetti chef della Fattoria del Colle, che è ritornata nella sua Brescia un anno fa, ci racconta cosa succede nell’epicentro del coronavirus.

TESTIMONIANZA DI ROBERTA ARCHETTI DALLA QUARANTENA A BRESCIA

Mi scrive <<dica a tutti di stare a casa>>. E’ Roberta Archetti la chef che fino a maggio dello scorso anno ha guidato la cucina del ristorante della Fattoria del Colle e poi, per curarsi, è rientrata nel suo paese in provincia di Brescia. Il suo è un appello accorato agli amici toscani <<state a casa, non arrivate al punto in cui siamo qui>>. Il suo racconto è impressionante, lei è in quarantena da sola in casa ma sente le sirene delle ambulanze <<di continuo>>. Le portano la spesa una volta la settimana lasciandola al portone.  Per ora sta bene ma ha tre familiari in ospedale e altri a casa con i

Shenzhen

Shenzhen sui grattacieli i volti dei medici eroi che hanno sconfitto il coronavirus

sintomi che fanno pensare a un decorso meno grave del covid19 <<i medici di famiglia non possono venire, dicono per telefono di prendere Tachipirina e chiamare l’ambulanza solo quando si comincia a respirare male, ma anche farsi ricoverare non è facile, non hanno più letti, anche se cercano di aumentarli tutti i giorni. E poi non possiamo vedere i nostri cari, per quelli più gravi riceviamo una telefonata dall’ospedale solo se ci sono cambiamenti o se muoiono>>.

E’ FACILISSIMO CONTAGIARSI E POI PROPAGARE IL COVID A TUTTA LA FAMIGLIA

Quando le chiedo <<ma i suoi parenti come si sono contagiati?>> da una risposta è agghiacciante <<non lo so, i miei erano chiusi in casa ancora prima che lo dicesse il Governo. Andavano a fare la spesa una volta la settimana o in ospedale, non al bar oppure al circolo …. ma si sono ammalati lo stesso. Il problema è che non sappiamo chi è malato e chi no. Fanno i tamponi solo quando si arriva in ospedale>>. Una situazione che fa venire la pelle d’oca e mostra quanto sia facile ammalarsi oppure contagiare altri. Una situazione che chiede a tutti di essere ancora più prudenti.

Mineralità del vino fra terroir e abusi di marketing

La mineralità è un concetto corretto per descrivere il vino di certi terroir e diventa puro marketing altrove. Ma serve davvero capire la sua origine?

Mineralità del vino

Mineralità del vino Riesling della Mosella

di Donatella Cinelli Colombini

Leone Zot ha scritto un meraviglioso post per Intravino sulla mineralità del vino. L’inizio è molto tecnico con la spiegazione di come il cervello elabora ciò che i sensi percepiscono.

COME IL CERVELLO DECODIFICA ODORI E SAPORI IN BASE AL PIACERE E AI RICORDI

Traduce nella pratica ciò che Vincenzo Russo, il guru italiano del neuromarketing, sostiene da anni: ciò che sentono il naso e la bocca passa attraverso i filtri celebrali del piacere e della memoria per cui restituisce emozioni e ricordi non oggettivi ma <<diventa soggettiva, intima, non più scambiabile>>. Opinione che poggia su evidenze scientifiche solidissime e riconosciute a livello mondiale, ma che ribalta il concetto di degustazione organolettica oggettiva, sostenuto per anni da Sommelier e critici del vino. In pratica nessun assaggiatore è un giudice

mineralità del vino

Timorasso dei Colli Tortonesi mineralità del vino

obiettivo, esattamente come non lo è un critico d’arte o un critico musicale. Tutti filtrano il giudizio in base alle proprie esperienze precedenti e i più bravi sono quelli con maggiori competenze e maggiore apertura al nuovo.

LA MINERALITA’ NEL CERVELLO E NEL BICCHIERE

Degustando il cervello umano somma esperienze ancestrali, nei milioni di anni in cui l’uomo ha deciso cosa mangiare e cosa bere usando naso e bocca, a esperienze personali. La mineralità del vino è difficile da collocare in questo scenario ma ….. <<ascolto note sulfuree riferibili al non metallo zolfo, la pietra focaia quando viene sfregata, anch’essa non troppo lontana dallo zolfo, ascolto la salinità e gli idrocarburi>> racconta Leone Zot e tutti abbiamo fatto la stessa esperienza portando al viso molti bicchieri.

La guerra dell’Amarone continua

Un monito a tutti i consorzi: solo uniti  è possibile avere successo! Nella guerra dell’Amarone perdono tutti: i produttori e il territorio, non solo le famiglie storiche

amarone uva in appassimento

guerra dell Amarone l’uva per produrre il celebre vino

Di  Donatella Cinelli Colombini

L’associazione delle Famiglie dell’Amarone d’Arte è stata fondata nel 2009 e attualmente riunisce alcuni dei principali brand del grande rosso veneto: Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre d’Orti, Venturini e Zenato. E’ stata fondata con lo scopo di esaltare l’identità del prezioso Amarone della Valpolicella e promuovere il rispetto della sua tipicità, la lunga tradizione artigianale e la valorizzazione del suo territorio, la sostenibilità e la ricerca.

LE FAMIGLIE DELL’AMARONE D’ARTE E LO SCONTRO CON IL CONSORZIO

famiglie dell'Amarone con arte

Famiglie storiche dell’Amarone

Lo scontro con il Consorzio Vini Valpolicella parte dalla modifica del disciplinare di produzione dell’Amarone decisa dal Consorzio e riguardante la possibilità di produrre il vino DOCG da uve appassite in aree di pianura prima escluse.

Agli attacchi delle famiglie l’associazione consortile ha risposto, cinque anni fa, contestando l’uso delle parole Amarone d’Arte in una forma che induce il consumatore a ritenere il vino delle famiglie, sia migliore degli altri della stessa denominazione. Dopo la condanna in primo grado le 13 famiglie dell’Amarone hanno cambiato il marchio del sodalizio in famiglie storiche.

LE FAMIGLIE STORICHE DELL’AMARONE PERDONO LA CAUSA IN ITALIA E LA VINCONO IN EUROPA

La condanna è stata ribadita dai giudici della Corte d’Appello del Tribunale di Venezia che hanno imposto alle Famiglie storiche di diffondere la sentenza sui quotidiani nazionali. Pena economicamente rilevante che è stata stimata in 160.000€ ed ha spinto, il presidente del sodalizio Alberto Zenato, a proporre al Consorzio della Valpolicella l’utilizzo di tale somma per un progetto condiviso di valorizzazione e protezione della Denominazione. In cambio le famiglie avrebbero rinunciato al ricorso in Cassazione e a far valere le due decisioni ottenute dall’Ufficio per la proprietà intellettuale europeo (Euipo), che hanno affermato la correttezza del vecchio marchio “Famiglie dell’Amarone d’Arte”. 

Juno raffredda la bottiglia di vino in 3 minuti

In arrivo in tutti i negozi Juno, il contrario del forno microonde perché invece di scaldare raffredda. In 3 minuti il vino bianco è a perfetta temperatura

Juno il raffreddavino

Juno il raffreddavino

Di Donatella Cinelli Colombini

Finisce il problema di mettere in frigo i vini bianchi qualche ora prima di berli, con  questo raffreddatore bastano 3-5 minuti e la bottiglia è pronta per essere bevuta.
Juno – prodotto da Matrix Industries, compagnia americana di Menlo Park è stato presentato a Las Vegas in occasione della fiera CES dedicata alla tecnologia e alle apparecchiature di uso comune.

juno raffreddavino

juno il forno a microonde al contrario

JUNO IL RAFFREDDATORE ISTANTANEO DEI LIQUIDI

L’interesse verso Juno è stato enorme perché l’esigenza di raffreddare, nelle case di tutto il mondo, esiste e non riguarda solo i bevitori di vini bianchi ma anche gli amanti dei dolci, oppure le persone che, in estete, si rinfrescano con limonata fredda. Insomma serve alle persone che hanno sete e non vogliono di aspettare che la birra si raffreddi. Per loro c’è l’ultimo gioiellino della tecnologia termoelettrica. Questo raffreddatore ha un design raffinato e molto attuale con una parte troncoconica in cui introdurre, dall’alto, la bottiglia da raffreddare e un avancorpo quasi cubico, per il motore, coperto di una lamina traforata. Un profilo luminoso avverte quando il liquido all’interno è arrivato alla giusta temperatura.

I TAPPI PARLANTI DI WALTER MASSA

Un tappo che racconta il vino e garantisce il consumatore dalle contraffazioni. Si chiama Guala e i vini di Walter Massa sono i primi in Europa ad usarlo

tappo Guala NFC con alta tecnologia

Walter Massa chiusure che raccontano il vino e certificano la bottiglia

Di Donatella Cinelli Colombini

Walter Massa è l’enologo geniale e coraggioso che ha resuscitato il Timorasso negli anni ’70 portando al successo la sua cantina e un intero territorio, quello dei Colli Tortonesi, cioè il piccolo lembo di terra piemontese incastonato tra il Monferrato e l’Oltrepò.

LA NUOVA SFIDA DI WALTER MASSA PADRE DEL TIMORASSO

Adesso Massa si lancia in una nuova avventura: l’annata 2018 dei suoi vini sarà chiusa con tappi a vite Guala con tecnologia NFC. Grazie a queste chiusure i consumatori di Derthona Costa del Vento, Derthona Montecitorio e Derthona Sterpi riceveranno sul telefonino informazioni sui vigneti, le uve e il sistema produttivo di ogni bottiglia insieme alle note di degustazione e le recensioni degli esperti.
Il tappo Guala è una chiusura “ad alta tecnologia” che certifica anche l’autenticità del vino grazie al sistema block -chain che collega il codice di identificazione di ogni bottiglia a una piattaforma in cui viene verificato.

GUALA IL TAPPO A VITE CHE RACCONTA IL VINO E LO GARANTISCE

tappi a vite vincitori del Premio Worldstar per e-WAK

Guala Closures: vincitore del Worldstar Award per e-WAK

Il Gruppo Guala Closures ha fornito questa rivoluzionaria chiusura a cantine come Seppeltsfield della Barossa Valley e alla californiana Böen oltre al gigante degli spiriti del Regno Unito William Grant & Sons.
Un passo coraggioso quello di Massa per la scelta dello screw cup unito a uno storytelling virtuale che va verso le esigenze di consumatori sempre più desiderosi di collegare l’esperienza nel bicchiere con una narrazione che emoziona e arricchisce di conoscenze.

                                                                       
Cinelli Colombini
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