Vino, studi, news, gossip

Ministra Teresa Bellanova fra speranze e timori

L’hanno attaccata subito con ferocia ma a noi agricoltori non interessa come si veste bensì quello che Teresa Bellanova sarà capace di fare come Ministra

di Donatella Cinelli Colombini

Ministra-Teresa-Bellanova

Ministra-Teresa-Bellanova

Cara Ministra Bellanova, lei ha tutto il diritto di vestirsi come vuole. Chi ha criticato il suo vestito azzurro della cerimonia di giuramento, ha fatto una cosa inutile, cattiva e sbagliata. Anch’io sono grassottella ma non faccio l’indossatrice e vengo giudicata su quello che dico e che faccio non dal look.
Oppure per avere un ruolo nella società e nel lavoro bisogna assomigliare alle veline?

TERESA BELLANOVA  DA BRACCIANTE A MINISTRA

Non è colpa sua se non ha un titolo di studio. Andare a lavorare a 14 anni, non è un demerito. Se mai devono vergognarsi quegli sfaticati che parcheggiano a scuola e poi all’ università per anni senza imparare niente perché tanto c’è la paghetta dei genitori che dura fino a 35 anni!
Anzi, non mi meraviglierebbe scoprire che Teresa Bellanova, sul diritto del lavoro, è più ferrata di un avvocato giuslavorista.

LA DIFFICOLTA’ DI DIFENDERE GLI INTERESSI ITALIANI A BRUXELLES

Il problema è un altro: quando andrà a Bruxelles a trattare con i ministri dell’agricoltura francesi, tedeschi, polacchi, olandesi … che magari parlano inglese e francese, ma soprattutto sono spalleggiati da ottimi staff tecnici dei loro ministeri, la nostra Teresa riuscirà a difendere gli interessi delle 600.000 imprese agricole italiane?
Purtroppo il Mipaaft – Ministero dell’agricoltura negli ultimi 20 anni ha accumulato una dirigenza con molte relazioni politiche e deboli competenze tecniche. Le cose sono andate sempre peggio con una progressiva difficoltà nella redazione delle normative e dei bandi e autentici pastrocchi tipo il bando OCM di tre anni fa con le graduatorie cancellate e rifatte oppure la dematerializzazione dei registri del vino SIAM che doveva alleggerire il lavoro burocratico delle cantine e invece l’ha raddoppiato per cui, a distanza di due anni, il sistema governativo non dialoga ancora con quello della Repressione Frodi e della certificazione biologica.

Liber Pater, il vino più caro del mondo

30.000€ a bottiglia per ognuna delle 250 Liber Pater 2015 di stile pre fillossera- che verranno vendute a settembre dal visionario produttore Loïc Pasquet

 

Liber-Pater-vino-più-caro-del-mondo

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Di Donatella Cinelli Colombini

Parto dal programma di Fabrizio Bindocci neo eletto presidente del Consorzio del Brunello che ha dichiarato a Luciano Ferraro del Corriere della Sera – Divini <<bisogna aumentare la qualità anche riducendo la quantità. E poi il Brunello deve essere pagato per il suo valore>>. Parole su cui tutti noi produttori di Montalcino siamo d’accordo.

 

MENO BOTTIGLIE, PIU’ QUALITA’ E PREZZI PIU’ ALTI PER IL BRUNELLO

Tuttavia, per essere attuate, richiedono un immenso lavoro di marketing e comunicazione sia individuale delle cantine, sia collettivo del Consorzio. Poi ci vogliono delle sfide, atti di coraggio che sono davvero difficili. Tutto è possibile e gli esempi da imitare non mancano, ma la strada è tutta in salita.
Puntare sul lusso, come vent’anni fa, non da più risultati
salvo in Russia o in Cina ma non so quanto dureranno. La civiltà e il sentiment dell’umanità va da un’altra parte, cerca vini, luoghi, esperienze uniche e irripetibili ma anche piene di significati.

Un contributo importante a capire cosa sta succedendo è l’arrivo del vino più caro del mondo.

 

LOIC PASQUET E LIBER PATER

Loïc Pasquet-vini-di-Liber-pater

Loïc Pasquet-vini-di-Liber-pater

Lo sta producendo Loïc Pasquet, l’uomo che ha creato Liber Pater la cantina che attualmente detiene il prezzo medio a bottiglia, più alto di qualsiasi vino di Bordeaux, $ 4200. Pasquet ha dichiarato a Wine-Searcher che l’annata 2015 che sarà messa in vendita a settembre costerà 30.000 € a bottiglia. Sarà il vino -franco cantina- più caro del mondo.
E’ questo l’argomento principale del mio post perché il progetto visionario da cui nasce questo vino è uno specchio delle nuove logiche del mercato e persino dell’enologia: la costruzione delle piccole serie inimitabili ed estreme. Non la ricerca di una qualità eccelsa ma la proposta di qualcosa di diverso e raro. Siamo in un ambito completamente diverso da un La Tâche di Romanée Conti con i suoi miti e ancora diverso da successi più recenti come quelli dei vini della “Grande Dame” della Borgogna Lalou Bize Leroy oppure delle bottiglie del produttore considerato fra i padri dell’enologia moderna, Henri Jayer. Tutti questi vini cercano una perfezione assoluta, una bellezza splendente.

 

LIBER PATER IL RITORNO ALLO STILE PRE FILLOSSERA

Liber Pater è un progetto completamente diverso che ha il sapore del nuovo millennio e di un nuovo sentire.
Basta aprire il sito per capire di avere davanti qualcosa di visionario ma anche geniale sotto il profilo del marketing.
I video mostrano antichissime foto di vignaioli e il commento molto evocativo ripete sempre la stessa parola “purezza”.
L’incredibile sfida di Loïc Pasquet, vignaiolo di Poitiers, inizia nel 2006, quando arriva nelle Graves, con l’obiettivo di ritrovare il gusto dei vini di Bordeaux com’erano nel 1855 prima della fillossera.

La nobiltà, il talento e l’arroganza nel vino

Più sono nobili e più sono gentili, più producono grandi vini e meno arie si danno. Ma ci sono produttori molto arroganti. Come individuarli e difendersi

Angelo-Gaja-solo-lui-può-permettersi-di-non-avere-il-sito

Angelo-Gaja-i-produttori-davvero-grandi-non-sono-mai-arroganti

Di Donatella Cinelli Colombini

Sono reduce da una brutta esperienza con un produttore di grande ambizione, di grande supponenza, di grande egocentrismo e di grande cattiveria. Non un piccolo eccellente e nemmeno uno che ha fatto miliardi in un altro campo e vuole ora primeggiare con le sue bottiglie, non parlo di uno che è grande davvero tipo Angelo Gaja o Piero Antinori…. Mi riferisco a un imprenditore che produce milioni di bottiglie destinate principalmente ai supermercati e recentemente ha costruito un’azienda agricola con cantina dove ogni elemento è ispirato al lusso e pretende di stare su un piedistallo rispetto a tutti gli altri.
Mi sono detta <<stiamo alla larga, è un pericolo per sé, rovina la vita a chi ha vicino e può distruggere le associazioni di cui fa parte>>. Poi ho pensato <<forse sono troppo drastica>> e allora mi sono messa a cercare in internet scoprendo che la mia prima decisione era quella giusta.
Nella mia lunga (purtroppo) carriera nel vino ho incontrato solo tre produttori enormemente arroganti: due donne e un

Piero Antinori mostra il Tignanello n°1

Piero Antinori-i-produttori-veramente-nobili-e-di-grande-talento-non-sono-arroganti

uomo. Ne ho conosciuti tanti abbastanza arroganti ma anche abbastanza intelligenti da limitare gli eccessi. Si tratta di persone capaci, ammirate, di successo ma con una tale voglia di primeggiare da risultare intolleranti, conflittuali, capaci di far del male al prossimo senza rimorsi.
Per questo ho pensato di descrivervi i caratteri della persona arrogante in modo che, se ne incontrate una, vi teniate alla larga. Della serie “meglio perderli che trovarli”.
C’è un elemento rivelatore nel linguaggio: l’uso delle tre parole che Papa Francesco ci consiglia di usare <<per favore, grazie, scusa>>. L’arrogante non le dice mai.

LA DESCRIZIONE DELL’ARROGANTE

I comportamenti della persona arrogante sono ben noti come espressione di disturbi della personalità e sono da considerarsi antisociali. L’arrogante è chiuso nel suo mondo egocentrico e quindi vive poche esperienze di confronto con gli altri. Cerca costantemente di mettersi al di sopra del prossimo, di ostentare quello che gli altri non hanno. Basta una piccolissima critica, basta che, anche non volendo, venga messo in dubbio il suolo ruolo, la sua bravura o l’immagine che vuole dare di sé stesso, che l’arrogante diventa furioso e aggressivo.
L’arrogante vuole che il mondo giri intorno a lui, è pieno di sé, si attribuisce meriti che non ha, per cui crea intorno un’atmosfera illusoria e si infuria quando qualcosa esce da questo schema. Ha pochi amici con rapporti alterni di amore-odio. Borioso sfugge il confronto con gli altri e pensa che il suo punto di vista sia l’unico interessante, vuole avere sempre ragione in qualunque discussione.

Sola: sostenibili organici low alcohol alternativi

Sola è la sigla che riassume le attuali tendenze del vino nel mondo:  bio ed etica, ma anche salutismo e quindi poco alcol e l’essere “free from”

SOLA-vigneti-bio

SOLA-vigneti-bio

Di Donatella Cinelli Colombini

C’è una nuova sensibilità che mette l’alimentazione al centro del cambiamento del mondo. La nutraceutica cioè l’utilizzo di prodotti naturali per curarsi al posto di quelli derivati dalla sintesi chimica <<l’agricoltura deve trasformarsi per rispondere alle nuove esigenze della salute umana>> ha detto Valentino Mercati patron di Aboca.

ALIMENTAZIONE PER IL BENESSERE DEL CORPO

L’alimentazione sana e salutare in Italia è diventata una religione e persino un’ossessione collettiva come ha scritto Albino Russo nella sua analisi sociologica dei consumi (Rapporto Coop 2018). Per questo l’alto contento d’alcol fa accendere il semaforo rosso specialmente alle donne che hanno meno capacità di

SOLA-vini-biologici-Rosa-di-tetto-IGT-Toscana-2018

SOLA-vini-biologici-Rosa-di-tetto-IGT-Toscana-2018

metabolizzarlo.
A questo si aggiunge la richiesta di rispetto ambientale e di etica.

SOLA: SOSTENIBILE, ORGANICO, LOWER ALCOHOL ALTERNATIVO

L’analisi di questo universo valoriale che riguarda anche il vino è in GLOBAL SOLA: Opportunities in sustainable, organic & lower alcohol wine” pubblicato da Wine Intelligence, l’agenzia che più di ogni altra approfondisce le tendenze e gli stili di consumo.

Lavorare nel vino: dal CV al colloquio di assunzione

Gli errori più frequenti, le cose da mettere in evidenza e le precauzioni per chi cerca lavoro nel vino e per le cantine che vogliono assumere

Assunzioni- Sara e Giulia Fattoria del Colle

Assunzioni- Sara e Giulia Fattoria del Colle

di Donatella Cinelli Colombini

Quelle che seguono sono le mie convinzioni frutto di decine e decine di colloqui di assunzione.
Cominciamo dal curriculum. Il responsabile del personale o il recruiter incaricato di assumere ne prende in mano decine ogni mese ma prosegue con il colloquio di assunzione solo con una piccola parte dei candidati.
Per questo il CV di chi vuole lavorare nel vino va scritto nel modo giusto.

PREMESSA CHI CERCA DI CAMBIARE VITA E NON SOLO L’ASSUNZIONE

La ricerca del lavoro a volte si mescola con il desiderio di fuga dal proprio vissuto. Ebbene nella stragrande

Assunzioni-lavorare-nel-vino

Assunzioni-lavorare-nel-vino

maggioranza dei casi vengono assunte le persone con le competenze adatte per quel determinato lavoro non quelle che lo sognano senza saperne quasi niente.
Ricevo spesso e-mail del tipo <<sono un chimico e lavoro in un’industria farmaceutica a Milano ma sogno di trasferirmi in Toscana e coltivare la terra>>. Questa persona riceverà un diniego gentile. Soprattutto per quanto riguarda il primo impiego va cercato nel proprio territorio e nell’ambito delle proprie competenze. Solo dopo, a carriera iniziata, è possibile delocalizzarsi facendo addirittura un salto in avanti nella carriera.
Chi invece vuole cambiare ambito si prepari a ricominciare dal gradino più basso e se si sposta avrà il problema di pagarsi un alloggio.

QUAL’È LA CANTINA DI SUCCESSO PER VINO VIP: COMMERCIALE O AGRICOLA?

A Vino Vip il confronto fra le cantine con vigneto con quelle commerciali rivela che le prime sono immediatamente più remunerative ma alla lunga la vigna paga

Alessandro Torcoli VinoVip Cortina

Alessandro Torcoli VinoVip Cortina

Di Donatella Cinelli Colombini

Vino Vip a Cortina, l’appuntamento annuale organizzato dal Direttore di Civiltà del Bere Alessandro Torcoli riunisce le più prestigiose cantine italiane, propone degustazioni e incontri utili al business insieme a conferenze e seminari di grandissimo interesse.
Ero stata invitata anch’io, in rappresentanza delle Donne del Vino, ma proprio non sono riuscita ad andare. Troppi appuntamenti … e niente VinoVip, peccato!

VINO VIP 2019 SVELA QUALI SONO LE CANTINE DI SUCCESSO

 

Lo straordinario interesse di VinoVip 2019 nasce dallo studio “Le variabili del successo”, firmato dal professor Luca

VinoVip Cortina Riccardo Cotarella

VinoVip Cortina Riccardo Cotarella

Castagnetti, a capo del Centro Studi Management DiVino. Un’analisi che ribalta le più radicate convinzioni: le cantine commerciali fanno profitti e quelle agricole arrancano sommerse dai mutui.
Nel numero 227 -2018 di Wine Economics, Stefano Castriota,dell’Università di Bolzano, pubblicò un saggio dimostrando che i vini che fanno guadagnare non sono quelli di eccellenza. Secondo lui, infatti, chi guadagna di più sono gli imbottigliatori perché gli enormi investimenti richiesti dall’acquisto di vigneti, cantine, attrezzature enologiche, creazione del brand e della rete commerciale … produce un innalzamento qualitativo del vino ma manda in rosso i bilanci. Viceversa i commercianti comprano vini mediocri, li imbottigliano con la loro etichetta e concentrano gli investimenti per venderli. Il capitale investito è minimo e quindi anche se la marginalità sui vini venduti è piccola alla fine, questo tipo di impresa, guadagna di più.

News del turismo del vino:  premi e TV wine show

Le nuove frontiere del turismo del vino: i premi alle grandi cantine sudamericane, wine tour presentati in TV come narrazioni di esperienze enoiche

Turismo-del-vino- World-best-vineyards-zucardi-valle-de-Uco

Turismo-del-vino- World-best-vineyards-Zuccardi-Valle-de-Uco

Di Donatella Cinelli Colombini

Nasce un’alleanza che fa intravedere un innalzamento di livello nel mercato del turismo enogastronomico con player più grandi e più attrezzati.
E’ di questi giorni l’annuncio di Winerist , leader nell’offerta di wine tour con oltre 2.000 esperienze in 150 destinazioni del mondo, che ha unito le forze con The Wine Show, la più seguita trasmissione televisiva UK di argomento enoico.

Winerist leader dei wine tours e The Wine Show si alleano

Wine-Show-presenters-Matthew-Goode-Joe-Fattorini-and-James-Purefoy

Turismo del vino- Wine-Show-presenters-Matthew-Goode-Joe-Fattorini-and-James-Purefoy

La base di questo matrimonio d’amore è abbastanza semplice perché Wine Show è una serie televisiva che mostra vino e wine tour <<in exciting locations that loyal viewers would like to see for themselves. Now that The Wine Show has created this incredible content to inspire them, we can make that happen in real life too.>> come ha detto la fondatrice di Winerist, Diana Isac, dopo che il programma TV ha creato l’attesa trasformiamo il sogno in realtà e ci portiamo i telespettatori.
In effetti la serie 1 e 2 di The Wine Show, basata su episodi e racconti in vigna e in cantina, ha avuto un successo enorme nel Regno Unito e ora viene trasmessa in 106 Paesi del mondo creando un zoccolo duro di telespettatori desiderosi di scoprire le terre di origine dei loro vini preferiti. La collaborazione con Winerist potrebbe avere dunque un doppio significato: suggerire nuove destination e ovviamente trasformare il virtuale in reale portando fisicamente i telespettatori nei territori del vino.

Qual è il nuovo lusso?

Le cose sempre più rare, costose e esclusive oppure quelle più autentiche non “fatte per i turisti” da sperimentare in solitudine?

 

Fattoria-del-Colle-Buffet-contadino-nuovo-lusso-come-esperienza

Fattoria-del-Colle-Buffet-contadino-nuovo-lusso-come-esperienza

Di Donatella Cinelli Colombini

Meglio il confort del 7 stelle o il luogo autentico che ti fa battere il cuore? Qual è il nuovo lusso? Quello degli alberghi o dei ristoranti con la stessa jacuzzi e gli stessi piatti di alta cucina che trovi a Beijing come a Rio de Janeiro e a Londra…. Oppure vuoi qualcosa di più vicino alla civiltà del posto che visiti?

 

 

 

 

 

 

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OFFERTE DI TURISMO ESPERIENZIALE E IL LUSSO DIVENTA EMOZIONE

 

Airbnb, gli home restaurant, fenomeni con Woofing dove si paga il soggiorno lavorando in fattorie biologiche … persino l’afflusso sul cammino di Santiago di Compostella o la partecipazione all’Eroica, corsa in bicicletta su strade bianche, dimostrano che i nuovi viaggiatori hanno nuovi bisogni.
Esisterà sempre la corsa al lusso, all’ascensore esclusivo per i milionari del ristorante Hide di Londra oppure il locale stile Billionaire dove fare la doccia di Dom Perignon. I ricchi o aspiranti tali, che vogliono sfoggiare i propri soldi, ci sono e ci saranno anche in futuro per cui esiste un segmento di offerta dedicato a loro che cresce con l’aumento dei milionari russi, cinesi, indiani …. Ma qualcosa sta cambiando come avvenne trenta anni fa con le pellicce che prima erano un must per ogni donna elegante e in pochi anni diventarono un simbolo di insensibilità verso gli animali per cui indossarle significava essere guardati con disprezzo e in certi casi ricevere anche insulti.

Bruno Bruchi vince il premio OIV con il libro su Tachis

Bruno Bruchi con le foto del volume “Giacomo Tachis mescolavin” vince la menzione speciale del premio OIV 2019 sarà consegnato a Parigi il prossimo 15 ottobre

di Donatella Cinelli Colombini

Bruno-Bruchi-Premio-Casato-Prime-donne-2018

Bruno-Bruchi-Premio-Casato-Prime-donne-2018

Bruno Bruchi, un gigante della fotografia, troppo grande per Siena e forse troppo grande per l’Italia. Soprattutto un uomo con convinzioni profonde, nobili e generose. Convinzioni che spesso l’hanno portato su strade lontane dal successo professionale ma hanno irrobustito la sua personalità creativa rendendola più autonoma. Così come hanno acuito la sua capacità di interpretare e dare messaggio a ogni immagine di persone, luoghi e cose.

BRUNO BRUCHI: UN GIGANTE DELLA FOTOGRAFIA

Per questo, nonostante sia sempre rimasto a Siena -salvo che per andare alle mostre d’arte- Bruno Bruchi è stato chiamato da case automobilistiche, fabbriche di orologi e altri prodotti di lusso di livello internazionale per le loro campagne pubblicitarie, vincendo premi importanti. Particolarmente noti i suoi volumi di soggetto paesaggistico, artistico, architettonico ed enogastronomico. Quando ero assessore al turismo del Comune di Siena ha realizzato per me le foto degli artigiani che sono state pubblicate in due splendidi volumi. Alcuni di questi ritratti sono dei veri capolavori e molti di essi, in formato gigante, sono ancora esposti dopo oltre dieci anni nei laboratori a cui si riferiscono.
Spiritoso, anticonformista, allergico ai luoghi comuni e al dejà-vu, Bruno Bruchi si interessa di vino e di cucina quasi quanto di arte contemporanea. E’ alto più o meno come me, veste in modo casual ed ha capelli sempre arruffati. L’aspetto non lascia supporre la grandezza del suo genio artistico che invece è più che evidente guardando le sue foto. Per questo la giuria internazionale OIV lo ha scelto come vincitore della menzione speciale nel Premio 2019 nella categoria Beaux Arts

Bruno-Bruchi-Andrea-Cappelli-Giacomo Tachis mescolavin

Bruno-Bruchi-Andrea-Cappelli-Giacomo Tachis mescolavin

Photographie per il volume “Giacomo Tachis mescolavin”.

PREMIO OIV PER I LIBRI DEDICATI AL VINO

L’OIV – Organisation Internationale de la Vigne et du Vin – è una specie di ONU del vino che riunisce rappresentanti di tutto il mondo, fornisce dati sulla produzione e i consumi, favorisce la ricerca e la diffusione delle conoscenze, agevola gli accordi internazionali in materia di salvaguardia ambientale, salute e commercio. Si tratta dunque di un organo consultivo più che deliberate ma di grandissima importanza.
Ogni anno la giuria internazionale OIV si riunisce per scegliere le pubblicazioni più significative in materia di vino. Il 17 luglio di quest’anno, a Ginevra, la giuria ha assegnato il premio alle foto di Bruno Bruchi. La cerimonia di consegna della menzione speciale avrà luogo a Parigi il 15 ottobre.

Dormire bene è la prima preoccupazione dei turisti

L’importanza del letto comodo. L’ e-booking turistico in Europa vale 320 miliardi, le recensioni battono i brand alberghieri …. E tanto altro da Trademark Italia

di Donatella Cinelli Colombini

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Il sonno è la prima preoccupazione di chi viaggia. Ovviamente c’è il jetlag che da l’insonnia, ma il letto scomodo, gli odori e i rumori diversi dal solito rubano ore di sonno, soprattutto a chi non è abituato a viaggiare. La maggior parte delle persone, nella camera d’albergo, accende la TV per sentire umori familiari, ma poi si addormenta senza spegnerla. Il risultato sono 58 minuti di sonno in meno e un riposo che si comprime in 5 ore e 17 minuti.

L’IMPORTANZA DI UN BUON LETTO IN ALBERGO

La notizia arriva da uno studio commissionato da Intercontinental Hotels & Resort ma tutti ne abbiamo un’esperienza diretta. In viaggio le ore di sonno sono poche e per questo molti clienti evitano gli alberghi poco puliti, rumorosi e con letti poco confortevoli. Da qui il consiglio di Trademark Italia <<piuttosto che rimediare turisti a prezzi antipatici con il revenue management. Primo dovere è fare tutto il possibile per garantire il sonno e il riposo ai propri ospiti, emulando gli standard internazionali del bedding e facendo in modo che i clienti non debbano adattarsi al letto, alla fattura dei comodini, ai dieci interruttori per accendere la luce (anziché uno) e, non ultimo, al rincalzo solitamente sbagliato delle lenzuola>>. Parole sante!

VERANDA Fattoria del Colle

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Dopo qualche anno torno ad aprire Trademark Italia, il notiziario redatto da una delle migliori società di consulenza sul turismo, nata nel 1982 con sede a Rimini. Quando ero assessore al turismo al Comune di Siena era la mia bussola perché i suoi indici di occupazione delle camere (rilevati direttamente negli hotel) mi dicevano se la mia strategia era giusta o sbagliata. Ora, lavorando con l’agriturismo e l’enoturismo, i notiziari Trademark Italia attraggono meno la mia attenzione perché riguardano soprattutto le grandi destination e la ricettività alberghiera ma fanno scoprire cose davvero interessanti.
Ecco qualche perla

LE PRENOTAZIONI TURISTICHE ON LINE IN EUROPA

Hanno un business di 320 miliardi di Euro l’anno cioè oltre cinque volte il valore del vino delle cantine di tutto il mondo. Attualmente questo business è monopolizzato da Booking.com ed Expedia (70% del mercato) ma ora anche Amazon vuole una fetta di torta.
L’altro grande player sta a guardare: Google infatti incassa la maggior parte degli investimenti pubblicitari dei due colossi delle prenotazioni web. Si tratta di un portafoglio complessivo di 8,5 miliardi di Dollari. Ma l’incognita è Amazon Alexa che sta investendo pesantemente sull’intelligenza artificiale ed essa potrebbe sbaragliare il sistema commerciale e la domanda di ospitalità. Pare infatti che in futuro, con la tecnologia 5G, gli utenti guarderanno meno al loro smartphone e parleranno di più con il proprio assistente vocale. Come sempre “non tutto il male vien per nuocere” e forse Amazon abbatterà le salatissime commissioni delle OTA -On line tourist agency grazie al maggiore volume di affari, ma ancora non ci sono certezze.

Corriere Vinicolo: 90 anni e non li dimostra

Festa a Milano per i 90 anni del Corriere Vinicolo, il più antico periodico del mondo sull’enologia. Un volume per raccontare la storia sua e del vino italiano

Il-Commercio-Vinicolo-Corriere-Vinicolo

Il-Commercio-Vinicolo-Corriere-Vinicolo

Di Donatella Cinelli Colombini

Il primo numero del 1928 si chiamava “Il Commercio Vinicolo” ed aveva un titolo scritto con caratteri tondeggianti, con ricordi Liberty. Da allora 3.600 edizioni, 57.000 pagine stampate e un’unica interruzione da marzo a dicembre del 1945 con, alla ripresa delle pubblicazioni, il cambio di nome in “Corriere Vinicolo”,
Per 90 anni Il Corriere Vinicolo, più antico settimanale al mondo dedicato all’enologia, era pensato fino dall’inizio per essere utile e, nel suo insieme racconta la storia del vino italiano dal di dentro, con estremo dettaglio, nei successi e nelle difficoltà, quasi come un diario.
Il Presidente dell’Unione Italiana Vini, Ernesto Abbona, ha commentato <<testimonia quanto il vino italiano sia motore di sviluppo economico e di trasformazione sociale e culturale>> ed ha ragione.

FESTA DEI 90 ANNI DEL CORRIERE VINICOLO

Donatella-CinelliColombini-all'UIV-con-Donne-del-vino-Presidente-Abbona-Direttore-Castelletti

Donatella-CinelliColombini-all’UIV-con-Donne-del-vino-Presidente-Abbona-Segretario-Castelletti

Il 28 giugno, nell’Auditorium del Corriere della Sera a Milano, il Corriere Vinicolo ha festeggiato il suo novantesimo compleanno davanti al gotha del vino italiano: oltre al presidente UIV e al Segretario Generale Paolo Castelletti, c’erano Fabio Rolfi assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia, Luciano Fontana direttore Corriere della Sera, Luciano Ferraro del Corriere della Sera e Divini, Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi, una nutrita delegazione di Donne del Vino …. Infatti l’ultima grande modifica del periodico è l’inserimento di D-News Corriere delle Donne del vino inserto di 8 pagine, stampato in 14.000 copie e distribuito una volta al mese.

IL LIBRO CHE RACCONTA 90 ANNI DI VINO ITALIANO

Per celebrare il novantesimo compleanno è stato stampato un volume, con la partecipazione del Corriere della Sera. E’ diviso in nove capitoli a segnare i decenni che si sono succeduti. Praticamente le storie di 14 grandi aziende che costituiscono esempi della trasformazione della filiera del vino dall’inizio del Novecento.

Fufluns Wine Tours di Filippo Magnani compie 20 anni

E’ l’agenzia TOP per i wine tours in Italia. In occasione del ventesimo anno di Fufluns, il suo creatore, Filippo Magnani ci racconta la sua storia

Fufluns-Filippo-Magnani

Fufluns-Filippo-Magnani

Di Donatella Cinelli Colombini

Si definisce << l’artigiano dei viaggi del vino in Italia>> perché modella ogni wine tour sulle esigenze del cliente creando esperienze uniche. Ma in realtà Filippo Magnani è il pioniere delle visite esclusive, quello che inventa momenti indimenticabili e irripetibili, perché avvengono nei luoghi cult, che ogni appassionato di vino sogna di visitare, ma si associano a qualcosa di spontaneo, estemporaneo, imprevisto …. per cui sanno di vero e non di “prodotto turistico”.
Magico vero?
Questo è Fufluns l’agenzia italiana più cool dei viaggi di-vino.
In occasione dei suoi primi 20 anni Filippo Magnani ci racconta la sua storia

Fufluns-Filippo-Magnani

Fufluns-Filippo-Magnani

FILIPPO MAGNANI RACCONTA LA STORIA DI FUFLUNS

1997 Filippo lavora a Seattle la città della Microsoft, del primo Starbucks e di “Cinquanta sfumature di grigio”. Durante un viaggio a Napa Valley si rende conto del potenziale turistico delle cantine e pensa <<Perché non provare questa esperienza nella mia terra, la Toscana ?>>.
E’ stufo di lavorare in alberghi di lusso, ha in tasca una laurea in turismo e nel 1999 fonda Fufluns Wine Tour in Tuscany con cui inizia a proporre viaggi nelle regioni vinicole italiane e straniere. Fufluns è la divinità etrusca del vino e Filippo, da buon toscano ha voluto mettere un timbro di origine sul suo lavoro.
Il Movimento Turismo del Vino lo mette in contatto con le prime cantine attrezzate per l’accoglienza, siamo nel 2000 e l’incoming enoturistico è ancora agli inizi.
Filippo capisce che per competere con i rivali stranieri – tipo Arblaster and Clarke – deve studiare e soprattutto aprire il suo orizzonte. Frequenta i corsi del Conseil Interprofessionnel du Vin de Bordeaux ed ottiene il diploma di degustatore, poi va a Londra e, nel 2006, supera l’esame per il 4° livello WSET – Wines & Spirit Education Trust.
La sua attività è frenetica e alterna i wine tour per i clienti con tantissime altre cose: scrive per riviste specializzate, insegna all’università, organizza press tour, B2B e porta buyer nei territoti del vino, collabora con importatori internazionali per l’acquisto di vini italiani…Nel 2007 diviene membro FIJEV (International Federation of Wine & Spirit Journalists & Writers) e del CWW (Circle of Wine Writers UK).

Uova da vino: pregi e difetti

Il successo delle uova in cemento ha portato alla sperimentazione di uova da vino in rovere, polipropilene e terracotta. Moda o enologia? Confronti e esperienze

 

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di Donatella Cinelli Colombini

Il primo uovo in cemento per il vino fu realizzato, nel 2001, dalla fabbrica francese Nomblot insieme al celebre wine maker Michel Chapoutier, re della Valle del Rodano. Successivamente quando Nomblot fu venduta a una società più grande che attuò una politica aggressiva per commercializzare le sue uova, Chapoutier si pentì di non averle brevettate e quindi di non poter chiedere delle royalties per una ricerca che era anche sua. Peccato perché le uova di cemento per la vinificazione hanno ottenuto un grande successo internazionale.

 

CARATTERISTICHE DELLE UOVA DI CEMENTO

Le uova contengono da 7 (quelle Nomblot e Nico Velo) a 18 ettolitri. Esistono contenitori più grandi ancora in cemento ma hanno forme diverse. Anche io ho tre uova per le piccole selezioni e tini troncoconici per la vinificazione dei vini rossi e la maturazione precedente all’imbottigliamento.
Le uova sono molto pesanti, molto più di un tonneau della stessa capacità e questo influisce sensibilmente sulle spese di trasporto. Inoltre sono anche molto più fragili e vanno spostate con precauzione perché sono realizzate con una sola colata di calcestruzzo per cui basta un piccolo urto per incrinarle. Costano circa il doppio di un tino in acciaio della stessa dimensione.

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Uovo-da-vino-Fattoria-del-Colle-cantina-Cenerentola-Doc-Orcia

Altro serio inconveniente delle uova e dei tini di cemento nudo è la cura con cui vanno trattati. All’inizio e poi periodicamente devono essere ricoperti di acido tartarico. Si tratta di un lavoro manuale che va fatto pennellando la superficie interna con più mani di tartrati. Bisogna lavarli con acqua tiepida, evitando di usare le attrezzature normalmente impiegate per igienizzare botti e tini. Proprio per eliminare questo lavoro e rendere le superfici più facilmente igienizzabili, un tempo i tini di cemento venivano vetrificati con resina epossidica. Purtroppo questo toglie al cemento la sua permeabilità all’ossigeno. Infatti il maggior pregio dei contenitori in cemento nudo è la micro-ossigenazione del vino che, secondo la mia cantiniera Barbara Magnani, è superiore a quella di una botticella di rovere.

 

                                                                       
Cinelli Colombini
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