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Lezioni di super docenti: Comolli e Loguercio

Gianpietro Comolli l’uomo che ha “inventato” la Franciacorta dello spumante e Simone Loguercio Campione Italiano Sommelier AIS dicono la loro sulla DOC Orcia

Orcia-Wine-Festival-2019-Donatella-CinelliColombini-Giampietro-Comolli

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di Donatella Cinelli Colombini

Orcia Wine Festival 2019 una decima edizione trionfale con un’attenzione dei media e un afflusso di pubblico senza precedenti. La festa della giovane DOC Orcia ha avuto due momenti forti che l’hanno messa a confronto con due grandi personaggi del vino italiano: Gianpietro Comolli sul progetto spumante e Simone Loguercio sull’assaggio dei vini.

GIANPIETRO COMOLLI IL MAGO DEL MARKETING DELLE BOLLICINE

Gianpietro Comolli è il mago del marketing delle bollicine, quello che ha disegnato la Franciacorta come un territorio di eccellenza dello spumante, a lui si deve l’ideazione del satèn. Anche il suo lavoro alla guida delle cantine Ferrari di Trento ha lasciato il segno indirizzando la strategia verso l’eccellenza. La DOC Orcia chiede il suo parere sulla modifica del disciplinare con l’introduzione dello spumante e Comolli dice la sua sconvolgendo in parte la strategia predisposta dal consorzio.

Orcia-Wine-Festival-2019-Simone-Loguercio-Campione-italiano-sommelier-AIS

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I VINI SPARKLING ITALIANI E FRANCESI

Premessa: l’Italia produce 700 milioni di bottiglie di spumante e ne esporta 500 di cui 450 di Prosecco. La stragrande maggioranza prodotte con metodo Charmat/Martinotti cioè, come dice Comolli, con metodo italiano.
La Francia produce il 97% delle sue bollicine con metodo classico – Champenoise e le vende in 180 mercati del mondo. I cugini d’oltralpe usano pochissimi vitigni per i loro vini effervescenti mentre in Italia ne vinifichiamo 38 e questo ci offre alcune buone opportunità.

LA RICETTA PER LO SPUMANTE ORCIA

Dopo questo colpo d’occhio allo scenario mondiale eccoci alla “ricetta” per l’Orcia:
1. biologico,
2. solo metodo classico, mettere sotto lo stesso marchio charmat e champenoise sarebbe dannoso
3. uso di un uvaggio di soli vitigni autoctoni uguale per tutti i produttori
4. zonazione per cercare la vocazione dei suoli e le specificità di ogni vigna
5. avere un garante esterno che certifichi l’origine e il contenuto delle bottiglie
6. prezzo molto alto

Vi presento Eric Kohler l’enologo di Château Lafite

Scopriamo l’uomo che crea i vini di Château Lafite Rothschild, si tratta di Eric Kohler un enologo che produce capolavori in bottiglia senza darsi arie

Lafite

Château Lafite Rothschild,- direttore-tecnico- Eric Kohler

di Donatella Cinelli Colombini

Prima di parlare del suo cantiniere, mi piace raccontarvi qualche particolare di questo luogo da mito; Château Lafite ha una storia senza eguali nel vino. Alla fine del Seicento le sue vigne si unirono a quelle di Latour grazie al matrimonio di Alexander de Ségur con l’erede dell’altro Château. Ma è nel Settecento che i vini di Lafite entrarono alla corte di Versailles. Il marchese Nicolas Alexandre de Ségur era soprannominato il “Principe delle viti” e il vino Lafite divenne il “Vino del re”.

Lafite il vino del Re di Francia

La consacrazione arrivò quando Richelieu, nel 1755, venne nominato governatore della Guyenne e un medico di Bordeaux gli prescrisse il vino di Château Lafite. Al suo ritorno a Parigi Richelieu era in forma smagliante <<Maresciallo>>, gli disse il Re Luigi XV <<mi sembra che abbiate venticinque anni meno di quando siete partito>> <<Vostra maestà non sa che ho trovato la famosa fontana della giovinezza? Ho scoperto il vino di Château Lafite>>rispose il

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Lafite

Cardinale. Lafite era servito da Madame de Pompadour nelle sue cene private e più tardi Madame du Barry pretese di bere solo il vino del re, come veniva chiamato il rosso di Lafite.
Altro grande estimatore dei vini di Lafite fu Thomas Jefferson, futuro presidente degli Stati Uniti che fu ambasciatore della “Repubblica degli Stati Uniti” alla corte di Versailles. Prima e durante la rivoluzione, Lafite era in cima alla gerarchia del vino ma visse un momento travagliato con frequenti cambi di proprietà. Nonostante questo nel 1855 venne classificato ufficialmente come <<il primo dei primi cru>> Premier Grand Cru (First Growth). L’8 agosto 1868 Lafite, con i suoi 74 ettari di vigneto, fu acquistato dai banchieri de Rothschild che trasformarono il castello in un’autentica reggia piena di capolavori d’arte.

La Francia voleva il titolo di miglior Sommelier del mondo

Psicologi, insegnanti di recitazione e allenatori sportivi accanto al miglior sommelier francese David Biraud. Invece il titolo di miglior sommelier del mondo lo vince un tedesco

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di Donatella Cinelli Colombini

La notizia sembra una curiosità divertente e invece deve spingere a una seria riflessione. Un grande Paese del vino deve emergere con le sue bottiglie, le sue cantine, i suoi enologi e le sue Università di enologia ma anche con i suoi esperti assaggiatori. Per questo la Francia ha investito uomini e risorse organizzative per conquistare il titolo ASI World Best Best Sommelier. Ma non ce l’ha fatta: il titolo è andato a Marc Almert, 27 anni nato a Colonia sommelier al bistellato Le Pavillon di Zurigo. sul podio anche la danese Nina Højgaard Jensen e Raimonds Tomsons dalla Lettonia.

IL TITOLO DI MIGLIOR SOMMELIER DEL MONDO

Paolo-Basso-Campione-del-mondo-sommelier-2010-al Casato-Prime-Donne-Montalcino

Paolo-Basso-Campione-del-mondo-sommelier-2010-al Casato-Prime-Donne-Montalcino

I francesi non conquistano l’ultimo gradino del podio da 19 anni perché il compianto Gerard Basset vincitore nel 2010 di nazionalità francese aveva gareggiato in rappresentava il Regno Unito. Allo stesso modo come Paolo Basso, che è italiano ma ha vinto nel 2013, per i Sommelier svizzeri. L’ultimo vincitore italiano è Enrico Bernardo nel 2004, quindici anni fa.
Ma i francesi hanno un campioncino che si è già molto avvicinato alla coppa. E’ David Biraud, capo sommelier del Mandarin Oriental di Parigi. Nel 2016, ha chiuso il campionato del mondo tra i primi tre, al fianco della seconda classificata Julie Dupouy dell’Irlanda e del vincitore Jon Arvid Rosengren della Svezia.  Quest’anno voleva vincere, anzi tutta la sommelerie francese si era impegnata  perché vincesse con un dispiego di forze senza precedenti e senza eguali nelle altre associazioni nazionali.

Sala di accoglienza nella cantina turistica (2)

Cosa fanno i turisti del vino nella sala di ingresso della cantina? Video, depliant, piccoli assaggi e confort cioè bagni, sedie e persino bicchieri d’acqua

Di Donatella Cinelli Colombini

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SALA DI INGRESSO DELLA CANTINA

Va comunque evitata l’attesa davanti alla porta di cantina e in generale qualunque tempo morto. Aspettare innervosisce il turista che vuole spendere bene il suo tempo libero e diventa molto più aggressivo e attento a ogni piccolo disservizio. Per questo è consigliabile attrezzare l’area di accoglienza in modo che il visitatore possa ritemprarsi,  incuriosirsi e avere prime esperienze.  Infatti è in questa stanza che il turista del vino aspetta di iniziare la visita, va in bagno e riceve le prime informazioni. Il confort è importante. La temperatura adatta al vino -16-18°C- è piacevole in inverno ma decisamente fredda in estate. Questo può costituire un problema che va considerato, soprattutto rispetto ai visitatori anziani. Importantissime le sedie e la disponibilità di acqua da bere <<se vuoi vendere il vino dagli l’acqua>> mi insegnarono i colleghi francesi.

I BAGNI DELLA CANTINA

sala-di-accoglienza-in-cantina-Fattoria-del-Colle

sala-di-accoglienza-in-cantina-Fattoria-del-Colle

Avere dei bagni ad uso pubblico è importantissimo per offrire un’accoglienza ben organizzata. Ogni cabina viene usata per circa 3 minuti ogni volta, questo elemento permette di calcolare il numero dei wc che servono in rapporto ai flussi che arrivano in cantina. Evidentemente chi avrà una prevalenza di grandi gruppi dovrà aumentare il numero delle cabine mentre per chi punta su piccoli numeri di individuali potrà limitarle.  Bisogna comunque evitare che si formino lunghe file davanti ai bagni riducendo il tempo per lo shopping o la visita. Secondo le normative e l’etica il bagno per i disabili deve essere presente. La regolamentazione sui bagni è  identica a quella per i ristoranti  – rubinetti senza comando manuale, asciugamani monouso, rivestimenti lavabili … – con l’unica aggiunta del sapone che deve essere inodore per non compromettere l’assaggio del vino di chi si è lavato le mani.

Sala di accoglienza nella cantina turistica (1)

Arredi, sedie, acqua, bagni, documentazione, video…come la sala di accoglienza nelle cantine turistiche diventa glamour 

 

Master of Wine Florence Symposium Cantine Antinori

Cantine Antinori-nel-Chianti-Classico-

Di Donatella Cinelli Colombini

Nella stragrande maggioranza delle cantine italiane, la visita inizia e finisce nello stesso luogo. Una zona multifunzionale che negli ultimi anni è radicalmente cambiata.  E’ forse la parte delle cantine dove il look ha subito le maggiori trasformazioni con l’arrivo degli arredatori d’interni. Si tratta di ditte specializzate nella realizzazione di negozi, bar e altri ambienti a scopo commerciale.

Nella sala di accoglienza turistica sono arrivati tavoli di design, espositori per la vendita, banconi per la somministrazione, luci…il risultato è completamente diverso dagli ambienti tradizionali, e spesso quasi domestici, delle cantine di un tempo.

 

ZONA DI ACCOGLIENZA: TIPICA O NON LUOGO?

Marsala Cantine Florio ingresso

Zona-accoglienza-cantine- Florio

Alla fine la zona di accoglienza del pubblico risulta molto più funzionale, accogliente  e di tendenza, ma anche molto meno identitaria. In altre parole smette di appartenere e anche di “raccontare” il posto in cui si trova e diventa invece un “non luogo” cioè uno di quegli ambienti che potrebbero essere ovunque nel mondo. Nelle cantine importanti (Antinori nel Chianti Classico, Florio, Tramin …) le strutture e gli arredi sono progettati appositamente dagli architetti, in tutte le altre vengono realizzate dalle ditte che allestiscono negozi o pubblici esercizi. Ma in entrambi i casi è più bella e meno rurale di quella che i vignaioli farebbero  da soli.

 

Molti produttori hanno vissuto questo cambiamento come  un’emancipazione e mostrano la zona di accoglienza moderna con grande orgoglio. Meno entusiastica la reazione dei turisti che la percepiscono come poco autentica. Tuttavia si tratta di un processo diffuso – dalla Sicilia al Trentino – e legato alla necessità di realizzare ambienti ad uso turistico e commerciale che esulano dall’esperienza precedente della campagna italiana e persino di chi produce vino da centinaia d’anni.  Insomma non è una bottaia o una tinaia per le quali c’è un lungo vissuto.

Il vino di lusso sempre più vincente

Uno shopping da 253 miliardi di Euro all’anno per i vini oltre 100 € e di 12 miliardi per le bottiglie “dei sogni” dal prezzo superiore a 1000€

vini-di-lusso--Screaming-eagle-cabernet-sauvignon

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di Donatella Cinelli Colombini

Il mercato del vino di fascia alta era  cresciuto ultimi anni. E’ passato da 77 miliardi di Euro nel 1995 a 253 miliardi di Euro nel 2015 (studio Bain & Company del 2016). Nello stesso periodo, l’indice delle aste WS aveva mostrato un aumento del 300% in valore.
Balzi in avanti degni dei titoli di borsa più remunerativi e una evidente predilezione dei consumatori più ricchi per il grande vino. Durante il  2020, a causa della pandemia, tra i beni esperienziali, i settori maggiormente in difficoltà risultano quelli dell’ospitalità (giù tra 55% e 65% sul 2019) e delle crociere di lusso (-65/-75%), fortemente condizionati dal crollo dei flussi turistici. I segmenti quali vini e liquori , mostrano invece maggiore tenuta, per la maggiore propensione al consumo da casa. Per quanto riguarda il vino, la fascia più alta viene definita resiliente rispetto a quella medio-alta (entry to luxury) essendo più legata al collezionismo e a momenti di gratificazione personale.

 

Luxury Wine Marketing di Liz Thach e Peter Yeung

La Tache di Romanée Conti

Vini-di-lusso-La Tache di Romanée Conti

<<La categoria del vino di lusso incarna tutto ciò che è scarso e possiede un’estetica bellissima >> spiegava a Wine Searcher Liz Thach, Master of Wine e professore al Wine Business Institute di Sonoma <<fornisce un senso di privilegio e eleganza>> in altre parole chi può comprare bottiglie esclusive e costose si sente un privilegiato e questa è un’attrazione sempre più irresistibile.
Il libro Luxury Wine Marketing di Liz Thach e Peter Yeung indaga appunto sulla desiderabilità del vino di lusso e sugli elementi che lo distinguono. In effetti, mentre il mercato propone un crescente numero di bottiglie ultra-care i dati aziendali sono sorprendentemente scarsi. Questo studio partiva da un database di 8500 vini con un prezzo superiore a $ 100 per bottiglia, suddiviso per varietà di uva, regione, tipologia e prezzo prendendo in considerazione le annate dal 2010 al 2016. Le principali fonti utilizzate dagli autori sono state Wine Spectator (WS), Wine-Searcher, The Encyclopedia of Champagne e le interviste.

Glifosato: voglia di proibirlo perchè è ovunque

Glifosato, il più usato erbicida del mondo è presente in tantissimi alimenti e persino nell’acqua. Nei consumi quotidiani un cumulo rischioso per la salute

Vigna-senza-glifosato

Vigna-senza-glifosato

Di Donatella Cinelli Colombini

La recente dichiarazione del Presidente Emmanuel Macron <<J’ai demandé au gouvernement de prendre les dispositions nécessaires pour que l’utilisation du glyphosate soit interdite en France dès que des alternatives auront été trouvées, et au plus tard dans 3 ans>> che annuncia l’intenzione di proibire l’uso dell’erbicida più diffuso del mondo, il glifosato, entro tre anni, ha scatenato un vero putiferio.

LA PROIBIZIONE DEL GLIFOSATO IN FRANCIA

L’amico Angelo Gaja mi segnala l’articolo di Bertrand Collard ,capo redattore del periodico “La Vigne” che prospetta un’autentica catastrofe a seguito della proibizione del glifosato, poichè produrrebbe l’abbandono dei terreni più costosi da coltivare e aumenterebbe l’utilizzo dei trattori con conseguente crescita dei gas che emettono. <<Et beaucoup ne veulent pas, considérant qu’elle rend bien plus de services qu’elle ne cause de problèmes…. Une interdiction du glyphosate dans quelques mois conduirait à une catastrophe pour notre secteur …>>

coltivazione-con-diserbante

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PROIBIZIONE DEI PESTICIDI NOCIVI IN ITALIA

La stessa decisione, in Italia, è passata quasi sotto silenzio. Del resto, come ha scritto Albino Russo nel Rapporto Coop 2018 <<nel nostro Paese, molto più che nel resto d’Europa, è diffusa la consapevolezza che l’ambiente è componente fondamentale del nostro benessere individuale>> Forse per questo la mozione proposta da Rossella Muroni e Serse Soverini  sull’abolizione dei pesticidi nocivi è stata approvata all’unanimità da parte della Camera dei Deputati.

RESIDUI DI GLIFOSATO IN BIRRE E VINI

Intanto arrivano notizie ancora più preoccupanti: tracce di glifosato sono state rilevate in diverse tipologie molto note di birra e vino, tra cui Coors Light, Budweiser e Beringer, secondo un rapporto pubblicato da US.PIRG, gruppo statunitense di interesse pubblico.
I ricercatori di US PIRG hanno testato cinque vini e 15 birre cercando tracce di glifosato – l’erbicida più comune al mondo. 19 dei 20 campioni esaminati contenevano tracce di glifosato e il Merlot di Sutter Home 2018 era quello con maggiore presenza di 51 parti per miliardo (ppb). Persino i vini ottenuti da agricoltura biologica risultavano contaminati, forse a causa dell’enorme diffusione dell’erbicida che lo ha portato a contaminare persino l’acqua piovana. Qualcosa di simile è avvenuto, nel passato, con il DDT, le cui tracce erano anche nel grasso dei pinguini del Polo.

Alcool: perché le donne devono bere meno degli uomini

Sesso, età, alimentazione, influiscono sulla quantità di vino che è possibile bere ma c’è una regola assoluta per tutti: bere poco e spesso per stare sani

Di Donatella Cinelli Colombini

Consumo-del-vino-differenze-fra-uomini-e-donne

Consumo-del-vino-differenze-fra-uomini-e-donne

A volte gli incontri “di vini” sono più inaspettati, più interessanti e più sorprendenti di quanto si immagina. Mi è successo quest’anno durante le Anteprime di Toscana con il giornalista Michael Apstein che mi ha chiesto di visitare le cantine della Doc Orcia, per un articolo da pubblicare nella rivista inglese “Decanter” con solo due giorni di preavviso. Io e mio marito Carlo Gardini siamo andati a prenderlo a San Gimignano e in macchina ho esordito: <lei non ha un accento british…> <no> ha risposto lui <sono di Boston e sono un medico, insegnavo gastroenterologia>. Cavoli, mi sono detta: Boston è la città di Harvard e dei premi Nobel , questo deve essere un tipo forte! E infatti, quando mi ha mandato un suo articolo sul consumo dell’alcol, ho finalmente capito perché i medici rispondono <dipende> alla domanda sulla dose consigliata.
L’articolo che qui vi riassumo ha basi scientifiche ma, finalmente, è scritto in modo da essere comprensibile da tutti.

UOMINI, DONNE E ALCOL

Donne-e-vino-Violante-in-degustazione

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Un uomo di 80 kg che beve vino regolarmente e ha appena consumato due calici di vino durante un pasto concedendosi due ore di relax a tavola ha un livello d’alcol nel sangue enormemente inferiore rispetto a una donna di 60 kg che beve solo occasionalmente ed ha gustato gli stessi due calici spilluzzicando velocemente. Gli scienziati non hanno capito esattamente le cause, ma le donne metabolizzano meno alcol nello stomaco dove l’enzima alcol deidrogenasi – ADH funziona meno bene perché gli estrogeni lo inibiscono. A causa di questo fatto un maggior quantitativo d’alcol passa nell’intestino tenue dove viene assorbito. Il risultato finale è che una donna, bevendo la stessa quantità di alcol, avrà una percentuale d’alcol nel sangue molto più alta di un uomo.
Altro elemento sfavorevole per le donne è la diversa composizione del corpo maschile, che contiene più acqua. Infatti l’alcol viene diluito nei tessuti ricchi d’acqua e non in quelli grassi.

Orario di apertura delle cantine turistiche

Le cantine turistiche devono stare aperte nei giorni festivi almeno da aprile a ottobre. Meglio l’orario continuato piuttosto che la chiusura all’ora di pranzo

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Di Donatella Cinelli Colombini

Una cantina turistica chiusa nei giorni festivi è come un bagnino che va in ferie d’agosto oppure un maestro di sci che prende le vacanze nel periodo di capodanno.
Per questo la resistenza delle aziende a stare aperte nel weekend e nei festivi è un suicidio, impedisce il loro successo turistico e va contrastata con decisione.

L’IMPORTANZA DI ESSERE APERTI NEL WEEKEND E NEI FESTIVI

 

Ingresso della cantina Fattoria del Colle

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Le cantine non diventeranno mai delle wine destination se non accolgono i visitatori nei giorni di maggiore richiesta.
Come tutte le attività turistiche anche l’enoturismo segue un ciclo inverso alle normali attività lavorative, in altre parole gli addetti all’incoming del vino lavorano quando tutti gli altri fanno vacanza.
I flussi delle visite aumentano da aprile ai primi di novembre con punte in agosto per gli italiani e in settembre-ottobre per i wine lovers stranieri. Questo influisce anche sul fabbisogno di personale e la tipologia di addetti all’accoglienza: i primi più formati allo storytelling in italiano e i secondi più poliglotti.
Durante la “stagione turistica” l’afflusso in cantina è maggiore durante il week end e cresce nel pomeriggio. La visita in cantina è una delle mete privilegiate dell’escursionismo goloso di chi abita o soggiorna nel raggio di cento chilometri.
Per questo, escluso in inverno, è indispensabile predisporre l’apertura festiva della cantina, almeno su richiesta o almeno a turno fra le aziende di una stessa Strada del vino o denominazione. Bisogna evitare di deludere i wine lover arrivati per conoscere dove nasce il vino del loro cuore. Questi clienti affezionati devono trovare almeno un produttore che li accoglie.

Il risiko delle fiere del vino visto da Gaja

Si intitola “Cambiamenti” la riflessione di Angelo Gaja sulle fiere del vino e su Wine Advocate-Robert Parker che aprono più interrogativi che sorprese

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Di Donatella Cinelli Colombini

Vinexpo si trasferisce a Parigi dopo che il fuori salone di Vinexpo Bordeaux aveva svuotato la fiera portando negli chateaux i buyer e i giornalisti. Un monito ai produttori veneti che fanno la stessa cosa durante Vinitaly?
Wine Advocate – Robert Parker – Guida Michelin sta nascendo una super potenza dei rating. Ma è un bene o un male?
Queste e altre riflessioni nelle parole di Angelo Gaja che alla fine stimolano anche quando sembrano proprio delle provocazioni

Angelo Gaja marzo 2

AIV-visita in Toscana Antinori nel Chianti Classico, Maurizio-Zanella-Angelo-Gaja-Piero-Antinori-Donatella-CinelliColombini

AIV-visita in Toscana Antinori nel Chianti Classico, Maurizio-Zanella-Angelo-Gaja-Piero-Antinori-Donatella-Cinelli Colombini

CAMBIAMENTI NELLE FIERE DEL VINO

Non è solo il clima a minacciare di cambiare. VINEXPO BORDEAUX è stata per lungo tempo la fiera internazionale del vino per eccellenza. Nata nel 1981, con cadenza biennale, è via via cresciuta attirando espositori e visitatori da tutto il mondo. Anche troppi per una città che non era abbastanza grande da accoglierli tutti e soffriva momenti di forte disagio. Fu così che un numero crescente di produttori dell’area bordolese, in concomitanza, si attrezzarono ad accogliere negli chateaux gli ospiti più qualificati offrendo loro di partecipare agli eventi prestigiosi che venivano in essi organizzati; innescando una competizione con le manifestazioni fieristiche che non fu di beneficio alla qualità di Vinexpo Bordeaux e produsse disaffezione negli espositori. A gennaio 2020 per la prima volta nella capitale francese si svolgerà VINEXPO PARIGI, da tenersi ogni due anni in alternanza a VINEXPO BORDEAUX. Se non sorgeranno intoppi sarà Parigi in futuro ad ospitare la più prestigiosa fiera internazionale del vino che abbia luogo in Europa.

3 libri, tre storie e tanti amici

Guida di Repubblica, un minimanuale e un romanzo storico: La tradizione nel piatto -Toscana, Degustare il vino, Florentine la pupilla del Magnifico

Guide di Repubblica, La tradizione nel piatto Toscana Le Fornelle

Guide di Repubblica, La tradizione nel piatto Toscana Le Fornelle

LA TRADIZIONE NEL PIATTO – LE GUIDE DI REPUBBLICA

Di Donatella Cinelli Colombini
<<Memoria è tante cose, è quella sequenza di gesti ripetuti dalle nostre nonne, dalle nostre mamme, nei giorni di festa, quegli odori che si sono persi, cancellati e dispersi ai quattro venti da centinaia di puntate di master chef>> scrive Giuseppe Cerasa, Direttore delle Guide di Repubblica, nell’introduzione al volume “La tradizione nel piatto – Toscana” (pp 231, 4,90€).
E’ il primo libro di una nuova collana, nata per conservare la storia gastronomica familiare: quella dove i sapori si mescolano con gli affetti per creare il gusto più intimamente italiano, quello che cambia in ogni regione e in ogni paese. Il gusto che non dobbiamo e non vogliamo dimenticare. Nella guida un mix di indicazioni per lo shopping goloso più tradizionale, i

Marzia Morganti Temestini piatti della memoria Prato Villa Rospigliosi

Marzia Morganti Tempestini piatti della memoria Prato Villa Rospigliosi

ristoranti tipici, le locande dove dormire nella storia e soprattutto le ricette storiche. La presentazione della guida è stata memorabile nella Limonaia di Villa Rospigliosi a Prato. Una degli autori, la giornalista gastronoma Marzia Morganti Tempestini, ha chiesto alle persone che avevano dato le ricette di famiglia (e fra loro tante “Fornelle”) di cucinare i piatti e portarli. Ne è uscito fuori un buffet difficilmente replicabile con alcuni dei piatti poveri più antichi della Toscana eseguiti in modo impeccabile. I miei Brunello e Rosso di Montalcino hanno accompagnato i piatti in modo straordinario. Che dire, la guida è bellissima ma il buffet era strabiliante.

DEGUSTARE IL VINO: UN’INTIMA QUESTIONE DI MARIA CRISTINA FRANCESCON

Ho visto per la prima volta i testi sulla degustazione di Maria Cristina Francescon alle Donne del Vino ,quando lei chiese di metterci il marchio dell’associazione. Il Consiglio di Amministrazione le disse di no, ma Maria Cristina non perse entusiasmo per il suo libro e per l’associazione. Ecco che ora è stata eletta Delegata delle Donne del Vino per la Lombardia e il suo dattiloscritto è diventato un manuale intitolato Degustare il vino (Aliberti pp 86 € 5,99).

Forbes mette in fila le 100 donne italiane vincenti

Forbes: le 100 italiane TOP. Albiera Antinori al 2°posto, Camilla Lunelli e Cristina Nonino tre donne davvero vincenti che fanno onore al vino e all’Italia

Albiera, Allegra e Alessia Antnori

Albiera, Allegra e Alessia Antnori- Forbes-le-100-donne italiane-vincenti

Di Donatella Cinelli Colombini
Forbes ha messo in fila 100 personaggi femminili che ci rendono orgogliose di essere donne e italiane. Sportive, manager, scienziate, stiliste, artiste, giornaliste… che sono riuscite ad affermarsi a livello internazionale. Una speranza per il mondo. Infatti se le donne raggiungessero la piena parità nel lavoro, anche in termini di partecipazione ai ruoli dirigenti, il PIL del pianeta crescerebbe del 26%, cioè dell’enorme cifra di 28 mila miliardi.

Forbes: le donne più potenti del mondo

Forbes ha redatto anche la classifica delle 100 donne più potenti del mondo, con la cancelliera tedesca Angela Merkel sul podio e quattro europee nelle prime 10 posizioni, ma con una sola italiana al 67° posto: Federica Mogherini. Un dato che evidenzia la debolezza delle donne italiane nella scacchiera del potere politico e economico.

La Vendemmia 2015 Montenapoleone, Buffo, Lunelli, Boscaini, Soldati, Nonino, Antinori

Buffo, Lunelli, Boscaini, Soldati, Nonino, Antinori

Forbes le 100 donne vincenti italiane. Al 2° posto Albiera Antinori

Buffo, Lunelli, Boscaini, Soldati, Nonino, Antinori
Una situazione che pian piano sta cambiando anche per merito delle Donne del Vino: ecco che nella lista delle 100 donne italiane vincenti di Forbes la seconda posizione è occupata da Albiera Antinori, superata solo dall’étoile della danza Eleonora Abbagnato.
Albiera è presidente dell’azienda di famiglia che riunisce sotto il marchio Antinori cantine in Toscana, Piemonte, Lombardia, Umbria, Puglia, Cile, Stati Uniti, Malta, Ungheria e Romania. Una storia di sei secoli e un business di 220 milioni di Euro concentrato sui vini di alta gamma. Antinori è il simbolo dell’Italia del vino più aperta al nuovo e insieme più attaccata alle tradizioni, con un mix vincente che anche nella costruzione della splendida cantina del Chianti Classico ha spinto gli Antinori a sfidare le convenzioni creando un capolavoro di architettura e un esempio di enoturismo senza eguali in Italia.

Grazie Professor Barberis e addio

Corrado Barberis, padre della sociologia rurale, ci ha lasciati. Uomo di enorme cultura ha dato dignità e voce ai contadini e ai loro prodotti 

Corrado Barberis

Corrado Barberis

Devo molto al Professor Corrado Barberis, non solo perché ha riscoperto le tipicità locali, la loro storia e la loro ragion d’essere.

I miei ricordi personali di Corrado Barberis

Corrado Barberis ha creduto in me quando ero solo una neo laureata in storia dell’arte che si avventurava nel mondo agricolo con tanta passione e poca competenza. Nel 1990 mi chiamò a collaborare all’”Atlante dei prodotti tipici – i formaggi” per scrivere la scheda del pecorino delle Crete Senesi. Quando lesse il mio pezzo mi disse sorridendo << ora capisco perché fare l’agricoltore non le basta >> e lo piazzò quasi all’inizio del volume. Parlava con un accento emiliano spiccato e una leggera lisca che curiosamente rendeva più persuasiva la sua voce. Mi sostenne in imprese davvero visionari e come quella di usare la degustazione organolettica per comparare e far competere i formaggi così come già avveniva per il vino. Qualcosa che appariva rivoluzionario trent’anni fa e servì anche a Carlin Petrini che stava trasformando Arcigola in Slow Food.

                                                                       
Cinelli Colombini
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