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I finti prodotti italiani sembreranno meno italiani

Nuova arma contro l’italian sounding cioè salumi e formaggi che sembrano italiani e non lo sono: non possono più usare simboli ingannevoli

false made in Italy cold cuts

false made in Italy di

 Donatella Cinelli Colombini

La cosa buona è che i produttori di salame sloveno non potranno più incartarlo con nastri tricolori e neanche quelli di mozzarella made in Germany potranno disegnare il Vesuvio e il golfo di

Napoli sulle buste del formaggio. I simboli ingannevoli sono diventati fuori legge grazie a una sentenza della Corte di Giustizia Europea.

Questa è la buona notizia.

Queso Manchego Dop

Queso Manchego Dop

LA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA VIETA LE IMMAGINI INGANNEVOLI SUGLI ALIMENTI

La cattiva notizia è che la storica sentenza arriva grazie all’azione della DOP spagnola Queso Manchego contro una fabbrica di formaggio senza denominazione con un’etichetta molto simile al suo marchio registrato cioè Don Chisciotte su un magro cavallo con intorno pecore e mulini a vento.  Il consumatore poteva essere facilmente tratto in errore da questi elementi evocativi del marchio registrato della DOP Queso Manchego  esattamente come succede ai chi  compra Spagheroni prodotti in Olanda, Salsa Pomarola Argentina, Pompeian Oil realizzato negli Stati Uniti, Zottarella prodotta in Germania, oppure Caccio cavalo scovato in Brasile ….  Il Colosseo, la torre di Pisa o il Davide di Michelangelo nell’etichette, così come i nomi, sono studiati per far sembrare italiano quello che in realtà ha tutt’altra provenienza.   

Strade del Vino: le ragioni del fallimento (2)

Poco marketing e troppe mediazioni politically correct. Per le Strade del Vino serve una rifondazione che magari utilizzi i distretti rurali e una regia nazionale

Alleanze-territoriali-per-il-turismo-Strada-del-Vino

Alleanze-territoriali-per-il-turismo-Strada-del-Vino

Di Donatella Cinelli Colombini

Altro  aspetto poco in linea con una corretta strategia di marketing turistico è stata la decisione di non puntare  solo sulle Strade del vino trasformandole in “vini e sapori” con un’ulteriore perdita di appeal. Infatti la maggior parte di questi network hanno optato per un nome che richiama la zona. Nomi che spesso sono quasi sconosciuti al turismo internazionale. Pochissime Strade hanno puntato su quello che di unico e celebre offre il loro territorio facendone il locomotore dell’intera offerta: Strada del Culatello di Zibello, Strada del Fungo Porcino di Borgotaro, Strada del riso e del risotto mantovano, Strada dei formaggi delle Dolomiti …

I NOMI DELLE STRADE DEL VINO

Strada del vino Colli del Trasimeno

Strada del vino Colli del Trasimeno

Attualmente ci sono Strade  con nomi di tutti i tipi: quelle classiche che si chiamano come la denominazione a cui fanno capo, quelle comprensoriali, che sono la maggior parte e abbracciano tutto l’agroalimentare di una regione o di una zona compresi asparagi o mele, poi ci sono quelle che hanno il nome di una DOC-DOCG ma riguardano aree dove ci  sono anche altre denominazioni.

L’unico grande biglietto di invito di un territorio del vino sono le sue bottiglie che vanno in giro per il mondo e fanno desiderare ai wine lovers di andare a vederlo. Per capirlo basta ricordarsi che la maggior parte dei cinesi ricchi conosce lo Champagne, ma non sa dove sia la Francia. Questo non deve far sorridere, perché la stragrande maggioranza di noi italiani non sa dov’è esattamente la valle del Rodano, anche se ha bevuto con piacere il suo Syrah e il nostro Paese confina con la Francia.

Per questo l’uso oculato del nome della denominazione da parte della Strada del vino ha un ruolo chiave. Questo è soprattutto vero quando il vino è un brand celebre come Chianti o Barolo e il numero dei turisti/enoturisti è talmente alto da spostare il ruolo della Strada del vino sulla gestione dei flussi, più che sul loro incremento. Occorre infatti pensare alla Strada come il regista dell’offerta territoriale che interpreta bisogni diversi: dalla promozione, alla destagionalizzazione, dal decentramento rispetto ai luoghi di maggiore concentrazione fino alla tutela dell’identità locale contro il degrado turistico.

Strade del vino: le ragioni del fallimento (1)

Strade del vino, sono 149 di cui solo una trentina funzionanti. Tra i motivi dell’insuccesso la creazione di Strade del vino anche dove non c’erano cantine

Strade del vino- Strada del vino Orcia

Strade del vino- Strada del vino Orcia

Di Donatella Cinelli Colombini

Le Strade del vino sono state istituite con la Legge 268 del 27 luglio 1999 e il Decreto Ministeriale del 27 luglio 2000 a cui hanno fatto seguito le normative regionali.

PERCHE’ SONO NATE LE STRADE DEL VINO

Nascono con l’intento di creare dei network di offerta integrata capaci di unire attrattive culturali, naturalistiche, gastronomiche, attività ricettive, di ristorazione, servizi e ovviamente cantine di uno stesso territorio per promuoverle nel mercato turistico. Un’attività che richiede il censimento periodico dell’offerta e un’attività assidua di promo commercializzazione attraverso l’apposizione di cartelli, la produzione di informazione cartacea e on line, l’organizzazione di eventi, la partecipazione a fiere e la creazione di una rete di contatti capaci di portare immagine e business nei territori del vino.

Attività di importanza enorme, specialmente nelle terre delle denominazioni meno famose e meno ricche dove una Strada del Vino

150-Strade-del-vino-con nomenclatura-difficilissima

150-Strade-del-vino-con nomenclatura-difficilissima

potrebbe efficacemente affiancare il Consorzio di tutela con un effetto moltiplicatore sull’appeal commerciale del vino e lo sviluppo territoriale.

QUANTE SONO E COME SONO

Invece pochissime Strade del Vino hanno corrisposto alle attese. L’Associazione Nazionale Città del Vino censisce 149 di questi network  ma la maggior parte di essi  hanno assorbito risorse pubbliche senza produrre una reale utilità per i territori e le imprese che rappresentano.

Il  XIII Rapporto sull’enoturismo redatto da Professor Giuseppe Festa dell’Università di Salerno a capo dell’Osservatorio sul turismo del vino, fornisce una fotografia tutt’altro che confortante sulla situazione delle Strade del Vino. Delle 133 Strade che fanno capo a Città del vino solo 25 hanno risposto ai questionari e moltissime hanno siti dove persino i telefoni e le e-mail non risultano aggiornati e attivi.

Gli armadi che uccidono il vino

Chi ama i grandi vini deve usare calici assolutamente inodori: diffidare di mobili antichi, scatole di cartone e detersivi  possono contaminare bicchieri e vino

 

Fattoria del Colle - cristalliera nella sala del biliardo

Fattoria del Colle – cristalliera nella sala del biliardo

Di Donatella Cinelli Colombini

Chi, come me, adora i mobili di grande antiquariato e contemporaneamente i grandi vini si trova spesso a scegliere fra l’uno e l’altro. Infatti le credenze in legno con due o trecento anni di età hanno spesso subito trattamenti antitarlo, oppure piccoli restauri con l’uso di prodotti a base di cloro, in altri casi hanno trascorso decine d’anni in luoghi umidi dove si sono sviluppate muffe – il fungo armillaria mellea – il cui metabolismo produce TCA. Le cause posso essere diverse ma il risultato è sempre lo stesso: i cristalli conservati all’interno di questi mobili rovinano il vino. Portando al naso il calice vuoto, esso risulta inodore ma versandoci dentro il vino sprigiona un fortissimo e devastante odore di tappo rovinando anche il più meraviglioso nettare di bacco. Si tratta del TCA tricloroanisolo un inibitore dell’olfatto che agisce sulle cellule nervose per cui l’unica percezione è uno sgradevolissimo odore di medicinale, tintura di iodio. Non basta avvinare i bicchieri per risolvere il problema, bisogna lavarli con il detersivo. Ma c’è di più: l’inquinamento è velocissimo, bastano pochi giorni per inquinare i bicchieri. Spostando i calici in un altro armadio appestano tutti quelli che ci sono dentro come in una specie di contagio a catena.

 

COSA CONTAMINA I PROFUMI DEL VINO

Mobili antichi che contaminano i calici da vino

Mobili antichi che contaminano i calici da vino

I mobili antichi non sono i soli killer dei profumi del vino, anche le scatole di cartone trasmettono al cristallo delle puzzette sgradevoli. Sono quegli odorini di panno fradicio e di chiuso che, spesso, sovrastano l’aroma del vino.
Per chi, come me, dedica la sua vita alla vigna e alla cantina è quasi un oltraggio. Ma come si fa a rovinare il lavoro appassionato dei produttori con dei bicchieri che puzzano?

E’ l’etichetta che fa vendere il vino?

E’ l’etichetta oppure è la qualità del vino che determina il successo di un’etichetta? Entrambe le cose ma sullo scaffale vincono etichetta e prezzo

Etichetta-premiata-a-Vinitaly-Giallo-Paglia-Etichetta-anno-vermentino

Etichetta-premiata-a-Vinitaly-Giallo-Paglia-Vermentino

Di Donatella Cinelli Colombini

In effetti l’etichetta ha un peso consistente nella decisione d’acquisto del vino sullo scaffale, almeno nel 71% dei casi, quando la scelta è d’impulso. Per questo il look ha un ruolo determinante nei vini da consumo quotidiano che vengono comprati in GDO mentre influenza meno la scelta dei clienti al ristorante che decidono in base alla wine list e con l’aiuto di un maitre o un sommelier. Vicki Denig per WineSeacher ha fatto una serie di interviste sull’argomento giungendo alla conclusione che l’etichetta interviene sulla decisione di acquisto in due modi: attraverso le informazioni che fornisce (su vitigno, zona di origine, alcool, storia, modalità di consumo) e tramite la grafica che indica lo stile generale del vino cioè la sua filosofia.
Chi lavora nel settore ha confermato che l’etichetta influenza persino i buyer << che brutta etichetta non voglio nemmeno assaggiare il vino>> .

etichette-capaci-di-distinguersi

etichette-capaci-di-distinguersi

In certi casi costringe ad azioni provocatorie tipo la vendita di <<grandi vini con orribili etichette>> perché altrimenti nessuno li chiederebbe.

GRAFICA DELLE ETICHETTE DI VINO

In linea di massima le etichette si raggruppano in due grandi tipologie: quelle moderne e quelle classiche. In ogni caso il packaging dovrebbe essere la rappresentazione della filosofia aziendale ma sempre con un occhio al mercato. Ci sono infatti produttori che non accettano nessun compromesso << io vendo vino e non cerco di accaparrarmi clienti con l’etichetta>>. Opinione che potrebbe avere effetti disastrosi perché in rivendite che espongono migliaia di tipologie, i vini venduti sono quelli con packaging accattivane o singolare mentre quelli più anonimi attraggono solo se hanno un grande nome come Sassicaia o Paz & Hall. Questo è tanto più vero nei punti vendita senza assistenza dove il cliente deve scegliere da solo senza un professionista a consigliarlo.
Per i produttori storici il consiglio è quello di mantenere le etichette in uso da 50 oppure 100 anni ma non per questo sottostimare l’importanza del packaging come, purtroppo, fanno moltissimi enologi.

SPEDIRE IL VINO DALLA CANTINA A CASA

Molti dei turisti del vino sono stranieri e fanno shopping in cantina solo se le bottiglie arrivano nelle loro  casa con un corriere. Istruzioni per la spedizione e il pagamento 

Spedizioni-e-pagamenti-dalla-cantina-turistica-Casato-Prime-Donne-Montalcino

Spedizioni-e-pagamenti-dalla-cantina-turistica-Casato-Prime-Donne-Montalcino

Di Donatella Cinelli Colombini

La cantina turistica ha bisogno di spedire il vino a casa dei suoi visitatori, specialmente a quelli stranieri che arrivano in aereo. Sono sempre più numerosi e spesso hanno poco tempo ma alta capacità di spesa.  Quasi nessuno di loro accetta di trasportare il vino in valigia benchè le guaine wine-skin salvino quasi sempre i vestiti nel caso le bottiglie si rompano. E’ un tipo di trasporto poco pratico.

 

LA SPEDIZIONE COME MOLTIPLICATORE DELLE VENDITE

L’importanza di attrezzare la cantina per la spedizione ai clienti privati, viene moltiplicata dagli acquisti da casa via internet che, soprattutto nel caso degli enoturisti, sono molto frequenti.

Per questo le cantine turistiche devono sottoscrivere almeno un contratto con un corriere (Traco, DHL, Logistics, TNT, AWS,

Spedizioni-e-pagamenti-dalla-cantina-turistica-Fattoria-del-Colle-Toscana

Spedizioni-e-pagamenti-dalla-cantina-turistica-Fattoria-del-Colle-Toscana

Express, Mail boxes …)  in modo da disporre di imballaggi, listini e moduli per le spedizioni. Ovviamente solo i vini rari, prodotti in piccole serie, oppure i fine wine ad alto prezzo, rendono conveniente la spedizione rispetto all’acquisto nell’enoteca vicino casa, ma le cantine italiane pullulano di vini d’autore per cui ricevono continue richieste di spedizione .

Le tariffe delle spedizioni dipendono dalla destinazione del vino, sono superiori quando le consegne sono espresse e quando le cantine hanno poche spedizioni mensili.

 

SPEDIZIONI DEL VINO IN USA

Per l’invio del vino in  USA la cantina deve usare il suo codice di sicurezza come nel caso di qualunque altra esportazione in quella nazione. Si tratta di un documento che va richiesto al  FDA (Food and Drugs Amministration) e,  per le aziende che ne sono sprovviste, può essere sostituito da quello del corriere, come Logistics, che si avvale del suo importatore. Ancora in USA, in alcuni stati è legalmente previsto che il corriere lasci la merce davanti alla porta del cliente. Questo comporta qualche problema perchè, se avviene un furto, è possibile ricevere la revoca del pagamento del vino e della spedizione.

 

Sideway al femminile è il film Wine Country

Wine Country è un film divertente, trasgressivo, decisamente nuovo e parla di sette amiche che viaggiano fra le cantine di Napa Valley

di Donatella Cinelli Colombini

Wine-Country-film-sul-vino-al-femminile

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Il film Sideway è ricordato come la maggiore genialata per promuovere un territorio del vino – la Santa Ynez Valley a Santa Barbara – e il suo Pinot Noir. Racconta l’esilarante viaggio prematrimoniale di Jack fra cantine e assaggi. Fu realizzato nel 2004 ed ha avuto un successo mondiale grazie al modo autoironico e leggermente trasgressivo di raccontare la passione del vino e l’esperienza enoturistica.

Wine country sette amiche alla scoperta del vino

Oggi, a distanza di 15 anni, i protagonisti del viaggio alla scoperta del vino non sono due amici ma sette amiche che percorrono le strade del vino per festeggiare il cinquantesimo compleanno di una di loro. Lo scenario è ancora la California ma nella regione del vino più nota: Napa Valley.
Lo stile è ancora più friendly del celebre Sideway con le protagoniste decisamente intenzionate a godersi la vita senza nessun imbarazzo per essere sovrappeso, rotolare sull’erba, trovarsi su mezzi di trasporto improbabili – come una specie di ape con sedile posteriore – vestire abiti carnevaleschi tipo quelli celebrativi del compleanno “The big 5-oh!” e le felpe della Antonio’s Pizzeria…. Soprattutto viaggiano da sole, senza mariti e compagni, ma con la tipica abitudine femminile di confidarsi su questioni molto personali.

Wine-Country-film-sul-vino-al-femminile

Wine-Country-film-sul-vino-al-femminile

Il turismo del vino come esperienza che arricchisce la vita

Il film presenta un modo spensierato e avventuroso di entrare nel mondo del vino senza alcun timore reverenziale. Parla di persone in cui ogni donna può identificarsi, almeno in parte e in situazioni che tutti hanno vissuto, almeno qualche volta, ma insegna a riderci su.
Wine Country, dal 10 maggio sulla piattaforma di streaming Netflix, ha l’attrice Amy Poehler al suo debutto come regista e un cast quasi interamente femminile con Tina Fey, Maya Rudolph e Rachel Dratch

Mettete le api nei vostri vigneti

Il progetto parte dal Friuli Venezia Giulia e crea un’alleanza fra vigneti e api all’interno di un ecosistema più salubre e ricco di biodiversità

 

api sull'uva

api sull’uva

Di Donatella Cinelli Colombini

Hanno iniziato Mariagrazia De Belli e le altre donne di Enomarket con il progetto “Eno Bee Api in Vigneto” che ha diffuso gli alveari nelle vigne del Friuli Venezia Giulia fino a convincere il Consorzio del Collio e produttori autorevoli come la mia amica Ornella Venica.

 

 

API SENTINELLE AMBIENTALI NEL VIGNETO

Settimana del miele

Settimana del miele a Montalcino alleanza fra api e vigneti

Le api sono sentinelle ambientali e muoiono se vengono usati prodotti fitosanitari dannosi come i piretroidi. La presenza delle api è quindi una garanzia di salubrità ambientale, rispetto del territorio e della biodiversità. Portarle nel vigneto stimola un equilibrio virtuoso perché le api impollinano,quindi agevolano l’allegagione (formazione del frutto), inoltre succhiano lo zucchero dagli acini danneggiati riducendo il rischio di botrite. La vecchia credenza che le api bucassero gli acini per cibarsi della polpa è sbagliata e i vignaioli non hanno nulla da temere dalle laboriose amiche alate. Le api vanno solo sugli acini già aperti e, se ci riescono, li prosciugano evitando il marciume.

 

API CUSTODI DELLA BIODIVERSITA’

Sono anche fra i custodi dei lieviti, infatti una ricerca della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, sviluppata in collaborazione con l’Università di Firenze ed il Cnrs di Montpellier, pubblicata dalla rivista statunitense Pnas – Proceedings of the natural academy of sciences – ha dimostrato che il Saccharomyces cerevisiae, cioè il lievito responsabile della fermentazione alcolica da cui si origina il vino, vive e sverna nell’intestino di vespe sociali e calabroni. Sono loro i custodi della biodiversità dei lieviti che accresce le specificità locali dei vini con essi ottenuti.

FIDELIZZARE IL TURISTA DEL VINO

Fidelizzare un cliente è molto meno costoso che conquistarne uno nuovo. Fra i clienti più fidelizzabili c’è il turista che ha visitato la cantina

 

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Fidelizzare i turisti del vino – Violante Gardini in cantina

Di Donatella Cinelli Colombini

Uno degli esiti più importanti dell’accoglienza enoturistica ben fatta è la creazione di un rapporto emotivo forte fra i visitatore con i luoghi e le persone. Un legame che in certi casi diventa quasi una parentela. Ho visto piccoli vignaioli che, senza parlare una parola d’inglese, avevano un’amicizia fortissima con famiglie tedesche o inglesi che tornavano ogni anno a comprare il loro vino solo per la gioia di mangiare a casa loro una semplicissima pasta al sugo. Clienti talmente affezionati da sentirsi parte della famiglia e fare centinaia di chilometri per partecipare al funerale dei nonni.

 

TRASFORMARE I TURISTI IN CLIENTI AFFEZIONATI

Senza la possibilità di dilatare un simile rapporto per le migliaia di visitatori che arrivano in cantina ogni anno, è comunque necessario creare un rapporto affettivo con gli enoturisti e mantenerlo. Il turista del vino ha visto l’azienda, conosce le sue produzioni e magari ha postato la propria foto con i produttore nel suo profilo Facebook. E’ quindi più interessato di altri a sapere cosa c’è di nuovo e più disposto a preferire i  vini di quella determinata cantina rispetto a quelli di un’azienda che non ha visto.

 

Fidelizzare-il-turista-del-vino-racconto della-quotidianità

Fidelizzare il turista del vino – racconto della quotidianità

CONTATTI PERIODICI COME STRUMENTO DI FIDELIZZAZIONE

Instaurare un rapporto continuativo serve a far ritornare il nostro enoturista oppure di fargli comprare le nuove bottiglie ma la tecnica per raggiungere questi obiettivi varia da cantina a cantina. C’è chi inserisce i visitatore nel “Club degli amici ” e gli invia un house organ quindicinale, chi gli manda qualche messaggio augurale, chi invece usa la tecnica call-center e gli telefona per salutarlo e offrirgli l’acquisto delle nuove annate.

 

LEGGE SULLA PRIVACY E DATA BASE

Il punto di partenza di queste azioni è comunque sempre il modulo che l’enoturista deve firmare e che contiene la liberatoria per la privacy (procurarsi la versione aggiornata dal proprio consulente).

E’ tempo di cambiare il modo di giudicare i vini?

Polemic

giudicare-i-vini-Bordeaux-en-primeur

giudicare-i-vini-Bordeaux-en-primeur

he, idee e suggerimenti per i wine critics che si trovano alle prese con la crescente influenza delle recensioni dei consumatori nei portali del vino

Polemiche e riflessioni sul ruolo e i metodi della critica enologica. Un argomento caldissimo nell’ultimo anno dopo la campagna social del rivenditore inglese Naked Wines con le sue “5 golden rules to choosing a good bottle of wine” cinque regole d’oro per comprare il vino.

NAKED WINES E LE SUE CINQUE REGOLE D’ORO PER COMPRARE IL VINO

Si tratta di una campagna del 2018 in cui comparivano frasi del tipo << …don’t trust wine critic recommendations either – they need to seem useful, or they’ll be out of a job! So they invent trends and get paid to push you toward certain wines … the best thing to do is look for real customer reviews>> non fidatevi dei consigli dei critici del vino, costoro devono sembrare utili, per non rimanere senza lavoro! Così inventano le tendenze e vengono pagati per spingervi verso determinati vini … la cosa migliore da fare è guardare le recensioni dei veri consumatori>>. Frasi che hanno scatenato un putiferio al punto che Rowan Gormley, responsabile di Naked Wines ha dovuto scusarsi con i critici che minacciavano querele.

La polemica si è affievolita ma non si è spenta del tutto, soprattutto in Gran Bretagna e WineSearcher pubblica un divertente articolo di Oliver Styles che sviluppa,

Firenza-Chianti-Classico-anteprima

giudicare-i-vini-Firenza-Chianti-Classico-anteprima

con toni più misurati ma diverse frecciate, l’argomento della critica enologica all’indomani delle degustazioni en primeur sui vini di Bordeaux.

E’ IL MOMENTO DI CAMBIARE I GIUDIZI SUI VINI?

La domanda che viene posta è <<E’ il momento di cambiare i giudizi sui vini?>> Il giudizio del critico che assaggia in solitudine tende a polarizzare i giudizi punendo e premiando molto ma fa emergere i vini di grande personalità. Il panel composto da un gruppo di esperti si avvicina di più al giudizio dei consumatori evoluti, è insomma più “popolare”.
Il punteggio assegnato da un singolo degustatore diventa ancora più complicato in occasione delle “en primeur” quando riguarda un vino di sette mesi in rapida evoluzione per il quale bisogna prevedere il futuro livello qualitativo. Si tratta di rating difficilissimi che costringono molti critici a ripetere il barrel tasting più colte a distanza di giorni evidenziando una grande incertezza.
Da qui un’idea che, appare stravagante, ma forse non è poi così strana: il metodo degli Oscar del cinema. Cioè chiedere ai critici e ai produttori di cercare una valutazione unanime.

WINE WEDDING E LA CANTINA DIVENTA UN NIDO D’AMORE 

L’evento in cantina più remunerativo è il matrimonio. I wine wedding  sono di moda in tutto il mondo. Toscana migliore wedding destination in Italia

Matrimonio in cantina Toscana Fattoria del Colle

Wine-wedding-Matrimonio in cantina Toscana Fattoria del Colle

Di Donatella Cinelli Colombini

Le coppie italiane si sposano sempre meno ma gli stranieri scelgono spesso l’Italia per il giorno che celebra il loro amore. Secondo l’indagine 2018 del Centro Studi Turistici di Firenze, il business dei matrimoni esteri in Italia supera il mezzo miliardo e la Toscana è in posizione leader con il 30,9 % del giro d’affari complessivo pari a 160 milioni di Euro e mezzo milione di presenze.

IL BUSINESS DEI MATRIMONI STRANIERI

Ma sono i dettagli che fanno impressione: le 2.700 coppie che hanno scelto di dire “Si” in Toscana hanno speso una media di 59.000€ per ogni matrimonio. Ovviamente la forbice è

molto ampia fra gli eventi milionari di Castiglion del Bosco – Montalcino (Ferragamo) e quelli molto semplici nei casali, ma sicuramente si tratta di un business lucroso. Le ville sono le più richieste (38,3%) e subito sotto gli agriturismi (20,8%). I mesi preferiti giugno e

wine-wedding-matrimonio-in-cantina-Fattoria-del-Colle-Toscana

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settembre, la destination preferita Firenze (15%) seguita da Fiesole e da Certaldo. Vale la pena soffermarsi su quest’ultima città per esaminare l’opera del Comune come un esempio di marketing turistico ben riuscito.

CERTALDO DOVE NACQUE BOCCACCIO E DOVE I MATRIMONI RICHIAMANO IL DECAMERONE

Certaldo è il luogo natale di Giovanni Boccaccio, cioè dell’autore del Decamerone, simbolo del medioevo più godereccio e persino erotico. Ebbene il Comune organizza ogni anno Mercantia, una festa medioevale di grandissimo successo. Oltre a questo ha riunito fotografi, agenzie di teatro, ristoranti e naturalmente wedding planner per dar vita a Certaldo Wedding proponendo la cittadina toscana come luogo di matrimoni unici perché capaci di creare una cornice medioevale e addirittura boccaccesca intorno ai novelli sposi.

GLI EVENTI DELLA CANTINA PER I SUOI TURISTI

Il turismo è sempre più attratto da esperienze da vivere, momenti unici, che arricchiscono di conoscenze e di amicizie. Le cantine devono offrirli ai loro clienti

evento-in-cantina-per-gli-enoturisti-Gianluca-Morino e Donatella-Cinelli Colombini

evento-in-cantina-per-gli-enoturisti-Gianluca-Morino e Donatella-Cinelli Colombini

Di Donatella Cinelli Colombini

Per questo l’offerta enoturistica si sta punteggiando di soggiorni a tema e piccoli eventi destinati ai wine lovers. Si tratta, per lo più di degustazioni a pagamento. Sono di questo tipo le verticali di annate antiquarie guidate da un enologo celebre, le degustazioni comparative che coinvolgono cantine di altre zone d’Italia o del mondo, i pranzi cucinati da chef famosi abbinati ai propri vini, oppure le “comparsate” di personaggi televisivi. Si tratta di piccoli eventi che vengono proposti ai clienti più affezionati oppure ai membri del club aziendale (Amici della cantina ….) che si sentono privilegiati partecipanti di qualcosa di esclusivo che accresce le loro conoscenze e il grado di affezione nei confronti della cantina.

EVENTI NELLE CANTINE PER GLI ENOTURISTI:  SINGOLI O A RETE

Gli eventi in cantina destinati ai wine lover possono essere anche all’interno di network più grandi come avviene per “Cantine aperte

Eventi in cantina per enoturisti Cantine aperte 2015 Montalcino Casato Prime Donne

Eventi in cantina per enoturisti Cantine aperte 2015 Montalcino Casato Prime Donne

oppure “Calici di Stelle”, quest’ultimo in partnership con le Città del vino.
In questi due eventi la comunicazione è sviluppata dalle associazioni nazionale e regionale del Movimento Turismo del Vino. L’afflusso dei visitatori è consistente anche se concentrato sui territori e i brand più noti e presenta un target molto vario che raramente coincide con quello delle singole aziende . In particolare Cantine Aperte, che io ho ideato nel 1993 per promuovere l’enoturismo in Italia, mostra segni di stanchezza e andrebbe focalizzata sulle nuove offerte di ogni destination favorendo una diversificazione di proposte e spingendo ogni cantina a azioni di comunicazione e marketing a tutto vantaggio dei flussi permanenti diretti
verso di essa.

Il Consorzio del Brunello al voto, Fabrizio Bindocci for president

Elezioni del Consorzio del Brunello con un gran numero di candidati e una quasi certezza: Fabrizio Bindocci tornerà a fare il presidente

Consorzio-Brunello-Benvenuto Brunello 2014 Oscar Farinetti

Consorzio-Brunello-Benvenuto Brunello 2014 Fabrizio-Bindocci-Oscar Farinetti

Di Donatella Cinelli Colombini

Il Consorzio del Brunello è uno dei cinque meglio organizzati in Italia. Missioni all’estero al ritmo di una ogni due mesi, comunicazione on line e tradizionale a livello mondiale, pubblicazioni e l’evento Benvenuto Brunello che nel 1992 inaugurò la presentazione, in anteprima, dei vini delle denominazioni italiane.
Nato nel 1967, subito dopo il riconoscimento della DOC Brunello di Montalcino, il Consorzio è il cervello organizzativo di un distretto vinicolo fra i più importanti del mondo: 3.500 ettari di vigneto di cui 2.100 per il Brunello, 13 milioni e mezzo di bottiglie e un business di 180 milioni di Euro all’anno a cui si aggiunge il turismo del vino in piena espansione.

CONSORZIO DEL BRUNELLO CABINA DI REGIA  DEL  DISTRETTO VITICOLO

 

Consorzio-Brunello-Benvenuto Brunello-pubblicazioni-assaggi

Consorzio-Brunello-Benvenuto Brunello-pubblicazioni-assaggi

Montalcino attrae investimenti milionari da tutto il mondo e annovera fra i suoi produttori tre imprenditori presenti nella classifica Forbes dei 1000 richest in the word. E’ dunque una vetrina e una palestra in cui tutti i produttori e gli enologi migliori vogliono o vorrebbero mettersi alla prova.
Armonizzare le esigenze di 208 cantine imbottigliatrici con caratteristiche molto diverse fra loro -piccole e grandi, storiche e di new entry, innovative e tradizionaliste – è complicato ma, da sempre, il Consorzio ha saputo dare servizi, risposte e coordinamento trasformando una compagine disomogenea di wine makers in uno squadrone in grado di mostrarsi unito a New York, Tokyo, Londra, Toronto, Mosca ….

ELEZIONI DEL CONSIGLIO DEL CONSORZIO: 23 CANDIDATI PER 15 SEDIE

Il 4 giugno ci saranno le elezioni del nuovo consiglio con 23 candidati per 15 posti. La voglia di entrare nella cabina di regia della denominazione è diffusa così come la convinzione che essere amministratori offra visibilità e contatti con i wine critics che contano. Per questo, contrariamente alle denominazioni vicine come la giovane Doc Orcia dove per 11 posti in consiglio c’erano 11 candidature, nel Brunello c’è una lista abbondante di aspiranti consiglieri. Per questo Montalcino si è animato di incontri, più o meno carbonari, nella ricerca di consenso, con le aziende più grandi, concentrate nell’Unione Agricoltori decise a essere presenti in consiglio (Banfi, Pian delle Vigne-Antinori, Castelgiocondo-Frescobaldi, Poggione, fattoria dei Barbi) la Coldiretti ancora divisa dalle lotte interne che hanno caratterizzato gli ultimi anni e la CIA Confederazione Italiana Agricoltori che sembra la più convinta sui candidati da sostenere.

Falanghina: sarà il super vino bianco del futuro?

Bianco, vulcanico, minerale, longevo … la Falanghina ha tutti i caratteri di tendenza. Ma serve la voglia di puntare molto, molto in alto per vincere nel mondo

Giulia-Falato-Valeria-Lingua-Guardia-Sanframondi-Progetto-Falanghina

Giulia-Falato-Valeria-Lingua-Guardia-Sanframondi-Progetto-Falanghina

Di Donatella Cinelli Colombini

Vado a Guardia Sanframundi Città europea del vino 2019, con Valentina Carputo Delegata campana delle Donne del Vino per il progetto “Donne per Sannio Falanghina”, che riunisce 25 comuni del beneventano, un distretto viticolo formidabile: 12.000 ettari vitati, 10.000 aziende produttrici d’uva, 3 DOP e 1 IGP, 160 cantine, nel complesso il 50% della produzione campana.

GUARDIA SAFRAMONDI E LA FALANGHINA

Donatella-Cinelli Colombini-castello-medioevale-Guardia-Sanframondi

Donatella-Cinelli Colombini-castello-medioevale-Guardia-Sanframondi

L’idea del bravissimo sindaco Floriano Panza è quella di usare le donne come apripista verso la qualificazione produttiva <<le cose vanno bene>> mi spiega << qui al Sud abbiamo fatto il 7,5% in più di fatturato dal 2018 e un + 3,7% di occupazione nel settore vitivinicolo, ma le donne possono essere un elemento di accelerazione>>. In effetti <<in Campania le aziende agricole in rosa sono passate dal 34 al 37% del totale mentre la media nazionale è del 29>>. Partendo da questi numeri il sindaco Panza ha affidato a Giulia Falato il coordinamento del progetto che punta a lanciare la Falanghina e il suo distretto produttivo come eccellenze.
Le carte da giocare ci sono, basta assaggiare il vino di Paola Mustilli, la sua complessità minerale, la densità, la persistenza della sua Falanghina vocata al lungo invecchiamento.

Turismo dei panorami agricoli: come farlo rendere

Secondo la fondazione FICO ogni Euro investito nel paesaggio rurale ne genera 3 nel business agricolo e, a mio avviso, anche nel turismo

Turismo-dei-panorami-Valdichiana2

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Di Donatella Cinelli Colombini

Il paesaggio rurale può diventare una superstar capace di dare slancio all’agricoltura e al turismo rurale, per questo la Fondazione FICO di Bologna (Eataly) ha proposto un manifesto finalizzato a difenderlo dando seguito alla Convenzione Europea del Paesaggio del 2000 firmata da 39 Paesi Europei a esclusione della Germania.  Ecco che la Fondazione FICO riparte facendo sottoscrivere un impegno all’agricoltura sostenibile che serva anche a mantenere il paesaggio storico e limitare i rischi idrogeologici innescati dal suo abbandono. Il Ministero ha censito 119 paesaggi agricoli da tutelare per un totale di 119 mila ettari (la Fattoria del Colle è all’interno di uno di essi dedicato all’olivo).

PAESAGGIO RURALE E CEMENTIFICAZIONE

Turismo-dei-panorami-Monticchiello

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Ripartire da azioni concrete sulla loro valorizzazione non è un’impresa da poco perché l’ Italia, dal 1960 ad oggi, ha perso 8,5 milioni di ettari agricoli cioè una superficie pari a Piemonte e Lombardia, mentre la superficie coltivata si è ridotta a 12,5 milioni di ettari. Questo perché zone poco abitate  e con agricoltura più difficile tendono all’abbandono. Il turismo del paesaggio può essere la carta vincente per questi territori se viene collegato al turismo lento (trekking e biciclette) ai soggiorni e al consumo di specialità agroalimentari tipiche.

Non è facile ma è fattibile con interventi di legge che pianifichino promozione, valorizzazione e tutela. Serve mettere in campo, insieme ad azioni di marketing e a investimenti strutturali che incentivano la nascita di attività agricole e turistiche, anche il contrasto alla cementificazione. L’Italia è fra i cinque Paesi più costruiti  d’Europa con 2,1 milioni di ettari che ogni giorno crescono di altri 15 ettari cementificati.

                                                                       
Cinelli Colombini
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