Vino, studi, news, gossip

Trionfo della Fattoria del Colle 4 vini oltre 93 centesimi 

Wine Spectator premia con 93/100 la Doc Orcia Cenerentola 2016 e il Wine Advocate -Robert Parker premia con 93/100 al Drago e le 8 colombe IGT 2016

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<<E’ un momento magico per i vini della Fattoria del Colle>> dice Donatella Cinelli Colombini.
Incredibile ma vero, negli ultimi mesi, i giudizi della principale stampa specializzata internazionale, sulle bottiglie provenienti dalla più piccola e meno famosa delle sue cantine << hanno superano i rating, pur molto buoni, delle bottiglie del Casato Prime Donne a Montalcino. Non era mai successo prima >>.

RATING DEI VINI DELLA FATTORIA DEL COLLE

Passito IGT Toscana 2017 94/100 Wine Advocate -Robert Parker
Vin Santo del Chianti DOC 2002 93/100 Wine Advocate -Robert Parker
Il Drago e le 8 Colombe IGT 2016 93/100 Wine Advocate -Robert Parker
Cenerentola Orcia Doc 2016 93/100 Wine Spectator

CENERENTOLA DOC ORCIA 93/100 WINE SPECTATOR

Cenerentola-doc-Orcia-2016-Wine-Spectator-93/100

Cenerentola-doc-Orcia-2016-Wine-Spectator-93/100

Gli ultimi due giudizi sono arrivati di recente a confermare l’impressionante progressione qualitativa e di consenso dei vini della Fattoria del Colle. <<Per il Cenerentola Doc Orcia si tratta della consacrazione dopo il successo commerciale>> ha detto Donatella Cinelli Colombini ricordando come i wine lover abbiano apprezzato più velocemente l’uvaggio a base dell’antico vitigno foglia fonda che conferisce un carattere molto particolare al vino, mentre per i grandi critici il processo sia stato più lungo.
Ed ecco la descrizione di Bruce Sanderson senior editor del Wine Spectator
Orcia Doc Cenerentola 2016 score 93/100
<<C’è purezza di aromi e sapori di ciliegia, mora, violetta e minerale, in questo rosso raffinato, vibrante ed equilibrato, con un finale lungo e deciso che riecheggia gli elementi di frutta e minerali, aggiungendo una nota legnosa>>.

La classificazione di Bordeaux di nuovo in tribunale

Classificazione degli Châteaux di Bordeaux nella bufera: la graduatoria del 2006 annullata, quella del 2012 in tribunale e c’è il rischio di brutti contraccolpi

Classifica-di-Bordeaux-Angelus

Classifica-di-Bordeaux-Angelus

di Donatella Cinelli Colombini

Leggendo in Wine Searcher quello che succede in Francia nella più grande zona del vino, Bordeaux, risulta evidente il valore economico di una classificazione e gli scontri che ne possono scaturire. Forse è meglio lasciar fare al mercato invece di creare delle graduatorie che, anche quando vengono decise con la massima correttezza, creano sempre vincitori, vinti e scontenti.

LA CLASSIFICA DEGLI CHATEAUX DI BORDEAUX

La bufera sulla classificazione degli Châteaux di Bordeaux del 2012 segue quella del 2006 che portò all’annullamento della decisione.
L’attuale vertenza inizia nel 2013 quando 3 vigneron intentano una causa civile e poi sporgono denuncia al procuratore di Bordeaux su presunti illeciti nella redazione della classifica che crea una piramide fra tutte le maggiori cantine. I tre produttori avevano visto i propri cru declassati o addirittura cancellati, si tratta di Pierre Carle (Château Croque Michotte), André Giraud (Château La Tour du Pin Figeac) e Jean-Noël Boidron (Château Corbin Michotte).

SUL BANCO DEGLI IMPUTATI DUE PERSONAGGI DI SPICCO: DE BOUARD E CASTEJA

Classifica-di-Bordeaux-Château Trotte Vieille

Classifica-di-Bordeaux-Château Trotte Vieille

Sul banco degli imputati Hubert de Boüard di Château Angélus e Philippe Castéja di Château Trotte Vieille che vengono indagati per conflitto di interessi per aver partecipato alla decisione che ha fatto salire Angélus a livello di Grand Cru Classé A e ha mantenuto lo status di Trotte Vieille a Grand Cru Classé B.
In effetti due titolari delle celebri cantine sono membri influenti delle loro denominazioni e dell’INAO cioè dell’organismo che decide la classifica delle cantine bordolesi.
Ovviamente entrambi negano fermamente di aver commesso illeciti. Forse è vero ma certo <<la moglie di Cesare non deve essere solo onesta, deve anche sembrare onesta>> e le apparenze sono contro di loro.
Infatti Castéja è anche direttore di uno dei principali negociant di Bordeaux – Borie-Manoux – e in aggiunta è stato presidente dell’organismo professionale della Classificazione del 1855.
Ancora più imbarazzante la posizione di de Boüard che durante la procedura di classificazione, tra il 2007 e il 2012, ha ricoperto, contemporaneamente, una posizione di rilievo nel comitato nazionale INAO, è stato amministratore del Consiglio del vino di Saint-Émilion, presidente del gruppo Premier Grands Crus di Saint-Émilion, un membro del CIVB, e vicepresidente dell’Unione des Grands Crus de Bordeaux.

I giovani talenti rivoluzionari del vino

Wine Enthusiast ci propone come ogni anno 40 innovatori sotto i 40 anni che lavorano per cambiare la cultura enologica (e stanno lasciando il segno)

Giovani-talenti-rivoluzionari-del-vino

Giovani-talenti-rivoluzionari-del-vino

Di Donatella Cinelli Colombini

C’è di tutto: da quello che produce Sauvignon senza alcool ma con aggiunta di cannabis all’enologo israeliano paracadutista e cintura nera di Judo che ora lavora negli USA, fino all’appassionata di vini rosè che ha organizzato un museo e un wine bar su questa tipologia … la creatività è il futuro, sembra dire Wine Enthusiast proponendo una lista di 40 personaggi sotto i 40 anni che lasceranno la loro traccia in vino, birra, mixology, distillati, importazione … Ecco alcuni  giovani talenti rivoluzionari del vino:

SARAH CAHN BENNETT

39 anni, californiana, con laurea in enologia a Davis e una cantina di famiglia: la Navarro Vineyards & Winery, una delle migliori della Anderson Valley. Crede nella difesa ambientale e nella biodiversità. Vedendola con i capelli cortissimi, senza trucco e con un berretto a visiera sembra un ragazzo.

GEOFFREY MC FARLANE

Giovani-talenti-rivoluzionari-del-vino

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36, anni californiano. Nel 2012 ha rivoluzionato il concetto di wine club che normalmente invia vino a casa in base a un abbonamento. Geoffrey ha sfruttato i social media per mandare un questionario che gli permette di capire il profilo del cliente e poi personalizza le sue raccomandazioni e i suoi invii. Poi ha iniziato a produrre direttamente i vini che vende integrandoli da partnership con vignaioli cult.

AMANDA WITTSTROM HIGGINS

37 anni, californiana e figlia di produttori , Ancient Peaks Winery, ha anche fondato Dream Big Darling: un’organizzazione no profit che vuole aumentare le opportunità delle donne del vino e organizza a Wine Speak Paso Robles un evento annuale che riunisce sommelier, leader dell’industria delle bevande e altri membri della comunità vinicola per un meeting di tre giorni.

La sostenibilità in bottiglia: vetro e tappi in sughero

Dal vetro che si può riciclare all’infinito al sughero che ha un’impronta CO2 positiva ecco come il vino BIO deve avere anche un packaging eco-fiendly

Carlos-Santos-Amorim-Cork-Convention-2019-Donne-del-Vino

Carlos-Santos-Amorim-Cork-sostenibilità-e-tappi-in-sughero-Convention-2019-Donne-del-Vino

di Donatella Cinelli Colombini

La Convention delle Donne del Vino a Castiglione di Sicilia è l’occasione per riflettere sulla sostenibilità del vino e soprattutto del suo packaging: tappi e bottiglie con Guia Bartolozzi della Vetreria Etrusca e Carlos Santos di Amorim. L’esito è inequivocabile in favore del vetro materiale che si ricicla in eterno e del sughero monopezzo. Da Carlos Santos una vera lezione magistrale che qui vi riassumo con vero piacere.

I GIOVANI CONSUMATORI E IL RISPETTO AMBIENTALE

Primo punto da ricordare è che la generazione più giovane, quella dei Millennials (nati fra il 1977 e il 2000) e la generazione 2020 guidano le tendenze ma c’è un desiderio comune ai consumatori di tutte le età: l’autenticità. La gente si allontana dai prodotti di massa generici e va verso ciò che è differente e nel quale può esprimere il suo status sociale e le sue convinzioni. Fortissimo è il bisogno di natura perché questo significa anche rispetto ambientale, sostenibilità e salute di chi consuma. Infatti, negli alimenti, il concetto BIO si associa alla speranza di contribuire al benessere delle comunità in cui nascono i prodotti, alla

Carlos-Santos-Amorim-Cork-abbinamenti-cibo-vino-nel-packaging-Convention-2019-Donne-del-Vino

Carlos-Santos-Amorim-Cork-abbinamenti-cibo-vino-nel-packaging-Convention-2019-Donne-del-Vino

salvezza della terra dall’autodistruzione, a qualcosa di più buono e sano. Da qui un rifiuto sempre più netto dei cibi spazzatura e l’avvio di iniziative “fai da te” come gli orti di città, anche sopra i grattacieli.

CIBO E VINO DEVONO ESSERE ECO-FRIENDLY COME IL LORO PACKAGING

Un impegno ambientalista che riguarda anche il packaging. Infatti nel 1950 furono prodotte 2 tonnellate di plastica mentre nel 2015 siamo arrivati a 380 tonnellate con una crescita complessiva del 19.000%. L’isola galleggiante di plastica nell’oceano, la plastica ingerita dai pesci sono diventate il simbolo di un problema a cui, soprattutto i giovani, reagiscono con forza. Avete presente la quindicenne svedese Greta Thunberg?

IL PROBLEMA DEGLI IMBALLAGGI IN PLASTICA

Intanto il governo italiano si è impegnato a diminuire la plastica del 20% e riciclare tutti gli imballaggi in plastica, entro il 2025. Uno sforzo a cui tutti siamo chiamati a contribuire ed ha portato i supermercati a sostituire gli oggetti monouso in materiale sintetico con quelli biodegradabili.

Vigneti eroici: molto alti o molto vecchi

Finalmente arriva un Decreto Legge che tutela la viticultura eroica cioè quella aggrappata alle montagne e quella dei vigneti storici

Valtellina, viticultura eroica

Valtellina, viticultura eroica

Di Donatella Cinelli Colombini

Quali sono i vigneti eroici? Quelli che comportano più lavoro che uva, quelli che hanno  un grande valore paesaggistico, sociale e storico ma non sono remunerativi.
Si tratta di vigneti che verranno abbandonati quando i nonnetti che li coltivano per passione, moriranno. Per questo è indispensabile un provvedimento che riconosca il valore della viticultura eroica e apra le porte al sostegno economico che ne permette la sopravvivenza.

I VIGNETI EROICI DELLA SVIZZERA FORTEMENTE SOSTENUTI DAL GOVERNO

In Svizzera sulle pendici del Lago Lemano ho visto vigneti in fazzoletti di terra aggrappati alle pendici alpine con pendenze assurde e con dimensioni talmente piccole da non consentire alcuna meccanizzazione. Quando mi hanno detto che i trattamenti venivano fatti con l’elicottero e questo obbligava i vignaioli di scegliere collettivamente il biologico o il convenzionale, mi sono resa conto di cosa significasse una simile produzione sia in termini economici che di coesione sociale. Poi mi hanno detto che il Governo elvetico riconoscendo il valore paesaggistico e storico della viticultura eroica, l’aiutava con forti incentivi. Una strategia che ha scongiurato l’abbandono delle vigne, ha salvaguardato il paesaggio e ha consentito la crescita qualitativa dei vini svizzeri.

Vigneti-ad-alta-quota-karasi-img-02Tsorah, Karasi Areni Noir, Armenia

Vigneti-ad-alta-quota-karasi-img-02Tsorah, Karasi Areni Noir, Armenia

VIGNETI EROICI IN VALTELLINA

Anche in Valtellina ho visto vigneti dello stesso tipo, vigneti dove la terra viene trasportata con l’elicottero sugli speroni di roccia,  la coltivazione è durissima e totalmente manuale. Lo scenario è meraviglioso, erede di una storia millenaria. Ma i prezzi dei vini non sono certo quelli svizzeri e neanche i contributi pubblico sono quelli svizzeri, quindi i vignaioli sono davvero degli eroi.

VIGNETI EROICI CON OLTRE SESSANTA ANNI DI ETA’

Così come sono eroici i produttori che salvaguardano i vigneti storici, quelli piantati prima del 1960 che oggi danno poca uva ma vini di enorme personalità e complessità. Si tratta spesso di appezzamenti marginali, in cui sono piantati vitigni autoctoni, che hanno la loro ragion d’essere solo nella qualità perché non hanno economicità di gestione. La degustazione di vini da vigneti storici organizzata dalle Donne del Vino durante il Vinitaly 2018 è stata definita da Ian D’Agata una delle più sorprendenti e entusiasmanti da lui mai guidate.

Manager nel vino non si nasce, ma si diventa

Apprezzare i collaboratori, condividere con loro gli obiettivi, dare la carica, delegare, aggiornare le competenze .. la lezione di Paolo Ruggeri

Paolo-Ruggeri-docente-consulente sulla-tecnica-di-leadership-e-di-management

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Di Donatella Cinelli Colombini

La distanza fra quello che dovrebbe essere fatto nelle aziende e quello che invece avviene è enorme, specialmente nelle imprese del vino. Il settore enologico è quello con più imprese verticali -dalla vigna all’export- fra tutti i settori agricoli ma, benché ci siano oltre 35.000 aziende “professionali” rimane un ambito povero di competenze manageriali. Per questo le carenze presenti in moltissime imprese di altri comparti economici, sono ancora più visibili e accentuate nel mondo del vino causando dinamiche devastanti nelle cantine e nelle denominazioni.
Io leggo spesso manuali di management, di marketing, di tecnica di gestione … Non mi scoraggio neppure quando, a causa della mia abissale somaraggine in matematica, capisco solo vagamente i contenuti: imparo sempre. Ma a volte, incappo in manuali che mi aprono davvero gli occhi come I nuovi condottieri, di Paolo A. Ruggeri (Engage pp 160 € 28). Leggetelo e capirete tanto, ma proprio tanto, del mondo produttivo che vi circonda.

POCHE GRANDI E MOLTE PICCOLE CANTINE  MA POCHISSIMI MANAGER DEL VINO

Il vino italiano è composto da 310.000 imprese con vigna con una media di 2 ettari ciascuna. Tuttavia i 13 miliardi di business che scaturiscono dal vino sono concentrati nelle aziende più grandi: le 105 cantine con fatturato superiore ai 10 milioni di Euro (2 miliardi di bottiglie ) detengono il 46,5% dell’intero giro d’affari e il 62% dell’export. Nel 2018 il vino italiano ha accresciuto il suo business del 2,3% mentre le grandi cantine trottavano al ritmo del 6,2%. Questi dati, tratti dall’analisi di Anna Di Martino, servono a evidenziare come la maggior parte delle aziende italiane soffrano di nanismo ma forse anche di deficit nel management.

PAOLO RUGGERI  E I NUOVI CONDOTTIERI

I nuovi condottieri, manager del vino-si-diventa

I nuovi condottieri, manager del vino-si-diventa

L’utilissimo manuale di Paolo Ruggeri mette in evidenza i segreti del bravo -titolare d’azienda e manager, primo fra tutti quello di gratificare i dipendenti riconoscendo i loro meriti, motivarli condividendo con loro gli obiettivi ed anche i successi.

Quanti nel mondo del vino lo fanno?

Quasi nessuno. Chi viene da famiglie contadine è più abituato al bastone che alla carota e applica la stessa tecnica anche da “fattore” o da “proprietario”. Persino i laureati in agraria mancano di una vera formazione alla leadership perché negli atenei dove hanno studiato insegnano estimo, industrie agrarie, coltivazioni arboree …. ma non management.

LO STUDIO E L’AGGIORNAMENTO CHE SERVE AI MANAGER

Il bello, per noi del vino, viene dal capitolo intitolato “Qualità personali del leader” dove la crescita aziendale viene messa in diretta correlazione con le competenze del capo che devono costantemente crescere con l’espandersi dell’attività che dirige. Invece quanti studiano per trasformarsi da colui che vende in quello che guida la forza vendita e poi in chi disegna i piani marketing e definisce gli obiettivi?

Nessuno o quasi.

L’inarrestabile successo delle uova da vino

Le uova piacciono per l’apporto di ossigeno, complessità e finezza che danno al vino ma anche per la loro forma un po’ magica che affascina i wine maker

Di Donatella Cinelli Colombini

 

uova-da-vino-Sonoma-cast-Stone

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I PRODUTTORI DI UOVA DA VINO

La prima fabbrica a produrre uova e tini di cemento è stata la francese Nomblot su indicazione del celebre wine maker Michel Chapoutier, re della Valle del Rodano. Poi fu la volta dell’Italiana Nico Velo a cui si devono gli splendidi tini ovoidi della sala da vinificazione di Cheval blanc.
In California Sonoma Cast Stone ha riempito di uova Saxum, Quintessa, Sterling … partendo 13 anni fa, dalla richiesta del suo vicino Don Van Staaveren, l’enologo di Three Sticks Winery. Si calcola che in California siano in uso circa 1.000 uova di cemento e la richiesta continua a crescere.

 

 

 

 

 

 

 

STORIA DEI CONTENITORI DA VINO

Nomblot-uova-da-vino

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Per capire i motivi del successo veloce e apparentemente inarrestabile della uova, Wine Searcher  effettua  una panoramica del cambiamento dei contenitori da vino dall’epoca greca e romana quando, la conservazione e il trasporto del vino, avvenivano in contenitori di cemento o di terracotta, al successivo periodo in cui le popolazioni che oggi chiamiamo francesi, usarono e diffusero i fusti in legno. All’inizio del Novecento furono le cantine californiane le prime ad adottare l’acciaio inossidabile e poi munirlo di termoregolazione. Con la fine del secolo il gusto dolce e burroso che il rovere conferisce al vino, è passato di moda ed è avvenuta una nuova svolta. Nel 2001, Michel Chapoutier, guru della biodinamica, affascinato dagli aspetti esoterici del vino spinse Nomblot a fabbricare un uovo di 2,10 m per contenere 600 litri di vino, confidando che la forma sferica convogliasse un benefico vortice di energia celeste nel vino.

Il resveratrolo del vino ci salva dallo stress

Certe volte le ricerche universitarie scoprono l’acqua calda: il vino combatte la depressione e l’ansia ma almeno ci hanno rivelato come avviene

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di Donatella Cinelli Colombini

Tutti lo sanno. C’è un’affermazione colorita de “La Revue du Vin de France” <<mentre chiudono le osterie aprono sempre più farmacie>> che sottolinea appunto la correlazione fra la fine del consumo di vino socializzato, socializzante ma moderato nelle osterie e l’aumento della vendita di antidepressivi che ha superato gli 80 milioni di scatole in Francia. I primi a dare delle prove scientifiche della correlazione fra piccole dosi giornaliere di vino e prevenzione della depressione furono i ricercatori dell’Università di Navarra a Pamplona in un articolo pubblicato su “BMC Medicine journal”.

COME IL VINO COMBATTE LA DEPRESSIONE

Ora finalmente sono state scoperte le componenti del vino con questo benefico effetto; si tratta del resveratrolo che inibisce la phosphodiesterase 4 (PDE4) un enzima che influenza l’ormone dello stress cioè il corticosterone. La scoperta è stata pubblicata nel giornale

Ying Xu-ha-scoperto-gli-effetti-del-resvetratrolo-del-vino-sullo-stress

Ying Xu-ha-scoperto-gli-effetti-del-resvetratrolo-del-vino-sullo-stress

Neuropharmacology nel 2019 da Ying Xu MD PhD, dell’università di Buffalo (School of Pharmacy and Pharmaceutical Sciences), e da Xiaoxing Yin PhD, dell’università di Xuzhou in China. <<Resveratrol may be an effective alternative to drugs for treating patients suffering from depression and anxiety disorders>> il resveratrolo può essere un’effettiva alternativa alle medicine per curare i pazienti affetti da depressione e crisi d’ansia.

In pratica il nostro corpo reagisce allo stress producendo corticosterone ma se lo stress è eccessivo l’accumulo dell’ormone nel cervello è talmente grande da produrre depressione o altri disturbi mentali. Le malattie di questo tipo sono trattate con antidepressivi come serotonina e noradrenalina. Ma solo un terzo dei pazienti guarisce completamente. Il resveratrolo, contenuto anche nel vino rosso, ha la capacità di inibire il PDE4, con effetti neuroprotettivi contro il corticosterone.

RESVERATROLO UN TONICO NATURALE PER IL SISTEMA NERVOSO

Meno invasivo delle medicine il resveratrolo è presente in natura. Per questo è utilizzato anche come tonico per gli astronauti nello spazio.

L’Italia del vino e dei resort vince le classifiche turistiche

Le cantine italiane vincono la classifica delle migliori destinazioni enoturistiche del mondo e 2 resort del Brunello nella TOP 10 di Travel & Leisure

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Marsala Cantine Florio-italia-I°-nella classifica-Lastminute.com.delle.destinazioni.turistiche

Di Donatella Cinelli Colombini

Nonostante il Dipartimento turismo spostato un anno fa presso il Ministero agricoltura – Mipaaft sia un fantasma che, almeno apparentemente, fa ancora meno di prima. Nonostante l’annata nera del turismo italiano che subisce la concorrenza di Francia, Spagna e persino del Mar Rosso ripartiti con imponenti campagne di marketing  dopo il periodo degli attentati. Nonostante la Pasqua alta e il maggio piovosissimo che hanno frenato soprattutto il turismo interno. Nonostante la quasi recessione ….. L’Italietta continua a battersi nelle parti alte delle classifiche turistiche mondiali.

CLASSIFICA LASTMINUTE.COM ITALIA MIGLIOR DESTINAZIONE ENOTURISTICA

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Chianti-Classico-Brolio-Francesco-Ricasoli-Italia-I°wine-destination-mondiale-per-lastminute.com

E’ di pochi giorni fa la notizia che l’Italia si è classificata prima fra le destinazioni di turismo del vino battendo Francia e Spagna nel sondaggio condotto da Lastminute.com. 30 nazioni erano in lizza per il titolo che è stato assegnato in base dalla qualità della produzione enologica, alle degustazioni, alle visite nelle cantine e nei vigneti e al costo del viaggio e dell’alloggio. L’Italia è emersa vittoriosa grazie allabbondanza di esperienze enoturistiche in tutte le 21 regioni vinicole che vanno dalla cima al fondo dello stivale. La Francia è arrivata seconda, la Spagna terza e la Sudafrica quarta, mentre l’Australia era notevolmente in discesa al 15 ° posto e gli Stati Uniti al decimo posto. Il Regno Unito, che si sta facendo un nome per la qualità dei suoi spumanti, è

arrivato al 30 ° posto nella lista.

WINEFOLLY ITALIA SECONDA WINE DESTINATION AL MONDO

 

Ovviamente l’Italia non vince in tutte le classifiche fra le migliori wine destinations del mondo ma ha sempre degli ottimi piazzamenti come nel seguitissimo  Winefolly che inverte leggermente gli scalini del podio: prima Francia, seconda Italia e terza Spagna. Si tratta comunque di un ottimo piazzamento che dimostra il fascino dei nostri distretti enologici.

Tanto Facebook e pochi video nei siti delle grandi cantine

Frescobaldi complessivamente il più bravo, Antinori è il più seguito su Instagram e Twitter mentre Mionetto vince su Facebook e Ruffino su You Tube

Di Donatella Cinelli Colombini

Grandi-cantine-on-line-vince-Frescobaldi

Grandi-cantine-on-line-vince-Frescobaldi

Saldamente al comando come social più usato Facebook, crescono Instagram e l’e-commerce diretto, poco usati Twitter e YouTube. La classifica dei più bravi vede primi i Frescobaldi seguiti da Mezzacorona, Masi, Villa Sandi e Mionetto.

FACEBOOK E’ IL PREFERITO DALLE CANTINE MA METTE AL BANDO IL VINO

Fra le 25 più grandi cantine d’Italia (Mediobanca 2019), Omnicom Pr Group ha fatto l’analisi “Il gusto digitale del vino italiano 2019” fotografando la loro attività social.
Facebook è stabile come utilizzo (21 cantine su 25) ma migliora il suo aggiornamento settimanale che viene fatto dalla quasi totalità delle aziende.
Instagram va davvero forte con una crescita delle cantine che lo usano e dei followers il cui numero è aumentato addirittura del 71% in un solo anno.
YouTube e Twitter sono poco utilizzati, il primo è quasi solo un archivio di video aziendali, il secondo per comunicare sporadicamente news sulla cantina.
La scelta di puntare su Facebook non sembra la più accorta. Infatti il social network proprietario anche di Instagram e WahtsApp ha deciso di vietare, sulle proprie piattaforme la vendite di alcolici e tabacchi confinandone la visualizzazione solo ai maggiori di 18 anni.

DI COSA PARLANO LE CANTINE ON LINE

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Gli argomenti forti sono i vitigni autoctoni e la sostenibilità ambientale. Un certo interesse anche per le offerte enoturistiche e gli abbinamenti gastronomici mentre il racconto delle iniziative aziendali si concentra su arte e cultura.
Piccoli passi avanti anche nell’e-commerce proprietario cioè dalla vendita diretta on line che ora è presente in un quarto dei siti delle grandi cantine.

PODCAST UN SISTEMA MOLTO UTILE MA POCO USATO PER INGAGGIARE

Podcast cioè le tecnologie e le operazioni relative al download automatico dei file sono un formato in grande crescita e con una grande capacità di ingaggio perché permettono di condividere contenuti come video capaci di far conoscere il proprio territorio e la propria storia.
Tuttavia su questo fronte le cantine italiane sono davvero indietro. 

#MeToo una rivoluzione rosa: dal cinema al calcio all’economia

La squadra di calcio femminile USA fa causa alla sua federazione per discriminazione. Un film su Ruth Bader Ginsburg. 1.330.000 imprese rosa in Italia

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Una-giusta-causa-film-MeToo-dal-cinema-ai-diritti-civili

Di Donatella Cinelli Colombini

La nazionale di calcio USA vincitrice dei mondiali ha presentato un’azione legale alla corte distrettuale di Los Angeles, accusando di «discriminazione di genere istituzionalizzata» la sua federazione sportiva, United States Soccer Federation, ed ha denunciato pubblicamente la disparità fra uomini e donne nelle buste paga, ma anche altri aspetti della vita sportiva delle atlete come i campi in cui giocano, i trattamenti sanitari e le peggiori condizioni di viaggio durante le trasferte. Tutto questo nonostante la squadra femminile sia ben più popolare di quella maschile, con l’attaccante Alex Morgan che è una delle atlete più apprezzate e tifate dal pubblico.

#metoo dal cinema alla parità fra i generi nella società

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Nazionale-calcio-femminile-USA-dallo-sport-al-cinela-all’economia-#MeToo

#MeToo #metoo dal 2017 è l’hashtag della lotta contro le molestie sessuali che attraverso i personaggi dello spettacolo ha avuto un’enorme visibilità producendo un reale cambiamento nella società. Ma il cinema ha dato un altro importante contributo alla parità fra i generi.

Una giusta causa, film su Ruth Bader Ginsburg

Una giusta causa”, un film appena uscito e dedicato a Ruth Bader Ginsburg 86enne da 26 anni giudice della corte suprema americana, un’icona pop, conosciuta con il nickname The Notorius R.B.G. Nata a Brooklyn nel 1933, da genitori ebrei immigrati dalla Russia, RBG fu dagli anni ’50 in poi, un’apripista nella lotta per la parità di genere. Nonostante il suo talento, viene però rifiutata da tutti gli studi legali solo perché donna. Sostenuta dall’avvocato progressista Dorothy Kenyon, accetta un controverso caso di discriminazione di genere. Contro il parere di tutti, Ruth vince il processo che determina un precedente nella storia legale statunitense. Oggi la sua storia è un film con Felicity Jones.

EREDITA’ DEL PROIBIZIONISMO IN USA

Istruzioni per chi vuole spedire vino a un amico in USA. E’ possibile quasi ovunque anche se le leggi ereditate dal proibizionismo creano limiti e costi

 

Di Donatella Cinelli Colombini

Punto-vendita-cantina-Fattoria-del-Colle-Toscana

Punto-vendita-cantina-Fattoria-del-Colle-Toscana

Se avete un amico americano e volete mandargli qualche ottima bottiglia andate in una cantina convenzionata con buoni corrieri internazionali perché è molto più facile.

 

QUANTO COSTA SPEDIRE IL VINO IN USA

Spedire 6 bottiglie di vino da una cantina italiana in Arkansas, Iowa, Missouri, Montana, Nebraska, North Dakta, Oklahoma, Texas e Wyoming costa circa 58 Euro.

Il prezzo è leggermente inferiore, 55€, negli altri stati escluso le Isole Vergini. In Mississipi, in Utah, Vermont e South Dakota, invece, la spedizione è proibita.

 

LE EREDITA’ DEL PROIBIZIONISMO E LE RESTRIZIONI NELLA SPEDIZIONE DEL VINO IN USA

proibizionismo-in-USA

proibizionismo-in-USA

Per i commercianti la spedizione del vino è molto più problematica.
Il proibizionismo che dal 1920 al 1933 vietava in USA di produrre, distribuire e vendere gli alcolici, vino compreso, ha lasciato evidenti strascichi nella cultura americana. Il 21 ° Emendamento vieta, in USA, il commercio di alcolici tra uno stato e l’altro. Inoltre ha determinato una diversa regolamentazione su vendite e spedizioni di alcolici creando un autentico garbuglio che riguarda sia i consumatori che le imprese di commercializzazione.

 

TANTI LIMITI NEL CONSUMO E NELLA COMMERCIALIZZAZIONE DEL VINO

In stati come l’Alabama solo le persone che hanno già compiuto 21 anni possono comprare alcolici (National Drinking Age Act, del 1984) ma dai 18 anni in poi è legale consumare alcol in ambienti privati, come ad esempio la propria casa.

9 ottobre la super vendemmia 2019 è finita

Cronaca di una vendemmia strabiliante al Casato Prime Donne di Montalcino e alla Fattoria del Colle di Trequanda. Come è nato il Super Brunello 2019

Vendemmia-2019-Sangiovese -con-due-giorni-di-vinificazione

Vendemmia-2019-Sangiovese -con-due-giorni-di-vinificazione

Di Donatella Cinelli Colombini

Verrà ricordata come la vendemmia del Sangiovese perfetto e indistruttibile perché l’uva è arrivata in cantina perfetta, senza muffe, nonostante due perturbazioni davvero formidabili il 22-23 settembre e il 2 ottobre quando ha persino provato a grandinare. <<Sembra Cabernet>> ha detto l’enologa Valerie Lavigne guardando gli acini piccolissimi e i grappoli molto aperti, quando è venuta per decidere il calendario della vendemmia. E aveva ragione perché il Sangiovese si è comportato esattamente come il più celebre vitigno francese. Cessione di colore immediata e intensissima, grappoli inattaccabili dalla muffa nonostante la pioggia. Che spettacolo!
Mai vista una vendemmia così!
Le viti verdi e rigogliose fino al giorno della vendemmia, come nel 2010 e come in quell’annata magica, l’uva è stata abbondante oltre che di qualità altissima.
A questo punto sappiamo che le grandi vendemmie derivano da inverni o primavere piovose che creano una scorta d’acqua nel terreno, estati molto calde interrotte da temporali.
Abbiamo anche capito che il global warming può far crescere molto il potenziale qualitativo del Sangiovese e del Brunello.

Vendemmia-2019-Sanforte-meno-famoso-e-più-speziato-del-Sangiovese

Vendemmia-2019-Sanforte-meno-famoso-e-più-speziato-del-Sangiovese

 

CALENDARIO DELLA VENDEMMIA 2019

Una vendemmia durata un mese, per cogliere ogni vigna nel momento perfetto, senza fretta, facendo selezioni estreme con anche tre vendemmie nello stesso vigneto. La scelta di separare tutta l’uva migliore, senza mescolare i grappoli con grado di maturazione diversa, ha richiesto continui spostamenti dei raccoglitori e l’utilizzo di tutti i tini della cantina. Un lavoro certosino e una dimostrazione di rispetto per un’uva super con un potenziale qualitativo mai visto.
In cantina sono arrivati oltre 2.100 quintali d’uva da 33 ettari di vigna.
9-10 settembre Traminer per passito e Sanchimento IGT bianco toscano
16-20 settembre Merlot e sangiovese delle vigne senza recinzione
23 settembre 3 ottobre Sangiovese per Brunello e Rosso di Montalcino
4-7 ottobre Sangiovese per Orcia DOC, Chianti Superiore e Supertuscan
8 ottobre Foglia Tonda e Sangiovese per il Vinsanto Occhio di Pernice
9 ottobre Sagrantino
La vendemmia è finita possiamo andare a cercare i funghi.

Amazon e la vendita del vino in USA

Amazon il colosso della vendita on line si butta sul vino, apre negozi (apparentemente invisibili) e enormi magazzini che consegnano a casa fino a mezzanotte

Amazon-e-il-vino-non-vende-solo-bottiglie

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Di Donatella Cinelli Colombini

Per la verità Amazon è nel business del vino dal 2012 quando ha iniziato a vendere bottiglie on line. Poi ha aperto enoteche vere e proprie che consegnano il vino a casa fino a mezzanotte ma nel 2017 ha fatto un vero salto in avanti con l’acquisto della catena di alimentari Whole Foods quasi nazionale perché questo gli consente di vendere al dettaglio in 42 stati USA. Non che la cosa sia semplice: trasformare Whole Foods in una catena di rivendite di alcolici con acqusiti on line e consegna a domicilio cozza con le norme anti trust che negli Stati Uniti impediscono di unire nella stessa attività distribuzione e vendita al pubblico. Un garbuglio legale solo in parte risolto.

L’INVISIBILE NEGOZIO E  IL GRANDE MAGAZZINO PER LA VENDITA DEL VINO DI AMAZON A LOS ANGELES

Amazon-e-il-vino-vendita-on-line

Amazon-e-il-vino-vendita-on-line

Le cose poco strane sono più di una. W. Blake Gray di Wine-Searcher ha provato a entrare nella nuova rivendita di vini Amazon a Los Angeles ma non ci è riuscito per cui, nonostante la legge della California imponga l’apertura al pubblico alle ditte per la metà del tempo in cui fanno consegna a domicilio, apparentemente l’apertura al pubblico manca del tutto. Si tratta di un “negozio segreto” che praticamente non esiste, l’unica cosa reale è il magazzino dei vini da consegnare a casa oppure da ritirare sul posto ma sempre comprando on line. Quali sono le sanzioni per aver violato la legge? Fanno ridere: una multa che varia da 750 a 3000 dollari e una sospensione della licenza di 15 giorni. Non credo che il gigante Amazon si intimorisca per simili minacce.

LA FORZA DI AMAZON E LE LEGGI SUL COMMERCIO DEL VINO IN CALIFORNIA

Il portavoce di Amazon spiega che il “negozio” a cui fa riferimento la licenza dello Stato della California << è semplicemente un requisito linguistico semantico come parte del processo di concessione delle licenze>> per cui va benissimo un magazzino che consegna la merce visibili on line.

Milano wine week: la città degli affari diventa gourmand

Un carnet di 300 eventi di ogni tipo: come abbinare i dolci lievitati al vino, il design del vino e il sughero, la Strada del Vino Olimpica … tante sorprese

Milano-Wine-Week-Camilla-Guiggi-Antonietta-Mazzeo-autrici-dell'opuscolo-allegato-al-panettone-con-l'arte-del-vino

Milano-Wine-Week-Camilla-Guiggi-Antonietta-Mazzeo-autrici-dell’opuscolo-allegato-al-panettone-con-l’arte-del-vino

di Donatella Cinelli Colombini

Eataly Smeraldo a due passi da Porta Garibaldi, nella movida golosa di Milano. Presentazione del “Panettone e l’arte del vino” che viene commercializzato con un opuscolo dedicato ai vini da dessert redatto dalle Sommelier Donne del Vino Cinzia Mattioli, Camilla Guiggi e Antonietta Mazzeo con l’aiuto di Paola Bosani come segretaria di redazione.

Il PANETTONE E L’ARTE DEL VINO

Milano-Wine-Week-a-Porta-Garibaldi

Milano-Wine-Week-a-Porta-Garibaldi

Il panettone è di tipo classico ed ha vinto, nel 2017 e nel 2018, il Superior Taste Award assegnato a Bruxelles ai migliori dolci del mondo. Il suo produttore Muzzi è il leader italiano dei lievitati di alta gamma perché realizza i suoi dolci con le stesse attrezzature di un piccolo laboratorio artigiano. Ovviamente se la pasticceria sotto casa ha solo un’impastatrice da lui ce ne sono quasi quaranta. L’opuscolo “I lievitati e l’arte del vino” contiene un elenco dei vini da dessert divisi per regioni, gli abbinamenti con 74 panettoni e soprattutto le istruzioni per accoppiare dolci e vini.

LE REGOLE DELL’ABBINAMENTO PERFETTO DOLCE-VINO

1) Gli abbinamenti vino-dolce si basano sempre e solo sull’affinità e mai sul contrasto
2) Bisogna privilegiare un legame: la regionalità, la tradizione, l’affezione …
3) Maggiore è il numero degli ingredienti e la complessità aromatica-gustativa del dolce maggiore dovrà essere la complessità aromatica-gustativa del vino
4) La persistenza dei sapori del dolce (ad esempio legata alla presenza di cioccolato) richiede vini ugualmente persistenti

                                                                       
Cinelli Colombini
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