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10 packaging del vino rivoluzionari

E’ possibile lanciare messaggi e valori attraverso il packaging del vino? Si e i 10 esempi rivoluzionari scelti da The Drinks Business lo dimostrano

 

Omdesign 2106- packaging del vino-scatola vaso per querce

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Di Donatella Cinelli Colombini

Il packaging del vino è fra i più vecchi e scomodi: la bottiglia di vetro è pesante, difficile da aprire e da immagazzinare, protegge poco il liquido che contiene dalla luce e dagli sbalzi termici …. Questo perché il vino è una dei prodotti più tradizionalisti che esistano: piace il rito del cavatappi e addirittura il rumore del turacciolo che esce si associa all’idea di qualità. La cassetta di legno inchiodata è la più prestigiosa anche se decisamente meno pratica da aprire.
Nel vino “l’immaginario supera il reale” come diceva Fabio Taiti, cioè la percezione della qualità dipende più da valori simbolici (prezzo, posizionamento commerciale, luogo di origine, prestigio …) che dal liquido vero e proprio. Per questo risulta più difficile che per altri prodotti evolvere il packaging in base alle novità della tecnologia oppure alla moda o alla praticità d’uso.

blossom-cava-bouquet-Omdesign 2106- packaging del vino- ricoluzionar

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Vi immaginate un Romanée Conti con il tappo a vite oppure con un’etichetta meno brutta? No, niente deve cambiare in questa icona di qualità, tradizione, prestigio e esclusività.
Tuttavia esiste una spinta opposta: il bisogno di distinguersi. Ogni cantina cerca di farsi notare e di avere elementi distintivi che la facciano uscire dalle centinaia di migliaia di referenze che affollano il mercato. Ed ecco che alcuni produttori chiamano architetti famosi per costruire cantine sbalorditive, altri organizzano feste faraoniche, c’è chi sponsorizza eventi pieni di celebrità e chi trasforma le bottiglie in opere d’arte.

Investimenti cinesi nelle vigne con luci e ombre

L’attivismo degli investimenti cinesi riguarda anche i vigneti e soprattutto quelle francesi ma c’è anche chi compra gli Château di Bordeaux con denaro sporco

Investimenti-cinesi-a-Bordeaux

Investimenti-cinesi-a-Bordeaux

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

La corsa all’acquisto di vigneti e cantine sembra inarrestabile. E’ questo infatti il bene rifugio che ha moltiplicato maggiormente il suo valore dall’inizio del millennio e che promette di crescere ancora la sua quotazione. Fondi d’investimento, industriali, banchieri, attori … tutti a caccia di griffe enologiche. I più attesi sono statunitensi ma la compagine degli acquirenti è multietnica e crea una certa preoccupazione anche ai governi.

investimenti-cinesi-chateau-renon

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Infatti la frenetica compravendita ha luci e ombre. Da noi le problematiche riguardano il riciclaggio del denaro sporco di mafia, camorra e co. Un problema maggiormente presente al Sud d’Italia ma non certo circoscritto a quest’area.
In Francia invece il denaro sporco è arrivato nei vigneti dall’Asia e in quantità ingente. All’inizio del 2015 i giornali transalpini avevano annotato, con una certa preoccupazione il superamento della soglia psicologica dei 100 Château acquistati da gruppi asiatici nella zona del Bordeaux.

Vini vulcanici una moda in consolidamento. Il marchio italiano

Cavalcare il successo dei vini vulcanici? Si, ed ecco il marchio: Vulcanic Wines che riunisce già 19 territori come Soave, Etna, Vulture, Pantelleria, Orvieto

Scammacca del Murgo i Bourguignon nel vigneto

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Di Donatella Cinelli Colombini, Orcia Doc Cenerentola, Fattoria del Colle

L’Italia punta a un marchio nazionale per i vini vulcanici e intende cavalcare questa tendenza che cresce in tutto il mondo.
Il paladino dei vini vulcanici è il Master Sommelier canadese John Szabo autore del libro << Volcanic Wines: Salt, Grit and Power >> uscito nel 2016 e organizzatore della prima convention mondiale dei produttori vulcanici avvenuta a New York nel marzo 2018. Sono queste le due pietre miliari di una moda che si riassume in una parola magica e decisamente misteriosa

Elena Fucci Titolo Aglianico del Vulture

Vini vulcanici- Elena Fucci Titolo Aglianico del Vulture

mineralità”. La storia millenaria dei territori vulcanici del vino affascina i consumatori più evoluti, attrae investimenti e incuriosisce i critics. E’ la nuova frontiera da esplorare alla cui suggestione nessun wine lovers riesce a sottrarsi.
Ci sono distretti enologici su suoli vulcanici in tutto il mondo. I più noti sono << Napa Valley (California), Casablanca Valley (Cile), Santorini (Grecia), Kaiserstuhl (Germania), Rias Baixas e Canarie (Spagna), Isole Azzorre e Madeira (Portogallo), Alture del Golan (Siria e Israele), Yarra Valley (Australia)>> come li ha elencati Gianluca Atzeni del Settimanale Trebicchieri.

Compreresti Champagne dal distributore automatico?

Meglio delle merendine! Nel distributore automatico di Selfridge’s a Oxford Street di Londra c’è il Moët & Chandon

 

Moet Chandon-ne-distributore-automatico

Moet Chandon-nel-distributore-automatico

Di Donatella Cinelli Colombini

Moët & Chandon, non è solo uno Champagne molto conosciuto ma anche un simbolo di successo. Siamo abituati a vederlo ai Golden Globe Awards di Hollywood mentre le star del cinema festeggiano i vincitori. Pensate che in quell’occasione vengono usate 1,500 Mini Moët, 125 casse di Moët & Chandon Grand Vintage 2004 e Moët Rosé Impérial magnum e 500 cocktails a base dell’iconico Moët Impérial. Praticamente un fiume di Champagne grande come il red carpet dove sfilano le celebrities.

 

NUOVE TENDENZE

Per questo trovare il Moët & Chandon in un distributore automatico tipo merendine fa sgranare gli occhi. C’è da chiedersi: è la caduta di un mito oppure è la ricerca di nuovi fan?
In realtà la proposta di Champagne nel distributore automatico è partita, quasi come un gioco lussuoso, dal celebre grande magazzino londinese Selfridge’s di Oxford Street in occasione del Natale 2013.

distributore-automatico-di-granchi-vivi

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La cosa curiosa è che questo è stato solo l’inizio di una nuova tendenza nei distributori automatici: invece di offrire merendine, caramelle o bibite molto comuni con un piccolo sopraprezzo per compensare la praticità dell’acquisto, hanno cominciato a proporre cose espresse o costose. In altre parole si sono proposti come autentica alternativa al bar o al negozio cercando di rispondere alle esigenze di una clientela sempre più frenetica o meno disposta a usare il tempo libero per lo shopping.

 

Meglio un calice unico oppure tanti bicchieri diversi?

La richiesta di un calice unico viene da ristoranti, enoteche e semplici wine lovers ma ora è la MW Jancis Robinson a schierarsi per il calice unico

Calice-unico-!Collection-Jancis Robinson

Calice-unico-!Collection-Jancis Robinson

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Un calice solo per tutti i vini. Non è un’idea nuova anzi; nel 2012 partecipai alla presentazione di Chateau Baccarat creato dalla più celebre cristalleria del mondo con 250 anni di storia di cristalli molati. Un bicchiere rivoluzionario con un lungo stello a sorreggere una coppa con base quasi piana che si allarga molto per poi salire dritta verso una bocca molto stretta in modo da concentrare gli odori come in un imbuto aromatico. Lo scorso anno ho sentito il progetto di un calice altrettanto rivoluzionario a Portopiccolo durante in meeting nazionale delle Donne del Vino; è

Calice-unico-!Collection-Jancis Robinson

Calice-unico-!Collection-Jancis Robinson

stato creato da Luca Bini per Italesse in 3 anni di prove. Un calice molto femminile e molto versatile, ma soprattutto capace di esaltare qualunque vino anche se nasce per le bollicine.
C’è dunque una diffusa controtendenza rispetto alla consueta proposta commerciale che ha riempito i nostri armadi di calici per bollicine, rossi giovani, rossi invecchiati, vini da meditazione … Hanno lavorato ai nuovi bicchieri “millevini” grandi assaggiatori e designer di grande livello. Non si tratta dunque di scelte di basso profilo e lo dimostra il prezzo esorbitante degli Chateau Baccarat.

I vini cattivi fanno guadagnare più dei buoni

Stefano Castriota su Wine Economics: nel vino non c’è una relazione fra qualità o reputazione e profitti bensì fra dimensione produttiva e profitti

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Stefano Castriota

Stefano Castriota -indagine sui vini cattivi che fanno guadagnare

Stefano Castriota, in un saggio pubblicato nel numero 227 di “Wine Economics” periodico dell’associazione statunitense degli economisti del vino, spiega perché i vini che fanno guadagnare non sono quelli di eccellenza. Lo studioso dell’Università di Bolzano ha indagato sulla redditività delle aziende del vino scoprendo che, a ben vedere, chi guadagna di più sono gli imbottigliatori per i quali l’eccellenza qualitativa è meno importante. Il nocciolo del problema è negli enormi investimenti richiesti dall’acquisto di vigneti, cantine, attrezzature enologiche, creazione del brand e della rete commerciale … spesso questa grande quantità di denaro produce un innalzamento qualitativo del vino ma manda in

Indagine sui vini cattivi che fanno guadagnare più dei buoni

Indagine sui vini cattivi che fanno guadagnare più dei buoni

rosso i bilanci. Viceversa i commercianti comprano vini mediocri, li imbottigliano con la loro etichetta e concentrano gli investimenti per venderli. Il capitale investito è minimo e quindi anche se la marginalità sui vini venduti è piccola alla fine, questo tipo di impresa, guadagna.
Va infatti considerato che la produzione di vini di alta qualità è molto costosa e, anche se il prezzo del vino è alto, non sempre basta a pagare i costi di una struttura produttiva onerosissima.
Il problema che si è posto Stefano Castriota è sapere se il controllo dell’intera catena produttiva e l’eccellenza qualitativa che ne deriva sono remunerative. Alla fine la risposta è no.

Vini dolci e dessert? Favorevoli e contrari

Io e Eric Lanlard siamo proponiamo l’abbinamento di dessert con vini secchi e con discreta acidità. Ma tutti invece servono vini dolci con il dolce

dolci e vini dolci l'opinione di Lanlard nella foto

dolci e vini dolci l’opinione di Eric Lanlard nella foto

Di Donatella Cinelli Colombini, agriturismo, ristorante,  Fattoria del Colle

Rifiutare uno Chateau d’Yquem è sempre difficile, specialmente quando sei invitata a cena da James Suckling ma a me i vini dolci disgustano e quindi li rifiuto anche a rischio di apparire scortese. Per fortuna sono in buona compagnia, Eric Lanlard volto noto ai telespettatori britannici che amano i programmi di cucina ha incontrato i giornalisti nel suo Cake Boy a Sud di Londra raccontando che spesso, quando è invitato a cena gli offrono Chateau d’Yquem con il dolce ma <<and it’s just not for me>> non fa per lui. Preferisce il foie gras o un’altro gusto in contrapposizione con la dolcezza del vino.

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dolci-e-vini-dolci-Cavallucci_VinSanto_Fattoria_del-Colle

Io sorrido <<finalmente qualcuno che la pensa come me>> mi dico <<ma come si fa ad apprezzare la melassa che viene fuori sommando dolce con dolce?>>. Lanlard conclude l’intervista a The Drinks Business con una frase da incorniciare <<At home we would drink Champagne throughout the meal, and especially with dessert>> invece di bere bollicine con gli aperitivi, come fanno tanti, lui serve lo Champagne con tutto il pasto e specialmente con il dessert. Abch’io!
Eppure se leggete i manuali dei Sommelier trovate sempre la raccomandazione di abbinare i dessert con Vin santo, Zibibbo, Marsala, Recioto o Barolo chinato, passito …. Nessuno mette in dubbio questo criterio di scelta e anzi viene fortemente criticata l’abitudine a servire spumanti secchi con il dolce.

Il turismo enogastronomico sorpassa l’arte

Nel 2017 il turismo enogastronomico in Italia raddoppia il business e segna 12 miliardi di Euro e 110 milioni di presenze. Ministro Centinaio vai avanti

turismo enogastronomico

turismo enogastronomico- Montalcino-Casanova-di-Neri

Di Donatella Cinelli Colombini

Il 57% dei turisti stranieri ha scelto di venire in Italia nel 2017 mosso dal desiderio di scoprire e gustare i sapori autentici del nostro Paese ma anche vedere i luoghi di produzione.
Dei numeri da capogiro per un segmento che, fino a pochi anni fa, veniva guardato dall’alto in basso dai direttori dei musei e gli organizzatori delle mostre. Invece è arrivato il sorpasso e la prosaica accoppiata cibo-vino ha superato la cultura e i monumenti come calamita turistica specialmente per i visitatori più danarosi.
Al Castello di Grinzane Cavour il primo Food & Wine Tourism Forum ha fatto il punto sulla capacità di attrazione di tutto quello che è buono e tipico: cucina, salumi formaggi … e naturalmente vini. Il risultato è il sorpasso: i piaceri della gola battono quelli della cultura. L’enogastronomia da sola muove 1 turista su 4 cioè il 22,3% degli italiani e il 29,9% degli stranieri.

Turismo-enogastronomico-Sasicaia-Mester-class

Turismo-enogastronomico-Sasicaia-Mester-class

Rispetto al 2010 è un salto in avanti enorme. In solo sette anni il giro d’affari enoturistico è passato da 2,5 miliardi di Euro a 12. Da 18 milioni di presenze (cioè di pernottamenti) siamo arrivati, nel 2017, a 110 milioni. Anche l’incidenza sulla spesa totale dei turisti è cambiata: era il 7,6% ed è arrivata al 15,1% dei consumi e dello shopping.
A questo punto i prodotti agricoli trasformati come vini, conserve, insaccati, formaggi …prodotti da forno e piatti di cucina tipica non potranno più essere tenuti nel sottoscala dell’offerta turistica .

La realtà aumentata del vino: etichette parlanti

Dagli australiani 19 Crimes Wine agli ambienti virtuali durante gli eventi. La realtà aumentata del vino farà parlare i produttori dalle loro bottiglie

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Di Donatella Cinelli Colombini, Chianti Superiore, Fattoria del Colle

La prima a farmi vedere le etichette che, una volta riprese con lo smartphone, iniziano a parlare, è stata Monica Larner il 29 gennaio scorso. Realtà aumentata del vino che promette di cambiare il marketing, il packaging e la comunicazione.

I vini fanno parte di una serie chiamata 19 Crimes Wine prodotte dall’australiana Treasury Wine Estates e raffigurano i primi coloni della terra dei canguri, condannati alla deportazione oltremare che partivano dalle prigioni inglesi e fecero un enorme lavoro per costruire i primi insediamenti e le prime terre coltivate trasformandosi da criminali in veri e propri pionieri. Si tratta dunque di storie vere e non di novelle.

19-crimes-wines-realtà-aumenta-del-vino

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Le immagini in bianco e nero raffigurano adulti – criminali, artisti e studiosi- con poveri vestiti, volti scavati e un cartello davanti che sembra quello delle foto segnaletiche. Sotto ogni immagine c’è un nome. Escludo che le foto siano effettivamente quelle dei deportati infatti la flotta di undici vascelli con a bordo i 736 condannati approdò in Australia il 26 gennaio 1788 (giorno ricordato come festa nazionale) mentre la fotografia fu inventata più di quarant’anni dopo. Tuttavia l’insieme è verosimile, le storie sono vere e la reazione dei consumatori è degna di nota. Su You tube è possibile vedere i video amatoriali con persone al supermercato che si fermano davanti alle bottiglie per sentire le storie dei personaggi in etichetta, poi ci sono i bambini a casa che mettono le dita fra il vino e il telefonino perché non capiscono cosa succede.

Tempi duri per i cinghiali in Lombardia

Finalmente Liguria e Lombardia consentono agli agricoltori di difendere i loro raccolti abbattendo i cinghiali. La Toscana piena di cinghiali segua il loro esempio

Cinghiali mangiano i rifiuti

Cinghiali mangiano i rifiuti

Di Donatella Cinelli Colombini, Doc Orcia, Fattoria del Colle

La norma che permette agli agricoltori di sparare ai cinghiali per “legittima difesa” delle proprie produzioni agricole è partita dalla Liguria nel 2016 e ora è stata approvata anche dalla Lombardia.

<<Consente già agli agricoltori professionisti, titolari di azienda agricola e possessori di porto d’armi da caccia, la possibilità di abbattere gli ungulati nei loro appezzamenti, dopo averne dato comunicazione e dopo la verifica del corpo di vigilanza regionale>> spiegava due anni fa l’Assessore ligure all’Agricoltura Stefano Mai.

Toscana-cinghiali-un-problema-enorme

Toscana-cinghiali-un-problema-enorme

In Lombardia le norme finalizzate a ridurre il numero dei cinghiali entro limiti accettabili hanno avuto una gestazione tormentata. Il primo provvedimento, del 17 luglio 2017, era stato infatti subito bloccato dal Governo perché riguardava l’intero territorio regionale e quindi anche nelle aree protette come i parchi dove la caccia è vietata.Ma chi la dura la vince e la Lombardia è riuscita ad approvare un provvedimento che prevede la “legittima difesa” del proprio raccolto. Per la prima volta gli agricoltori, provvisti di regolare licenza, possono abbattere, tutto l’anno i cinghiali, con l’ampliamento dell’attività di contenimento finora riservata solo alla polizia provinciale e ai cacciatori. Ci sono degli adempimenti burocratici che servono soprattutto a verificare l’esistenza di ungulati dannosi ma poi è possibile abbatterli.

Secondo la Coldiretti, in Lombardia nel quinquennio 2013/2018, i cinghiali hanno causato danni alle colture agricole per quasi 1,7 milioni di euro, somma erogata dalla Regione.  Non solo: hanno provocato anche 384 incidenti stradali che sono costati oltre 600mila euro alle casse regionali.

Cantine profitti e assunzioni di export manager

Export manager, addetti al commerciale e esperti di e-commerce; le cantine italiane guadagnano e sono alla ricerca di chi sa vendere il vino

Nomisma-Denis-Pantini-richeste-di-export-manager

Nomisma-Denis-Pantini-richeste-di-export-manager

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello

Le imprese enologiche hanno due principali obiettivi: vendere di più e ottimizzare la produzione. Nell’ordine vorrebbero penetrare i mercati esteri (61%), aprirsi al turismo del vino e alla vendita diretta (51%), ridurre i costi (49%), trovare nuovi canali distributivi in Italia (47%) migliorare la qualità dei propri prodotti (34%), puntare sul biologico (24%) e sull’e-commerce (23%).
Se tuttavia andiamo a vedere in quali reparti vorrebbero assumere degli specialisti oppure acquisire nuove competenze la successione delle voci della stessa lista cambia completamente e gli addetti al commerciale (51%) schizzano in vetta seguiti dagli export manager (40%) e dall’e-commerce (35%).

Vini e Capricci Gozo Donatella Cinelli Colombini guida la degustazione 2

Vini e Capricci Gozo Donatella Cinelli Colombini guida la degustazione 2

Sorprende lo scarso interesse per le competenze che riguardano l’incoming turistico e la vendita diretta ma un simile atteggiamento riflette l’illusione tutta italiana che << i turisti verranno sempre>> e che basti aprire la porta perché qualcuno entri a comprare. In realtà fra tutti i settori quello turistico è l’unico in piena crescita ma, a causa delle sue dimensioni enormi (1.200 miliardi contro i meno di 80 del vino) richiede professionalità molto sofisticate sia a livello nazionale che nelle imprese.

I 10 vini migliori del mondo

Le bottiglie della Grande Dame della Borgogna Lalou Bize-Leroy sbancano la classifica dei 10 vini migliori del mondo a parere della grande critica del vino

10 vini migliori del mondo, Lalou Bize-Leroy

10 vini migliori del mondo, Lalou Bize-Leroy

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Chi si stupisce leggendo questo titolo ha diritto a una spiegazione, si tratta dei 10 vini che hanno il punteggio medio migliore sommando i giudizi dei critici più influenti del mondo. Quasi come alle Olimpiadi quando la medaglia d’oro del pattinaggio artistico, della ginnastica o dei tuffi è assegnata da una giuria internazionale. Ogni giudice esprime il suo giudizio che viene sommato a quello degli altri e il totale decreta chi sale sul podio.
Nel vino questa sorta di Olimpiade è organizzata da Wine Searcher che ha messo insieme il punteggio aggregato di tutti i vini del suo immenso database che proviene da 90.887 rivendite di tutto il mondo. Alla fine i 10 vini migliori del mondo sono qui sotto ed hanno una regina assoluta Lalou Bize-Leroy. Una specie di asso piglia tutto come i mostri sacri dello sport Usain Bolt nella corsa, Simone Biles nella ginnastica oppure PyeongChang nel pattinaggio.

10-vini-migliori-del-mondo-Screaming-Eagle

10-vini-migliori-del-mondo-Screaming-Eagle

1 – Domaine Leroy Chambertin Grand Cru, Côte de Nuits. Domaine Leroy è stato fondato nel 1988 ed è una delle più belle tenute della Borgogna, la sua proprietaria Lalou Bize-Leroy è la Grande Dame del vino francese, forse la donna del vino più straordinaria del mondo. Lalou è una sostenitrice della biodinamica e della vita nei vigneti. Ha 85 anni ed è un autentico genio dell’enologia e del marketing. Il suo Chambertin Grand Cru ha un punteggio medio di 97 punti e costa 4.426$.
2- Leroy Domaine d’Auvenay Chevalier-Montrachet Grand Cru, Côte de Beaune. Ancora un vino firmato da Lalou Bize-Leroy, proveniente dalla tenuta che inizialmente era gestita dal marito, Marcel Bize, scomparso nel 2004, dove ancora oggi Lalou risiede. Il punteggio medio è solo leggermente più basso del precedente 96,7 ma il prezzo medio è più alto 5.500 $ perché la produzione è piccolissima.

Prosecco rosé il vino che si vende ma non esiste

Il Prosecco esiste solo bianco invece molti rosati a base di Glera, compreso il Flor di Joe Bastianich, vengono chiamati Prosecco rosé
Di Donatella Cinelli Colombini

Prosecco rosè

Prosecco rosè

Il Prosecco rosé per ora non esiste ma, in attesa che il Consorzio  ne ottenga la legittimazione, viene già prodotto e venduto. La notizia è troppo divertente per essere ignorata anche se riguarda soprattutto Joe Bastianich il figlio della mia amica Lidia. Conosco Joe da quando era appena laureato e venne a Montalcino per vedere come nascevano i formaggi, i salumi, i biscotti … nei piccoli laboratori artigiani più tradizionali della Toscana. E’ simpatico, allegro, curioso, intelligente ma irrefrenabile.
Per questo vederlo coinvolto nel pasticcio del Prosecco rosè non mi sorprende più di tanto.
Il problema nasce dall’uso troppo disinvolto della parola Prosecco in sostituzione di Glera, l’uva che serve per produrlo. I due termini non sono sinonimi, o per lo meno non lo sono più dal 2009, per questo sostituirli uno all’altro crea una confusione imbarazzante.
Il vino descritto come Prosecco rosé nasce nelle cantine di diversi produttori ma il più noto è Flor. Le bottiglie hanno un elegante giglio argento e sono descritte in molti siti come The Champagne of Venice, brut rosè sparkling prodotto da Bastianich e

Joe-Bastianich

Joe-Bastianich

distribuito da “Batali-Bastianich wine & Spirit Merchants”. La parola Prosecco appare nella spiegazione dell’uvaggio in sostituzione di Glera, insieme al Pinot Noir che conferisce al vino la tinta rosata. Il blog Vinialsupermercato di Davide Bortone ce lo segnala da Ricci a Milano ristorante di Joe Bastianich e Belen Rodriguez vicino alla stazione centrale.
Oltre a Flor c’è “Motivo” Rosé Prosecco extra Dry dell’azienda Borgo Molino. Anche in questo caso il pasticcio nasce dall’uvaggio del vino descritto come Prosecco o Glera, Pinot Noir e Raboso.

Vino e bellezza: capelli giovani e sorriso smagliante

Vino e bellezza, creme a base di Cabernet e Pinot per ringiovanire i capelli e vino rosso per mantenere sani denti e gengive

Vino e bellezza Hask spray e maschere al vino per capelli

Vino e bellezza Hask spray e maschere al vino per capelli

Di Donatella Cinelli Colombini, Chianti Superiore, Fattoria del Colle

VINO E BELLEZZA

Dopo le notizie sugli effetti benefici del vino per la salute e i trattamenti di bellezza a base di uva, vino e vinaccioli ora scopriamo come usare il vino per avere capelli più belli e denti più sani.
Ecco l’ultima novità su vino e bellezza: maschere e spray per ringiovanire e nutrire i capelli a base di Cabernet Sauvignon, Pinot noir e rosè prodotti dall’azienda statunitense Hask.

Si tratta di una ditta specializzata in prodotti per i capelli che ha nel suo assortimento preparati fatti con acqua di cactus, sale del mare delle Hawaii, olio di argan, orchidee, tartufi bianchi e altri prodotti provenienti da ogni parte del mondo. La nuova linea “Ulta beauty” è consigliata come “gifts for mom hair” cioè da regalare alla mamma grazie ai suoi effetti anti età.

Vino e bellezza Hask spray e maschere al vino per capelli

Vino e bellezza Hask spray e maschere al vino per capelli

COSA NON FACCIAMO PER I NOSTRI CAPELLI

Comprende tre spray -rosè bianco e rosso – capaci di mantenere morbidi e lucenti i capelli oltre a una serie di maschere per nutrire e ringiovanire la chioma (8,99$ ciascuno). Contengono frutta e un intero assortimento di vini: rosè della Provenza, brut rosè, Pinot Noir, Sauvignon blanc, Pinot grigio e Cabernet Sauvignon al costo di 3,99 Dollari per ogni bustina.

Ma non finisce qui gli effetti benefici del vino sulla bellezza di ogni parte del corpo si allargano ai denti. Una recente ricerca spagnola (Journal of Agricultural and Food Chemistry” della American Chemical Society) sembra dimostrare che i polifenoli del vino rosso sono utili contro la carie e favoriscono il benessere delle gengive.

Guigal e Chaputier i miti della Valle del Rodano

Chi dice Syrah pensa alla Côte du Rhône, a Guigal e Chaputier come chi dice Chiraz pensa all’Austalia e Penfolds. Ecco il patriarca del Syrah

Guigal

Guigal

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Pensando alla Valle del Rodano e ai suoi stupendi Syrah vengono subito in mente due nomi: Chapoutier e Guigal. Il primo è riuscito a un’impresa che tutti gli invidiano 9 vini della stessa annata con 100 centesimi da Robert Parker-Wine Advocate. Mamma mia! Chaputier è una specie di icona della naturalezza nel vigneto, un genio guidato dall’idea visionaria del perfetto equilibrio fra ambiente e qualità del vino. Oggi il marchio Chaputier abbraccia un impero colossale con vigneti in tre zone della Francia, in Portogallo e Australia.

Guigal-La-Mouline

Guigal-La-Mouline

Ma fra i vini con più “centoni” nel rating di Robert Parker, il campione assoluto è La Mouline” Côte-Rôtie di Guigal. Ha ottenuto 100 centesimi 31 volte e continua. I vigneti sono celebrati secoli e ricordano le risaie tale è l’intrico di muretti che sorreggono la poca terra dove crescono le viti. La collina è ripidissima e esposta al sole infatti Cote Rotie significa letteralmente parete arrostita.

                                                                       
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