Vino, studi, news, gossip

A Barcellona fra vino e indipendentismo

L’Académie International du Vin a Barcellona per cantine, assaggi  e conferenze. Noi per visitare la città di Gaudì piena di fermenti indipendentisti

Donatella CinelliColombini e Carlo Gardini a Barcellona

Donatella CinelliColombini e Carlo Gardini a Barcellona

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Barcellona ci accoglie con i suoi quartieri residenziali tappezzati di bandiere catalane a strisce e scritte SI.  Io e mio marito Carlo Gardini ci guardiamo preoccupati, invece il centro cittadino è sfavillante di vetrine natalizie. Le strade enormi e scorrevoli, i monumenti, la grande dimensione del tessuto commerciale di lusso,  il gran numero di gente che cammina e fa shopping senza che ci sia una visibile presenza di polizia (niente Guardia Civil ma sono della polizia municipale) fa sembrare tutto normale. Una quiete prima della tempesta? Aprendo la TV la presenza della crisi indipendentista è pesante. I

Barcellona Sagrada Familia

Barcellona Sagrada Familia

politici nazionali portano coccarde gialle e rosse come la bandiera spagnola. I candidati catalani alle elezioni del 22 dicembre sono in prigione o in esilio. I membri del governo rispondono NO alle richieste di dialogo dei catalani e nascono partiti, a destra del governo, sostenuti dagli spagnoli assatanati contro i catalani.  All’apparenza il Primo Ministro Mariano Rajoy vuole salvare l’unità della Spagna con un pugno di ferro di stile franchista senza concedere i vantaggi che, in passato, hanno risolto un problema simile con i baschi. Un clima decisamente pesante e vagamente intimidatorio, ma i produttori locali sembrano

Can Rafols dels Claus

Can Rafols dels Claus

fiduciosi che la bolla rivoluzionaria si sgonfi senza danni, qualunque sia l’esito delle elezioni del 22 dicembre. Speriamo sia vero! Anche per loro l’eventuale separazione dalla Spagna presenta dei problemi: il marchio “CAVA” del vino spumantizzato prodotto soprattutto in Catalogna è di proprietà del governo centrale e quindi potrebbero ritrovarsi senza denominazione.

Barcellona, è una grande città bella, pulita e meno caotica delle nostre. Il mercato Boqueria è il trionfo delle leccornie e del cibo di strada. Non avevo mai visto tante bontà così concentrare. Mio marito ha comprato del prosciutto al costo esorbitante di circa 250€ il chilo e ora è terrorizzato che si rovini.

Vino: essere indimenticabili a qualunque costo

Indimenticabili o imperdonabili? Per farsi ricordare è ormai frequente l’uso dell’esagerazione oppure dell’azione controversa al punto da essere offensiva

indimenticabili-a-qualunque-costo-nel-vino-J'en-veux-encore

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Di Donatella Cinelli Colombini

Oscar Wilde diceva “Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli” e certe volte si ha l’impressione che la comunicazione, e anche la comunicazione del vino, sia basata sulla stessa logica sensazionalistica: basta farsi notare.
Ed ecco una corsa all’esagerazione senza precedenti: cantine che devono sbalordire, processi produttivi sempre più strani, eventi dove l’importanza si misura sul costo …. con una ricerca di eccessi che lascia perplessi. Infatti se è vero che uscire dal coro è l’unico modo per essere notati e per sopravvivere, dall’altra parte diventa difficile capire la correttezza e la convenienza di comportamenti in evidente contraddizione rispetto alla cultura attuale dove l’ambiente, i rapporti, l’autenticità … riprendono valore ogni giorno di più.
Una visione strabica su cui invita a riflettere un articolo di Oliver Styles per Wine Searcher intitolato <<Wine Branding: Unforgettable or Unforgivable?>> dove il concetto di base è nelle parole indimenticabili o imperdonabili.

indimenticabili-del-vino-Diamonds-Champagne

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Abbiamo molti esempi di personaggi molto discutibili e diventati celebri proprio per i loro comportamenti border line. Pensiamo a Fabrizio Corona e a quante volte viene pagato per partecipare a serate e eventi. Pensiamo alle intemperanze verbali di Vittorio Sgarbi che senza i suoi comportamenti al limite della rissa sarebbe stato un anonimo storico d’arte sperduto in biblioteche e musei.
Ecco che la notorietà può appoggiarsi anche su atteggiamenti controversi e persino negativi. Questo è vero in ogni settore, il vino non fa eccezione. Oliver Styles porta l’esempio dei vini naturali. Il bisogno di schierarsi, di gridare le proprie convinzioni, caratterizza il comportamento di molti produttori pro o contro questa scelta, un’esibizione che va oltre l’argomento tecnico e diventa esibizione.

TOP 100 Wine Spectator Brunello Casanova di Neri 4°

Il Brunello tiene alto il nome del vino italiano nelle classifiche mondiali: I° per il Wine Enthusiast con Costanti e 4° per WS con Casanova di Neri

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

TOP 100 Wine Spectator Three Palms Merlot 2014 della cantina Duckhorn

TOP 100 Wine Spectator Three Palms Merlot 2014 della cantina Duckhorn

E’ il Brunello il vero simbolo del grande vino italiano nel mondo. In due classifiche più attese dell’anno tiene alta la reputazione degli “italian wines” con il primo posto nella TOP 100 dei vini più eccezionali assaggiati nell’anno dal Wine Enthusiast attribuito a Costanti e il 4° posto di Casanova di Neri nel Wine Spectator TOP 100.
L’altra cosa bella è che due dei tre vini sul podio sono firmati da un enologo donna.
Qui vorrei esaminare il podio mondiale 2017 di Wine Spectator per capire cosa rende così straordinari i vini arrivati in cima. Forse c’è una parola per definirli: unici. Sono vini che escono dal coro, sono diversi.

TOP 100 Wine Spectator K Vintners Charles Smith

TOP 100 Wine Spectator K Vintners Charles Smith

Comincio con Three Palms Merlot 2014 della cantina Duckhorn di Napa Valley numero 1 della POT 100. La storia di questa cantina e di questo vino sono degne di nota. Duckhorn è una delle prime 40 aziende enologiche create a Napa Valley nel 1976 da parte di Dan and Margaret Duckhorn. Due anni dopo fanno la loro prima vendemmia di Merlot dal vigneto che poi diventerà una leggenda, Three Palms così chiamato per tre altissimi alberi che spiccano in fondo ai filari. Si tratta di uno dei primi Merlot californiani da “single-vineyard”.

Screaming Eagle il nuovo mito del vino

Costa quattro volte più di Chateau Lafite, Screaming Eagle è un vino cult avvolto dal mistero e sostenuto dagli stratosferici punteggi di Robert Parker

Screaming-Eagle

Screaming-Eagle

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

L’inizio dell’articolo di W. Blake Gray per Wine Searcher colpisce: Screaming Eagle e il suo proprietario Stan Kroenke appaiono come inaccessibili e misteriosi. <<This is a brand that makes its money through mystique. Everyone has heard of it, but few have tasted it.>> questa cantina fa soldi con il suo mito quasi mistico. Tutti ne hanno sentito parlare ma pochissimi hanno assaggiato il vino.
Se c’è un modo per incuriosire sulle 10 cose che tutti vorrebbero sapere Blake Grayl ha trovato.
Screaming Eagle Cabernet Sauvignon è un vino cult vino fino dalla nascita. La prima annata, 1992, ebbe 99/100 da Robert Parker e la sei litri di questo vino, battuta a

Screaming-Eagle

Screaming-Eagle

un’asta benefica, nel 2000, per la vertiginosa cifra di 500.000 Dollari è considerata la bottiglia più cara del mondo. Le quantità limitate, la lista d’attesa dei clienti e i punteggi altissimi di Robert Parker che spesso gli ha assegnato 100 centesimi, hanno fatto lievitare i prezzi fino a una media di 3.000$. Prezzi che non sono affatto scesi quando i punteggi dei critici sono stati più bassi.

Chironi una storia di coraggio e cacio in Toscana

I Chironi arrivarono dalla Sardegna in Toscana nel 1961 con un veliero che trasportava anche il gregge, il cane e il somaro. Erano i primi pastori sardi a Montalcino

Chironi-una-storia-di-cacio-e-di-coraggio

Chironi-una-storia-di-cacio-e-di-coraggio

Di Donatella Cinelli Colombini

 

LA LORO STORIA

Fecero un viaggio in mare di tre giorni che si concluse il 18 giugno quando nonno Pietro, capostipite della famiglia, fece il primo formaggio pecorino toscano sulla spiaggia di Talamone. I Chironi furono la prima famiglia sarda a stabilirsi nel senese, inizialmente a Chiusure e l’anno successivo fra Buonconvento e Montalcino comprando 4 poderi di 100 ettari complessivi.
Nonno Pietro era un “casaro” abilissimo, aveva affinato il mestiere nella sua casa di legno sulle montagne sarde e contava proprio nella sua capacità di allevare pecore e produrre pecorino per dare un futuro alla sua famiglia nella nuova terra. In quel

Premio-Casato-Prime-Donne-2017-raviggiolo-Chironi

Premio-Casato-Prime-Donne-2017-raviggiolo-Chironi

momento la campagna Toscana era letteralmente in “svendita” dopo che l’esodo dei contadini verso le città aveva svuotato i poderi e ridotto i campi in abbandono.
I Chironi coltivano la terra, producono i foraggi e tutti i cereali –mais, orzo, fave, avena, triticale e grano tenero – in modo biologico, secondo la tradizione, per allevare pecore e capre. Con il loro latte fanno i formaggi in un piccolo caseificio con stanze di stagionatura sotto il podere. Una filiera ultracorta che utilizza solo latte aziendale appena munto e sale oltre alla sapienza casearia tramandata da nonno Pietro.

Effetto tappo nella percezione di qualità e nel prezzo

Il condizionamento è così forte che basta il rumore del tappo a far sembrare la bottiglia più buona e poi il suo prezzo sale fino a 5€ in più a bottiglia

effetto-tappo

effetto-tappo

di Donatella Cinelli Colombini

Lo studio dell’effetto tappo, cioè delle reazioni inconsapevoli legate alla chiusura con sughero della bottiglia di vino arriva dal Professor Charles Spence 
della Oxford University, lo stesso studioso che ha sbalordito tutti dimostrando l’effetto dei suoni e dei colori sulla percezione del vino (per me quest’uomo è un mito) ha inferto un nuovo duro colpo al giudizio organolettico obiettivo. Sempre di più l’assaggio appare fortemente condizionato da fattori inconsci, come ad esempio, la presenza del tappo di sughero.
Spence ha preso 140 consumatori e ha chiesto loro di giudicare due vini dopo aver sentito il rumore del cavatappi che apriva il primo e il fruscio del tappo a vite del secondo. Poi ha ripetuto la prova chiedendo ai partecipanti di aprire personalmente le due bottiglie.

effetto-tappo-screw-cup-e-sughero

effetto-tappo-screw-cup-e-sughero

Ebbene il vino era tutto uguale ma i 140 consumatori lo hanno giudicato in modo diverso: quello nelle bottiglie tappate con il sughero è sembrato più buono al 16% del campione e più adatto a una celebrazione al 20%. Spence ha dimostrato che moltissimi consumatori hanno un’associazione inconscia fra il sughero e la qualità per cui <<the sound and sight of a cork being popped sets our expectations before the wine has even touched our lips, and these expectations then anchor our subsequent tasting experience>> il suono e la vista del tappo di sughero accresce le nostre aspettative prima che vino abbia toccato le labbra e condiziona l’assaggio successivo ha detto Spence.

IOsonoDONATELLA Brunello 2012

IOsonoDONATELLA  Brunello 2012 seconda edizione, in 600 esemplari, del vino più esclusivo e importante firmato Cinelli Colombini

IOsonoDonatella 2012 Brunello

IOsonoDonatella 2012 Brunello

<<Ho sempre sognato di produrre un vino di perfetta armonia come questo>> dice Donatella Cinelli Colombini presentandoci il Brunello 2012 a cui ha voluto dare il suo nome IOsonoDONATELLA << un vino unico e con tannini setosi e profumi di piccoli frutti rossi maturi che inebriano. Un vino potente che vivrà per decine di anni, ma anche capace di dare piacere a chi lo beve oggi>>.

Solo 600 bottiglie che vengono prodotte esclusivamente nelle migliori vendemmie.
IOsonoDONATELLA è un vino d’autore, qualcosa di raro ed esclusivo, in cui la produttrice toscana ha racchiuso i suoi sogni e la sua storia.

IOsonoDonatella Brunello di Montalcino 2012

IOsonoDonatella Brunello di Montalcino 2012

Nasce nella zona Nord di Montalcino, in una piccola vigna che si chiama Ardita, in una splendida posizione assolata. Nella cantina Casato Prime Donne ha maturato per quasi tre anni in fusti di rovere di 5-7 ettolitri, realizzati a mano in 4 piccoli laboratori artigiani francesi. Le botti di questo Brunello hanno un cuore rosso attaccato sopra in modo che tutti, e soprattutto le cantiniere, le accudiscano con la massima cura e non mescolino il loro vino con tutti gli altri. Prima di andare in bottiglia il vino ha sostato per sei mesi in un uovo di cemento nudo per ossigenarsi e diventare ancora più vellutato. Un piccolo tocco di eleganza ma anche un ritorno al passato e alle vecchie tradizioni toscane che scendono indietro di almeno cinquecento anni.

Marketing psicologia e vino

Consumi e psicologia: dalla macro economia del premio Nobel 2017 Richard H. Thaler al marketing per vendere una bottiglia di vino

Marketing e psicologia nel vino

Marketing e psicologia nel vino. Chianti-Superiore-Fattoria-del-Colle

Di Donatella Cinelli Colombini

Il punto di partenza del ragionamento è che noi esseri umani <<non siamo macchine pensanti che si emozionano bensì macchine emotive che pensano >> (Damasio, 1994), in altre parole le nostre emozioni sono più veloci e più forti del pensiero razionale e quindi molte delle cose che facciamo, compresa la scelta del vino da comprare, dipendono da fattori emotivi e non da ragionamenti. Quest’anno il Premio Nobel per l’economia è andato al maggiore esperto della psicologia applicata ai consumi Richard Thaler che ha dimostrato al mondo come anche i grandi fenomeni economici abbiano una radice irrazionale e istintiva.

Brunello Riserva 2005 Orcia Doc Leone Rosso 2007 con Felix

Brunello Riserva 2005 Orcia Doc Leone Rosso 2007 con Felix

Qui cercherò di esporre qualche consiglio utile per gli uomini e le donne che girano il mondo vendendo bottiglie di vino oppure accolgono i visitatori in cantina.
Ogni messaggio ricevuto dalla nostra mente viene elaborato in modo PERIFERICO e/o CENTRALE (per saperne di più segui Paola Pizza) . Il percorso periferico è il più veloce e comprende le emozioni euristiche ed i processi automatici. Sono quelle che ci fanno essere gentili con le persone cortesi (reciprocità) e ci fanno pensare che una bottiglia bella contenga un buon vino. Quindi essere gentili e gradevoli aiuta a vendere. Prime scoperta importante!
Abbiamo detto che il pensiero periferico e emozionale è più immediato e veloce bisogna dunque “giocarselo subito”. Esso comprende i condizionamenti profondi che ci fanno agire quasi automaticamente, ad esempio la coerenza: trovandoci in un’enoteca molto elegante considereremo di alto livello anche i vini che vende.

Neuromarketing  e vino

Messaggi verbali e non verbali di chi vende il vino e neuromarketing nuova frontiera del rapporto fra il consumatore e la bottiglia di vino. La psicologia applicata

neuromarketing-del-vino

neuromarketing-del-vino

Di Donatella Cinelli Colombini

Continuiamo la nostra esplorazione su cosa arriva al buyer o al semplice consumatore, dei messaggi che emettiamo. L’effetto dei messaggi non verbali, quelli del corpo, i messaggi verbali e infine quelli direttamente espressi dal packaging della bottiglia e che il neuromarketing aiuta a valutare.

MESSAGGI DEL CORPO

Secondo un celebre studio di Meharabian le componenti verbali incidono, su chi riceve un messaggio, solo per il 7%, rispetto alla totalità delle informazioni che riceve dal tono di voce, dalla gestualità, dall’espressione del volto e dalla congruenza verbale/ non verbale.

Quindi le parole contano ma non bastano.

Sorridere, sorridere, sorridere. Questa è la prima regola e la più importante per il professionista che sa fare il suo mestiere. L’espressione del volto cordiale, lo sguardo attento, la postura eretta ma rilassata, la gestualità contenuta trasmettono l’intenzione di aprirsi agli altri piacevolmente.

B2B Buy wine 2013 Firenze

B2B Buy wine 2013 Firenze

Non esagerare con l’espansività entrando “nello spazio altrui” specialmente con gli asiatici,  ma neanche sembrare una fortezza da conquistare o avere un aspetto in completo contrasto con lo stile del vino.

Per fare un esempio, secondo voi, un “tipo Fantozzi” riuscirebbe a vendere del vino da 40€ a bottiglia?

 

<<Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno relazionale e quest’ultimo prevale sul primo>> questa è la grande lezione di Paul Watzlawick.

PAROLE, PAROLE, PAROLE

Ci siamo, dopo quella istintiva iniziale, arriva il momento in cui l’interlocutore – buyer o cliente-  inizia a fare un’elaborazione più profonda e razionale. Un’elaborazione si basa sul confronto e le esperienze precedenti, in base alle quali egli scegliere cosa comprare.

VineScout il trattore che va da solo nelle vigne

Qualche mese fa la spy story del progetto dell’auto senza guidatore rubato a Google. Ora VineScout il trattore che coltiva le vigne senza autista 

VineScout progetto per il trattore-senza-conducente

VineScout progetto per il trattore-senza-conducente

Di Donatella Cinelli Colombini

Una corsa alla tecnologia senza precedenti nel settore della meccanica e dei trasporti. Qualcosa che tutti i produttori di vino attenti alla natura devono guardare con molta attenzione e non solo nella vigna. Il primo passo è l’uso dell’elettricità e del sole al posto dei carburanti fossili.
Permettetemi una digressione: qualche mese fa, alla Fattoria del Colle, abbiamo organizzato un matrimonio per clienti norvegesi molto trendy e molto ricchi. Fra i loro ospiti ce n’era uno arrivato da casa con l’auto elettrica che ci ha guardato come selvaggi quando gli abbiamo detto di non avere l’erogatore per la sua macchina. Guardando su internet

Symington-VineScout-il futuro-della-tecnologia-nella-vigna

Symington-VineScout-il futuro-della-tecnologia-nella-vigna

abbiamo scoperto che l’unica azienda, nelle vicinanze, con il “distributore” di energia per auto è Castiglion del Bosco a Montalcino dei Ferragamo. Alla fine abbiamo attaccato l’auto del cliente norvegese alle prese elettriche della cantina che sono alimentate da energia solare ma ci siamo sentiti davvero arretrati di fronte ai giovani che vogliono viaggiare senza inquinare.
Il secondo aspetto da considerare è l’aumento di emissioni di CO2 collegato alle coltivazioni biologiche-biodinamiche. Infatti, a fronte di un abbattimento dei prodotti chimici – tipo l’erbicida glifosate che purtroppo è ancora in uso – il numero dei passaggi del trattore nei vigneti è aumentato a dismisura con risultati negativi sul compattamento del suolo e sull’aumento dei fumi emessi dal tubo di scarico del motore. Alcuni, soprattutto in Borgogna continuano a usare i cavalli da lavoro ma questo tipo di coltivazione appare possibile solo nelle zone in cui il rapporto virtuoso natura-coltivazione-diversità non è stato mai interrotto dall’uso dei prodotti sistemici cioè dalla chimica di sintesi, e le viti sono in grado di rispondere energicamente, da sole, al clima e agli attacchi parassitari. Dubito che i nostri distretti vitati siano in queste condizioni.

Marchesi personaggio dell’anno delle Donne del Vino

16 novembre nella dimora Palazzona di Maggio BO la cerimonia di premiazione e l’inizio dei corsi per salvare i bambini dal soffocamento da cibo

Di Donatella Cinelli Colombini

La scelta di Gualtiero Marchesi come personaggio dell’anno delle Donne del vino è

Donne del Vino Bologna Palazzona di Maggio Premio Personaggio dell'anno 2017

Donne del Vino Bologna Palazzona di Maggio Premio Personaggio dell’anno 2017

un modo per ringraziare il cuoco italiano più famoso nel mondo per aver dato un contributo fondamentale alla rinascita e al successo internazionale della nostra cucina.
Fra le tante azioni innovative che egli ha intrapreso, una ha spinto le Donne del vino a seguire il suo esempio e a premiarlo. Per primo, dal 2015, ha promosso la formazione degli addetti alla ristorazione sulle pratiche anti soffocamento che consentono di salvare, soprattutto i bambini, mediante una corretta preparazione degli alimenti e la tempestiva attuazione della disostruzione.

Nella splendida dimora settecentesca Palazzona di Maggio (Ozzano dell’Emilia BO) di

Antonietta Mazzeo organizzatrice del premio Personaggio dell'anno a Gualtiero Marchesi

Antonietta Mazzeo organizzatrice del premio Personaggio dell’anno a Gualtiero Marchesi

Antonella Perdisa, giovedì 16 novembre, la cerimonia di premiazione con il Maestro Marchesi, rappresentato dal genero Enrico Dandolo. La motivazione del premio è stata commentata dalla scrittrice Sveva Casati Modignani che ha portato una testimonianza personale. In
programma la relazione di Steve Kim brand manager di Vinitaly International e la torta del campione del mondo si pasticceria Gino Fabbri.

Il momento principale della giornata è stata la dimostrazione delle pratiche di anti-soffocamento che verranno poi diffuse nel resto d’Italia dalle Delegazioni regionali delle Donne del vino dando seguito al progetto SicurezzAtavola creato da Maria Chiara Zucchi caporedattrice di La Madia TravelFood.

Cibi e vini dei dittatori

Cibi vini e dittatori Hermann Goering, Heinrich Himmler, and Adolf Hitler

Cibi vini e dittatori Hermann Goering, Heinrich Himmler e Adolf Hitler

Cibi e vini dei dittatori. Cercare un nesso fra cibi vini e ferocia indagando nelle abitudini alimentari dei dittatori è molto difficile: fra loro ci sono comportamenti molto diversi. A dispetto della convinzione che la carne renda aggressivi e inclini alla violenza molti dei personaggi più sanguinari del Novecento preferivano la verdura. Adolf Hitler, per esempio era vegetariano e pressoché astemio. Alla fine della sua vita mangiava quasi solo purea di patate ma aveva 15 assaggiatori per accertarsi di non venire avvelenato, si avvicinava al cibo 45 minuti dopo di loro ovviamente se nessuno mostrava sintomi sospetti.

Cibi vini e dittatori Stalin a tavola

Cibi vini e dittatori Stalin a tavola

Benito Mussolini amava le insalate condite con olio sale, aglio e succo di limone. Non era un gran buongustaio e disprezzava cibi e vini francesi considerandoli “inutili”.
Amava l’aglio anche Stalin insieme a noci, prugne, melograni e vino. La sua cucina preferita era quella tradizionale georgiana e il suo cuoco era Spiridon Putin, nonno dell’attuale presidente russo Vladimir. Pare che Stalin amasse organizzare banchetti con giochi alcolici e balli.
Ma vediamo le abitudini alimentari di alcuni dittatori particolarmente sanguinari.

Comune Valdorcia: si all’unione se c’è Trequanda

Nasce il comitato “Per il Comune della Valdorcia” per raccoglie le firme e indire il referendum sulla fusione. Io sono unionista se c’è anche Trequanda

Di Donatella Cinelli Colombini, Agriturismo, Toscana, Fattoria del Colle

Pienza Possibile aggregazione nel Comune della Valdorcia figure a cavallo di Piero Sbarluzzi

Pienza Possibile aggregazione nel Comune della Valdorcia figure a cavallo di Piero Sbarluzzi

Il comitato guidato da Glauco Guidotti propone la costituzione di un solo comune fra quelli appartenenti al Parco della Val d’Orcia: Castiglion d’Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani e San Quirico d’Orcia. Tutti comuni piccolissimi escluso Montalcino che ora conta circa 6.000 abitanti e un’organizzazione comunale oltre che una solidità finanziaria di gran lunga superiore a tutti gli altri anche grazie alla recente fusione con San Giovanni d’Asso. E infatti Silvio Franceschelli, giovane e volitivo sindaco di Montalcino dice no al Comune della Valdorcia << Se si tratta di condividere servizi, riscuotere tributi, realizzare piani urbanistici, gestire il turismo, anche domattina. Ma nessuna fusione. Il nostro percorso lo abbiamo già fatto con San

Montalcino-San-Giovanni-nuovo comune

Montalcino-San-Giovanni-nuovo comune

Giovanni d’Asso. E poi il nostro Comune non può prescindere dal nome esclusivo di Montalcino in quanto marchio di un prodotto territoriale>> ha detto Franceschelli a MontalcinoNews. Come dagli torto?
Ma il Comitato per il Comune della Valdorcia non si scoraggia <<«anche senza Montalcino arriveremmo a una popolazione di circa 9 mila abitanti: un Comune piccolo, ma più forte sulle politiche di area>> ha dichiarato Guidotti al Corriere Fiorentino << in particolare si avvertirebbe un notevole progresso per l’intero settore turistico, un ritorno di immagine che andrebbe a vantaggio del territorio, un miglioramento amministrativo, e, non ultimo, ingenti incentivi economici>>.

Prezzo dei vigneti TOP in Italia nel 2017

Negli ultimi 50 anni il prezzo dei vigneti è cresciuto del 2.500% nel Brunello di Montalcino, del 1.400% nell’Amarone e di oltre il 700% nel Barolo

Prezzi-dei-vigneti-vecchi-e-nuovi-proprietrai-di-Vietti-Krause

Prezzi-dei-vigneti-vecchi-e-nuovi-proprietrai-di-Vietti-Krause

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Seguiamo WineNews alla scoperta dei prezzi dei vigneti italiani con cifre da capogiro che spesso, come sottolinea Alessandro Regoli, tagliano fuori i produttori di vino e diventano accessibili solo a fondi di investimento, banchieri, grandi industriali o comunque a chi ha disponibilità finanziarie enormi e voglia di regalarsi una griffe dell’enologia. La cosa più sorprendente è la corsa all’acquisto che sembra inarrestabile nonostante la salita dei prezzi e anzi apparentemente li spinge sempre più su.
Posso testimoniare personalmente di ricevere, almeno una volta al mese, una

Brunello Biondi-Santi-Riserva

Valore-dei-vigneti-in-Italia-Biondi-Santi-recentemente acquistato-da-EPI

telefonata o un e-mail che mi chiede <<non sa mica di qualche proprietà in vendita a Montalcino?>> frase che poi, spesso, ha un proseguo nella richiesta <<la cifra dell’investimento è molto importante, lei per caso non sarebbe interessata?>>
Ma torniamo alle analisi di WineNews. Le quotazioni più alte per i vigneti italiani sono in tre aree: Barolo, Cartizze e Alto Adige. Nelle zone alpine i valori superano il milione di Euro l’ettaro ma le compravendite sono rarissime come del resto nei 106 ettari del Cartizze che tuttavia spunta cifre fra 1,5 e i 2 milioni per ettaro. Invece nella zona più famosa del vigneto piemontese si è assistito a diverse acquisizioni negli ultimi mesi. I prezzi sono arrivati alle stelle, da 1 a 1,5 milioni di Euro con punte di 2 milioni per i cru più prestigiosi.

Angelo Gaja cosa ci ha insegnato l’annata 2017

Riflessioni di Angelo Gaja sull’annata 2017: convenzionale o biologico? Irrigazione o zappature? Alla fine è la natura del suolo la cosa determinante

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Angelo-Ggaja-nel-vigneto

A seguito dell’articolo di Donatella Cinelli Colombini su questo stesso blog, Angelo Gaja espone le sue riflessioni come sempre profonde, lontane da ogni luogo comune e a tratti provocatorie. Conferma quanto dice il grande Angelo, il diffondersi di un inerbimento a filari alternati (finalizzato a ridurre il vigore vegetativo), che viene rimosso in caso di stagione siccitosa e che quindi non è permanente.

Il consiglio di Angelo Gaja è chiaro: non innamorarsi del metodo ma del terreno da vigna!
Ecco l’e-mail che mi ha mandato

Cara Donatella,
complimenti per tuo articolo “Cosa ha insegnato l’annata 2017 nelle vigne”.
Prezioso l’appello all’umiltà.

Angelo-Gaja

Angelo-Gaja

Ho visto quest’anno vigneti condotti in modo “convenzionale” presentarsi alla vendemmia con un ottimo raccolto.
E vigneti inerbiti (dove si esitava a rompere la cotica confidando in una pioggia benefica che invece non arrivava mai) essere in sofferenza (è successo in parte anche a noi).
Mentre nel 2013 e 2014, annate caratterizzate da forte piovosità, quegli stessi vigneti mantenuti foltamente inerbiti si erano comportati ottimamente, proprio secondo i nostri desideri.
Lezione importante per noi: imparare ad essere flessibili, a non innamorarsi del metodo, ma di adattarlo alle condizioni esterne.

                                                                       
Cinelli Colombini
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