Vino, studi, news, gossip

Brunello, troppo shopping di cantine

Brunello: in pochi mesi sono passate di mano la Cerbaiona di Diego e Nora Molinari, poi la Tenuta dei Biondi Santi e ora Poggio Antico di Paola Gloder

Brunello Poggio Antico

Brunello Poggio Antico

Di Donatella Cinelli Colombini

All’apparenza la speculazione impazza e davanti ai produttori di Brunello viene messa una montagna di euro che non li lascia indifferenti. Una sirena tentatrice a molti zeri che potrebbe dare vantaggi immediati accrescendo il mito di Montalcino ma alla lunga presenta anche risvolti preoccupanti. Potrebbe infatti rivelarsi una bolla speculativa drogando il mercato come ha giustamente osservato Orlando Pecchenino, presidente del Consorzio di Tutela del Barolo, intervistato da WineNews. C’è poi la perdita di autenticità, di quel carattere appassionato che è proprio delle Langhe e di tutti i territori dove i produttori hanno lo

Brunello Biondi-Santi-Riserva

Brunello Biondi-Santi-Riserva

stoicismo di chi mette la vigna prima di ogni altra cosa. Insomma, alla lunga, potrebbe creare una situazione difficile per i produttori con antica radice locale, rendendo per loro quasi inabbordabile l’acquisto di altra terra, come avviene nel Barolo, e carissimo trasferire l’azienda ai figli come succede in Champagne. Insomma essere circondati da miliardari con capacità di spesa illimitata ha anche i suoi svantaggi quando questi ultimi possono mettere in campo strumenti di marketing e investimenti enormemente superiori ai produttori locali.
La cosa certa è che l’assedio degli investitori esteri desiderosi di mettere il proprio nome sulle bottiglie di Brunello sembra non avere fine e le cifre continuano a crescere.

Federica Bertocchini è la Prima Donna 2017

Premio Casato Prime Donne 2017 alla scopritrice del baco mangia plastica  Federica Bertocchini e ai giornalisti Pietro di Lazzaro, Stefano Pancera e Vannina Patanè

Federica Bertocchini Vincitrice Premio Casato Prime Donne 2017

Federica Bertocchini Vincitrice Premio Casato Prime Donne 2017

Federica Bertocchini 49 anni biologa molecolare di Piombino ha scoperto il bruco che mangia la plastica. Una scoperta capace di risolvere grossi problemi ambientali, soprattutto in mare dove c’è un’sola galleggiante di rifiuti grande come il Texas. Nonostante la scoperta, a causa della mancanza d’investimenti nella ricerca Federica, da qualche mese, è disoccupata.

A Federica Bertocchini e al mondo scientifico, generoso e attento all’ambiente che lei rappresenta va il Premio Casato Prime Donne 2017 per decisione unanime della giuria presieduta da Donatella Cinelli Colombini e composta da Rosy Bindi, Anselma

Pietro-di-Lazzaro-TG3-Premio-Casato-Prime-Donne-2017

Pietro-di-Lazzaro-TG3-Premio-Casato-Prime-Donne-2017

Dell’Olio, Anna Pesenti, Stefania Rossini, Anna Scafuri e Daniela Viglione.
Insieme a lei, nelle sezioni giornalistiche e fotografiche, riservate a chi ha meglio divulgato Montalcino e i suoi vini, vincono Pietro di Lazzaro per il servizio televisivo dedicato al 50° anniversario del Consorzio del Brunello del TG3 RAI, Stefano Pancera per il  pezzo intitolato Il futuro del vino italiano nelle mani dei giovani trasmesso da Mattino 5 Mediaset e Vannina Patanè per l’articolo Montalcino acqua e vino pubblicato in “In Viaggio” di Aprile 2017. Ad essi si aggiungerà l’autore della migliore foto dei territori dei vini Brunello e Orcia che verrà scelto nel mese di agosto fra 5 finalisti da una giuria popolare attraverso il voto online.

Vernaccia Bolgheri e il nuovo enoturismo

Vernaccia di San Gimignano e Bolgheri avamposti del nuovo enoturismo basato sulle esperienze e le nuove tecnologie. Le due wine experience a confronto

Vernaccia Wine Experience

Vernaccia Wine Experience

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

La Vernaccia di San Gimignano ha rivitalizzato la Rocca di Montestaffoli nel punto più alto della città delle cento torri. Un progetto sviluppato da comune e consorzio che dal 2 aprile 2017 offre una “Wine Experience” con degustazioni guidate, degustazioni libere, informazioni e esperienze che sfruttano la tecnologia per creare emozioni e conoscenze. Ecco che la visione a 360° permette camminare, con effetto molto realistico, in vigneti e cantine mentre una voce – in italiano e inglese- spiega il processo produttivo della Vernaccia. Ecco che all’ingresso un maxischermo mostra i volti dei produttori aprendo un rapporto diretto con i

San Gimignano

San Gimignano

protagonisti e accanto i beccucci degli erogatori automatici propongono assaggi di Vernaccia in libertà. Ecco la storia narrata da fantasmi che appaiono sui veli nelle stanze dove enormi foto e video portano il visitatore all’interno del mondo vernaccia.
I punti di forza di questo progetto innovativo e ben realizzato (bravo direttore Stefano Campatelli), sono la sua autenticità, la forza del suo messaggio, la competenza del personale che, nelle degustazioni guidate, ha una capacità di affascinazione straordinaria. Anche la location storica in uno degli HUB del turismo culturale italiano è sicuramente un elemento importante, dalla terrazza e dalle finestre il panorama “sul medioevo” è meravigliosa.

Come fare per scegliere il vino al ristorante

Qualche proposta e qualche consiglio per evitare brutte figure e scegliere il vino al ristorante in modo da esaltare i piatti senza vuotare il portafoglio

 

Come scegliere il vino al ristorante

Come scegliere il vino al ristorante

Di Donatella Cinelli Colombini
Contro la pessima abitudine di scegliere il vino al ristorante, prima del cibo, contro la mancanza di vini al bicchiere da abbinare ai singoli piatti, contro i menù che precisano tutti gli ingredienti e i fornitori ma non il vino più adatto per accompagnare ogni pietanza …. Contro i ristoranti che puntano sull’alta cucina ma non hanno il sommelier in sala …. Insomma sono contro tutte quelle situazioni che impediscono al commensale di godersi i piaceri della tavola ma fanno sembrare un pranzo una sorta di labirinto pieno di difficoltà. La gioia di gustare piatti prelibati con persone piacevoli passa anche attraverso la semplicità del fare le scelte e dalla presenza, al centro della sala, di un tavolo con 5-6 bottiglie aperte per abbinarle alle diverse pietanze.

SommelierFisar come scegliere il vino al ristorantecome scegliere il vino al ristorante

Sommelier Fisar come scegliere il vino al ristorante 

Bisogna andare a Quebec in Canada per trovare qualcosa del genere oppure possiamo farlo anche noi? E’ l’eleganza, di proporre al cliente un calice di Lugana, poi un Chianti Superiore e dopo un Aglianico per finire con un passito di Pantelleria. Non mi pare difficile e anzi potrebbe essere un modo per far conoscere vini nuovi ai clienti e trasformare una cena in un viaggio fra territori, culture e emozioni gustative nuove, specialmente se in sala c’è qualcuno in grado di spiegare i singoli vini e le cantine in cui nascono.
Invece la realtà di un normale ristorante è diversa: il maître porge al cliente la carta dei vini e il menù chiedendogli di scegliere.
Servono istruzioni per l’uso. Eccole!

 

Vino e formaggio da millenni è l’abbinamento che piace

Impariamo a usare il formaggio per aumentare l’apprezzamento del vino. Le evidenze scientifiche coincidono con gli abbinamenti per contrapposizione e assonanza

 

Vino e formaggio Valtellina formaggio Bitto

Vino e formaggio Valtellina formaggio Bitto

Di Donatella Cinelli Colombini

Le “istruzioni per l’uso” nell’accoppiata vino e formaggio arrivano dopo le scoperte del Centre de Sciences du Gout et de l’alimentation di Digione e sono pubblicate in Journal of Wine Economics da Mara V. Galmarini, Lucie Dufau, Anne Loiseau, Michel Visalli & Pascal Schlich.

I cinque studiosi hanno codificato le sensazioni prodotte su 60 persone da tre vini- uno bianco, Pouilly Loché e due rossi Maranges e Beaujolais – da soli oppure abbinanti a tre formaggi (Comté, Époisses, Chaource).
Sorvolando l’elaborazione scientifica dei 14 descrittori che ha comportato una montagna di dati e tabelle, arriviamo a alcuni punti fermi.

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Vino e formaggio Pecorino-e-Vino-Orcia

Partiamo dai tre formaggi: il Chaource non aveva praticamente alcun TDL cioè non suscitava percezioni precise mentre nel sapore Comté è stato rilevato un sentore di fungo che piaceva e nell’Epoisses una sensazione salata non troppo apprezzata.
Nei vini solo i rossi suscitavano reazioni negative nelle 60 persone del campione: amari, acidi e astringenti. Piacevano invece il fruttato, il piccante e i richiami al legno.

Champagne più cercati, quelli che tutti sognano

Quali sono gli Champagne più cercati on line, quelli che, potendo, verrebbero comprati per primi? Dom Pérignon, Cristal, Krug, Moët & Chandon

Dom Pérignon Brut fra gli Champagne più cercati

Dom Pérignon Brut fra gli Champagne più cercati

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Ho trovato la lista degli Champagne più cercati in Wine Searcher e mi ha decisamente intrigato perché nello Champagne il mito e il reale, i valori simbolici e la qualità intrinseca, il marketing e il prodotto sono intimamente intrecciati come nella moda.
Insomma la frase di Don Kavanagh è verissima <<For many years, people thought the sparkling wines of Champagne were better purely because they were reassuringly expensive>> per anni e anni la gente ha pensato che le bollicine di Champagne fossero i migliori perché erano famose e care.
Chi non è caduto in questa trappola? Tutti, almeno prima di avere un’idea chiara della qualità degli sparkling prodotti altrove.
L’azione aggressiva degli champagnotti contro chiunque usasse il nome Champagne ha contribuito al mito ma soprattutto è l’azione di comunicazione che ha fatto la differenza con le bollicine del resto del mondo.

Louis Roederer Christal Champagne più cercati

Louis Roederer Christal Champagne più cercati

Nella lista che segue la metà dei brand sono del colosso internazionale del lusso LVMH, una macchina di marketing di dimensione enorme per competenze tecniche e presenza in tutti i canali di comunicazione che contano: dalle grandi riviste di moda, alla televisione, ai canali social fino agli eventi più glamour.
Il risultato è il mito di un vino circondato da polvere di stelle.
Ed ecco la lista degli Champagne più cercati su Wine Seacher il primi è addirittura il vino più cercato in assoluto fra le 9.297.160 etichette presenti nel portale.

Agricoltura amata da italiani e turisti

Agricoltura nuova protagonista dell’economia e della salute: arrivano i superfood “della nonna” mentre l’ agroalimentari vale 1/3 degli introiti turistici

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Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, agriturismo, Fattoria del Colle

Per molti italiani la campagna è quel luogo di fame e freddo da cui i nonni sono scappati nel dopoguerra. Solo molto di recente l’immagine dell’agricoltura ha cominciato a prendere due facce divergenti: quella sorridente degli agriturismi, delle ville dei milionari e degli alimenti biologici mentre, sul lato opposto, c’è l’espressione preoccupata per i pesticidi, gli allevamenti intensivi e la popolazione anziana e

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Doc-Orcia- Cenerentola-e-Leone-Rosso- Arcobaleno-d’estate

marginalizzata.
Pian piano la prima immagine ha preso il sopravvento e gli italiani hanno scoperto una sincera ammirazione per gli agricoltori e i loro prodotti migliori. Ecco che i dati del VII Rapporto: “Gli italiani e l’agricoltura” elaborati da Fondazione UniVerde e IPR Marketing, in collaborazione con Coldiretti e Fondazione Campagna Amica, rivelano un sentiment senza precedenti verso noi popolo “rural”. Il 65% pensa che gli agricoltori guadagnino poco in rapporto al lavoro che fanno, il 78% gli attribuisce un valore sociale molto positivo rispetto all’ambiente. Le percentuali nei confronti dell’agroalimentare sono addirittura plebiscitarie: il 90% degli italiani vorrebbe un mercatino agricolo nelle vicinanze di casa e l’86% fa shopping in campagna perché ritiene i prodotti italiani più sani e quelli acquistati all’origine ancora più garantiti. Al ristorante il 90% apprezza la presenza di verdure di stagione e la presenza di alimenti DOP e a km0.

Gianluca Morino vignaiolo virtuale

Produce Barbera a Nizza Monferrato ed è il vignaiolo più digitale d’Italia. A Gianluca Morino piacciono i tappi a vite e la juve, ma odia i diserbanti

Gianluca-Morino

Gianluca-Morino

Di Donatella Cinelli Colombini, Cenerentola, Doc Orcia

E’ venuto a trovarci alcuni anni fa a seguito di un articolo del nostro blog. In quel momento nacque l’idea di organizzare un evento congiunto che , tuttavia, prende forma solo quest’anno alla Fattoria del Colle nelle mie amate colline toscane. Rimasi sorpresa dalla sua statura, da giocatore di basket, e dai suoi vini di una personalità coraggiosa. Gianluca Morino ha fatto della Barbera e del suo innalzamento qualitativo, lo scopo del suo lavoro e forse persino della sua vita.
Quando scrive nei social ha un approccio diretto, franco fino alla ruvidezza, ma verso la vigna è amorevole. La foto principale nella sua pagina Facebook lo ritrae mentre sorride a un grappolo d’uva; tutto quello che ruota intorno alla sua azienda, Cascina Garitina, ha un carattere quasi intino, cominciando dal nome che è il diminutivo, in dialetto, della bisnonna

Gianluca-Morino

Gianluca-Morino

Margherita. Proprio l’uso del dialetto dimostra un rapporto profondo con la terra, ecco che l’azienda fondata nell’anno Novecento-neuvsent (in piemontese) da il nome al Barbera Nizza, quello con disciplinare più restrittivo, che Gianluca produce con le vigne piantate nella prima metà del secolo scorso.
I Morino sono vignaioli appassionati, di quelli che passano la maggior parte del loro tempo lavorando manualmente i loro 26 ettari di vigna. La coltivano con Barbera, Brachetto, Dolcetto, Pinot Nero, Merlot e Cabernet Sauvignon. Alla fine di aprile 2017 quando arrivarono le gelate tardive che distrussero gran parte rilevante del vigneto europeo, Gianluca fu uno dei primi a suonare l’allarme <<un’altra notte di preghiera>> scrisse mentre la perturbazione artica arrivava.

Le regole per conservare il vino in casa

Il vino esposto alla luce e al caldo invecchia 4 volte più velocemente che in cantina. Sapere come conservare il vino in casa è molto utile.

 

conservare-il-vino-a-casa

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Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

I dati scientifici arrivano dalla Fondazione Edmund Mach – Istituto di San Michele all’Adige dove hanno usato 400 bottiglie di Brunello dividendole in due parti. Metà sono state conservate in condizioni ideali (15 e i 17°C, umidità al 70%, buio) e 200 sono state invece, per sei mesi, in ambienti illuminati e con temperature fra i 20 e i 27°C, come un normale appartamento italiano. Ebbene queste ultime sembravano due anni più vecchie di quelle tenute in cantina. Una differenza facilmente percepibile all’esame organolettico per il colore più aranciato (pinotine) derivante dall’unione fra tannini e anidride solforosa.

Infernotto del Brunello di Donatella Cinelli Colombini

Infernotto del Brunello di Donatella Cinelli Colombini

Anche il controllo analitico confermava «la formazione di composti, mai osservati prima, che nascono dall’unione tra i tannini e l’anidride solforosa accelerando l’invecchiamento del vino rosso» ha detto il Professor Mattivi capo del team di ricerca.
In altre parole il vino non si era rovinato del tutto, ma quasi. Questo esempio, condotto con tutto il rigore scientifico, deve dissuadere quanti vogliono comprare bottiglie importanti per conservare il vino in casa in vista di giornate memorabili ma non sanno come fare. Ecco che diventa importante avere le “istruzioni per l’uso” e qualche consiglio pratico.
Le note che seguono sono tratte da “casadeivini”, un blog particolarmente attento dove troverete tutti i dettagli che io qui mi limito a riassumere negli elementi fondamentali.

Ma i giovani italiani bevono vino?

Trasformare il vino in sorpresa, scoperta affinchè i giovani italiani bevano vino. Insegnarlo a scuola e puntare sul fuori pasto con proposte divertenti

i-giovani-italiani-bevono-vino

i-giovani-italiani-bevono-vino

I giovani italiani bevono vino? Poco e male ma si può rimediare, vediamo come.

In cinquant’anni  i consumi di vino sono calati del 70%, da 120 a 36 litri a testa. Il rapporto Istat 2016 su  “L’uso e l’abuso di alcol in Italia” mostra che negli ultimi 5 anni il passaggio da consumatori abituali a saltuari è ancora aumentato toccando il 53% dei bevitori. Questo spiega perché le cantine del Bel Paese, primo produttore mondiale con 50 milioni di ettolitri, si sono buttate sull’export e sui mercati in espansione, Usa e Cina soprattutto.  C’è poi il problema delle riscossioni, nel settore food and beverage solo il 24% rispetta i tempi di pagamento. Come dire <<faccio meno fatica a regalarti il vino!>>.

Giovani-italiani-bevono-vino-Chianti-Superiore-Violante-Gardini

Giovani-italiani-bevono-vino-Chianti-Superiore-Violante-Gardini

Finalmente nel 2015 la tendenza negativa sembra invertire la rotta, i consumi tornano a crescere, poco ma con segno più. Secondo i dati OIV il vino bevuto in Italia  è  +0,3%, rispetto all’anno precedente. Un piccolo dato incoraggiante che sembrerebbe confermato dai dati Iri Infoscan Census  sull’aumento delle vendite nel canale Gdo  che, da solo, è il 66% del mercato enologico interno.

Come trasformare questi timidi segni positivi in un duraturo orientamento del mercato? Sandro Boscaini presidente di Federvini, insiste sulla formazione. In effetti il personale di sala, che esce dalle nostre scuole alberghiere, ha pochissime nozioni sul vino.

Chef milionari ecco i cuochi italiani più ricchi

Chef milionari italiani sono i fratelli Carea del ristorante Da Vittorio con 15.461.86515 € seguiti dagli Alajmo e da Carnavacciuolo

Massimo-Bottura-Donatella-Cinellicolombini-premio-Italia-a-tavola

Massimo-Bottura-Donatella-Cinellicolombini-premio-Italia-a-tavola

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, agriturismo, Fattoria del Colle

La classifica dei fornelli d’oro, i cuochi italiani più ricchi, pubblicata da Dissapore e dal Corriere della Sera e commentato da Cronache di gusto, lascia sbalorditi per il volume d’affari che ruota intorno ai cuochi più premiati, più famosi e più televisivi. Gli importi sono davvero enormi. Quella che segue è la lista del giro d’affari proposta da Corriere della Sera
Famiglia Carea del Ristorante Da Vittorio a Brusaporto 15.461.865
Fratelli Alajmo 11.256.635€

Famiglia-Carea-Da-Vittorio-cuochi-italiani-più-ricchi

Famiglia-Carea-Da-Vittorio-chef milionari

Antonio Carnavacciuolo 5.381.566€

Massimo Bottura dell’Osteria Francescana 4.896.627€
Niko Romito 3.742.001 €
Carlo Cracco 3.530.712 €
Enrico Bartolini 2.771.041 €
Moreno Cedroni 2.612.028
Joseph Bastianich 2.115.645 €
Gualtiero Marchesi 2.113.800 €
Tutti bravi, tutti a lavoro in cucine spettacolari, ma anche con attività accessorie molto remunerative: programmi TV, coking class, presentazioni, pubblicità …. Attività diversificate che spesso comprendono anche vigneti o produzioni alimentari etichettate con i proprio marchio oppure veri e propri imperi internazionali.

 Charles Heidsieck – Champagne Charlie un uomo da leggenda

E’ un mito dello Champagne e infatti Charles fondatore delle maison Piper Heidsieck è diventato protagonista di un libro e poi di un film

Charles Heidsieck Champagne

Charles Heidsieck Champagne

Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne 

Figlio di un commerciante di Champagne che andava in Russia a vendere le sue bottiglie con uno stallone bianco,  Charles Heidsieck nacque nel 1822  e a soli ventinove anni fondò la sua cantina Heidsieck & Co Monopole puntando su un mercato praticamente vergine: gli stati Uniti.  Il giovane produttore francese va in America nel 1852 con un enorme successo e poi ritorna con azioni di comunicazione, banchetti ed eventi sempre più grandi finchè anche l’alta società di

Charles Heidsieck Champagne

Charles Heidsieck Champagne

New York comincia a comprare le sue bollicine. Riceve anche un soprannome Champagne Charlie tale è grande la sua popolarità. Ma nel 1861 la sua compagna e lui stesso si trovano coinvolti nella guerra civile americana. Un’avventura rocambolesca che vede  Charles Heidsieck viaggiare di nascosto fra gli stati in guerra cercando di ottenere il pagamento dei suoi vini e finendo invece per venire imprigionato due volte come spia.  Un disastro umano e professionale che lo porta alla bancarotta. Ma qui inizia una seconda avventura, questa volta a lieto fine. L’agente americano di Charles Heidsieck, che per primo aveva dato inizio al disastro con le sue incaute vendite, aveva un fratello che per riscattare i misfatti del congiunto, dona a Champagne Charlie dei terreni in Colorado. Ebbene si tratta degli appezzamenti  su cui sorgerà la città di Denver, una delle più grandi e ricche del Nord America. Ed è proprio la vendita di queste terre che fornisce a  Charles Heidsieck le risorse per tornare a Reims, riaprire la sua maison e portarla al successo.

Vitigni autoctoni diffidate dalle imitazioni

I vitigni autoctoni cominciano a globalizzarsi. Bisogna puntare su quelli rari: i vini sono difficili da produrre ma attraggono i turisti e hanno prezzi alti

Donatella-Cinelli-Colombini-Foglia-Tonda

Donatella-Cinelli-Colombini-Foglia-Tonda

Di Donatella Cinelli Colombini, Doc Orcia, Cenerentola

Non c’è tempo da perdere; bisogna valorizzare i vitigni autoctoni rari che sono coltivati solo nel loro luogo di origine. In Australia cominciano a produrre Nero d’Avola, Vermentino, Fiano, Arneis, Dolcetto, Sagrantino e Teroldego. Le chiamano varietà alternative cioè non internazionali come sono invece Merlot, Cabernet e Chardonnay. In realtà si tratta di un primo passo verso la globalizzazione dei maggiori vitigni autoctoni italiani che rischiano di perdere la loro caratteristica identitaria come prima è successo al Syrah – Shiraz, oppure al Prosecco.
Non si tratta di un problema piccolo. Infatti l’Australia è un “market driven” cioè indirizza la produzione in base alle vendite, come gli USA che, tuttavia, a causa della dimensione del Paese ha dinamiche più lente. La svolta australiana verso i vitigni autoctoni abbandonando i “soliti noti” così come verso un maggiore collegamento fra vini e territori di origine, deve suonare, per noi, come un’opportunità e insieme come campanello di allarme. Significa che i consumatori

Uvalino-Cascina-Castlet-Mariuccia-Borio

Uvalino-Cascina-Castlet-Mariuccia-Borio

chiedono qualcosa di diverso e di più originario. Per le cantine italiane la cosa è estremamente favorevole, siamo infatti il Paese con il maggior numero di vitigni autoctoni al mondo e siamo fra quelli che hanno costruito la piramide qualitativa sull’origine dell’uva, IGT, DOC e DOCG. Un’opportunità che contiene anche una minaccia perché, come abbiamo visto, c’è già chi pianta vitigni autoctoni italiani e forse riuscirà anche a produrre degli ottimi vini.
Ma cosa possiamo fare di fronte a colossi stranieri di enorme forza commerciale come Yellow Tail, Hardys, Lindemans oppure Jacobs Creek, per parlare solo dei grandi player australiani?

Château Lafite Rothschild il re del Bordeaux 2016

E’ Lafite il miglior Bordeaux del 2016. E’ l’anno dei vini a dominanza Cabernet e del St Emilion dopo che il 2015 aveva visto brillare il Pomerol

Chateau-Lafite-Rothschild

Chateau-Lafite-Rothschild

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne

La classifica viene da The Drinks Business e Liv-Ex che ha interpellato i 400 più importanti mercanti di vino del mondo.
Ed ecco i magnifici Château di Bordeaux con in testa Lafite e tutti  i first growth cioè le cantine indicate come migliori nella famosa classifica del 1855 che, allora come oggi, è una garanzia di prestigio e qualità enologica.

Questo è l’anno della riva destra del bordolese e della rivincita del distretto vinicolo

Chateau-Mouton-Rothschild

Chateau-Mouton-Rothschild

più importante del mondo che riprende a dominare i mercati, soprattutto asiatici. Tutti aspettano un rialzo dei prezzi di oltre l’8% e questo ha innescato una vera corsa all’acquisto.
10) Cos D’Estournel 120 € a bottiglia
9) Château Montrose 102 € a bottiglia
8) Château Latour

                                                                       
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