Vino, studi, news, gossip

Wine club per ogni appassionato e in ogni parte del mondo

I wine club sono in tutto il mondo, quelli tradizionali sono confraternite, quelli nuovi hanno sedi e assaggi alternativi, ovunque bellissime esperienze

Wine-clubs-Lot-18-Tasting-Room

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Da Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne

Ho trovato wine club ovunque nel mondo da Montreal e Malta, da San Paolo in Brasile a Zagabria. Pullulano di medici, avvocati e banchieri che evidentemente sono le attività dove l’interesse per il vino è più diffuso. I partecipanti sono soprattutto uomini ma in certi casi hanno anche altre specificità come i club di wine lovers donne oppure i club di italiani all’estero appassionati di vino.

Wine-club-vini-in-offerta

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Alcune associazioni si ispirano alle confraternite storiche hanno mantelli, canti rituali, riunioni periodiche e degustano in ristoranti stellati dove il menù è costruito su misura per i vini.
Altri sono più informali e hanno membri più giovani. Ovunque ci sono esperienze enologie coinvolgenti e capaci di arricchire e ovunque la cosa bella è assaggiare con persone che condividono la stessa curiosità e la stessa passione per le eccellenze enologiche.
Anch’io faccio parte di un wine club che si chiama Union Européenne des Gourmet che si riunisce circa una volta al mese invitando un produttore che spiega i suoi vini durante una cena in cui ogni assaggio è abbinato a un piatto. L’età e il reddito dei soci è piuttosto alta e le riunioni sono informali ma non troppo.

Freddo assicurato in cucina con Electrolux e Generali

Novità assoluta nei ristoranti: finisce il rischio legato alle interruzioni di corrente che rovinano il cibo in frigo e in congelatore: Electrolux e Generali assicurano il freddo

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Donatella Cinelli Colombini, agriturismo, Toscana, Fattoria del Colle

Hai un ristorante in campagna o in un piccolo centro? Una cantina con resort? Quante volte è bastato un temporale per rimanere senza elettricità una notte intera! Ebbene il problema della carne che va a male, dei surgelati che si scongelano, dei dolci immangiabili finalmente finisce. Electrolux Professional e Generali Italia hanno stipulato un accordo in favore di chi compra un frigo, un freezer o un tavolo frigorifero entro il prossimo I° ottobre e assicurano tutto quello che contengono questi elettrodomestici nel caso un’interruzione di corrente rovini gli alimenti.

banco-frigo-freddo-assicurato-Electrolux

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In altre parole Electrolux ci fornisce il freddo assicurato. Per chi, come me, ha un ristorante fra le vigne è una bella notizia. Le Donne del Vino che hanno strutture simili alla mia sono il 20% del totale ma la quasi totalità ha aperto la sua cantina al pubblico e quindi ha un punto vendita e forse tiene in frigo con salumi e formaggi per offrirli insieme ai suoi vini. Sono soprattutto loro, così come i ristoranti situati nei piccoli paesi, dove le interruzioni di corrente sono abbastanza frequenti, i più interessati all’assicurazione del freddo proposta da Electrolux Professional e Generali Italia. Qualcosa di nuovo che risolve un problema concreto di chi punta a una ristorazione di alto livello con materie prime fresche e di ottima qualità ma vive lontano dai grandi centri per cui deve fare scorte periodiche e tenerle in frigo per qualche giorno perché gli è impossibile andare ogni giorno al mercato.

Il futuro del Brunello secondo Vivino e Nomisma

Nel presente ci sono i giovani wine lovers USA ma nel futuro del Brunello ci sono i Cinesi. Da migliorare social, e-commerce e l’immagine eco-friendly

Futuro-del-Brunello-tavola-rotonda-50°-anniversario-Consorzio

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Di Donatella Cinelli Colombini, Casato Prime Donne

Il Consorzio del Brunello celebra il suo 50° compleanno con due convegni dedicati al passato e al futuro della denominazione. Lo sguardo in avanti è affidato a Nomisma e Vivino
Cominciamo dal portale con il maggior catalogo mondiale di vini: Vivino 10 milioni di referenze provenienti da 200.000 cantine. Ogni giorno avvengono 500.000 ricerche ma gli utenti totali nel mondo sono 24 milioni di cui due in Italia. Si tratta, per la maggior parte, di wine lovers competenti infatti il loro giudizio sui vini rispecchia quello dei grandi critici. Siccome ogni ricerca o recensione lascia una traccia misurabile, Vivino fornisce anche tendenze e opinioni. Ecco dunque che i vini italiani che interessano di più sono i rossi del

degustazione-Brunello-storico-in-occasione-del-50°-anniversario-del-Consorzio

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centro. Ma la tipologia più popolare è il Barbera, seguito da Barolo,Chianti Classico e Brunello.
L’interesse per il Brunello cresce in inverno, le marche più conosciute sono in ordine decrescente Banfi, Frescobaldi, Barbi e Biondi Santi. Il brand montalcinese che ha accresciuto maggiormente l’interesse dei wine lovers è Ciacci Piccolombini ma anche il mio Brunello ha aumentato il suo appeal di un bel 39%. Le parole più usate per descrivere il Brunello sono tabacco, cuoio, terra, liquirizia, ciliegia, tannino, complessità, eleganza.

Rondine cittadella della pace

Un borgo medioevale dove i giovani dei Paesi in guerra diventano seminatori di pace: Rondine cittadella della pace, il luogo dove cresce la speranza

Rondine.Cettadella-della-pace

Rondine.Cettadella-della-pace

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, agriturismo, Fattoria del Colle
I miei amici Pietro e Lelia Pagliuca mi avevano invitato tante volte a Rondine cittadella della pace ma, c’era sempre qualche motivo che faceva saltare l’appuntamento. Non ultimo il mio scetticismo verso un progetto che mi sembrava campato in aria <<formare giovani di territori in guerra perché diventino paladini della pace? Impossibile>> mi dicevo <<anzi inutile perché, una volta tornati a casa verranno travolti da una situazione più grande di loro>>. Per questo, sono arrivata a

Rondine Cittadella della Pace la moda dalla guerra alla pace

Rondine Cittadella della Pace la moda dalla guerra alla pace

Rondine con una grossa dose di scetticismo. Il piccolissimo borgo è a una ventina di chilometri da Arezzo, in piena campagna. Per arrivarci bisogna percorrere una strada sterrata di alcuni chilometri che in mette nella provinciale. La prima cosa che colpisce è la dimensione e la qualità degli interventi: un teatro tenda, la scuola dove i ragazzi frequentano l’ultimo anno di liceo << c’è una classe sola>> mi dice Lelia. Nel borgo antico c’è un auditorium, l’antica cappella perfettamente restaurata, le camere, la mensa, gli uffici … solo il castello al centro del piccolo insediamento è ancora diroccato. <<C’è un sacco di gente che ha scommesso su questo progetto e ha donato risorse >> mi dico con un certo stupore guardando le scope per pulire i marciapiedi ordinatamente fissate alle pareti esterne.

Non piacce il tappo sintetico ma neanche il marchio bio

Le sconcertanti reazioni dei consumatori di vino canadesi di fronte ai vini a marchio bio o biodinamici e il loro rifiuto dei tappi a vite o sintetici

Canada-Vancouver-no-ai-vini-bio-e-con-tappo-alternativo

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Di Donatella Cinelli Colombini

Mi sono spesso chiesta se i vini a marchio bio o biodinamici abbiano un vantaggio commerciale. Ritengo che il rispetto dell’ambiente e l’attenzione alla salute dei consumatori siano dei doveri etici che qualunque produttore di vino dovrebbe sentire indipendentemente da ogni considerazione commerciale ma, visto che la produzione BIO comporta costi di produzione più alti, è comunque importante capire se i consumatori sono disposti a pagare questo prezzo.

Francamente credevo si. Negli ultimi anni il numero delle pubblicazioni, eventi, fiere, cataloghi dedicati ai vini eco-friendly è talmente aumentato da far sembrare il marchio bio come l’autostrada verso il mercato.  Anche la crescita dei dati sulle produzioni e le vendite sembrerebbero confermarlo.

Tappi-vino-silicone-

Tappi-vino-silicone-

Tuttavia non tutto va nella stessa direzione. L’articolo è intitolato “Importance of eco-logo and closure type on consumer expectations, price perception and willingness to purchase wines in Canada”  pubblicato nel Journal of Wine Economics  manda luci e ombre sulla percezione che i consumatori hanno del vino bio e delle nuove chiusure delle bottiglie.

Carla Fendi, una grande donna ci ha lasciato

Protagonista del successo mondiale della moda italiana, mecenate della cultura con il Festival dei Due Mondi e grande esempio di umanità. Ricordo Carla Fendi

Di Donatella Cinelli Colombini

Carla-Fendi-e-Donatella-Cinelli-Colombini-Premio-Casato-Prime-Donne

Carla-Fendi-e-Donatella-Cinelli-Colombini-Premio-Casato-Prime-Donne

Ci sono persone che in poche ore trasformano quelli che incontrano. Carla Fendi lo ha fatto con me. L’ho conosciuta nel settembre 2011 a Montalcino quando le fu conferito il Premio Casato Prime Donne per essere stata, insieme alle sue sorelle, fra i protagonisti del successo della moda italiana nel mondo e successivamente per l’impegno economico e personale nel Festival dei Due Mondi di Spoleto e nel restauro dello storico teatro Caio Melisso.
Colpiva la sua semplicità e umanità. Il giorno dopo la cerimonia andammo insieme a pranzo da Pino Brusone, anche lui con un passato importante nel fashion anche se in un brand concorrente. In quell’atmosfera campagnola Carla era allegra e rilassata. Mi parlò della famiglia del marito Candido, originario di Piancastagnaio, che l’aveva affiancata per tutta la vita nella maison Fendi ma precedentemente era farmacista nella sua terra natale non nascondendo persino un po’ d’invidia <<uno è farmacista e ha una vita ricca, piena di

Carla Fendi Premio Casato Prime Donne

Carla Fendi Premio Casato Prime Donne

soddisfazioni perché è a contatto con la gente del suo paese e aiuta chi è malato>>.
Dopo la morte di Candido il mio epistolario con Carla è cresciuto proprio per onorare la memoria di lui. Io aderivo alle sue azioni di charity e la incoraggiavo nei restauri delle chiese di Piancastagnaio. Lei mi rispondeva << Le tue belle e sentite parole e la tua generosità così profonda mi hanno veramente commossa>>. Da anni mi invitava al Festival dei Due Mondi il cui spettacolare cartellone di concerti, convegni, mostre e balletti non ha eguali in Italia per qualità e quantità. Solo un mecenate della sua statura morale poteva coinvolgere personalità della cultura internazionale e intrecciare artisti completamente diversi in progetti comuni.

Aiuti europei al vino e invidia internazionale

700€ a ettaro e 0,15€ a litro di vino a questo ammontano gli aiuti UE che il resto del mondo guarda con invidia senza considerare la contropartita

Aiuti-europei-al-vino-sostegno-all'export

Aiuti-europei-al-vino-sostegno-all’export

Di Donatella Cinelli Colombini

E’ noto che all’estero gli aiuti europei al vino e all’agricoltura sono guardati con sospetto, come una specie di turbativa della concorrenza non troppo corretta. E il vino è uno dei prodotti sul banco degli imputati.

Qualche anno fa, per poter esportare, tutte le cantina furono costrette a mandare in Cina le dichiarazioni sui contributi che avevano ricevuto. La cosa si sgonfiò quando l’Europa accettò la commercializzazione dei pannelli solari cinesi.
L’ultimo episodio di questa caccia alle streghe è l’articolo “How Much Government Assistance Do European Wine Producers Receive?”pubblicato sul Journal of Wine Economics da Kym Anderson della School of Economics dell’Università di Adelaide e di Hans G. Jensen dell’Institute of Food and Resource Economics dell’Università di Copenaghen.
I due accademici arrivano a stimare gli aiuti europei in una media di 700€ a ettaro e 0,15€ a litro di vino cioè a un tasso nominale di circa il 20% dei costi.

Aiuti-europei-al-vini-export-in-Brasile

Aiuti-europei-al-vini-export-in-Brasile

Una cifra enorme di 2,341 miliardi l’anno di cui la Francia da sola riceve un circa un terzo del totale (830 milioni di Euro), Italia e Spagna circa un quinto ciascuna (rispettivamente 570 e 405 milioni di Euro) mentre tutti gli altri Paesi sono sotto i cento milioni di Euro.
Se andiamo a vedere dentro questi totali ci accorgiamo che vigneti con più contributi a ettaro sono austriaci. Essi ricevono 2.400 € cioè più del doppio di tutti gli altri. A seguito di questa erogazione iniziale anche il contributo a ettolitro di vino prodotto è superiore in Austria rispetto a ogni altra nazione europea: 370€. In questa graduatoria troviamo al secondo posto la Slovacchia con 255€, poi Slovenia, Repubblica Ceca, Portogallo, Francia e Bulgaria tutte sopra la media europea di 145€ mentre noi siamo sotto con 140€

Arriva la tassa sul vino in USA?

Arriva una tassa sul vino del 20%? Il nostro primo mercato estero di export a rischio per i dazi di Trump che potrebbero colpire le bottiglie migliori

Donald-Trump-nuove-tasse-sul-vino-importato-in-USA?

Donald-Trump-nuove-tasse-sul-vino-importato-in-USA?

Di Donatella Cinelli Colombini

In passato gli Stati Uniti avevano poche tasse sul vino, anzi erano fra i Paesi con dazi più leggeri con una media del 10% che saliva fino al 20% per le tipologie base e scendeva fino al 3% sui premium come il Brunello, ma ora il rischio di un’impennata fiscale sui prodotti d’importazione comincia a profilarsi all’orizzonte e potrebbe penalizzare proprio le tipologie più pregiate.
Il programma del Presidente Trump “America first” prevede infatti di ridurre le tasse alle grandi imprese nazionali in modo da attrarre investimenti e accrescere la produzione interna contrastando la concorrenza estera mediante forti dazi. Quasi nessuno pensava che tale piano sarebbe stato applicato perché appariva come la spacconata da bar di uno che non capisce niente di equità sociale e accordi internazionali …. Invece il rischio si sta profilando all’orizzonte !!!

Degustazione-Brunello-in-USA-Fila per-entrare

Degustazione-Brunello-in-USA-Fila per-entrare

I rapporti commerciali fra gli Stati sono frutto di un intreccio di interessi economico politico che viene discusso con complicatissimi e lunghissimi negoziati internazionali nel WTO – World Trade Organization, creando un equilibrio politico economico . Della serie io ti compro le banane e tu apri i tuoi porti alle mie portaerei, oppure se tu mi dai il tuo zinco io ti compro anche il caffè ….
In questo contesto delicatissimo Trump si nuove come un elefante in una cristalleria dando colpi senza timore di rompere quello che è stato costruito in anni di lavoro diplomatico ma facendo leva sull’orgoglio americano delle persone più semplici e meno colte, quelle che pensano <<ora gli facciamo vedere chi ha i muscoli e chi comanda!>>.

Furti in cantine e agriturismi: turismo a rischio

La campagna toscana non è più un’isola felice. Furti in cantine e agriturismi. A cosa valgono i nostri sforzi per soddisfare i turisti? Non torneranno

Furti in catine-Casato Prime Donne Montalcino

Furti in catine-Casato Prime Donne Montalcino

Di Donatella Cinelli Colombini

Il disegno di legge sulla legittima difesa “solo di notte” approvato alla Camera dei Deputati all’inizio di maggio ha fatto sbellicare da ridere i rapinatori.  Chi rischia molto è colui che reagisce al furto o all’aggressione, come il gioielliere di Pisa che dopo aver subito molte rapine ed essere anche stato accoltellato ha preso il porto d’armi e la pistola. Il 14 giugno due ladri sono entrati nel suo negozio e hanno sparato alla moglie senza colpirla, a quel punto anche lui ha sparato e ha ucciso un rapinatore. Ora oltre al dispiacere, allo choc e alla paura delle ritorsioni dei malviventi avrà il processo e potrebbe venir condannato per eccesso di difesa.

Furti in cantine - Casato Prime Donne Montalcino

Furti in cantine – Casato Prime Donne Montalcino

Le carceri sono sovraffollate, i processi durano 8 anni e la microcriminalità è talmente diffusa che tutti abbiamo paura. All’apparenza c’è uno spostamento dei furti dalle zone più sorvegliate, come le città, alla campagna. Per questo non esistono più isole felici.
Due mesi fa i ladri sono entrati nella mia cantina del Casato Prime Donne a Montalcino, questa settimana hanno preso di mira gli appartamenti agrituristici della Fattoria del Colle dove dormivano dei turisti tedeschi.

Il vino di Trump battuto 7 a 0

La degustazione era stata battezzata “ Judgement of Our Time “ e prevedeva il confronto con i vini californiani che hanno battuto il vino di Trump 7 a 0

I-vini-di-Trump-Virginia-Trump-Winery

I-vini-di-Trump-Virginia-Trump-Winery

Di Donatella Cinelli Colombini

In se stessa la notizia non è così sensazionale, tutti i vini possono fare qualche magra figura, capita anche alle cantine più celebrate. Del resto la California ha votato compatta per Hillary Clinton e quindi è sicuramente un territorio ostile al presidente miliardario. La cosa che lascia perplessi è il commento che Drinks International ha messo sotto alla notizia dell’assaggio <<Trumps Cru Fortified Chardonnay is somewhat unusually produced; rather than traditional fermentation, the chardonnay juice is blended with grape brandy, and then aged in bourbon barrels. The winery describes it as ‘truly all-American’>> . La dichiarazione è di James Hocking, responsabile della cantina de The Vineyard Cellars e The Vineyard Hotel e spiega l’insolito metodo produttivo del “Trumps Cru Fortified Chardonnay” che non è fermentato in modo tradizionale. Il succo dell’uva Chardonnay viene mescolato con brandy di Chardonnay e poi maturato in botti da Bourbon (whiskey) per un anno. Ha un residuo zuccherino del 14% e viene descritto come di gusto “autenticamente americano” da bere come aperitivo.
Un intruglio che avrà pure un gusto a stelle e strisce ma non piace agli intenditori di vino che lo hanno bocciato all’unanimità.

Trump-Winery-sala-da-pranzo

Trump-Winery-sala-da-pranzo

I vini di Donald Trump vengono dalla più grande vigna della Virginia, 1300 acri (circa 5.000 ettari) affidati al figlio del Presidente USA Eric che viene presentato nel sito dell’azienda come un’astro nascente del panorama enologico internazionale, insignito, nel 2013, del “Rising star” da parte della rivista Wine Enthusiast. Per la verità la Trump winery è arrivata agli onori della cronaca soprattutto per un altro motivo. Per la coltivazione delle vigne e per la vendemmia utilizza infatti due dozzine di lavoratori stranieri, quelli cioè a cui il presidente vorrebbe impedire l’accesso nel Paese.

Sergio Zavoli sposo a 93 anni; W l’amore a ogni età

Sergio Zavoli e Emmanuel Macron quando l’amore vince sul perbenismo e i luoghi comuni. Storie di matrimoni difficili di uomini famosi. W la libertà di amare

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, agriturismo, Fattoria del Colle

Sergio Zavoli

Sergio Zavoli

Sergio Zavoli ha sposato la giornalista Alessandra Chello di 42 anni più giovane di lui. Il matrimonio si è svolto in forma molto riservata a Monte Porcio Catone ma poi è stato commentato in tutti i giornali italiani. La notizia era troppo ghiotta per rimanere nell’ombra perché Sergio Zavoli è uno dei più grandi giornalisti italiani di tutti i tempi: in RAI dal 1947 ha presieduto la televisione di stato per sei anni e poi è stato eletto per tre volte al Senato ricoprendo incarichi anche molto delicati come quello di presidente della Commissione di vigilanza RAI. Ha innovato la televisione legando il suo nome a programmi che hanno fatto epoca: Processo alla tappa, sul giro d’Italia o la Notte della Repubblica, sugli anni di piombo.
Nel 2014 è rimasto vedovo e l’11 giugno si è risposato nel suo comune di residenza con una giornalista del Mattino di Napoli che ha conosciuto mentre dirigeva quella testata (1993-94). All’apparenza si tratta di un legame che dura da tempo e Zavoli ha voluto ufficializzare assicurando anche un futuro agiato alla persona a cui vuole bene. Che c’è di strano? Secondo me ha fatto la scelta giusta.
Non si tratta del vecchietto quasi demente che viene spinto verso l’altare dalla badante giovane e intraprendente con il solo fine di prendersi la casa e la pensione. Da assessore io ho sposato coppie di questo tipo e la situazione di Zavoli è del tutto diversa.
Così come è diverso l’effimera aspirazione all’immortalità di chi sposa persone molto più

Saul Bellow Premio Nobel

Saul Bellow Premio Nobel

giovani e fa figli sulla soglia dei cent’anni. Ricordo il Premio Nobel per la letteratura Saul Bellow che trascorse una vacanza da noi intorno al 1990 con la segretaria amante trentenne che poi sposò facendole fare un figlio. Le foto della famigliola, che mi arrivarono con gli auguri di Natale, era impressionanti con lui novantenne con in braccio il neonato che sembrava il suo bisnipote. Una situazione che scandalizzò il mondo della cultura e incrinò il rispetto verso il suo genio letterario.

Il vero pesto non si scorda mai

Uno chef –artigiano del gusto che ha fatto del pesto una missione: Roberto Panizza dalla Liguria alla cena delle Donne del Vino

Roberto-Panizza-DonatellaCinelliColombini-pesto-cena-Donne-del-Vino-Vinitaly-2017

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Di Donatella Cinelli Colombini, Orcia Doc, Fatoria del Colle

Scrivete Roberto Panizza nella ricerca Google e uscirà Pesto genovese, aprite il sito e leggete al centro <<Il pesto che non esiste>>. Affermazione sconcertante , nel senso che lo devi fare  solo con l’attrezzatura che ti fornisce lui: mortaio di marmo, pestello di legno e ricetta. Se non riesci Roberto ti manda uno dei suoi preziosi barattoli. Preziosi perché lui produce solo 2 kg di pesto alla settimana e non di più.
Ma la cosa più spettacolare è vedergli fare il pesto come è avvenuto durante la cena delle Donne del Vino che ha concluso il Vinitaly 2017.

Maurizio-Danese-Vinitaly-2017-Donne-del-Vino

Maurizio-Danese-Vinitaly-2017-Donne-del-Vino

Aveva un mortaio enorme dove ha messo aglio e pinoli cominciando a ruotare un pestello talmente pesante che temevo sfondasse il tavolo. Ho provato a usarlo e dava l’impressione di una pratica preistorica tipo <<Wilma dammi la clava>>. In effetti il pesto è antichissimo e deriva forse dal battuto d’aglio di epoca romana aromatizzato con foglie di basilico. Oggi è la seconda salsa più diffusa nel mondo per condire la pasa e viene ormai utilizzata con i cibi più svariati e anche in modo poco appropriato rischiando di snaturarne i caratteri.
Il pesto genovese che ho visto fare a Roberto Panizza è fatta di 7 ingredienti: basilico genovese DOP, olio extra vergine di oliva, parmigiano reggiano DOP, pecorino fiore sardo DOP, pinoli, aglio di Vessalico (presidio slow food) e sale marino di Trapani.

Ricchezza e povertà davanti al Moët & Chandon

Quanto devi lavorare per comprare una bottiglia di Champagne? In Italia serve l’equivalente di 3 ore di lavoro ma in Nepal non basta il salario di un mese

Moët & Chandon

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Di Donatella Cinelli Colombini, Doc Orcia, Fattoria del Colle

La fotografia di un mondo spaccato fra poveri e ricchi è anche nella quantità di lavoro che serve per acquistare un prodotto di lusso come il Moët & Chandon: nei Paesi economicamente sviluppati è alla portata di un ceto medio largamente diffuso e in posti come Kenya, Ghana o India quasi nessuno può permetterselo.
L’analisi del lavoro necessario per entrare in possesso di una bottiglia delle nobili bollicine francesi arriva da JWE Journal of Wine Economics, un periodico che, insieme a interessantissimi studi sui costi di produzione (nell’ultimo numero relativamente all’incidenza delle barriques), sollecita il mondo del vino con approfondimenti di carattere socio-economico e di scenario.

taj-mahal-India-

taj-mahal-India-

E’ il caso della lista che è arrivata, via internet, insieme all’indice dell’ultimo numero. Elenca 71 Paesi per i quali è stato confrontato il salario medio con il prezzo di una bottiglia di Champagne Moët & Chandon. Vediamo così che in Lussemburgo, Svizzera e a New York basta un’oretta. In Italia ci vogliono circa tre ore di salario e la percentuale sale a oltre un giorno in Polonia, Argentina, Croazia, per passare a una settimana nelle Filippine o in Ucraina.

Ampelio Bucci il poeta del Verdicchio superstar

Parola per parola il racconto della storia e della sfida che ha portato Ampelio Bucci ad essere uno dei più grandi e rivoluzionari produttori italiani

Ampelio Bucci e il suo Verdicchio Villa Bucci riserva

lAmpelio Bucci e il suo Verdicchio Villa Bucci riserva

Di Donatella Cinelli Colombini

Ho incontrato Ampelio Bucci negli appuntamenti del vino, quelli dove saluti tanta gente ma non conosci nessuno. Per questo il nostro vero incontro è piuttosto recente, quando abbiamo partecipato entrambi a un evento organizzato da Ian D’Agata al Regina Isabella di Ischia. Ampelio mi colpì per il suo stile da gentiluomo d’altri tempi; sa manifestare stima senza adulare, è formale ma anche ironico, veste capi di tendenza ma li strapazza, dice le sue opinioni sul vino con forza ma ascolta anche quelle degli altri.
Rimasi folgorata dai suoi vini, dalla loro personalità e soprattutto dalla loro

Villa Bucci riserva

Villa Bucci riserva

persistenza, in bocca lasciavano una piacevolezza che sembrava non finire mai. Ricordo quella mineralità che pochissimi bianchi italiani sanno bilanciare con la freschezza e la struttura. Gli chiesi <<cavolo, ma come fai?>> e lui alzando le spalle e allargando le braccia <<io i vini li faccio così>> come fosse un dono divino. Dopo quell’incontro ci siamo rivisti sempre con grande piacere e qualche mese fa l’ho invitato a presentare i suoi vini all’Union Européenne des Gourmet di Siena e della Toscana. La cena dedicata a Villa Bucci è stata organizzata al ristorante “Il Mestolo” che offre una cucina di pesce degna di accompagnare i grandi bianchi di Ampelio. Piccola delusione lui non ha dormito alla Fattoria del Colle ma ha promesso di tornare per visitare le mie due cantine e soprattutto il Casato Prime Donne a Montalcino perché il mio Brunello riserva gli piace molto.
La scelta dei vini e del menù sono stati oggetto di un epistolario fra lui e Alessandro Bonelli, console del nostro club, che è durato un’eternità. Quando gli abbiamo suggerito <<ma porta anche un rosso>> si è rivoltato <<no voglio servire una verticale di Verdicchio>> e così ha fatto in modo strepitoso con vini stupefacenti: Verdicchio Bucci 2016, Verdicchio Villa Bucci Riserva 2013, 2008, 2005, 1997 vintages colletions. Vini diversi ma talmente profondi, complessi e fini da rivaleggiare con i grandi Borgogna.

Rosato o rosati? Le nuove 5 tipologie

Una riflessione sul rosato: come cambia verso tipologie più complesse, raffinate con un maggior uso del legno, ma anche quanti luoghi comuni lo affliggono

Rosato-Rosa di Tetto 2013 Fattoria del Colle

Rosato-Rosa di Tetto 2013 Fattoria del Colle

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, IGT rosato, Rosa di Tetto

Elisabeth Gabay Master of Wine ci mostra come il successo del rosato abbia spinto i produttori a cercare la complessità creando diverse tipologie. Come scrive Gianluca Atzeni di Trebicchieri << Quasi una bottiglia su dieci consumata nel mondo è rosé, in uno scenario che vede questa tipologia crescere progressivamente da 15 anni, fino ai 22,3 milioni di ettolitri del 2014, pari a quasi il 10% del consumo di tutti i vini fermi>> un successo lento ma costante e <<segue una precisa direttrice: dalle latitudini meridionali e centrali verso quelle del Nord del mine/ non si riferisce ai rosati inadatti ad essere maturati in botte che risultavano disarmondo>> infatti 4 bottiglie su 10 varcano i confini prima di

Rosati-Elisabeth-Gabay-Master-of-Wine

Rosati-Elisabeth-Gabay-Master-of-Wine

essere consumate, in altre parole il rosato nasce a Sud e viene bevuto a Nord.
La cosa certa è che quasi tutti lo considerano un vino fun – divertente, fresco, immediato, adatto a momenti di svago e anche a palati meno esigenti … anche se qualcosa sta cambiando. La sperimentazione, il recupero di vecchie tecniche ha creato tipologie più complesse e adatte ad abbinarsi con piatti speziati importanti. Elisabeth Gabay non si riferisce ai vini tradizionali che perdevano la freschezza del frutto a favore di un soverchiante effetto “falegname”, bensì a rosati di nuova generazione che fino dalla vigna e dalla vinificazione sono pensati per diventare vini premium per pasti importanti.
Rimane da vedere se i consumatori più esigenti e disposti a spendere cambieranno la loro opinione sui rosati e accetteranno di provare le nuove tipologie e se queste ultime riusciranno a distinguersi come qualcosa di più artigianale e raffinato rispetto alla massa dei rosati tradizionali.

                                                                       
Cinelli Colombini
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