Vino, studi, news, gossip

La produttrice cinese più famosa nel mondo

Judy Leissner Chan ha creato il prototipo cinese della cantina di vini di alta qualità diventando una delle 5 donne più innovative del mondo per cibi e bevande

produttrice-cinese-Judy-Leissner-Chan

produttrice-cinese-Judy-Leissner-Chan

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Judy Leissner Chan, produttrice cinese, 38 anni ma ne dimostra venti, due figlie, capelli corti neri, pochissimo trucco, fisico scattante, espressione decisa ma aggraziata e estremamente femminile, è il prototipo di una nuova generazione di produttori di vino destinati a rompere gli schemi e affermarsi sullo scenario mondiale. Vive a Hong Kong e parla un inglese fluentissimo.
A solo 24 anni, con un’esperienza alla Goldman Sachs alle spalle, il padre la chiama alla guida di Grace Vineyard di cui è stato cofondatore nel 1996. Si tratta di una proprietà statale di 200 ettari a Sud di Pechino dove in inverno è talmente freddo che le viti vengono coperte di terra perché non gelino. Lei entra nel mondo del vino con coraggio e trasforma l’azienda fino a produrre due milioni di bottiglie vendendole soprattutto nel mercato cinese ma affrontando anche i mercati internazionali. In un Paese dominato dalle enormi

produttrice-cinese-Judy-Leissner-Chan-Antonio-Capaldo

produttrice-cinese-Judy-Leissner-Chan-Antonio-Capaldo

imprese statali Judy ha puntato su ridotte produzioni di alto livello e ora pensa anche agli spumanti e al whisky. Fortune la mette al 5° posto fra le donne più innovative del mondo per cibo e bevande, la precedono Ertharin Cousin direttore esecutivo dei programmi ONU per la nutrizione, Chelline Pingree rappresentante del Maine al Congresso USA, Barbara Banke CEO della Jackson Family Wines, Stephanie Soechting presidente e direttore esecutivo della Atlas Films, donne che hanno un impatto importante sul modo di vivere o di pensare di milioni di persone.

Zonazione si zonazione no: le sottozone servono?

E’ di questi giorni la decisione della Rioja di dividere il territorio in sottozone. Da qui una riflessione sull’utilità e le problematiche della zonazione

Zonazione-Barolo-Cannubi

Zonazione-Barolo-Cannubi

Di Donatella Cinelli Colombini

Vantaggi e problemi di dividere una denominazione in piccole porzioni con caratteri omogenei: le sottozone. I giornalisti ne parlano, gli appassionati più integralisti le chiedono come strumento per preservare la “purezza” dei loro vini del cuore, ma in realtà ci sono etichette di fama internazionale, come il Grange, il “first growth” australiano, per il quale, ogni anno, si scelgono uve di vigneti e zone diverse. C’è da chiedersi dunque se la zonazione offra reali vantaggi, oppure complichi il lavoro dei produttori italiani già costretti in un labirinto di norme e di burocrazia. A Montalcino, ad esempio, molte cantine ricevono uve da vigneti situati in zone diverse del comprensorio del Brunello ed è proprio questo blend di caratteri leggermente dissimili a dare poi lo stile che

Rioja-zonazione

Rioja-zonazione

contraddistingue sul mercato quella specifica marca. Nel 2012 Kerin O’Keefe editor e assaggiatrice del Wine Enthusiast lanciò la proposta di dividere il territorio del Brunello in 6 comprensori suscitando grandi polemiche.
A Montalcino si coltivano 2.100 ettari di vigneti costantemente rivendicati per una produzione di 9 milioni di bottiglie di Brunello. Un’area che appare piccola per essere ulteriormente frazionata, tuttavia c’è chi, con grandezza simile, ha percorso la strada della zonazione. Il Barolo ha una superficie di 1900 ettari di vigneti, per una produzione di circa 13 milioni di bottiglie all’anno. In questo territorio la zonazione è stata il riconoscimento delle dizioni storiche (ad esempio Cannubi) e di analisi sulla vocazionalità dei terroir iniziata alla fine dell’Ottocento e proseguita con il coordinamento della Regione Piemonte, arrivando a confini amministrativi-agronomici e compromessi, nel rispetto di situazioni preesistenti, che hanno scatenato conflitti feroci a suon di sentenze amministrative.

Dom Pérignon ha un testimonial come un profumo o un orologio

Per un vino è giusto avere un testimonial diverso dal produttore o dall’enologo? L’attore Christoph Waltz lega il suo volto a Dom Pérignon P2

Di Donatella Cinelli Colombini, Fattoria del Colle, Orcia DOC, Cenerentola 
Generalmente i produttori di vino associano la loro faccia al vino, in altre parole diventano i primi testimonial della loro produzione.
In certi casi la simbiosi uomo-vino è perfetta come per la Baronessa Philippine de Rothschild con il suo straordinario fascino di attrice di teatro e di discendente da una delle famiglie più ricche e potenti del mondo. Era l’immagine stessa di Château Mouton e dei suoi vini con etichette d’autore.

Champagne-Dom-Pérignon-P2

Champagne-Dom-Pérignon-P2

Potrei citare altri collegamenti perfetti: Angelo Gaja e il suo Barbaresco, entrambi esprimono la stessa forza entusiasta e innovatrice, Franco Biondi Santi e il suo Brunello con una uguale austera eleganza e un uguale rispetto delle tradizioni ….. con il passare del tempo la simbiosi fra i produttori e il loro vino è diminuita. Sarà forse la presenza di agronomi, enologi, addetti al commerciale e al marketing che diluiscono la personalità del creatore in mezzo a troppi apporti di natura tecnica o economica. Insomma gli uomini come Bepi Quintarelli che si rispecchiava nel suo Amarone e nelle sue etichette scritte a mano, sono sempre più rari.

Io voterò SI e vi spiego perché

Io non mi rassegno a l’Italia che affonda. Le lotte fra i politici non mi interessano io spero nel cambiamento

Io voterò SI

Io voterò SI

Di Donatella Cinelli Colombini
In primo luogo voterò Si al referendum perché sono fra quelli che D’Alema considera vecchi che non capiscono il contenuto della norma. Capirai, è giovane lui!

Poi perché trovo odioso che fra i sostenitori del NO ci siano anche parlamentari che hanno approvato la riforma. Ci prendono in giro?

Fra chi sostiene il NO c’è l’estrema destra e l’estrema sinista, anche questa è una cosa che non mi piace. Non mi sembra un’aggregato capace di unirsi per proporre un’alternativa nel futuro, ma piuttosto di dire NO all’infinito.

referendum

referendum

Invese io voto SI perché la riforma contiene molti provvedimenti utili: finisce il bicameralismo perfetto e il lunghissimo ping pong dei disegni di legge da una Camera all’altra. Con la riforma ci saranno anche date certe per l’approvazione. Finalmente!

Altra cosa buona sarà la riduzione delle competenze delle Regioni che ora sono spesso sovrapposte a quelle nazionali. E soprattutto le spese delle Regioni.  E’ indispensabile tagliare se non vogliamo che la voragine del debito pubblico ci inghiotta. 

I cinesi vincono il Championnats du Monde de Dégustation

I nostri diciottesimi su 21 concorrenti. Il Championnats du Monde de Dégustation della « Revue du Vin de France>> si basa sull’assaggio bendato di 12 vini

Vincitori-cinesi-del-Championnats-du-Monde-de-Dégustation

Vincitori-cinesi-del-Championnats-du-Monde-de-Dégustation

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne
Il risultato chock ha fatto il giro del mondo perché nessuno si aspettava una simile performance da parte della squadra di assaggiatori cinesi. Invece la loro vittoria del Championnats du Monde de Dégustation è stata netta 108 punti, davanti alla “nazionale” di Francia che ne ha ottenuti 102 e al team USA con 100 punti. Per i nostri sommelier FISAR Andrea Podazza, Stefania Turato, Valerio Sisti, Alessandro Barbieri e il coach Pierre-Yves Challier un risultato davvero deludente di 48 punti superati dalle squadre di Paesi, in certi casi, molto piccoli e meno blasonati del nostro: Belgio, Principato di Andorra, Sudafrica,

team-italiano-al-Championnats-du-Monde-de-Dégustation

team-italiano-al-Championnats-du-Monde-de-Dégustation

Finlandia, Lussemburgo, Polonia, Spagna, Regno Unito, Russia, Svizzera, Svezia, Ungheria, Portogallo e Argentina. Peccato perché, anche se in parte imputabile alla sfortuna, la figuraccia resta.
L’assaggio bendato ha riguardato 12 vini rappresentativi di zone produttive e vitigni molto importanti e con qualche concessione alle aree emergenti: 4 vini francesi, e poi una proposta per Australia, Nuova Zelanda, Spagna, USA, Sud Africa, Germania, Libano e Italia rappresentata da un Sangiovese Fontalloro 2010 di Felsina.

Tappo a vite: anche Penfolds ha dei dubbi

“I don’t think screwcap is the future” non credo che il tappo a vite sia il futuro dice Peter Gago enologo capo di Penfolds, la cantina della re-corking clinics

tappo-a-vite-e-clinica-dei-tappi

tappo-a-vite-e-clinica-dei-tappi

Di Donatella Cinelli Colombini

La dichiarazione trova perfettamente d’accorto tanti, come me, che preferiscono i tappo in sughero monopezzo per qualsiasi vino destinato rimanere in bottiglia per anni. Tuttavia la dichiarazione è stupefacente perché arriva da chi fa largo uso di tappi a vite fino dal 1971 e non solo per i bianchi ma persino su vini di alta gamma destinati a durare nel tempo.
Qualche mese fa ho bevuto un Penfolds BIN 389 del 2006 (prezzo oltre 60€) con tappo a vite, trovandolo eccellente. Infatti Gago sostiene che questo tipo di

Tappi-a-vite-Penfolds-collection

Tappi-a-vite-Penfolds-collection

chiusura teme più il caldo che il tempo. Secondo lui è quasi impossibile capire se la bottiglia è stata esposta al calore perché non avviene come con il tappo di sughero che tende a uscire per effetto della dilatazione del vino. In qualche modo si facilita la vita ai disonesti che, per guadagnare di più, usano container o magazzini non climatizzati dove le temperature salgono oltre i 40°C. Nessuno può accorgersi del loro imbroglio fino al momento in cui le bottiglie vengono aperte.

Migliori vini del mondo degli ultimi 25 anni

La classifica delle classifiche: i vini che hanno ottenuto i punteggi più alti dalla critica più influente del mondo. Predominio francese, anzi bordolese

Migliori-vini-del-mondo-chateau-d-yquem-sauternes-1er-cru-classe-2011

Migliori-vini-del-mondo-chateau-d-yquem-sauternes-1er-cru-classe

Di Donatella Cinelli Colombini

Sam Behrend ha cercato i migliori vini del mondo, partendo da quelli con il massimo giudizio di 100 centesimi negli ultimi 25 anni da parte di Robert Parker’s Wine Advocate, Wine Spectator, James Suckling, Vinous e Jancis Robinson (quest’ultima formula i giudizi in ventesimi) ed ha tirato fuori 500 referenze.
La Francia fa la parte del leone con quasi la metà delle etichette, seguita dai vini USA che sono il 20% del totale e poi arrivano i vini italiani. Esaminando più attentamente l’elenco Sam Behrend ha notato che Bordeaux ha quasi 100 vini con il massimo punteggio tallonata dalla Valle del Rodano con quasi altrettanti mentre sorprendentemente solo una dozzina di bottiglie della Borgogna hanno toccato l’olimpo dei 100/100. Situazione singolare visto che sono proprio questi ultimi i vini più cari.

Migliori-vini-del-mondo-chateau-margaux

Migliori-vini-del-mondo-chateau-margaux

In nessun caso c’è un’assoluta unanimità di giudizio. Bisogna tornare indietro fino al 1961 per trovare un vino che abbia messo d’accordo tutta la critica ottenendo il punteggio più alto da tutti. Si trattava Paul Jaboulet Aîné Hermitage La Chapelle.
Dopo la sua certosina ricerca Sam Behrend ha trovato solo cinque vini con il massimo punteggio da parte di 3 critici, due hanno colpito al cuore 4 assaggiatori ma nessuno ha fatto l’en plein.
Ed ecco i campioni:
1) 2001 Château d’Yquem, Sauternes con un punteggio medio di 99/100. Yquem è il solo Sauternes “Premier Cru Supérieur” per essere stato scelto fra i migliori vini di Francia nella celebre classifica del 1855, classifica che comprende anche i due Château sottostanti.

Il cuore delle Donne del Vino va al centro

IL 24 novembre, a tre mesi dalla prima forte scossa di terremoto, le Donne del vino organizzano cene per aiutare gli agricoltori dei territori colpiti

Il-nostro-cuore-va-al-centro

Il-nostro-cuore-va-al-centro

di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

La terra trema ancora ma c’è chi deve restare nella zona di Amatrice sfidando il pericolo e il freddo dell’inverno; sono gli agricoltori con il bestiame. A questi piccoli eroi dell’agricoltura più antica e tipica della zona colpita dal terremoto, i pastori, andrà il ricavato delle cene che le Donne del vino organizzeranno a tre mesi esatti dalla prima grande scossa che ha distrutto le case di Amatrice e Norcia. Il “cuore delle Donne del vino va al centro” evidenzia il disegno scelto per unificare in uno solo atto generoso le tante cene di raccolta fondi che si svolgeranno in Valle d’Aosta, Piemonte, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Basilicata, Campania, Puglia e Sardegna.  La prima cena, in Lazio, è già avvenute il 25 ottobre.
Il ricavato della raccolta fondi contribuirà a sostenere 15 produttori riuniti nel Consorzio di tutela L’Amatriciano: il Pecorino dei monti della Laga” fondato nel 2014. Producono il pecorino usato per preparare la più antica ricetta di pasta

L’Amatriciano: il Pecorino dei Monti della Laga

L’Amatriciano: il Pecorino dei Monti della Laga

all’amatriciana,antecedente alla scoperta dell’America e quindi senza pomodoro, la “gricia” a base di pecorino, guanciale di maiale e pepe nero.  Da oltre duemila anni le greggi pascolano in una zona montuosa al confine fra Abruzzo, Marche e Lazio in comuni tristemente noti per la distruzione causata dal terremoto come Amatrice, Accumuli e Arquata. La pastorizia è un’attività peculiare del territorio dei monti della Laga  sull’Appennino, fino da epoca romana con la tradizionale pratica della transumanza lungo la via Salaria. Il pecorino ottenuto dal loro latte ha caratteristiche chimiche ed organolettiche molto particolari e legate all’utilizzo dei pascoli ad alta quota, le cui specie botaniche crescono su un substrato pedologico arenaceo marnoso tipico dei Monti della Laga.

Wine2wine 6-7 dicembre a Verona, non mancate!

Le Donne del Vino ancora protagoniste di Wine2wine il principale forum italiano dedicato al business del vino

Wine2wine

Wine2wine

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Due giorni dedicati al marketing e alla comunicazione del vino, decine di miniconvegni dove i relatori devono condensare le informazioni in pochissimi minuti. Questo è Wine2wine, il forum dove acquisire gli strumenti per rendere più competitiva la propria impresa in un’epoca in cui i luoghi di consumo del vino sono sempre più lontani dai luoghi di produzione e gli scambi internazionali sono raddoppiati in vent’anni.

Wine2wine-Ian-DAgata-

Wine2wine-Ian-DAgata-

Quali sono le nuove tendenza dei consumi e quali i mercati esteri in crescita? Come, le cantine, dovrebbero impostare la loro strategia di web marketing e advertising mentre la decisione di acquisto del vino dipende sempre più dai social media?
Queste le due domande principali a cui Wine2wine 2016 darà una risposta con approfondimenti dedicati alla comunicazione digitale, alla Germania e alla Svezia. Il gigante tedesco è il secondo Paese importatore di vino dall’Italia e verrà illustrato da Hermann Pilz direttore di Weinwirtschaft fra le maggiori riviste specializzate.

2 belle storie di Donne del vino

Il cuore delle Donne del vino: cene in favore dei pastori terremotati, asta di bottiglie rare raccoglie 9.300 € per i grandi ustionati poveri del mondo

Asta-vini-rari-delle-Donne-de-Vino-Alessandra-Fedi-ha-battuto-l'asta

Asta-vini-rari-delle-Donne-de-Vino-Alessandra-Fedi-ha-battuto-l’asta

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Il 24 novembre (Abruzzo e Lazio in date diverse) le Donne del Vino organizzeranno cene in 11 regioni; le loro migliori bottiglie renderanno prelibati questi convivi dimostrando che la solidarietà ha sempre un ottimo sapore.
Il cuore delle Donne del vino batte al centro e sostiene i piccoli eroi del terremoto, quelli che rimangono coraggiosamente accanto alle loro greggi mentre la terra trema. Sono in 15 riuniti nel “Consorzio per la tutela e la valorizzazione de l’Amatriciano” il pecorino tipico dei monti della Laga sull’Appennino. Affrontano il freddo e la paura

Asta-vini-rari-delle-Donne-del-Vino

Asta-vini-rari-delle-Donne-del-Vino

nell’inverno dopo il terremoto per conservare una tradizione antica e preziosa al pari di un resto archeologico: i formaggi ottenuti, fino dall’epoca romana, dai pastori della transumanza sulla Via Salaria. Gran parte dei loro piccoli caseifici sono crollati e la lavorazione del latte si è concentrata nelle strutture consortili con grandissimi problemi anche commerciali perché nella zona terremotata il turismo non esiste più.

L’invito è quello di partecipare alle cene contribuendo a raccogliere fondi da mettere immediatamente a disposizione di questi piccoli eroi del terremoto.

Troppe truffe e poco extravergine: compratelo in campagna

3 ristoranti su 4 non rispettano l’obbligo del tappo antirabbocco, 278% di incremento dei sequestri di oli adulterati, contraffatti o falsificati

truffe-all'extravergine-controlli-del-NAS

truffe-all’extravergine-controlli-del-NAS

Di Donatella Cinelli Colombini
I dati sulle contraffazioni e i consigli a chi vuole avere in casa dell’extravergine che esalta il sapore dei cibi e fa bene alla sua salute
I truffatori stanno distruggendo la reputazione dell’olio extravergine italiano. Un prestigio costruito in anni e anni di lavoro e di investimenti per qualificazione di oliveti, frantoi e le persone che ci lavorano. Un milione di ettari di oliveti, il maggior numero di oli extravergine a denominazione (44) in Europa così come il maggior numero di varietà d’ulivo del mondo con 395 cultivar (leggi Cronache di Gusto).
La giornata dell’olio d’oliva, che ha avuto luogo a Firenze il 28 settembre, si è trasformata in un processo, con la Coldiretti sulle barricate e diecimila agricoltori inferociti arrivati in città con i trattori.

Extravergine-Fattoria-del-Colle-Bruschetta

Extravergine-Fattoria-del-Colle-Bruschetta

Quadruplicate le frodi nel settore con al primo posto la vendita di olio straniero come made in Italy e persino olio di semi etichettato per extravergine. Ed ecco che Roberto Moncalvo Presidente della Coldiretti chiede i nomi <<delle aziende di destinazione degli oli di oliva importati dall’estero>>. E’ infatti questa la cosa che fa più paura a chi importa navi cisterna cariche di olio di dubbia provenienza e di dubbia qualità; che si sappia il suo nome. 29,5 milioni di Euro di merce sequestrata, 58 persone segnalate all’autorità giudiziaria non sono infatti bastati a fermare quella che appare una truffa dilagante: compro olio estero, lo confeziono in Italia e lo rivendono come fosse nato nei nostri oliveti.

Lieviti autoctoni e i profumi del vino

Lieviti autoctoni influenzano l’aroma dei vini più del terreno. La rivoluzionaria scoperta arriva dalla Nuova Zelanda ed è rilanciata da Attilio Scienza

lieviti-autoctoni-mosto

lieviti-autoctoni-mosto

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

E pensare che fino a vent’anni fa l’inoculo di lieviti industriali, selezionati chi sa dove, sembrava l’unico modo per effettuare fermentazioni perfette! Chiedere a un enologo di vinificare in modo spontaneo equivaleva a una minaccia e portava a risposte del tipo << ma lei vuole fare del buon vino o no?>> .
Poi, come in tanti altri casi, la natura ha dimostrato di saper fare meglio dell’uomo e i lieviti addomesticati ( si chiamano proprio così per la plasticità del loro genoma) hanno manifestato una spinta all’omologazione che è l’esatto opposto della direzione della civiltà attuale.

vendemmia-2016-scelta-acini-sangiovese-Casato-Prime-Donne

vendemmia-2016-scelta-acini-sangiovese-Casato-Prime-Donne

Trebicchieri periodico web del Gambero Rosso pubblica un articolo di Attilio Scienza che commenta le recenti scoperte di un gruppo di ricercatori neo zelandesi sui lieviti indigeni e la loro enorme influenza sui caratteri identitari dei vini. Le indagini effettuate su Sauvignon di sei zone diverse hanno addirittura rivelato che i lieviti influenzano i caratteri sensoriali dei vini più del terreno o del clima. In termini più tecnici i ricercatori hanno visto che l’aroma di questi vini dipendeva da 39 metaboliti che i lieviti producevano durante la fermentazione. 29 di questi metaboliti variavano da zona a zona.

Carte dei vini: meglio 100 oppure 1.000 vini in carta?

I lettori del Wine Spectator preferiscono le carte dei vini con meno di 350 etichette e anche i Sommelier italiani TOP rifiutano le liste sterminate

Carte dei vini dei ristoranti

Carte dei vini dei ristoranti

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Il Wine Spectator, più autorevole magazine del vino a livello mondiale, ha lettori che amano e soprattutto comprano bottiglie importanti, cioè clienti abituali di ristoranti stellati e collezionisti che hanno in casa cantinette blindate dal valore di centinaia di migliaia di Dollari. A questa élite di appassionati il sito del Wine Specator pone spesso delle domande; non si tratta di vere statistiche quanto piuttosto di sondaggi che danno l’idea del sentiment dei consumatori di vino più esigenti. Questa volta il quesito era << Quanto dovrebbe essere ampia la carta vini di un ristorante?>>
Il lettore poteva scegliere fra quattro possibili risposte:
1) meno di 90, non voglio dedicare troppo tempo alla scelta perché preferisco

Anna-Sala-Wicky's-Milano

Anna-Sala-Wicky’s-Milano

godermi la cena
2) tra i 90 e i 349, voglio avere un buon numero di scelte fra vini capaci di accompagnare il menù e con prezzi convenienti
3) da 350 a 1.000; voglio una scelta ricca e ampia ma senza che richieda troppo tempo a sfogliare un tomo gigante;
4) più di 1.000, voglio l’opportunità di scelta più ampia possibile e mi piace cercare i vini esclusivi
I risultati sono chiarissimi: 49% ha scelto la risposta 2 e il 35% la risposta 3 mentre quelli che prediligono libroni con un numero sterminato di vini sono un’esigua minoranza.

Le più pericolose combinazioni di farmaci e alcool

Alcuni mix di farmaci e alcol sono rischiosi e poco noti come la pillola anticoncezionale o gli antidolorifici, ma gli effetti sono impressionanti.

le più pericolose combinazioni di alcol e farmaci

le più pericolose combinazioni di alcol e farmaci

Di Donatella Cinelli Colombini

Tutti sappiamo di non bere alcolici mentre prendiamo gli antibiotici. In realtà non si tratta della combinazione più rischiosa: anzi non compare proprio nella lista dei TOP 5 a cui stare più attenti. Ovviamente l’alcool è pericolosissimo nel caso vengano assunti farmaci che agiscono sul sistema nervoso quali antidepressivi, stimolanti o sedativi, ma purtroppo è ben noto che molti soggetti fanno uso dell’uno e degli altri proprio a causa della situazione che ha creato lo stato di infelicità e del disordine esistenziale che ne consegue.
Meno noto è il rischio alcol per chi ha assunto un antidolorifico perché ha mal di testa o il “colpo della strega”. Quando la sofferenza passa si potrebbe credere di poter fare una vita normale: invece c’è bisogno di qualche precauzione in più per non finire in ospedale.

                                                                       
Cinelli Colombini
Privacy Overview

Questo sito web utilizza i cookie per offrirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie vengono memorizzate nel tuo browser e svolgono funzioni come riconoscerti quando torni sul nostro sito web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito ritieni più interessanti e utili.