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Io voterò SI e vi spiego perché

Io non mi rassegno a l’Italia che affonda. Le lotte fra i politici non mi interessano io spero nel cambiamento

Io voterò SI

Io voterò SI

Di Donatella Cinelli Colombini
In primo luogo voterò Si al referendum perché sono fra quelli che D’Alema considera vecchi che non capiscono il contenuto della norma. Capirai, è giovane lui!

Poi perché trovo odioso che fra i sostenitori del NO ci siano anche parlamentari che hanno approvato la riforma. Ci prendono in giro?

Fra chi sostiene il NO c’è l’estrema destra e l’estrema sinista, anche questa è una cosa che non mi piace. Non mi sembra un’aggregato capace di unirsi per proporre un’alternativa nel futuro, ma piuttosto di dire NO all’infinito.

referendum

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Invese io voto SI perché la riforma contiene molti provvedimenti utili: finisce il bicameralismo perfetto e il lunghissimo ping pong dei disegni di legge da una Camera all’altra. Con la riforma ci saranno anche date certe per l’approvazione. Finalmente!

Altra cosa buona sarà la riduzione delle competenze delle Regioni che ora sono spesso sovrapposte a quelle nazionali. E soprattutto le spese delle Regioni.  E’ indispensabile tagliare se non vogliamo che la voragine del debito pubblico ci inghiotta. 

I cinesi vincono il Championnats du Monde de Dégustation

I nostri diciottesimi su 21 concorrenti. Il Championnats du Monde de Dégustation della « Revue du Vin de France>> si basa sull’assaggio bendato di 12 vini

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Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne
Il risultato chock ha fatto il giro del mondo perché nessuno si aspettava una simile performance da parte della squadra di assaggiatori cinesi. Invece la loro vittoria del Championnats du Monde de Dégustation è stata netta 108 punti, davanti alla “nazionale” di Francia che ne ha ottenuti 102 e al team USA con 100 punti. Per i nostri sommelier FISAR Andrea Podazza, Stefania Turato, Valerio Sisti, Alessandro Barbieri e il coach Pierre-Yves Challier un risultato davvero deludente di 48 punti superati dalle squadre di Paesi, in certi casi, molto piccoli e meno blasonati del nostro: Belgio, Principato di Andorra, Sudafrica,

team-italiano-al-Championnats-du-Monde-de-Dégustation

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Finlandia, Lussemburgo, Polonia, Spagna, Regno Unito, Russia, Svizzera, Svezia, Ungheria, Portogallo e Argentina. Peccato perché, anche se in parte imputabile alla sfortuna, la figuraccia resta.
L’assaggio bendato ha riguardato 12 vini rappresentativi di zone produttive e vitigni molto importanti e con qualche concessione alle aree emergenti: 4 vini francesi, e poi una proposta per Australia, Nuova Zelanda, Spagna, USA, Sud Africa, Germania, Libano e Italia rappresentata da un Sangiovese Fontalloro 2010 di Felsina.

Tappo a vite: anche Penfolds ha dei dubbi

“I don’t think screwcap is the future” non credo che il tappo a vite sia il futuro dice Peter Gago enologo capo di Penfolds, la cantina della re-corking clinics

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Di Donatella Cinelli Colombini

La dichiarazione trova perfettamente d’accorto tanti, come me, che preferiscono i tappo in sughero monopezzo per qualsiasi vino destinato rimanere in bottiglia per anni. Tuttavia la dichiarazione è stupefacente perché arriva da chi fa largo uso di tappi a vite fino dal 1971 e non solo per i bianchi ma persino su vini di alta gamma destinati a durare nel tempo.
Qualche mese fa ho bevuto un Penfolds BIN 389 del 2006 (prezzo oltre 60€) con tappo a vite, trovandolo eccellente. Infatti Gago sostiene che questo tipo di

Tappi-a-vite-Penfolds-collection

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chiusura teme più il caldo che il tempo. Secondo lui è quasi impossibile capire se la bottiglia è stata esposta al calore perché non avviene come con il tappo di sughero che tende a uscire per effetto della dilatazione del vino. In qualche modo si facilita la vita ai disonesti che, per guadagnare di più, usano container o magazzini non climatizzati dove le temperature salgono oltre i 40°C. Nessuno può accorgersi del loro imbroglio fino al momento in cui le bottiglie vengono aperte.

Migliori vini del mondo degli ultimi 25 anni

La classifica delle classifiche: i vini che hanno ottenuto i punteggi più alti dalla critica più influente del mondo. Predominio francese, anzi bordolese

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Di Donatella Cinelli Colombini

Sam Behrend ha cercato i migliori vini del mondo, partendo da quelli con il massimo giudizio di 100 centesimi negli ultimi 25 anni da parte di Robert Parker’s Wine Advocate, Wine Spectator, James Suckling, Vinous e Jancis Robinson (quest’ultima formula i giudizi in ventesimi) ed ha tirato fuori 500 referenze.
La Francia fa la parte del leone con quasi la metà delle etichette, seguita dai vini USA che sono il 20% del totale e poi arrivano i vini italiani. Esaminando più attentamente l’elenco Sam Behrend ha notato che Bordeaux ha quasi 100 vini con il massimo punteggio tallonata dalla Valle del Rodano con quasi altrettanti mentre sorprendentemente solo una dozzina di bottiglie della Borgogna hanno toccato l’olimpo dei 100/100. Situazione singolare visto che sono proprio questi ultimi i vini più cari.

Migliori-vini-del-mondo-chateau-margaux

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In nessun caso c’è un’assoluta unanimità di giudizio. Bisogna tornare indietro fino al 1961 per trovare un vino che abbia messo d’accordo tutta la critica ottenendo il punteggio più alto da tutti. Si trattava Paul Jaboulet Aîné Hermitage La Chapelle.
Dopo la sua certosina ricerca Sam Behrend ha trovato solo cinque vini con il massimo punteggio da parte di 3 critici, due hanno colpito al cuore 4 assaggiatori ma nessuno ha fatto l’en plein.
Ed ecco i campioni:
1) 2001 Château d’Yquem, Sauternes con un punteggio medio di 99/100. Yquem è il solo Sauternes “Premier Cru Supérieur” per essere stato scelto fra i migliori vini di Francia nella celebre classifica del 1855, classifica che comprende anche i due Château sottostanti.

Il cuore delle Donne del Vino va al centro

IL 24 novembre, a tre mesi dalla prima forte scossa di terremoto, le Donne del vino organizzano cene per aiutare gli agricoltori dei territori colpiti

Il-nostro-cuore-va-al-centro

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di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

La terra trema ancora ma c’è chi deve restare nella zona di Amatrice sfidando il pericolo e il freddo dell’inverno; sono gli agricoltori con il bestiame. A questi piccoli eroi dell’agricoltura più antica e tipica della zona colpita dal terremoto, i pastori, andrà il ricavato delle cene che le Donne del vino organizzeranno a tre mesi esatti dalla prima grande scossa che ha distrutto le case di Amatrice e Norcia. Il “cuore delle Donne del vino va al centro” evidenzia il disegno scelto per unificare in uno solo atto generoso le tante cene di raccolta fondi che si svolgeranno in Valle d’Aosta, Piemonte, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Basilicata, Campania, Puglia e Sardegna.  La prima cena, in Lazio, è già avvenute il 25 ottobre.
Il ricavato della raccolta fondi contribuirà a sostenere 15 produttori riuniti nel Consorzio di tutela L’Amatriciano: il Pecorino dei monti della Laga” fondato nel 2014. Producono il pecorino usato per preparare la più antica ricetta di pasta

L’Amatriciano: il Pecorino dei Monti della Laga

L’Amatriciano: il Pecorino dei Monti della Laga

all’amatriciana,antecedente alla scoperta dell’America e quindi senza pomodoro, la “gricia” a base di pecorino, guanciale di maiale e pepe nero.  Da oltre duemila anni le greggi pascolano in una zona montuosa al confine fra Abruzzo, Marche e Lazio in comuni tristemente noti per la distruzione causata dal terremoto come Amatrice, Accumuli e Arquata. La pastorizia è un’attività peculiare del territorio dei monti della Laga  sull’Appennino, fino da epoca romana con la tradizionale pratica della transumanza lungo la via Salaria. Il pecorino ottenuto dal loro latte ha caratteristiche chimiche ed organolettiche molto particolari e legate all’utilizzo dei pascoli ad alta quota, le cui specie botaniche crescono su un substrato pedologico arenaceo marnoso tipico dei Monti della Laga.

Wine2wine 6-7 dicembre a Verona, non mancate!

Le Donne del Vino ancora protagoniste di Wine2wine il principale forum italiano dedicato al business del vino

Wine2wine

Wine2wine

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Due giorni dedicati al marketing e alla comunicazione del vino, decine di miniconvegni dove i relatori devono condensare le informazioni in pochissimi minuti. Questo è Wine2wine, il forum dove acquisire gli strumenti per rendere più competitiva la propria impresa in un’epoca in cui i luoghi di consumo del vino sono sempre più lontani dai luoghi di produzione e gli scambi internazionali sono raddoppiati in vent’anni.

Wine2wine-Ian-DAgata-

Wine2wine-Ian-DAgata-

Quali sono le nuove tendenza dei consumi e quali i mercati esteri in crescita? Come, le cantine, dovrebbero impostare la loro strategia di web marketing e advertising mentre la decisione di acquisto del vino dipende sempre più dai social media?
Queste le due domande principali a cui Wine2wine 2016 darà una risposta con approfondimenti dedicati alla comunicazione digitale, alla Germania e alla Svezia. Il gigante tedesco è il secondo Paese importatore di vino dall’Italia e verrà illustrato da Hermann Pilz direttore di Weinwirtschaft fra le maggiori riviste specializzate.

2 belle storie di Donne del vino

Il cuore delle Donne del vino: cene in favore dei pastori terremotati, asta di bottiglie rare raccoglie 9.300 € per i grandi ustionati poveri del mondo

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Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Il 24 novembre (Abruzzo e Lazio in date diverse) le Donne del Vino organizzeranno cene in 11 regioni; le loro migliori bottiglie renderanno prelibati questi convivi dimostrando che la solidarietà ha sempre un ottimo sapore.
Il cuore delle Donne del vino batte al centro e sostiene i piccoli eroi del terremoto, quelli che rimangono coraggiosamente accanto alle loro greggi mentre la terra trema. Sono in 15 riuniti nel “Consorzio per la tutela e la valorizzazione de l’Amatriciano” il pecorino tipico dei monti della Laga sull’Appennino. Affrontano il freddo e la paura

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nell’inverno dopo il terremoto per conservare una tradizione antica e preziosa al pari di un resto archeologico: i formaggi ottenuti, fino dall’epoca romana, dai pastori della transumanza sulla Via Salaria. Gran parte dei loro piccoli caseifici sono crollati e la lavorazione del latte si è concentrata nelle strutture consortili con grandissimi problemi anche commerciali perché nella zona terremotata il turismo non esiste più.

L’invito è quello di partecipare alle cene contribuendo a raccogliere fondi da mettere immediatamente a disposizione di questi piccoli eroi del terremoto.

Troppe truffe e poco extravergine: compratelo in campagna

3 ristoranti su 4 non rispettano l’obbligo del tappo antirabbocco, 278% di incremento dei sequestri di oli adulterati, contraffatti o falsificati

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Di Donatella Cinelli Colombini
I dati sulle contraffazioni e i consigli a chi vuole avere in casa dell’extravergine che esalta il sapore dei cibi e fa bene alla sua salute
I truffatori stanno distruggendo la reputazione dell’olio extravergine italiano. Un prestigio costruito in anni e anni di lavoro e di investimenti per qualificazione di oliveti, frantoi e le persone che ci lavorano. Un milione di ettari di oliveti, il maggior numero di oli extravergine a denominazione (44) in Europa così come il maggior numero di varietà d’ulivo del mondo con 395 cultivar (leggi Cronache di Gusto).
La giornata dell’olio d’oliva, che ha avuto luogo a Firenze il 28 settembre, si è trasformata in un processo, con la Coldiretti sulle barricate e diecimila agricoltori inferociti arrivati in città con i trattori.

Extravergine-Fattoria-del-Colle-Bruschetta

Extravergine-Fattoria-del-Colle-Bruschetta

Quadruplicate le frodi nel settore con al primo posto la vendita di olio straniero come made in Italy e persino olio di semi etichettato per extravergine. Ed ecco che Roberto Moncalvo Presidente della Coldiretti chiede i nomi <<delle aziende di destinazione degli oli di oliva importati dall’estero>>. E’ infatti questa la cosa che fa più paura a chi importa navi cisterna cariche di olio di dubbia provenienza e di dubbia qualità; che si sappia il suo nome. 29,5 milioni di Euro di merce sequestrata, 58 persone segnalate all’autorità giudiziaria non sono infatti bastati a fermare quella che appare una truffa dilagante: compro olio estero, lo confeziono in Italia e lo rivendono come fosse nato nei nostri oliveti.

Lieviti autoctoni e i profumi del vino

Lieviti autoctoni influenzano l’aroma dei vini più del terreno. La rivoluzionaria scoperta arriva dalla Nuova Zelanda ed è rilanciata da Attilio Scienza

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Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

E pensare che fino a vent’anni fa l’inoculo di lieviti industriali, selezionati chi sa dove, sembrava l’unico modo per effettuare fermentazioni perfette! Chiedere a un enologo di vinificare in modo spontaneo equivaleva a una minaccia e portava a risposte del tipo << ma lei vuole fare del buon vino o no?>> .
Poi, come in tanti altri casi, la natura ha dimostrato di saper fare meglio dell’uomo e i lieviti addomesticati ( si chiamano proprio così per la plasticità del loro genoma) hanno manifestato una spinta all’omologazione che è l’esatto opposto della direzione della civiltà attuale.

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vendemmia-2016-scelta-acini-sangiovese-Casato-Prime-Donne

Trebicchieri periodico web del Gambero Rosso pubblica un articolo di Attilio Scienza che commenta le recenti scoperte di un gruppo di ricercatori neo zelandesi sui lieviti indigeni e la loro enorme influenza sui caratteri identitari dei vini. Le indagini effettuate su Sauvignon di sei zone diverse hanno addirittura rivelato che i lieviti influenzano i caratteri sensoriali dei vini più del terreno o del clima. In termini più tecnici i ricercatori hanno visto che l’aroma di questi vini dipendeva da 39 metaboliti che i lieviti producevano durante la fermentazione. 29 di questi metaboliti variavano da zona a zona.

Carte dei vini: meglio 100 oppure 1.000 vini in carta?

I lettori del Wine Spectator preferiscono le carte dei vini con meno di 350 etichette e anche i Sommelier italiani TOP rifiutano le liste sterminate

Carte dei vini dei ristoranti

Carte dei vini dei ristoranti

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Il Wine Spectator, più autorevole magazine del vino a livello mondiale, ha lettori che amano e soprattutto comprano bottiglie importanti, cioè clienti abituali di ristoranti stellati e collezionisti che hanno in casa cantinette blindate dal valore di centinaia di migliaia di Dollari. A questa élite di appassionati il sito del Wine Specator pone spesso delle domande; non si tratta di vere statistiche quanto piuttosto di sondaggi che danno l’idea del sentiment dei consumatori di vino più esigenti. Questa volta il quesito era << Quanto dovrebbe essere ampia la carta vini di un ristorante?>>
Il lettore poteva scegliere fra quattro possibili risposte:
1) meno di 90, non voglio dedicare troppo tempo alla scelta perché preferisco

Anna-Sala-Wicky's-Milano

Anna-Sala-Wicky’s-Milano

godermi la cena
2) tra i 90 e i 349, voglio avere un buon numero di scelte fra vini capaci di accompagnare il menù e con prezzi convenienti
3) da 350 a 1.000; voglio una scelta ricca e ampia ma senza che richieda troppo tempo a sfogliare un tomo gigante;
4) più di 1.000, voglio l’opportunità di scelta più ampia possibile e mi piace cercare i vini esclusivi
I risultati sono chiarissimi: 49% ha scelto la risposta 2 e il 35% la risposta 3 mentre quelli che prediligono libroni con un numero sterminato di vini sono un’esigua minoranza.

Le più pericolose combinazioni di farmaci e alcool

Alcuni mix di farmaci e alcol sono rischiosi e poco noti come la pillola anticoncezionale o gli antidolorifici, ma gli effetti sono impressionanti.

le più pericolose combinazioni di alcol e farmaci

le più pericolose combinazioni di alcol e farmaci

Di Donatella Cinelli Colombini

Tutti sappiamo di non bere alcolici mentre prendiamo gli antibiotici. In realtà non si tratta della combinazione più rischiosa: anzi non compare proprio nella lista dei TOP 5 a cui stare più attenti. Ovviamente l’alcool è pericolosissimo nel caso vengano assunti farmaci che agiscono sul sistema nervoso quali antidepressivi, stimolanti o sedativi, ma purtroppo è ben noto che molti soggetti fanno uso dell’uno e degli altri proprio a causa della situazione che ha creato lo stato di infelicità e del disordine esistenziale che ne consegue.
Meno noto è il rischio alcol per chi ha assunto un antidolorifico perché ha mal di testa o il “colpo della strega”. Quando la sofferenza passa si potrebbe credere di poter fare una vita normale: invece c’è bisogno di qualche precauzione in più per non finire in ospedale.

Vino birra e presidenze: Taittinger e Trump 

Donald Trump e Pierre-Emmanuel Taittinger per due presidenze in USA e in Francia ma Trump ama la birra e l’altro è un produttore di Champagne

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Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Peccato che il francese abbia cambiato i suoi piani solo cinque giorni dopo aver dichiarato la sua intenzione di correre per l’Eliseo nel 2017. I Taittinger sono una grande famiglia dello Champagne ma hanno anche dei precedenti in politica. Il padre di Pierre Emmanuel Taittinger è stato deputato maggiore di Reims e lui stesso è stato nel Consiglio generale della Marna dal 1985 al 1992. Brillantissimo uomo d’affari ha riacquistato la cantina di Champagne fondata da suo nonno che era stata venduta a un fondo pensioni americano. Ha cantine in California, in Savoia … presiede la cave de Champagne di famiglia dal 2007 e la mission Coteaux, Maisons et Caves de Champagne. E’ durante la celebrazione del primo anniversario dell’iscrizione nel patrimonio Unesco delle cantine dello Champagne che Taittinger ha annunciato di voler diventare Presidente della

Vino-birra-e-presidenze-Pierre-Emmanuel-Taittinger

Vino-birra-e-presidenze-Pierre-Emmanuel-Taittinger

Repubblica Francese. Poi è successo qualcosa e, cinque giorni dopo, ha ritrattato, peccato ! Sarebbe stato un bel colpo per noi produttori di vino anche perchè, sul fronte opposto, quello della birra, il candidato alla presidenza c’è davvero : Donald Trump. Uno dei programmi del miliardario candidato alla Presidenza è << Makes Beer Great Again>> faremo di nuovo grande la birra. Ed ecco un boccale con l’aspetto di Trump, contiene 22 once di birra, costa 39,95 Dollari ed ha anche una versione più piccola. Ironia della sorte il boccale è fatto in Cina.
Si è dunque innescata una guerra presidenziale della birra con alcune birrerie che producono addirittura bionde anti-Trump e una che ha usato il popolare gioco di John Oliver <<Make Donald Drumpf Again>>. Nonostante questo Donald Trump possiede un’azienda vinicola in Virginia gestita dal figlio Eric.

Artadi, il rivoluzionario del vino spagnolo

Juan Carlos Lòpez de Lacalle autore di alcuni dei più strepitosi vini spagnoli a Artadi lascia la denominazione Rioja

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Artadi-Juan-Carlos–Lopez-de-Acalle

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

La sua cantina Artadi non fa più parte di questa denominazione. Cancellata anche dalle etichette dei suoi vini e soprattutto da quelle più celebrate dalla critica internazionale, le single vineyard: Valdegines, El Carretil, El Pison la vigna a cui suo nonno ha dedicato una vita di lavoro e che, con il vino 2004, ha ottenuto 100 centesimi da parte del Wine Advocate di Robert Parker.

Artadi-barricaia

Artadi-barricaia

Il suo è un addio detto con garbo in un comunicato di 25 righe che tuttavia ha scatenato polemiche in tutti i giornali del vino del mondo. Il gesto di Juan Carlos Lòpez de Lacalle equivale infatti a un atto di accusa e le sue parole, benchè molto misurate, non lasciano spazio a equivoci <<Rioja produce 500 milioni di bottiglie in 600 cantine … la produzione è sei volte più grande di quelle di vent’anni fa>>.

Un’ alga nelle vigne sostituirà i pesticidi?

Per chi crede nel Bio come me la notizia strepitosa: alga è capace di preservare le vigne contro le malattie da funghi: peronospora, bortrite e mal dell’esca

Di Donatella Cinelli Colombini

Un’alga nelle vigne sconfigge le malattie: brutte notizie per la Bayer che da pochi giorni ha comprato la Monsanto per la piccola cifra di 66 miliardi di Dollari diventando il colosso mondiale dell’agribusiness con il 24% degli agrofarmaci (soprattutto erbicidi) e del 30% di quello delle sementi OGM (Organismi Geneticamente Modificati).

Botrite-addio-arriva-l'alga-nel-vigneto-per-mantere-sana-l'uva

Botrite-addio-arriva-l’alga-nel-vigneto-per-mantere-sana-l’uva

Come nelle favole, questo colosso planetario che sembra stendere le sue braccia tentacolari sopra i campi di tutto il mondo, trova una microscopico oppositore che potrebbe persino sconfiggerla. Una piccola società di Bordeaux che si chiama ImmunRise. Ha scoperto che una microalga che cresce a largo delle coste bretoni e una volta ridotta in polvere, produce una molecola che, in laboratorio, sconfigge le malattie fungine della vite meglio dei pesticidi.

                                                                       
Cinelli Colombini
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