Vino, studi, news, gossip

Ufficio stampa della cantina aperta al pubblico

Cosa fa l’ufficio stampa della cantina, in quali occasioni è più utile e perchè vino e  turismo del vino sono argomenti congiunti

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Di Donatella Cinelli Colombini

Tutti i consorzi delle denominazioni importanti e tutte le grandi cantine hanno un ufficio stampa, alcuni sono interni ma nella maggior parte dei casi sono esterni e lavorano per più di un cliente. Si tratta di agenzie specializzate nella promozione delle notizie di vino, turismo del vino e agroalimentare in senso lato. Nella quasi totalità esse hanno un portafoglio di contatti giornalistici italiani sono invece ancora rarissimi gli uffici stampa in grado di muoversi su uno scenario internazionale. Questa caratteristica è invece più sviluppata negli uffici relazioni esterne di consorzi e grandi cantine (ad esempio Chianti Classico e GIV) e offre enormi vantaggi perché

ufficio-stampa-delle-cantine-a-lavoro-Marzia-Morganti-MarteComunicazione

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l’influenza della stampa italiana, in termini di vendite di vino e visite turistiche, è molto diminuita, rispetto al passato, mentre i giornalisti esteri continuano ad aprire opportunità di business molto rilevanti soprattutto in mercati nuovi come la Cina.

L’INFLUENZA DELL STAMPA

Non esistono agenzie specializzate nel turismo del vino ma solo uffici stampa con una competenza nel settore vino e viaggi per cui i due argomenti vengono gestiti in modo congiunto come fossero parti inscindibili di un’unità che comprende luoghi, persone, storie e prodotti.

Agenzie turistiche per le cantine: ricerca on line

Come creare uno o più data base con i riferimenti delle agenzie turistiche di wine tours, wine trekking, winery visit & cooking lesson

Agenzia-turistica-di-trasporto-alternativo-in-cantina-Toscana

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Di Donatella Cinelli Colombini

Un tempo le agenzie turistiche venivano letteralmente “rubate” copiando le indicazioni scritte sull’esterno del bus e dei minivan posteggiati nelle città d’arte o davanti ai ristoranti vicini alla cantina. Indagini degne di Sherlock Holmes che tutt’ora hanno la loro efficacia soprattutto per le agenzie di turismo in bicicletta che hanno mezzi d’appoggio con nomi e siti segnati sulle fiancate.
Tuttavia la ricerca di agenzie e tour operator del vino avviene soprattutto via internet e richiede giorni e giorni di paziente lavoro. Per prima cosa bisogna dare un nome alla propria proposta individuando le parole chiave cioè le parole che il turista cercherebbe per prenotare ciò che l’azienda offre. Per esempio, per trovare agenzie che portano piccoli gruppi o individuali a vistare le cantine useremo le parole wine tour oppure winery tour tuscany o ancora wine tour Tuscany agency.

wine-tour

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winery tour anche con il nome della propria regione. Se invece l’intento è quello di proporre la visita in cantina insieme a una lezione di cucina tipica le parole saranno winery tour with cooking class. La ricerca Google di queste ultime parole da quasi sei milioni di indirizzi una parte dei quali di agenzie.
L’uso di termini inglesi dipende dalla diversità di comportamento fra i turisti del vino italiani e esteri: i connazionali sono enoturisti fai da te, mentre gli stranieri e soprattutto gli statunitensi, preferiscono prenotare il wine tour o la cooking class dalle agenzie di incoming.

L’università di Salerno dove nascono i futuri rural managers

Al Master in Wine business dell’Università di Salerno diretto dal bravissimo Giuseppe Festa per ritrovare il piacere di insegnare turismo del vino

Università-Salerno-Master-in-Wine-Business-2016

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Di Donatella Cinelli Colombini

L’Università di Salerno punta sempre più in alto, scalando la classifica degli atenei italiani ma anche allargando la propria offerta formativa e persino sfidando Napoli. Ed ecco che la storica facoltà di Agraria di Portici, la prima d’Italia, non è più l’unico corso di laurea in agraria della Campania perchè Salerno mette in campo un rivale. Inizio col botto: l’obiettivo era di 70 iscrizioni e ne sono arrivate oltre il doppio al punto da rimandare a casa un bel numero di aspiranti manager agricoli. Un successo oltre le previsioni che carica di entusiasmo il nuovo

Università-di-Salerno-Wine-Business-lezione-turismo-del-vino

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corpo docente fermamente deciso a rispondere alle nuove esigenze del mondo rurale dove sono più importanti di prima il management e il marketing. Una strategia poco diffusa negli atenei italiani ancora troppo concentrati sulle produzioni agricole, ma che a Salerno ha già espresso il Master in Wine Business diretto dal Professor Giuseppe Festa. Un corso giunto, quest’anno, alla quinta edizione e capace di dare agli studenti gli strumenti per gestire le cantine in modo aggiornato. Teoria e pratica in parallelo, quello che tutti chiedono e pochissimi fanno nelle università italiane.

2° parte Fiere, workshop, B2B e borse del turismo del vino

Cosa fare prima durante e dopo la partecipazione alle borse del turismo per accrescere il numero dei visitatori in cantina

Borsa-del-turismo-partecipazione-delle-cantine

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Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

DURANTE LE BORSE DEL TURISMO

In generale le borse del turismo comprendono la zona espositiva e gli workshop cioè i B2B in cui i buyers stanno seduti a piccoli tavoli e i rappresentanti delle strutture turistiche fanno la fila per offrire la propria proposta. Tutto è molto virtuale: video, company profile, listini … al massimo è possibile lasciare una chiavetta ma non certo i depliant soprattutto se sono grandi.  Le informazioni vanno mandate via internet. Quello che invece serve sempre è il biglietto da visita, di cui è utile avere una grossa scorta, con nomi, contatti e QRcode stampati tutti nello stessa facciata. I tempi delle presentazioni sono strettissimi e quindi catturare il tour

borsa-del-turismo-B2B

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operator è questione di pochi minuti e della capacità di attrarre la sua attenzione su quello che di diverso e di nuovo gli viene proposto. La lingua universale è l’inglese e conviene provare più volte la presentazione a casa scegliendo argomenti e battute per essere sicuri di colpire come un colpo di cannone. Tutti gli incontri e le cose dette devono essere registrate. I tradizionalisti lo fanno sul blocco notes usando la cucitrice per attaccare i biglietti degli operatori, chi si è aggiornato usa il telefonino per fotografare persone e biglietti da visita poi scrive gli appunti sul tablet.

Come portare i turisti in cantina: le fiere I°parte

Fiere, borse,  workshop, B2B come usarle per aumentare le visite in cantina. Un lavoro da fare prima, durante e dopo l’evento e da continuare sempre

Fiere-del-turismo-ITB-Berlin-2017

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Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino,  Casato Prime Donne

Nel nuovo libro “Marketing delle cantine aperte” la parte più strategica e quella che evolve più velocemente per la sua stretta relazione con il mondo digitale, è la tecnica per portare i visitatori in cantina. Per questo è la parte che scrivo per ultima, la più difficile.
Ci sono solo due concetti che rimangono fissi da anni: le destination turistiche prima si vendono e poi si realizzano. Non sono come il vino, che prima si produce e poi si propone ai buyers, ma esattamente il contrario. Per non rimanere vuoti il primo anno bisogna anticipare i tempi perché, a differenza degli altri prodotti dell’epoca globale, il turismo vende sogni cioè commercializza l’immagine della destinazione, per questo è sufficiente che “il prodotto” esista alcuni mesi dopo, quando il cliente fisicamente ci va.

Fiere-del-turismo-ITB

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Secondo punto: i sistemi convenzionali di promozione turistica funzionano poco, l’unico strumento efficace è il passaparola. Un tempo era quello reale, fra le persone, oggi è quello virtuale attraverso i social media oppure i portali di recensioni come TripAdvisor in cui ogni turista può mettere il suo giudizio.
Qui di seguito scriverò delle note basate sulle mie esperienze personali, su quello che ho visto nelle cantine di altri produttori e sulle pubblicazioni di marketing turistico.

Comportamenti più odiosi della gente del vino

Due classifiche a confronto, le cose deprecabili, i comportamenti odiosi della gente del vino secondo The Drinks Business e secondo me

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Di Donatella Cinelli Colombini

COMPORTAMENTI  FASTIDIOSI DURANTE LE DEGUSTAZIONI

Noi che produciamo, vendiamo oppure giudichiamo il vino siamo una comunità internazionale, generalmente piacevole e decisamente gaudente ma, come ogni altro aggregato umano abbiamo, i nostri difetti e alcuni  comportamenti odiosi della gente del vino danno davvero fastidio. Qui metto a confronto due liste di questi “peccati capitali”  la prima è della giornalista, Lauren Eads, e la seconda è la mia che sono produttrice a Montalcino. Il risultato è molto diverso e rispecchia due

Anteprima-Chianti-Classico

Anteprima-Chianti-Classico

diversi modi di giudicare le stesse occasioni di incontro cioè le degustazioni.

ECCO LA LISTA DI LAUREN

  • Sputare il vino da grande distanza come se fosse una gara di salto in lungo
  • Sputare in qualunque contenitore a portata di mano per poi scoprire che si trattava di una brocca da acqua
  • Esibire la velocità nel fare assaggi. Chi lavora con il vino è abituato ad assaggiare oltre 50 campioni al giorno ma la persona normale che vede fare una cosa del genere rimane sconcertata
  • Fare domande durante le degustazioni . Bisognerebbe evitare la conversazione e soprattutto le domande per non disturbare la concentrazione dell’assaggiatore
  • Imbucarsi in eventi riservati ai tecnici per bere grandi vini gratis, sfruttando lo spirito ospitale dei produttori. In genere è facile individuare questi personaggi perché non sputano ma si dilungano in lunghi discorsi
  • Ricevere pochissimo vino nel bicchiere. Nessuno lo vuole sprecare ma ne serve almeno due dita per sentire i profumi e il sapore
  • Una situazione spiacevole nelle degustazioni “around the table” riguarda la corsa all’assaggio delle bottiglie più care e più esclusive. Dopo pochi minuti sono esaurite e chi degusta con metodo – prima i bianchi leggeri, poi quelli strutturati, dopo i rossi giovani … -finisce per arrivare ai tavoli dei super vini quando sono ormai esauriti.
  • Il difetto più grosso è la supponenza di chi parla in modo difficile e soprattutto prolisso. Insomma chi “pontifica” di vino.

 

Montalcino – San Giovanni d’Asso: fusione d’amore?

Favorevoli e contrari alla fusione fra la terra del Brunello e quella del tartufo bianco delle Crete senesi. Ma in realtà dall’unione guadagnano tutti

Di Donatella Cinelli Colombini

Montalcino-San-Giovanni-nuovo comune

Montalcino-San-Giovanni-nuovo comune

Il nuovo comune, frutto della fusione fra Montalcino e San Giovanni d’Asso, si chiamerà solo Montalcino e sarà il 37° comune italiano per estensione con seimila abitanti, circostanza questa che lo metterà al riparo da future aggregazioni coatte. Infatti, nei prossimi anni le fusioni fra comuni  saranno obbligatorie per le comunità sotto la fatidica soglia dei 5.000 residenti. Solo adesso il “matrimonio” avviene come una scelta dei cittadini e viene anzi premiato da incentivi di 200.000 + 200.000 € l’anno. Presto le cose cambieranno per i piccoli poco lungimiranti che già ora faticano a mantenere scuole, ufficio postale, farmacia …. Hanno fatto bene, dunque, i due

Montalcino-San-Giovanni-fusione-di-Tartufo-e-Brunello

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sindaci – Silvio Franceschelli e Fabio Braconi – a progettare di unire le forze. Tutto il mondo politico applaude a questa scelta che è stata approvata con il voto unanime dei rispettivi consigli comunali e dell’assemblea regionale. Quest’ultima, il 25 luglio, ha dato via alla procedura: referendum consultivo il 16 ottobre, scioglimento dei due consigli comunali il 31 dicembre, arrivo del commissario prefettizio il I° gennaio e elezione del nuovo sindaco con la tornata elettorale di primavera. Resta da vedere il sentimento della popolazione e quanto sono percepite le opportunità collegate alla fusione.

Metà delle consumatrici USA preferisce il vino

E le donne diventano i consumatori chiave del primo mercato di esportazione del vino italiano. Wine lovers donne USA all’attacco

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Di Donatella Cinelli Colombini

La rivoluzione nei consumi del vino è femmina: metà delle consumatrici USA primo mercato estero dell’Italia in bottiglia, preferisce il vino e non la birra.

Bene l’export di vino italiano nel primo semestre 2016 con un 3,8% in più nei dieci maggiori Paesi importatori che, da soli, valgono il 70% del nostro business fuori confine. C’è chi fa meglio di noi ( gli spagnoli +9% grazie soprattutto agli sfusi e i francesi +8%) ma vendere all’estero 7,3 miliardi di vino in mezzo anno è un gran bel risultato.
<< Le importazioni di vini italiani nei principali mercati mondiali continuano ad

i-consumatori-usa-preferiscono-la-birra

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essere trainate dagli spumanti>> dice Denis Pantini, responsabile Wine Monitor di Nomisma a cui si devono questi dati. Calano le vendite in Germania e Regno Unito, quest’ultimo dato più che prevedibile sulla scia del brexit, ma crescono USA, Giappone e sorprendentemente in Russia dopo anni di calma piatta. Conviene soffermarci sul colosso americano,primo importatore di vino italiano e dare uno sguardo ai dati Gallup sul consumo di alcolici in USA (segnalati da WineNews).

Le quote rosa nei consorzi dei vini: favorevoli e contrari

Quote rosa nei consorzi dei vini: contrari Federdoc e AIGIC, contente ma preoccupate le Donne del vino, incapaci di capire i consumatori

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Quote-rosa-nei-Consorzi-di-tutela-Colomba-Mongiello-autrice-dell’emendamento

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Il Collegato agricolo alla legge di stabilità finanziaria che comprende l’emendamento dell’Onorevole Colomba Mongiello sulle “quote rosa” nei CDA dei Consorzi di tutela ha scatenato polemiche e contrasti. Una reazione, a tratti, al limite delle offese personali che i consumatori hanno seguito quasi con ilarità << contadini maschilisti, loro si che le sanno trattare le donne … come ai bei tempi! >> ed è stato commentato dai 5Stelle con toni ancora più pesanti <<Uno slot per le ‘mogli di’, slegato da qualunque criterio di rappresentanza, e che non ha nulla a che vedere con la meritocrazia e le pari opportunità>>.
La levata di scudi di Federdoc e AIGIC che riuniscono i maggiori consorzi del vino e dell’agroalimentare, alla norma Mongiello, ha trovato una immediata risposta alla Camera dei Deputati. L’emendamento prevede il 20% di donne nei CDA e la modifica degli statuti dei consorzi entro sei mesi dall’approvazione del provvedimento, ma nella stessa legge è stato introdotto un secondo emendamento firmato dagli Onorevoli Cenni, Tentori, Terrosi e Albini, che impegna il Governo ad applicare le norme con la flessibilità e la gradualità

Quote-rosa-nei-cda-dei-consorzi-le-donne-nel-Vino-Nobile-di-Montepulciano

Quote-rosa-nei-cda-dei-consorzi-le-donne-nel-Vino-Nobile-di-Montepulciano

necessarie a non bloccare l’attività di consorzi. Insieme chiede di sostenere le azioni utili a favorire l’ingresso di un numero maggiore di donne in ogni livello della filiera produttiva e nella guida di associazioni. In altre parole rallenta l’introduzione delle “quote rosa” ma obbliga i ministri a fare corsi e altre iniziative che suscitino il protagonismo femminile nel mondo agricolo, come dire << prendiamoci tempo ma non perdiamo tempo e facciamo emergere le donne di talento>>.

Wine blog awards i migliori del 2016

E’ il premio più importante del mondo per i blog e i post sul vino. Ecco i vincitori del Wine blog awards 2016

Wine-blog-awards-il-principale-riconoscimento-per il-giornalismo-di-vino-on-line

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Di Donatella Cinelli Colombini

Prima di tutto va detto che posso concorrere solo quelli in lingua inglese. Le candidature vengono mandate la prima metà di aprile, i giudici scelgono 5 nomination per ogni categoria e il pubblico vota all’inizio di giugno. Il 13 agosto la premiazione dei Wine Blog Awards avviene a Lodi in California durante la Wine Bloggers Conference. Il premio esiste dal 2010 ed ha ormai una solidissima reputazione.
La lista dei vincitori è lo specchio di un approccio aperto e anticonvenzionale. Pochi super noti e moltissimi emergenti.
 Best Blog Post of the Year: HENRI BONNEAU, LE DERNIER ADIEU by Jerry Clark
 Best Original Photography or Video on a Wine Blog: Vindulge

HENRI-BONNEAU-LE-DERNIER-ADIEU

HENRI-BONNEAU-LE-DERNIER-ADIEU

 Best Winery or Industry Wine Blog: Berry Bros. & Rudd Wine Blog!
 Best Single Subject Wine Blog: Provence Wine Zine!
Best Writing On a Wine Blog: L’Occasion!
 Best New Wine Blog: Dionysian Impulse!
 Best Overall Wine Blog: L’Occasion!

Quali sono i vini italiani più cari

Vince il Barolo Monfortino di Giacomo Conterno ma è la Toscana a dominare la lista dei 10 vini italiani più cari secondo Wine Seacher da 755 a 431$ a bottiglia

Vini italiani più cari Monfortino Giacomo Conterno

Vini italiani più cari Monfortino Giacomo Conterno

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne
<<Specchio delle mie brame qual è il vino più caro del reame?>> la classifica delle classifiche, quella in cui tutti noi produttori di vino vorremmo vedere le proprie bottiglie è quella dei vini più cari cioè quelli premiati dal mercato per la loro qualità, esclusività e prestigio. Piccolissime serie di vini mito destinati alla clientela più esigente e danarosa. L’esclusività è infatti la chiave per entrare in questa classifica. Non a caso, lo scorso anno il primo era la Vendemmia d’Artista di Ornellaia una serie limitata di bottiglie con etichette disegnate da artisti di fama internazionale e destinate, insieme ai grandi formati, a finanziare alcuni musei. Ebbene la quantità di bottiglie è stata aumentata e la Vendemmia d’Artista è precipitata fuori dai top 10 dei vini più cari. Peccato!

Masseto vini italiani piùcari

Masseto vini italiani piùcari

Va precisato che mancano, il questa classifica, le bottiglie pressoché introvabili o i pezzi unici. I 10 vini italiani più cari sono nel mercato e per mercato si intende le 72.301 rivendite di tutto il mondo che partecipano al data base di Wine Searcher .
Primo dunque il Monfortino di Giacomo Conterno portabandiera del Barolo e la Toscana protagonista con 5 vini: Masseto, Brunello Riserva Biondi Santi, Bibi Graetz Testamatta, Brunello Riserva Case Basse, Vin Santo Occhio di Pernice Avignonesi. Nel complesso quasi una rivincita dei vini classici sui Spertuscan.

Enologi winemakers più popolari on line

Michel Rolland, Robert Mondavi, Paul Draper, Heidi Barrett, Hellen Turley, Jess Stonestreet Jackson, Maynard James Keenan, Joe Bastianich

Winemakers-più-conosciuti-on-line-Michel Rolland

Winemakers-più-conosciuti-on-line-Michel Rolland

Di Donatella Cinelli Colombini

Questi i winemakers enologi più popolari on line: 35 personaggi alcuni dei quali famosissimi in altri campi come lo chef televisivo Joe Bastianich e altri che hanno dominato la scena nel secondo Novecento ma sono già defunti come Robert Mondavi. Tuttavia la classifica è intrigante e permette alcune riflessioni sul mondo del vino virtuale cioè quello che vive e cambia a seconda degli interessi dei navigatori on line. Un solo italiano nella lista. Chi si aspetta Riccardo Cotarella il super enologo presidente dell’Union Internationale des Oenologues

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Joe-Bastianich-chef-e-winemaker

rimarrà deluso. Nella classifica della popolarità on line l’Italia è rappresentata da Vincenzo Florio ( 1883-1959) geniale imprenditore che dette slancio all’economia siciliana e fondò le Cantine Florio di Marsala trasformandole in un colosso capace di esportare in tutto il mondo.

Italia dei raccomandati che punisce i talenti

Il caso di Linda Laura Sabbadini come simbolo di un Paese dove la carriera è fatta sulla fedeltà ai potenti e non sul merito

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Linda-Laura-Sabbadini-e-l’Italia.spreca-talenti

Di Donatella Cinelli Colombini

Robert Engle l’economista e statistico premio Nobel 2003 mi disse << ci sono troppi raccomandati, un Paese che non premia il talento non ce la può fare>> e purtroppo la sua dura diagnosi sull’Italia, detta sorseggiando un caffè in Piazza del Campo a Siena , nel 2009, si è rivelata esatta.
Le conferme sono nella difficoltà ad uscire dalla crisi ma soprattutto nella fuga dei cervelli.
Mauro Castelli ha 31 anni vive a Lisbona dove si è trasferito dopo il dottorato di ricerca sull’ dell’intelligenza artificiale all’Universitá di Milano Bicocca. <<Tornerebbe in Italia ?>> gli hanno chiesto da “Il Giornale” e lui ha risposto di no << A differenza dell’Italia, qui in Portogallo, se hai del talento prima o poi emergi e il tuo valore viene

mauro-castelli-cervelli.in.fuga-dall'Italia-dei-raccomandati

mauro-castelli-cervelli.in.fuga-dall’Italia-dei-raccomandati

riconosciuto>>.
E’ questo il guaio, ha ragione Engle, l’Italia spreca il suo capitale umano. Una situazione visibile da Sud a Nord nelle università come nella politica. E infatti l’Human capital Index 2016 presentato al World economic forum ci mette al 34° posto mentre in testa ci sono Finlandia, Norvegia, Svizzera, Giappone, Svezia, Nuova Zelanda, Olanda, Canada … Paesi dove non ci sono poveri perché tutto funziona.
Tra le nazioni industrializzate siamo penultimi. Una situazione sconfortante che penalizza soprattutto i giovani ma non solo loro.

Premio Casato Prime Donne nel teatro che rinasce

Premiazione del Casato Prime Donne, pre-inaugurazione del Teatro di Montalcino, pranzo multi etnico e performace  artistica The Dove’s Flight di Roberto Turchi

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Roberto-Turchi-The-Dove’s-Flight

Premiazione dei vincitori del Casato Prime Donne 2016 con pre-inaugurazione del Teatro di Montalcino, pranzo multi etnico in onore della pacifista Chaimaa Fatihi e performace artistica “The Dove’s Flight” di Roberto Turchi

Montalcino, 18 settembre, Donatella Cinelli Colombini festeggia i vincitori del Premio Casato Prime Donne 2016 nella sua cantina con l’inaugurazione della nuova tinaia pensata per preservare il naturale, perfetto equilibrio della sua uva di Brunello. Un ambiente produttivo trasformato in spazio artistico dalla performance di Roberto Turchi “The Dove’s Flight” e una festa in campagna con un pranzo multietnico ispirato a Chaimaa Fatihi la pacifista di fede islamica che a soli 23 anni è un esempio di coraggio nell’opporsi al terrorismo

Premio-Casato-Prime-Donne-Montalcino-Teatro-degli-Astrusi

Premio-Casato-Prime-Donne-Montalcino-Teatro-degli-Astrusi

La cerimonia del Premio Casato Prime Donne, domenica 18 settembre, avviene nel settecentesco Teatro degli Astrusi che il Comune di Montalcino, sotto la guida del Sindaco Silvio Franceschelli, sta riportando all’antico splendore dopo il cedimento del tetto di tre anni fa. Un lavoro a marce forzate che presto ridarà alla città del Brunello, in completa funzionalità, uno spazio difficilmente sostituibile. Comincia quindi con una “pre-inaugurazione” che tocca il cuore di tutta Montalcino la giornata che festeggia la “Prima Donna” Chaimaa Fatihi giovanissima pacifista araba e i migliori contributi alla divulgazione del territorio: Giuseppe Casciaro di “Repubblica”, Bruno Gambacorta del TG2 “EatParade”, Filippa Lagerback con “In bici con Filippa” e il fotografo Andrea Rabissi.

Vuoi il vino sintetico o naturale?

Meglio la naturalezza totale, oppure puntiamo sull’estremo opposto: il vino modaiolo blu Gik o ancora il vino sintetico copia in provetta?

Vini blu Gik

Vini blu Gik

Di Donatella Cinelli Colombini vignaiola a Montalcino Brunello

Mai come adesso la forbice si è allargata così tanto davanti ai consumatori e ha dentro di tutto: dal grande classico all’eccentricità estrema. E’ di pochi giorni fa il lancio delle copie dei grandi vini fatte in laboratorio. Il progetto arriva da una società di alta tecnologia vicino a San Francisco e prende il nome di “Ava Winery”. Intende riprodurre vino sintetico imitando le bottiglie più care per venderle a prezzi più bassi. Nel sito c’è la proposta di 499 bottiglie (non ancora prodotte) di Champagne Dom Perignon 1992 a 200$. L’idea sembra fra le più bislacche degli ultimi anni ma i fondatori della società hanno già mandato uno dei loro vini falsificati a un concorso dove è stato scambiato per

Ava Winery vini sintetici

Ava Winery vini sintetici

vero e persino giudicato buono. Alec Lee, uno dei co-fondatori della società è convinto <<the future of food is synthetic>> il futuro del cibo è in provetta, dice lui, e intanto cerca dei canali commerciali per le bottiglie che forse non si potranno neanche chiamare vino (meno male!). Il punto più forte degli inventori dell’Ava Winery è l’affermazione che anche i grandi vini contengono pesticidi, OGM, additivi … insomma sono tutt’altro che naturali. Il progetto ha scosso i grandi esperti che hanno reagito negativamente anche se qualcuno ha giudicato l’operazione quasi “democratica” perché le false bottiglie dei grandi Chateau potrebbero far gustare a chi non se lo può permettere, un profumo e un gusto simile a quello dei vini che arrivano nella bocca dei milionari.

                                                                       
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