Vino, studi, news, gossip

Sound sommelier: un nuovo mestiere del vino

L’idea è di Paolo Scarpellini critico musicale che si definisce music stylist e dopo le compilation per le sfilate di moda ora abbina musica e vino

Paolo-Scarpellini-sound-sommelier

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Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne, visite enomusicali

Come tutte le cose nuove i sound sommelier potrebbero anche sembrare uno scherzo se non ci fosse una lunga serie di esperienze nelle cantine e se il Professor Charles Spence, della prestigiosa università di Oxford non avesse studiato le correlazioni fra suoni e percezioni gustative scoprendo che ascoltare suoni profondi come “Nessun Dorma” cantato da Pavarotti <<riduce la percezione di amaro in alimenti come cioccolata fondente o dessert al caffè>>, al contrario gli acuti esaltano il sapore dolce. L’idea di un sound sommelier ha dunque dei fondamenti scientifici e potrebbe essere assimilata al lavoro di abbinare cibi e vini. Nell’uno e nell’altro caso,

Sound-sommelier

Sound-sommelier

infatti, si tratta di capire le assonanze, i contrasti e gli ambiti culturali e il luogo in cui avviene l’assaggio. Il tentativo è trovare nuovi equilibri di grande intensità e piacevolezza. Il sound sommelier, spiega Paolo Scarpellini nel suo sito, deve essere in grado << di spaziare con la medesima competenza/esperienza fra terroir e suoni indigeni, vitigni e varietà sonore, millesimati e fini orchestrazioni, tannini e impianti ritmici, aromi primari e gorgheggi da soprano, grado alcolico e tessitura strumentale. Un esperto profondamente convinto che il vino si possa benissimo pensare come “musica liquida”, o che la musica si possa benissimo raffigurare come “vino da ascoltare”>>.

Perché voglio scommettere ancora su Renzi

E’ antipatico ma è riuscito a completare la Salerno-Reggio Calabria dopo 55 anni dall’inizio dei lavori. Per questo voterò Renzi alle primarie

Matteo-Renzi-Lingotto-Torino

Matteo-Renzi-Lingotto-Torino

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Agriturismo

E’ vero, Renzi  è troppo sicuro di sé e guarda tutti con sufficienza …. Manderebbe in bestia un santo. Eppure continuo a pensare che sia l’unico in grado di cambiare questo Paese ingessato. Basta che riprenda lo slancio del rottamatore e non si blocchi pensando ai risultati del referendum.
Noi italiani abbiamo paura di cambiare ma se non cambiamo andiamo a fondo. Non possiamo continuare a aumentare il debito dando rendite a tutti – vitalizi milionari, paghette agli immigrati o ai giovani … – bisogna far ripartire lo sviluppo. Senza strade, ferrovie, corrente elettrica a basso costo, banda larga, senza ridurre la burocrazia … gli investimenti non ripartono e andiamo dritti al default. Ci

Matteo-Renzi

Matteo-Renzi

divideremo una torta sempre più piccola fra un numero di affamati sempre maggiore, come in Grecia.

L’unica strada è fare una torta più grande cioè creare sviluppo diffuso. E l’unico che può riuscirci è Renzi anche se è antipatico.
Ma lo sapete che in Gran Bretagna un giovane con il talento dell’imprenditoria può far partire la sua impresa con 15 Sterline in un’ora? Il risultato è che nei primi sei mesi del 2016 le start up inglesi hanno raggiunto i 2,4 miliardi di investimenti e in Italia 72 milioni.
Battuti 30 a uno.

Metà delle donne estere sogna l’Italia del vino

E’ un sogno o un equivoco? Secondo l’agenzia di Klaus Davi & Co metà delle donne estere vorrebbe venire in Italia per fare un’esperienza nei vigneti

donne-straniere-sognano-di-lavorare-nel-vino-italiano-Violante-Gardini-export-manager-CinelliColombini

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Di Donatella Cinelli Colombini

DUE MONDI A CONFRONTO

Il sogno romantico delle donne estere laureate  che vorrebbero venire nel nostro Paese e quello delle scoraggiatissime laureate italiane che lavorano tanto e guadagnano poco.

La prima indagine riguarda un campione di 1.500 laureate di Inghilterra, Francia, Spagna, Stati Uniti, Paesi Bassi e Germania che dimostrano un’attrazione quasi magnetica verso il mondo del vino italiano. Il 49% sono affascinate dall’idea di fare il sommelier o pigiare l’uva coi piedi ma anche dalla potatura.

Nel complesso il mondo di bacco attrae di più di un’esperienza in Italia come chef o stilista.

Hedonism-Wines-Brunello-Brunello

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UN’IMMAGINE DISTANTE DALLA REALTA’

Che questa affascinazione sia frutto dell’immagine romantica che circonda il vino italiano ma sia lontanissima dalla realtà è dimostrato dalla stranezza di alcune scelte. Infatti mentre alcune risposte appaiono ragionevoli, come il 18% che verrebbe volentieri nel Bel Paese a frequentare un master in Wine Management, c’è chi vorrebbe fare la bottaia cioè costruire botti o dedicarsi all’assaggio dell’uva e ancora sogna di produrre tappi.

Sono invece, curiosamente meno gettonate le figure di accompagnatrice turistica del vino o la creatrice di siti web del vino.
Il sospetto che le risposte delle donne laureate intervistate da Klaus Davi, siano sogni romantici e quasi “desideri proibiti” da “film”, invece che reali aspirazioni verso un cambio di vita, cioè una sun migration nella terra del sole e del vino, nasce dal confronto fra queste risposte fantasiose e la realtà della vita delle donne italiane così come emerge dalle indagini pubblicate in occasione della Festa della Donna.

Culurgiones, il sapore della festa, a Vinitaly

Il sapore della festa è quello sardo dei culurgiones che le Donne del vino hanno gustato nella cena di gala di fine Vinitaly celebrando una fiera spettacolare

Donne-del-Vino-Vinitaly-2017

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Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Dopo un Vinitaly intensissimo per le Donne del Vino, con 12 eventi in 4 giorni che hanno coinvolto circa 300 socie, arriva la Pasqua con il suo messaggio di Resurrezione. Un’energia nuova fatta di amore che rigenera tutti.
Certo che il Vinitaly 2017 o meglio l’edizione 50+1 come la chiamano in fiera, è stata una sfacchinata senza precedenti. I buyer erano talmente tanti che quasi nessun produttore è riuscito a uscire dagli stand per pranzare. Nella serata di fine Vinitaly il Presidente Maurizio Danese ha detto euforico << voi Donne del vino ci date l’opportunità di comunicare i risultati di un grande successo>>

culurgiones-cena-Donne-del-vino-fine-Vinitaly

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Vinitaly 2017 ha avuto infatti 30.200 buyer con un +8% rispetto all’edizione precedente ma soprattutto ha avuto molti meno curiosi e appassionati. 35.000 wine lovers sono stati indirizzati a Vinitaly and the city, la festa che, complice le temperature quasi estive, ha animato Verona e Bardolino di brindisi e gastronomia per 5 giorni. Un ringraziamento sincero a Gianni Bruno brand manager Vinitaly e vero regista del successo 2017.
Nonostante i ritmi frenetici della fiera l’ultimo giorno c’era ancora voglia di stare insieme e fare festa e le richieste di partecipazione alla cena di gala delle Donne del vino, erano molte più dei 200 posti a tavola previsti nel salone della Gran Guardia.

Mega Vinitaly 2017 visto da dentro

Vinitaly è la faccia sorridente del vino che vince e convince: Donne del Vino e CinelliColombini –cantina di donne- con un piccolo e sovraffollatissimo stand

Vinitaly-2017-Violante-e-il-suo-ritratto

Vinitaly-2017-Violante-e-il-suo-ritratto

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello

Vinitaly 2017: così tanti operatori che moltissime cantine chiederanno di aumentare lo spazio e dovranno portare più personale per non dover rinunciare a troppi contatti. Un numero di buyer così enorme nessuno l’ha mai visto e nessuno se lo aspettava, anche se le avvisaglie c’erano: prima della fiera il Direttore Mantovani aveva annunciato 6.000 operatori più dello scorso anno e tutte le cantine si erano sentite dire “quest’anno non vado a Prowein vengo a Verona“. Nonostante questo, l’afflusso dei compratori ha lasciato tutti spiazzati. Un successone per Vinitaly e per il vino italiano.

Ce lo ricorderemo per questo, ma anche per la crescita enorme del fuori salone, con

WineEnthusist-tasting-Donatella-CinelliColombini consegna lo spillo delle DDV alla pres.WomenOfVine

WineEnthusist-tasting-Donatella-CinelliColombini consegna lo spillo delle DDV alla pres.WomenOfVine

feste private sempre più enormi e con chef stellati, quella più divertente da AGIVI- i giovani del vino che si sono scatenati nei balli e nelle foto, quella più affollata delle Donne del Vino con 25 persone in soprannumero e troppe rimaste escluse. Ci ricorderemo Verona e Bardolino in festa con Vinitaly and the city pienissima di wine lovers. Ma ci ricorderemo anche il terrorismo che ha fatto saltare la diretta di Linea Verde con le Donne del Vino che delusione!

Per il resto un grande Vinitaly. Anche con qualche spunto divertente con le foto sbagliate della Puglia, che hanno mandato su tutte le furie il bravissimo assessore Leo di Gioia, preoccupato dalle critiche dei suoi produttori che invece lo stimano (Vittoria Cisonno in testa) ma vogliono che faccia causa all’agenzia di PR che ha usato il Cile invece del Salento.

Alcol ai bambini: uovo di Pasqua con bevuta

La confezione dell’uovo di Pasqua con alcolico annesso che è stata condannata dalle autorità irlandesi apre il discorso sui bambini che assaggiano alcolici

Pasqua-serena-in-agriturismo-Toscana-Fattoria-del-Colle

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Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, agriturismo, Fattoria del Colle

Partiamo dal fatto di cronaca: nel marzo scorso, in Irlanda e in varie parti del Regno Unito, sono state commercializzate confezioni contenenti un uovo di Pasqua di cioccolato e una bevanda alcolica da 5 Cl a base di caffè che si chiama Buckfast. La scatola pubblicizzata con la scritta <<portions should be adjusted for children of different ages>> cioè porzioni adatte a bambini di età differente, ha avuto un successo Impressionante mandando in tilt i corrieri con 2.000 ordini in un giorno ma è stata fortemente sanzionata dale autorità per I rischi collegati alla presenza di un alcolico in una confezione destinata soprattutto ai bambini.
L’intero episodio ha scioccato l’opinione pubblica britannica e ha richiamato l’attenzione della stampa sul comportamento eccessivamente disinvolto di alcuni commercianti che, in una logica di profitto, rischiano di creare un equivoco sui rischi legati al consumo degli alcolici da parte dei bambini, come se un pezzetto di cioccolata possa essere gustato come un goccetto di “vino tonico” anche dai più piccini.

alcol-e-bambini

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CONSUMO DI ALCOL DA PARTE DEI BAMBINI
Non è così, dare alcoli ai bambini significa causare loro un effetto tossico. A volte i genitori lo fanno per abitudine, perché anche loro da piccoli facevano merenda con pane vino e zucchero, ma dare da bere alcolici ai bambini è sbagliatissimo, anche in ambiente protetto come quello domestico.
Pensare che devono abituarsi al sapore del vino quando sono piccoli altrimenti da adulti diventeranno astemi è ridicolo. Voglio assicurare i colleghi produttori, mio nonno era un ottimo assaggiatore ed ha iniziato a bere vino dopo i trent’anni, mia figlia ha fatto i primi assaggi dopo i 25 ed ora ha un’ottima capacità di giudizio.

Vinitaly e vitigni autoctoni che saranno famosi

Mai sentito parlare di vitigni orseleta, uvalino, canaiolo bianco, catalanesca, asprinio, minutolo, nascetta? Grazie alle Donne del Vino saranno famosi

vinitaly2017-DonneDelVino-Vinitaly2017-stand

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Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne

Questi sono solo alcuni dei vitigni rari che le Donne del Vino stanno coltivando e fanno assaggiare a Vinitaly 2017 in due degustazioni che rimarranno memorabili. Nelle schede dei vini il racconto di un lavoro tenace, durato per anni e spesso solitario, per salvare i vitigni dall’estinzione.
Da vere “madri adottive” le cantine delle Donne del vino hanno sperimentato e spesso trovato i sistemi di allevamento, vinificazione e maturazione, capaci di valorizzare il potenziale enologico di queste viti quasi scomparse. Alla fine hanno avuto il coraggio di fare vini con questi vitigni autoctoni rari in purezza. Una sfida coraggiosa, visionaria, pazzesca … ma piena di amore.
Ian D’Agata guida i due assaggi di Vinitaly di fronte a 60 membri della VIA – Vinitaly 17800384_10210591780048904_4735420762165480295_nInternational Academy e ad 80 buyer e giornalisti invitati dalla fiera veronese (9 aprile ore 15-17,30 Sala Tulipano). Proprio per adattarsi a questo pubblico internazionale entrambe le degustazioni sono solo in inglese.
VIA– VINITALY INTERNATIONAL ACADEMY
VIA è un autentico gioiello: riunisce super – opinion makers già molto noti nei loro Paesi di origine come Master of Wine e Master Sommelier, che vengono formati per diventare ambasciatori del vino italiano nel mercati più importanti del mondo. Il direttore scientifico Vinitaly International Academy è Ian D’agata, senior editor di Vinous, autore di “Native Wine Grapes of Italy”, unico libro scritto da un italiano ad avere vinto il premio Louis Roederer International Wine Awards Book of the Year.
Ian D’Agata è il vero eroe dell’ “operazione autoctoni rari” delle Donne del Vino. Nei due mesi passati, il giornalista italo-canadese ha saputo rendere persino divertente la lunga preparazione dei due eventi. Quando gli ho scritto <<Ian abbiamo troppi vini le Donne del Vino si sono scatenate e hanno aderito in massa alla nostra richiesta>> lui mi ha risposto << donne scatenate, sono il mio sogno!>> oppure quando Vinitaly ci ha concesso mezz’ora in più per la degustazione del 9 aprile e quindi la lista ristretta che gli avevo chiesto non serviva più <<ma come … con tutta la fatica che ho fatto per selezionare … se ti acchiappo!>>.

Le feste del vino più grandi del mondo

Le prime 5 sono le feste del vino più grandi del mondo a cui ho aggiunto una stella nascente. Sono all’aperto e mescolano cultura e gioiosità trasgressiva

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello,  Casato Prime Donne

Feste-del-vino-più-grandi-del-mondo-Wurstmarkt

Feste-del-vino-più-grandi-del-mondo-Wurstmarkt

La festa del vino accreditata come più grande del mondo è in Germania: Wurstmarkt che letteralmente significa mercato delle salsicce. Esiste da 550 anni e riceve 685.000 visitatori giornalieri in due weekend di settembre. Avviene nella Renania Palatinato a Bad Durkheim poco distante dall’inizio della più celebre delle Strade del vino tedesche, in una zona che vanta duemila anni di storia nel vino. Tanti stand che cuociono e offrono gastronomia tipica e assaggi oltre a 36 piccole cantine storiche. Tutti usano il bicchiere chiamato Dubbeglas e inventato da un macellaio. Ha due incavi nel vetro a forma di dita che non lo fanno

Feste-del-vino-Mendoza

Feste-del-vino-Mendoza

cadere a terra anche quando le mani sono unte dalle salsicce. L’impressione è di qualcosa di molto, molto popolare, e più adatto alle sbornie che all’apprezzamento del vino insomma, quasi una versione enologica dell’Oktoberfest.

Haro (Spagna) Battaglia del vino, in occasione della festa di San Pietro alla fine di giugno di ogni anno. I partecipanti scalano la montagna del vino che dista 5 km da Haro e il percorso è effettuato festosamente tirandosi il vino a vicenda. La notte la festa si sposta nelle vie del paese ed è rallegrata da musiche e balli tradizionali. The Drinks Business nelle la battaglia del vino in cima alla TOP 10 dei festival del vino

Vinitaly delle Donne del vino

Donne del Vino a Vinitaly 2017: scelta coraggiosa che punta sulla difesa dei vitigni italiani e particolarmente su quelli più rari e quasi estinti

Donatella-Cinelli-Colombini-Violante-Gardini-Vinitaly-delle-Donne

Donatella-Cinelli-Colombini-Violante-Gardini-Vinitaly-delle-Donne

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Le prime due donne siamo io e Violante, il nostro stand è al Padiglione 6 D4. Da noi potrete assaggiare dei meravigliori Brunello 2012 di purissimo Sangiovese – vitigno autoctono non raro ma prelibato. Per chi ama anche il sigaro martedì alle 16 degustazione del nostro Passito di Traminer e del Chianti Classico “Mauro” dell’Agricola Tamburini con il sigaro nello stand degli amici del Toscano fra i padiglioni 7 e 8. Non mancate è a numero chiuso!

Vinitaly-degustazione-Donne-del-Vino-vini-da-vitigni-autoctoni-raril

Vinitaly-degustazione-Donne-del-Vino-vini-da-vitigni-autoctoni-raril

DONNE DEL VINO

Un’azione che vedrà protagoniste la maggior parte delle Donne del Vino produttrici e si riassume nella parola autoctono. <<Durante Vinitaly 2017 i vitigni italiani saranno protagonisti di sei iniziative legate dallo stesso tema e principalmente la degustazione di  vini ottenuti da viti autoctone di cui esistono meno di 50 ettari di vigneto>> ha spiegato la presidente Donatella Cinelli Colombini facendo riferimento alle tre degustazioni dedicate a Falanghina, vitigni toscani complementari del Chianti, Brunello oltre che alla distribuzione di viti pugliesi e alla carta dei vini della cena evento che concluderà Vinitaly.

Fattoria del Colle il nuovo album vi sorprenderà

Foto turistiche o foto vere? La scelta dell’album fotografico di una struttura ricettiva è fra le più importanti. Ecco quelle della Fattoria del Colle

Fattoria-del-Colle- Sant'angela Alta OK

Fattoria-del-Colle- Sant’angela Alta OK

Di Donatellla Cinelli Colombini

Sulle foto dei luoghi turistici ci sono due filosofie differenti: quella classica richiede studi professionali e sempre più spesso agenzie specializzate in comunicazione turistica. Le foto sono accattivanti anche se tendenzialmente standardizzate con modelle, fiori, luci ben studiate, mobili spostati in modo artistico e colori ben coordinati.
Poi c’è la corrente di pensiero che chiamerei “effetto social” in cui si privilegiano il fai da te e il vero naturale. Evidentemente le foto devono essere ben fatte, piacevoli e descrittive ma l’elemento forte è l’autenticità “senza trucchi” perché devono convincere i futuro cliente che troverà esattamente quello che vede. Come se le immagini fossero fatte da un turista con una buona macchina fotografica e un bel

Agriturismo-Toscana-Fattoria-del-Colle-camera twin guardia

Agriturismo-Toscana-Fattoria-del-Colle-camera twin guardia

colpo d’occhio. Insomma come le foto pubblicate su Trip-advisor.
Per anni ho seguito questo principio, orgogliosa che nessun cliente mi abbia detto << dalle foto nel sito sembrava più bello>> anzi, arrivando alla Fattoria del Colle, il commento generale era opposto <<non mi aspettavo un posto così bello>>. Con il passare degli anni, tuttavia ho cominciato a vedere il rovescio della medaglia e mi sono chiesta <<non sarà che questa immagine casual ci penalizza?>>
Infatti il turismo è il prodotto più virtuale dell’epoca globale. Comunica per immagini e vende sogni. Il cliente compra sulla base dell’emozione e dei desideri suscitati in lui da quello che vede…. La realtà è un’altra cosa.

Vino e export: molto bene solo il Prosecco

Trump e brexit: due incognite preoccupanti. L’export del vino italiano segna un +3,3% che deve molto al Prosecco. Molti dati e qualche commento

Export-e-vino-WineMonitor-di-Nomisma

Export-e-vino-WineMonitor-di-Nomisma

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne

Tempo di consuntivi, analisi e programmi per l’export del vino italiano. Un primo commento agro-dolce arriva da Silvana Ballotta CEO di Business Strategies che insieme a Nomisma WineMonitor analizza i Paesi extra UE e soprattutto i 10 che da soli valgono il 92% dell’export enoico fuori Europa.
Due facce della stessa medaglia ha detto la Ballotta a Wine News<< quella

Vino-e-export-mercato-cinese-Violante-Cinellicolombini-Jr

Vino-e-export-mercato-cinese-Violante-Cinellicolombini-Jr

sorridente degli sparkling, che chiudono a +22,3% in valore, e quella più riflessiva dei fermi imbottigliati, che segnano +1,8%. Una forbice ampia, che non trova riscontro tra gli altri principali Paesi produttori >> L’Italia ha esportato 540 milioni di euro di vini sparkling con una crescita tre volte superiore ai concorrenti diretti. Le bollicine hanno insomma “tirato la volata” al vino italiano sui mercati esteri mentre senza di loro, il risultato mondiale non sarebbe certo il +3,3% di cui il Ministro Martina va tanto fiero.
Per fortuna il primo mercato estero del vino italiano, gli USA, segnano un ottimo +6,1% che renderebbe tutti felici se non ci fosse l’incognita Trump. Bene l’export in Svizzera e Canada male in Giappone dove le nostre esportazioni hanno perso 2 punti percentuali.

Barolo, Chianti … come difendere i marchi del vino

E’ possibile difendere il marchio dei grandi vini italiani oppure dobbiamo rassegnarci a scippi come lo Champagne made in USA? La parola agli esperti

Come-difendere-i-marchi-dei-vini-Pierstefano- Berta

Come-difendere-i-marchi-dei-vini-Pierstefano- Berta

Di Donatella Cinelli Colombini, cantine, agriturismo in Toscana

Le immagini del pranzo di insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca con il brindisi di Champagne Korbel’s Special Inaugural Cuvée della California, hanno fatto agitare non poco i produttori Francesi. <<E’ legale>> dicono i tecnici <<Korbel usa la parola Champagne da prima del 2006 e quindi può continuare a scriverla sulle etichette>>. Sarà anche legale ma è sicuramente di estremo cattivo gusto!
Questo è un esempio di quanto sia difficile difendere i marchi delle denominazioni fuori dai confini europei. Se i francesi , con la forza di un governo che ha sempre considerato i vini come un patrimonio nazionale quasi sacro, sono riusciti a attuare una politica difensiva efficace, noi italiani dobbiamo ricorrere al “fai da te”. Bisogna ricordare che le denominazioni sono protette in Europa ma fuori dell’UE il loro valore legale è praticamente inesistente e questo innesca problemi enormi. Ecco la necessità di un manuale come “ Il vino e i marchi ” (Edizioni OICCE, pp. 320, 25€) di Maria Cristina Baldini e Pierstefano Berta che è stato recentemente presentato a Roma alla Camera dei Deputati.

Il vino e i marchi, di Maria Cristina Baldini e Pierstefano Berta

Il vino e i marchi, di Maria Cristina Baldini e Pierstefano Berta

Il libro è destinato soprattutto alle cantine e fornisce spiegazioni e esempi reali a cui fare riferimento per difendere il proprio marchio. Nella parte dedicata ai brand delle denominazioni, evidenzia la necessità di usare due binari paralleli la tutela “pubblicistica” della denominazione e quella “privatistica” attraverso la registrazione del marchio collettivo. Un percorso complicato ma con seri vantaggi. Basta ricordare i famigerati wine kit venduti via internet con le istruzioni per produrre vino in casa. Per risolvere problemi del genere avere un marchio registrato è indispensabile, così come è indispensabile per contrastare l’uso improprio del nome del vino in altri generi merceologici, dalle scarpe, alla pasticceria.

Voucher o lavoro nero?

Cosa fare se al ristorante arrivano più clienti del previsto? Rallento il servizio in tutta la sala, li mando via, o telefono a un amico facendolo lavorare al nero?

Voucher-chi-li-ha-usati-bene-viene-penalizzato

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Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne

Questa è la situazione in un’Italia che rinuncia ai voucher in nome della convenienza politica e dell’incapacità di fare controlli, pur sapendo che, in alcuni settori, questo strumento era usato correttamente e contrastava efficacemente il lavoro nero.
L’agricoltura aveva usato questo strumento in modo corretto per studenti e pensionati, mettendo qualche soldo in tasca a persone che ne hanno davvero bisogno. La mia è la rabbia di chi è ha rispettato le regole e si vede penalizzato per colpa di grandi aziende, enti pubblici e persino sindacati, che hanno abusato dei voucher sostituendoli alle assunzioni a termine. Erano loro da bloccare non noi!

Voucher-senza-diventa-difficile-nella-ristorazione-Fattoria-del-Colle-Toscana

Voucher-senza-diventa-difficile-nella-ristorazione-Fattoria-del-Colle-Toscana

Susanna Camusso e la CGIL mettono in ginocchio il turismo proprio mentre inizia la stagione. E’ evidente che alla radice del problema non ci sono le “assunzioni volanti” nei ristoranti o della vendemmia, ma bensì grandi imprese e enti che hanno aggirato la legge, senza che nessuno controllasse o punisse. Eppure, nell’epoca di internet e dei controlli per via telematica, non dovrebbe essere difficile bloccare chi abusa e supera certi volumi con la stessa partita iva o con lo stesso codice fiscale. Perché all’estero ci riescono e da noi no?
Per il turismo la mancanza dei voucher è un disastro. Il turismo è cambiato, quasi nessun cliente prenota più in anticipo per cui i ristoranti si riempiono all’improvviso e bisogna trovare personale all’ultimo momento.

Chianti, Toscana, Sangiovese, Barolo, Rosso

Queste le 5 parole più associate al vino italiano in USA. Colpisce la forza della Toscana e del Chianti

NY-Wine-Experience-vino-italiano-in USA-non solo Chianti

NY-Wine-Experience-vino-italiano-in USA-non solo Chianti

Di Donatella Cinelli Colombini, agriturismo, Fattoria del Colle
Le notizie arrivano dall’indagine “Wine Opinions Vinitaly Survey” e sono state ottimamente commentate da Wine Meridian. In ordine decrescente c’è un primo gruppo di parole che comprende Chianti, Toscana, Sangiovese, Barolo, Rosso e Dry seguito da una seconda lista con termini qualificativi che indicano soprattutto le sensazioni suscitate dal vino Earthy (terroso), Prosecco, Food, Fruity (fruttato), Robust (robusto), Diversity (diversità).
Una prima riflessione sulla parola Chianti che dimostra come lo sforzo di comunicare Classico, selezione, superiore …. Abbia dato frutti solo fra gli addetti ai lavori

Houston-seminario-Brunello-USA-non-solo-Brunello-e Toscana

Houston-seminario-Brunello-USA-non-solo-Brunello-e Toscana

mentre il grande pubblico faccia una gran confusione … quasi come quando si dice Bordeaux mettendo in un unico paniere i Premier Cru e i vin de pays, Margaux e les Graves.
Che ci sia una forbice ampia fra la percezione dei conoscitori e quella del grande pubblico risulta evidente dal confronto fra questa lista e la classifica delle denominazioni più presenti nella stampa internazionale mostrata dalla Regione Toscana all’inaugurazione delle Anteprime 2017. Il Brunello svettava primo davanti a Chianti e Chianti Classico. Invece nell’indagine “Wine Opinion Vinitaly Survery” il prestigioso vino di Montalcino è relegato in posizione molto periferica.

Pizza e birra un pessimo abbinamento

L’abbinamento birra-pizza è tutto italiano e nasce negli anni Cinquanta perché le pizzerie non potevano servire vino. Ma è tremendo meglio il vino

Pizza e birra basta meglio il rosato

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Di Donatella Cinelli Colombini, cantina di Brunello, agriturismo in Toscana 

Pizza; un business di 100 miliardi di Euro l’anno. Gli americani ne mangiano 13 kg a testa ogni anno, quasi il doppio degli italiani (7,5kg) che forse ne consumano meno perché la accompagnano con la birra con conseguente pesantezza di stomaco. Si perché l’abbinata birra-pizza è tutta nostrana.
Qualcuno dice che è un’eredità degli antichi egizi ma la verità è meno nobile e soprattutto meno antica.
La pizza nasce a Napoli nel XVI secolo come una sorta di pane schiacciato poveramente condito e solo successivamente si arricchisce di pomodoro, alici e mozzarella. Negli anni Cinquanta, in Italia permanevano alcune limitazioni sulla somministrazione di alcolici emanate in epoca fascista. In particolare le pizzerie non potevano servire bevande con più dell’8% di alcool. Erano gli anni del boom economico con una crescita costante di guadagni e consumi. L’abbinamento pizza –birra nasce dall’arrivo nelle pizzerie di una clientela disposta a spendere di più. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il 36% degli italiani beve birra con la pizza e solo l’8% sceglie il vino.
Ma almeno fosse un abbinamento azzeccato! Invece no, fa stare anche male. Per risparmiare tempo e costi la maggior parte delle pizze ha una lievitazione accelerata che spesso continua durante la digestione e riceve un rafforzamento dai lieviti della birra con il risultato di una pesantezza di stomaco senza eguali.

pizza e vino

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Cinelli Colombini
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