Vino, studi, news, gossip

Le truffe sul vino, imbrogli senza confini

Il protagonista dell’ultima colossale truffa sul vino è nella Valle del Rodano in Francia ma c’è ancora la cantina canadese che vende “Chianti fai da te”

Di Donatella Cinelli Colombini

Wine Kit di Chianti Truffe sul vino

Wine Kit di Chianti Truffe sul vino

Certo che le truffe sul vino fuori confini italiani sono cose in grande, mica come le nostre, che in confronto sembriamo da ladri di polli.
I negozi inglesi hanno scaffali pieni di wine kit con scritto ITALIAN WINE: si tratta di scatole di cartone contenenti una sacca di plastica con mosto canadese a cui vanno aggiunte polverine e strani liquidi per produrre in casa, in poche settimane, del “vino” al quale applicare le etichette di Nebbiolo (Barolo) e Chianti, contenute nella stessa confezione.
La truffa dura dal 2012 e neanche l’Interpol e l’intervento dei nostri Ministri dell’Agricoltura e nemmeno quello di “Striscia la notizia” sono riusciti a fermarla. Ma tanto la Gran Bretagna, soprattutto dopo aver deciso per la brexit, si sente libera di fare quello che vuole nonostante le leggi e gli accordi internazionali.
E vai con il Chianti “fai da te”!
La notizia della super truffa sul vino arriva da Wine Spectator rilanciata da Wine News

Guillaume Ryckwaert presidente Raphaël Michel truffe sul vino

Guillaume Ryckwaert presidente Raphaël Michel truffe sul vino

e riguarderebbe 48 milioni di bottiglie di vino da tavola che sono state commercializzate come vini con denominazione come la Côtes du Rhône e lo Châteauneuf du Pape. Guillaume Ryckwaert presidente della società Raphaël Michel, colosso francese del vino sfuso, è accusato di truffa e dopo l’arresto è stato rilasciato con una cauzione di un milione di Euro. Le accuse sono quelle di frode ai danni dei consumatori e evasione fiscale per reati messi in atto fra il 2013 al 2017. I 3000 vignaioli che davano i loro vini alla Raphaël Michel sono molto preoccupati anche perché, nel frattempo, i supermercati Carrefour hanno sospeso gli acquisti. La società inquisita ha avuto un’espansione del 20-30% all’anno dopo essere stata acquistata da Guillaume Ryckwaert nel 2002 e oggi ha un business di 80 milioni di Euro.

Come decidere il giorno della vendemmia

Il metodo del calendario, l’analisi dei polifenoli tipica dell’ultimo Novecento e l’assaggio dell’uva: ecco come viene deciso il giorno della vendemmia

Vendemmia 2014 agosto Sangiovese alla Fattoria del Colle

il giorno della vendemmia, come deciderlo

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

I vecchi manuali parlano di una sorta di “regola aurea” 60-60-60 cioè sessanta giorni dal germoglio all’allegagione (fioritura e formazione del grappolo), sessanta giorni dall’allegagione all’invaiatura (cambio di colore dell’uva) e sessanta giorni dall’ivaiatura alla vendemmia. Il 180° giorno dovrebbe essere dunque il giorno della vendemmia, ma non sempre è così.
Il ciclo vitale della vite iniziava nella prima metà di aprile e finiva nella prima metà di ottobre. Dopo il global warming gli intervalli far una fase e l’altra sono più o meno gli stessi ma iniziano prima e finiscono prima come hanno mostrato Lydia e Claude Bourguignon sui rilevamenti effettuati a Ronanée Conti.

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Giorno-della-vendemmia-la-decisione-dipende-fall’assaggio-dell’uva

In annate come il 2017 l’anticipo è di circa venti giorni perché l’inverno molto mite ha favorito un germoglio precocissimo e quindi non deve meravigliare se la vendemmia è anch’essa precocissima.
Ad accelerare i tempi concorrono altre circostanze, prima di tutto il sole e poi lo stress idrico che possono innescare fenomeni di appassimento dell’uva sulle piante. In annate estreme, come fu il 2003, il clima può far aumentare la concentrazione di zucchero e diminuire il succo negli acini costringendo i vignaioli a cogliere anche se le cellule della buccia dell’uva sono ancora troppo dure per cedere (idrolizzare nel mosto) i preziosi antociani e tannini. In pratica la maturazione tecnologica c’è ma quella polifenolica no.

Le vendemmie d’oro di tutto il mondo

Quali sono le vendemmie d’oro delle principali zone viticole del mondo? Lo dice Civiltà del Bere e rivela gli effetti del global warming sulla qualità

Vendemmia 2014 agosto Sangiovese alla Fattoria del Colle

Vendemmie d’oro prima e dopo il global warming Violante

Di Donatella Cinelli Colombini

Le vendemmie d’oro sono una al decennio. Sono da mito proprio perché sono rare e memorabili ma quelle eccellenti sono enormemente aumentate di numero con il global warming.
Un interessantissimo articolo pubblicato su Civiltà del Bere di maggio-giugno 2017 mi conferma sulla necessità di abbonarmi a questa rivista che offre pareri autorevoli, analisi lucide sul passato e idee utili per costruire il futuro. L’articolo in questione esamina le vendemmie dal 1970 a oggi in 8 aree viticole italiane e in 17 zone importanti del resto del mondo. I pareri sono di personalità di prestigio internazionale, dal sommelier campione del mondo Paolo Basso alla Master

Violante-Gardini Paolo-Basso Barbara-Magnani

Montalcino Casato Prime Donne Violante-Gardini Paolo-Basso Barbara-Magnani

of Wine Cathy Van Zyl mentre il coordinamento è di Alessandro Torcoli, grandissimo esperto che ha esaminato le vendemmie della California in prima persona.
Invitandovi a consultare Civiltà del Bere per gli interessantissimi dettagli tecnici ecco gli anni d’oro del vino italiano:
LANGHE 1970, 1971, 1974, 1978, 1982, 1985, 1988, 1989, 1990, 1996, 1997, 1999, 2001, 2009, 2010,
VALPOLICELLA 1983, 1988, 1990, 1995, 1997, 2006,2007, 2012, 2015, 2016

Vitigni autoctoni o internazionali? Meglio uguali o biodiversi?

Il nostro Paese ha la maggiore biodiversità nei vigneti e nei vini; il 75% del vigneto Italia contiene 80 vitigni. Ma meglio autoctoni o internazionali? 

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Donatella Cinelli Colombini, Cenerentola, DOC Orcia

Siamo bio-diversi anche nel vigneto; nessuna altra nazione del mondo adopra così tanti vitigni per produrre vino. Per questo domandarsi se è meglio i vitigni autoctoni o internazionali ci porta direttamente a un secondo quesito: come trasformare la diversità in opportunità economica.

In Italia la vigna da vino copre 660.000 ettari in cui sono coltivati circa 500 varietà di vite. Nel mondo esistono oltre 10.000 vitigni e il nostro Paese è fra le prime tre nazioni per numero di varietà autoctone ancora coltivate.

Sangiovese spalliera fine luglio 2013 Violante Gardini

Autoctoni o internazionali?Sangiovese spalliera fine luglio 2013 Violante Gardini

80 tipologie di vite sono abbastanza diffuse e coprono il 75% della superficie vitata totale. Si tratta di qualcosa di completamente diverso da quanto avviene negli altri grandi Paesi produttori dove la coltivazione si è polarizzata su pochissime varietà. 13 vitigni da soli coprono un terzo del vigneto mondiale e 33 oltre la metà. Il vitigno più diffuso si chiama Kyoho ed molto coltivato in Cina per la produzione di uva da tavola.
Il Cabernet Sauvignon è la varietà da vino sicuramente più presente con 340.000 ettari ma sorprendentemente è seguita a ruota dall’uva sultanina che viene usata soprattutto per tavola e cucina, in forma passita, ma è anche vinificata. Nella classifica dei vitigni più diffusi ci sono il Merlot, il Tempramillo, l’Airen, lo Chardonnay e il Sirah.
La maggior parte delle grandi nazioni produttrici ha scelto di avere un vigneto con pochissime varietà puntando su caratteri omogenei e grandi volumi. L’Italia, invece è andata in direzione opposta.
Secondo i dati OIV– Organisation Internationale de la Vigne et du Vin presentati al congresso mondiale di Sofia, il vigneto Italia appare come un mosaico mentre in Francia, in Spagna e in tutti gli altri Paesi, sembrano quadri unitari. Da noi i vitigni più coltivati sono 80 con in testa Sangiovese (8%) seguito da Montepulciano, Glera e Pinot Grigio con il 4% ciascuno, poi Merlot (3%).

Dalle tavole al turismo: l’alleanza arte-enogastronomia

Passiamo dalle parole ai fatti, dalle tavole al turismo con un’offerta unica in cui prosciutto di Parma, Barolo, Colosseo e spiagge formino un mix imbattibile

Gnocchi di semolino_ristorante_Fattoria del Colle

Gnocchi di semolino_ristorante_Fattoria del Colle

Di Donatella Cinelli Colombini

Dalle tavole al turismo, l’idea è quella di usare l’enogastronomia per qualificare e potenziare il turismo italiano.

Siamo il Paese più sano del mondo secondo Bloomberg Global Health Index,

con l’aspettativa di vita più lunga e una minore incidenza di problemi vascolari e mentali. L’effetto di un’alimentazione sana e gustosissima che, proprio per queste sue caratteristiche, attrae anche i turisti. L’ultimo tocco, a una strategia finalizzata a accorciare le distanze fra il campo e la tavola e  ridurre la chimica nel processo produttivo, riguarda l’inizio della procedura che renderà obbligatoria l’indicazione dell’origine di grano riso e pasta. Insomma il caso della nave, con 50.000 tonnellate di grano canadese 2016 attraccata a Bari nel giugno scorso, ha finalmente convinto i politici sulla necessità di dire basta a un commercio contrario alla salute dei consumatori e all’economia agricola italiana.

Lo chef Antonio nell'orto

Orto della Fattoria del Colle

LItalia è dunque leader nel turismo goloso perché offre alimenti sani, buoni e di grande tradizione. Un business di 26 miliardi  Euro cioè 1/3 dei 75 miliardi spesi dai turisti.  Il benessere a tavola segna un vero boom con l’11% in più di cibi integrali e il 20% di prodotti alimentari BIO. Questo favorisce i 22.000 agriturismi  e le 60mila aziende agricole biologiche. Imprese come la Fattoria del Colle, che portano in tavola le verdure del loro orto, puntano sui prodotti di territorio e offrono alloggio in mezzo a una natura senza pesticidi.

Rosé una moda con giovinezza e celebrity

La rivoluzione rosè: alla cieca piacciono più dei rossi. Il neuro marketing rivela quanto la percezione del rosato sia condizionata da stereotipi negativi

Rosé una moda con voglia di denominazione

Rosé una moda con voglia di denominazione

Di Donatella Cinelli Colombini

Rosé una moda con voglia di denominazione. Successone rosè con i francesi e statunitensi a tirare la corsa dei consumi e un segno più del 43% e del 40% fra il 2002 e il 2014 ma soprattutto con una impressionate impennata delle vendite statunitensi che negli ultimi 12 mesi hanno segnato una crescita del 112%

I rosè italiani più ricercati provengono da Puglia e Abruzzo ed hanno nelle donne i principali estimatori.
Il boom dei rosè ha un risvolto anche digitale con un’esplosione di interesse nei grandi siti del vino. Fra i rosè più cercati del mondo nell’enorme portale di Wine searcher,

Sorrento rosè Rosé una moda con voglia di denominazione

Sorrento rosè Rosé una moda con voglia di denominazione

alcuni sono collegati a celebrità come lo Château Miraval di Brad Pitt e Angelina Jolie e questo ha decisamente incendiato l’attenzione. Ci sono ancora vini “fun” ma molti sono ottimi con punteggi sopra i 90 punti. Fra i primi 10 rosè più ricercati ce ne sono cinque della Provenza con al primo posto Château d’Esclans Whispering Angel. Ancora fra i top 10, due sono di Long Island e uno è italiano a base di Nerello Mascalese prodotto dal siciliano Frank Cornelissen Susucaru.
L’elemento nuovo, in questo quadro molto positivo, arriva del neuro marketing e dal Professor Vincenzo Russo dell’università Iulm di Milano che ha spiegato come reagisce il cervello dei consumatori alla degustazione dei rosati giungendo a risultati interessantissimi.<< Dagli anni ’70 in poi gli studi di economia comportamentale e le neuroscienze hanno dimostrato che i consumatori, lungi dall’essere esclusivamente

Twitter del vino: chi sono i più forti del mondo

10 TOP Twitter del vino di cui essere follower: Jancis Robinson, Gavin Quinney, Joe Fattorini …. ecco chi fa davvero opinione

Jancis Robinson la prima fra i Twitter del vino

Jancis Robinson la prima fra i Twitter del vino

Di Donatella Cinelli Colombini

Se sei un vero wine lover e vuoi essere sempre aggiornato su quello che succede nel mondo del vino e soprattutto sulle opinioni che fanno tendenza diventa follower di questi 10 account Twitter.
La selezione dei 10 TOP Twitter del vino viene da The Drinks business un portale super informato e molto attendibile. A 11 anni dalla sua nascita twitter ha 328 milioni di utenti che mandano 6.000 tweet al secondo e 200 miliardi di tweet all’anno.
Nel vino tutti mandano tweet: cantine, distributori, negozi, giornalisti, riviste, blogger ….. la lista dei 10 migliori account da seguire è una scelta di The Drinks Business e privilegia i sudditi di Sua Maestà Elisabetta II ma indica dei personaggi di enorme influenza mondiale

Joe Fattorini fra i 10 migliori twitter del vino del mondo

Joe Fattorini fra i 10 migliori twitter del vino del mondo

Tom Harrow @winechapUK è il fondatore d ell’ UK wine retailer Honest Grapes una specie di club etico di chi si occupa di vino
Fiona Beckett @winematcher giornalista del Guardian e di Decanter
Gerard Basset mitico esperto che addiziona-unico al mondo- tutti i titoli più importanti: MS MW MBA MSc OBE @GerardBassetOBE
Jamie Goode @jamiegoode è un biologo vegetale con PhD e scrive di vini, luoghi e personaggi
Sam Neill @TwoPaddocks produttore di vino e attore neozelandese con un’ironia esilarante anche su argomenti seri.

I 10 migliori libri su vini e spiriti

Cosa devi leggere se vuoi essere un wine lover aggiornato? Questi sono i migliori 10 libri su vini e spiriti recenti scelti da The Drinks Business

Migliori libri di vini e spiriti John Szabo Volvanic Wines

Migliori libri di vini e spiriti John Szabo Volvanic Wines

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

L’elenco di Drinks Business contiene due perle degne di nota il libro sui rosè di Kathering Cole e quello sui vini delle zone vulcaniche di John Szabo per il resto mostra da prodigiosa capacità britannica di ignorare tutto quello che non è scritto in inglese. Ecco che Il respiro del vino di Luigi Moio svanisce nel nulla. Tuttavia mostra come le idee curiose e coraggiose facciano breccia … come dire <<se non ti distingui ti estingui>>

Francis Ford Coppola e il vino da Oscar

Il 5 volte premio Oscar Francis Ford Coppola è un vero produttore di vino e con lui Madonna, Banderas, Michael Douglas e la Zeta-Jones, George Clooney

Francis Ford Coppola Winery

Francis Ford Coppola Winery

Di Donatella Cinelli Colombini

Quando un nome è famoso va sfruttato ed ecco le linee di profumo firmate da star del cinema, i ristoranti delle griffe della moda, i vini di attori e registi da premio Oscar. Un marketing che usa la fama, soldi e qualche volta, prodotti davvero qualificati. Ho scritto qualche volta perché, nella nostra epoca dell’immagine, lo sfruttamento del nome può essere anche una manovra speculativa più simile a una “brandizzazione” che all’applicazione del genio creativo in ambiti diversi da quelli che ha dato il successo. Un delizioso articolo de “Il Sommelier” – rivista di enologia gastronomia e turismo della FISAR elenca 20 cantine di divi famosi a livello internazionale.

Francis Ford Coppola Wines

Francis Ford Coppola Wines

Madonna, Banderas, Michael Douglas e Catherine Zeta-Jones, George Clooney … sembra che la voglia di usare il proprio nome per lanciare un vino di successo sia un’autentica epidemia negli studios di Hollywood.
Il pioniere è stato Francis Ford Coppola, che nel 1975 comprò la Niebaum- Rubicon Coppola Estate Winery a Napa Valley poi ribattezzata con il suo nome.

Cantina del governo inglese ci sono Petrus, Krug, Latour

Cosa c’è nella cantina del governo inglese della premier Theresa May? 33.669 bottiglie per un valore complessivo di 800.000$ ed ecco le 10 più vecchie

cantina del governo inglese Chateau Margaux 1962

cantina del governo inglese Chateau Margaux 1962

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Nel caso, molto improbabile, uno di noi diventasse Primo Ministro e fosse invitato dal governo inglese, ecco la lista delle più vecchie bottiglie conservate nelle cantine del governo inglese, per chiedere un assaggino.
Come era facile prevedere i millesimi del primo Novecento sono di Porto ma la cantina è straordinariamente ben fornita. Fu costruita nel 1908 nei sotterranei di Lancaster House in St James’s a Londra e contiene 33.669 bottiglie per un valore complessivo di 800.000 Sterline. Come sempre il governo della Regina Elisabetta è ben attrezzato ma trasparente e ogni anno dichiara l’inventario in modo che i cittadini sappiano come sono spesi i soldi delle tasse. Nella lista delle bottiglie ci sono anche vini italiani come un 2001 Sassicaia del 2001 e un Masseto di Ornellaia del 1994.

Cantina del governo inglese Chateau Pétrus 1970.

Cantina del governo inglese Chateau Pétrus 1970.

Ovviamente le bottiglie più vecchie e prestigiose sono destinate solo agli ospiti top ma, nella speranza di diventare una di loro, andiamo a vedere cosa potrei bere.
Chateau Pétrus 1970 costa 2.022$
Chateau Suduiraut 1° cru classé Sauternes. No io odio i vini dolci
Krug Brut Bhampagne – magnum 1964 anche questa no, il gusto troppo ossidativo dei vecchi Champagne piace molto agli inglesi e poco a noi italiani che preferiamo uno stile più fresco e fragrante
Chateau Margaux 1962 si, sicuramente si la berrei molto volentieri. Non è il mitico 1953 (il mio anno di nascita) ma questa bottiglia la vorrei proprio assaggiare
Bouchard Père et Fils Grand Cru Le Corton 1961 finalmente un Borgogna!

Gozo-Malta dove mangiare il pesce appena pescato

Qualche consiglio per mangiare a Gozo, l’isola più piccola e più intatta dell’arcipelago maltese. Il super pesce, appena pescato qui è meraviglioso

Gozo-Malta Ravioli con frutti di mare Ic Cima Gozo

Gozo-Malta Ravioli con frutti di mare Ic Cima Gozo

Di Donatella Cinelli Colombini

Qualche anno fa nessuno considerava Gozo-Malta fra le “destinazioni golose” anzi molti dicevano “isola bellissima, peccato si mangi così male” oggi invece si sta affermando come un luogo privilegiato per gli amanti della buona tavola.
Sembra superato per sempre l’uso di mischiare procedimenti e ingredienti con risultati molto discutibili. La cultura gastronomica locale, in origine molto semplice, era poi stata rielaborata con componenti siciliane e, purtroppo, inglesi, finendo per diventare un miscuglio indistinto di sapori. Coniglio alla gozitana, lampuki, pizza

Spaghetti con uova di cernia, Portovecchio Gozo

Spaghetti con uova di cernia, Portovecchio Gozo-Malta

gozitana, Qaghaq tal-Ghasel, pastizz hanno la loro dignità se sono preparati a regola d’arte. Invece nei ristoranti, fino a qualche anno fa, arrivava in tavola del pesce coperto delle cose più improbabili: dalle olive verdi, alle cipolline sottaceto e alle acciughe.
La presenza di un’ottima scuola alberghiera ITS con il biennio universitario di studi turistici, l’Accademia Italia della Cucina e della Chaîne des Rôtisseurs entrambe molto attive con le loro delegazioni maltesi ma soprattutto l’arrivo di un nuovo benessere e di una nuova tipologia di turisti – diversi dagli studenti d’inglese e dai pensionati- ha favorito l’affermarsi di una nuova generazione di chef e di gestori di ristoranti.

Donne del vino e profumo: permesso o vietato?

Donne del vino e profumo sono incompatibili. Chiunque produca, degusti oppure serva il vino non deve avere odori che ne alterino la percezione

Donne del vino e profumo. AlessandraFedi-Asta-DonneDelVino

Donne del vino e profumo. AlessandraFedi-Asta-DonneDelVino

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Nel bon ton delle donne del vino c’è anche la regola di non usare profumi. Un divieto che riguarda soprattutto le mani e quindi anche l’uso di saponi aromatizzati. Per questo nelle toilette delle cantine i detergenti devo essere neutri.

Ho parlato delle donne ma la raccomandazione vale, ovviamente, anche per gli uomini e i loro dopobarba che possono essere un problema, se sono molto odorosi.
E’ vero che l’olfatto ha una grande velocità di adattamento e dopo qualche minuto il profumo della signora che siede accanto all’assaggiatore di vino risulterà meno invadente per il naso del wine expert, ma gli odori nei bicchieri saranno comunque influenzati da quelli floreali, oppure speziati del profumo.

Donne del vino e profumi- Vino e fashon

Donne del vino e profumi- Vino e fashon

Le persone abituate a profumarsi e addirittura a cambiare essenza nelle varie ore del giorno, hanno pelle e indumenti particolarmente “aromatici”. Per questo, un vero professionista –enologo, sommelier, wine critics- deve evitare sempre l’uso del profumo e non solo quando lavora perché potrebbe non bastare.
Per fortuna le nazioni dove la cultura del profumo è più sviluppata sono soprattutto arabi dove la religione mussulmana vieta il consumo del vino, altrimenti il problema sarebbe davvero grosso.

I 200 matrimoni di Donatella Cinelli Colombini

Sposare è l’attività più strana e divertente che ho fatto da assessore al Comune di Siena. Penso che vi incuriosisca e vi racconto i matrimoni più buffi

matrimoni- l'ultimo celebrato da Donatella a Siena

matrimoni- l’ultimo celebrato da Donatella a Siena

Di Donatella Cinelli Colombini, Fattoria del Colle, Matrimoni

Il matrimonio civile dura 15-25 minuti a seconda del numero dei discorsi di parenti e amici ma soprattutto della necessità di tradurre perché l’atto è in italiano e quindi, con le coppie straniere, ci vuole l’interprete. A Siena gli assessori sposano una settimana ciascuno e, in primavera e in estate, celebrano anche 6-7 matrimoni al giorno.
Generalmente la sposa entra nella sala per ultima, al braccio del padre. L’attesa è quasi sempre breve per le straniere e lunga per le italiane. Ovviamente ci sono delle eccezioni e una in particolare mi è rimasta impressa. A Siena i matrimoni avvengono nel palazzo pubblico, uno degli edifici gotici più belli del mondo. La sala per i matrimoni è quella del Concistoro con uno spettacolare soffitto affrescato da Domenico Beccafumi (1529-35). Si trova all’interno del Museo Civico per cui in un ambiente pieno di dipinti. Una mattina dovevo sposare una coppia

Promessa-d'amore-Fattoria-del-Colle

Promessa-d’amore-Fattoria-del-Colle

italoamericana ma la sposa tardava molto, ma proprio molto. Gli invitati cominciarono a alzarsi e uscire, poi rientravano e chiamavano gli altri. Alla fine uscii anch’io per capire il motivo di quel trambusto e trovai i parenti degli sposi davanti a una tela raffigurante San Sebastiano trafitto dalle frecce. Chiesi <<perché questo quadro vi interessa tanto?>> e loro << non sapevamo che anche qui ci fossero stati gli indiani!>> mi risposero serissimi. All’inizio non capii ma poi l’idea che le frecce gli avrebbero fatto pensare ai pellerossa in Italia mi sembrò divertentissima. Risi così tanto che ebbi molta difficoltà a celebrare le nozze con la necessaria compostezza.
Capitano spesso situazioni esilaranti. Un’altra volta ero al sesto matrimonio della giornata e cominciavo a trovare alienante la ripetizione del rito quando mi arriva davanti una sposa piccoletta con un vestito a tubino e un cappello enorme che la faceva assomigliare a un fungo. In quei casi riuscire a mantenersi seri è difficilissimo.

Rosato da moda a denominazione

I produttori del Garda chiedono la  Doc Chiaretto. Il rosato è di moda e diventa più chiaro e più buono, finalmente inizia a piacere anche agli italiani

Rosato da moda a denominazione

Rosato da moda a denominazione

Di Donatella Cinelli Colombini, Fattoria del Colle, Rosa di Tetto IGT

Il rosato è di moda e il marcato chiede bottiglie più buone ed è disposto a pagarle di più, E i produttori italiani, consapevoli di non poter competere sul prezzo con gli spagnoli, stanno investendo sul miglioramento qualitativo dei loro rosè. Tuttavia metà del rosato nostrano va all’estero, i rimanenti per 2/3 vengono venduti in supermercato (+5,2% di business nel 2015). Alla fine, rispetto alla moda mondiale dei rosati, da noi è calma piatta: molti articoli e eventi, buona volontà individuale ma manca una strategia unitaria di marketing e comunicazione capace di fare la differenza e competere con i francesi che invece marciano a ranghi compatti.

Ma forse le tre maggiori zone di produzione vogliono provare a fare squadra: Garda, Abruzzo e Puglia.

Rosexpo rosato da moda a denominazione

Rosexpo rosato da moda a denominazione. Foto di R.Garofano

Del resto Jean Marc Ducasse, manager del Pink Rosè Festival di Cannes che, con i suoi 78 buyer, si sta affermando come la borsa dei vini rosati, ha dichiarato che i compratori esteri hanno proprio chiesto più rosati italiani nell’edizione 2018.
Il presidente del Consorzio Valtènesi Alessandro Luzzago ha tetto a Trebicchieri <<L’Italia ha bisogno di un grande gruppo che traini la crescita dei rosati>> l’idea è quella di puntare sui vitigni autoctoni con peculiarità da spendere come il Groppello e il Negroamaro. In altre parole bisogna smettere di pensare al rosato solo come un vino di moda e legarlo ai territori con caratteristiche uniche.

Maria Giulia Frova Delegata Toscana delle Donne del vino

Chi è la nuova Delegata toscana delle Donne del Vino – Maria Giulia Frova, produttrice di Chianti al Castello del Corno e, quando ha tempo, bravissima chef

Maria Giulia Frova Delegata Donne del Vino della Toscana

Maria Giulia Frova Delegata e le Donne del Vino della Toscana

Di Donatella Cinelli Colombini

Maria Giulia Frova Arroni prende il testimone da Antonella D’Isanto ottima delegata delle Donne del Vino toscane negli ultimi tre anni che ha lasciato l’incarico per motivi di salute.
Sempre sorridente, sa trovare il lato buono in ogni situazione, Maria Giulia veste con gusto e in modo colorato ma molto semplice anche se al dito mignolo porta l’anello d’oro con lo stemma nobiliare dei Frova. Ha due figli maschi e un marito tedesco che si occupa di ingegneria economica. Ascoltando il suo parlare quieto e la sua saggezza sorridente appare la persona più posata del mondo <<se hai bisogno di meditazione meglio il rosario, gli orientali hanno lo yoga ma noi

Maria Giulia Frova Portopiccolo Sistiana luglio 2017

Maria Giulia Frova Portopiccolo Sistiana luglio 2017

siamo italiani. Io sono una grande praticante del rosario, funziona>>. Ma Maria Giulia non né il tipo da vita tranquilla, è vulcanica, poliglotta e lavoratrice instancabile. E’ laureata in Disegno industriale, ma lavora da 25 anni nella sua azienda, il castello del Corno. Prima della nascita dei figli era anche la bravissima chef del ristorante del suo agriturismo.
La sua è una famiglia di antica aristocrazia di origine piemontese e umbra sempre dedita ad attività agricole. I suoi avi sono approdati in Toscana alla meta del 1800 e da oltre un secolo possiedono la splendida tenuta del Corno in Val di Pesa, che precedentemente era della Famiglia Strozzi. Il cuore della proprietà è la grande villa del Cinquecento edificata sul perimetro di un castello del XIII secolo.

                                                                       
Cinelli Colombini
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