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Il vestito di luce di Cenerentola DOC Orcia

La magnum di Cenerentola Orcia DOC 2016 è vestita da una spettacolare lampada tuscan style

 

LA FIABA DI CENERENTOLA DIVENTA VINO

Lampada-Magnum-Cenerentola-DOC-Orcia

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C’era una volta una giovane bella e buona che si chiamava Cenerentola. Il principe invita alla sua festa le sorelle di Cenerentola ma lei rimane a casa finché non arriva una fata che la veste con un abito meraviglioso …. C’era una volta una giovane denominazione chiamata DOC Orcia. Anche lei con due sorelle, più vecchie e celebri, il Brunello e il Vino Nobile di Montepulciano, che hanno il loro territorio a destra e a sinistra del suo. Anche lei vorrebbe andare alle feste dei principi, dove arrivano le bottiglie delle sorelle, ed ecco la fata nelle sembianze prosaiche di Donatella Cinelli Colombini, che veste la nostra DOC Orcia Cenerentola con un abito di luce e la manda alla festa del principe. Questa è davvero una storia che somiglia a una fiaba a lieto fine.

 

LA VERA STORIA DI CENERENTOLA DOC ORCIA

La giovane e grintosa Doc Orcia nasce il 14 febbraio 2000. Nel suo territorio c’è il comune di Trequanda (SI) dovsi trova la Fattoria del Colle costruita, nel 1592, dagli antenati dell’attuale proprietaria Donatella Cinelli Colombini. Donatella crede in questa denominazione al punto da essere presidente del suo Consorzio. E crede nei vitigni autoctoni come elementi di un’identità antica capace di dare un timbro unico ai vini di specifici territori. Per questo ha recuperato il vitigno senese Foglia Tonda, abbandonato da quasi un secolo, ed ha sperimentato il modo migliore per coltivarlo arginando la sua naturale tendenza a produrre troppa uva. Un lavoro lungo con qualche insuccesso e tante prove che trova l’aiuto del professor Cesare Intrieri dell’Università di Bologna e il sostegno convinto dell’enologa Valérie Lavigne dell’Università di Bordeaux.

Cenerentola-Doc-Orcia-con-la-corona-in-etichetta- e la-lampada-celebrativa

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Quest’ultima ha seguito il lavoro per individuare le botti più adatte finendo per scegliere dei contenitori da 5-7 hl di rovere eseguiti a mano in piccole tonnellerie francesi. Oggi la DOC Orcia Cenerentola ha ratings molto alti da parte dei wine critics più influenti del mondo e un successo commerciale che supera le migliori speranze, ma non basta …. L’obiettivo di Donatella è quello di arrivare sulle tavole reali. Ed ecco l’abito per il gran ballo del principe.

 

Vinitaly, Donne del vino, Ian D’Agata, vigne storiche

e Donne del Vino presentano i vini ottenuti dai loro vigneti storici a Vinitaly nella degustazione guidata da Ian D’Agata che diventa una pietra miliare

Donne-de-Vino-degustazione-Vinitaly-vini-da-vigneti-storici

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Un Vinitaly con grandi messaggi quello delle Donne del vino che, nel 2018 festeggiano il loro trentennale. Il primo evento, domenica 15 aprile alle 15 nella sala tulipano è dedicato ai vini ottenuti da vigneti ottuagenari.
La complessità conferita al vino dalle viti antiche vale più del loro calo produttivo? Fin ora, la logica del reimpianto, ha privilegiato le maggiori quantità d’uva dei vigneti giovani a scapito della complessità e finezza, al timbro unico e distintivo trasmesso al vino dalle viti molto vecchie. Una strategia su cui vale la pena riflettere e per questo le Donne del Vino hanno organizzato a Vinitaly una degustazione che diventerà una pietra miliare nella comprensione del potenziale qualitativo del vigneto italiano.

Donne-de-vino-con-Ian-D'Agata

Donne-de-vino-con-Ian-D’Agata

Una degustazione di straordinario interesse di 10 vini provenienti da sei regioni diverse e guidata da uno dei massimi wine critics del mondo: Ian D’Agata autore del pluripremiato volume Native Wine Grapes of Italy. I vini, provenienti da vigneti, in gran parte, ottuagenari o addirittura più vecchi, offrono una panoramica ampia della ricchezza e della biodiversità del patrimonio viticolo italiano.
Un approccio visionario a cui la presidente delle Donne del Vino, Donatella Cinelli Colombini, ha voluto dare il significato di una riflessione sui vantaggi del restauro del vigneto storico italiano e sulla diffusione delle pratiche capaci di allungare la vita delle piante. Un approccio rivoluzionario rispetto alla pratica dei reimpianti frequenti applicata in modo massiccio negli ultimi 50 anni, pratica che presenta indubbi vantaggi produttivi ma priva i vini del timbro unico che ricevono da viti molto vecchie.

Vini naturali e il vino diventa sempre più punk

Ecco i vini raw e i vini naturali fatti quasi senza tecnica e chimica. E’ solo moda? Dal monito di Daniele Cernilli al cantante produttore punk rock

Sui-vini-naturali-Daniele-Marina-Cernilli

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Di Donatella Cinelli Colombini, DOC Orcia, Cenerentola, Fattoria del Colle

La moda green in versione wine marketing fa nascere i nomi più strani: vini sostenibili, vini naturali, vini liberi, raw wines (vini grezzi) … ma in realtà nessuno di questi nomi corrisponde a un regolamento e a un marchio riconosciuto per legge. Quindi si prestano a fraintendimenti oppure, nel caso di malintenzionati, a veri e propri imbrogli ai danni dei consumatori che pensano di bere qualcosa di assolutamente salutare e invece hanno nel bicchiere un cocktail di vino e agro-chimica.
Per non parlare della qualità del vino. La nuova sensibilità ambientalista sembra chiedere di considerare caratteristiche certi difetti, soprattutto aromatici, presenti in gran parte dei vini fatti “come natura crea”. Un’opinione contro cui si è recentemente scagliato Daniele Cernilli. << C’è un’affermazione che non è proprio smentibile, ed è che la Natura non fa vino>> ha detto il grandissimo DoctorWine invitando chi dichiara di produrre vini naturali a ottenere

Vini-naturali-Bendan-Tracey-Domaine Le Clocher-Sainte-Anne-Loire

Vini-naturali-Bendan-Tracey-Domaine Le Clocher-Sainte-Anne-Loire

regole riconosciute per legge perché le buone intenzioni dei singoli non sono controllabili e <<men che meno con degli slogan che sanno di marketing che strizzano l’occhio a ideologie neopagane intese in modo talvolta molto settario e antiscientifico>>.
Per entrare in questo mondo ho “seguito” Barù che ha realizzato, per Munchies, un video intitolato Natural punk wines nell’enoteca Champagne Socialist << nel cuore gay del quartiere di Porta Venezia>> a Milano. Vende 400 etichette di <<vino naturale o meglio vivo, con zero solfiti aggiunti, prodotto, come ci assicurano, da vignaioli indipendenti, italiani ed europei>>. La dizione raw wines (vini grezzi) o vini vivi fatti da chi non usa << né tecniche, né prodotti di sintesi (no additivi chimici, no lieviti, né rettifica di zuccheri o di acidità), sia in vigna che in cantina>> introduce un’altra categoria al già confuso ambito del naturalismo enologico.

I talebani del vino: scontro fra classicisti e naturalisti

Le opinioni sulla qualità del vino si stanno radicalizzando con scontri sempre più duri fra chi ama una perfezione classica e chi demonizza gli enologi

Lisa-Perrotti-Brown

Lisa-Perrotti-Brown- contro-i-talebani-del-vino

Di Donatella Cinelli Colombini, Orcia DOC, Fattoria del Colle

C’è chi pensa che il grande vino debba possedere una perfezione assoluta prendendo a modello prototipi classici francesi e chi demonizza gli interventi enologici arrivando a apprezzare i difetti come espressioni di carattere, localismo e naturalezza.

Riccardo-Cotarella-Daniele-Cernilli-contro-i-talebani-del-vino

Riccardo-Cotarella-Daniele-Cernilli-contro-i-talebani-del-vino

Talebani del vino: trionfano convinzioni opposte che, mese dopo mese, diventano sempre più radicali. Ognuno sostiene le sue idee come se fossero una fede religiosa.
Torniamo indietro di 150 anni e troviamo uno scontro simile nella pittura. Era il 1863 e viene inaugurato il Salon des Refusés, per ospitare le opere escluse dal Salon.
Al Salon c’erano i dipinti accademici accettati dalla cultura ufficiale: molto disegno, forme perfette di ispirazione raffaellesca. Di questi pittori quasi nessuno ricorda il nome. I rifiutati avevano portato i cavalletti fuori dagli studi riscoprendo l’emozione della luce e del colore. Erano stati battezzati dispregiativamente Impressionisti e ora le loro tele sono contese dai collezionisti a prezzi milionari: Édouard Manet, Claude Monet, Edgar Degas, Pierre-Auguste Renoir …

GLI ACCADEMICI E GLI IMPRESSIONISTI DEL VINO
Parto da un articolo della Master of Wine Lisa Perrotti Brown Editor in Chief di Wine Advocate-Robert Parker.

2015 il migliore Romanée Conti a memoria d’uomo

Albert de Villaine non ha mai visto un’annata simile in 40 anni di carriera. Ecco i punti di contatto con la vendemmia di Brunello 2010

Romanée Conti Muretti a Secco e Croce

Romanée Conti Muretti a Secco e Croce

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Come fa un produttore a dire <<questa è la miglior vendemmia della mia carriera>>? Sembra un’affermazione difficile almeno quanto quella di scegliere l’anno più bello nella propria vita. Invece è semplice e Albert de Villaine, co proprietario di Domaine de la Romanée Conti (insieme a Henry-Frédéric Roch), lo spiega in modo molto convincente.
<< I have never seen a season where the vineyards were so beautiful from beginning to end>> non ho mai visto un’annata in cui le vigne erano così belle dall’inizio alla fine, ha detto a The Drinks Business. Per poi aggiungere un particolare << in 2015 they were fresh and still green when we picked>> nel 2015 le viti erano fresche e verdi fino alla

Romanée Conti

Romanée Conti

vendemmia. Ebbene, nel 2010, da noi a Montalcino è successa la stessa cosa, mentre coglievamo l’uva le piante erano ancora in vegetazione cioè i tralci verdi crescevano. Ricordo che il Professor Attilio Scienza, a cui descrivemmo questa inusuale fenomeno, ci disse << si è qualcosa che non succede quasi mai ma è indice di una vendemmia di straordinaria qualità>>.
Questa volta è avvenuto in Borgogna ed ha dato origine a vini che de Villaine descrive come gioielli perfetti <<they have fruit, structure, sensuality; this combination is very rare>> essi hanno frutto, struttura, sensualità; questa è una combinazione molto rara, ha detto.

Enoteche: la seconda giovinezza in Italia

Le 7300 enoteche italiane sono trendy. Napoli è la città che ne ha di più con 546 esercizi. Le donne dirigono il 27% del totale, crescono i gestori giovani al Sud

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Enoteca-Molesini-Cortona

Di Donatella Cinelli Colombini

Dopo il boom negli anni Settanta del Novecento, quando le enoteche accesero i riflettori sulla scalata qualitativa del vino italiano e dopo la crisi dei primi anni Duemila, le enoteche vivono, in Italia, una seconda giovinezza.
Due tendenze sembrano emergere: i wine bar per consumare vino, cibo e intrattenimento e i negozi per i turisti. I primi sono luoghi dove i wine lovers trovano amici vecchi e nuovi, scoprono vini rari e vigneti sconosciuti, partecipano a intrattenimenti in chiave enoica, soprattutto vivono il vino come life style capace di dare stimoli e socializzazione. Insomma più che un luogo per lo shopping l’enoteca è vista come un luogo dove trascorrere il tempo libero all’interno di uno stile di vita più lento e attento alla salute. In altre parole nessun cliente cerca la sbornia quanto piuttosto di emozionarsi con la scoperta di una piccola cantina in un’isola vulcanica dove le viti sono coltivate interamente a mano.

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Enoteca-bd-di-Bruno-Dalmazio-Montalcin

Poi ci sono le enoteche pensate per i turisti che arrivano nelle zone del vino o genericamente in Italia, con l’intenzione di assaggiare ma soprattutto comprare eccellenze, rarità e novità del vigneto tricolore. Questa tipologia di negozi ha sicuramente beneficiato della crescita dei turisti esteri 2017 così come del segmento di quelli interessati al vino. In pratica due visitatori stranieri su 3 tornano tornano  a casa con una bottiglia in valigia. L’enoturismo fa breccia anche sugli italiani ed ecco che, nell’ultimo anno, 16,1 milioni di connazionali hanno partecipato ad almeno un evento enoico. Appuntamenti che spesso avvengono nei distretti di produzione ed hanno nelle enoteche dei punti di sosta quasi obbligatori.

Solforosa e qualità dei vini rossi invecchiati

Arriva l’enologia di precisione con dosaggi “su misura” della solforosa nei vini e la scoperta dei suoi effetti benefici nell’invecchiamento dei grandi rossi

F.CANIN,P. ARAPITSAS, S.GRANDO, 2 ricercatrici,F.MATTIVI

F.CANIN,P. ARAPITSAS, S.GRANDO, 2 ricercatrici,F.MATTIVI

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Per anni la parola anidride solforosa pareva una bestemmia. Fra le cose aggiunte al vino era quella maggiormente sul banco degli imputati per il suo carattere allergenico. Chi la usa deve Infatti scrivere sulla bottiglia “Contiene solfiti” quasi a dire “attenzione pericolo”. Esistono limiti all’uso della solforosa SO2 che diventano particolarmente bassi nei protocolli biologico e soprattutto biodinamico ma c’è anche chi, come il Professor Riccardo Cotarella, svolge sperimentazioni per produrre vini senza aggiungerne neanche un grammo.
In realtà la solforosa è il principale conservante del vino che aiuta a proteggere da microorganismi e ossigeno durante tutte le fasi della produzione, dall’uva al mosto, della maturazione in botte all’affinamento.

Washington-Ambaciata_italiana_Mattivi

Washington-Ambaciata_italiana_Mattivi

Fin ora i dosaggi erano basati su prove empiriche senza avere un’esatta nozione di quali fossero le reali reazioni chimiche di solfonazione che avvengono nei vini ma uno studio di Panagiotis Arapitsas, Graziano Guella & Fulvio Mattivi pubblicato nella rivista “Scientific Reports” con il titolo “The impact of SO2 on wine flavanols and indoles in relation to wine style and age” getta nuova luce sull’argomento e prefigura un’enologia di precisione. Introduce cioè un nuovo metodo quantitativo per misurare i derivati solfonati. Inoltre prefigura un futuro, non molto lontano, in cui sarà possibile calibrare al meglio l’aggiunta di anidride solforosa nei vini, tenendo conto della diversa capacità di ciascun vino di consumarla.

Food and Wine Angels i talent scout delle cose buone

Carol Agostini, Giuseppe Tognazzi e Marco Moretti  Wine and Food Angels  esperti di cibi e vini d’eccellenza che vogliono trasformare la passione in professione

Wine and Food Angels

Wine and Food Angels

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, agriturismo, Fattoria del Colle

Vi ricordate la serie televisiva Charlie’s Angels con Farrah Fawcett, Jaclyn Smith e Kate Jackson? Tre bellissime donne che facevano indagini poliziesche trovando sempre i colpevoli? Ebbene i nostri tre Angels sono forse meno belli ma altrettanto coraggiosi e scoprono, come le attrici, gli autori dei migliori cibi e delle migliori bottiglie.

Food and Wine AngelsCarol Agostini, Giuseppe Tognazzi e Marco Moretti– rappresenta l’esperienza di chi segue le proprie passioni  cercando di trasformarle in una vera attività mettendo in campo le competenze e i contatti acquisiti nel corso del tempo.

Il  loro simbolo è quasi un manifesto di intenti: un cappello da chef che somiglia a un

tappo da Champagne ma ha le ali. I tre Angels intendono proporsi come consulenti per eventi –  già lo fanno nel circuito Golf ” CHEFINGREEN” – e come comunicatori di eccellenze agroalimentari. Questa attività prende forma nella collaborazione con RADIO RADIO PER VIAGGIARE IN ITALIA e nella rubrica  ” Il Viaggio degli Umami ” su ESSEREWEBRADIO. Quest’ultimo format è anche nel giornale sfogliabile online ” Golf&Gusto.

Nel complesso FoodandWineAngels  vantano una rete di quasi 20 mila contatti prevalentemente nel settore.  Carol ha oltre 200 mila followers e sta inaugurando una nuova produzione di video su youtube.

Il prezzo del vino e le medaglie dei concorsi

Vincere medaglie dei concorsi enologici può far aumentare il prezzo del vino del 13% con un effetto combinato che riguarda i critici e i consumatori

medaglie dei concorsi

medaglie dei concorsi Giuria a lavoro

Di Donatella Cinelli Colombini, Chianti Superiore, Fattoria del Colle

Il Journal of Wine Economics  organo dell’ AAWE – American Association of Wine Economists, è uno dei più letti e autorevoli repertori di studi economici sul vino. Pubblica, quasi contemporaneamente, due articoli sugli effetti delle medaglie vinte nei concorsi  dimostrando come abbiano un’influenza rilevante sui critici e, forse con effetto combinato, sui consumatori.
E’ l’analisi di Christopher Bitter a evidenziare questo aspetto curioso.  In base alle sue analisi ricevere una medaglia d’oro in un concorso enologico, di per sè, non serve a influenzare i consumatori e quindi a far crescere le vendite ma permette a un vino di uscire dal coro e di essere notato dai critici. Sono poi i punteggi dei grandi esperti a

Concorso enologico, giuria a lavoro

Concorso enologico, giuria a lavoro

produrre il vero effetto sul mercato. C’è quindi un invisibile ma solido fil rouge che lega il successo in un concorso importante, con giuria affidabile e una bassa percentuale di premi rispetto al numero dei partecipanti, e il successivo successo di vendite.
Va notato tuttavia, come ha giustamente sottolineato Bitter che i concorsi enologici spuntano come funghi e, in certi casi, hanno giurie poco competenti a cui vengono fatti assaggiare un numero enorme di vini in poche ore, inoltre incentivano la partecipazione dando medaglie a gran parte dei vini concorrenti.

2018 le nuove tendenze del vino

Il vino è trendy ma nel 2018 deve essere una scoperta, raccontare, contenere valori, essere bio e forse rosato da vitigni autoctoni, magari anche con le bolle

IMG_2067Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello
WineNews insiste su un punto: il vino sempre più trendy, simbolo di socialità, cultura, diversità, naturalezza. Ma il vino del 2018 saprà anche raccontare e avere significati che vanno oltre la qualità. Un vino da scoprire costantemente esplorando il mondo attraverso il bicchiere. Un vino sempre più digitale e social. Ecco che Marilena Colussi, ricercatrice del food & beverage e sociologa dei consumi indica i drive del nuovo anno: vini biologici, biodinamici e naturali che sono ormai una moda mondiale e inarrestabile per il bisogno di mangiare cose sicure e salutari. Contemporaneamente c’è il Novel food con gli insetti in prima linea. E un crescente bisogno di valori e di territorio.

Novel-food-Cina-mercatino

Novel-food-Cina-mercatino-spiedini-di-insetti

Un sondaggio sui principali distributori italiani aggiunge 3 tendenze: i rosati che finalmente diventano di moda anche in Italia, i vini autoctoni e persino le bollicine autoctone. La fine del monopolio dei grandi nomi e la ricerca delle piccole particolarità, cantine di nicchia capaci di raccontare qualcosa di diverso.
Ecco The Drinks Business con 10 tendenze 2018 viste dall’osservatorio di Londra.
Basta con la carne. Persino il celebre chef Alain Ducasse ha trasformato il suo ristorante al Plaza Athénée hotel di Parigi in un locate “meat free”. La cucina vegetariana e vegana non è più solo una cosa da hippy, alla Tate Modern di Londra si mangiano hamburger di fagioli neri e brioche di barbabietola.

Women of Wine Festival e la Festa delle Donne del Vino

Debra Meiburg la regina del vino in Cina e il suo Women of Wine Festival si collega alla Festa delle Donne del Vino  che diventa un network internazionale

Women of Wine Festival (WOW)

Women of Wine Festival (WOW)

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Debra Meiburg è uno dei wine expert  più noti al mondo: è il primo Master of Wine  in Asia e fa parte del l’Education Committee  del celebre Istituto britannico. E’ 7° fra le donne del vino più influenti del mondo  nella classifica del Global Ranking, il suo show  televisivo trasmesso nei taxi cinesi ha 70 milioni di utenti al mese ed è consulente per il vino delle linee aeree Cathay Pacific.

Nel 2008 ha fondato a Hong Kong una società – Meiburg Wine Media MWM- con lo

Women of Wine Festival (WOW) Debra Meiburg e altre influencer

Women of Wine Festival (WOW) Debra Meiburg e altre influencer

scopo di diffondere la cultura del vino in Asia. Si tratta di una vera e propria “wine hub” che lavora su uno scenario immenso: da New Delhi a Tokyo, da Beijing a Jakarta. Si rivolge ai professionisti del mercato e agli amatori ma è anche un punto di riferimento per tutta la stampa di settore perché, oltre all’attività di formazione tradizionale offre esperienze innovative e stimolanti che permettono ai buyer di esplorare vini emergenti e nuove tendenze.  Un’attività incessante di concorsi, degustazioni,  festival, worksop in cui le cantine incontrano i buyers, azioni di branding e conferenze che portano all’estero una maggiore conoscenza del mercato cinese e aiutano le cantine  di tutto il mondo a vendere in Asia.

Le donne bevono di più accanto a un uomo che puzza

Imbarazzante scoperta dell’University of South Florida mette in relazione la sessualità e il consumo d’alcool: se gli uomini puzzano le donne bevono di più

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Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne

La ricerca è stata fatta su 103 donne con un’età compresa fra i 21 e i 31 anni alle quali è stato detto di partecipare a un’analisi sulle fragranze. Invece la ricerca era di tutt’altro genere: metà di loro ha annusato striscette imbevute d’acqua e metà spruzzate con androstenone – un derivato del testosterone, che è un importante costituente dell’odore umano, in particolare del maschio ed è presente nel sudore. Dopo il test le partecipanti hanno ricevuto l’offerta di due bicchieri di birra (analcolica per motivi di sicurezza) ma solo le donne che hanno sniffato l’aroma di sudore hanno bevuto in abbondanza. 10% in più delle altre. Secondo gli psicologi esiste un legame antico e consolidato fra l’alcool, con le sue virtù disinibitorie e la sessualità. Per questo l’odore di androstenone ha stimolato il desiderio di bere. Evidentemente accanto a un uomo che puzza le donne bevono di più e forse sono addirittura attratte.

Champagne-Carles-de-Cazanove-tradition-brut

Champagne-Carles-de-Cazanove-tradition-brut

E dire che invece il rito di bere il vino in coppia, suscita immagini eleganti, con abbigliamenti ricercati sia per lei che per lui. Invece la realtà è che una bella sniffata puzzolente sollecita molto di più la bevuta. Con la crescita dei consumatori donne c’è da aspettarsi spot o immagini di maschi sudati accanto alle bottiglie!
Ma il mondo del vino, manda anche segnali di tipo opposto. Anzi direi quasi bigotti.
Il Conte Charles Gabriel de Cazanove ha denunciato gli attuali proprietari della cantine di Champagne Charles de Cazanove perché hanno scelto come testimonial l’ex porno star Clara Morgane.

Storia e leggenda del Chianti

Pochi territori hanno lo stesso mito del Chianti. E’ una delle 10 parole italiane più conosciute nel mondo e ha una storia nobile come tutti i grandi vini

 

Chianti Classico Revolution indosso a Sara e Diletta

Chianti Classico Revolution indosso a Sara e Diletta

Di Donatella Cinelli Colombini

Il Chianti, un territorio di boschi, castelli e borghi fortificati con un passato guerriero di contese fra Siena e Firenze. Le due ricche città di banchieri che, nel medioevo, prestavano denaro a re e papi avevano qui le loro vigne migliori come ci mostra l’affresco con “Gli effetti del buono e cattivo governo” dipinto da Ambrogio Lorenzetti nel 1337-9 nel Palazzo Pubblico della città del Palio. Le colline del Chianti sono quasi coperte di vigne “fitte” cioè senza altre colture a intercalare i filari. Un esplicito segno della vocazione di quel terreno nella produzione del vino.

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Chianti-Rocca di Staggia

Un territorio in cui c’erano briganti ma anche corti quasi principesche come (nel XII secolo) la rocca di Staggia oppure conventi come Abbadia Isola poco distante da Monteriggioni, che aveva una cantina, dove ancor oggi è possibile vedere un tino da vinificazione in muratura.

Non vorrei deludervi, ma il vino migliore di quel territorio era originariamente bianco, anche se prodotto da uve a bacca rossa.  Come ci ha spiegato lo storico  Gianfranco Pasquali <<fino al XII secolo il vino importante era solo bianco, come in epoca romana. L’uva veniva prima torchiata e poi fatta fermentare . I contadini invece vinificavano le uve rosse con le loro bucce in modo da ottenere prima il vino e poi il “vinello” facendo rifermentare le vinacce con l’acqua. Sono nel XIII-XIV secolo si diffuse la vinificazione in rosso grazie alla scoperta del processo che permetteva di ottenere rossi più gradevoli>>.

 

Francia e Spagna colleghi, rivali nel turismo del vino

Attenti a quei due: Francia e Spagna sono concorrenti temibili del nostro turismo del vino. In modo diverso stanno crescendo entrambe più dell’Italia

Turismo-del-vino-in-Spagna-Catalogna

Turismo-del-vino-in-Spagna-Catalogna

Di Donatella Cinelli Colombini, Chianti Superiore, turismo del vino, Fattoria del Colle

In Spagna il turismo del vino è iniziato insieme al nostro intorno al 1995. Nelle prime riunioni internazionali a cui partecipavo in rappresentanza dell’Italia i francesi ci guardavano dall’alto in basso forti della Strada del vino dell’Alsazia e dei flussi verso le cave de Champagne. Loro portavano gli psicologi per progettare la comunicazione web e noi portavamo i primi ingegneri informatici. Ci sentivamo dei dilettanti. Erano gli anni in cui le cantine di Bordeaux e di Borgogna erano chiuse al pubblico perché la loro produzione era interamente commercializzata dai négociant.
Poi anche le cantine italiane e spagnole hanno cominciato a organizzarsi per accogliere i visitatori e con ottimi risultati.

Turismo-del-vino-in-Spagna-Catalogna- Cava

Turismo-del-vino-in-Spagna-Catalogna- Cava

Ecco i dati spagnoli tratti dal Corriere Vinicolo.
2,7 milioni di visitatori nelle cantine e nelle “Rutas” + 21% rispetto al 2015
54 milioni di € di fatturato enoturistico diretto + 11% rispetto al 2015
77% di turisti spagnoli 23% turisti esteri
Settembre –ottobre mesi di maggior flusso
I turisti del vino sono coppie, piccoli gruppi e famiglie. 46-65 anni, con scarsa cultura del vino, soprattutto donne. In crescita i wine tour organizzati.

Turista del vino in California? E’ donna

L’identikit del turista del vino USA vi stupirà: è donna! Ricca e coltiva la sua passione associandosi a un wine club e assaggiando almeno una volta la settimana

Turisti-del-vino-in-California-ingresso-Opus-One

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Di Donatella Cinelli Colombini, turismo del vino, Montalcino, Casato Prime Donne

43 anni, 86.00$ di reddito annuo, donna (53%) sposata (68%) laureata (58%).
Nella stragrande maggioranza dei casi vive in città o in zone limitrofe. E’ californiana (50%).
Ha grande passione per il vino e infatti è iscritta a un wine club (30%) e beve vino almeno una volta alla settimana spendendo 29 $.
Chi l’avrebbe mai detto! Eravamo così certi che il turista del vino fosse maschio da rimanere sbalorditi per una simile rivelazione. Donna, ricca, colta e bevitrice competente. Il panorama dei consumatori sta davvero cambiando!

Mondavi winery ingresso

Turismo-del-vino-in-USA-Mondavi-winery ingresso

Il profilo della turista del vino californiana scaturisce da un’indagine del 2016 su un campione di 2.000 persone effettuata dal Wine Institute in collaborazione con USDA Dipartimento USA per l’Agricoltura e reso noto in Italia dal “Corriere Vinicolo”.
Va tenuto presente che il business enotuiristico in USA è gigantesco: 7,2 miliardi di Dollari cioè più che il doppio di quello italiano. Se consideriamo che normalmente la vendemmia italiana è doppia di quella statunitense e che l’intero business del vino italiano è di circa 10 milioni di euro, c’è da mangiarsi le mani.
E sono le contee di Napa e Sonoma hanno fatturati enoturistici per oltre 3 miliardi.
Un turismo in piena espansione che nella sola Napa Valley ha ormai toccato i 3,5 milioni di visitatori.

                                                                       
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