Turismo alla Fattoria del Colle

Tovaglia fatta a telaio e metti in tavola il Rinascimento

I negozi ToscanaLovers boutique del miglior artigianato, ti propongono una tovaglia tessuta artigianalmente a telaio direttamente a casa a un prezzo speciale

 

Per chi invita gli amici a cena a casa sua, per chi ama avere una tavola elegante, per chi apprezza l’artigianato italiano di grande tradizione. Per chi sceglie solo cose uniche e raffinate ecco una tovaglia tessuta a telaio con disegni artistici tradizionali: anfora e damasco.
Arriverà a casa tua in pochi giorni.

La tessitura a telaio ha in Italia una grande tradizione che ha avuto il suo momento d’oro nel Rinascimento e oggi continua in piccoli laboratori artigiani della Toscana e dell’Umbria.

tovaglie-con-tessuto-a-telaio-ToscanaLovers

tovaglie con tessuto a telaio -ToscanaLovers

La tovaglia che ti proponiamo è quindi un oggetto prezioso.
E’ fatta con materiali naturali -lino e cotone- ed è eseguita nella tipica lavorazione jacquard cioè è double face e può essere usata su entrambi i lati. Le misure 240 x 180 si adattano a una tavola per 6 persone ma esistono anche altre misure e una piccola gamma di colori.

 

OFFERTA TOVAGLIA A TELAIO DI TOSCANA LOVERS

Tovaglia 240×180 (per sei persone) misto lino (50% cotone e 50% lino) con 6 tovaglioli
disegno Damasco o Anfora

 

PER I SOCI DEL CLUB DI DONATELLA
Prezzo speciale di 165,00 Euro (anziché 195,00) fino al 26 maggio 2020
Offriamo gratuitamente le spese di spedizione in Italia e diamo 10€ di sconto per la spedizione all’estero

PER CHI NON E’ ANCORA MEMBRO DEL CLUB DI DONATELLA
Prezzo speciale di 175,00 Euro (anziché 195,00) fino al 26 maggio 2020
A questo prezzo va aggiunta la spedizione in Italia che ha il costo di 18€ mentre la spedizione all’estero varia a seconda del Paese e verrà quantificata all’accettazione dell’ordine

 

Eretici, santi, politici e vignaioli antenati di Donatella

Gli 8 secoli di una storia che sembra un romano. Gli antenati di Donatella Cinelli Colombini alla Fattoria del Colle e del Casato Prime Donne

 

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Beato Giovanni Colombini – Siena – Santa Maria Della Scala – Priamo Della Quercia

MEDIOEVO E RINASCIMENTO – CON SANTI E ERETICI

La parte più antica della Fattoria del Colle è una grotta sotterranea descritta nei “Decimari” del XII e XIV secolo come “Ermitorium S.Egidii de Querciola”.
Oggi contiene una collezione molto preziosa: le bottiglie antiquarie di Brunello di Montalcino di Donatella Cinelli Colombini.
Gli antenati paterni di Donatella che costruirono la Fattoria del Colle appartenevano ad una importante famiglia di Siena, i Sozzini o Socini. Il personaggio di maggior spicco fu Mariano Sozzino (1397-1467). Egli ebbe come segretario il giovane Enea Silvio Piccolomini, poi divenuto Papa con il nome di Pio II, che gli dedicò il suo libro intitolato “Storia dei due amanti”. Un libro che fa supporre una relazione amorosa fra il giovane segretario e la moglie del piccolo e brutto Mariano.
Gli antenati di Donatella Cinelli Colombini, dal ramo materno, sono un casato senese di banchieri medioevali che ebbe il suo personaggio di spicco nel Beato Giovanni Colombini (1304-1367) fondatore dell’ordine dei Gesuati.

Toscana-Fattoria-del-Colle.Giardino all'italiana

Toscana Fattoria del Colle. Giardino all’italiana

 

GLI ANTENATI DI DONATELLA NEL CINQUECENTO AL CASATO E ALLA FATTORIA DEL COLLE

La cappella e parte della villa del Colle furono costruite nel 1592 da Claudio Socini, membro di una importante famiglia senese di giuristi e eretici.
Lelio (1525-1562) e Fausto (1539-1604) furono fra i maggiori esponenti della Riforma Protestante. La Chiesa li scomunicò e questo causò la confisca di tutti i beni della famiglia compresa la Fattoria del Colle.
Nel 1592 anche il Casato a Montalcino era già di proprietà degli antenati materni di Donatella Cinelli Colombini. Dalla fine del Cinquecento ad oggi, la proprietà non è mai stata venduta, è sempre passata di padre in figlio o meglio di madre in figlia perché era della nonna e poi della madre di Donatella che in futuro la consegnerà alla figlia Violante.

 

Patate condite alla campagnola

Arrivate in Europa nel Cinquecento, le patate sono fra i cibi più piacevoli della cucina ma … attenzione alla qualità degli ingredienti e soprattutto dell’olio

 

patate condite

patate condite della campagna toscana

Di Donatella Cinelli Colombini

 

L’olio extravergine è la cosa più importante di questa ricetta. Deve essere nuovo, fragrante, bio e di altissima qualità. Volete provare quello multicultivar  della Fattoria del Colle raccolto a ottobre con le olive ancora verdi?

 

INGREDIENTI PER LE PATATE CONDITE

Un chilo di patate gialle, olio extravergine, prezzemolo, aglio e sale
Più la ricetta è semplice più gli ingredienti devono essere genuini e di altissima qualità.

 

PREPARAZIONE

Lavate le patate e lessatele in acqua bollente salata per circa mezz’ora. Quando sono cotte scolatele, pelatele e tagliatele a grossi pezzi. Tritare con la mezzaluna l’aglio e il prezzemolo. Condire le patate fredde con questo pesto, sale e con abbondante olio extravergine.

Orcia Doc e coronavirus

I contraccolpi dell’epidemia Covid su una denominazione che ha il suo primo mercato nell’area di produzione e i turisti esteri come clienti principali

 

Doc Orcia a Piena

Doc Orcia a Pienza

Di Donatella Cinelli Colombini

L’area dove nasce la Doc Orcia è, in gran parte, iscritta nel patrimonio dell’umanità UNESCO. Questa denominazione è conosciuta come “il vino più bello del mondo” perché si estende su un territorio integro, un capolavoro di bellezza paesaggistica che, purtroppo, il covid mette a rischio.
Nell’area di produzione della Doc Orcia si registravano quasi un milione e mezzo di presenze turistiche e circa un milione di escursionisti giornalieri attratti dalla magica armonia dei panorami, dalla ricchezza di piccole città d’arte, dalle acque termali, ma soprattutto da cibi e vini di grande storia e qualità. Per questo il 65% delle cantine Orcia ha attività di agriturismo o ristorazione e tutte hanno vendita diretta dei vini. Una situazione privilegiata per una giovane DOC che si trovava ad avere il mercato di esportazione “sotto casa” per il gran numero di turisti enogastronomici, in maggioranza esteri, che compravano i vini oppure li bevevano nei locali della zona. Una situazione che, con l’epidemia covid, rischia di trasformarsi da opportunità a grosso rischio. Questo perché esiste il fondato timore che i turisti non arrivino.
Avere un solo mercato largamente prevalente, quello locale, e una sola tipologia di cliente, il turista, è un fattore di fragilità per le aziende della Doc Orcia che potrebbero subire maggiori contraccolpi commerciali rispetto alle altre denominazioni toscane. Infatti per loro si sommano gli effetti della crisi nelle vendite del vino con i mancati introiti per l’affitto di appartamenti e per la ristorazione agrituristica che probabilmente resterà vuota.

 

LE 60 CANTINE DELLA DOC ORCIA

Doc Orcia 60 cantine del vino più bello del mondo

Doc Orcia 60 cantine del vino più bello del mondo

Le aziende produttrici di Orcia DOC sono una sessantina e producono complessivamente meno di 300.000 bottiglie di vino l’anno, coltivando 153 ettari di vigneto. Si tratta dunque di imprese piccole o molto piccole, in gran parte a carattere familiare. Si trovano in 12 comuni nell’area collinare fra le denominazioni del Brunello e del Vino Nobile, in una zona di grande vocazione nella produzione di vini rossi da invecchiamento (Buonconvento, Castiglione d’Orcia, Pienza, Radicofani, San Quirico d’Orcia, Trequanda, parte dei territori di Abbadia San Salvatore, Chianciano Terme, Montalcino, San Casciano dei Bagni, Sarteano e Torrita di Siena).

 

I MOTIVI DELLA FRAGILITA’ E DELL’IMPORTANZA DI QUESTA DENOMINAZIONE

Una situazione di immediato allarme per i suoi effetti economici e sociali ma con possibili contraccolpi successivi più duraturi anche sul patrimonio paesaggistico.

Coltelli gioiello per la tua tavola

Coltelli da carne con manico in corno o olivo eseguiti artigianalmente in piccole serie a Scarperia, famosa da cinquecento anni per le lame “taglienti”

 

Scatole con 6 coltelli eseguiti artigianalmente a Scarperia con manici in corno naturale oppure in olivo italiano. Spediti direttamente a casa tua per rendere preziosa la tua tavola.

 

I COLTELLI DI SCARPERIA DA 500 ANNI SULLA TAVOLA DEI POTENTI DEL MONDO

I coltelli di Scarperia sono arredi raffinati ed esclusivi per la tavola … ma anche dei piccoli pezzi di una storia nobile e antica. L’eleganza toscana è infatti un mix di nobiltà e semplicità, lusso e sobrietà.
Siete mai stati a Firenze? Il palazzo dove viveva la  famiglia Medici, sovrani della Toscana, è nel centro della città, si chiama Palazzo Vecchio ed è pieno di capolavori d’arte. In una speciale teca, è esposto un coltello di Scarperia moderno per mostrare il legame fra l’artigianato di oggi e il passato della città.

Coltelli da bistecca con manico in corno di bue prodotti a Scarperia e selezionati da ToscanaLovers

Coltelli da bistecca con manico in corno di bue prodotti a Scarperia e selezionati da ToscanaLovers

La famiglia Medici era ricchissima, amava l’arte e le cose esclusive e preziose. Per questo la Toscana era piena di grandi artisti – come Michelangelo o Leonardo – e di straordinari artigiani del legno, della ceramica … e del ferro. La migliore produzione di spade e coltelli era a Scarperia, in un paese a 30 km da Firenze, che diventò celebre come Toledo e Sheffield per le “lame taglienti”.
Per garantire la qualità dei coltelli di Scarperia nel 1538 fu scritto uno Statuto, cioè un regolamento. Gli artigiani di Scarperia fornivano i coltelli a re, famiglie nobili di tutta Europa e adesso molti di essi sono esposti nei musei.

 

OFFERTA

6 coltelli da carne – bistecca con manico in corno di bue (disponibili SOLO 5 scatole da 6 coltelli)

Per i soci del CLUB
PREZZO 310 Euro (anziché 360) comprensivo di scatola in legno e spedizione in Italia oppure sconto di 10 Euro sulla spedizione all’estero.
Per i NON SOCI
PREZZO 325 Euro (anziché 360) comprensivo di scatola in legno e spedizione in Italia oppure sconto di 10 Euro sulla spedizione all’estero (il prezzo della spedizione varia a seconda del Paese e verrà comunicato al momento dell’accettazione dell’ordine).

 

Nella Piazza del Campo ci nasce la Verbena

La verbena, pianta con virtù afrodisiache e anti-vampiri, nasce, secondo la tradizione, in piazza del Campo a Siena, ma nessuno l’aveva mai vista fino al covid

 

SIENA, PIAZZA DEL CAMPO, DOVE NASCE LA VERBENA

SIENA, PIAZZA DEL CAMPO, DOVE NASCE LA VERBENA

Di Donatella Cinelli Colombini

DALLA CANZONE POPOLARE ALLA STORIA DI PIAZZA DEL CAMPO A SIENA

C’è una canzone molto nota a Siena che dice <<nella Piazza del Campo ci nasce la verbena, viva la nostra Siena, la più bella delle città>>. Ho sempre trovato sorprendente questo testo perché la superficie della piazza è coperta di uno splendido pavimento a mattoni disposti a lisca di pesce e divisi da strisce di travertino convergenti nel punto più basso come in un ventaglio. In quel punto c’è il “gavinone” cioè la chiavica che porta l’acqua piovana fuori della piazza. E’ chiusa da una pregevole scultura in bronzo dell’artista Massimo Lippi che richiama un groviglio di rami. Durante il lockdown la piazza è rimasta per la prima volta deserta dall’epoca della sua costruzione e, sorprendentemente, l’erba è cresciuta di nuovo nelle connettiture dei mattoni. Una circostanza che ha commosso il popolo del Palio che ama il Campo come, e forse più della propria casa. Le foto della piazza verde hanno imperversato per giorni nei social e tutti aspettavano la fine della “reclusione covid” per vedere se l’erba fosse veramente verbena.

 

Verbena, Piazza del Campo, Siena

Verbena, Piazza del Campo, Siena

PIAZZA DEL CAMPO LUOGO UNICO PER BELLEZZA, ARMONIA E LEGGENDA

In origine la piazza era effettivamente un campo e gli edifici, dove sorge ora il Palazzo Pubblico, avevano la facciata principale rivolta a valle. Solo con la costruzione dello spettacolare edificio attuale, fra il 1297 e il 1310, il campo diventa una vera piazza. Quando ero assessore al turismo del Comune di Siena ho trascorso 10 anni in quel palazzo, che è giustamente considerato l’edificio civile, di epoca gotica, più bello del mondo. La finestra del mio ufficio era la quarta da sinistra, al secondo piano.
Piazza del Campo ha avuto il primo “regolamento edilizio” della storia. Infatti, negli statuti del 1262 furono stabiliti l’obbligo di realizzare solo finestre bifore o trifore cioè divise “a colonnelli” e la proibizione di costruire terrazzi insieme al miglioramento dei dodici accessi.
La piazza e il Palazzo Pubblico nascono dunque con grandi ambizioni in una città ricchissima con i banchieri senesi che trattavano con i sovrani e il papato.
Tuttavia, nei canti popolari, l’erba della pizza che in origine era un campo, viene messa in grande rilievo. Una circostanza molto strana.

 

Cacio coi baccelli alla toscana

Nel resto d’Italia il cacio si chiama pecorino e i baccelli sono l’involucro delle fave ma da noi in Toscana la colazione di primavera è cacio coi baccelli

 

Cacio coi baccelli Toscana Fattoria del Colle

Cacio coi baccelli Toscana Fattoria del Colle

Di Donatella Cinelli Colombini

I baccelli sono i frutti di una leguminosa che noi produttori di vino seminiamo dopo la vendemmia nelle vigne per rigenerare il terreno e renderlo più soffice e vivo.
Fanno piccoli fiori bianchi e in primavera producono dei baccelli verdi che hanno all’interno semi verdi di sapore delizioso, le fave. Da noi in Toscana usiamo la parola baccello anche per chiamare un uomo alto, magro e dinoccolato <<quel baccellone>>. Una merenda tipica della primavera è quella a base di pane, cacio e baccelli.

 

CACIO E’ LA  PAROLA TOSCANA PER FORMAGGIO PECORINO

La parola dialettale “cacio” è di diretta derivazione latina mentre il termine italiano “formaggio” discende dal medioevale “formaticum”. Un distinguo che sembra indicare, in Toscana, una tradizione ininterrotta nella pastorizia e nella produzione casearia. Ancora oggi i greggi pascolano sulle colline della Toscana meridionale e il formaggio arriva da piccoli caseifici artigianali dove quasi tutto è fatto a mano come mille anni fa con l’unica differenza che pastori e casari sono spesso sardi e non toscani.

 

PANE CACIO E BACCELLI LA MERENDA DI PRIMAVERA IN TOSCANA

pinte di baccelli -fave e ombra di Donatella Cinelli Colombini

pinte di baccelli -fave e ombra di Donatella Cinelli Colombini

Mangiare pane, cacio e baccelli è quindi una tradizione ma anche un modo per entrare in una cultura antica e gustarla in modo assolutamente autentico. Ovviamente il formaggio di pecora deve essere fresco, di 20 giorni o poco più, con scorza appena imbiondita. Le fave devono essere appena colte, piccole e dolci. Il pane è ovviamente quello toscano senza sale. Qui alla Fattoria del Colle è possibile gustare il cacio coi baccelli all’aperto, davanti a un’immenso panorama con un calice di Chianti Superiore vivendo un’esperienza Toscana DOCG.

 

Prigioniere in casa nella campagna toscana

Il covid nel Senese ha colpito meno che nelle altre provincie e soprattutto sembra fermarsi prima. Racconti collettivi e personali di Alice e Alessia

 

di Donatella Cinelli Colombini

Alice Grassi turismo Toscana Fattoria del Colle

Alice Grassi turismo Toscana Fattoria del Colle

La provincia di Siena sembra essere riuscita a contenere l’epidemia meglio di tutte le altre zone d’Italia. Nonostante un forte afflusso di lombardi nelle loro seconde case, una gara di ballo a Chiusi e la squadra di calcio della Pianese a Piancastagnaio che hanno diffuso il covid in interi comuni, nella Toscana del Sud i numeri delle persone positive sono rimasti bassi, così come quelli dei ricoveri in ospedale e in terapia intensiva. Colpisce soprattutto il numero ridotto dei nuovi positivi dall’inizio di aprile, nonostante vengano fatti tamponi in modo sempre più esteso.

 

LA REGIONE TOSCANA DISTRIBUISCE LE MASCHERINE E OBBLIGA A INDOSSARLE

La Regione Toscana ha mandato a tutti i cittadini due mascherine (in scatole di cartone bianco e blu con scritte in cinese) ed ha proibito di uscire di casa senza protezione sul volto. Firenze è stata colpita dall’epidemia in modo consistente, ma la provincia di Siena forse uscirà dal contagio fra le prime in Italia.

Alessia Bianchi turismo Toscana Fattoria del Colle

Alessia Bianchi turismo Toscana Fattoria del Colle

Per la verità la sensazione di pericolo manca anche grazie alla piccola dimensione dei paesi e all’ampiezza degli spazi verdi nella campagna primaverile. C’è poi la fiducia in un sistema sanitario e sociale (istituzioni + volontariato) che ha dimostrato di funzionare e di presidiare il territorio. Bravi, davvero bravi: Regione, sindaci, personale sanitario, volontari della Racchetta, Misericordie e Pubblica Assistenza.

 

IL COLLASSO DEL TURISMO CAUSATO DAL COVID

Accanto a questo quadro positivo c’è la preoccupazione per il turismo che sta letteralmente andando a picco. Nessuno può prevedere se e quando i visitatori torneranno. La Toscana riceve soprattutto turisti esteri, con una grossissima quota di statunitensi. Il turismo italiano proviene in larga misura dalla Lombardia. Due zone di origine che destano grossa preoccupazione anche in chi deve accogliere i clienti. E’ altrettanto evidente che la sola clientela locale non basta per riaprire strutture ricettive e ristoranti.
Per il momento, la cosa più pesante è la reclusione in casa con solo qualche ora al giorno di lavoro a distanza. Ecco le testimonianze di due delle persone che accolgono i turisti nelle cantine e nell’agriturismo della Fattoria del Colle: Alice e Alessia.

 

Coronavirus e turismo in Toscana

Le 6 persone che accolgono i visitatori al Casato Prime Donne di Montalcino e alla Fattoria del Colle in Toscana ci mandano foto e raccolti di prigionia covid

Di Donatella Cinelli Colombini

Antonella Marconi Montalcino Casato Prime Donne

Antonella Marconi Montalcino Casato Prime Donne

Due post in cui le persone che accolgono i turisti nelle cantine e nell’agriturismo di Donatella Cinelli Colombini nel cuore più intatto e affascinante della Toscana, ci raccontano come stanno trascorrendo la reclusione in casa. Antonella, Silvia, Carolina e Sara da Montalcino, Trequanda, Sinalunga e Rapolano ci scrivono qui di seguito

ANTONELLA MARCONI E IL TURISMO DEL VINO AL CASATO PRIME DONNE DI MONTALCINO

La prima a parlare è Antonella. Italo inglese vive a Montalcino ed ha due figli di cui il più grande è un ottimo arciere e compete spesso nei tornei fra i quartieri di Montalcino: la sagra del tordo e l’apertura delle cacce.
La sua foto la ritrae davanti alla sua casa, direttamente di fronte alla Fortezza di Montalcino <<la cosa più difficile per me>> spiega raccontando il look down << è stata il susseguirsi di nuove regole e decreti. Sono una persona pragmatica e questi cambiamenti giornalieri mi hanno provata emotivamente. Dopo l’isolamento vorrei solo tornare in cantina al Casato Prime Donne e fare i wine-tour. Il contatto con la gente, a chi come me lavora con il pubblico, è mancato veramente tanto. Durante l’isolamento vengono anche a mancare le coccole normali con i nostri cari; il bacio della buona notte con il proprio figlio è meglio evitarlo. A casa mia abbiamo creato un rito, da fare in contemporanea, che sostituisce l’effusione>>

SILVIA ARGILLI ARTE E INCOMING TURISTICO

Silvia Argilli Toscana Turismo Fattoria del Colle

Silvia Argilli Toscana Turismo Fattoria del Colle

Ecco Silvia, l’artista del gruppo. Dipinge e disegna con grande maestria. Lei ha la famiglia ad Arezzo ed è sola in un appartamento di Trequanda, il comune in cui si trova la Fattoria del Colle. La cosa che le è mancata di più << è essere lontana e non poter abbracciare familiari ed amici>> il suo desiderio più grande è <<assaporare la libertà che prima davo per scontata>> ma nonostante tutto ha <<scoperto che festeggiare il mio e gli altri compleanni da lontano non è così male. Il problema è che la torta poi me la mangio tutta io!!>>

Acciughe sotto pesto come le faceva Nunziatina

Un antico piatto povero delle campagne toscane diventa un antipasto moderno di straordinario se le acciughe sotto pesto sono fatte a regola d’arte

Acciughe sotto pesto

Acciughe sotto pesto merenda di Montalcino

di Donatella Cinelli Colombini

Annunziata Ferretti detta Nunziatina è stata una presenza importante nella mia infanzia e nelle mie merende di Montalcino. Le sue acciughe sotto pesto erano leggendarie.
Le sceglieva una per una, con la tipica cura di chi è abituato a una vita difficile. Le dissalava nell’acqua e aceto e poi le diliscava. Nel suo battuto c’era tanto prezzemolo e poco aglio ma tutto veniva dall’orto, il prezzemolo era freschissimo così come le reste d’aglio appese sotto una parata di lamiera, avevano spicchi più piccoli di quelli attuali e un odore diverso.

pesto per le acciughe

acciugne sotto pesto: il pesto

PREPARAZIONE DELLE ACCIUGHE SOTTO PESTO

Nunziatina tritava aglio e prezzemolo con la mezzaluna rimandando al centro il pesto con le dita storte dall’ artrite e poi prendeva una coppetta di maiolica bianca con una striscia gialla sul bordo superiore e vi metteva uno strato di acciughe, un cucchiaio di pesto e li copriva con l’olio extravergine, uno strato di acciughe, un cucchiaio di pesto e l’olio …. Così fino a riempire la coppetta.

BAGNO VIGNONI E LE ACQUE SALUTARI DELLA VALDORCIA

Bagno Vignoni e il fosso bianco due luoghi unici, antichi e di grande fascino con acque salutari della Valdorcia in Toscana. Wellness, storia e non solo

 

Di  Donatella Cinelli Colombini

Bagno Vignoni

Bagno Vignoni Valdorcia Toscana

BAGNO VIGNONI UN TUFFO NEI LUSSI MEDIOEVALI

Bagno Vignoni (35 km dalla Fattoria del Colle) è un luogo unico: il solo centro termale medioevale ancora intatto. Al centro delle piccole case in pietra c’è la vasca dove si bagnarono Santa Caterina e Lorenzo il Magnifico, e dove fu ambientato il film “Nostalghia” di Andrei Tarkovsky.

 

COSA FARE, COSA MANGIARE E COSA COMPRARE

COSA FARE: Oltre al giro della vasca è possibile incamminarsi sulla Via Francigena per raggiungere Vignoni Alto, uno dei posti più panoramici e suggestivi della Valdorcia.
Bagno nella piscina calda esterna dell’Hotel Posta Marcucci oppure nelle vasche naturali lungo il torrente Orcia.
Gli alberghi hanno centri benessere per rigenerare il corpo e lo spirito.

Bagno Vignoni boutique dell'artigianato toscano

Toscana Lovers Bagno Vignoni boutique dell’artigianato toscano

COSA MANGIARE: il piatto tipico della zona sono le Chiocciole al sugo. Molto tradizionali di tutta la Valdorcia sono lo zafferano, l’aglione (aglio “a prova di bacio” perché senza aglina) e i pinci, spaghettoni freschi fatti a mano.
COSA COMPRARE: oltre al cacio pecorino fresco e secco, c’è il vino DOC di questo territorio che si chiama Orcia. Il negozio Toscana Lovers, situato intorno alla vasca, vende ceramiche, tessuti a telaio, coltelli …. di artigianato toscano di eccellenza. Hortus mirabilis, ancora intorno alla vasca, un’erboristeria con elisir, tisane, oli essenziali … di produzione propria.

RICETTA DI PASQUA DI MONTALCINO

Zuppa pasqualina di Montalcino: piatto unico che riassume la storia antica della terra del Brunello con le ricche fattorie e la semplicità delle zuppe contadine

zuppa pasqualina

zuppa di Pasqua

Di Donatella Cinelli Colombini

Nella tradizione il pranzo di Pasqua di Montalcino comprendeva il brodo di cappone con i tagliolini in osservanza delll’ antico detto “la minestra dei contadini scarpe unte e tagliulini”.
Tuttavia nell’Ottocento, quando l’attività di produzione di cuoio pregiato andò in crisi e il taglio dei boschi prese importanza, i boscaioli maremmani portarono sulle colline di Montalcino delle ricette più povere da cui forse deriva la zuppa di pane che descrivo di seguito.
Simile è la presenza dell’uovo fra gli ingredienti mentre l’insieme è decisamente più ricco della minestra di pane boscaiola e collegabile alle dispense delle antiche fattorie. Ancora oggi la zuppa di Pasqua, a base di spinaci, è il piatto forte del pranzo della festa che mia madre Francesca fa preparare quale rito augurale per la famiglia. Come potete ben immaginare è un piatto unico perché riunisce brodo, verdure e carne.

INGREDIENTI DELLA ZUPPA  DI PASQUA DI MONTALCINO

Per 4/5 persone
Mezza gallina, una costola di sedano, un ciuffo di prezzemolo, una carota rossa, un quarto di coscio di agnello, 300 g. spinaci freschi, un fegatino di pollo, uova immature che si trovano all’interno delle galline oppure rossi d’uovo, pane toscano, 50 g. di parmigiano reggiano, sale

Se non qui, dove? La Ragnaia di Sheppard

E’ uno dei gioielli di Montalcino: il bosco della ragnaia nel municipio di San Giovanni d’Asso, un mix di filosofia e natura, arte e gioco che da ispirazione

 

Ragnaia

Ragnaia di Sheppard San Giovanni d’Asso Montalcino

di Donatella Cinelli Colombini

Il bosco della Ragnaia (10 km dalla Fattoria del Colle) è un parco boschivo creato dall’artista americano Sheppard Craige e aperto dal 1995. Cinque anni fa è stato designato fra i tre giardini più belli d’Europa dalla Fondazione Schloss Dycke.

LA RAGNAIA DI SHEPPARD CRAIGE

E’ un piccolo capolavoro dove si mescolano natura, arte, filosofia e voglia di giocare “quello che vediamo, non è la natura in sè, ma la natura esposta, alle nostre interrogazioni” come disse Werner Heisenberg. L’originario bosco per la caccia si è riempito di sculture di Frances Lansing, sentieri, laghetti …. allargandosi nella valle sottostante dove una forzatura prospettica ridisegna il paesaggio.

SOLO QUI, SOLO ORA, SOLO QUESTO, SOLO COSI’

Bosco della Ragnaia

Bosco della Ragnaia di Sheppard Craige

E’ proprio quel pizzico di giocondità strafottente che trasforma pensieri profondi sulla vita, il destino, la ragione e rende questo bosco unico.
I saggi che un tempo governavano i boschi ci ammoniscono “la conoscenza è modesta e cauta mentre l’ignoranza è ardita e presuntuosa”. Per questo il saggio è rappresentato come un fauno barbuto circondato da libri e da animali con un uccello che ha nidificato sulla sua testa. Ci sono il tabernacolo delle certezze e l’altare dello scetticismo con la frase “Que sais-je?” di Michel de Montagne. C’è il cerchio dell’universo circondato da quattro colonne con iscrizioni significative: Solo qui, Solo ora, Solo questo, Solo così.

I corolli di Montalcino per la quaresima

Chiamarli dolci di quaresima è un po’ esagerato perché i corolli sono ciambelle soffici ma di poco sapore dell’antica tradizione di Montalcino

corollo di Quaresima

corollo ricetta di Quaresima di Montalcino

Di Donatella Cinelli Colombini

A Montalcino, un tempo, era possibile comprarli solo nei 40 giorni prima di Pasqua e solo dai fornai che, con i loro furgoncini, li portavano anche nei poderi sparsi in campagna. Più anticamente le massaie contadine li cuocevano nel forno a legna infornandoli per ultimi quando la temperatura era scesa.
Sono semplici ciambelle da zuppare nel latte della colazione. Non sono troppo dolci e per questo ho sempre pensato che i corolli fossero biscotti “penitenziali” all’opposto dei gustosissimi cenci del carnevale oppure ai dolcissimi panforti e ricciarelli del Natale.

INGREDIENTI DEI COROLLI DI MONTALCINO

Una noce di lievito di birra, 600 g di farina, 1 hg di zucchero, 60 g di burro, 250 g di uva sultanina, un pizzico di anici, 5 g di sale, qualche chicco di zibibbo

                                                                       
Cinelli Colombini
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