Turismo alla Fattoria del Colle

Bere poco ma bere bene nei giorni del coronavirus

Donatella racconta cosa beve nei giorni del coronavirus e suggerisce come concedersi qualche piacere enogastronomico salutare per il fisico, la mente e l’umore

di Donatella Cinelli Colombini

Donatella Cinelli Colombini trafuga bottiglie pregiate

Donatella Cinelli Colombini nella sua cantinetta privata mentre trafuga bottiglie pregiate

Sono una produttrice di Brunello, Chianti e Orcia ma bevo le mie bottiglie solo quando ho ospiti. In casa, con mio marito e mia figlia Violante, assaggio quello che arriva dalla cantine dei colleghi. Mi serve per capire cosa succede in Italia e nel mondo ma anche per non assuefarmi al gusto del mio vino. Non voglio diventare come quei produttori talmente abituati alle loro bottiglie da percepire meno buoni tutte le altre.

LA CANTINA PRIVATA DI DONATELLA ALLA FATTORIA DEL COLLE

Purtroppo mio marito Carlo è gelosissimo delle bottiglie più rare e importanti. Ma ora, per vincere la noia da segregati in casa, ho deciso di fare un blitz e saccheggiare la nostra riserva privata. E’ in una piccola stanza nel sotterraneo della Fattoria del Colle, un secolo fa serviva come stalla dell’asinello. Ci sono le serie speciali delle mie bottiglie, quelle firmate dai vincitori del Premio Casato Prime Donne e i vini dei miei amici produttori. Un piccolo tesoro custodito da un Carabiniere in alta uniforme.
Carlo mi ha sorpreso mentre prendevo due bottiglie stratosferiche delle Cantine Ferrari. Ma ho tenuto duro e gli ho permesso solo di scegliere la bollicina da portare in tavola. Preparare una cena speciale, per noi soli ci ha fatto bene, in questo periodo pieno di preoccupazioni. Per questo consiglio anche a voi di fare la stessa cosa.

Donatella Cinelli Colombini nella sua cantinetta privata

Fattoria del Colle cantinetta privata con Carabiniere

COME E PERCHE’ PORTARE IN TAVOLA UNA GRANDE BOTTIGLIA E BERLA PIAN PIANO

Siamo tutti chiusi in casa, qualcuno è da solo, magari in città e in un appartamentino senza panorama. La voglia di vincere l’ansia concedendosi un bicchiere in più potrebbe venire.
Ma è una pessima idea.
Fate come me, bere poco ma strabene. E’ il momento di aprire le bottiglie conservate per anni in attesa di un momento speciale. E ora questo momento è arrivato!
Internet può darci tutte le informazioni sul vino e sull’annata che abbiamo scelto. Aneddoti sulla cantina, sul produttore, sui consumatori eccellenti …. Tutto quello che può solleticare la curiosità in vista del gran momento.
L’apertura di una grande bottiglia è infatti un momento da celebrare e da preparare. Anche decantando il vino un giorno prima, se la bottiglia è di rosso ed ha molti anni.

Federico Fellini nei ricordi di Donatella Cinelli Colombini

Tre piccoli episodi personali che tratteggiano l’uomo Federico Fellini il suo bisogno di semplicità l’istinto libero e anticonformista, la grande umanità

Federico Fellini con Giulietta Masina e le famiglie Guidotti e Cinelli Colombini

Federico Fellini con la moglie e le famiglie Guidotti e Cinelli Colombini

Di Donatella Cinelli Colombini

I miei ricordi si riferiscono agli anni fra il 1975 e il 1985, io ero una giovanissima e vivevo tra Montalcino e Siena un’esistenza molto borghese e decisamente provinciale. Ero abituata a incontrare intellettuali e persone famose perché la mia famiglia aveva sempre avuto quel tipo di frequentazioni ma Federico Fellini era decisamente fuori misura.
Quell’uomo era un mito, un genio riconosciuto a livello mondiale con 5 premi Oscar. Una fama talmente gigantesca che avrebbe intimidito gente molto più attrezzata di me. Davanti a lui ero nervosissima, mi sudavano le mani, non riuscivo a stare e ferma e soprattutto dicevo solo qualche frase cortese ma non sapevo dialogarci, mi sembrava di non avere niente di interessante da dire. Peccato!
Federico Fellini e sua moglie Giulietta Masina venivano in Toscana per “passare le acque” a Chianciano. Da li arrivavano a Montalcino per spezzare la monotonia della cura e forse anche per fare qualche stravizio. Spesso li accompagnava Mario Guidotti o l’allora giovanissimo Fabio Carlesi.

Faderico Fellini alla Fattoria dei Barbi

Federico Fellini Lelia Socini Fausto Cinelli Francesca Colombini

FEDERICO FELLINI E GIULIETTA MASINA A MONTALCINO

Fellini era sempre in disordine come se odiasse farsi stirare i vestiti. La moglie invece era sempre impeccabile con i capelli ben pettinati e i vestiti senza una piega. Il Maestro parlava poco ma si guardava intorno con curiosità e si interessava di vino. Amava la buona tavola per cui mia madre lo attraeva con arrosti e Brunello.

L’ANTICONFORMISMO E L’UMANITA’ DI FELLINI

Era anticonformista in modo così spontaneo da lasciare interdetti. Una volta avevamo organizzato per lui una cena in giardino ma era freddo. Gli proponemmo varie cose per coprirsi e lui scelse un orribile scialle rosso di maglia con delle lunghe nappe. Sarebbe stato volgarotto su qualunque donna ma lui se lo drappeggiò addosso godendo del nostro imbarazzo.
Un’altra volta arrivò inaspettato mentre i miei genitori erano fuori e io avevo la casa piena di amici per una merenda. Fra questi giovani c’erano Azelia Batazzi e l’allora fidanzato Franco Becci che mi hanno ricordato l’episodio poco tempo fa. L’arrivo inaspettato del grande maestro mi aveva messo in imbarazzo e non riuscendo a organizzare qualcosa solo per lui decisi di unirlo al gruppo << posso dire a Federico Fellini di unirsi a voi?>> chiesi e loro benché entusiasti di questo incontro inaspettato non riuscirono a rivolgergli la parola mentre lui addentava pane e prosciutto.

C’era una volta un picchio pacchio

Nel senese la ricetta prende il nome di ciancifricola ma nelle Crete senesi la chiamano Picchio Pacchio, a Petroio spomodorata e a Montalcino “ova” al pomodoro

ciancifricola picchio pacchio

Picchio Pacchio ciancifricola ricetta della Fattoria del Colle

Di Donatella Cinelli Colombini

Gli ingredienti sono quasi gli stessi, la preparazione è quasi la stessa e il sapore è quasi lo stesso ma qualche differenza c’è e non solo nel nome.

CIANCIFRICOLA, SPOMODORATA E OVA AL POMODORO TANTI NOMI NELLA CAMPAGNA SENESE

La ciancifricola detta spomodorata a Petroio, viene preparata con i pomodori freschi spellati e tagliati a pezzi e aggiunti al soffritto di olio extravergine e cipolla. Quando la pomodorata è cotta vi viene unito l’uovo sbattuto, mezzo ramaiolo di brodo, un pizzico di sale e una spolverata di pepe nero. Basta mescolare per qualche minuto e la ciancifricola è pronta per andare in tavola bella fumante.
A Montalcino, ho sempre mangiato le “ova al pomodoro” con uova intere cotte sulla salsa di pomodoro in modo che il rosso venisse aperto

piccchio pacchio ciancifricola

picchio pacchio – ciancifricola nella versione della Fattoria del Colle

nel piatto dai commensali. Il gusto è più ricco e, a parer mio, più piacevole rispetto alle altre ricette senesi. Forse il mio giudizio deriva dall’affezione, forse dall’abitudine, ma a me piace così.

PICCHIO PACCHIO DALLA SICILIA ALLA TOSCANA

Il Picchio Pacchio, che io ho scoperto a Chiusure oltre vent’anni fa, è quasi identico alla ciancifricola ma deriva da un sugo palermitano che viene detto anche “carrettiera”. E’ arrivato dalla Sicilia alla fine del Settecento quando il Granduca Pietro Leopoldo fece venire dall’isola le famiglie capaci di insegnare come coltivare il grano nei terreni aridi delle Crete senesi. Fu una rivoluzione sia economica che gastronomica per il territorio. In Toscana, dove i pomodori sono meno buoni di quelli del Sud Italia, la ricetta è stata leggermente modificata perché i pomodori vengono pelati e trasformati in salsa prima di essere uniti alle uova sbattute.

Il vino è un affare di famiglia?

Gioie e dolori delle cantine di famiglia. Appartenere a una dinastia del vino offre maggiori prospettive di immagine e di durata nel tempo sempre che non si litighi. Vediamo se il vino è un affare di famiglia

La Vendemmia 2015 Montenapoleone, Buffo, Lunelli, Boscaini, Soldati, Nonino, Antinori

Lucia Buffo intervista Lunelli, Boscaini, Soldati, Nonino, Antinori

di Donatella Cinelli Colombini

Mi casca l’occhio su un articolo di Wine Searcher, il super portale neozelandese che pubblica i prezzi dei vini di tutto il mondo nelle migliori rivendite di tutto il mondo, insieme a articoli sempre interessantissimi. Il titolo è “Family Wine affair a Risky Business” ed è scritto da Margaret Rand.

FAMIGLIE DEL VINO STORIE DI NOBILTA’ E LITIGI

Io sono parte di una wine family, i miei vigneti sono sulla terra dei miei antenati almeno dalla fine del Cinquecento,  e quindi la cosa mi riguarda. Leggendo il pezzo della Rand si capisce che

AIV-visita in Toscana Antinori nel Chianti Classico, Maurizio-Zanella-Angelo-Gaja-Piero-Antinori-Donatella-CinelliColombini

Gaja e Antinori a capo di due celebri famiglie del vino. Qui il vino è un affare di famiglia

la mia è una situazione privilegiata che ingenera un maggior apprezzamento del brand e del vino. Tuttavia il proverbio “parenti serpenti” si adatta alla lettera a moltissime dinastie del vino particolarmente conflittuali. Gli esempi nell’articolo sono espliciti e iniziano con i miei lontani parenti Biondi Santi, continuano con gli Alvarez di Vega Sicilia, per arrivare ai Mondavi dove Robert ha raccontato gli scontri, anche fisici, in un libro autobiografico.

LE ASSOCIAZIONI DELLE FAMIGLIE DEL VINO

Proprio la difficoltà nel creare coesione fra i membri dei casati storici del vino e il bisogno di consigliarsi a vicenda, li ha spinti a unirsi in sodalizi come la Primum Familiae Vini nato 25 anni fa e composto dal vero Gotha dell’enologia mondiale: Marchesi Antinori, Baron Philippe de Rothschild, Joseph Drouhin, Egon Müller Scharzhof, Famille Hugel, Champagne Pol Roger, Famille Perrin, the Symington Family Estates, Tenuta San Guido, Familia Torres, Vega Sicilia and Clarence Dillon. Ovviamente non è l’unico sodalizio, esistono aggregati con scopi eminentemente commerciali oppure legati da obiettivi comuni come le Famiglie dell’Amarone che si sono opposte al Consorzio della Valpolicella.

ZUPPA DI TREQUANDA

La zuppa di pane, la più classica delle ricette toscane cambia in ogni paese ma a Trequanda, vicino alla Fattoria del Colle, è speciale

 

Zuppa di Trequanda

Fattoria del Colle Zuppa di Trequanda

 

 

In genere la zuppa di pane toscana è una saporitissima minestra di verdure versata sul pane. E’ dunque vegana. Solo la ciancifricola e la minestra di Pasqua contengono anche l’uovo.
C’è tuttavia un’eccezione: a Trequanda. Il ricettario del piccolo borgo medioevale vicino alla Fattoria del Colle ci sono due minestre di pane con il maiale. La zuppa con lo zampino e la minestra trequandina.
Qui di seguito trascrivo la ricetta che ho ricevuto dalle massaie di Trequanda e che è stata illustrata da Silvia Argilli con straordinaria maestria. Silvia è una delle giovani poliglotte che accolgono i turisti nell’agriturismo della Fattoria del Colle ma ha un passato di pittrice e di illustratrice.

ZUPPA DI TREQUANDA INGREDIENTI

Mezzo chilo di fagioli bianchi
Una cipolla rossa
Due etti di prosciutto salato di cinta senese (è essenziale che sia molto grasso in alternativa usare prosciutto e rigatino) tagliato a fette molto spesse
Un mazzetto di prezzemolo,
Mezzo bicchiere di olio extravergine,
Un quarto di cavolo verza,
Una carota,

zuppa di pane di montalcino

ricetta tipica di Montalcino

Due costole di sedano,
Un mazzetto di bietole,
Qualche cespo di spinaci,
Due o tre zucchini,
Un manciatino di fagiolini,
300 grammi di pane casalingo toscano senza sale
La cucina toscana è semplice ma per sprigionare i suoi intensi sapori ha bisogno di ingredienti di ottima qualità. Verdure appena colte e vero pane fatto con lievito madre. Venite al Ristorante della Fattoria del Colle per assaggiarla e capirete la differenza

Chi accoglie i turisti alla Fattoria del Colle

Alessia, Sara, Carolina e Silvia vi accolgono alla Fattoria del Colle per organizzare soggiorni, visite, benessere naturale, degustazioni e matrimoni

Di Donatella Cinelli Colombini

Alcune, come Alessia e Sara, sono da anni i volti sorridenti e le voci gentili della Fattoria del Colle. Spesso i turisti che arrivano per passare qualche giorno di vacanza, visitare la cantina oppure soltanto per assaggiare il vino e mangiare vogliono incontrarle perché hanno parlato con loro per telefono oppure le hanno incontrate nei viaggi precedenti. Altre sono arrivate lo scorso anno e magari vi incuriosiscono di più, sono Carolina e Silvia.

CAROLINA VITOLO LA SOMMELIER DELL’AGRITURISMO DELLA FATTORIA DEL COLLE

Carolina è di Sinalunga a 10 km dalla Fattoria, ma i suoi antenati sono un mix di provenienze diverse:Istria, Austria e Sardegna. Lei ha alle spalle studi giuridici e sociali che l’hanno portata

Carolina Vitolo la sommelier della Fattoria del Colle

Carolina Vitolo la sommelier della Fattoria del Colle

a lavorare a Bruxelles nei progetti di Emma Bonino sull’integrazione internazionale. E’ Sommelier AIS e in passato si è occupata di wine tours. Parla un inglese fluente e degusta i vini in questa lingua nei video del canale YouTube di Donatella Cinelli Colombini.

 

E’ ancora Carolina a guidare la maggior parte delle degustazioni turistiche della cantina che presto si amplieranno alla master class sul Sangiovese in cui insegna ai turisti wine lovers perché e come questo vitigno dà origine a capolavori come il Brunello.

SILVIA ARGILLI L’ANIMA ARTISTICA DELLA FATTORIA DEL COLLE

Silvia Argilli l'artista della Fattoria del Colle

Silvia Argilli l’artista della Fattoria del Colle

Silvia è di Arezzo ed è un’artista. Ha fatto la pittrice come attività principale per un lungo periodo e per questo le sono affidate le parti più artistiche della comunicazione aziendale come i pannelli che raccontano il territorio durante gli eventi, le foto dei vini e dei piatti a soprattutto i deliziosi racconti per immagini che insegnano come cucinare pan lavato, zuppa di Trequanda e altre ricette locali. Laurea in Scienze Politiche e Servizio Sociale con esperienze precedenti nell’accoglienza e a Rondine la Cittadella della Pace. Qui si occupava dei giovani provenienti da Paesi in guerra fra loro che facevano l’esperienza di studiare insieme diventando futuri ambasciatori di pace. Nel gruppo che accoglie i turisti, Silvia è la più sorridente e la più paziente. La sola che riesce a rimanere imperturbabile di fronte a chi dichiara di essere allergico << al pelo di cane maschio>> oppure, in inverno, si lamenta per il freddo della stanza dei bambini dimenticandosi la finestra aperta.

Donatella, i primi anni alla Fattoria del Colle

Donatella Cinelli Colombini racconta il passaggio da Montalcino a Trequanda. 35 km che dividono due mondi molto lontani. Gli anni delle speranze alla Fattoria del Colle

 

Chiesa Santi Pietro e Andrea Trequanda

Trequanda Chiesa Parrocchiale

I miei primi anni a Trequanda (dal 1998) alla Fattoria del Colle sono stati davvero difficili. La distanza da Montalcino è solo di 35 km ma tutto sembrava fermo rispetto alla terra del Brunello, che correva verso il successo internazionale. D’inverno nella Fattoria del Colle era freddo. Solo una piccola parte della villa in cui abitavo era riscaldata e per dormire mi trasferivo in un appartamento agrituristico. Per portare fuori il cane di notte bisognava far rumore con i coperchi delle pentole per scacciare i cinghiali che arrivavano davanti al portone. Mi sentivo in esilio e anche un po’ sopraffatta dai problemi, anche perché ero sola: mio marito e mia figlia arrivavano solo nel fine settimana.

 

LA  FATTORIA DEL COLLE ASPETTAVA DONATELLA

Poi successero delle cose strane. Via via che i restauri procedevano scoprivo misteriosi segni del passato che mi dicevano << aspettavamo proprio te >>. I miei antenati Socini avevano costruito la fattoria nel 1592, per poi perderla qualche anno dopo a causa della loro opposizione alla Chiesa. Ma qualcosa li ha misteriosamente riportati qui. Nel 1919 il mio bisnonno Livio Socini ricomprò la Fattoria del Colle per caso e poi scoprì che c’erano stemmi uguali al suo dappertutto. Seguì un periodo di minore cura e nel 1998 arrivai io, e il passato tornò a galla ancora una volta. Leggevo di un eremo medioevale e poco dopo lo trovavo nascosto sotto i tini in disuso. Un vecchio zio mi parlava di un ingegnoso sistema di allarme con una campana sul tetto azionata da una corda nascosta nel “salotto di fattoria”. Arrivando a casa la vedevo. Comparivano persino stanze rimaste chiuse da tempo immemorabile dentro l’edificio…La <<mission impossible>> di riportare la Fattoria del Colle al suo antico splendore mi avvinceva sempre di più, anzi più le difficoltà sembravano insormontabili, più mi caricavo.

 

TREQUANDA  UN PAESE DA AMARE

Trequanda Siena

Trequanda panorama dalla Fattoria del Colle

E le difficoltà contingenti c’erano. Eccome se c’erano. Abituata a Montalcino dove si viene letteralmente sospinti in avanti dalla fama dei brand, Montalcino e Brunello, qui mi trovavo in una situazione dove la spinta all’intero territorio dovevo darla io.
Ricordo un episodio: avevo ospitato due amici stranieri che poi proseguirono il viaggio per Montalcino fermandosi dal fioraio per mandarmi un mazzo di rose. Quando dissero l’indirizzo la fioraia rispose << Trequanda, provincia di …?>> perché, benché distasse solo 35Km, non l’aveva mai sentita nominare .
C’era poi una sostanziale differenza di mentalità: se infatti nella mia terra montalcinese tutti erano e sono convinti di essere in un luogo di eccellenza, una specie di terra benedetta da Dio, qui a Trequanda era il contrario. La popolazione si sentiva in un posto di “serie B” dove << non c’è niente>>, per cui persino i bambini si chiedevano << cosa ci trovano i turisti, perché vengono qui? >>.

Donatella e Trequanda un amore forte

20 anni di delusioni e successi alla Fattoria del Colle. Donatella racconta il cambiamento del territorio di Trequanda e le sue speranze per il futuro

 

vasi di terracotta Petroio

Petroio Trequanda vasi di terracotta

In vent’anni la fatica è stata tanta e anche le delusioni, come quando cercai di convincere i produttori di terracotta, attività di cui Petroio, frazione di Trequanda, ha una tradizione che affonda fino al Rinascimento, di scegliere un marchio collettivo e puntare sul turismo come primo mercato. Ricordo che la presidente del consorzio della terracotta mi disse <<ma se devo stare aperta al pubblico la domenica come faccio a trovare marito?>>. E non fu l’unica reazione negativa. I produttori affissero anche un manifesto contro il sindaco che mi appoggiava e alla fine rinunciammo anche al contributo della Camera di Commercio. Perdemmo una cifra che potrebbe corrispondere a 100.000 Euro di oggi e che vent’anni fa avrebbe permesso di realizzare un’azione importante e probabilmente capace di salvare le fabbriche di terrecotte dal tracollo che hanno avuto negli anni seguenti.

 

TREQUANDA E LA DOC ORCIA PER UN FUTURO DA VIGNAIOLI

 

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Vendemmia Fattoria del Colle settembre 2018

In altri campi invece la reazione positiva c’è stata anche grazie alla nascita della Doc Orcia, la denominazione che riguarda i vigneti sulle colline comprese fra i territori del vino Nobile e del Brunello. Oggi anche a Trequanda c’è la capacità e la volontà di coltivare le viti in modo impeccabile cercando ogni mezzo per accrescere la qualità dell’uva. Un enorme cambiamento rispetto ai primi anni in cui gli operai della Fattoria del Colle lasciavano la vendemmia per andare a cercare i funghi oppure per partecipare al “fierone di Sinalunga”. Nel Novecento la vendemmia arrivava sempre alla metà di ottobre e il fierone era il mio incubo <<ma come si fa a mettere a rischio l’uva migliore per andare al fierone?>>. Per una come me, cresciuta fra le botti di Brunelloera una cosa inconcepibile. Per fortuna adesso la trovano inconcepibile anche loro.
Attualmente esportiamo in 39 Paesi del mondo e, anche se il Brunello della cantina del Casato Prime Donne, ha fatto da traino ai vini della Fattoria del Colle ora questi ultimi hanno cominciato a brillare di luce propria e quest’anno hanno messo a segno un risultato spettacolare: 4 etichette oltre i 93 centesimi su Wine Spectator e Wine Advocate-Robert Parker.

Pan lavato la zuppa di pane che esalta l’olio “novo”

Pan lavato, le fette, cavolo con le fette, nomi diversi per la minestra di pane più semplice della Toscana, quella che meglio esalta l’olio EVO appena fatto

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Di Donatella Cinelli Colombini

Il nome cambia da paese a paese ma la ricetta cambia poco, si tratta di una deliziosa zuppa di pane a base di cavolo tradizionale della Toscana meridionale e dell’inverno. A Montalcio la chiamiamo pan lavato, a Trequanda, dove si trova la Fattoria del Colle, la chiamano le fette oppure cavolo con le fette.
Più di ogni altra pietanza permette di apprezzare l’olio extravergine appena spremuto, specialmente quello di olive Moraiolo dal gusto pieno e dal profumo fragrante.
Come tutte le ricette molto semplici la qualità del risultato dipende dagli ingredienti che devono essere straordinari, il cavolo ovviamente ma soprattutto l’olio EVO, l’aceto e soprattutto il pane rigorosamente “sciocco” cioè senza sale e fatto a mano con lievito madre.
Il vino più adatto per accompagnare questa zuppa è un Chianti Superiore o una Doc Orcia dello stesso territorio dell’olio che, nel nostro caso, è di Trequanda dove ha sede la Fattoria del Colle.

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INGREDIENTI PER 4 PERSONE

1,5KG di cavolfiore, 4 etti di pane casalingo toscano, aglio, olio extravergine, aceto di vino, sale e pepe

Montisi il magico borgo di Montalcino

Montisi, un borgo medioevale dove ci sono clavicembali da concerto, musica lirica, bollicine di tutto il mondo, volo in pallone, la Doc Orcia e tanta magia

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Di Donatella Cinelli Colombini

A due km dalla Fattoria del Colle c’è il cartello che segnala l’ingresso nel territorio di Montalcino. Io mi sento a casa, anche se originariamente il mio comune non era così grande perché si è allargato con una fusione solo nel 2016. Sta di fatto che a Montisi (6 km dalla Fattoria) adesso dicono <<qui a Montalcino>> e io li ascolto estasiata.
Questo è forse il più intatto insediamento medioevale di tutta la Toscana. Un piccolo gioiellino costruito sui resti del castello Cacciaconti con stradine che salgono avvolgendosi una dentro l’altra fra case in pietra impeccabilmente restaurate. E’ talmente grazioso che sembra finto e invece … la Pieve della Santissima Annunziata (XIII secolo) con una bellissima pala di Neroccio di Bartolomeo (1496), la Chiesa di Santa Flora e Lucilla, l’Oratorio di Sant’Antonio Abate con il piccolo museo che testimonia come, la povera gente di Montisi poteva sopravvivere aiutandosi vicendevolmente. In questi luoghi ho un ricordo personale bellissimo.

MONTISI UN RICORDO PERSONALE CON ASSOLUZIONE

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montisi-barrino-ombelico-del-modo-marcello-lunelli-gianluca-monaci

Avevo poco più di vent’anni e studiavo oreficerie medioevali senesi. Come in ognuna delle cose che faccio, anche in quel caso mi ero buttata nell’avventura con tutta me stessa trascinando mio marito, allora fidanzato Carlo Gardini, in un interminabile pellegrinaggio fra musei e chiese per censire calici, reliquiari, navicelle … A Montisi c’era una croce processionale e io andati a esaminarla e a fotografarla. Vedendo la pazienza con cui Carlo mi aiutava il parroco gli disse <<sei stato a Roma per l’Anno Santo? Hai preso l’indulgenza plenaria?>> Carlo non se lo aspettava e rimase spiazzato <<no>> rispose con un filo di voce <<non importa>> disse il parroco <<inginocchiati perché l’assoluzione te la do io, si vede che sei un bravo ragazzo>> e lo benedisse. A me niente, evidentemente aveva capito che era il tenerone fra noi.

MONTISI CLAVICEMBALI DA CONCERTO E MUSICA LIRICA

Montisi è così, sembra un paesino qualsiasi è invece è pieno di magia. Qui ha sede la Piccola Accademia di Montisi fondata nel 2013 da Bruce Kennedy creatore di clavicembali da concerto di fama internazionale e detentore della maggior collezione mondiale di questi strumenti del XVI-XVIII secolo. E’ proprio la possibilità di suonare questi clavicembali che attrae musicisti da tutto il mondo alle Master Class che si tengono in agosto. Ancora nel settore musicale il festival “Solo Belcanto” che fa capo a Silvia Mannucci Benincasa discendente della famiglia di Santa Caterina, che alla fine di agosto organizza corsi e concerti di musica lirica di qualità

PASQUA ALLA FATTORIA DEL COLLE IN TOSCANA

Dalla sacralità delle abbazie ai peccati di gola, mentre intorno, la campagna più bella del mondo rinasce con la primavera e la Pasqua diventa più bella

Pasqua alla Fattoria del Colle-pranzi con vista

Pasqua alla Fattoria del Colle-pranzi con vista

La Fattoria del Colle (clicca per il programma dettagliato e per prenotare) è un luogo straordinario: quasi un piccolo borgo costruito alla fine del Cinquecento con villa aristocratica, cappella, parchi e case di antichi contadini ora trasformate in alloggi turistici, ristorante e centro benessere. Per Pasqua offre ai visitatori la possibilità di vivere un’esperienza autentica della Toscana antica con pranzi a base di antiche ricette come i corolli e la schiacciata oppure  l’acqua cotta pasqualina …. visite guidate nelle cantine del Brunello e della Doc Orcia – Chianti Superiore, piccole lezioni di cucina e degustazioni di vino itineranti o verticali per scoprire la magica longevità dei vini di Montalcino.

NEI DINTORNI DELLA FATTORIA DEL COLLE ABBAZIE E CITTA’ D’ARTE

Pasqua alla fattoria del Colle

Pasqua alla fattoria del Colle benessere naturale e vinoterapia

Intorno la fattoria è circondata da un paesaggio rimasto miracolosamente intatto per secoli. Poco distante ci sono città d’arte e grandi abbazie: a 12 km l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, a 35 km quella di Sant’Antimo a Montalcino e a poco più di un’ora di strada l’Abbazia di san Francesco ad Assisi. Nel raggio di 40 Km ci sono Cortona, Montepulciano, Pienza, San Quirico-Bagno Vignoni, Montalcino, Buonconvento e Lucignano.
Un territorio incantato pieno di percorsi di trekking per rigenerare il corpo e la mente usando la “terapia del paesaggio” per ritrovare armonia con se stessi e la natura. Percorsi che permetteranno di far correre in assoluta libertà gli amici a “quattro zampe”.

Chiusi e gli etruschi prendono sapore

A 40 km dalla Fattoria del Colle Chiusi ci accoglie con la città sotterranea, i resti etruschi e persino i sapori etruschi come il brustico. Il turismo è scoperta

Chiusi-donatella-cinelli-colombini-fra-le-urne-etrusche

Chiusi-donatella-cinelli-colombini-fra-le-urne-etrusche

Di Donatella Cinelli Colombini

Io mi sento etrusca, sono cresciuta in Toscana da antenati toscani e soprattutto ho una parte dei tratti somatici tipici degli etruschi, come gli occhi a mandorla, i capelli neri e dritti, la pelle molto chiara. Tratti asiatici che forse dipendono dalla provenienza di questo popolo di cui, tuttavia, non sappiamo niente.

BRUSTICO IL PESCE DI LAGO COTTO AL MODO ETRUSCO

Sta di fatto che in Toscana, culla della civiltà etrusca, siamo fieri dei nostri predecessori e a Chiusi è possibile conoscerli. Dista 40 km dalla Fattoria del Colle e offre la possibilità di assaggiare i sapori etruschi: il “brustico” pesce di lago fresco cotto sulle canne fino a carbonizzare la pelle e poi servito con olio extravergine e limone, offre un esempio fedele dei sapori gustati dagli Etruschi. Lische a parte è delizioso e costituisce un’esperienza unica.

CHIUSI SOTTERRANEA E IL LABIRINTO DI PORSENNA

Ma non fermiamoci ai peccati di gola. Gli Etruschi vanno conosciuti nel profond

brustico-cottura-del-pesce-ristorante-pesce-d'oro-a-chiusi

brustico-cottura-del-pesce-ristorante-pesce-d’oro-a-chiusi

o e quando dico profondo intendo sotto terra. Anche se le opere d’arte e le testimonianze archeologiche più importanti sono conservate nel Museo Nazionale, fra i maggiori del mondo, da cui partono anche le visite alle tombe (le più suggestive sono la tomba della Pellegrina, scoperta nel 1928 e la tomba della Scimmia, scoperta nel 1846) l’esperienza più emozionante è nel Labirinto sotterraneo del Museo Civico che contiene l’unica esposizione in Italia interamente dedicata all’epigrafia funeraria etrusca. Il Labirinto di Re Porsenna, è un percorso di cunicoli lungo circa 180m che costituiva il complesso sistema idraulico etrusco sotto la città. L’itinerario termina con la visita al famoso “laghetto” sotterraneo, dove sembra che il tempo si sia fermato.

CATTEDRALE DI SAN SECONDIANO UNA DELLE CHIESE PIU’ ANTICHE DELLA TOSCANA

Vale la pena entrare nella Cattedrale di San Secondiano costruita nel VI secolo. E’ una delle chiese più antiche della Toscana costruita dai bizantini durante la guerra contro i Visigoti nel VI secolo utilizzando resti romani come le colonne della navata centrale. Ha la forma delle basiliche paleocristiane e custodisce il corpo di Santa Mustiola, martire e patrona di Chiusi. Accanto alla chiesa, troviamo il Museo della Cattedrale che conserva una splendida collezioni di Codici Miniati Benedettini, provenienti dall’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore con immagini di Francesco di Giorgio Martini, Sano di Pietro, Liberale da Verona ….

Il nuovo chef della Fattoria del Colle è un Sommelier

Si chiama Alessandro Sironi ha un’esperienza trentennale in cucina ma anche un diploma di Sommelier AIS e uno di assaggiatore di birra

Alessandro Sironi

Alessandro Sironi Chef ristorante Fattoria del Colle Toscana

48 anni milanese, Alessandro Sironi, è il nuovo chef del ristorante della Fattoria del Colle nelle colline a sud del Chianti che si affacciano su Montalcino e la Valdorcia. Un territorio antico dove la gastronomia va pensata in abbinamento con il vino. Per questo Donatella Cinelli Colombini ha accolto con entusiasmo lo chef sommelier Alessandro Sironi nel ristorante della sua fattoria e ha iniziato subito a trasmettergli l’essenza della civiltà culinaria senese.

ALESSANDRO SIRONI CHEF SOMMELIER DELLA  FATTORIA DEL COLLE

Alessandro Sironi, ha fatto la sua formazione in cucina dopo aver abbandonato il Liceo scientifico prima della maturità. Nel suo curriculum un periodo di quattro anni a La Bettolina a Gaggiano Milanese dove è cresciuto professionalmente fino ad arrivare al ruolo di chef. Segue un periodo ancora più lungo, come sous chef, nello stellato Michelin Marino alla Scala.
E’ in questo periodo che diventa Sommelier AIS e degustatore di birra. Le esperienze successive nella ristorazione lo vedono nella funzione di gestore oppure di executive chef in ristoranti anche molto grandi come il Quanta Sport Village di Milano.

Alessandro Sironi chef sommelier

Alessandro Sironi chef della Fattoria del Colle in Toscana

LA CULTURA GASTRONOMICA SENESE E LE RADICI LOMBARDE

Alessandro Sironi arriva in Toscana, per amore, per creare la sua famiglia. Lavora prima a Castiglion del Lago e poi a Cortona in un ristorante tutto suo.
La sua cucina si basa sul rispetto delle materie prime, scelte con cura e valorizzate da cotture sapienti. Adora i grani antichi con cui realizza focacce e pane che richiamano i sapori delle nonne, paste fresche e specialmente paste ripiene che sono il suo cavallo di battaglia. Ha un’attenzione quasi maniacale ai tempi di cottura perché <<sono i dettagli a fare la differenza>> e esaltano i sapori. Della gastronomia toscana ammira la tradizione, le carni nobili e le spezie come lo zafferano tanto caro anche alla sua cultura d’origine. Il primo piatto che ha creato è una pasta di rape rosse condita con broccoletti. Una ricetta che va ad aggiungersi alle pappardelle con sugo di cinghiale e panforte, i ravioli ripieni di peposo e la mantovana antica e moderna …. Che sono i fiori all’occhiello della Fattoria del Colle.

                                                                       
Cinelli Colombini
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