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I riflettori sulle Donne del Vino

Vale la pena riflettere sulle ragioni del momento particolarmente favorevole al gentil sesso nel vino. Un protagonismo sempre più forte e mediatico

 

Bologna Donne del Vino progetto D-vino

Bologna Donne del Vino progetto D-vino

Di Donatella Cinelli Colombini

 

La discriminazione di genere costa agli italiani 89 miliardi l’anno e forse i nostri connazionali si sono stufati di buttare via questi soldi. In gran parte, questo costo deriva dall’investimento nella formazione scolastica e universitaria di donne che poi vanno a fare lavori semplici e poco retribuiti per accudire figli e genitori.

 

RAGIONI E FORME DEL NUOVO PROTAGONISMO FEMMINILE NEL VINO

Nel mondo, il settore del vino è forse quello dove il gender pay gap è minore. Negli USA ogni Dollaro guadagnato da un uomo nella wine industry corrisponde a 96 centesimi per una donna, ma nel resto delle retribuzioni questa forbice è di 10 centesimi, quindi nettamente più ampia.

In Italia il 53% della forza lavoro agricola è femminile. Le donne dirigono il 28% delle aziende con vigneto.

La cantina di Stalin

C’erano Château Lafite 1877 , Château d’Yquem 1891 e altri 40.000 grandi vini. L’avventurosa storia della vendita del tesoro enologico di Stalin

 

La-cantina-di-Stalin-storia-della-vendita-delle-40.000-bottiglie-antiquarie-del-premier-Sovietico

La-cantina-di-Stalin-storia-della-vendita-delle-40.000-bottiglie-antiquarie-del-premier-Sovietico

di Donatella Cinelli Colombini

La storia della cantina di Stalin è avventurosa e riguarda due enotecari specializzati in vini antiquari della Double Bay Cellars di Sydney.

 

DALLE MINIERE D’ORO IN GEORGIA A SYDNEY – L’INCREDIBILE VIAGGIO DELLA CANTINA DI STALIN

Tutto inizia intorno al 1990 quando Harry Zukor e John Baker, ricevono via fax una lista di vini di 30 pagine che li lascia molto perplessi. Harry è un espertissimo commerciante di vini antiquari che compra intere cantine. Le date scritte sulle bottiglie gli fanno venire l’acquolina in bocca: i primi del Settecento, 1865, 1847, 1910 ma i nomi delle cantine sono molto strani: Château Ikem, Latur…. Impiega molto tempo per capire che si tratta di trascrizioni fonetiche in russo di nomi francesi poi malamente ritradotti in inglese. Alla fine Harry Zukor capisce che c’è persino una lista di 200 Château d’Yquem dai primi anni dell’Ottocento in poi. Un tesoro inestimabile.

 

Toscana in bicicletta

Nuova Guida di Repubblica intitolata “Toscana in bicicletta” e nuovo successo di Giuseppe Cerasa con la sua proposta “ai sapori e ai piaceri” mix cultura e golosità

 

Toscana in bicicletta- Guide di Repubblica- Giuseppe Cerasa-Violante CinelliColombini-Marzia- Morganti

Toscana in bicicletta- Guide di Repubblica- Giuseppe Cerasa-Violante CinelliColombini-Marzia- Morganti

Di Donatella Cinelli Colombini

50-55 guide ogni anno sulla <<scoperta dell’Italia bella>> come spiega Giuseppe Cerasa orgoglioso di un fenomeno editoriale che ha cambiato il mercato dei libri di viaggio sfidando Internet e l’abitudine a cercare informazioni e proposte sul telefonino.
Giuseppe Cerasa è un giornalista di grandissima esperienza, dopo aver guidato per 17 anni l’edizione romana de La Repubblica, ha assunto la direzione delle Guide affiancate alla stessa testata, trasformandole radicalmente.
<<Piuttosto che fare guide “pagine gialle” abbiamo fatto un tentativo, credo abbastanza riuscito, di guide esperienziali che raccontano storie, personaggi, luoghi, modalità di approccio …. >>. Secondo Giuseppe c’è sempre qualcosa da scoprire in Italia, partendo da quello <<che ci sta vicino, della porta accanto>. Le guide create da Giuseppe Cerasa fanno in modo che il turista entri nel territorio quasi come un residente e che si senta in empatia con gli abitanti.

DONNE DEL VINO E MILANO WINE WEEK 2022 CON BRUNELLO

Prima il press tour nel bicchiere a Palazzo Serbelloni, poi l’inaugurazione della Milano Wine Week a Palazzo Bovara e sempre gustando il Brunello Prime Donne

 

Donne-del-Vino-al-Comitato-Grandi-Cru-MonteNapoleoneDistrict

Donne-del-Vino-al-Comitato-Grandi-Cru-MonteNapoleoneDistrict

di Donatella Cinelli Colombini

Inizio venerdì 7 ottobre a Palazzo Serbelloni con un evento esclusivo all’interno del wine tasting organizzato dal Comitato Grandi Cru d’Italia presieduto da Valentina Argiolas.

 

VENDEMMIA IN VIA MONTENAPOLENONE E COMITATO GRANDI CRU

Lorenzo Ruggeri del Gambero Rosso ha selezionato alcuni giornalisti per introdurre loro “La vendemmia” nel Monte Napoleone District  giunta quest’anno alla 13° edizione. E’ stata creata per loro una sorta di Press Tour.  Una presentazione alla stampa davvero singolare e prestigiosa in cui abbiamo servito il nostro Brunello di Montalcino 2016 Prime Donne.

 

Dal blog di Beppe Grillo l’Odio al vino

E’ un post del 5 giugno 2005. Spero che poi Beppe Grillo si sia ricreduto perché le sue parole offendono chi produce, assaggia e vende vino italiano di qualità

 

Beppe-Grillo-pubblicazioni

Beppe-Grillo-pubblicazioni

Di Donatella Cinelli Colombini

Produrre vino di alto livello costa. Lo sanno bene i tantissimi piccoli produttori che faticano, fanno rinunce e spesso soffrono pur di migliorare il livello delle loro uve e delle loro bottiglie per sopravvivere, per avere prospettive commerciali e di esportazione.

 

LE CANTINE ITALIANE SONO 47.500 MA 115 PIU’ GRANDI DETENGONO IL 55% DEL BUSINESS TOTALE

In Italia ci sono 47.500 cantine e 310.000 aziende agricole con vigneto che hanno una superficie media di 2,1 ettari ciascuna.
Sono tante ma poco remunerative mentre hanno ottimi profitti le 115 maggiori aziende vitivinicole italiane che rappresentano, da sole, il 55,6% del giro d’affari totale del settore, il 65,36% delle esportazioni e il 46,2% delle vendite domestiche. 

COME ERAVAMO, COME SIAMO E COME DIVENTEREMO

Il sogno di produrre grandi vini che si realizza. Donatella Cinelli Colombini racconta l’inizio difficile e la lenta creazione di un brand con un’identità forte

 

2002 Casato-Prime -Donne-Montalcino-Donatella-Cinelli-Colombini-in-cantina

2002 Casato-Prime -Donne-Montalcino-Donatella-Cinelli-Colombini-in-cantina

1998-2002 ANNI EROICI

20 ettari di vecchio vigneto e 5 ettari di nuovo impianto su uno sbancamento che avranno purtroppo molti problemi e vita breve.
Non ci sono cantine e il vino è parte alla Fattoria dei Barbi e parte in spazi in affitto da amici produttori.
La produzione del vino inizia l’attività con una “dote” di futuro Brunello 1993,  94,  95,  96 e 97
Viene creato il brand “Donatella Cinelli Colombini”, il logo e le etichette dei primi vini. Nasce il progetto Prime Donne con la cantina gestita da uno staff femminile, il Brunello selezionato da un gruppo assaggiatrici donne e il premio Casato Prime Donne dedicato al nuovo ruolo femminile nella società e nel lavoro.
Nel 2001 viene inaugurata la cantina della Fattoria del Colle
Nel 2002 viene inaugurata la cantina del Casato Prime Donne
Inizia l’impianto dei nuovi vigneti: Cenerentola e Pieve alla Fattoria del Colle, Ardita e Pero al Casato Prime Donne di Montalcino
Sperimentazione del vitigno autoctono Foglia Tonda partendo da 400 marze del vitarium della Regione Toscana
Le vigne sono coltivate in modo convenzionale, in cantina ci sono botti e barriques. Gli enologi sono inizialmente Luigino Casagrande e poi Fabrizio Ciufoli.

 

Sinalunga e il turismo inizia sotto casa

Vi racconto Sinalunga a 12 km dalla Fattoria del Colle nella Val di Chiana dei buoi chianini e della bistecca fiorentina. Un luogo da scoprire

 

Sinalunga

Sinalunga-in-un-disegno-antico

di Donatella Cinelli Colombini

Sinalunga è un paesone di oltre dodicimila abitanti che attrae dalle zone circostanti per il gran numero di supermercati e di servizi. Trovi tutto: da un fisioterapista di altissimo livello, ai gioielli Cartier, ai vestiti Armani e sul lato opposto almeno tre discount alimentari oltre ai supermercati.

 

SINALUNGA: BUE CHIANINO E BISTECCA ALLA FIORENTINA

I nuclei abitati antichi di Sinalunga sono circondati da un gran numero di edifici moderni spesso senza valore architettonico e questo spinge gli abitanti a considerarla brutta <<ci si sta bene ma non è certo bella>>. Essere circondata da città d’arte di fama internazionale non aiuta: Pienza, Montepulciano, Cortona …. Ma Sinalunga ha alcuni gioielli che valgono il viaggio, primo fra questi la possibilità di gustare la bistecca di bue chianino cotta alla brace in modo impeccabile.

Trequanda - tartare di Chianina - Macelleria Ricci

Trequanda – tartare di Chianina – Macelleria Ricci

Il “gigante bianco” animale da carne e da lavoro più grande del mondo – il maschio adulto ha le dimensioni di un elefante- ha un mantello bianco che lo faceva preferire dai romani per i sacrifici religiosi. Questa specie bovina è originaria della Val di Chiana e fu studiata e quasi “restaurata” da Ezio Marchi, veterinario di Sinalunga dell’Ottocento. Oggi la possibilità di comprare e mangiare la vera bistecca fiorentina fatta con bue chianino è la maggiore attrattiva di Sinalunga. Intorno ci sono numerosi allevamenti di questa specie che vive brada nei pascoli per cui è facile vederne interi branchi.

Le tasse di successione fanno vendere gli châteaux

Perché così tanti châteaux francesi vengono venduti alla morte dei genitori. Gli effetti della Rivoluzione, il Codice Napoleonico e la tassa di successione al 45%

 

Michel-Chapoutier-Ermitage

Michel-Chapoutier-ha-dovuto-creare-una-società-per-ridurre-le-tasse-di-successione-sui-vigneti

di Donatella Cinelli Colombini

Prima della Rivoluzione Francese, i vigneti francesi erano quasi tutti della Chiesa o della nobiltà. Durante la rivoluzione questa terra fu confiscata, divisa e svenduta. Nel 1804 Bonaparte introdusse in Francia il Codice Napoleonico che, nella successione delle proprietà agricole imponeva di dividerle fra gli eredi. Da qui inizia il racconto di WineSearcher sul cambio di proprietà dei vigneti francesi di cui qui, io vi fornisco solo qualche nota, lasciamo ai più volenterosi la lettura dell’intero articolo in inglese.

 

GLI EFFETTI DEL CODICE NAPOLEONICO SULLA DIVISIONE DEI VIGNETI

La legge napoleonica ebbe l’effetto di polverizzare la proprietà agricola. L’esempio più celebre riguarda il vigneto grand cru di Clos de Vougeot nella Cote de Nuits, fondato nel 1110 dai monaci cistercensi, che ne mantennero la proprietà fino alla Rivoluzione del 1789. Da quel momento la tenuta di 125 acri fu suddivisa in 100 parcelle di proprietà di oltre 80 persone.

Un saluto pieno di gratitudine a Mario Bindi

Mario Bindi è stato un grande sindaco di Montalcino dal 1980 al 1990. E’ l’uomo del centenario del Brunello e delle grandi speranze

Mario-Bindi-e-Carlo-Petrini

Mario-Bindi-e-Carlo-Petrini

di Donatella Cinelli Colombini

Uomo concreto, di poche parole e molti fatti. Uomo deciso e capace di guardare lontano. Uomo generoso, coerente e corretto. Un grande montalcinese che ha aperto una nuova stagione nella città del Brunello spingendo tutta la popolazione a credere in un futuro di crescita e di successo.
Lo ricordo nelle dispute semiserie con Carlin Petrini a tavola tenendo quasi a battesimo lo SlowFood.
Lo ricordo alla prima grande festa del Brunello in occasione del centenario della bottiglia più vecchia. Far superare le rivalità fra i produttori in nome del bene comune richiese diplomazia e determinazione, ma Bindi ci riuscì.

Vino della casa. E’ buono o cattivo?

L’OFFERTA PIU’ A BUON MERCATO DI OSTERIE E RISTORANTI POTREBBE RIQUALIFICARSI CON L’INDICAZIONE DELLA ZONA DI ORIGINE DEL VINO DELLA CASA COME IN FRANCIA

 

Vino-della-casa-un-vino-anonimo-che-in-Francia-deve-mostrare-almeno-l'origine

Vino-della-casa-un-vino-anonimo-che-in-Francia-deve-mostrare-almeno-l’origine

di Donatella Cinelli Colombini

Inizio con una descrizione di Antonio Tomacelli su Intravino << Il vino della casa, lo sappiamo, è una forma d’alcol in via di estinzione. Ebbe il suo momento d’oro nel dopoguerra, quando i ristoranti si chiamavano trattorie e Instagram era un incubo di là da venire. Vivacchiò tranquillo e spensierato fino alla soglia degli anni ’80>>.

 

VINO DELLA CASA – IL VINO PRIMO PREZZO CHE SPESSO E’ CATTIVO

Nei ristoranti italiani è il vino più a buon mercato che viene proposto in caraffa oppure al bicchiere. Un angolo di “deregulation” in un ambito super regolato come il vino. Quasi sempre è cattivo o comunque poco buono ma c’è anche qualche ristoratore talentuoso che sa trovare piccoli gioielli enologici a basso prezzo e spesso a Km 0, perché senza spese di marketing, di commercializzazione e di trasporto.

MUVIT IL MUSEO CHE INSEGNA LA CULTURA DEL VINO

“The New York Times” consacra il Museo del Vino Lungarotti di Torgiano come il più grande del mondo e il migliore d’Italia. Un inno alla cultura di cui andare fieri

Maria-Grazia-Lungarotti

Maria-Grazia-Lungarotti

di Donatella Cinelli Colombini

Il Museo del Vino nel cuore dell’Umbria è un autentico scrigno di cultura enoica con capolavori d’arte e testimonianze storiche di monumentale importanza. Il nome viene abbreviato in Muvit, quasi un nomignolo, come hanno altri importanti centri culturali del mondo tipo il Moma di New York. E proprio dalla capitale del business americano arriva la consacrazione: The New York Time indica il Muvit come il museo del vino più grande del mondo e il più bello in Italia.

 

MARIA GRAZIA E GIORGIO LUNGAROTTI

Il Museo del Vino è stato creato da Maria Grazia Lungarotti e suo marito Giorgio nel 1974. Lui imprenditore geniale passò dai prodotti petroliferi al vino creando a Torgiano una cantina e poi una denominazione oltre al primo concorso enoico italiano di rilevanza internazionale, il “Banco d’assaggio”. Lei donna bellissima e di enorme cultura. Storica d’arte allieva di Roberto Longhi Maria Grazia è una delle persone che mi hanno insegnato di più sul turismo del vino.

SICILIA DEL VINO SULLA CRESTA DELL’ONDA

AFFASCINA IL MIX DI ANTICHISSIMA STORIA E MODERNA INNOVAZIONE, AFFASCINA LA VARIETA’ DI VITIGNI AUTOCTONI E IL VULCANO, PIACE L’ABBINAMENTO CON LA GASTRONOMIA

 

Sicilia-de-vino-un-successo-che-nasce-dalla-molteplicità-delle-proposte

Sicilia-de-vino-un-successo-che-nasce-dalla-molteplicità-delle-proposte

di Donatella Cinelli Colombini

La Sicilia e l’Italia hanno goduto di una circostanza favorevole che ha donato loro una particolare ricchezza di vitigni autoctoni. L’uva selvatica addomesticata nel Caucaso 8.000 anni fa si differenziò in 4 ceppi ancestrali che iniziarono ad arrivare in Italia 4000 anni fa e progressivamente si incrociarono con le varietà selvatiche locali dando vita a 545 vitigni autoctoni. Il nostro Paese è l’unico ad aver ricevuto questa enorme fortuna. E’ da presumere che il trasporto di tralci o giovani viti sia avvenuto per mare anche grazie ai Fenici. Per questo la parte bassa dello stivale e la Sicilia hanno una maggiore concentrazione di vitigni autoctoni.

 

SICILIA TERRA DI VARIETA’ – 14 VITIGNI AUTOCTONI DIFFUSI

L’utilizzo di 14 varietà autoctone, oltre ai vitigni internazionali, è l’elemento che rende la Sicilia un territorio attrattivo per chiunque ami il vino. Il Nero d’Avola è la varietà rossa più conosciuta. Fra i vitigni a bacca bianca più importante è il Grillo. Altri vitigni sono le bianche Inzolia, Catarratto e Grecanico, e le rosse Nerello Mascalese, Frappato e Perricone.

I 10 vini italiani più cari del 2022

La lista dei vini italiani più cari è un inno al rispetto della tradizione e della natura. Piccole produzioni frutto di scelte estreme in Piemonte e in Toscana

 

Roagna Crichet Paje, Barbaresco-terzo-fra-i-10-vini-italiani-più-cari

Roagna Crichet Paje, Barbaresco-terzo-fra-i-10-vini-italiani-più-cari

di Donatella Cinelli Colombini

Wine Searcher ci regala la lista dei 10 vini italiani più cari del 2022 fra quelli normalmente in commercio cioè fra le bottiglie listate da enoteche e rivenditori pescandoli nell’enorme data base mondiale.

La sorpresa è il trionfo della tradizione.  E’ vero l’Italia è il Paese più ricco di vitigni autoctoni (oltre 400) ma è anche il Paese dei Super Tuscan che, negli ultimi cinquant’anni, hanno letteralmente affascinato appassionati e collezionisti portando i prezzi a livelli stellari anche nelle aste. Sassicaia, il vino italiano di maggior successo, nasce da vitigni internazionali e per moltissimi anni, non ha avuto la DOC in etichetta.

Colpisce la sua assenza dalla lista dei TOP 10 più cari così come colpisce l’assenza dell’Amarone Quintarelli che, lo scorso anno, era al secondo posto.

Vendemmia: consuntivo 2022 dal Brunello e dall’Orcia DOC

Qualità altissima delle uve per omogeneità della maturazione e sanità dei grappoli ma quantità scarsissima e rese basse. Un’annata anticipata e da botte grande

 

Violante-CinelliCoombini-davanti-ai-vigneti-di-Sangiovese-vendemmia-2022

Violante-CinelliCoombini-in-dolce-attesa-davanti-ai-vigneti-di-Sangiovese-BIO-vendemmia-2022

Di Donatella Cinelli Colombini

<<Bella ma non pesa niente>> era l’ironica sintesi dei miei vignaioli nel descrivere la loro uva. Una sagacia e una sintesi tipicamente toscane per raccontare un’annata sofferta e una vendemmia a due facce. Grappoli di Sangiovese piccoli, spargoli, perfettamente maturi con acini di piccolo calibro …. L’uva che ogni produttore sogna ma ….. poca uva e con pochissimo liquido dentro.

 

VENDEMMIA ANTICIPATA, SCARSA MA CON UVA PERFETTE

Questa è la conclusione dell’anno più caldo della storia umana raccontata dai vigneti di Sangiovese della Toscana dove questa vite è la regina incontrastata del paesaggio agricolo. Una pianta rustica che si è acclimatata in questa regione da secoli superando gli optimum – periodi caldi e le “piccole glaciazioni”. Forse per questo ha resistito piuttosto bene al caldo e a un periodo arido di quasi sette mesi.
Vendemmia con 15 giorni di anticipo sul calendario. Una difficoltà enorme a trovare raccoglitori che ha fatto salire fino a 10€ netti all’ora le retribuzioni e ha costretto aziende come la mia, che non lo avevano mai fatto, a prendere una squadra esterna di vendemmiatori per affiancarla alla propria.

                                                                       
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