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I depliant turistici delle cantine nell’epoca digitale

I depliant turistici delle cantine devono essere piccoli, con poco testo e molte immagini. Trasmettere valori, racconti, notizie e ciò che distingue

Violante-Gardini-col-depliant in cinese

Violante-Gardini-col-depliant-del-Brunello-in-cinese

Di Donatella Cinelli Colombini

Ricordate gli enormi depliant della fine del Novecento, quando le cantine cercavano di valorizzare il loro brand stampando brochure grandi quanto quotidiani in carta pesante? Quel tipo di strumenti di comunicazione oggi sarebbe controproducente. I buyer non prendono più neanche i biglietti da visita ma preferiscono fotografarli con il telefonino. Portarsi dietro un depliant ingombrante e pesante è impossibile per loro, specie nelle fiere e specie in viaggio quando il bagaglio è solo un trolley da dieci chili. Per non parlare dell’effetto negativo del maxi depliant su chi attribuisce alla difesa ambientale un’importanza prioritaria.

Depliant per la distribuzione nel territorio e in cantina

Ormai il digitale è protagonista; il turista del vino non ha più bisogno della brochure come souvenir della visita ma usa il suo telefono per fare i video e le foto che gli servono per ricordare e per mostrare agli amici la cantina e le

Doc Orcia insegne e depliants

Doc Orcia signs and brochures

persone che ha incontrato. Ancora il telefonino, attraverso i Qr-code apre le parti del sito che, di fatto, sostituiscono il vecchio depliant.  I flyer aziendali, da mettere in distribuzione nella sala d’ingresso della cantina, servono soprattutto per chi è più attempato e meno tecnologico, oppure per stimolare i visitatori rispetto ad altre offerte.

C’è quindi una radicale trasformazione della documentazione aziendale a disposizione dei turisti del vino. Per loro le cantine producono due tipi di flyer: quelli da mettere in distribuzione negli uffici turistici, nelle strutture ricettive, nei ristoranti della zona che contengono informazioni sulle particolarità e le attività dell’azienda, con orari, sistema di prenotazione e percorso di arrivo. Ci sono poi i depliant in distribuzione nell’area di accoglienza della cantina che devono incuriosire i visitatori rispetto alle altre offerte e spingere chi è arrivato solo per assaggiare e comprare qualche bottiglia eccellente, a pranzare davanti alle vigne, dormire in agriturismo, fare un corso di cucina, oppure una degustazione guidata dall’enologo.

Per le fiere e i tour operator la documentazione è ormai quasi solo digitale e quindi la stampa di depliant è sempre più rara.

Lezioni di super docenti: Comolli e Loguercio

Gianpietro Comolli l’uomo che ha “inventato” la Franciacorta dello spumante e Simone Loguercio Campione Italiano Sommelier AIS dicono la loro sulla DOC Orcia

Orcia-Wine-Festival-2019-Donatella-CinelliColombini-Giampietro-Comolli

Orcia-Wine-Festival-2019-Donatella-CinelliColombini-Giampietro-Comolli

di Donatella Cinelli Colombini

Orcia Wine Festival 2019 una decima edizione trionfale con un’attenzione dei media e un afflusso di pubblico senza precedenti. La festa della giovane DOC Orcia ha avuto due momenti forti che l’hanno messa a confronto con due grandi personaggi del vino italiano: Gianpietro Comolli sul progetto spumante e Simone Loguercio sull’assaggio dei vini.

GIANPIETRO COMOLLI IL MAGO DEL MARKETING DELLE BOLLICINE

Gianpietro Comolli è il mago del marketing delle bollicine, quello che ha disegnato la Franciacorta come un territorio di eccellenza dello spumante, a lui si deve l’ideazione del satèn. Anche il suo lavoro alla guida delle cantine Ferrari di Trento ha lasciato il segno indirizzando la strategia verso l’eccellenza. La DOC Orcia chiede il suo parere sulla modifica del disciplinare con l’introduzione dello spumante e Comolli dice la sua sconvolgendo in parte la strategia predisposta dal consorzio.

Orcia-Wine-Festival-2019-Simone-Loguercio-Campione-italiano-sommelier-AIS

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I VINI SPARKLING ITALIANI E FRANCESI

Premessa: l’Italia produce 700 milioni di bottiglie di spumante e ne esporta 500 di cui 450 di Prosecco. La stragrande maggioranza prodotte con metodo Charmat/Martinotti cioè, come dice Comolli, con metodo italiano.
La Francia produce il 97% delle sue bollicine con metodo classico – Champenoise e le vende in 180 mercati del mondo. I cugini d’oltralpe usano pochissimi vitigni per i loro vini effervescenti mentre in Italia ne vinifichiamo 38 e questo ci offre alcune buone opportunità.

LA RICETTA PER LO SPUMANTE ORCIA

Dopo questo colpo d’occhio allo scenario mondiale eccoci alla “ricetta” per l’Orcia:
1. biologico,
2. solo metodo classico, mettere sotto lo stesso marchio charmat e champenoise sarebbe dannoso
3. uso di un uvaggio di soli vitigni autoctoni uguale per tutti i produttori
4. zonazione per cercare la vocazione dei suoli e le specificità di ogni vigna
5. avere un garante esterno che certifichi l’origine e il contenuto delle bottiglie
6. prezzo molto alto

Vi presento Eric Kohler l’enologo di Château Lafite

Scopriamo l’uomo che crea i vini di Château Lafite Rothschild, si tratta di Eric Kohler un enologo che produce capolavori in bottiglia senza darsi arie

Lafite

Château Lafite Rothschild,- direttore-tecnico- Eric Kohler

di Donatella Cinelli Colombini

Prima di parlare del suo cantiniere, mi piace raccontarvi qualche particolare di questo luogo da mito; Château Lafite ha una storia senza eguali nel vino. Alla fine del Seicento le sue vigne si unirono a quelle di Latour grazie al matrimonio di Alexander de Ségur con l’erede dell’altro Château. Ma è nel Settecento che i vini di Lafite entrarono alla corte di Versailles. Il marchese Nicolas Alexandre de Ségur era soprannominato il “Principe delle viti” e il vino Lafite divenne il “Vino del re”.

Lafite il vino del Re di Francia

La consacrazione arrivò quando Richelieu, nel 1755, venne nominato governatore della Guyenne e un medico di Bordeaux gli prescrisse il vino di Château Lafite. Al suo ritorno a Parigi Richelieu era in forma smagliante <<Maresciallo>>, gli disse il Re Luigi XV <<mi sembra che abbiate venticinque anni meno di quando siete partito>> <<Vostra maestà non sa che ho trovato la famosa fontana della giovinezza? Ho scoperto il vino di Château Lafite>>rispose il

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Lafite

Cardinale. Lafite era servito da Madame de Pompadour nelle sue cene private e più tardi Madame du Barry pretese di bere solo il vino del re, come veniva chiamato il rosso di Lafite.
Altro grande estimatore dei vini di Lafite fu Thomas Jefferson, futuro presidente degli Stati Uniti che fu ambasciatore della “Repubblica degli Stati Uniti” alla corte di Versailles. Prima e durante la rivoluzione, Lafite era in cima alla gerarchia del vino ma visse un momento travagliato con frequenti cambi di proprietà. Nonostante questo nel 1855 venne classificato ufficialmente come <<il primo dei primi cru>> Premier Grand Cru (First Growth). L’8 agosto 1868 Lafite, con i suoi 74 ettari di vigneto, fu acquistato dai banchieri de Rothschild che trasformarono il castello in un’autentica reggia piena di capolavori d’arte.

La Francia voleva il titolo di miglior Sommelier del mondo

Psicologi, insegnanti di recitazione e allenatori sportivi accanto al miglior sommelier francese David Biraud. Invece il titolo di miglior sommelier del mondo lo vince un tedesco

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David-Biraud-candidato-concorso-miglior-sommelier-del-mondo

di Donatella Cinelli Colombini

La notizia sembra una curiosità divertente e invece deve spingere a una seria riflessione. Un grande Paese del vino deve emergere con le sue bottiglie, le sue cantine, i suoi enologi e le sue Università di enologia ma anche con i suoi esperti assaggiatori. Per questo la Francia ha investito uomini e risorse organizzative per conquistare il titolo ASI World Best Best Sommelier. Ma non ce l’ha fatta: il titolo è andato a Marc Almert, 27 anni nato a Colonia sommelier al bistellato Le Pavillon di Zurigo. sul podio anche la danese Nina Højgaard Jensen e Raimonds Tomsons dalla Lettonia.

IL TITOLO DI MIGLIOR SOMMELIER DEL MONDO

Paolo-Basso-Campione-del-mondo-sommelier-2010-al Casato-Prime-Donne-Montalcino

Paolo-Basso-Campione-del-mondo-sommelier-2010-al Casato-Prime-Donne-Montalcino

I francesi non conquistano l’ultimo gradino del podio da 19 anni perché il compianto Gerard Basset vincitore nel 2010 di nazionalità francese aveva gareggiato in rappresentava il Regno Unito. Allo stesso modo come Paolo Basso, che è italiano ma ha vinto nel 2013, per i Sommelier svizzeri. L’ultimo vincitore italiano è Enrico Bernardo nel 2004, quindici anni fa.
Ma i francesi hanno un campioncino che si è già molto avvicinato alla coppa. E’ David Biraud, capo sommelier del Mandarin Oriental di Parigi. Nel 2016, ha chiuso il campionato del mondo tra i primi tre, al fianco della seconda classificata Julie Dupouy dell’Irlanda e del vincitore Jon Arvid Rosengren della Svezia.  Quest’anno voleva vincere, anzi tutta la sommelerie francese si era impegnata  perché vincesse con un dispiego di forze senza precedenti e senza eguali nelle altre associazioni nazionali.

Orcia Wine Festival dal 25 al 28 aprile

A San Quirico d’Orcia, il “Vino più bello del mondo” fa festa nei palazzi e nella via Francigena durante il lungo ponte di primavera

Orcia Wine Festival 2019

Orcia Wine Festival 2019

Di Donatella Cinelli Colombini

Orcia Wine Festival 2019 segna un punto di svolta nella storia della giovane denominazione Orcia: interesse di stampa e clienti come mai prima d’ora, un finanziamento PIF in arrivo che metterà cantine climatizzate e i video dell’Orcia DOC nei punti vendita del territorio di produzione e una imminente tornata elettorale che rinnoverà i vertici dei comuni e del consorzio di tutela.
Finisce un ciclo con grossi motivi di soddisfazione. L’Orcia è ormai considerata fra le denominazioni emergenti in Italia e i suoi vignaioli sono il simbolo di come, da piccole superfici, possano nascere grandi vini grazie al lavoro artigiano, la passione e l’attaccamento al territorio: valori che sono riassunti nel claim <<Orcia il vino più bello del mondo>>

ORCIA WINE FESTIVAL 2019

Orcia Wine Festival 2019

Orcia Wine Festival 2019

La decima edizione del festival, dal 25 al 28 aprile, trasformerà per 4 giorni San Quirico d’Orcia in un paese di vino con le degustazioni di 20 produttori e delle specialità gastronomiche nel Palazzo Chigi Zondadari, la degustazione guidata da Simone Loguercio miglior sommelier italiano Ais, le altre degustazioni a tema condotte da ONAV, la conferenza di Giampietro Comolli (Osservatorio Vini Spumanti) in vista del cambio di disciplinare che introdurrà le bollicine nell’Orcia e un’infinità di eventi e animazioni descritte nel programma pubblicato nel sito del Consorzio.

ORCIA WINE FESTIVAL– FRANCIGENA DI VINO

Torna l’Orcia Wine Festival, con un’edizione che si prospetta più bella e ricca che mai sviluppando il tema “Francigena di Vino”. E’ infatti la via Francigena che dette origine a San Quirico d’Orcia con i suoi palazzi e le sue chiese. La strada maestra del medioevo da cui passarono Federico Barbarossa, Santa Caterina, Enrico di Nassau della casa reale d’Olanda che morì proprio a San Quirico nel 1451 e ancora Lorenzo il Magnifico … personaggi che tornano ad animare la Francigena nel tratto urbano mentre le vetrine dei negozi si riempiono di bottiglie e lo splendido Palazzo Chigi, sorto nel Seicento per ospitare un Papa che non venne mai, diventano la cornice delle degustazioni e dei banchetti dedicate al vino Orcia.

Sala di accoglienza nella cantina turistica (2)

Cosa fanno i turisti del vino nella sala di ingresso della cantina? Video, depliant, piccoli assaggi e confort cioè bagni, sedie e persino bicchieri d’acqua

Di Donatella Cinelli Colombini

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SALA DI INGRESSO DELLA CANTINA

Va comunque evitata l’attesa davanti alla porta di cantina e in generale qualunque tempo morto. Aspettare innervosisce il turista che vuole spendere bene il suo tempo libero e diventa molto più aggressivo e attento a ogni piccolo disservizio. Per questo è consigliabile attrezzare l’area di accoglienza in modo che il visitatore possa ritemprarsi,  incuriosirsi e avere prime esperienze.  Infatti è in questa stanza che il turista del vino aspetta di iniziare la visita, va in bagno e riceve le prime informazioni. Il confort è importante. La temperatura adatta al vino -16-18°C- è piacevole in inverno ma decisamente fredda in estate. Questo può costituire un problema che va considerato, soprattutto rispetto ai visitatori anziani. Importantissime le sedie e la disponibilità di acqua da bere <<se vuoi vendere il vino dagli l’acqua>> mi insegnarono i colleghi francesi.

I BAGNI DELLA CANTINA

sala-di-accoglienza-in-cantina-Fattoria-del-Colle

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Avere dei bagni ad uso pubblico è importantissimo per offrire un’accoglienza ben organizzata. Ogni cabina viene usata per circa 3 minuti ogni volta, questo elemento permette di calcolare il numero dei wc che servono in rapporto ai flussi che arrivano in cantina. Evidentemente chi avrà una prevalenza di grandi gruppi dovrà aumentare il numero delle cabine mentre per chi punta su piccoli numeri di individuali potrà limitarle.  Bisogna comunque evitare che si formino lunghe file davanti ai bagni riducendo il tempo per lo shopping o la visita. Secondo le normative e l’etica il bagno per i disabili deve essere presente. La regolamentazione sui bagni è  identica a quella per i ristoranti  – rubinetti senza comando manuale, asciugamani monouso, rivestimenti lavabili … – con l’unica aggiunta del sapone che deve essere inodore per non compromettere l’assaggio del vino di chi si è lavato le mani.

Sala di accoglienza nella cantina turistica (1)

Arredi, sedie, acqua, bagni, documentazione, video…come la sala di accoglienza nelle cantine turistiche diventa glamour 

 

Master of Wine Florence Symposium Cantine Antinori

Cantine Antinori-nel-Chianti-Classico-

Di Donatella Cinelli Colombini

Nella stragrande maggioranza delle cantine italiane, la visita inizia e finisce nello stesso luogo. Una zona multifunzionale che negli ultimi anni è radicalmente cambiata.  E’ forse la parte delle cantine dove il look ha subito le maggiori trasformazioni con l’arrivo degli arredatori d’interni. Si tratta di ditte specializzate nella realizzazione di negozi, bar e altri ambienti a scopo commerciale.

Nella sala di accoglienza turistica sono arrivati tavoli di design, espositori per la vendita, banconi per la somministrazione, luci…il risultato è completamente diverso dagli ambienti tradizionali, e spesso quasi domestici, delle cantine di un tempo.

 

ZONA DI ACCOGLIENZA: TIPICA O NON LUOGO?

Marsala Cantine Florio ingresso

Zona-accoglienza-cantine- Florio

Alla fine la zona di accoglienza del pubblico risulta molto più funzionale, accogliente  e di tendenza, ma anche molto meno identitaria. In altre parole smette di appartenere e anche di “raccontare” il posto in cui si trova e diventa invece un “non luogo” cioè uno di quegli ambienti che potrebbero essere ovunque nel mondo. Nelle cantine importanti (Antinori nel Chianti Classico, Florio, Tramin …) le strutture e gli arredi sono progettati appositamente dagli architetti, in tutte le altre vengono realizzate dalle ditte che allestiscono negozi o pubblici esercizi. Ma in entrambi i casi è più bella e meno rurale di quella che i vignaioli farebbero  da soli.

 

Molti produttori hanno vissuto questo cambiamento come  un’emancipazione e mostrano la zona di accoglienza moderna con grande orgoglio. Meno entusiastica la reazione dei turisti che la percepiscono come poco autentica. Tuttavia si tratta di un processo diffuso – dalla Sicilia al Trentino – e legato alla necessità di realizzare ambienti ad uso turistico e commerciale che esulano dall’esperienza precedente della campagna italiana e persino di chi produce vino da centinaia d’anni.  Insomma non è una bottaia o una tinaia per le quali c’è un lungo vissuto.

Abraham Said e la suite di Donatella a Gozo

Nella spettacolosa “Vini e Capricci” di Abraham Said a Gozo c’è una “Venue Suite” dedicata a Donatella Cinelli Colombini

Di Donatella Cinelli Colombini

Vini-e-Capricci-Gozo-Venue-Suite-di-Donatella-Cinelli-Colombini

Vini-e-Capricci-Gozo-Venue-Suite-di-Donatella-Cinelli-Colombini

 

Vini e capricci è uno scrigno di prelibatezze nell’isola più antica e intatta del Mediterraneo: Gozo, dove ci sono i luoghi di culto più antichi del mondo (Gigantija 3.600 a C) , la spiaggia di Ulisse e Calipso, i muretti a secco e le torri di avvistamento dell’epoca dei crociati.

Vini e capricci con la Venue Suite

La struttura creata da Abraham Said è una specie di Eataly: c’è una cella per la stagionatura del formaggio, una stanza per i sigari che emana un aroma sexy, un caveau per le bottiglie pregiate di grande formato, un banco di macelleria con le bistecche di fassona frollate a puntino, i banchi di oltre 20 metri per salumi, formaggi, dolci e cioccolato con leccornie rare. E’ possibile mangiare nella cantina e nella stanza dei liquori con le tavole imbandite, letteralmente circondati dalle bottiglie. Al primo piano c’è una sala con terrazza per le feste e le esposizioni d’arte: si tratta della “Venue Suite” ed è dedicata a me. Ho scoperto la targa con il mio nome sabato scorso in anticipo rispetto all’inaugurazione ufficiale che avrà luogo alla presenza del Primo Ministro Joseph Muscat e degli altri titolari delle sale, Chiarlo, Felluga e Berta. Sono davvero grata ad Abraham per questo dono che mi lega ancora di più alla mia isola del cuore.

Malta-Valletta-Mercato-Centrale

Malta-Valletta-Mercato-Centrale

In questi giorni Gozo è verde per la pioggia dello scorso inverno. Venire qui dalla Toscana è sconvolgente perché certi giorni è quasi più freddo che in Italia.

Gozo, isola sospesa nel tempo

Ma è sempre bello arrivare nelle isole maltesi e trovare gli amici, soprattutto in questo periodo pasquale. Qui la religione cattolica è molto sentita e le processioni portano per le strade enormi statue di legno dipinto.
Lo stato maltese è grande come il comune di Montalcino, ma ha 700mila abitanti, un Pil che cresce alla velocità di quello cinese e cantieri ovunque. Il turismo ha un autentico boom grazie a un’accorta politica di acquisizione di rotte aeree e crociere.

Rosa di tetto IGT 2018 BIO

Donatella Cinelli Colombini presenta il suo rosato Rosa di Tetto 2018 IGT Toscana: per la prima volta BIO e per la prima volta in versione “fine wine”

2018, prima vendemmia con certificazione biologica per le cantine di Donatella Cinelli Colombini e primo rosato “Rosa di tetto” BIO.  I nostri vigneti sono da sempre coltivati con cura manuale, ma dal 2014 abbiamo iniziato a seguire i protocolli e ad avere i controlli di un ente esterno, attività che ci ha permesso di ottenere la certificazione e quindi la foglia verde – simbolo biologico, in etichetta.

STORIA DI UN NOME E DI UN VINO DI FATTORIA

Alla Fattoria del Colle, la produzione di vino rosato è iniziata oltre trent’anni fa con il nome “Acqua di tetto”. Quando Donatella Cinelli Colombini ricevette da suo padre la Fattoria decise di cambiare questo nome che creava confusione facendo pensare a un vino rosso annacquato.

Scelse Rosa di Tetto, che richiama il primo nome ma si ispira alle rose rampicanti che crescono sulla facciata della villa

2018-vendemmia-sangiovese-Fattoria-del-Colle-Toscana

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cinquecentesca fino ad infilarsi sotto le tegole.

ROSA DI TETTO – FAMILY WINE

Il rosato Rosa di Tetto è prodotto in una piccola serie di 2.500 bottiglie ottenute da uve di Sangiovese dei vigneti della Fattoria del Colle che sono state vendemmiate e vinificate in azienda. Si tratta dunque di un “family wine” o, come si direbbe in Toscana, di un “Vino di Fattoria”

Il vino di lusso sempre più vincente

Uno shopping da 253 miliardi di Euro all’anno per i vini oltre 100 € e di 12 miliardi per le bottiglie “dei sogni” dal prezzo superiore a 1000€

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di Donatella Cinelli Colombini

Il mercato del vino di fascia alta era  cresciuto ultimi anni. E’ passato da 77 miliardi di Euro nel 1995 a 253 miliardi di Euro nel 2015 (studio Bain & Company del 2016). Nello stesso periodo, l’indice delle aste WS aveva mostrato un aumento del 300% in valore.
Balzi in avanti degni dei titoli di borsa più remunerativi e una evidente predilezione dei consumatori più ricchi per il grande vino. Durante il  2020, a causa della pandemia, tra i beni esperienziali, i settori maggiormente in difficoltà risultano quelli dell’ospitalità (giù tra 55% e 65% sul 2019) e delle crociere di lusso (-65/-75%), fortemente condizionati dal crollo dei flussi turistici. I segmenti quali vini e liquori , mostrano invece maggiore tenuta, per la maggiore propensione al consumo da casa. Per quanto riguarda il vino, la fascia più alta viene definita resiliente rispetto a quella medio-alta (entry to luxury) essendo più legata al collezionismo e a momenti di gratificazione personale.

 

Luxury Wine Marketing di Liz Thach e Peter Yeung

La Tache di Romanée Conti

Vini-di-lusso-La Tache di Romanée Conti

<<La categoria del vino di lusso incarna tutto ciò che è scarso e possiede un’estetica bellissima >> spiegava a Wine Searcher Liz Thach, Master of Wine e professore al Wine Business Institute di Sonoma <<fornisce un senso di privilegio e eleganza>> in altre parole chi può comprare bottiglie esclusive e costose si sente un privilegiato e questa è un’attrazione sempre più irresistibile.
Il libro Luxury Wine Marketing di Liz Thach e Peter Yeung indaga appunto sulla desiderabilità del vino di lusso e sugli elementi che lo distinguono. In effetti, mentre il mercato propone un crescente numero di bottiglie ultra-care i dati aziendali sono sorprendentemente scarsi. Questo studio partiva da un database di 8500 vini con un prezzo superiore a $ 100 per bottiglia, suddiviso per varietà di uva, regione, tipologia e prezzo prendendo in considerazione le annate dal 2010 al 2016. Le principali fonti utilizzate dagli autori sono state Wine Spectator (WS), Wine-Searcher, The Encyclopedia of Champagne e le interviste.

Glifosato: voglia di proibirlo perchè è ovunque

Glifosato, il più usato erbicida del mondo è presente in tantissimi alimenti e persino nell’acqua. Nei consumi quotidiani un cumulo rischioso per la salute

Vigna-senza-glifosato

Vigna-senza-glifosato

Di Donatella Cinelli Colombini

La recente dichiarazione del Presidente Emmanuel Macron <<J’ai demandé au gouvernement de prendre les dispositions nécessaires pour que l’utilisation du glyphosate soit interdite en France dès que des alternatives auront été trouvées, et au plus tard dans 3 ans>> che annuncia l’intenzione di proibire l’uso dell’erbicida più diffuso del mondo, il glifosato, entro tre anni, ha scatenato un vero putiferio.

LA PROIBIZIONE DEL GLIFOSATO IN FRANCIA

L’amico Angelo Gaja mi segnala l’articolo di Bertrand Collard ,capo redattore del periodico “La Vigne” che prospetta un’autentica catastrofe a seguito della proibizione del glifosato, poichè produrrebbe l’abbandono dei terreni più costosi da coltivare e aumenterebbe l’utilizzo dei trattori con conseguente crescita dei gas che emettono. <<Et beaucoup ne veulent pas, considérant qu’elle rend bien plus de services qu’elle ne cause de problèmes…. Une interdiction du glyphosate dans quelques mois conduirait à une catastrophe pour notre secteur …>>

coltivazione-con-diserbante

coltivazione-con-diserbante

PROIBIZIONE DEI PESTICIDI NOCIVI IN ITALIA

La stessa decisione, in Italia, è passata quasi sotto silenzio. Del resto, come ha scritto Albino Russo nel Rapporto Coop 2018 <<nel nostro Paese, molto più che nel resto d’Europa, è diffusa la consapevolezza che l’ambiente è componente fondamentale del nostro benessere individuale>> Forse per questo la mozione proposta da Rossella Muroni e Serse Soverini  sull’abolizione dei pesticidi nocivi è stata approvata all’unanimità da parte della Camera dei Deputati.

RESIDUI DI GLIFOSATO IN BIRRE E VINI

Intanto arrivano notizie ancora più preoccupanti: tracce di glifosato sono state rilevate in diverse tipologie molto note di birra e vino, tra cui Coors Light, Budweiser e Beringer, secondo un rapporto pubblicato da US.PIRG, gruppo statunitense di interesse pubblico.
I ricercatori di US PIRG hanno testato cinque vini e 15 birre cercando tracce di glifosato – l’erbicida più comune al mondo. 19 dei 20 campioni esaminati contenevano tracce di glifosato e il Merlot di Sutter Home 2018 era quello con maggiore presenza di 51 parti per miliardo (ppb). Persino i vini ottenuti da agricoltura biologica risultavano contaminati, forse a causa dell’enorme diffusione dell’erbicida che lo ha portato a contaminare persino l’acqua piovana. Qualcosa di simile è avvenuto, nel passato, con il DDT, le cui tracce erano anche nel grasso dei pinguini del Polo.

Alcool: perché le donne devono bere meno degli uomini

Sesso, età, alimentazione, influiscono sulla quantità di vino che è possibile bere ma c’è una regola assoluta per tutti: bere poco e spesso per stare sani

Di Donatella Cinelli Colombini

Consumo-del-vino-differenze-fra-uomini-e-donne

Consumo-del-vino-differenze-fra-uomini-e-donne

A volte gli incontri “di vini” sono più inaspettati, più interessanti e più sorprendenti di quanto si immagina. Mi è successo quest’anno durante le Anteprime di Toscana con il giornalista Michael Apstein che mi ha chiesto di visitare le cantine della Doc Orcia, per un articolo da pubblicare nella rivista inglese “Decanter” con solo due giorni di preavviso. Io e mio marito Carlo Gardini siamo andati a prenderlo a San Gimignano e in macchina ho esordito: <lei non ha un accento british…> <no> ha risposto lui <sono di Boston e sono un medico, insegnavo gastroenterologia>. Cavoli, mi sono detta: Boston è la città di Harvard e dei premi Nobel , questo deve essere un tipo forte! E infatti, quando mi ha mandato un suo articolo sul consumo dell’alcol, ho finalmente capito perché i medici rispondono <dipende> alla domanda sulla dose consigliata.
L’articolo che qui vi riassumo ha basi scientifiche ma, finalmente, è scritto in modo da essere comprensibile da tutti.

UOMINI, DONNE E ALCOL

Donne-e-vino-Violante-in-degustazione

Donne-e-vino-Violante-in-degustazione

Un uomo di 80 kg che beve vino regolarmente e ha appena consumato due calici di vino durante un pasto concedendosi due ore di relax a tavola ha un livello d’alcol nel sangue enormemente inferiore rispetto a una donna di 60 kg che beve solo occasionalmente ed ha gustato gli stessi due calici spilluzzicando velocemente. Gli scienziati non hanno capito esattamente le cause, ma le donne metabolizzano meno alcol nello stomaco dove l’enzima alcol deidrogenasi – ADH funziona meno bene perché gli estrogeni lo inibiscono. A causa di questo fatto un maggior quantitativo d’alcol passa nell’intestino tenue dove viene assorbito. Il risultato finale è che una donna, bevendo la stessa quantità di alcol, avrà una percentuale d’alcol nel sangue molto più alta di un uomo.
Altro elemento sfavorevole per le donne è la diversa composizione del corpo maschile, che contiene più acqua. Infatti l’alcol viene diluito nei tessuti ricchi d’acqua e non in quelli grassi.

Orario di apertura delle cantine turistiche

Le cantine turistiche devono stare aperte nei giorni festivi almeno da aprile a ottobre. Meglio l’orario continuato piuttosto che la chiusura all’ora di pranzo

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Di Donatella Cinelli Colombini

Una cantina turistica chiusa nei giorni festivi è come un bagnino che va in ferie d’agosto oppure un maestro di sci che prende le vacanze nel periodo di capodanno.
Per questo la resistenza delle aziende a stare aperte nel weekend e nei festivi è un suicidio, impedisce il loro successo turistico e va contrastata con decisione.

L’IMPORTANZA DI ESSERE APERTI NEL WEEKEND E NEI FESTIVI

 

Ingresso della cantina Fattoria del Colle

Ingresso-cantina-turistica-Fattoria-del-Colle-Trequanda

Le cantine non diventeranno mai delle wine destination se non accolgono i visitatori nei giorni di maggiore richiesta.
Come tutte le attività turistiche anche l’enoturismo segue un ciclo inverso alle normali attività lavorative, in altre parole gli addetti all’incoming del vino lavorano quando tutti gli altri fanno vacanza.
I flussi delle visite aumentano da aprile ai primi di novembre con punte in agosto per gli italiani e in settembre-ottobre per i wine lovers stranieri. Questo influisce anche sul fabbisogno di personale e la tipologia di addetti all’accoglienza: i primi più formati allo storytelling in italiano e i secondi più poliglotti.
Durante la “stagione turistica” l’afflusso in cantina è maggiore durante il week end e cresce nel pomeriggio. La visita in cantina è una delle mete privilegiate dell’escursionismo goloso di chi abita o soggiorna nel raggio di cento chilometri.
Per questo, escluso in inverno, è indispensabile predisporre l’apertura festiva della cantina, almeno su richiesta o almeno a turno fra le aziende di una stessa Strada del vino o denominazione. Bisogna evitare di deludere i wine lover arrivati per conoscere dove nasce il vino del loro cuore. Questi clienti affezionati devono trovare almeno un produttore che li accoglie.

Il risiko delle fiere del vino visto da Gaja

Si intitola “Cambiamenti” la riflessione di Angelo Gaja sulle fiere del vino e su Wine Advocate-Robert Parker che aprono più interrogativi che sorprese

Angelo-Gaja-solo-lui-può-permettersi-di-non-avere-il-sito

Angelo-Gaja

Di Donatella Cinelli Colombini

Vinexpo si trasferisce a Parigi dopo che il fuori salone di Vinexpo Bordeaux aveva svuotato la fiera portando negli chateaux i buyer e i giornalisti. Un monito ai produttori veneti che fanno la stessa cosa durante Vinitaly?
Wine Advocate – Robert Parker – Guida Michelin sta nascendo una super potenza dei rating. Ma è un bene o un male?
Queste e altre riflessioni nelle parole di Angelo Gaja che alla fine stimolano anche quando sembrano proprio delle provocazioni

Angelo Gaja marzo 2

AIV-visita in Toscana Antinori nel Chianti Classico, Maurizio-Zanella-Angelo-Gaja-Piero-Antinori-Donatella-CinelliColombini

AIV-visita in Toscana Antinori nel Chianti Classico, Maurizio-Zanella-Angelo-Gaja-Piero-Antinori-Donatella-Cinelli Colombini

CAMBIAMENTI NELLE FIERE DEL VINO

Non è solo il clima a minacciare di cambiare. VINEXPO BORDEAUX è stata per lungo tempo la fiera internazionale del vino per eccellenza. Nata nel 1981, con cadenza biennale, è via via cresciuta attirando espositori e visitatori da tutto il mondo. Anche troppi per una città che non era abbastanza grande da accoglierli tutti e soffriva momenti di forte disagio. Fu così che un numero crescente di produttori dell’area bordolese, in concomitanza, si attrezzarono ad accogliere negli chateaux gli ospiti più qualificati offrendo loro di partecipare agli eventi prestigiosi che venivano in essi organizzati; innescando una competizione con le manifestazioni fieristiche che non fu di beneficio alla qualità di Vinexpo Bordeaux e produsse disaffezione negli espositori. A gennaio 2020 per la prima volta nella capitale francese si svolgerà VINEXPO PARIGI, da tenersi ogni due anni in alternanza a VINEXPO BORDEAUX. Se non sorgeranno intoppi sarà Parigi in futuro ad ospitare la più prestigiosa fiera internazionale del vino che abbia luogo in Europa.

                                                                       
Cinelli Colombini
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