Donatella Cinelli Colombini Tag

Ai piedi dell’Etna le Donne del Vino in festa

Le Donne del Vino a Castiglione di Sicilia per la Convention Nazionale, conferenze, degustazioni, visite … 2 inaugurazioni, prima consulta regionale del vino al femminile …. E tanta amicizia

Donne-de-vino-2019-convention-in-Sicilia-cantina-Cottanera

Donne-de-vino-2019-convention-in-Sicilia-cantina-Cottanera

Di Donatella Cinelli Colombini

Festa siciliana per le Donne del Vino arrivate sull’Etna da tutta Italia per una convention (28-30 giugno) sul tema “Donne Vino e Design”. Bravissima Roberta Urso delegata della Sicilia e responsabile pubbliche relazioni e comunicazione della Cantina Settesoli che ha organizzato un percorso spettacolare nella cultura e nel vino. Insieme a lei le strepitose Donne del vino della regione che hanno aperto le loro cantine per pranzi e visite trasformando la convention in un’esperienza gioiosa, golosa ma soprattutto arricchente.

DONNE DEL VINO AI PIEDI DELL’ETNA

Donne-de-vino-2019-convention-in-Sicilia-Planeta -Sciaranuova

Donne-de-vino-2019-convention-in-Sicilia-Planeta -Sciaranuova

Terra ospitale la Sicilia, ma anche sorprendente. Accoglienza trionfale nel comune sede della convention, Castiglione di Sicilia con il sindaco Antonio Camarda con fascia tricolore, la banda, il corteo storico e i tamburi. Qualcosa di spettacolare e inatteso che ha lasciato a bocca aperta le 80 donne del vino presenti. Castiglione di Sicilia è uno dei borghi più belli d’Italia ed è stato magistralmente descritto da Cettina Cacciola.

Al convegno è intervenuto l’Assessore regionale all’Agricoltura Edgardo Bandiera che, oltre a portare i saluti del Presidente Nello Mosumeci ha offerto alle Donne del Vino qualcosa di veramente importante:  la creazione, prima in Italia, di una consulta di concertazione che progetti e dia risposte alle problematiche dell’enologia al femminile. Un’opportunità che, se ben utilizzata, potrebbe aprire grandi orizzonti.

CANTINE SICILIANE E INAUGURAZIONI

Francesca e Alessio Planeta hanno accolto le Donne del Vino nel loro antico baglio Cantina Sciaranuova. La visita dei vigneti e la merenda siciliana accompagnata ai loro splendidi vini hanno fatto da cornice all’inaugurazione dell’istallazione artistica che rimarrà in modo permanete in questo luogo.

Mineralità del vino, non viene dalla terra ma c’è

Discussione accesa sulla mineralità del vino: gli scienziati escludono derivi dal terreno, gli assaggiatori no, ma forse è nel patrimonio biologico del vigneto

Egon Muller Scharzhof Scharzhofberger Riesling Trockenbeerenauslese

Mineralità-nei-vini-Egon Muller Scharzhof Scharzhofberger Riesling Trockenbeerenauslese

Di Donatella Cinelli Colombini

La mineralità è sicuramente uno dei termini più abusati da parte di chi si occupa di vino. Piace moltissimo ai consumatori anglosassoni e qualifica soprattutto i bianchi per cui la parola minerale compare spesso fra i descrittori aromatici in riferimento al sentore di rocce frantumate o di pietra bagnata. La troviamo citata anche quando i sentori di pietra focaia sono solo un vaghissimo ricordo.

MINERALITA’ DEI VINI NON VIENE DAL TERRENO

Gli assaggiatori la sentono, ne parlano ma tutta la scienza compatta nega la sua derivazione dal terreno e persino la sua esistenza: la vite e l’uva non possono acquisire profumi e sapori dai minerali contenuti nel suolo in cui sono coltivati, dicono molti di loro,  ma eventualmente prendere caratteri minerali in terroir particolarmente sfavorevoli dove la maturazione non avviene completamente.

ALCUNI SCIENZIATI NEGANO L’ESISTENZA DELLA MINERALITA’ DEL VINO

Valle del Reno vigneti

Mineralità-dei-vini-Valle del Reno vigneti

Sarebbe quindi più un difetto più che un pregio da ricondurre alla maggiore acidità dei vini ottenuti da uve raccolte in condizioni di minore maturità e poi fatti maturare in botti di rovere poco pregiato. <<L’unico modo in cui il terreno potrebbe contribuire alla mineralità del vino è quando, in qualche modo, ha causato la produzione di uva poco matura>> ha detto il dott. Kevin Pogue, professore di geologia al Whitman College, a Vicki Denig di WineSearcher.  Un’affermazione dura che tuttavia non scoraggia assaggiatori e enologi che invece la sentono soprattutto nel finale << i vini che esprimono al meglio la mineralità – la evidenziano soprattutto nella persistenza dopo la deglutizione, non mentre sono ancora in bocca>> sostiene Paul Wasserman, direttore delle vendite della West Coast per Becky Wasserman & Co.

Vini spagnoli in crisi di identità?

C’è una rivolta dei migliori produttori spagnoli contro le loro denominazioni, accusate di puntare sui volumi e non sulla qualità. Ora la rivolta è nel Cava

Artadi-Juan-Carlos--Lopez-de-Acalle

Artadi-Juan-Carlos–Lopez-de-Acalle

Di Donatella Cinelli Colombini

Quando Juan Carlos Lopez de Lacalle prestigiosissimo e rigorosissimo produttore di Artadi decise di togliere la denominazione Rioja dalle sue bottiglie la notizia fece il giro del mondo. Era il 2015 Thomas Matthews pubblicò un articolo intitolato “Revolt in Rioja” (Rivolta in Rioja) nel Wine Spectator.
Ho parlato più volte con Juan Carlos riguardo alla sua decisione e di quello che mi sembrava un orientamento verso più garanzie e più qualità da parte delle istituzioni spagnole, come la creazione dei “Viñedos Singulares”.  Ogni volta lui mi guardava dritto negli occhi attraverso i suoi occhiali rettangolari <<è cambiato qualcosa?>> poi scuotendo la testa aggiungeva <<e allora!>> come dire non ci sono le condizioni per tornare nella DOC.

Artadi è uscito dalla Rioja nel 2015 ed è stato il primo di un esodo

Anche Maria José Lopez de Heredia Montoya della celebre Viña Tondonia è su posizioni super tradizionaliste. A queste due star del vino spagnolo si aggrega un crescente numero di

Caves López de Heredia Viña Tondonia

Caves López de Heredia Viña Tondonia

produttori insofferenti rispetto a denominazioni poco orientate sulla qualità. Secondo loro le norma poco restrittive causano confusione fra i consumatori e danno d’immagine alle cantine migliori.
<<Se la Spagna fosse un essere umano, direi che soffre di un disturbo di personalità multipla>> ha scritto James Lawrence nel suo articolo di WineSearcher.

l’istinto scismatico degli spagnoli in politica e nel vino

Un istinto scismatico su tutti i fronti: nella politica con le elezioni a ripetizione,  i Baschi e la Catalogna che chiedono l’indipendenza, nel vino con l’ascesa di associazioni private come Grandes Pagos de Espana in concorrenza con le DOC e articoli come quelli del giornalista e enologo Victor de La Serna in aperta contestazione del Consejo Reguladors organismo che corrisponde al nostro Comitato Nazionale Vini. La richiesta più forte sembra quella di un sistema piramidale, come quello italiano, forse attraverso l’utilizzo delle tipologie riserva e selezione conosciute a livello internazionale. Azioni capaci di togliere, almeno ai vertici dell’enologia spagnola, la cappa nera di vino a buon mercato. Questo sembra il problema più grosso: i vini sono spesso molto buoni ma i prezzi sono tutti bassi. <<Sia Victores de la Serna di Grandes Pagos che Xavier Gramona di Corpinnat sono determinati a sbarazzarsi della reputazione della Spagna per i vini economici>> precisa Wine Searcher.

I finti prodotti italiani sembreranno meno italiani

Nuova arma contro l’italian sounding cioè salumi e formaggi che sembrano italiani e non lo sono: non possono più usare simboli ingannevoli

false made in Italy cold cuts

false made in Italy di

 Donatella Cinelli Colombini

La cosa buona è che i produttori di salame sloveno non potranno più incartarlo con nastri tricolori e neanche quelli di mozzarella made in Germany potranno disegnare il Vesuvio e il golfo di

Napoli sulle buste del formaggio. I simboli ingannevoli sono diventati fuori legge grazie a una sentenza della Corte di Giustizia Europea.

Questa è la buona notizia.

Queso Manchego Dop

Queso Manchego Dop

LA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA VIETA LE IMMAGINI INGANNEVOLI SUGLI ALIMENTI

La cattiva notizia è che la storica sentenza arriva grazie all’azione della DOP spagnola Queso Manchego contro una fabbrica di formaggio senza denominazione con un’etichetta molto simile al suo marchio registrato cioè Don Chisciotte su un magro cavallo con intorno pecore e mulini a vento.  Il consumatore poteva essere facilmente tratto in errore da questi elementi evocativi del marchio registrato della DOP Queso Manchego  esattamente come succede ai chi  compra Spagheroni prodotti in Olanda, Salsa Pomarola Argentina, Pompeian Oil realizzato negli Stati Uniti, Zottarella prodotta in Germania, oppure Caccio cavalo scovato in Brasile ….  Il Colosseo, la torre di Pisa o il Davide di Michelangelo nell’etichette, così come i nomi, sono studiati per far sembrare italiano quello che in realtà ha tutt’altra provenienza.   

Strade del Vino: le ragioni del fallimento (2)

Poco marketing e troppe mediazioni politically correct. Per le Strade del Vino serve una rifondazione che magari utilizzi i distretti rurali e una regia nazionale

Alleanze-territoriali-per-il-turismo-Strada-del-Vino

Alleanze-territoriali-per-il-turismo-Strada-del-Vino

Di Donatella Cinelli Colombini

Altro  aspetto poco in linea con una corretta strategia di marketing turistico è stata la decisione di non puntare  solo sulle Strade del vino trasformandole in “vini e sapori” con un’ulteriore perdita di appeal. Infatti la maggior parte di questi network hanno optato per un nome che richiama la zona. Nomi che spesso sono quasi sconosciuti al turismo internazionale. Pochissime Strade hanno puntato su quello che di unico e celebre offre il loro territorio facendone il locomotore dell’intera offerta: Strada del Culatello di Zibello, Strada del Fungo Porcino di Borgotaro, Strada del riso e del risotto mantovano, Strada dei formaggi delle Dolomiti …

I NOMI DELLE STRADE DEL VINO

Strada del vino Colli del Trasimeno

Strada del vino Colli del Trasimeno

Attualmente ci sono Strade  con nomi di tutti i tipi: quelle classiche che si chiamano come la denominazione a cui fanno capo, quelle comprensoriali, che sono la maggior parte e abbracciano tutto l’agroalimentare di una regione o di una zona compresi asparagi o mele, poi ci sono quelle che hanno il nome di una DOC-DOCG ma riguardano aree dove ci  sono anche altre denominazioni.

L’unico grande biglietto di invito di un territorio del vino sono le sue bottiglie che vanno in giro per il mondo e fanno desiderare ai wine lovers di andare a vederlo. Per capirlo basta ricordarsi che la maggior parte dei cinesi ricchi conosce lo Champagne, ma non sa dove sia la Francia. Questo non deve far sorridere, perché la stragrande maggioranza di noi italiani non sa dov’è esattamente la valle del Rodano, anche se ha bevuto con piacere il suo Syrah e il nostro Paese confina con la Francia.

Per questo l’uso oculato del nome della denominazione da parte della Strada del vino ha un ruolo chiave. Questo è soprattutto vero quando il vino è un brand celebre come Chianti o Barolo e il numero dei turisti/enoturisti è talmente alto da spostare il ruolo della Strada del vino sulla gestione dei flussi, più che sul loro incremento. Occorre infatti pensare alla Strada come il regista dell’offerta territoriale che interpreta bisogni diversi: dalla promozione, alla destagionalizzazione, dal decentramento rispetto ai luoghi di maggiore concentrazione fino alla tutela dell’identità locale contro il degrado turistico.

Strade del vino: le ragioni del fallimento (1)

Strade del vino, sono 149 di cui solo una trentina funzionanti. Tra i motivi dell’insuccesso la creazione di Strade del vino anche dove non c’erano cantine

Strade del vino- Strada del vino Orcia

Strade del vino- Strada del vino Orcia

Di Donatella Cinelli Colombini

Le Strade del vino sono state istituite con la Legge 268 del 27 luglio 1999 e il Decreto Ministeriale del 27 luglio 2000 a cui hanno fatto seguito le normative regionali.

PERCHE’ SONO NATE LE STRADE DEL VINO

Nascono con l’intento di creare dei network di offerta integrata capaci di unire attrattive culturali, naturalistiche, gastronomiche, attività ricettive, di ristorazione, servizi e ovviamente cantine di uno stesso territorio per promuoverle nel mercato turistico. Un’attività che richiede il censimento periodico dell’offerta e un’attività assidua di promo commercializzazione attraverso l’apposizione di cartelli, la produzione di informazione cartacea e on line, l’organizzazione di eventi, la partecipazione a fiere e la creazione di una rete di contatti capaci di portare immagine e business nei territori del vino.

Attività di importanza enorme, specialmente nelle terre delle denominazioni meno famose e meno ricche dove una Strada del Vino

150-Strade-del-vino-con nomenclatura-difficilissima

150-Strade-del-vino-con nomenclatura-difficilissima

potrebbe efficacemente affiancare il Consorzio di tutela con un effetto moltiplicatore sull’appeal commerciale del vino e lo sviluppo territoriale.

QUANTE SONO E COME SONO

Invece pochissime Strade del Vino hanno corrisposto alle attese. L’Associazione Nazionale Città del Vino censisce 149 di questi network  ma la maggior parte di essi  hanno assorbito risorse pubbliche senza produrre una reale utilità per i territori e le imprese che rappresentano.

Il  XIII Rapporto sull’enoturismo redatto da Professor Giuseppe Festa dell’Università di Salerno a capo dell’Osservatorio sul turismo del vino, fornisce una fotografia tutt’altro che confortante sulla situazione delle Strade del Vino. Delle 133 Strade che fanno capo a Città del vino solo 25 hanno risposto ai questionari e moltissime hanno siti dove persino i telefoni e le e-mail non risultano aggiornati e attivi.

Gli armadi che uccidono il vino

Chi ama i grandi vini deve usare calici assolutamente inodori: diffidare di mobili antichi, scatole di cartone e detersivi  possono contaminare bicchieri e vino

 

Fattoria del Colle - cristalliera nella sala del biliardo

Fattoria del Colle – cristalliera nella sala del biliardo

Di Donatella Cinelli Colombini

Chi, come me, adora i mobili di grande antiquariato e contemporaneamente i grandi vini si trova spesso a scegliere fra l’uno e l’altro. Infatti le credenze in legno con due o trecento anni di età hanno spesso subito trattamenti antitarlo, oppure piccoli restauri con l’uso di prodotti a base di cloro, in altri casi hanno trascorso decine d’anni in luoghi umidi dove si sono sviluppate muffe – il fungo armillaria mellea – il cui metabolismo produce TCA. Le cause posso essere diverse ma il risultato è sempre lo stesso: i cristalli conservati all’interno di questi mobili rovinano il vino. Portando al naso il calice vuoto, esso risulta inodore ma versandoci dentro il vino sprigiona un fortissimo e devastante odore di tappo rovinando anche il più meraviglioso nettare di bacco. Si tratta del TCA tricloroanisolo un inibitore dell’olfatto che agisce sulle cellule nervose per cui l’unica percezione è uno sgradevolissimo odore di medicinale, tintura di iodio. Non basta avvinare i bicchieri per risolvere il problema, bisogna lavarli con il detersivo. Ma c’è di più: l’inquinamento è velocissimo, bastano pochi giorni per inquinare i bicchieri. Spostando i calici in un altro armadio appestano tutti quelli che ci sono dentro come in una specie di contagio a catena.

 

COSA CONTAMINA I PROFUMI DEL VINO

Mobili antichi che contaminano i calici da vino

Mobili antichi che contaminano i calici da vino

I mobili antichi non sono i soli killer dei profumi del vino, anche le scatole di cartone trasmettono al cristallo delle puzzette sgradevoli. Sono quegli odorini di panno fradicio e di chiuso che, spesso, sovrastano l’aroma del vino.
Per chi, come me, dedica la sua vita alla vigna e alla cantina è quasi un oltraggio. Ma come si fa a rovinare il lavoro appassionato dei produttori con dei bicchieri che puzzano?

E’ l’etichetta che fa vendere il vino?

E’ l’etichetta oppure è la qualità del vino che determina il successo di un’etichetta? Entrambe le cose ma sullo scaffale vincono etichetta e prezzo

Etichetta-premiata-a-Vinitaly-Giallo-Paglia-Etichetta-anno-vermentino

Etichetta-premiata-a-Vinitaly-Giallo-Paglia-Vermentino

Di Donatella Cinelli Colombini

In effetti l’etichetta ha un peso consistente nella decisione d’acquisto del vino sullo scaffale, almeno nel 71% dei casi, quando la scelta è d’impulso. Per questo il look ha un ruolo determinante nei vini da consumo quotidiano che vengono comprati in GDO mentre influenza meno la scelta dei clienti al ristorante che decidono in base alla wine list e con l’aiuto di un maitre o un sommelier. Vicki Denig per WineSeacher ha fatto una serie di interviste sull’argomento giungendo alla conclusione che l’etichetta interviene sulla decisione di acquisto in due modi: attraverso le informazioni che fornisce (su vitigno, zona di origine, alcool, storia, modalità di consumo) e tramite la grafica che indica lo stile generale del vino cioè la sua filosofia.
Chi lavora nel settore ha confermato che l’etichetta influenza persino i buyer << che brutta etichetta non voglio nemmeno assaggiare il vino>> .

etichette-capaci-di-distinguersi

etichette-capaci-di-distinguersi

In certi casi costringe ad azioni provocatorie tipo la vendita di <<grandi vini con orribili etichette>> perché altrimenti nessuno li chiederebbe.

GRAFICA DELLE ETICHETTE DI VINO

In linea di massima le etichette si raggruppano in due grandi tipologie: quelle moderne e quelle classiche. In ogni caso il packaging dovrebbe essere la rappresentazione della filosofia aziendale ma sempre con un occhio al mercato. Ci sono infatti produttori che non accettano nessun compromesso << io vendo vino e non cerco di accaparrarmi clienti con l’etichetta>>. Opinione che potrebbe avere effetti disastrosi perché in rivendite che espongono migliaia di tipologie, i vini venduti sono quelli con packaging accattivane o singolare mentre quelli più anonimi attraggono solo se hanno un grande nome come Sassicaia o Paz & Hall. Questo è tanto più vero nei punti vendita senza assistenza dove il cliente deve scegliere da solo senza un professionista a consigliarlo.
Per i produttori storici il consiglio è quello di mantenere le etichette in uso da 50 oppure 100 anni ma non per questo sottostimare l’importanza del packaging come, purtroppo, fanno moltissimi enologi.

SPEDIRE IL VINO DALLA CANTINA A CASA

Molti dei turisti del vino sono stranieri e fanno shopping in cantina solo se le bottiglie arrivano nelle loro  casa con un corriere. Istruzioni per la spedizione e il pagamento 

Spedizioni-e-pagamenti-dalla-cantina-turistica-Casato-Prime-Donne-Montalcino

Spedizioni-e-pagamenti-dalla-cantina-turistica-Casato-Prime-Donne-Montalcino

Di Donatella Cinelli Colombini

La cantina turistica ha bisogno di spedire il vino a casa dei suoi visitatori, specialmente a quelli stranieri che arrivano in aereo. Sono sempre più numerosi e spesso hanno poco tempo ma alta capacità di spesa.  Quasi nessuno di loro accetta di trasportare il vino in valigia benchè le guaine wine-skin salvino quasi sempre i vestiti nel caso le bottiglie si rompano. E’ un tipo di trasporto poco pratico.

 

LA SPEDIZIONE COME MOLTIPLICATORE DELLE VENDITE

L’importanza di attrezzare la cantina per la spedizione ai clienti privati, viene moltiplicata dagli acquisti da casa via internet che, soprattutto nel caso degli enoturisti, sono molto frequenti.

Per questo le cantine turistiche devono sottoscrivere almeno un contratto con un corriere (Traco, DHL, Logistics, TNT, AWS,

Spedizioni-e-pagamenti-dalla-cantina-turistica-Fattoria-del-Colle-Toscana

Spedizioni-e-pagamenti-dalla-cantina-turistica-Fattoria-del-Colle-Toscana

Express, Mail boxes …)  in modo da disporre di imballaggi, listini e moduli per le spedizioni. Ovviamente solo i vini rari, prodotti in piccole serie, oppure i fine wine ad alto prezzo, rendono conveniente la spedizione rispetto all’acquisto nell’enoteca vicino casa, ma le cantine italiane pullulano di vini d’autore per cui ricevono continue richieste di spedizione .

Le tariffe delle spedizioni dipendono dalla destinazione del vino, sono superiori quando le consegne sono espresse e quando le cantine hanno poche spedizioni mensili.

 

SPEDIZIONI DEL VINO IN USA

Per l’invio del vino in  USA la cantina deve usare il suo codice di sicurezza come nel caso di qualunque altra esportazione in quella nazione. Si tratta di un documento che va richiesto al  FDA (Food and Drugs Amministration) e,  per le aziende che ne sono sprovviste, può essere sostituito da quello del corriere, come Logistics, che si avvale del suo importatore. Ancora in USA, in alcuni stati è legalmente previsto che il corriere lasci la merce davanti alla porta del cliente. Questo comporta qualche problema perchè, se avviene un furto, è possibile ricevere la revoca del pagamento del vino e della spedizione.

 

In agriturismo una notte non basta

Chi sceglie l’agriturismo per vivere un’esperienza in campagna e arriva in un posto come la Fattoria del Colle non può ripartire dopo una notte

 

Agriturismo-Fattoria-del-Colle-Toscana

Agriturismo-Fattoria-del-Colle-Toscana

Di Donatella Cinelli Colombini

Gli agriturismi, quelli in edifici storici dove vengono organizzate degustazioni, lezioni di cucina, visite guidate … sono luoghi speciali, capaci di introdurre i turisti in una civiltà piena di fascino e di tradizioni. Rimanere solo una notte, come fosse un motel, è sbagliato. Significa rinunciare alla parte più bella del soggiorno, che consiste nel lasciare la propria quotidianità per scoprire, come in una caccia al tesoro, luoghi, odori, paesaggi, sapori, consuetudini e persino uno stile di vita completamente diverso.

 

AGRITURISMO: UNA NOTTE NON BASTA PER VIVERE UN’ESPERIENZA

Agriturismo-cantina-fattoria-del-colle

Agriturismo-cantina-fattoria-del-colle

L’agriturismo, quello vero, ricavato nei luoghi in cui vivevano e lavoravano gli antichi contadini non avrà mai il confort di un albergo. Ma è meno impersonale, più vissuto, più intimo, più capace di raccontare una storia centenaria e soprattutto farla vivere ai turisti.
Anche quando, come alla Fattoria del Colle, a sud del Chianti oltre ad appartamenti, camere e ville, ci sono ristorante, zona relax per il benessere naturale del corpo, tre piscine, scuola di cucina, parchi … manca il confort di un albergo perché, ad esempio, anticamente le case non avevano servizi igienici e quindi i bagni sono spesso più piccoli di quelli di un edificio di nuova costruzione.

 

Mettete le api nei vostri vigneti

Il progetto parte dal Friuli Venezia Giulia e crea un’alleanza fra vigneti e api all’interno di un ecosistema più salubre e ricco di biodiversità

 

api sull'uva

api sull’uva

Di Donatella Cinelli Colombini

Hanno iniziato Mariagrazia De Belli e le altre donne di Enomarket con il progetto “Eno Bee Api in Vigneto” che ha diffuso gli alveari nelle vigne del Friuli Venezia Giulia fino a convincere il Consorzio del Collio e produttori autorevoli come la mia amica Ornella Venica.

 

 

API SENTINELLE AMBIENTALI NEL VIGNETO

Settimana del miele

Settimana del miele a Montalcino alleanza fra api e vigneti

Le api sono sentinelle ambientali e muoiono se vengono usati prodotti fitosanitari dannosi come i piretroidi. La presenza delle api è quindi una garanzia di salubrità ambientale, rispetto del territorio e della biodiversità. Portarle nel vigneto stimola un equilibrio virtuoso perché le api impollinano,quindi agevolano l’allegagione (formazione del frutto), inoltre succhiano lo zucchero dagli acini danneggiati riducendo il rischio di botrite. La vecchia credenza che le api bucassero gli acini per cibarsi della polpa è sbagliata e i vignaioli non hanno nulla da temere dalle laboriose amiche alate. Le api vanno solo sugli acini già aperti e, se ci riescono, li prosciugano evitando il marciume.

 

API CUSTODI DELLA BIODIVERSITA’

Sono anche fra i custodi dei lieviti, infatti una ricerca della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, sviluppata in collaborazione con l’Università di Firenze ed il Cnrs di Montpellier, pubblicata dalla rivista statunitense Pnas – Proceedings of the natural academy of sciences – ha dimostrato che il Saccharomyces cerevisiae, cioè il lievito responsabile della fermentazione alcolica da cui si origina il vino, vive e sverna nell’intestino di vespe sociali e calabroni. Sono loro i custodi della biodiversità dei lieviti che accresce le specificità locali dei vini con essi ottenuti.

Wine Show Todi: festa di vino nel gioiello dell’Umbria

Apre oggi Wine Show Todi: cene stellate, 100 cantine in degustazione, masterclass, concerti e premi nella cornice della bellissima città umbra

Todo-wine-show-sunset_wine

Todo-wine-show-sunset_wine

Anche Donatella Cinelli Colombini fra le premiate della quarta edizione del Wine Show Todi (7-9 giugno) insignita del #BeWine insieme alla giornalista svedese Asa Johansson. Altri premi a Niccolò Mario Zanchi cofondatore di Gotto Wine Tour e alla direttrice della scuola di alta formazione di sala Intrecci, Marta Cotarella.

WINE SHOW TODI

Con la cerimonia nel Nido dell’Aquila di Todi inizia una kermesse di tre giorni dedicata al vino  con i premi  coordinati dalla wine critic e blogger Chiara Giorleo.
La prima serata ha per tema “Todi, una città, una donna e i suoi tanti volti. Colori, Gusti e Sorsi”, e vede impegnate 5 chef di altissimo profilo: Catia Ciofo coadiuvata dalle Lady Chef umbre Gianna Farfano e Anna Maria Lombardo e le

Chiara-Giorleo-organizzatrice-del-Todi-Wine-show

Chiara-Giorleo-coordinatrice-dei-premi-del-Todi-Wine-show

toscane Sara Barbara Guadagnoli e Sandra Paccetti. La brigata tutta al femminile proporrà quattro piatti abbinati a quattro dipinti del pittore umbro Alvaro Quagliarini e a quattro pezzi musicali. Il tutto ovviamente accompagnato dal vino prodotto delle 13 cantine aderenti all’associazione “Todi terra di vini” che dopo la recente costituzione si presenterà ufficialmente proprio in occasione di Wine Show.
Dal pomeriggio di sabato 8 giugno Wine Show entrerà poi nel vivo con il ricco cartellone di iniziative e degustazioni che ruoteranno intorno alla mostra mercato con circa 100 cantine provenienti da tutta Italia ospitate nei palazzi comunali di Todi. Da non perdere, a partire dalle 19 di sabato, il Sunset Wine al Nido dell’Aquila con una degustazione di vini pugliesi al tramonto, in virtù del gemellaggio con il DueMari Wine Fest di Taranto, unita ad una emozionante milonga di tangheri. In serata, in piazza del Popolo, il concerto degli Swingle Kings con una degustazione di birra artigianale. In programma nei due giorni anche il Wine Tour a cura della Fisar Orvieto e le masterclass “Doc Excellence”, dedicata al Grechetto di Todi e guidata dal referente per l’Umbria della guida Vitae dell’Ais Gianluca Grimani, e “Un4gettable”, i migliori vini del Mondo secondo la rivista Wine Spectator raccontati da Maurizio Dante Filippi, miglior sommelier d’Italia Ais 2016.

FIDELIZZARE IL TURISTA DEL VINO

Fidelizzare un cliente è molto meno costoso che conquistarne uno nuovo. Fra i clienti più fidelizzabili c’è il turista che ha visitato la cantina

 

fidelizzare-i-turisti-del-vino-Violante-Gardini in cantina

Fidelizzare i turisti del vino – Violante Gardini in cantina

Di Donatella Cinelli Colombini

Uno degli esiti più importanti dell’accoglienza enoturistica ben fatta è la creazione di un rapporto emotivo forte fra i visitatore con i luoghi e le persone. Un legame che in certi casi diventa quasi una parentela. Ho visto piccoli vignaioli che, senza parlare una parola d’inglese, avevano un’amicizia fortissima con famiglie tedesche o inglesi che tornavano ogni anno a comprare il loro vino solo per la gioia di mangiare a casa loro una semplicissima pasta al sugo. Clienti talmente affezionati da sentirsi parte della famiglia e fare centinaia di chilometri per partecipare al funerale dei nonni.

 

TRASFORMARE I TURISTI IN CLIENTI AFFEZIONATI

Senza la possibilità di dilatare un simile rapporto per le migliaia di visitatori che arrivano in cantina ogni anno, è comunque necessario creare un rapporto affettivo con gli enoturisti e mantenerlo. Il turista del vino ha visto l’azienda, conosce le sue produzioni e magari ha postato la propria foto con i produttore nel suo profilo Facebook. E’ quindi più interessato di altri a sapere cosa c’è di nuovo e più disposto a preferire i  vini di quella determinata cantina rispetto a quelli di un’azienda che non ha visto.

 

Fidelizzare-il-turista-del-vino-racconto della-quotidianità

Fidelizzare il turista del vino – racconto della quotidianità

CONTATTI PERIODICI COME STRUMENTO DI FIDELIZZAZIONE

Instaurare un rapporto continuativo serve a far ritornare il nostro enoturista oppure di fargli comprare le nuove bottiglie ma la tecnica per raggiungere questi obiettivi varia da cantina a cantina. C’è chi inserisce i visitatore nel “Club degli amici ” e gli invia un house organ quindicinale, chi gli manda qualche messaggio augurale, chi invece usa la tecnica call-center e gli telefona per salutarlo e offrirgli l’acquisto delle nuove annate.

 

LEGGE SULLA PRIVACY E DATA BASE

Il punto di partenza di queste azioni è comunque sempre il modulo che l’enoturista deve firmare e che contiene la liberatoria per la privacy (procurarsi la versione aggiornata dal proprio consulente).

DOC Orcia: Donatella Cinelli Colombini ancora Presidente

I vicepresidenti sono Giulitta Zamperini dell’azienda Poggio Grande e Roberto Terzuoli di SassodiSole e nel consiglio Orcia entrano le nuove leve delle aziende storiche

 

Orcia-DOC-nuovo-consiglio-consorzio-Donatella-Cinelli-Colombini-Presidente

Orcia-DOC-nuovo-consiglio-consorzio-Donatella-Cinelli-Colombini-Presidente

Donatella Cinelli Colombini riconfermata alla presidenza della DOC Orcia, una denominazione nata nel 2000 nel Sud della Toscana, in 12 comuni fra i territori del Brunello di Montalcino e del Vino Nobile di Montepulciano. In una zona collinare di grande pregio per i vini rossi e di grande bellezza paesaggistica al punto da aver ispirato il claim “Orcia, il vino più bello del mondo”.

ORCIA IL VINO PIU’ BELLO DEL MONDO

Giovane e performante la DOC Orcia, negli ultimi anni, ha fatto un balzo in avanti sotto i profili qualitativo e di apprezzamento commerciale al punto da essere considerata fra le denominazioni emergenti italiane.
Il Consiglio di Amministrazione rinnovato dall’ingresso di Angelo Capitoni, Elena Salviucci, Giovanna Santi e Carlo Pilenga che affiancano Antonio Rovito, Giuseppe Olivi, Roberto Rappuoli e Gabriella Giannetti e i due vicepresidenti Giulitta Zamperini e Roberto Terzuoli già presenti nel board precedente, ha eletto di nuovo Donatella Cinelli Colombini alla Presidenza per il prossimo triennio.

Donatella-Cinelli-Colombini-Presidente-Doc-Orcia

Donatella-Cinelli-Colombini-Presidente-Doc-Orcia

PROGRAMMI DEL CONSORZIO DOC ORCIA

Il Consiglio intende continuare l’intenso lavoro di eventi, degustazioni e visite svolto nel passato puntando a consolidare la propria visibilità e commercializzazione nell’area di produzione. Un territorio che registra ogni anno un milione e mezzo di presenze turistiche e circa un milione di escursionisti soprattutto stranieri, per cui ha il mercato di esportazione “sotto casa”.
Due progetti immediati: il primo è un piano di marketing innovativo all’interno di un progetto di filiera che collega le cantine con la rete commerciale locale. Prevede di offrire a enoteche e ristoranti cantinette climatizzate in vetro e acciaio da usare per conservare le bottiglie Orcia e mostrare le aziende e le bellezze del territorio attraverso un display posizionato sul davanti. Per le cantine che vendono in grande distribuzione saranno prodotti espositori in grado di rendere più visibile la denominazione.
Altro progetto, ancora alle prime battute, riguarda direttamente i turisti con la realizzazione di master class studiate appositamente per loro. Un modo nuovo di mescolare cultura del vino e intrattenimento puntando sul nuovo ruolo assunto dall’enogastronomia nell’esperienza di viaggio e come attrattore turistico.

WINE WEDDING E LA CANTINA DIVENTA UN NIDO D’AMORE 

L’evento in cantina più remunerativo è il matrimonio. I wine wedding  sono di moda in tutto il mondo. Toscana migliore wedding destination in Italia

Matrimonio in cantina Toscana Fattoria del Colle

Wine-wedding-Matrimonio in cantina Toscana Fattoria del Colle

Di Donatella Cinelli Colombini

Le coppie italiane si sposano sempre meno ma gli stranieri scelgono spesso l’Italia per il giorno che celebra il loro amore. Secondo l’indagine 2018 del Centro Studi Turistici di Firenze, il business dei matrimoni esteri in Italia supera il mezzo miliardo e la Toscana è in posizione leader con il 30,9 % del giro d’affari complessivo pari a 160 milioni di Euro e mezzo milione di presenze.

IL BUSINESS DEI MATRIMONI STRANIERI

Ma sono i dettagli che fanno impressione: le 2.700 coppie che hanno scelto di dire “Si” in Toscana hanno speso una media di 59.000€ per ogni matrimonio. Ovviamente la forbice è

molto ampia fra gli eventi milionari di Castiglion del Bosco – Montalcino (Ferragamo) e quelli molto semplici nei casali, ma sicuramente si tratta di un business lucroso. Le ville sono le più richieste (38,3%) e subito sotto gli agriturismi (20,8%). I mesi preferiti giugno e

wine-wedding-matrimonio-in-cantina-Fattoria-del-Colle-Toscana

wine-wedding-matrimonio-in-cantina-Fattoria-del-Colle-Toscana

settembre, la destination preferita Firenze (15%) seguita da Fiesole e da Certaldo. Vale la pena soffermarsi su quest’ultima città per esaminare l’opera del Comune come un esempio di marketing turistico ben riuscito.

CERTALDO DOVE NACQUE BOCCACCIO E DOVE I MATRIMONI RICHIAMANO IL DECAMERONE

Certaldo è il luogo natale di Giovanni Boccaccio, cioè dell’autore del Decamerone, simbolo del medioevo più godereccio e persino erotico. Ebbene il Comune organizza ogni anno Mercantia, una festa medioevale di grandissimo successo. Oltre a questo ha riunito fotografi, agenzie di teatro, ristoranti e naturalmente wedding planner per dar vita a Certaldo Wedding proponendo la cittadina toscana come luogo di matrimoni unici perché capaci di creare una cornice medioevale e addirittura boccaccesca intorno ai novelli sposi.

                                                                       
Cinelli Colombini
Privacy Overview

Questo sito web utilizza i cookie per offrirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie vengono memorizzate nel tuo browser e svolgono funzioni come riconoscerti quando torni sul nostro sito web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito ritieni più interessanti e utili.