Vino, studi, news, gossip

Manuale del vino a fumetti

Francesco Scalettaris manuale a fumetti per bere con gusto: completo, divertente, chiaro e autoironico alla barba di chi pontifica

Francesco Scalettaris il vino a fumetti

Francesco Scalettaris il vino a fumetti

di Donatella Cinelli Colombini

Ma chi dice che per insegnare bisogna essere noiosi? Questo è il manuale sul vino più efficace che abbia mai visto ed è divertente. Chiaramente insegna solo le nozioni base ma mette voglia di imparare di più e questa è la cosa più importante. Conoscere il vino ( pp139 €18) è un libro delizioso e un antidoto alle spiegazioni supponenti e complicate che allontanano i giovani dal vino perché lo fanno apparire difficile.

CONOSCERE IL VINO COME INSEGNARE IL VINO IN MODO DIVERTENTE

Puntare sulla vista, che fra tutti i sensi è quello a cui il cervello dedica più cellule e più impegno, è un modo per rendere più memorizzabili le informazioni anche perché, in molti casi, l’ironia aiuta. I tannini trasformati in soldati napoleonici che legano i nemici cioè la saliva ma, col passare del tempo, diventano sempre più stanchi e quindi fanno meno prigionieri …. È efficacissima per descrivere cosa avviene in bocca con i vini giovani astringenti e i vini vecchi più morbidi.

Scalettaris e Di Qual Conoscere il Vino

La qualità del tratto grafico poi è sicura, pulita e di grande qualità artistica.

I TANNINI COME SOLDATI NAPOLEONICI, I CARATTERI OLFATTIVI COME GLI STRUMENTI MUSICALI,

E’ tutto ben fatto, questo manuale a fumetti sul vino. Ci sono anche alcuni personaggi deliziosi come Ilda che spiega i concetti di intensità, complessità e qualità olfattiva usando la musica.
Alla fine <<mamma mia, ho creato un mostro!>> il nostro protagonista diventa un saccentino come il sommelier che lo ha sconvolto all’inizio del libro. Anche questa è ironia! Come dire <<non prendiamoci troppo sul serio, il vino, anche quello cult, è un dono della natura da godere sensualmente, come un dipinto, o un concerto>>.

Le esperienze enogastronomiche di viaggio +51%

Nell’anno covid 2020 i turisti italiani attratti dalle attività enogastronomiche sono aumentati del 10%. Il Rapporto di Roberta Garibaldi e i turisti golosi

di Donatella Cinelli Colombini

 

Turismo-enogastronomico-chiocciole-di-San-Quirico

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La vacanza più desiderata è quella al mare collegata ai piaceri enogastronomici e quindi non meraviglia che Sicilia e Napoli risultino le mete top. Le regioni più desiderate per i peccati di gola sono nell’ordine Sicilia, Emilia Romagna, Campania e Puglia. Fra le città svettano Napoli, Bologna, Palermo e Firenze.

IN CIMA AI DESIDERI DEI TURISTI GOLOSI MARE, SICILIA E NAPOLI

Vince l’accoppiata mare -enogastronomia seguita dal binomio cultura-arte e enogastronomia. Meno forti appaiono le proposte legate a montagna o termalismo.
Roberta Garibaldi ha presentato il suo Rapporto 2021 sul Turismo enogastronomico in Italia al Senato della Repubblica con il Ministro Massimo Garavaglia e il Sottosegretario Gian Marco Centinaio dando una forte spinta alla volontà politica di puntare su Food&Wine per la ripartenza dei viaggi e delle vacanze.

IL 71% DEGLI ITALIANI VA DOVE MANGIA BENE MA ANCHE DOVE C’E’ BELLEZZA E RISPETTO DELLA NATURA

Turismo-enogastronomico-brustico-di-Chiusi

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E i numeri sono chiari indicatori del peso dei piaceri golosi sulla scelta delle mete turistiche: il 71% degli italiani (era il 59% nel 2019) decide dove andare in base alla possibilità di fare esperienze enogastronomiche. In altre parole se la destinazione ha una meravigliosa abbazia medioevale ma pessimi ristoranti e nessun prodotto tipico da assaggiare e comprare sarà inevitabilmente scartata. Per fortuna posti del genere sono rari in Italia.
E’ chiaro che l’attrattiva gourmand non basta, la destinazione deve avere un paesaggio molto bello e una solida offerta culturale che va oltre il cibo, mentre il rispetto ambientale conta sempre di più sia nel piatto che nel territorio.

ITALIANI VIAGGIATORI GOLOSI E ESIGENTI APPASSIONATI DI ESPERIENZE ENOGASTRONOMICHE

Aumenta il numero dei turisti del gusto (51%). Nel complesso il 70% degli Italiani ha fatto almeno un viaggio, negli ultimi tre anni, con l’enogastronomia come motivazione primaria. Tuttavia è diminuito del 10% il numero delle esperienze vissute.
Un calo sicuramente da collegare ai lunghi periodi di lockdown,  alla difficoltà di prenotare e rispettare tutte le procedure covid.
I viaggiatori sono più esigenti, attivi e attratti dall’aria aperta, chiedendo cose nuove, sostenibili e sicure per la salute. Sono insomma diventati delle sentinelle dei comportamenti virtuosi dirigendosi verso le destination dove c’è maggior rispetto del paesaggio, delle biodiversità e delle comunità locali.

Il vino “Quickie!” sveltina

Un’immagine volgare e un nome imbarazzante per un vino venduto in Gran Bretagna che sembra uscito da un film sulla mafia americana di mezzo secolo fa

 

Quickie wine austalia

Quickie wine Australia

di Donatella Cinelli Colombini

La bottiglia è una bordolese con tappo a vite, prodotta in Australia ed ha una grande etichetta in cui si vede un disegno a colori raffigurante una procace bionda in sottoveste che si aggiusta il reggicalze inginocchiata su un divano. Dietro di lei c’è un uomo in camicia che stringe il nodo della cravatta. Sembra il momento successivo a un incontro sessuale fra due persone che non hanno avuto il tempo di spogliarsi e il nome del vino sembra confermare questa impressione “Quickie!” cioè “sveltina“.

 

QUICKIE IN INGLESE SIGNIFICA CONSUMO VELOCE DI ALCOOL O SESSO

In inglese la parola indica un consumo veloce di bevande alcoliche o di sesso.
Nell’insieme -immagine e nome- fanno pensare a qualcosa d’altri tempi, ai film americani della metà del Novecento.
Invece il vino era in vendita proprio ora in Gran Bretagna. Per questo sono stati presentati due reclami al Portman Group, cioè all’organismo che controlla la responsabilità sociale dell’alcol nel Regno Unito. Le denunce riguardavano il contenuto sessista dell’immagine e il termine quickie come incoraggiamento al consumo rapido del vino.

 

I 50 PIONIERI DELLA NEXT GENERATION DEL CIBO

Gli uomini e le donne giovani che ispirano il futuro dell’alimentazione con creatività, coraggio e maggiore responsabilità verso il pianeta

 

50-Next-food-generation Manuel Choqque, a Peruvian

50-Next-food-generation Manuel Choqque,

Di Donatella Cinelli Colombini

Sono ristoratori, insegnanti, tecnologi, attivisti con età inferiore ai 35 anni e un pensiero visionario sul cibo. 50 next non è una classifica di merito ma una lista di persone che pensano avanti verso un mondo più attento alle persone e all’ambiente perché mangiare è un “atto politico” come dice il mio amico Carlin Petrini. In altre parole cambiare l’alimentazione può cambiare il mondo.

 

THE WORLD’S 50 BEST – NUOVA GENERAZIONE DEL CIBO

I rivoluzionari del cibo sono giovani sotto i 35 anni e provengono da 34 Paesi situati in tutti i continenti. Sono divisi i sette categorie:

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1. Produttori rivoluzionari;
2. Disgregatori tecnologici;
3. Responsabilizzazione degli educatori;
4. Creativi imprenditoriali;
5. Innovatori scientifici;
6. Pionieri dell’ospitalità;
7. Attivisti pionieri.

 

NUOVO TURISTA DIFENSORE DEI TERRITORI

Prima le destinazioni turistiche venivano trasformate sulle esigenze dei viaggiatori ora i turisti vogliono contribuire a preservarle come sono

 

Di Donatella Cinelli Colombini

 

crostini-neri-senesi-fattoria-del-Colle-nuovi-turisti-difensori-dei-territori-e-delle-biodiversità

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Il covid ha cambiato i desideri dei turisti ma internet ha cambiato il rapporto fra ciò che sta nel display e quello che vale il viaggio.

 

COME IL COVID HA CAMBIATO I TURISTI

Il covid ci ha dato la paura dei contagi, di stare, toccare e respirare con altre persone. La popolazione del mondo è più povera e più spaventata. Risparmia, cerca sicurezze sanitarie, sente il bisogno di spazi aperti e di natura oltre il piacere ma quasi come una necessità fisica.
Pian piano passerà. Il miglioramento di vaccini e terapie, la ripresa economica ci ridaranno fiducia.

COME INTERNET HA CAMBIATO I TURISTI

treno natura-nuovi-turisti-difensori-delle-identità-lovali

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Quello che invece rimarrà e anzi crescerà sarà la presenza della tecnologia e soprattutto delle finestre virtuali sul mondo che passano da internet. E sono queste che influiscono in modo più radicale sul comportamento dei turisti. Non solo per scegliere le destinazioni, prenotare e poi mantenersi in contatto con i residenti…. Il primo innesco di questo cambiamento sta nella possibilità di vedere, ora per ora cosa succede in ogni angolo del mondo, crea una familiarità con contesti lontani ma contemporaneamente accelera la loro trasformazione in set cinematografici.
Da sempre chi riceve i turisti tende ad adattarsi alle loro attese cioè di diventare simile agli stereotipi e i desiderata presenti nella mente di chi viaggia. Dopo l’avvento di internet, il processo si è radicalizzato perché chi offre una destinazione a chi cerca un viaggio online, attua un processo che chiamerei “sono come tu mi vuoi”.

 

IL VINO IN LATTINA SI O NO?

Argomento di grande attualità il vino in lattina divide i wine lover fra i giovani favorevoli e i senior contrari. Ecco chi si è già espresso e voi cosa ne dite?

 

Vino-in-lattina

Vino-in-lattina

Di Donatella Cinelli Colombini

In attesa di raccogliere i vostri commenti in un secondo post riporto qui le opinioni di chi ha già detto la sua. E la distanza fra favorevoli e contrari è ampia.

 

MARIO CROSTA E IL VINO IN LATTINA SOLO CEEP

Mario Crosta ha scritto quello che pensa sulla mia pagina Facebook <<Quando lavoravo alla pneumatici Clément, il nostro importatore negli USA volle 150 gomme rosse da mountain bike, 150 gialle, 150 verdi, 150 azzurre e 150 bianche più 30.000 gomme nere. Fece mettere le gomme colorate in 150 vetrine di negozi specializzati. Quando il cliente entrava e ordinava due gomme, di quelle colorate che aveva visto in vetrina, il gestore rispondeva che gli dispiaceva, ma che le aveva già finite e gli proponeva di acquistare quelle nere ….. In poche settimane le gomme nere andarono a ruba. Negli USA funziona così. I consumatori americani sono attirati dalle cose nuove come il vischio fa con le mosche…. Bisognerebbe approfittarne per smerciare tutti i vini senza valore, quelli senz’anima, quelli che è meglio non imbottigliare per non fare brutte figure, quelli che prima si mandavano a distillare e adesso si vendono sfusi al prezzo minimo ma che si devono pur vendere>>.

 

MARCELLO MEREGALLI E IL VINO IN LATTINA COME NOVITA’ GIOVANE E GREEN

Vino-in-lattina

Vino-in-lattina

Dunque da Mario Crosta arriva il suggerimento di puntare sulla novità, l’aspetto goliardico della bevuta fuori dagli schemi con vini molto, molto molto semplici.
Ma c’è chi la pensa in tutt’altro modo. Dal webinar Coldiretti condotto da Riccardo Cotarella, Marcello Meregalli, alla guida del Gruppo Meregalli, tra i leader della distribuzione enoica, arrivano opinioni opposte. Dopo aver parlato della mixology che si è spostata a casa, Meregalli ha detto <<altre due tendenze. Il vino come hobby: cresce la voglia di formazione e corsi, di degustazione e abbinamento. E il peso del “green”: quella della sostenibilità sarà per molte aziende una scelta obbligata, che aprirà ad un nuovo consumo. E che riguarda anche il packaging: i Paesi anglosassoni fanno 3 miliardi di fatturato dal vino in lattina di qualità, un mercato diverso, ma in un contenitore green, per un target diverso. Sono filosofie da seguire e che porteranno cambiamenti, perlopiù positivi.>>

Quindi la lattina con vino di buon livello e un target giovane e ambientalista.

 

Volti di Barbaresco di Max Rella

Una mostra intorno e dentro la Torre medioevale di Barbaresco ci presenta 39 protagonisti del celebre vino ritratti nei loro caratteri più veri

 

Max-Rella-Volti-di-Barbaresco-Mostra

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Di Donatella Cinelli Colombini

Conosco Massimiliano Rella da oltre vent’anni, quando lui abitava a Siena, collaborava con le Città del Vino e si era rotto un piede per cui usava le stampelle. Circostanza che io avevo collegato ad una disabilità per cui rimasi sbalordita quando, qualche anno dopo, lo vidi camminare normalmente.

 

MAX RELLA E I VOLTI DEL BARBARESCO

Uomo sensibile, di grande cultura e di grande rigore etico, ha sempre fatto scelte coraggiose e molto pensate. Questa meravigliosa galleria di ritratti è una di esse.
Max Rella è romano, una città con una sensibilità lontanissima da quella del Piemonte profondo. Ha viaggiato tanto, visto tanto, indagato il mondo del vino in profondità. Forse per questo è riuscito a capire i produttori di Barbaresco come se fosse il Cesare Pavese della fotografia. <<Ritratti intensi lontani dalla banale frenesia dei clic dei nostri cellulari>> ha scritto Sergio Miravalle, nella prefazione del catalogo della mostra.

 

Massimiliano-Rella

Massimiliano-Rella

UN TERRITORIO CAPITO ATTRAVERSO I RITRATTI DEI PRODUTTORI

I “Volti del Barbaresco” è una galleria fotografica in bianco e nero di 39 personaggi di grandissima intensità espressiva. Ovviamente c’è chi si è messo in posa con espressione sorridente, come per il suo depliant aziendale, ma molti si sono lasciati ritrarre in momenti veri che rivelano il loro modo di essere e di vivere.
Ho potuto apprezzare il lavoro introspettivo di Max Rella su quelli che conosco personalmente come Alberto Cisa Asinari dei Marchesi di Grésy, Valentina Abbona, oppure Angelo Gaja. Ritratti di profondità.
Fra gli altri ritratti mi ha colpito la forza dissacrante di Danilo Quazzolo, la forza tranquilla di Franco Bianco, quella sorridente di Carlo Giacosa, quella indagatrice di Marziano Abbona.

 

Donatella ringrazia le Donne del Vino

L’assemblea delle Donne del Vino, riunita on line il 22 giugno, approva all’unanimità il prolungamento del mandato della presidente e del consiglio a gennaio 2023

 

Di Donatella Cinelli Colombini

Donne-del-Vino-prolungamento-del-mandato-di-12-mesi

Donne-del-Vino-prolungamento-del-mandato-di-12-mesi

La decisione è un effetto del Covid. Infatti, il prolungamento di un anno dell’attuale mandato del Consiglio e della Presidenza delle Donne del Vino, serve a completare i progetti in corso e a far incontrare le socie fra loro, in presenza, almeno una volta.

 

12 MESI IN PIU’ ASPETTANDO LE CONVENTION NAZIONALI E INTERNAZIONALI IN PRESENZA

Purtroppo, la convention nazionale di quest’anno, prevista in Piemonte, non potrà avere luogo, ma speriamo di poter effettuare quella in Campania nel 2022. Anche l’incontro mondiale con le associazioni di enologia al femminile è stato rimandato a novembre 2022 in concomitanza con SIMEI.
Il voto unanime sul prolungamento del mandato di 12 mesi è anche un segno di stima e di consenso per me e per l’attuale consiglio dell’associazione. Per questo apprezzamento dico grazie a tutte voi ma sento anche il dovere di sottolineare quanta parte delle realizzazioni e del successo dipenda dal contributo delle Delegate, dello staff e di tante socie. Vi avevo prospettato una gestione “plurale” ma non immaginavo di arrivare a tanto: le Donne del Vino sono rimaste unite nonostante il lockdown, imparando velocemente a costruire reti digitali, hanno messo in campo progetti sempre più grandi, più innovativi e utili per l’intera nazione.

 

Donne-del-Vino-prolungamento-del-mandato-di-12-mesi

Donne-del-Vino-prolungamento-del-mandato-di-12-mesi

DONNE DEL VINO UN’ASSOCIAIONE INCUBATORE DI TALENTI E DI LEADERSHIP

Un ritmo incessante di attività che ha trasformato le Donne del Vino in un cantiere diffuso. Un sentiment positivo che ha fatto aumentare il numero delle socie fino alle attuali 925 e ha accresciuto la visibilità e la credibilità della nostra associazione a livelli enormi. Ci hanno chiamato due volte, in forma consultiva, alla Camera dei Deputati e ora dialoghiamo con i Ministeri che ascoltano le nostre proposte.
C’è un altro aspetto che mi inorgoglisce: le Donne del Vino sono diventate un incubatore di talenti ed esprimono un numero crescente di presidenti di consorzi del vino e di associazioni nazionali e regionali di vario tipo. E’ una presa di coscienza del proprio talento che, spero, dipenda anche dallo stimolo a mettersi in gioco che la nostra associazione trasmette a tutti i suoi membri facendoli crescere individualmente e collettivamente.
I progetti nazionali sono sempre più grandi e inclusivi. E’ importante che tutte le socie diano il loro contributo. L’appello è <<Siate protagoniste!>>

 

Le donne e le stanze dei bottoni del vino

Giovanna Prandini eletta presidente di ASCOVILO, Associazione dei Consorzi dei Vini Lombardi e il Gavi con un CDA di soli uomini per mancanza di candidate donne

 

Giovanna-Prandini-Presidente-Ascovilo

Giovanna-Prandini-Presidente-Ascovilo

di Donatella Cinelli Colombini

C’è una regola <<se non ci provi hai già perso>> e troppe donne, troppo spesso non accettano le sfide. Rinunciano ancora prima di mettersi alla prova perché lavoro e famiglia assorbono tutto il loro tempo o perché rifuggono gli ambienti conflittuali come i consigli di amministrazione. Oppure perché pensano di non venire ascoltate e quindi che sia solo una perdita di tempo.

 

GIOVANNA PRANDINI PRESIDENTE ASCOVILO

Ogni tanto c’è qualche eccezione e fra loro dei veri talenti come Giovanna Prandini che ha dimostrato di essere un eccellente manager nella sua azienda Perla del Garda, dove produce un Lugana straordinario e nei ruoli che, volta per volta, si è trovata a interpretare.

L’ho vista allestire la sala da degustazione per le Donne del Vino e con la stessa calma determinazione dirigere progetti enormi come la Fiera di Brescia. Generosa, mai superba, capace di vedere lontano e rischiare, Giovanna Prandini è stata eletta all’unanimità, presidente di Ascovilo.

Per capire come lavora basta leggere la sua prima dichiarazione <<Dobbiamo partire facendo rete e sinergia: il territorio promuove il vino, il vino promuove il territorio… possiamo avere come nostri alleati i ristoratori, con le loro carte vini, che dovranno sempre più essere lombarde in Lombardia, ed enoteche a raccontare tutta la filiera di eccellenza>>.

Bergamo evento Donne del vino Giovanna Prandini

Bergamo evento Donne del vino Giovanna Prandini

Un piano che ha due alleati forti: il Grana Padano e la regione Lombardia. <<Nei prossimi mesi avvieremo una massiccia campagna di comunicazione istituzionale dedicata al vino lombardo>> ha detto Fabio Rolfi, assessore regionale all’Agricoltura <<partendo dall’iniziativa #iobevolombardo che promuove il consumo dei nostri vini nei ristoranti, nei bar e nelle enoteche della nostra regione>>.

Quindi idee chiare, capacità di instaurare alleanze e perfetta consonanza con i dati che arrivano dagli studi di marketing dove è evidente la tendenza alla territorialità dei consumi.

Brava Giovanna, sarai una grande presidente.

 

Chi compra il vino di lusso?

Giovane, cinese e sia maschio che donna. Contano l’età, l’annata, il brand e la sostenibilità del vino. Ecco l’identikit di chi compra bottiglie di lusso

 

di Donatella Cinelli Colombini

Vino-di-lusso-sommelier-cinesi

Vino-di-lusso-sommelier-cinesi

Conferme ma anche sorprese. L’indagine pubblicata da Areni Global e ripresa da WineSearcher riguarda gli acquirenti di vini con prezzo superiore a 75 Dollari e quindi non solo le bottiglie ultralusso.

 

CHI COMPRA IL VINO DI LUSSO E’ GIOVANE

Tutti si aspettavano compratori vecchi, invece in Stati Uniti e UK sono giovani con molti sotto i 30 anni. Gli uomini prevalgono al 75% in USA e Regno Unito, dove sono circa il 75% ma in Cina e a Hong Kong le donne sono la metà.
A quali nazioni interessa l’età del vino? Ci si aspetterebbe l’Inghilterra e invece, fra i sudditi di Sua Maestà, la percentuale si ferma al 35% mentre in Cina sale al 57% e in Usa al 47%.

 

LA COMPLESSITA’ E L’ORIGINE LOCALE PIACCIONO AGLI INGLESI

Vini-di-lusso-Cina-consumatrici-donne

Vini-di-lusso-Cina-consumatrici-donne

I wine lovers britannici sono quelli che apprezzano di più la “complessità” del gusto del vino. Anche la “tipicità regionale” è importante in UK mentre a cinesi e statunitensi, come nel caso precedente, non interessa affatto.
I più sensibili alla rarità del vino sono a Hong Kong. Gli altri cinesi, quelli del gigante asiatico guardano soprattutto l’importanza della regione viticola e del brand.

 

I CINESI SONO I MAGGIORI COMPRATORI DI VINO DI LUSSO

Sul luogo in cui si trovano i compratori delle bottiglie con prezzo superiore ai 75$ Areni ha lavorato con Wine Intelligence per l’elaborazione dei dati.
Il risultato indica con chiarezza la Cina dove un terzo dei consumatori di vino, cioè 35,2 milioni di persone, bevono frequentemente vini costosi. Sei volte di più che negli USA dove solo il 7% dei consumatori. La percentuale è più alta in UK ma la popolazione è decisamente inferiore e quindi il mercato risulta meno interessante per chi produce grandi vini.

 

Vino di-vino: suore cantiniere e vino da messa illegale

Suore cantiniere vendono rosato online, vino da Messa illegale sequestrato in Quebec il business enologico della Chiesa è sorprendente

di Donatella Cinelli Colombini

E le sorprese non finiscono qui. Scopro che a Parigi, prima del Covid, avveniva un Salon des Vins d’Abbaye cioè una fiera dei vini delle abbazie.

IL ROSATO DELLE SUORE CANTINIERE

Con la sospensione dell’evento le suore hanno avuto difficoltà a vendere il rosato che producono da vent’anni e quindi si sono rivolte a internet. Divine Box, portale creato per commercializzare il vino dei monasteri,  ha aiutato le suore a vendere online le loro 9.000 bottiglie di un rosato (63,9€ l’una) da bere giovane e quindi da vendere entro aprile. Suor Armel ha spiegato che il vino e l’olio costituiscono una grande risorsa economica per la loro abbazia dove vivono 47 persone.
La notizia delle suore cantiniere è stata ripresa da molti giornali francesi che hanno sostenuto il loro tentativo per dare una prospettiva di sopravvivenza all’abbazia, tramite il vino. Bellissimo il video con le suore sul trattore e nella vigna mentre legano le viti.

SAQ-monopoli-canadesi-e sequestro-del-vino-da-Messa

SAQ-monopoli-canadesi-e sequestro-del-vino-da-Messa

VINO DA MESSA ILLEGALE SEQUESTRATO IN QUEBEC

Più ingarbugliata la notizia del vino da Messa sequestrato dalla polizia del Quebec perché importato illegalmente. Pare che in varie zone del Canada, e soprattutto nel Quebec fosse pressoché impossibile acquistare del vino per le sacre celebrazioni. Non si tratta infatti di un semplice vino bianco. La normativa che arriva dal Vaticano (2017) lo descrive così<<Il vino che viene utilizzato nella celebrazione più sacra del Sacrificio eucaristico deve essere naturale, dal frutto dell’uva, puro e incorrotto, non mescolato con altre sostanze. Bisogna fare molta attenzione affinché il vino destinato alla celebrazione dell’Eucaristia sia ben conservato e non si sia inacidito. È assolutamente vietato utilizzare vini di dubbia autenticità o provenienza.>>

Colossi del vino italiano ora sono tre 

Italian Wine Brands acquisisce Enoitalia e nasce un colosso da 400 milioni di Euro, il Fondo Clessidra unisce Botter e Mondodelvino per un totale di  350 milioni 

Cuvage-Mondodelvino

Cuvage-Mondodelvino

di Donatella Cinelli Colombini 

GIV-Cantine Riunite non è più il solo grande gruppo italiano anche se resta il primo della lista con oltre seicento milioni di business annuo.  La riunione di Botter e Mondodelvino in una sola impresa all’interno del fondo Clessidra crea un altro colosso. E’ ancora più grande quello che Italian Wine Brands ha formato acquisendo Enoitalia per 150 milioni di euro. Si tratta di un’impresa privata del vino da oltre 400 milioni di euro di fatturato, annuo.

LE 100 GRANDI CANTINE FANNO DA SOLE META’ DEL BUSINESS ENOLOGICO ITALIANO

Piccolo, purtroppo, nel vino è sempre meno bello. Durante la pandemia le 100 grandi cantine italiane hanno fatto utili mentre quelle di ridotte dimensioni, anche se bravissime, hanno sofferto.

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Londra_Stefano-Ricagno-riceve-il-premio-per-Cuvage

Come giustamente sottolinea Anna Di Martino nel suo report annuale sulle grandi imprese enologiche del nostro Paese, le 100 più grandi, fanno da sole metà del giro d’affari di tutte le 35.000 cantine italiane e oltre il 60% dell’export totale.

Questo significa che le piccole sono davvero piccole e nella stragrande maggioranza dei casi molto piccole.

L’operazione del Fondo Clessidra che ha acquisito la maggioranza di Mondodelvino unendola a Botter e formando un gruppo da 350 milioni di fatturato annuo, così come la creazione del nuovo gruppo formato da Italian Wine Brands e Enoitalia, Gruppo Pizzolo (Ebitda di Euro 42,7 milioni nel 2020)  dice anche un’altra cosa: puntare su chi ha pochi vigneti è più remunerativo.

2020 IN ITALIA I  CONSUMI DI VINO CRESCONO DEL +7,5%

Nel primo anno di pandemia in Italia si sono riempiti più calici a casa e soprattutto a cena. E’ cresciuto l’acquisto di bottiglie online e l’hobby del vino

 

Di Donatella Cinelli Colombini

In-Italia-i-consumi-di-vino-crescono-nel-2020

In-Italia-i-consumi-di-vino-crescono-nel-2020

Durante il lockdown il consumo di vino in Italia è aumentato. L’Italia ha segnato il più alto livello di consumo degli ultimi 10 anni con 24,5 milioni di ettolitri nei bicchieri e un +7,5% rispetto al 2019 ma addirittura un + 10% in confronto alla media degli ultimi cinque anni.

La cosa è particolarmente strana perché i dati OIV rivelano un calo mondiale del 3% sul 2019 e il livello più basso dei consumi di vino dal 2002. Se consideriamo che nel nostro Paese i turisti stranieri si sono quasi dimezzati possiamo immaginare che si sia stata un’autentica impennata nei consumi di vino dei connazionali.

 

PASTI A CASA E VINO CRESCONO IN ITALIA DURANTE IL LOCKDOWN

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Grazie-all’online-In-Italia-i-consumi-di-vino-crescono-nel-2020

I dati sono confermati da Alessandra Corsi, direttrice marketing Conad, recentemente intervenuta a un webinar di Coldiretti intitolato “Il mercato del vino dopo un anno di pandemia” ben riassunto da WineNews.  <<Nel 2020 si è registrato un incremento del consumo di alcol pro capite di 3 litri rispetto al 2018 e al 2019. Si è bevuto molto di più durante i pasti (dal 50% al 61% degli italiani), prestando sempre più attenzione alla qualità, sia per supportare il Made in Italy, sia come scelta per il proprio benessere, sia nel retail, come dimostra l’incremento dei prezzi medi, che in generale>>.

 

Zuppa di pane di Dante, il Trecento nel piatto

In occasione dei settecento anni della morte di Dante, il ristorante della Fattoria del Colle servirà la zuppa di pane trecentesca toscana. Assaggerete il medioevo

 

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Zuppa-di-pane-di-Dante-Fattoria-del-Colle-Doriana-Marchi-Donatella-Cinelli-Colombini

Di Donatella Cinelli Colombini

I fagioli con l’occhio, le piante autoctone toscane che l’esperta di botanica Caterina Cardia ha piantato nell’orto della Fattoria del Colle, oltre le cipolle di Certaldo, l’olio extravergine dei nostri oliveti e il pane fatto a mano dalla chef Doriana Marchi con il lievito madre ….. per creare una zuppa simile a quella che Dante mangiò nel 1300. Quell’anno il sommo poeta andò a Roma percorrendo la Via Francigena che, nel tratto a Sud di Siena, traversa la Valdorcia. I viandanti si fermavano a dormire negli Spedali lungo il percorso. Pregavano e consumavano cene molto semplici a base di pietanze locali.

 

UNA ZUPPA CHE INSEGNA LA STORIA MEDIOEVALE

Le zuppe di pane con fagioli e verdure erano tipiche della campagna e sicuramente Dante ne mangiava molto spesso. Nella zona di Trequanda, a circa 20 km dalla via Francigena, le minestre di pane venivano arricchite con qualche pezzettino di carne di maiale come le massaie fanno ancora oggi.
La zuppa di pane di Dante della Fattoria del Colle è sicuramente più buona di quella che sfamava il sommo poeta durante il lungo viaggio verso Roma ma gli ingredienti sono pressoché gli stessi. Per questo possiamo considerare l’assaggio di questa minestra un’esperienza culturale prima ancora che gastronomica: una conoscenza diretta del medioevo toscano.

 

INGREDIENTI DELLA ZUPPA DI PANE DI DANTE

Mezzo chilo di fagioli bianchi con l’occhio, una cipolla di Certaldo, una grossa fetta di prosciutto e una di rigatino toscano salato, pane fatto con lievito madre, mezzo bicchiere di olio extravergine, cavolo nero, bietole, cicorie, altre erbe spontanee toscane, prezzemolo, sale e pepe nero.

 

                                                                       
Cinelli Colombini
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