Vino, studi, news, gossip

La cultura fa bene al vino

Veronelli, Cernilli, Buonassisi, D’Agata, O’Keefe come intellettuali provenienti da altri ambiti culturali fanno cambiare la produzione e il consumo del vino

 

Daniele Cernilli e Donatella Cinelli Colombini

Daniele Cernilli e Donatella Cinelli Colombini

di Donatella Cinelli Colombini

In genere le contaminazioni aprono la mente, fanno guardare le cose da altri punti di vista e mettono in crisi le convinzioni consolidate, insomma spingono in avanti la fantasia e la ragione.
Anche nel vino avviene la stessa cosa. Sono essenziali l’agronomo l’enologo ma non bastano perché il vino è cultura, cioè esprime la civiltà umana che lo produce e con essa si evolve nel corso del tempo.

 

I FILOSOFI VERONELLI E CERNILLI, IL MEDICO D’AGATA E IL SUPER ECLETTICO BUONASSISI

Per questo le voci “fuori dal coro” fanno fare autentici salti in avanti al concetto complessivo di enologia. Pensate a filosofi come Luigi Veronelli e, in anni più recenti, Daniele Cernilli. Due giganti che hanno rivoluzionato il modo di produrre e soprattutto di bere. Oppure pensate a medici come Ian D’Agata, italo canadese che ha seguito la sua passione per il vino invece di una promettente carriera accademica a Harvard. Ian ha una mente enciclopedica e un modo di elaborare informazioni complesse che gli viene dall’esperienza di ricerca e diagnosi. Tornando indietro nel tempo, il più eclettico di tutti: Vincenzo Buonassisi. Noi lo conosciamo come enogastronomo e giornalista ma se andate a cercare gli autori del brano “Mi va di cantare” interpretato al Festival di Sanremo del 1968, ci trovate il suo nome.

 

Ada Parisi e Gianluca Atzeni

Siciliani creativi in cucina in realtà è fatto da una siciliana Ada Parisi e da un sardo Gianluca Atzeni, una coppia di giornalisti formidabili

 

di Donatella Cinelli Colombini

Siciliani-creativi-in-cucina-Ada-Parisi-Gianluca-Atzeni

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E’ difficile spiegare perché si diventa amici di una persona e non di un’altra. Con Ada Prisi è stato così, in un modo talmente naturale che sembra un legame nato nell’infanzia. Ho conosciuto prima Gianluca Atzeni, la mente economica del Trebicchieri settimanale del Gambero Rosso. E’ sardo di Serdiana e ha avuto Pina Argiolas come insegnante. Da lei che arriva il primo giudizio <<è stato il mio miglior allievo>>. Infatti Gianluca è un fenomeno, se c’è un dato sbagliato in un comunicato lui ti chiama <<ma com’è?>> dice con garbo indicando l’errore. E ha sempre ragione. Prima di spostarsi a Roma ha insegnato all’Università Cattolica di Milano per sei anni e gli è rimasto il taglio del docente che fa crescere gli allievi.

 

ADA PARISI, LA VERA SICICLIANA AI FORNELLI

Qualche anno fa venne all’Orcia Wine Festival con Ada Parisi e io sentii per lei una grande affinità al punto da farci confidenze molto private. Ha una formazione umanistica come me, parla molto, è ghiotta e piuttosto pigra esattamente come me (lavora in smart working sul divano). Si è innamorata di un uomo che ama l’economia, come me.

Siciliani-creativi-in-cucina-Ada-Parisi-Gianluca-Atzeni

Siciliani-creativi-in-cucina-Ada-Parisi-Gianluca-Atzeni

Ma a differenza mia, Ada cucina divinamente. Ci legano altre somiglianze, siamo entrambe disordinate al punto che Ada credeva di aver subito un furto e non si dava pace. Poi ha ritrovato i gioielli che aveva nascosto e credeva le fossero stati sottratti. Doveva venirmi a trovare e invece passò ore e ore al commissariato, per la denuncia e poi per la revoca.

 

GIANLUCA ATZENI, UN SARDO INNAMORATO DELLA SICILIA

Ada e Gianluca sono giornalisti professionisti da molti anni, prima a Milano e poi a Roma, dove lei è la responsabile del settore cronaca e interni della agenzia di stampa nazionale Askanews.
Siciliani Creativi in cucina nasce nel 2013 con un nome plurale perché Gianluca è un siciliano di adozione, per amore di Ada, ma anche per un vecchio interesse verso la cultura e l’enogastronomia siciliane. Alla fine in due, nella cucina di casa, i miei amici riescono a fare un ricettario digitale capace di rivaleggiare con quelli che hanno alle spalle redazioni numerosissime. La qualità delle ricette -tradizionali e creative- delle foto e dei video è altissima. Questi ultimi sono creati da Gianluca che si occupa anche degli abbinamenti con il vino.

 

Federvini leadership rosa: Micaela Pallini e Albiera Antinori

Le nuove cariche di Federvini segnano una svolta al femminile con la presidenza dell’associazione di Micaela Pallini e quella del Gruppo vini di Albiera Antinori

 

di Donatella Cinelli Colombini

Albriera_Alessia_Allegra_Antinori

Albriera_Alessia_Allegra_Antinori

Federvini è la Federazione Italiana di Produttori Industriali, Importatori e Esportatori di Vini e Acqueviti e sta effettuando un rinnovo importante nelle cariche con scelte tutte al femminile.
Sandro Boscaini delle cantine venete Masi, che ha ottimamente guidato l’associazione per due mandati, viene sostituito da Micaela Pallini AD dell’omonima distilleria romana.

 

FEDERVINI LEADERSHIP ROSA

Il presidente del Gruppo Vini in seno a Federvini, Piero Mastroberardino, della cantina campana che porta il suo nome, avrà come successore uno dei più noti nomi del vino italiano: Albiera Antinori.
Le nomine verranno ufficializzate a maggio ma non sembrano esserci dubbi sulla scelta di due donne di grandissimo talento e competenza. Nell’assemblea delle nomine verrà deciso anche il nuovo Direttore Generale Vittorio Cino in sostituzione di Ottavio Cagiano de Azevedo, persona che stimo e con cui ho ottimamente collaborato per anni.
Il programma del prossimo mandato è di acquisire più peso nei rapporti istituzionali e avere una maggiore visibilità sui media.

 

Antinori Cantina del Chianti Classico

Albiera-Antinori Cantina del Chianti Classico

ANTINORI DINASTIA DI GRANDI CONDOTTIERI

Piero e Albiera Antinori sono fra le persone che maggiormente ammiro nel mondo del vino. Il Marchese Piero ha sangue freddo da astronauta, una vera passione per la cultura umanistica e un’intelligenza visionaria che lo fa assomigliare al Cristoforo Colombo dell’imprenditoria del vino. Insomma è uno che vede oltre l’orizzonte ma apre la strada anche per gli altri: lo ha fatto rinnovando lo stile dei vini toscani (chiamiamola operazione Supertuscan) e poi creando il prototipo di un nuovo turismo del vino con la cantina del Chianti Classico.
La sua figlia più grande, Albiera, è vicepresidente dell’azienda di famiglia e presidente del Consorzio Bolgheri che sta diventando il più performante in Italia con iniziative innovative e inclusive che danno immagine e strumenti di crescita a tutte le cantine: nella wine hospitality ha supportato economicamente il primo corso online con la 24OreBusiness School a cui hanno preso parte oltre 300 corsisti.

 

I dieci Champagne più desiderati

Dom Perignon è in cima alla lista dei desideri ma, il più caro fra i primi 10 Champagne più cercati on line, è Salon che costa 858 Dollari a bottiglia

i-dieci-Champagne-più-desiderati-Louis-Roederer-Cristal Millésime Brut

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Di Donatella Cinelli Colombini 

Don Kavanagh, che ha analizzato l’enorme archivio di Wine-Searcher per capire le tendenze nell’anno del Covid ha visto che le ricerche sui vini più costosi sono aumentate: i cru di Borgogna, i Cabernet californiani, i Supertuscan e soprattutto lo Champagne di fascia alta. Un clamoroso aumento di interesse che corrisponde al 60% di vendite di super Champagne registrata da Liv-ex il borsino del fine wines.

DOM PERIGNON PROTAGONISTA ASSOLUTO SU TUTTI I MERCATI

Protagonista assoluto Dom Pérignon. Una corsa verso il lusso e il caro che sembra la reazione alla catastrofe che stava avvenendo con il Covid, come dire <<se devo morire almeno mi sarò tolto questo desiderio>>. Un andamento che sembra contraddire la tendenza all’essenzialità che i sociologi dicono essere scaturita dall’epidemia.

I-dieci-Champagne-più-desiderati-Krug Vintage Brut

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I 10 CHAMPAGNE PIU’ DESIDERATI DEL MONDO COSTANO DA 74 A 858 DOLLARI

Ma torniamo alla lista dei 10 Champagne più desiderati del mondo, quelli più cercati on line nel portale WineSearcher. La qualità è molto alta e il punteggio medio espresso dai principali critici va da 96/100 del Krug Vintage Brut al 91/100 del Pol Roger Cuvée Sir Wiston Churchill Brut e del Moet&Chandon Grand Vintage Brut che è tuttavia anche lo Champagne con il prezzo più basso 74$
Il più caro è, come era prevedibile, il Salon Cuvée S Le Mesnil Blanc de Blanc Brut.

IL COVID HA SPINTO L’INTERESSE DEI CONSUMATORI VERSO BOTTIGLIE CARE E ESCLUSIVE

Rispetto alla stessa classifica redatta negli anni precedenti sono spariti gli Champagne famosi ma meno prestigiosi mentre l’attenzione dei consumatori si è concentrata sulle bottiglie di lusso esclusivo. Vini costosi ma non certo i più costosi perché alcuni Champagne hanno un cartellino a cinque zeri.
Nel periodo Covid l’interesse verso gli Champagne più prestigiosi ha fatto aumentare i listini in modo significativo solo al Salon cresciuto del 38% e al Bollinger Grand Année salito del 25% a bottiglia.
Non c’è male come effetto Covid!!!

Apollonio in festa per i 150 anni della cantina

Massimiliano Apollonio e i personaggi del talento pugliese: Rodolfo Valentino, Modugno, Moro, Mennea e più di recente Renzo Arbore, Giuliano Sangiorgi …

 

Apollonio-cantine-Puglia

Apollonio-cantine-Puglia

Di Donatella Cinelli Colombini

Conosco poco Massimiliano Apollonio ma la comune passione per i vitigni autoctoni e il turismo del vino (è appena diventato presidente di MTV Puglia) ci ha legati con un’amicizia che cresce. Per questo mi ha mandato il libro e i vini che celebrano i 150 anni della sua cantina.

 

PREMIO APOLLONIO AI PUGLIESI DI GRANDE TALENTO

Il libro racconta il Premio Apollonio che Massimiliano e suo fratello Marcello hanno creato nel 2005 per onorare la memoria dei genitori, grandi appassionati di teatro, scomparsi quando loro erano ancora molto giovani. Un premio dedicato al talento dei pugliesi che viene organizzato, con una spettacolare cerimonia, nel cortile dell’Università di Lecce.

Apollonio-cantine-Puglia

Apollonio-cantine-Puglia

Nel corso degli anni è stato assegnato a Renzo Arbore, Antonio Caprarica, Giuliano Sangiorgi, Ennio Capasa. A questi pugliesi autoctoni si aggiungono i pugliesi di adozione come Ferzan Ozpetek, il Premio Oscar Helen Mirren e l’attore italo-americano John Turturro.
Nel libro che mi è stato donato, i vincitori di oggi descrivono i pugliesi di ieri, quasi a sottolineare il talento diffuso che gli Apollonio considerano la <<formidabile risorsa naturale>> della loro terra. Un orgoglio di appartenenza corroborato da personaggi come Domenico Modugno, Aldo Moro, Pietro Mennea, Carmelo Bene … Rodolfo Valentino. Nomi che bene esemplificano il concetto espresso all’inizio del libro sul carattere dei pugliesi e <<la loro capacità di eccellere ovunque essi vadano, in qualsiasi settore essi si applichino>>.

 

Digital wine marketing un manuale che ti servirà

Susana Alonso un’argentina che vive in Sardegna e ci spiega come passare dal post alla vendita del vino e come costruire la brand identity della cantina

 

Susana-Alonso-Digital-wine-marketing

Susana-Alonso-Digital-wine-marketing

di Donatella Cinelli Colombini

 

Conosco Susana Alonso da molti anni ma ogni volta la scopro ancora più brava. E’ uno straordinario talento!
Io leggo molto di comunicazione, marketing e digitale. Poi il mio istinto ribelle prende il sopravvento e, pur sapendo di sbagliare, ho bisogno di uscire dagli schemi. A volte funziona, a volte no, e mio genero Enrico Pelagatti, che invece è ligio ai manuali, si dispera.

 

DIGITAL WINE MARKETING DI SUSANA ALONSO

Ma comunque i manuali li leggo e sono in grado di fare paragoni. Vi assicuro che Digital Wine Marketing di Susana Alonso è davvero ottimo sia per gli esordienti che per i super esperti.
E’ scritto in modo comprensibile, veloce, ci sono molti esempi in modo che anche i concetti più complicati risultano facili. Soprattutto è aggiornato e anche se spiega l’origine di alcuni concetti di marketing, è concentrato sulle problematiche e i metodi attuali. Insomma non assomiglia ai manuali universitari che ti raccontano il passato ma non il presente.
Alcuni esempi che spero servano a farvi comprare Digital Wine Marketing e soprattutto a usarlo (www.hoeplieditore.it, pp 275, €26,90).

 

Susana-Alonso-Digital-wine-marketing

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MISURARE I RISULTATI DEL WINE MARKETING DIGITALE

La sezione è intitolata “Misurare i risultati” e parla dei KPI e dei LEAD. I KPI sono gli indicatori di performance e i LEAD sono i contatti che più probabilmente si trasformano in cliente. Si tratta delle persone che generalmente che si fanno identificare e interagiscono. Dal costo di acquisizione di ogni lead si ricava l’indice di buon funzionamento della strategia di comunicazione digitale. Più è basso meglio funziona l’azione. Morale della favola: vi serve a poco pagare un’agenzia o un sistema generatore di follower se poi questo pubblico non comprerà mai le vostre bottiglie. Bisogna catturare lead e poi coccolarli perché si affezionino alla cantina e ai vini.

 

COME SCEGLIERE LE KEYWORD DEL VINO

Altro esempio nel capitoletto “Scoprire e riscoprire Keyword, hashtag e influencer”.
Per mostrare l’utilità di questa sezione mi riferisco ad un mio errore. Qualche mese fa dissi alle mie collaboratrici <<mi raccomando mettete la parola experience o wine experience ovunque>>. Ebbene non è questa la tattica corretta ma quella che ci insegna Susana Alonso: cercare su Google la keyword che ci interessa, wordtracker fornirà una serie di parole associate. Per ogni gruppo di parole (per esempio wineexperience in Tuscany oppure wine esperience Brunello) controlleremo quanto è stata usata negli ultimi 12 mesi e quindi decideremo quella adatta a noi e più di tendenza.
Molto ovvio come suggerimento ma anch’io non ci avevo pensato.

 

Liber Pater e Denarius sono vini o miti artistici?

Loïc Pasquet è il migliore uomo del marketing del vino che si sia mai visto oppure un artista che crea bottiglie?

 

Liber-Pater-è-un-vino-o-un-mito-artistico

Liber-Pater-è-un-vino-o-un-mito-artistico

di Donatella Cinelli Colombini

Ad ogni modo Loic Pasquet ha capito come trasferire nel vino le logiche dell’arte contemporanea creando oggetti rari, pieni di significato e costosissimi perché molto molto famosi.
Se andate a vedere la maggior parte delle istallazioni fatte dagli artisti più celebri, hanno le stesse caratteristiche. Sono espressioni simboliche di concetti intellettuali molto sottili, complessi, profondi… ma hanno poco o niente di realmente artistico anzi, nella maggior parte dei casi, sono fatti male, talmente male che hanno grossi problemi di conservazione. Ma sono famosi e costano cifre astronomiche perché permettono, a chi li compra, di mostrarsi ricco e aggiornato, membro di un’élite cosmopolita e di tendenza.

 

LIBER PATER E’ UN VINO O UN’OPERA D’ARTE CONTEMPORANEA?

Liber Pater è il vino più caro del mondo – 33.000€ – al momento dell’uscita dalla cantina di produzione. E’ famoso in tutto il mondo ed è in piccolissime serie. Ha esattamente le stesse caratteristiche delle istallazioni artistiche. Lui stesso – il produttore Loic Pasquet – ha costruito il suo personaggio come un artista, con gesti eclatanti che sono andati su tutti i giornali, andando contro gli altri produttori di Bordeaux e persino contro l’INAO fino a farsi trascinare in tribunale.

Ma è proprio l’eccezionalità dei suoi gesti e dei suoi vini che lo mettono nella categoria degli artisti post contemporanei e fuori da un metro di giudizio enologico.

Vi pare assurdo?

Denarius-è-un-vino-o-un-mito-artistico?

Denarius-è-un-vino-o-un-mito-artistico?

Se andiamo a vedere i risultati le cose stanno esattamente così.
Pasquet è diventato celebre per il suo tentativo di ricostruire il gusto dei vini pre fillossera. Ha impiantato le sue vigne sul terreno sabbioso della Graves che impedisce la vita del perfido ragno fillosserico e ha recuperato varietà quasi dimenticate come Castets Tarney-Coulant e Pardotte lasciandole su piede franco.

 

VINI COME RELIQUIE DEL PASSATO

Recentemente Pasquet ha presentato in suo nuovo vino Denarius che costa 750€ a bottiglia ma <<non è una seconda etichetta>> ha ribadito in modo da non confondersi con gli altri produttori di Bordeaux che hanno tutti una seconda linea.
E’ fatto con uve di Cabernet (anche se lo chiama con il nome antico di Petit Vidure) Merlot e piccole quantità di varietà minori fermentate in anfore di arenaria Clayver per dieci giorni per completare anche la malolattica.  Sono poi rimasti in anfora per due anni prima dell’imbottigliamento.

 

Vini con nomi imbarazzanti o sexy

Certi nomi derivano da località o vitigni come Bastardo o Passerina. Ma molti vini con nomi forti derivano da posizioni ideologiche, sfide o strategie commerciali

 

Di Donatella Cinelli Colombini

Fra gli incontri online di Wine&Siena 2021 condotti da Davide Taddei uno è stato particolarmente spassoso con la partecipazione di Bibi Graetz che raccontava del suo vino Soffocone di Vincigliata. Un vino a base di Sangiovese Canaiolo e Colorino, che è sicuramente buono ma deve l’enorme fama internazionale alla decisione irriverente e trasgressiva del suo nome e della sua etichetta, da lui stesso dipinta.

 

Soffocone Bibi Gaetz

Soffocone Bibi Gaetz

SOFFOCONE DI BIBI GRAETZ

Se nel caso di Graetz la decisione sul vino è strettamente collegata al suo universo culturale di artista e alla ricerca di un’identità che va oltre l’enologia, altre volte la scelta di nomi volgari e sessualmente allusivi sembra piuttosto un’operazione di marketing che svilisce anche il vino.

 

MERLO DELLA TOPA NERA E ORGASMO

E’ il caso di Merlo della TopaNera, prodotto dall’azienda Gino Fuso Carmigiani a Montecarlo vicino a Lucca. Poi ci sono tre vini che si chiamano “orgasmo” un Brunello, un Franciacorta e un Chianti.
In Francia c’è la cantina Faf Bastard con una linea di vini che mostrano un ippopotamo nell’etichetta. Le Vin de Merde della Languedoc è invece quasi un manifesto politico perché il produttore usò un nome volutamente volgare per mettere in evidenza come i vini della denominazione fossero buoni nonostante la loro pessima fama.

Futuro senza bambini, con tanti animali e in piccole città

La fotografia degli italiani post covid è di persone serene, indaffarate a cucinare a casa, stufe del digitale, ma in smart working e timorose dei posti affollati

Albino-Russo-Rapporto-Coop-2020-futuro-senza-bambini

Albino-Russo-Rapporto-Coop-2020-futuro-senza-bambini

Di Donatella Cinelli Colombini

Il Rapporto Coop 2020 ci aiuta a capire cosa è successo, in termini di consumi e stili di vita, durante la pandemia e cosa avverrà nel post covid.
Alcune delle opinioni di Albino Russo, fra i migliori esperti italiani di sociologia dei consumi, che ha curato il rapporto, sono delle conferme altre no. Confermato lo spostamento del baricentro economico del mondo in Asia e soprattutto in Cina mentre potrebbe essere il Sudamerica e l’UE a pagare il conto più alto. Confermata la crescita delle disparità fra chi è diventato povero e gli winner con stipendio fisso e smart working.

Albino-Russo-Rapporto-Coop-2020-futuro-senza-bambini

Albino-Russo-Rapporto-Coop-2020-futuro-senza-bambini

POST COVID VEDE LA CINA VINCENTE

Insieme ai tanti effetti negativi il covid ha portato anche un salutare desiderio di cambiamento: equilibrio con se stessi, con l’ambiente, il territorio e la propria comunità. C’è chi ha reagito rifugiandosi nel confort della casa e della famiglia. C’è chi sta andando verso uno stile di vita più sobrio e sostenibile usando, ad esempio, la bicicletta, per i piccoli spostamenti. Tuttavia il mercato dei veicoli provati è in ripresa soprattutto in Italia e soprattutto per quelli elettrici o ibridi.

UNA DIGITALIZZAZIONE  ACCELERATA CHE NEL POST COVID NON FINIRA’

Tutti sono più digitalizzati e, nel 2021, compreranno smartphone tablet e simili anche se i social network saranno meno attrattivi dopo la pandemia.
Il lusso, i grandi mall, le discoteche sono passate di moda.

Lady Gaga e il cestista australiano Ben Simmons testimonial di vini

Come e perché vengono scelti dei testimonial famosissimi per vini celebri o aspiranti a diventare celebri: Dom Pérignon e Penfolds Quantum

 

Ben-Simmons-Quantum-Penfolds

Ben- Simmons-Quantum-Penfolds

di Donatella Cinelli Colombini

Cominciamo dalla bottiglia dell’australiana Penfolds che ha scelto  Ben Simmons  un cestista australiano, professionista nella NBA con i Philadelphia 76ers. Figlio di Dave Simmons, professionista in Australia, si è affermato in Nazionale già a 17 anni: faceva parte della rosa che ha disputato due partite nel Campionato oceaniano 2013, vinto proprio dall’Australia.

 

BEN SIMMONS TESTIMONIAL DI QUANTUM VINO DI PENFOLDS

Le parole di Simmons: “What an amazing opportunity to partner with such an iconic Australian brand. As a younger wine consumer, I am looking forward to being able to grow and learn with the Penfolds family, and to take my family, friends and fans along for the journey. I identify so much with what Penfolds represents; always pushing the boundaries and constantly striving for excellence. I am looking forward to some great times ahead” . Ovvero  “Che straordinaria opportunità di collaborare con un marchio australiano così iconico. Come consumatore di vino più giovane, non vedo l’ora di poter crescere e imparare con la famiglia Penfolds e portare la mia famiglia, i miei amici e i miei fan per il viaggio. Mi identifico così tanto con ciò che Penfolds rappresenta; sempre spingendo i confini e lottando costantemente per l’eccellenza. Non vedo l’ora di vedere alcuni grandi momenti davanti.

 

Lady-Gaga-Champagne-rosé-Dom-Pérignon

Lady-Gaga-Champagne-rosé-Dom-Pérignon

La notizia che Ben Simmons avrebbe prestato la sua immagine al Quantum Bin 98 della Penfolds mi ha inizialmente sorpreso. Infatti Quantum non è il vino di punta della celebre cantina australiana ma è una bottiglia prodotta dal 2018. Contiene le uve Cabernet dei vigneti Penfolds di Paso Robles in California e lo Shiraz dell’isola dei canguri. Una cosa che fa inorridire i puristi delle single vineyard  ma che origina un brand con grandi ambizioni. E’ venduto a 700 Dollari a bottiglia. E ora ha anche un testimonial super campione e anticonformista che si adatta perfettamente allo stile del vino. Secondo me la manovra di marketing funzionerà e vale la pena di tenerla d’occhio. E’ un progetto nuovo e audace che punta molto sul messaggio, oltre che sulla qualità del vino.

 

LADY GAGA TESTIMONIAL DEL ROSE’ DOM PERIGNON

Di tutt’altro genere la scelta di Dom Pérignon di creare un’edizione limitata del suo Champagne rosè dedicata a Lady Gaga. In questo caso la maison del colosso mondiale del lusso LVMH ha fatto un vero progetto fra musica, arte e vino. Le immagini già in circolazione sono strepitose. La rock star veste un abito surreale, vagamente angelico e stringe, con lunghissime unghie a punta, una magnum di Champagne.

Il mito del vino continuerà a costruirsi al ristorante?

Il lockdown e le misure sanitarie hanno dato uno scossone all’uso dei ristoranti come palcoscenico dei grandi vini facendo forse nascere un’alternativa

 

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Giovanni-Geddes-Ferdinando-Frescobaldi-il-mito-dei-vini-e-i-ristoranti

Di Donatella Cinelli Colombini

Due indagini a confronto: Panbianco e Wine Intelligence per capire l’effetto del Covid sui vini di alta fascia e come forse esiste una strategia di marketing alternativa per valorizzare le bottiglie di pregio.

 

PANBIANCO E LE GRANDI CANTINE ITALIANE: BENE CHI VENDE VINI ACCESSIBILI

Panbianco ha analizzato i fatturati delle grandi cantine italiane arrivando alla conclusione che <<Nel 2020 i produttori di vini accessibili hanno fatto meglio della categoria premium>>. In pratica spostando i consumi dentro le mura domestiche le bottiglie care ma non carissime hanno avuto il sopravvento. <<Il risultato è che i primi dieci gruppi di fascia media sono cresciuti del 3% mentre le top 5 di fascia alta mostrano una flessione a doppia cifra pari al 12%>>. Nello stesso Magazine, qualche pagina dopo, Giovanni Geddes da Filicaja AD del Gruppo Frescobaldi dichiara una perdita del 10% ma ammette che a giugno 2020 la situazione era grave e poi il mercato è ripartito per cui alla fine dell’anno << posso dire che ci siamo più che difesi>> ha detto un un’evidente soddisfazione.

 

IL VINO PREMIUM DANNEGGIATO DALLA CHIUSURA DEI RISTORANTI ITALIANI

Portogallo-il-mito-del-vino-si-costruisce-al-ristorante-o-no

Portogallo-il-mito-del-vino-si-costruisce-al-ristorante-o-no

Insomma le grandi cantine di vini premium hanno faticato ma hanno tenuto testa alla crisi. Certamente meglio delle piccole eccellenti che vendevano tutto nei ristoranti italiani. Infatti Geddes ha commentato la performance 2020 con la frase <<ci ha aiutato il fatto di essere molto internazionalizzati>>. Forse avere un brand forte e essere presenti in GDO ha aiutato e arriviamo dunque al secondo articolo che ci interessa.

Wine Intelligence ripreso da Wine News ci propone un’indagine che sembra sovvertire l’opinione secondo cui il mito e le vendite dei grandi vini sono strettamente legati alla ristorazione. C’è una possibile alternativa.

 

La tradizione attrae turisti e consumatori più del nuovo

Quali cantine attraggono maggiormente i turisti del vino? Piace più il cibo tradizionale oppure quello delle imprese tecnologicamente avanzate?

 

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di Donatella Cinelli Colombini

Molti risponderanno <<le cantine famose>> ed è vero. I super brand del vino sono calamite forti per i wine lovers. Ma fra le varie tipologie di aziende non sono i capolavori degli archistar o le creazioni giganti e innovative quelle che entrano nel cuore dei visitatori bensì le cantine boutique dove tutto parla della passione del produttore nel cogliere la magia della natura trasformandola in un nettare unico e diverso da ogni altro.

 

IL CIBO CONTADINO BATTE QUELLO AD ALTA TECNOLOGIA

Sono la tradizione e la cura manuale le cose più apprezzate. Se chiedete alle guide dei wine tour vi diranno che se i visitatori vedono il produttore uscire dalla vigna sporco di terra per accoglierli … è fatta, i clienti si innamoreranno di lui.

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Per questo è sempre meglio iniziare la visita turistica in cantina dalla bottaia piuttosto che dalle zone dove l’acciaio e la tecnologia sono protagonisti, come la tinaia o il confezionamento.
In effetti già nel suo secondo Rapporto sul Turismo Enogastronomico, Roberta Garibaldi notava come il fascino esercitato dalle antiche tradizioni fosse un elemento capace di spiccare sugli altri: nel suo sondaggio, infatti, i maggiori incrementi di interesse si registravano nei ristoranti e caffè storici, l’assaggio di piatti tipici nella loro zona d’origine.
Tutte tendenze che sono state amplificate dall’epidemia, il lockdown e la quarantena forzata in città. L’Osservatorio Turismo Nomisma-UniCredit, in partnership tra Enit per il progetto “Made4Italy” ha messo in evidenza l’importanza crescente della “Food experience” nel viaggio e come questa sia sempre più collegata al territorio, alla cultura e alle tradizioni locali. Per questo il 28% delle strutture ricettive sta predisponendo tour enogastronomici sul territorio per consentire ai turisti di entrare in cantine e laboratori di gastronomica tipici, mentre il 24% proporrà menù a base di prodotti locali e materie prime a km0.

 

AGRICOLTURA E VINO FRA TRADIZIONE E INNOVAZIONE

L’agricoltura e il vino in Europa sono di fronte a grandi sfide: green-deal, next generation, Farm to Fork, Biodiversity … l’innovazione è un cammino obbligato ma devono rimanere fedeli a loro stessi e alle loro radici se non vogliono perdere fascino e clientela.
L’indagine di Nomisma-Agrifood Monitor in collaborazione con Crif ci mostra come il 45% degli italiani, percepisca come superiori i prodotti agroalimentari delle aziende “tradizionali” rispetto a quelli delle imprese tecnologicamente avanzate.
C’è persino un 18% disposto a pagare di più pur di avere alimenti autenticamente contadini. Ma allo stesso tempo una quota maggioritaria di consumatori (54%) chiede all’agricoltura uno scatto in avanti nel segno della sostenibilità e quindi dell’innovazione.

 

Il pettegolezzi fanno male o bene al vino?

Nel mondo del vino troppi parlano male degli altri mentre il racconto di se è afflitto da un perbenismo che rischia di annoiare e falsificare la realtà. I pettegolezzi…..

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di Donatella Cinelli Colombini

Ho sempre guardato male i troppi produttori che dicono male degli altri. La maggior parte di loro si scaglia contro i vicini accusandoli di coltivare male le vigne, fare pratiche improprie in cantina e così via. C’è sempre il figlio scapestrato o i debiti che stanno portando il collega alla bancarotta, l’importatore in Giappone che ha rimandato indietro un container del vicino perché il vino era difettoso …. Quante volte ho cercato di bloccare discorsi del genere! L’effetto è assolutamente controproducente sia sulla credibilità della denominazione che su quella del produttore che parla.

 

PARLARE MALE DEI VICINI E BENE DI SE’ STESSI E’ POCO CORRETTO E POCO CREDIBILE

E dire che molti credono di apparire più importanti proprio facendo questo tipo di commenti! Si tratta di un’abitudine così diffusa da farmi pensare che il primo argomento di conversazione dei produttori siano i problemi dei colleghi.
Per questo sono rimasta sbalordita leggendo l’articolo di James Lawrence su WineSearcher che si intitola <<Wine’s Aversion to Gossip Kills the Buzz>> letteralmente l’avversione del vino per i gossip uccide il chiacchericcio.
Forse che i diffamatori li sento solo io?
Lawrence continua il suo articolo <<All’inizio, ho pensato che l’avversione del vino per condividere pettegolezzi e allusioni fosse piuttosto affascinante>>e racconta come certe notizie vengano fuori solo a cena quando il tasso alcolico sale ma la mattina dopo vengono censurate <<la divulgazione della conversazione di ieri sera non può essere divulgata -verboten>>. Ed è a questo punto che capisco e mi ritrovo nella situazione descritta nell’articolo.

I WINE INFLUENCER E LE CANTINE

Il 41% delle cantine li ha già usati, hanno avuto un ruolo protagonista in Benvenuto Brunello OFF 2021, il Times nota che i produttori amano gli influencer

 

Di Donatella Cinelli Colombini

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Il primissimo segno di serio interesse delle cantine per i wine influencer mi è arrivato a Wine2Wine 2020 con lo studio di Nomisma Wine Monitor, fra gli interventi nei canali commerciali. Si notava l’utilizzo di Podcast/video con chef/sommelier/influencer. Le percentuali di interesse erano decisamente superiori a quanto mi aspettassi: 17% delle cantine utilizzava già questi mezzi nel 2019, il 24% li ha usati durante il lockdown e il 21% intendeva attivarli prossimamente, mentre solo il 37% era contrario al loro utilizzo. Va detto che il campione utilizzato da Nomisma era quello di cantine grandi, ma certo la manifestazione di interesse era ben visibile.

 

INFLUENCER PROTAGONOSTI A BENVENUTO BRUNELLO

Molto significativa anche la scelta del Consorzio Brunello per i 3 weekend di Benvenuto Brunello OFF 2021. L’iniziativa spacchettava in piccoli gruppi di 40 comunicatori il consueto invito alla presentazione delle nuove annate del celebre rosso montalcinese. Precedentemente esso riuniva fino a 300 giornalisti tutti insieme oltre a migliaia di buyers.

Margot-Ducancel-wine-influencer-

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Il covid ha costretto a un drastico ridimensionamento dei numeri e a rigide norme anticontagio con distanziamento, tamponi … Ebbene solo il primo dei tre appuntamenti è stato riservato ai wine critics classici, mentre gli altri due hanno riguardato blogger e influencer. Il risultato è stato un collegamento più diretto con gli appassionati di vino giovani e uno stile più friendly e virale della comunicazione. Non so se questa strategia “ringiovanente” sia immediatamente vantaggiosa, vista l’età media dei consumatori di Brunello, ma certo serve a riequilibrare lo sbilanciamento con il rivale di sempre, il Barolo, che nelle indagini recenti risultava più amato dai giovani rispetto al campione enoico di Montalcino.

 

GLI INFLUECER DEL VINO VISTI DA THE DRINKS BUSINESS

Infine, il terzo elemento di riflessione, sul rapporto fra le cantine e gli influencer, arriva da thedrinksbusiness dove un recente articolo di Christian Smith era titolato <<VINEYARD OWNERS INCREASINGLY KEEN TO BE PROMOTED BY ‘WINE INFLUENCERS’>>, i vignaioli hanno un crescente desiderio di essere promossi dagli influences. L’articolo fa riferimento a un rapporto pubblicato dal Times in cui si fa luce sul veloce cambiamento di sentiment dei produttori di vino.

L’influencer Margot Ducancel ha raccontato di come, un tempo, venisse accolta con sospetto e dello stupore dei produttori alla sua proposta di farli comparire nel suo account <<Non capivano di cosa si trattasse>>, ha detto <<c’era molta ostilità>>. Ma ora l’atteggiamento è diverso, i produttori vogliono un dialogo diretto con i consumatori e non solo con gli intenditori di vino, per questo il linguaggio, semplice, ironico, divertente con cui gli influencer presentano le bottiglie ai loro follower è una novità che piace anche alle cantine.

 

                                                                       
Cinelli Colombini
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